Archivio per assimilazione

Non abito più qui

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 febbraio 2015 by Michele Nigro

10622768_10152863789365934_4317865554740192901_n

Ho provato a indossare

un abito di quand’ero giovane,

antichi gesti sociali, maschere

a me familiari

ridicole manovre disinvolte

per rientrare in spazi mentali

che non mi appartengono più.

Pensieri dalle forme sgraziate

si adattano a grezzi tessuti morali.

Spinti da tragiche nostalgie

ritornano comportamenti

depositati nei caveau del passato,

riesumo l’ingiallito copione

di un personaggio in disuso

ne ricordo ancora le azioni di scena

le rivivo senza comprendere

il perché di questo recupero

e realizzo così

la distanza maturata negli anni.

Allo specchio

non mi riconosco,

la libera pelle di oggi

pulsa indispettita.

Le querce non rimpiangono

le foglie cadute sulla strada

calpestate dalle ruote del tempo,

se ne occuperà

un coraggioso vento

proveniente dal mare dei naviganti a vista.

Annunci

Cultura non richiesta

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 marzo 2014 by Michele Nigro

Gentili messaggi sottocutanei

da elettrodomestici parlanti

informano la massa umana

su trame indesiderate.

Portatori sani di metadati

ricompongono sorridenti e ignoranti

l’impercettibile puzzle del sistema.

Anche il frammento è potente.

La molecola linguistica

agisce sull’azione di un uomo

nato schiavo.

Spegnere tutto sarà inutile.

kia

Il ritorno a casa e il “jet lag” psico-culturale

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 agosto 2010 by Michele Nigro

“Non ritornare mai,

andare sempre in giro,

produrrebbe un’ebbrezza da derviscio.”

(da “Filosofia del viaggio” di Michel Onfray)

Non si ritorna mai completamente da un luogo.

Ritorniamo con il corpo perché abbiamo un biglietto con una data per il rientro e non vogliamo perdere i soldi spesi, e una vita che ci richiama all’ordine (per “vita” s’intende una serie effimera di convenzioni linguistiche, culturali, sociali, storiche, economiche che crediamo – autoconvincendoci! – di non poter sradicare).

Mentre cospargiamo la scrivania di foto, taccuini, cartine, libri, cd musicali acquistati in loco, scontrini, biglietti, residui di ciò che per un po’ è stata la nostra moneta; mentre laviamo i panni sporchi e riponiamo la valigia nell’armadio che odora di naftalina, ci accorgiamo di aver lasciato indietro una parte non secondaria di noi, la mente: di aver disseminato onde cerebrali nel luogo visitato al punto tale che subiamo uno svuotamento psichico durante la fase del ritorno. Non rientriamo mentalmente, ma solo fisicamente. Un bel guaio! Forse…

I sintomi del “jet lag” psico-culturale variano da viaggiatore a viaggiatore: l’isolamento è uno dei principali. Il comune senso d’appartenenza (quello stesso senso che fa inviare al turista decine di inutili cartoline in patria, dimostrando così di non essere mai partito!) ancora non deve entrare in scena per rovinare tutto: isolarsi per difendersi e per conservare intatti e senza “inquinanti culturali” gli insegnamenti dei cinque sensi stimolati durante il viaggio.

Eppure Istanbul non è una città, per certi aspetti, tanto diversa dalle altre capitali europee: tram, grattacieli, supermercati, metropolitana, autostrade trafficate, banche, polizia, problemi condominiali, gente che va avanti e indietro indaffarata… L’isolamento, dunque, non serve a farci riprendere fiato come se avessimo vissuto un’esperienza traumaticamente differente se confrontata con il nostro stile pratico di vita “occidentale”: l’auto-esilio è l’unico mezzo che abbiamo, ritornando a casa, per preservare l’ideale coltivato e messo alla prova durante il viaggio stesso. Ci si isola nella propria dimora per continuare il percorso interiormente e per rintracciare quella ricerca primigenia (causa del nostro viaggio) per un attimo distratta o addirittura “coperta” dalle incombenze pratiche legate al taxi da prendere, all’hotel da individuare, al piatto da ordinare, al bagaglio da non perdere… Sfruttando la “succursale” della nostra anima lasciata a Istanbul come una sorta di sentinella, creiamo un ponte tra il corpo spossato in fase di recupero energetico e l’ideale (impreparato e infantile) che c’aveva spinto sull’aereo. “Nella fatica del ritorno – scrive Onfray – si preparano le sintesi a venire”. Sintesi che cristallizzano l’esperienza e indirizzano la ricerca verso obiettivi più nitidi e meno epici: l’iniziale entusiasmo basato sulle ipotesi e sulle mille piacevoli paure dell’ignoto, lascia il posto a una nuova energia più consapevole e pacata, ma arricchita di nuovi elementi culturali e sensoriali. Il viaggio, in un certo qual modo, continua.

Istanbul non è una città normale ma una “terra di mezzo” dove dialogano realtà apparentemente lontane e inconciliabili; un faro filosofico e spirituale per l’occidentale insoddisfatto…

Si ritorna sempre, quasi per caso, durante un fine settimana, a Parigi o a Londra per riprendere “discorsi occidentali” che impregnano già il nostro modo di essere europei. A Istanbul, invece, si decide di ritornare a posta per motivi vitali, perché dobbiamo recuperare noi stessi, perché siamo costretti ad andarci a riprendere l’Io smarrito sotto le Mura terrestri o a Ortakoy: una parte di noi, infatti, è rimasta lì a circolare tra le strade in cerca di alterità e di vero confronto con sé stessi e con il mondo.

Un viaggio a Istanbul non si risolve mai: ce ne accorgiamo dal fastidio che proviamo nel dover condividere gli aneddoti banali con chi è rimasto a casa; aneddoti riassuntivi che generalmente soddisfano il turista ma non il viaggiatore. L’ascesi intellettuale, seppur libresca, ci salva dal fastidio del ritorno e la riorganizzazione del materiale raccolto ci fornisce una traccia culturale da seguire per tenerci occupati… E per non impazzire!

(foto: M. Nigro)

“L’uomo che non sapeva leggere” sul n.4 di IF

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2010 by Michele Nigro

Come già preannunciato in un altro post, il n.4/2010 di “IF” (Rivista dell’Insolito e del Fantastico), numero caratterizzato da un profondo, e più volte evocato in questi ultimi anni, bisogno di sperimentare una divertente, necessaria e stimolante contaminazione fra i generi, ospita il mio racconto “L’uomo che non sapeva leggere”. Ora che ho ricevuto una copia della rivista posso finalmente apprezzare la consistenza contenutistica di una pubblicazione giovane dal punto di vista editoriale, è vero, ma confortata dalla presenza di firme “esperte” e tutt’altro che esordienti. Ampia e soddisfacente la sezione saggistica, che costituisce il vero pilastro della rivista come era nelle intenzioni del suo creatore e direttore, il prof. Carlo Bordoni.

Dall’editoriale: […] Eppure non dovremmo di­menticare che il fantastico è il grande oceano comune da cui tutti i generi si alimentano. Ben venga allora la contaminatio a ridare vigore, perché di una cosa siamo certi: la nuova letteratura del terzo millennio sarà fantastica e passerà attra­verso i generi letterari. Questo quarto numero di IF vuole dare l’esempio, indicare una strada, nella consapevolezza che la narrativa “non mimetica” sia il più grande patri­monio dell’uomo, perché fondata sulla sua straor­dinaria facoltà di immaginare. L’Insolito e il Fantastico, da cui prende il titolo la nostra rivista, è proprio il terreno ideale su cui sperimentare insoliti innesti per una letteratura non realista senza più distinzioni. Forse questa riunificazione, questo ritorno in famiglia, farebbe piacere a Benedetto Croce, al quale la complicata faccenda dei generi letterari e della loro suddivisione non andava proprio giù. […]

Cyberpoetry

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 18 maggio 2010 by Michele Nigro

Ricerco un divino

web designer

tra cibernetiche chiese

e boschi campionati.

Preti-cyborg

dicono messa

selezionando

liturgiche tracks.

Ritornano

frame infantili

a volte all-in-one

ripercorrendo timeline

di una vita compatibile.

(tratto da: Cyberpoetry)

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

Iris News

Rivista di poesia, arte e fotografia

adrianazanese

Just another WordPress.com site

POLISCRITTURE

laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Ogni poesia nasce dalla meraviglia...

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: