Archivio per Annozero

Che cos’è l’antiberlusconismo?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2011 by Michele Nigro

“NON TEMO BERLUSCONI IN SE’, TEMO BERLUSCONI IN ME”

(Giorgio Gaber)

Ieri mattina mentre bevevo un caffé con un amico iraniano in un bar del centro, discorrendo dei soddisfacenti risultati referendari del 12 e 13 Giugno, ho finalmente esternato una serie di domande che circolavano da un bel po’ di tempo tra i miei pochi neuroni ancora funzionanti, cercando il momento giusto per venire fuori.

Perché durante questi ultimi diciassette anni non ho sentito l’esigenza di un risveglio politico? Perché, nonostante le varie delusioni incassate in qualità di elettore di sinistra, non ho mai ‘perso la testa’ votando l’alternativa ‘per vendetta’ o ‘per provare’ (come disse Iva Zanicchi nel ’94: “Proviamolo!” – riferendosi a Berlusconi come se si fosse trattato di un paio di jeans o di una marca di preservativi)? Perché mi sento, durante questa primavera della politica italiana (qualcuno addirittura già parla di ‘terza repubblica’ anticipando i risultati delle prossime elezioni politiche – 2012? – e utilizzando la vittoria conquistata alle recenti amministrative e ai referendum), come un immobile osservatore esterno che registra le passioni e gli spostamenti dei propri connazionali? Perché non ho subito nemmeno per un decimo di secondo, anche se sono solo un semplice e anonimo elettore senza tessera di partito, la tentazione di abbandonarmi a un proficuo ‘processo di scilipotizzazione’? Perché la mia storia di elettore non è fatta di ‘ritorni’ e soprattutto di fughe? Perché mi sento fortunato nel mio immobilismo elettorale anche se sono consapevole del fatto che il berlusconismo rappresenta ancora una ‘minaccia’ socio-politica e culturale e che lo sarà anche dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi? E che non è certamente con il ‘posizionamento’ che si combatte il berlusconismo? Perché provo compassione per chi vota PdL o Lega e perché mi sento spinto a compiere una mission culturale nei loro confronti? Perché sento di dover sposare totalmente la tesi di Curzio Maltese quando nel suo libro “La bolla” afferma: “Non ci sarebbe stato un Berlusconi […] Senza tante brave donne che si trasformano in insopportabili matrigne subito dopo la gravidanza, contribuendo a tramandare di generazione in generazione il germe di un fascismo eterno.”? Perché in tutti questi anni, nonostante le illuminanti e necessarie trasmissioni di approfondimento politico come “Annozero”, “Ballarò” e simili, ho sempre percepito autonomamente la presenza o l’assenza della verità? Perché ho avvertito l’alterazione dei fatti? Perché mi sento un privilegiato e non uno che sta all’opposizione? Perché su di me l’anestetico non ha funzionato?

Le risposte a questo lungo e noioso elenco di domande potrebbero essere molteplici e variegate, come le seguenti: perché sono congenitamente fazioso; perché non capisco niente di politica; perché non ho interessi personali legati a certi politici; perché ho una visione intellettualistica della politica; perché sono troppo pigro per cambiare; perché la mia cultura e la mia intelligenza (notare il tono ironico!) non mi permettono di subire alcun tipo di ‘lavaggio del cervello’; perché sono “fuori dal tunnel” del divertimento e quindi non sono influenzabile; perché ho imparato a non aver bisogno delle cose inutili di cui hanno bisogno gli altri; perché vivo al Sud e quindi non ho subito il fascino della Lega Nord che a volte assume degli atteggiamenti rivoluzionari da partito di sinistra; perché posseggo gli ‘strumenti’ necessari per capire; perché non voglio una politica che parla alla mia pancia; perché conosco alcuni meccanismi del linguaggio e so decifrare istintivamente i segni della propaganda dietro i quali si nascondono le menzogne; perché la mia coerenza rasenta l’autismo; perché mi illudo di non aver bisogno di un risveglio ma in realtà dovrei anch’io rivedere i miei presunti valori politici…

La madre di tutte queste risposte è in realtà rappresentata dall’unica risposta che si può dare alla domanda delle domande: CHE COS’E’ L’ANTIBERLUSCONISMO?

Per lo zoccolo duro (un po’ meno duro dopo i referendum) del cosiddetto “Partito dell’Amore”, ‘antiberlusconismo’ è sinonimo di ‘dispetto’, ‘cattiveria’, ‘invidia’, ‘eversione’, ‘comunismo’, ‘persecuzione’… Io posso solo dire che l’antiberlusconismo è una cosa seria che trascende la politica: è uno stile di vita che va oltre il numero di voti, oltre la ricchezza dell’imprenditore Silvio Berlusconi, oltre i programmi di partito, addirittura oltre l’opposizione. E’ una filosofia dell’esistenza che affonda le proprie radici in valori inattaccabili dalla propaganda e dal populismo demagogico e quindi inintercettabili: essa si nutre di letture importanti, di confronti storici, di differenze e di trasversalità, di passione per le analogie, di vita vissuta e non di sondaggi, di esercizi distopici offerti dalla narrativa fantascientifica, di verità riscoperte durante la salutare pratica della ‘disappartenenza’, di individualismo intellettualistico, di una criticità data per dispersa, di un satirico snobismo antropologico, di severe ma obiettive critiche sociali, di verifica della notizia, di un riscoperto classismo che fa diventare l’essere umano ‘non omologabile’…

Tutte cose che Silvio Berlusconi non potrà mai capire. Cose che, per essere conquistate, esigono sforzo, sacrificio, follia mista a umiltà, autocritica e disprezzo per se stessi, confronto e una buona dose di solitudine corroborante da assumere prima della piazza. Antiberlusconismo significa ‘farsi un accurato esame di coscienza’.

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«Lo puoi spegnere!»

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2010 by Michele Nigro

“1984”, le intercettazioni

e il dizionario della Neolingua di Berlusconi.

[…] Mentre passava davanti al teleschermo, O’Brien parve colto da un pensiero. Si fermò, si mosse di lato e girò un interruttore sulla parete. Si sentì una sorta di brusco schiocco e la voce si azzittì. Julia emise un gridolino di sorpresa. Quanto a Winston, pur essendo in preda al panico, ne fu così colpito da non riuscire a trattenersi.

«Lo puoi spegnere!» disse.

«Sì» rispose O’Brien, «lo possiamo spegnere. Abbiamo questo privilegio.» […]

(tratto da “1984”, George Orwell)

Un lettore può tornare sui propri passi?

Dopo aver gustato e amato nel corso degli anni autori come Orwell, Huxley, Zamjatin, Boye, Dick, Burroughs, Bradbury e altri, risulta difficile oltre che sorprendente, ora, dover ammettere pubblicamente di voler lodare un certo tipo di controllo. Per anni, paranoicamente, ho seguito in maniera appassionata le distopiche profezie di certi scrittori visionari, le loro esagerate descrizioni di società private dei più elementari diritti sulla privacy ma tutto sommato (credevo!) lontane nel tempo, società proiettate in un futuro in cui io avrei avuto la fortuna di essere già morto. Non avevo capito niente! Anzi, non solo non avevo capito niente perché quelle condizioni sociali erano già state realizzate, ma avevo anche invertito i termini del problema… Il problema non è più il controllo dispotico e asfissiante attuato da un futuristico establishment cinico e opprimente, ma la mancanza di controllo! O meglio, di un certo tipo di controllo. “Chi controlla il controllore?” verrebbe da chiedersi. Non credo ai miei occhi: sto scrivendo di desiderare il Controllo! Voglio essere intercettato! Voglio che il Grande Fratello entri a far parte della mia esistenza; desidero con tutto me stesso sacrificare la mia privacy sull’altare della Giustizia e gridare al mondo intero: “Io amo il Grande Fratello!” Voglio che le mie e-mail, i miei fax, le mie telefonate, le mie connessioni a internet, diventino di dominio pubblico; voglio sostituire le pareti in muratura della mia casa con materiale in plexiglas; desidero essere spiato, catalogato, intercettato, etichettato, criticato, registrato, pubblicato, sputtanato… Voglio prostituirmi sul palcoscenico del gossip! Voglio fare tutto questo e altro ancora, se necessario, pur di continuare a conoscere (e a leggere) i meccanismi perversi di chi, credendo di possedere un consenso bulgaro costruito sulla distrazione delle masse, utilizza il potere esecutivo per scopi personali. Tappando bocche!

Drammatizzazioni a parte. Nessuno vorrebbe vivere nel mondo descritto da Orwell nel romanzo “1984”: la vera discussione riguardante il tempo presente, infatti, dovrebbe orbitare solo ed esclusivamente intorno al privilegio che hanno i potenti, grazie al maxiemendamento sulle intercettazioni studiato dal Governo italiano e in via di approvazione definitiva, di poter “spegnere” il controllo su se stessi ogni qualvolta i Grandi Fratelli della Giustizia e dell’Informazione incappino in contenuti giudiziari scomodi. Questo è il problema! Come ha scritto Roberto Saviano alcuni giorni fa: “…Il terrore che ha il potere politico e imprendi­toriale è quello di vedere pubblicati elementi che in poche battute permettono di dimostrare come si costruisce il meccanismo del potere. Non solo come si configura un reato…”

Ecco che lo stralcio del romanzo “1984”, riportato all’inizio di questo articolo, diventa terribilmente attuale; con la sola differenza che lo stupore quasi infantile (“Lo puoi spegnere!”) manifestato dal protagonista Winston non c’appartiene più. Da questo punto di vista siamo stati svezzati, purtroppo. Tutti sappiamo interiormente, come se fosse un pilastro della cosiddetta “psicologia transgenerazionale” e quindi un elemento stabile del nostro immaginario collettivo, che cos’è il Potere e cosa permette di fare ai potenti che lo detengono. Non ci stupisce il potere in se e nemmeno il fatto che il potente sia in grado di spegnere (nel nostro caso, in maniera ancor più assurda, tramite una regolare “legge” approvata da un regolare Parlamento, eletto con regolari elezioni) l’attenzione sui meccanismi che fanno funzionare il potere rendendolo arrogante e prevaricante; l’unica cosa che ci dovrebbe ancora stupire – come per il cane che si morde la coda – è la mancanza di stupore che alberga permanentemente in questo paese, nella mente assopita delle masse votanti. Le dittature attecchiscono e crescono lì dove c’è una mancanza cronica di indignazione, lì dove si delega per pigrizia…

Il primo passo è stato realizzato: il Potere, con la scusa di voler proteggere la privacy del mio salumiere che utilizza il telefono due volte l’anno (per gli auguri di Pasqua e quelli di Natale), ha deciso come e quando poter intercettare e di conseguenza come e quando pubblicare le intercettazioni sugli organi di stampa.

Il secondo passo da realizzare, non meno importante del primo, sarà quello di pubblicare (distribuendola gratuitamente in tutte le redazioni giornalistiche della nazione) la prima edizione del Dizionario della Neolingua a cura di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Si tratterà di un prezioso compagno di scrittura, un volume necessario da utilizzare costantemente e da tenere sulla propria scrivania insieme alla foto dei figli, grazie al quale i giornalisti, durante le rare volte in cui potranno ancora scrivere notizie riguardanti i Potenti, saranno in grado di scegliere le parole giuste da inserire nei loro articoli. Senza offendere nessuno con notizie calunniose. Ecco che alcune parole per noi normali tra non molto verranno sostituite da parole o espressioni equipollenti:

-la parola “corruzione” sarà sostituita dall’espressione “proficua intesa su inutili cavilli legali”

-“prostituzione” diventerà “proficua intesa su inutili cavilli sessuali”

-“indagine” si trasformerà in “storia alternativa e fantasiosa su cittadini onesti e perseguitati”

-“intercettazione” diventerà “momentaneo guasto delle linee telefoniche”

-“tribunale” sarà “dopolavoro per avvocati”

-“magistrato” sostituita con “diversamente giudice”

-“avviso di garanzia” con “pubblicità nelle cassette postali”

-“cimice” con “insetto”

-“comunista” con “diversamente italiano”

-“gara d’appalto” con “corsa tra palazzi in costruzione”

-“sesso” con “scambio consensuale di liquidi umorali”

-“reato” con “maldicenza”

-l’espressione “bloccate la trasmissione Annozero perché parla male di me!” sarà sostituita da “elaborate valide alternative culturali in caso di improvvisi e per nulla prevedibili buchi nel palinsesto televisivo”…

…E così via!

(Articolo pubblicato anche su Giornalettismo.com)

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