Archivio per attualità

Decennale “Limina Mentis”, volume II

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 settembre 2017 by Michele Nigro

Ho partecipato con due poesie – intitolate Gualchiera Palestra di vita – al vol. II dell’antologia multi-volume ideata per il decennale della casa editrice Limina Mentis di Lorena Panzeri. E come si evince dall’elenco degli Autori in copertina, sono in ottima compagnia.

Interessante l’Interpretazione iniziale del critico letterario Gian Mario Villalta: la necessità di distinguere ancora una volta l’imitazione dell’opera dall’imitazione del processo creativo, distinzione mal riuscita a discapito della prima e a favore della seconda ovvero di una “genialità individuale” che ha causato non pochi danni nel corso della recente storia letteraria. Invece l’imitazione dell’opera (dei Grandi) dovrebbe essere propedeutica all’atto creativo. Scrive infatti Villalta: “Dall’Ottocento in poi il pregiudizio romantico di una dotazione naturale della seconda (imitare il processo creativo) e di una responsabilità negativa della prima (imitare l’opera), poiché conculcatrice del genio individuale, ha portato gravi danni alla didattica, impoverendo i fruitori e i poeti di un patrimonio di abilità e di conoscenza consistente.” Detto in parole povere: bisogna leggere, studiare, analizzare, esercitarsi, imitare appunto. E non solo: magari bastasse solo questo! Scrive in seguito Villalta: “Dove riconosco, e dove posso situare nella mia attuale sensibilità e predisposizione alla poesia, quel processo creativo che mi permetterebbe di scrivere una poesia mia, riuscita e corrispondente al mio tempo? La risposta più semplice è che devo rapportare i processi creativi appresi […] con l’attivazione di diversi livelli di correlazione tra la mia sensibilità, la realtà vissuta e l’ambito delle opere che io riconosco esemplari. Insomma devo operare nell’ambito di una ‘poetica’…”

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“ALSO SPRACH – riflessioni e poesie”: blog a cura di Davide Morelli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 aprile 2017 by Michele Nigro

Ha visto la luce in questi giorni su WordPress un nuovo blog – intitolato ironicamente “Also sprach” – dedicato alla poesia e alle riflessioni che da essa scaturiscono, creato e curato da Davide Morelli, poeta, scrittore, laureato in psicologia e postfatore della mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”.

Come afferma lo stesso Morelli: “In questo blog ci si occuperà di poesia odierna, attualità e cultura. Verranno pubblicate riflessioni a riguardo e poesie di autori contemporanei. Il titolo del blog è ironico. L’autore infatti non è un appassionato di Nietzsche. Questo è soprattutto un luogo dove esprimere le proprie opinioni e cercare di far conoscere poeti contemporanei.”

Particolarmente interessante il primo post del blog con cui Morelli “apre le danze” dal titolo: “A proposito di poesia contemporanea”.

Per inviare le vostre poesie, Contatti.

“FUOCOAMMARE”: quando la fiamma del realismo… non scotta.

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2017 by Michele Nigro

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Se avevate considerato “Sacro GRA” come il più noioso documentario della storia del cinema documentaristico italiano, è perché evidentemente non avevate ancora visto “Fuocoammare”. Se questo è il neo-neorealismo scialbo dell’era renziana, allora ridatemi i miei vecchi vhs seppelliti in garage!

Forse l’intento di Rosi era quello di girare un “L’isola di Arturo ai tempi dei barconi”, ma gli è andata male: si è voluto giocare sull’accostamento parallelo, quasi casuale, tra le esistenze degli isolani e la tragedia dei migranti, ma il risultato è deprimente, direi privo di effetto, anche quando si tenta la carta delle analogie tra il duro passato degli abitanti di Lampedusa e il drammatico presente di chi soffre per altri motivi. Anche il tentativo di dare fascino alla pellicola sottolineando il “colorito locale” con tanto di sottotitoli (necessari perché un documentario doppiato smette di essere documentario), appare forzato perché si vuole a tutti i costi cercare una vicinanza con il bagaglio linguistico dei migranti che la sera cantano tutti insieme un canto che racconta le loro disavventure (come il racconto degli schiavi della “Amistad”?). Della serie: “siriani, africani, lampedusani, una razza una faccia!” di mediterranea memoria (Salvatores docet!). Peccato che a Bruxelles se ne strafottano ampiamente di questa visione romantica del Mediterraneo!

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Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 agosto 2015 by Michele Nigro

Ricevo da Giovanna Corradini e con piacere ritrasmetto il comunicato con il resoconto del convegno organizzato dal Comune di Buccheri il 20 agosto su “Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna. Quale rapporto?”

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Il paradigma violento che in epoca normanna decretò la fine dell’Islam siciliano. Dal medioevo – al centro del convegno del MedFest di Buccheri – un monito per i tempi attuali.

Il convegno di Buccheri sul rapporto tra musulmani e cristiani nella Sicilia normanna si è dimostrato pari alle attese, per l’ampia partecipazione di pubblico e per il tenore molto qualificato della discussione, su una vicenda storica che, per quanto lontana nel tempo, non manca di agganci significativi con l’attualità. Gli studiosi invitati a relazionare, Carlo Ruta, Ferdinando Raffaele e Sebastiano Tusa (Ferdinando Maurici non è potuto essere presente ma la sua relazione sarà presente negli atti), si sono trovati a dipanare una tematica complessa, e la complessità è stata, a tutti gli effetti, il motivo dominante delle loro relazioni.

Entrata nel vivo, dopo il saluto del sindaco Alessandro Caiazzo e dell’assessore alla Cultura Francesco Interlandi, la discussione è stata aperta da Carlo Ruta, saggista e studioso del mondo Mediterraneo, che ha tracciato un quadro dei problemi che sul piano storiografico restano aperti, mettendo in rilievo cinque dati di fatto, storicamente documentati, che collidono con l’immagine di una Sicilia normanna pacifica e interculturale: 1) il graduale e inesorabile impoverimento economico e materiale dell’etnia musulmana nel Regnum; 2) il lento ma continuo arretramento dell’Islam siciliano dalle città e dalle campagne; 3) gli assalti e le stragi subiti dai musulmani di Sicilia in alcuni frangenti particolari, segno di una irriducibile conflittualità di terreno; 4) l’assenza dell’Islam siciliano nelle cronache e nei resoconti di viaggio successivi al XIII secolo, indizio di una dissoluzione etnica già avvenuta; 5) l’assenza, contestuale, di resti materiali che riconducano con certezza ai circa due secoli di storia arabo-islamica nell’isola: indizio di una continuativa opera di dissoluzione e rimozione. Il relatore ha quindi argomentato sui modi in cui progredì il paradigma violento che i dominatori adottarono nei riguardi delle etnie sottomesse e in particolare di quella arabo-berbera: paradigma che, sostenuto a vari livelli dai tre poteri ufficiali dell’epoca, le aristocrazie, gli episcopati e in modo più mimetico la Corona, ha finito per esporre l’etnia arabo-berbera di Sicilia a un destino tragico.

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Le forme, la storia e l’anima

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 marzo 2015 by Michele Nigro

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Osservando questa foto scattata a Napoli, nella mia Napoli, nel 1938 in occasione della visita di Hitler, ho pensato per un istante di trovarmi dinanzi a un fotomontaggio realizzato ad uso e consumo di un’ucronia, ovvero di un racconto fantastico che partendo da un’ambientazione storica reale in seguito devia dal percorso conosciuto a causa di una serie di “se” e conseguenti scenari alternativi ipotizzati (come sarebbe l’Europa oggi se Hitler avesse vinto la guerra; cosa sarebbe accaduto se Ponzio Pilato avesse liberato Gesù e crocifisso Barabba, andando contro la volontà popolare; ecc.).

E invece, come accennavo, questa foto presa in prestito da un post del sito NapoliToday (che a sua volta riprende un articolo di Corrado Ocone pubblicato sul Corriere della Sera), si riferisce a un fatto reale, storicamente documentato, un evento accaduto pubblicamente e quindi confermato da numerosi testimoni. Eppure osservando questa Piazza del Plebiscito inconsueta, lontana dal nostro presente, per certi versi quasi “irreale”, è inevitabile che mi lasci trasportare verso alcune considerazioni non da storico ma da semplice uomo della strada che riflette sul tempo (non quello atmosferico!), sul suo trascorrere, sul cambiamento solo apparente che la storia ci propone attraverso le forme.

Il punto iniziale di questa mia riflessione è rappresentato proprio dalle piazze: quelle storiche e importanti, almeno da un punto di vista architettonico e salvo radicali modifiche determinate da volontà dittatoriali o megalomanie regali autocelebrative travestite da progresso, da cataclismi o da altre insormontabili esigenze urbanistiche, restano invariate e riconoscibili anche dopo secoli; la parte variabile di una piazza, come di una città e di un intero paese, è costituita dalle forme aggiunte, dalle scenografie supplementari del momento più o meno rimovibili: vedere quella Piazza del Plebiscito agghindata con i vessilli fascisti e nazisti, le svastiche e i fasci littori che sormontano l’emiciclo dorico disegnato da Leopoldo Laperuta su “mandato” di Gioacchino Murat, suscita una certa impressione in chi, come il sottoscritto, ha percorso quegli spazi godendo di una libertà ereditata alla nascita. Impressionato non perché scopro, grazie a questa foto storica, che sono esistiti (e purtroppo, anche se in misura minore, esistono ancora) il fascismo e il nazismo, ma con “occhio postumo” metto a confronto “le varie foto” di quello stesso spazio adoperato nel corso della storia in differenti momenti, diametralmente opposti, umanamente incompatibili: dalla visita di Hitler nel 1938 al concerto di Pino Daniele nel 1981! Tanto per fare un esagerato esempio di coesistenza degli eventi (o meglio, dei loro echi) in un luogo, come tanti altri nel mondo, che svolge la funzione di muto testimone di una metamorfosi delle forme voluta dall’uomo. Le piazze cambiano, le forme si alternano: ieri Hitler o Mussolini, oggi altri personaggi più comici, sicuramente meno tragici, ma altrettanto pericolosi e dotati di una carica ideologica che crea altre forme, moderne, adattabili ai tempi, meno eclatanti da un punto di vista scenografico o addirittura subliminali, forse più volgari ma non meno attraenti.

Il mio vuole essere un invito a non perdere di vista le forme attuali, a studiarle per disattivarle grazie a un confronto storico onesto e aperto, ma mai ingenuo e legato a una presunta unicità del tempo presente (che è sempre riducibile a un’unicità delle forme). Sappiamo compiere quest’opera di studio delle forme e dei loro effetti su di noi? In pochi, temo. Ovvero, una volta isolate le parti immutabili della storia, l’uomo e il suo contenuto primordiale costante, sappiamo osservare in maniera oggettiva le forme che agghindano il nostro tragitto temporaneo su questo pianeta? Per riuscire in questa impresa occorrerebbe stare al mondo con distacco, quasi un necessario ossimoro: partecipare alle forme dell’epoca ma senza perdere di vista l’anima laicamente intesa, la zona immutabile dell’umanità (il solo e autentico “monumento” costante nel tempo, più eterno delle piazze), la sua atavica e inossidabile imperfezione (e che, paradossalmente, rappresenta un confortante punto di riferimento per le generazioni che sanno riconoscerla durante i passaggi epocali), il contenuto che resiste ai secoli, alle ideologie e alle mode.

Così come vi è un’architettura secolare, solida, che “registra” i movimenti bizzarri dell’umanità, allo stesso modo esiste un’interiorità granitica che assiste muta all’influenza delle forme sul nostro agire: con l’unica differenza che mentre il monumento nasce inanimato e non “esprime giudizi”, la nostra interiorità apparentemente immobile può essere rianimata – non senza un certo lavoro! – per svolgere la delicata funzione di “guardiano delle forme”. Le religioni, soprattutto quelle operanti in occidente, in un contesto economico fagocitante e di progresso tecnologico ossessionante, hanno da tempo fallito nel loro compito maieutico e di autentica liberazione dell’uomo, assolvendo magistralmente invece a quello di “complice” del potere sistemico. Una speranza deriverebbe attualmente dal progressivo avvicinamento tra spiritualità e scienza, ma questo rappresenta un capitolo a parte…

Accettare questa sorta di “pessimismo storico” non significa disimpegnarsi nel presente (della serie: “l’uomo è sempre uguale e non cambierà mai niente, quindi perché sudare? Tanto vale attendere la morte godendo dei piaceri dell’esistere!”); si tratta invece di un’accettazione consapevole in grado di prepararci alle cicliche cadute causate dalla “debolezza congenita” della specie a cui apparteniamo. Uno sforzo indispensabile se si vuole imparare ad essere originali in maniera profonda (l’originalità non risiede nel generale ma va ricercata nel particolare, senza perdersi in esso), riconoscendo con serenità di essere in fin dei conti solo delle “copie” di persone già vissute e che ripetono le battute di un canovaccio già scritto e ormai sgualcito perché utilizzato da miliardi di esseri umani nel corso dei millenni; uno sforzo per imparare a sorridere di noi stessi e dell’umanità passata e futura, della ripetitività storica in cui siamo immersi fin dalla nascita, e non restare prigionieri delle forme.

versione pdf: Le forme, la storia e l’anima

Il ricordo di sé

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Michele Nigro

Stefano-Bonazzi-uomo-senza-testa-con-ombrello

Assente da te stesso e dal mondo

abbandoni

sotto il sole cocente di un mortale sonno mentale

gli affetti senzienti del tuo esistere.

Il ricordo di sé latita dal momento presente

carne viva tra gli oggetti quotidiani

errata percezione delle cose

fatale dimenticanza

vaghiamo incoscienti come foglie meccaniche

trasportate dal vento della routine.

E non troverai al risveglio urlo o disperazione così grande

da colmare il vuoto della tua assurda memoria.

G. I. Gurdjieff

G. I. Gurdjieff

“il Postiglione”: periodico di attualità e di studi storici

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2013 by Michele Nigro

Sul n. 25/26 (giugno 2013, anni XXIV-XXV) de “il Postiglione”, periodico annuale di attualità e di studi storici diretto da Generoso Conforti, è stato pubblicato il mio articolo intitolato “L’altra storia di Raffaele Rago”, grazie al quale ho avuto la possibilità di ricordare nuovamente una persona importante e appassionata come Raffaele e di conoscere un periodico ricco di informazioni storiche, che opera sul territorio da moltissimi anni raccogliendo preziose notizie e pubblicando opere saggistiche di notevole spessore.

Per contattare la redazione de “il Postiglione”: arcipostiglione@libero.it 

copertina Il Postiglione

Le parole e le cose

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Also sprach

RIFLESSIONI E POESIE

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe, in arte "Joseph Barbarossa" - scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Per una strada e altre storie...

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

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Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

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