Archivio per antropologia

Public house

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Il tizio prigioniero nel suo pub

mesceva birre mondiali miste a pettegolezzi

conservando fedele

un animo provinciale.

I liquidi

seguono leggi innate

e assumono la forma dei contenitori.

Sol Invictus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Con silenzioso passo pagano

percorro l’orizzonte cittadino

immemore e avido di luce,

scavalco il tanto atteso messia

fino a riconquistare le origini

di seppelliti saperi a oriente.

Lunga sarà la notte dell’eterno ritorno,

speranze risalgono dalle tenebre.

Antenati senza orologio

andavano a pranzo

osservando

il sole nel cielo.

Existence

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Nella realtà cristallina e perfetta

tutte le risposte dell’esistere,

le inutili diottrie speranzose

il poetico tergiversare illusorio

confondono il viandante onesto

sul percorso verso la felicità.

Il giovane orso

divenuto adulto

si accoppia con la madre,

non ricorda più

le trascorse primavere.

“Lost in Translation”: perdersi e ritrovarsi… a Tokyo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 novembre 2014 by Michele Nigro

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Scrive Michel Onfray in “Filosofia del viaggio (Poetica della geografia)”: <<… ci si mette in cammino spinti soltanto dal desiderio di partire incontro a sé stessi nel disegno, molto ipotetico, di ritrovarsi, se non di trovarsi. […] I tragitti dei viaggiatori coincidono sempre, segretamente, con ricerche iniziatiche che mettono in gioco l’identità.>> Ma per imparare a ritrovarsi (e a trovare gli altri con occhi nuovi) bisogna prima di tutto perdersi: nella traduzione di una lingua difficilissima, nelle notti insonni trascorse a guardare canali incomprensibili, nel fondo del proprio bicchiere seduti a un bar, nell’avventura di una notte… E prima ancora di partire essersi già persi nelle proprie insicurezze, in rapporti familiari che lontani da casa all’improvviso ci appaiono alienati e alienanti, nei fallimenti e nelle rinunce che la vita non risparmia a nessuno.

Il viaggio, per sua natura, offre al viaggiatore delle preziose brecce su verità che la soporifera routine dellalost-in-translation quotidianità tende a ridimensionare. Per compiere, però, questo scomodo confronto con sé stessi e con la propria vita, non occorre solo un luogo diverso ma anche un complice, un amico insonne come lo siamo noi, che parli la nostra stessa lingua (quella madre e del cuore) e soprattutto che abbia la stessa identica sete di semplicità e di verità. Come accade ai due protagonisti del film di Sofia Coppola, “Lost in Translation” (L’amore tradotto), Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson) che casualmente – a volte le cose migliori della vita capitano per caso – cominciano a vivere una straordinaria e spontanea storia di amicizia tra l’hotel di cui sembrano essere prigionieri e le elettriche strade di Tokyo. Un film che, sfruttando il fattore diversità di una città lontanissima non solo geograficamente ma anche culturalmente, vuole essere un elogio a quei legami inaspettati che spesso arricchiscono l’esistenza degli uomini e delle donne.

La pellicola è caratterizzata da molte pause, silenzi, sguardi, (tutti tenerissimi e lost-in-translation-picnecessari per sottolineare la non urgenza del parlare e la bellezza nell’essere solo presenti, nell’esserci e basta, che a volte è sufficiente), e da una trama delicata e a dir poco disarmante tanto è elementare, ma che riesce a trattenere nel suo tessuto dei contenuti “filosofici” a cui nessun spettatore può sottrarsi. Contenuti che portano inevitabilmente a delle precise domande: siamo soddisfatti delle nostre vite e delle persone con cui abbiamo scelto di vivere? Cosa avremmo voluto fare nella vita e che ci ritroviamo a non fare? Cos’è che ci tiene realmente svegli la notte al di là del jet lag e del fatto di aver cambiato materasso dormendo in un hotel? Cosa ci accorgiamo di aver perso quando ci ritroviamo da soli e lontani da casa? La risposta a tutte queste domande, e a molte altre, non la ritroviamo in una notte di sesso sfrenato tra un uomo e una donna, adulti, intelligenti, liberi e sessualmente attivi – cosa che fortunatamente non avviene tra i due protagonisti perché la loro funzione in questo film è un’altra; è una funzione umanizzante anche se passeggera – ma in una tenera amicizia nata per sopperire a mancanze interiori ed esistenziali e che va ben al di là della semplice e ormai scontata “conquista carnale” (scontata cinematograficamente parlando!). Ed è forse proprio questa piccola ma importante eversione del canone hollywoodiano del “sesso facile e a buon mercato”, a rendere speciale il film di Sofia Coppola.tumblr_mbgog2P85B1ri3in9o1_1280

Ci si può amare senza amarsi materialmente? È possibile far incontrare le anime di due esseri viventi, un uomo e una donna, due esperienze, due età, due insoddisfazioni, in una zona neutrale e asessuata? La risposta, decisamente impopolare, è , si può! E soprattutto, la domanda più scomoda: vi può essere più amore – almeno in alcuni frangenti dell’esistenza – nell’amicizia che non nei consolidati e ufficiali rapporti coniugali? Anche in questo caso la risposta è positiva. Sono momenti di grazia, e quindi rarissimi, ma possibili. Momenti che magicamente trasformano gli asettici non-luoghi di Marc Augé (aeroporti, hotel, ristoranti… tutti quei luoghi che non ci appartengono) in luoghi del cuore che diventano per sempre nostri. Diventano storia, e non una storia. Vi è più amore nella condivisione spontanea e semplice, raccontando di sé stessi l’uno all’altra in un letto, restando vestiti e guardandosi negli occhi, che nella petulante richiesta di scelta del colore della moquette da parte di una moglie distante emotivamente e troppo presa dai figli, o nell’arrivismo professionale di un giovane marito che fugge.

Il viaggio, ma non solo il viaggio – anche su altri terreni “neutrali” è possibile realizzare il confronto che ci serve -, dà la possibilità al viaggiatore di “guardarsi da fuori” e di accorgersi che nessuna vita è perfetta, che nessun rapporto è perfetto, che le scelte sbagliate sono una costante nell’esistenza umana, ma che alla fine, nonostante questa presa di coscienza che dovrebbe sconvolgerci fin a_610x408dalle fondamenta, ritorniamo alla realtà che scegliamo di non condannare anche se imperfetta. Alla fine l’unica concessione data nel film a Bob e Charlotte è un tenero bacio sulle labbra dopo un abbraccio quasi filiale, un bacio non “predatorio” ma un lascito fatto di puro amore e che non potrà più essere ricambiato perché nato tra due vite asincrone, quindi vero, non calcolato, disinteressato e più potente dell’amore che possiede e imprigiona. Alla fine ci si ritrova, dopo essersi persi, non perché si cambia radicalmente vita, abbandonando famiglia e paese, ma perché si è avuto il coraggio di perdersi e di guardare con occhi diversi – con gli occhi dell’altro – gli spazi interni dell’esistere umano. Perché ci si riscalda alla sola idea di quel dono inatteso – al fuoco dell’incontro – di quella fugace nuova amicizia sorta dal nulla e gratuitamente. Per ricominciare a crederci, ritornando ognuno alla propria vita.

L’amore può essere tradotto, come recita il sottotitolo del film? Tradurre significa “tradire” e a volte per riconquistare l’amore che non alberga più nelle nostre esistenze dobbiamo tradire il nostro ego fatto di convinzioni e false conquiste, e tradurre l’amore in qualcos’altro, in amicizia ad esempio, usando un linguaggio nuovo capace di descriverci con clemenza e leggerezza. Senza possedere, senza pretendere, senza darsi appuntamenti, con serenità e compassione. A volte abbiamo bisogno di uno sguardo esterno per “tradirci” e per liberarci dallo schema che ci tiene prigionieri. A volte abbiamo bisogno semplicemente che qualcuno ci faccia compagnia mentre tentiamo di addormentarci.

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City Lights

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 novembre 2014 by Michele Nigro

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Non luoghi festivi e caldi

accolgono le eleganti insicurezze del sabato,

giochi di luci rievocano

riti tribali pagani

seppelliti

sotto strati di pubblicità cristiana.

Salmoni di città

risalgono il fiume del marketing,

moriranno puntuali

dopo natale

tornando alle origini del buio.

Oktoberfest

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2014 by Michele Nigro

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Omaggio a una ciclica caducità, come morti in battaglia

senza speranza cadono foglie stanche

di vite brevi soleggiate e gloriose,

segni ingialliti di una lenta resa stagionale.

Si lasciano andare

ebbre di ricordi estivi al sapor di clorofilla

lungo linee di gravità trasversale

al ritmo di espirazioni ventose.

 

Piccoli uomini fatti di rami nodosi

legati con spaghi di tempo,

sacerdoti inconsapevoli in templi viventi

pulsanti di linfa sotto tetti di cielo

con gesti magici ereditati

compiono riti arcaici

graditi a un dio agricolo dimenticato.

In anticipo sul Generale

spinti dal cambio d’umore di una terra

in mutazione cromatica

conservano spicchi di natura

energia colorata dietro preziosi vetri rozzi

per le tavole di domani.

 

Nuovi silenzi nei boschi e nuovi frutti

nutrono le quiete scelte radicali.

Un suono di campana

annuncia la fine della guerra

e l’inizio di dolci esili.

Divertissement

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 settembre 2014 by Michele Nigro

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Per sopravvivere al buio della notte

nei secoli dell’evoluzione da animali a dèi

i café-chantant diedero il cambio

alle danze tribali intorno ai fuochi scoperti,

lampioni elettrici e giochi pirotecnici

illuminarono come fulmini lenti e falsi

le strade asfaltate dell’homo sapiens.

Ancora oggi, su balconi insonni, attendi impaziente

spettatore in un immenso cinema dimenticato

l’inizio di un vero temporale senza occhiali 3D,

l’artificio culturale dei televisori accesi

non ha seppellito del tutto

il fianco primitivo e curioso

del tuo divertimento.

“Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità” è il titolo di un interessante saggio di Yuval Noah Harari

Come mi vuoi?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2014 by Michele Nigro

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Mi apprezzi per quello che non vedo di me

distratto costruttore di un’immagine

non funzionante tra la folla veloce.

L’essenza prevale sul look

senza rimpianti.

Casuale e vincente marionetta

mossa dai fili spinati del tuo crudele consenso

elemosino un raro sguardo obliquo e benevolo

tra le onde della mia malcelata insicurezza.

Limbico on the Moon

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 giugno 2014 by Michele Nigro

“If you believed they put a man on the moon, man on the moon.
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool.”

l'uomo rettile pierangelo rita

Un cervello ancestrale pulsa

sotto le viscere della coscienza.

Rozzi istinti primordiali e antiche memorie

riemergono prepotenti

dalle mode della neocorteccia.

Confusione e conflitto

tra nuovi pensieri e gesti antenati,

nel mammifero superiore

persiste l’utopia del controllo.

Rettili in giacca e cravatta

inviano sonde su lontani pianeti,

testimoni meccanici

di un riuscito errore evolutivo.

Space irony

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 maggio 2014 by Michele Nigro

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L’ironia dei viaggi spaziali

rielabora la struttura culturale,

porti con te quello che sei, verso confronti inediti

oltre i confini gravitazionali della tradizione terrestre.

Le conquiste evolutive della specie

e la classifica individuale delle priorità,

avanzi nel cosmo retrocedendo, ricominciando dal nulla.

Cambia la forma del corpo e del pensiero,

il bagaglio essenziale diluito in mari alieni

segna l’anno zero di una nuova storia.

Filogenesi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 aprile 2014 by Michele Nigro

Dal mare antico degli archetipi

riemergono ricordi e forme ancestrali

funzioni atrofizzate dell’io.

Rammento le mie branchie

il rumore del liquido materno

le innumerevoli specie morenti

parti inutili abbandonate nel passato

l’organismo indeciso che fui

mentre attendo, seduto in una posa innaturale

il prossimo metrò.

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Ossa (Talking Bones)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2014 by Michele Nigro

Sempre in ritardo sulla vita

sulla tabella di marcia delle scoperte essenziali,

ad ogni tramonto dell’orgoglio

le esperienze altrui interrompono una finta sapienza.

Sull’orlo dell’abisso ci sorprende

la presenza nel mondo di chi guardiamo senza vedere.

Ciechi indaffarati e disperati

scansiamo la bellezza che circonda il nostro caos,

nuotatori sereni in un mare di nulla.

La burocrazia cimiteriale e gli archivi della civiltà

si occuperanno di noi con piglio produttivo,

i resti scarnificati, lucidati dalla misericordia

e tritati dal bisogno di spazio

saranno riciclati dalla pressione di nuovi corpi

e da manuali di polizia mortuaria freschi di stampa.

Lapidi d’ufficio e monumenti bugiardi assediati dal tempo

per combattere la dimenticanza di famiglie in estinzione

e discendenti invecchiati,

con la verità affidata a un passato che non torna.

Siamo ossa parlanti destinate all’oblio,

in cerca di clamori tra un respiro e l’altro.

catacombe-parigi-ossario

Pomeriggi perduti

quasi un litblog di Michele Nigro

POLISCRITTURE 3

laboratorio di cultura critica

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

internopoesia.com/

Il blog di Interno Poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

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Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

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