Archivio per Battiato Virtual Tribute

Up Patriots to arms!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 ottobre 2010 by Michele Nigro

L’incipit arabo di “Up patriots to arms” e altri particolari.

Chi conosce la creatività musicale di Franco Battiato sa benissimo che ogni brano dell’artista siciliano possiede un meccanismo complesso, o comunque non ordinario, costituito di suoni, come è ovvio che sia, ma anche di voci quasi impercettibili, rimandi culturali, linguistici, geografici, storici, ponti spazio-temporali e anche di innocui e giocosi messaggi subliminali… <<Ma quali “messaggi subliminali”!?>> Ci tiene a precisare simpaticamente, con un “dispaccio” inviatomi su un famoso social network dopo aver letto questo post, Filippo “Phil” Destrieri – storico tastierista di Franco Battiato, all’epoca impegnato in studio con il cantautore proprio per registrare l’album “Patriots”: <<… a volte la realtà è più semplice e meno misteriosa della fantasia! […] in nessun disco di Franco, ci sono dei messaggi subliminali! Pensa che a quei tempi, per il super lavoro, non avevamo nemmeno il tempo per mangiare e poi figurati se il Bat si fa ste seghe mentali!>>.

Messaggi subliminali a parte, il brano “Up patriots to arms”, prima traccia dell’album “Patriots” (1980), rappresenta uno dei più fulgidi esempi di questa colta e al tempo stesso goliardica complessità: Battiato ha sempre amato ‘giocare’ con la frammentazione dei propri testi.

La vera e propria “parte musicale”, come tutti sanno, comincia con il frammento imperioso tratto dall’ouverture del “Tannhäuser” di Richard Wagner, ma i primi secondi della traccia qui presa in esame sono occupati da un incipit in lingua araba molto interessante: si tratta di un parlato il cui significato non viene rivelato nel booklet dell’album. La translitterazione di quel parlato è la seguente: “… nawl kull al-yawm, ashufna al-kull mushtatu, ashuftu wa-al-kull kull al-‘alam ‘andu ‘ashua ya amlu, wa-nahnu la ‘ashna…” la cui traduzione dovrebbe essere approssimativamente: “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…” (translitterazione e traduzione a cura di Alessio Cantarella per il “Battiato Virtual Tribute”). Anche se non si conosce la fonte letteraria, ammesso che ce ne sia una, del parlato: potrebbe essere un anonimo poeta sufi? Uno degli “uomini straordinari” incontrati da Battiato durante i suoi viaggi? Niente di tutto questo: <<L’incipit arabo dell’Intro di “Up Patriots to arms” l’aveva registrato in studio un mio amico!>> – continua Destrieri nella sua opera di decostruzione delle leggende metropolitane riguardanti la genesi di uno dei brani più conosciuti e apprezzati di Battiato – <<Lo dicevo anche ad altri estimatori che un giorno di questi cercherò questo mio amico e gli farò ripetere l’incipit davanti al mio cellulare e poi pubblicherò il video, con la traduzione esatta!>> E aggiungo io: facendo conoscere finalmente al pubblico anche l’identità di chi ha prestato la propria voce per incidere un incipit che non poca curiosità ha suscitato e tutt’ora suscita nel pubblico (almeno a giudicare dalle statistiche fornite dalla piattaforma di questo blog riguardanti il tipo di ricerca effettuata in rete dagli utenti sul significato del titolo “Up patriots to arms!” e in particolare dell’incipit in arabo).

Quindi la traduzione di cui sopra è, per il momento, da prendere assolutamente con le molle: il presente post è un “work in progress” che ha già subito in passato alcune doverose revisioni; ma a quanto sembra – pur essendo stato pubblicato a Ottobre 2010 – continuerà a sorprendere i lettori di questo blog ancora per molto. Restate sintonizzati, dunque, se volete conoscere altre “verità” riguardanti il brano “Up patriots to arms!”Fin qui tutto “normale” e facilmente percepibile ascoltando il brano; ma tra 0:18 e 0:28, quando il parlato in arabo s’interseca ormai in maniera crescente con l’ouverture del Tannhäuser, Battiato si “diverte” a introdurre una voce quasi impercettibile a 0:18 che sembra dire: “Parla, maestro!” e a 0:28 la propria voce (?) che esclama: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!” Qualcuno considera questa voce come la “voce della coscienza”, mentre Velvet-Grazia Capone (uno dei due amministratori del “Battiato Virtual Tribute”) asserisce: <<Più che la voce della coscienza, sembra di trovarsi di fronte a presenze e tracce di fantasmi con i loro inspiegabili frammenti di vite quotidiane vissute in altri tempi. Battiato lo dice: “io sono una calamita per certe presenze.”>>

Di seguito il frammento di traccia contenente anche la voce quasi impercettibile di Battiato, “isolata” adoperando tre filtri diversi (grazie ad Aquii del BVT):

spectralinv.mp3

tobrown.mp3

tovoice.mp3

E incalza Filippo Destrieri nel suo messaggio: <<… è perfettamente inutile filtrare poiché nel brano non esiste nessun’altra voce…>> Al di là delle voci percepibili a livello ‘liminale‘ (l’amico “arabo” di Destrieri nell’incipit, le voci delle “presenze” – tra cui, come già detto, quella dello stesso Battiato – e la più importante, indubitabilmente di Battiato, che canta il “testo ufficiale” presente nel booklet) non c’è nient’altro: i cacciatori di messaggi occulti sono definitivamente avvisati.

Il rischio di farsi delle seghe mentali – per dirla alla Destrieri – su un testo tutto sommato ‘semplice’, esiste ed è grande; ma come disse Massimo Troisi nel film “Il Postino”: <<la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve>>. L’analisi soggettiva di un testo non è sinonimo di verità. Per fortuna!

I temi chiave del Tannhäuser di Wagner sono (cito dalla fonte Wikipedia): “… l’opposizione fra amore sacro e profano (tema caro a Battiato e più volte riesaminato anche a distanza di anni, n.d.b.) e la redenzione tramite l’amore…”; a rovinare i continui tentativi di redenzione da parte dell’essere umano (verticalità vs orizzontalità) interviene la quotidiana pochezza umana. E la voce appena percettibile di presenze o di testimoni “storici” ci ricorda questo fallimento: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!” Quasi la voce di una madre (o di un padre) che redarguisce il figlio combina-guai e che non ascolta gli insegnamenti di chi è più saggio (del Maestro?)…

Perché l’uomo fallisce? La risposta potrebbe provenire da quella “amara” constatazione in lingua araba dolcemente sussurrata e non imposta (a differenza della “ramanzina” genitoriale: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!”): “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…” Falliamo perché veniamo distratti da stupide speranze e non viviamo veramente, pienamente. Ma che cosa significa “vivere pienamente”?

Alla luce di questa ipotetica e forse azzardata “triangolazione” (parlato in arabo – voci di presenze – ouverture) il titolo della canzone, anche se non ne aveva bisogno, acquista una valenza etica possente: Up patriots to arms, un incitamento patriottico letto nel 1975 su un cartellone in un pub di Birmingham, come per dire “alle armi interiori della volontà e della disciplina!”.
Pensiamo sempre che le nostre qualità siano un dono e non il potenziale risultato di un impegno, di una ricerca, di un miglioramento che richiede tempo e fatica. C’è chi riesce a stare a galla e a raggiungere certi obiettivi solo se viene trasportato dalla corrente di un fiume in piena, ovvero dal consenso travolgente di un’opinione pubblica acclamante. Pensiamo sempre che la salvezza provenga dall’alto (“La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi non viene dalle stelle“).

Battiato sembra voler affermare: “non è colpa mia se nessuno ha il coraggio di prendersi le proprie responsabilità verso sé stesso, andando alla deriva. Non tutti stanno male per colpa della sfortuna o della società: spesso l’imbecillità reiterata dell’individuo è la sola causa di certi mali personali”. Spesso siamo noi i “carnefici” di noi stessi. Così come è una responsabilità personale “abboccare” alle dittature e agli opportunismi politici travestiti da ideologie indispensabili o da “partiti dell’amore”.
I pochi discepoli di Gurdjieff (certi insegnamenti esoterici non possono essere distribuiti alle masse ma solo a pochi, sennò l’insegnamento perde valore) possono essere giudicati male da chi, dall’esterno, nota alcuni esercizi fuori dal comune (lo studio di sé), ma si tratta di luci esoteriche che possono nel loro piccolo salvare il mondo: “noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre.” Una lucciola non può eliminare le tenebre, ma può sicuramente illuminare il proprio ambito.

Anche un impero come quello musicale può essere deprimente; anche la cultura ufficiale è portatrice di menzogna e le sue rappresentazioni da palcoscenico sono fuorvianti. “I direttori artistici” e “gli addetti alla cultura”, quelli che si sentono obbligati a controllare lo standard di certe produzioni come succede nelle filiere industriali, investiti di tale carica non si sa bene da chi e per quali meriti, alla fine sono riusciti a far prevalere gli effetti speciali (i “fumi e raggi laser”) sui contenuti, la sicura commerciabilità del prodotto sulla rischiosa e poco remunerativa comunicazione di certi messaggi. Il prepensionamento e il cosiddetto ricambio generazionale potrebbero essere le soluzioni, anche se Battiato non si è mai dichiarato “giovanilista”. Gli “scemi che si muovono” e che non apportano nessuna novità alla sperimentazione musicale e alla conoscenza interiore, a volte hanno più successo di chi fa un certo tipo di ricerca.

“Impegnatevi!” raccomanda un Battiato per nulla scoraggiato, anche se spesso la musica contemporanea lo butta giù! Disciplina, sguardo interiore, addirittura negazione di ciò che viene proposto nel mondo musicale a cui Battiato appartiene e da cui non vuole farsi condizionare. Essere nel mondo, ma senza assorbire il male del mondo. Sembra facile, ma non lo è.
Salvare il mondo non significa sentirsi responsabili della Storia (Gurdjieff diceva sempre che l’uomo non può fare nulla!), ma la responsabilità di sé stessi è l’unica strada da perseguire. L’unica rivoluzione possibile (la vera barricata in piazza che fai per conto di te stesso) è quella interiore. Senza bisogno di ayatollah o di pontefici: cambiando il proprio mondo; seguendo la propria natura.

Seguire solo ed esclusivamente certi sfavillanti miti tecnocratici significa trascurare l’interiorità. Esibire la propria diversità (andando dai capelli fino alle scelte artistiche in qualità di musicisti e cantautori) può creare dei problemi: ma anche una semplice lucciola può fare la differenza in un mondo oscuro.

Il cammino indicato non è tra i più agevoli: occorre tantissimo impegno… E allora: Up patriots to arms! Engagez-Vous! (“Alle armi, patrioti! Impegnatevi!”)

(ultimo aggiornamento post: 29/3/2017)

Gruppo Facebook “SCALO A GRADO”

cop arca di noè
Lanciato ufficialmente la domenica di Pasqua dell’anno 2018 (1° Aprile, ma senza voler essere uno scherzo!), questo gruppo non poteva intitolarsi in altro modo, o così ci piace pensare.

“Fare scalo a Grado” significa fermarsi per leggere o venire a condividere scritti (propri o di altri autori) inerenti non solo la musica del cantautore siciliano Franco Battiato, ma anche le sue esperienze non musicali, il suo pensiero e i tanti affluenti culturali che lo hanno nutrito in tutti questi preziosi anni di attività; significa soffermarsi in un luogo sospeso tra la terra e il mare, un po’ isola e un po’ terraferma, al confine tra due nazioni immaginarie, tra il viaggio interiore e quello geografico, tra l’uomo che ricerca nel silenzio e l’artista che canta seduto su un tappeto.
Tutto questo, se vorrete, con una predisposizione al sincretismo, alla disappartenenza politica, religiosa e filosofica e alla multiculturalità. Al di là dei riti collettivi, non incoraggiati in questo gruppo.

https://www.facebook.com/groups/scaloagrado/

Annunci

E il giorno della fine non ti servirà… la polemica!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 31 agosto 2010 by Michele Nigro

Alcune settimane fa nel forum del Battiato Virtual Tribute una discussione intitolata “Ensemble” aveva dato vita in pochi giorni a un “thread polemico” contenente ben 47 risposte da parte di vari utenti (registrati e “guest”) appartenenti al BVT, il più importante sito italiano non ufficiale riguardante la figura umana e artistica del musicista siciliano. Nonostante l’oggetto della discussione fosse un ensemble su un palco a Venezia (concerto del 16 luglio 2010) di Battiato e Charles Aznavour, alcune considerazioni personali di stampo fiabesco e “metafisico” da parte di alcuni utenti del forum (nella fattispecie considerazioni riguardanti il lato “magico” di Battiato percepito da una utente di nome Irene), hanno suscitato l’indignazione “illuministica” da parte di altri (Mario & Co.), più propensi a un approccio razionale e scientifico nei confronti dell’esperienza culturale e musicale di Battiato. A causa dei toni accesi utilizzati in alcuni commenti, il moderatore del forum ha così pensato di eliminare totalmente la discussione che nel frattempo, come direbbero gli esperti di forum, era diventata decisamente “OT” ovvero Fuori Tema. Pur rispettando la decisione del moderatore, ripropongo qui il mio unico intervento facente parte del thread cancellato. Non amo le polemiche, ma non sopporto nemmeno le censure e le cancellazioni indiscriminate tanto per fare un po’ di pulizia o per dotarsi di una purezza artificiale e asettica. I “fan club” esistenti nella Rete, seppur virtuali, sono formati da persone in carne e ossa che ascoltano musica e vanno fisicamente ai concerti: i contrasti tra “scuole di pensiero” fanno parte del gioco dialettico e ognuno dei membri del fan club osserva l’ “oggetto” del suo fanatismo da una differente angolazione che è il risultato di un’esperienza e di uno “studio” personale fortunatamente non uguali per tutti.

Non avendo avuto l’occasione di leggere l’intero thread nel contesto in cui è nato, per molti di voi alcuni nomi e la maggior parte dei passaggi formanti il seguente scritto risulteranno ovviamente enigmatici… Vi prego, allora, di concentrarvi solo ed esclusivamente sullo “spirito” ironico del mio intervento e sul suo significato “pratico” che spero cogliate.

(Mi correggo: il thread “incriminato” non era stato cancellato ma solo “spostato” nella retroguardia, all’interno dello stesso forum, per dare spazio a un “Ensemble-2” svuotato dalle polemiche e pronto ad accogliere i commenti riguardanti il vero argomento. Chiedo scusa al moderatore!)

“Salve a tutti!

Ho avuto lo stomaco (o il fegato, scegliete un po’ voi l’organo che preferite) di rileggere questo intero “commentario” nato – se lo sapessero gli interessati, sai quante risate! – da un duetto innocente tra Battiato e Aznavour. Ma soprattutto, da quel che ho capito, da un’esperienza “quasi mistica” vissuta da Irene. Esperienza da leggere e rispettare, superando le differenze uomo-donna…

Al di là delle “Confessioni” di S. Manolo (se abbia visto o meno i genitori fare sesso quand’era piccolo; se sia affetto dal “complesso bandistico” di Edipo & Fratelli… ecc. ecc. francamente la cosa mi interessa pochissimo!) e delle complesse valutazioni psicanalitiche di Rosario, credo che alcuni punti sollevati da Mario (almeno nella prima parte del commentario; da qui il mio scherzoso “Grazie Mario!”) siano assolutamente da prendere in considerazione perché evidenziano, tra il brusio di chi ha tutto il sacrosanto diritto di sognare e di vedere ali dove meglio crede e addosso a chi crede, un approccio piuttosto immaturo da parte di alcuni utenti (chi se ne frega del colore della camicia di Battiato a Venezia?) nei confronti della musica e di Autori/musicisti (come Battiato) che tutto sommato raggiungono certi livelli “semplicemente” studiando, leggendo, riascoltando (cito il Nostro da “Inneres Auge”: “… Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato… mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del creato!”) e non parlando con la Madonna!

Credo che Mario abbia avuto il coraggio di “cristallizzare” una sensazione che anch’io ho provato in alcuni momenti, leggendo certi commenti (forse anch’io, ora non ricordo, nel mio piccolo ho contribuito alla confusione… chissà!) di fan di questo sito/forum (anche se ho il grave sospetto che alcuni avatar usati qui appartengano alla stessa persona affetta da evidenti problemi di sdoppiamento della personalità: certi “stili” sproloquianti e vacui si somigliano troppo per appartenere a persone diverse!)

Ho sentito parlare (da parte di personaggi che forse hanno cominciato ad ascoltare Battiato dalla Cura in poi e credono già di sentire gli atomi vibrare!) di “modi di sentire”, di livelli di risveglio, di “sensibilità particolari” dovute all’età, ai capelli bianchi, alla lombo-sciatalgia, al “vissuto” che grava su alcuni di voi (come se gli altri se ne andassero a spasso senza vivere, condannati a vagare nel limbo della loro mediocrità estetica e sensoriale), alle esperienze “alte”, alle visioni mistiche, ai dialoghi con i santi, ai giorni di digiuno e di silenzio, ai cicli karmici, al dialogo con il divino tra una bolletta del gas da pagare e la cena da preparare al marito violento, alle centinaia di migliaia di vite che v’inseguono perché anche alcuni di voi, come Battiato, credono nella reincarnazione…

Io capisco che le tematiche sollevate dai brani di Battiato siano “fuori del comune”, ma c’è francamente il bisogno di riportare la ricerca a quote umane e da lì, eventualmente (ma non per forza!), trascendere… Leggo spesso COMMENTI INCOMPRENSIBILI, per non dire inutili, fintamente complessi ma vuoti, “poeticheggianti” (per non dire farneticanti), forzatamente metafisici, “misticheggianti”, commenti che vorrebbero possedere un carattere etereo, sacro, esoterico, quasi come se fossero “preghiere” e che invece dovrebbero rimanere chiusi nei cassetti mentali di chi sente il bisogno di condividere un “sentire” inappropriato e stupidamente ermetico!

Per non parlare di gente sfaccendata che filosofeggia sull’utilità o meno di rendere pubblica un’iniziativa sociale di Battiato perché ci sarebbe il rischio, così facendo, di interrompere il flusso cosmico tra Battiato, l'”essere di luce” (ahahah!), e il regno della divina modestia a cui appartengono i Grandi!!!

“Datti alla lirica!” – parafrasava Battiato nel 1996, durante un’intervista da Costanzo, una nota esclamazione inizialmente dedicata all’ippica.

Diamoci un consiglio a vicenda: smettiamola di drogarci!

Finiamola di farci i suffumigi con l’incenso rubato in chiesa, di compiere riti satanici con i testi delle canzoni di Battiato sminuzzati e mescolati con la polvere di ossa di musicisti dissotterrati; finiamola di usare questo forum per cercare di “scimmiottare” una ridicola complessità d’animo sperando così di assomigliare al “maestro”… Battiato, amiche e amici, è “semplice” nella sua complessità.

Invece di vedere ali, code, antenne, aloni, aure, esplosioni solari, campi elettromagnetici intorno a Sgalambro, scie protoniche che escono dalle gengive di Battiato, cerchiamo di andare alla radice culturale e musicale dei suoi testi e della sua musica.

Cerchiamo, cioè, di fare quello che questo luogo virtuale sta cercando di fare, e di fatto fa, da anni.

Direbbe Battiato, parafrasandolo: “…il Battiato Virtual Tribute è un dono!”

Aggiungo io: non sprechiamolo.

Un abbraccio, Michele.”

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

Iris News

Rivista di poesia, arte e fotografia

adrianazanese

Just another WordPress.com site

POLISCRITTURE

laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Ogni poesia nasce dalla meraviglia...

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: