Archivio per casa

La casa senza noi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2018 by Michele Nigro

(Protagora)

Come corpo morto

pian piano si fredda

la casa lasciata sola

non vissuta da aliti umani

vapori di brodo sui vetri

e caldi sospiri di stufa.

Tra queste quattro mura inanimate

si rifugia forse lo spirito

della storia che non conta

il tempo

perché tempi non conosce?

Cosa fai al buio, d’inverno

durante le lontane feste?

 

I testimoni oculari

che tutto misurano

lasciano dietro di sé

polveri ignoranti

tra muti oggetti

non più sfiorati

da una vista cosciente,

un ultimo giro di chiave

li separa da un’immobile eternità.

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Echoes

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 agosto 2017 by Michele Nigro

“The echo of a distant time
Comes willowing across the sand…”

(Echoes, Meddle – 1971, Pink Floyd)

(occupiamo lo stesso spazio dei morti)

 

Persistono echi

rianimati da memorie

di vissute gesta,

vecchie mura impregnate

di lontane esistenze

non seguite da storie scritte

chitarre scordate

vapori di cucina

le risa avvinate.

 

Polvere e ossa di avi

nitide gioventù scomparse

fotografate sulle scale del tempo

da creatori di attimi,

attraversano ancora

con sbiadite forze

i movimenti attuali.

 

Ombre scivolano

leggere e bambine

sui passamano tarlati,

al di là delle datate lapidi

dove siete tutti?

Opere sparse nel tempo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 agosto 2017 by Michele Nigro

Sentire il riverbero

di trascorse energie

tocco di antichi

entusiasmi sulle cose

il loro effetto fuori moda.

 

Le mani stanche di madre

che curavano i lembi

di famiglie ormai disperse

non lavorano più d’ago

per un domani incerto.

 

Nuove cuciture

su stoffe consunte

come passaggi d’epoca

segnati da assenze.

 

In silenzio, da padre a figlio

mirando l’infinito di oggi

da laiche trappe

si eredita il da farsi.

Epitaffio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 giugno 2017 by Michele Nigro


a Edgar Lee Masters

Herman Coluccio

Avrebbe voluto che qualcuno

un giorno

avesse posto una piccola targa di legno

(non davanti casa, di marmo, come per i grandi)

sul balcone della cucina bucolica

insaporita dagli odori del tempo

nella sua dimora di Barjeanville

con su inciso:

“Qui Herman Coluccio,

seduto in quest’angolo

del West Virginia

guardando le case

dei vivi, le cose dei morti

e la campagna dei padri

in ogni stagione voluta da Dio,

ha forse vissuto

le ore più serene

(non diciamo felici)

della sua apparente-

mente

inutile esistenza

in compagnia delle fredde stelle

e di un sigaro infinito

fumante parole.”

C’è miglior epitaffio

per un poeta appartato?

Il viaggio, tra localismo ed esotismo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 maggio 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Il viaggio, tra localismo ed esotismo

Intorno al viaggiare vi è in atto da tempo una guerra non dichiarata: quella tra visione localistica ed esotica del movimento conoscitivo compiuto dal viaggiatore. I localisti, cugini non troppo lontani dei selecercatisti, tendono a concentrarsi solo ed esclusivamente sulle bellezze locali, a frequentare luoghi dove non è richiesto alcuno sforzo linguistico per farsi comprendere dalle popolazioni “indigene”, a sviluppare in maniera anacronistica lo slogan di fascistissima memoria “Preferite il prodotto italiano” anche in ambito turistico. Gli esotisti, dal canto loro, prediligono una fuga dalla realtà, una letteratura d’evasione in movimento, sono affetti da un’esterofilia curata male e che ha origini antiche: la frammentazione linguistica pre- (e direi anche post-) unitaria; la disomogeneità geopolitica che ha reso difficile la vita ai “fratelli d’Italia”; i tanti, troppi secoli vissuti in qualità di colonizzati da chiunque si trovasse a passare per la penisola. Nonostante il tricolore calcistico, estero è bello, estero è meglio: ancora una volta siam pronti alla morte culturale e identitaria.

L’ideale, come sappiamo, sta nel mezzo: occorrerebbe un approccio anarco-individualista per liberarsi dalle catene delle due fazioni. Non appartenere a nessun luogo ma essere ovunque, e al contempo abitare il tutto senza trascurare il particolare, conoscere il locale e il lontano da noi, apprendere “La distinzione / e la lontananza” (cit.), integrarli in un discorso sapienziale a chilometro zero. Evitare il viaggio vissuto come mero spostamento fisico, ma al tempo stesso non trincerarsi dietro a pigrizie culturali anchilosanti. Non concentrarsi né sul dito, né sulla Luna, ma sul gioco di sovrapposizione tra oggetti distanti che mai s’incontreranno, se non nell’immaginazione di chi crea analogie. E si scorge in questa pratica un profondo senso di libertà: l’unica possibile, in grado di sconfiggere la nostra limitatezza, il nostro essere finiti in quanto umani e confinati in un arco temporale insignificante.

Perché vi può essere tanto esotismo anche nelle cose locali, si può andare lontano restando in zona, così come ci può capitare di recuperare il nostro senso di appartenenza viaggiando in luoghi impensati, proprio mentre cerchiamo di dimenticare il punto di partenza e la nostra quotidianità. La filosofia low cost del facile spostamento ha azzerato la lentezza dell’avvicinamento, un tempo prerogativa di camminatori, naviganti e pensatori perdigiorno. Il web, la rete, non ha unito il mondo, lo ha solo omologato e reso l’ingresso a stanze lontane più rapido e facile. Ed è una grande comodità tutto questo! Nulla da eccepire… Le parti che compongono il mondo fisico e quello conoscitivo sono già in connessione da secoli, ma lo abbiamo dimenticato perché nel frattempo la conoscenza analogica è stata sostituita da quella digitale, più veloce ed efficace, che ha appiattito o sotterrato certi percorsi umani divenuti pura archeologia. La rete ha incentivato l’esotismo sì, ma quello errato: ci si illude di essere andati fuori ma in realtà siamo rimasti fermi nella casella iniziale del gioco, perché certe scoperte si compiono sulle lunghe distanze, quelle vere, e a distanza di tempo. Solo in fase di ritorno, come accade in vecchiaia dopo una vita di strade battute, ritornando a essere localisti senza perdere gli odori del mondo acquisiti nel corso di numerosi viaggi, si realizza il confronto che istruisce. Lo sguardo di un localista che è stato esotista e ha viaggiato con saggezza, sarà sempre più ampio e ricco della visione limitata di chi si rinchiude nella roccaforte della valorizzazione dei prodotti tipici locali.

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Rosabella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2016 by Michele Nigro

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Ardono solitari i fuochi poveri

nutriti da legni infantili,

oggetti sfasciati dal tempo

e da arroganti novità

rassegnati al disuso

si rendono utili bruciando

di malinconia invernale

fino all’ultima fiamma.

 

Crepitanti memorie

faville dal passato

scene e voci senza ritorno,

un vecchio lettino

orfano di bambini

uno scaffale tarlato

un tavolo testimone

di gioiosi convivi

una finestra senza cielo

una poltrona

stanca di poltrire.

 

Solo le parti in ferro

resistono al fuoco,

una vite slegnata, qualche molla mollata

un chiodo fisso, un bullone non più bullo.

Sono i ricordi

duri a morire,

la nostalgia li preserva

da fiamme e ruggine.

immagine: lo slittino di marca “Rosabella” appartenuto

a Charles Foster Kane nel film “Quarto potere” (Citizen Kane)

Buen retiro

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 ottobre 2016 by Michele Nigro

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Sai di terra

e di pioggia

aria notturna

d’echi estivi

e voci assenti,

luci discrete

come stelle tra noi

prima di chiudere

l’uscio e partire

ancora una volta,

sognare di tornare

a un punto desiderarlo

per camminarti

tutta intorno

ossessivo riandare

a capire meglio

le cose semplici

gli archetipi di sempre,

deriso da passanti

nati ciechi, eppure perdoni

e torni, insisti in autunno

rivai, rimpiangi da lontano

e ritorni

mai sazio di silenzi

e gocce su tegole

al ritmo di te.

 

Che te ne fai della verità

se non puoi cantarla?

(immagine: “Buen retiro”, foto di M. Nigro – ottobre 2016)

 

Fondazione Pinuccio Sciola

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 luglio 2016 by Michele Nigro

Ricevo privatamente via e-mail e con piacere ritrasmetto il seguente comunicato stampa…

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Nasce la Fondazione Pinuccio Sciola,

istituzione deputata a promuovere la memoria

e il messaggio d’arte dello scultore recentemente scomparso. 

Ha preso vita ufficialmente venerdì 22 luglio la Fondazione Pinuccio Sciola, istituzione deputata a promuovere la memoria e il messaggio d’arte dello scultore di San Sperate scomparso lo scorso 13 maggio a Cagliari. Presenti al tavolo della Sala Consiliare del Comune di San Sperate, i figli dello scultore Chiara, Tomaso e Maria Sciola, il sindaco di San Sperate Enrico Collu, il vicepresidente della Regione Autonoma della Sardegna Raffaele Paci, il prorettore vicario dell’Università degli studi di Cagliari Francesco Mola e i giornalisti Gianni Filippini e Giovanni Floris (in collegamento via skype). “Questa è una giornata molto importante per me, Chiara e Maria, da oggi siamo fondatori e amministratori della Fondazione Pinuccio Sciola. I progetti di nostro padre sono importanti e hanno un valore profondo. La presenza delle istituzioni ci rassicura sul fatto che avremo tutto il sostegno necessario affinché questi progetti possano vedere presto la loro realizzazione”. Questo uno dei passaggi dell’intervento introduttivo di Tomaso Sciola che ha voluto illustrare gli ambiziosi obbiettivi della Fondazione. A queste dichiarazioni ha risposto il vicepresidente della Regione Raffaele Paci, che ha assicurato massima attenzione e massimo impegno da parte dell’istituzione da lui rappresentata a supporto della erigenda Fondazione. Anche dal prorettore Mola è giunto un netto segnale di disponibilità alla collaborazione dell’Ateneo con la neonata Fondazione. In collegamento via Skype, il giornalista Giovanni Floris ha sottolineato il valore di Pinuccio Sciola, per il lavoro svolto, per i temi trattati, per la dolcezza, profondità e sensibilità che ne hanno caratterizzato la vita e il percorso artistico. Il giornalista Gianni Filippini ha invece rimarcato quanto l’istituzione della Fondazione sia lo strumento adeguato a raggiungere gli obiettivi elencati con grande lucidità dal suo programma. In conclusione il sindaco di San Sperate Enrico Collu ha ricordato l’importanza di Pinuccio Sciola per il paese di San Sperate, che continuerà a scoprire nel tempo la grandezza del suo più illustre artista.

LA FONDAZIONE – Pensata dall’artista di fama internazionale nel suo ultimo periodo di vita, la Fondazione nasce su volontà dei figli Chiara, Tomaso e Maria (che fanno parte del Consiglio di Amministrazione) e incarna i progetti, lo spirito di apertura, ospitalità, condivisione e rispetto della natura e delle persone che sono stati i valori caratterizzanti la vita dello scultore. Continuare a tramandare il messaggio d’arte di Pinuccio Sciola, tenendo vive e promuovendo le attività, i contatti e i progetti internazionali che l’artista ha costruito e sostenuto nel corso della sua vita: questi gli obiettivi principali sui quali verranno focalizzate le attività principali.

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C’è solo la strada

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2016 by Michele Nigro
La-Strada-Serata-Poesia-in-Lombardini22
I feti si rifugiano nelle pance delle mamme
per stare lontani dalla strada,
i bambini vanno a scuola e in palestra
per stare lontani dalla strada,
gli adulti vanno a lavorare in cubi di cemento
per stare lontani dalla strada,
gli anziani vanno al circolo
per stare lontani dalla strada e dalle mogli,
i morti vanno seppelliti in profondità nella terra
perché secondo la legge
devono stare lontani dalla strada,
incompresa e unica maestra di vita
tenuta a distanza da istinti civili.
Le anime dal cielo guardano in ritardo le strade
come vene mancate di un mondo sfiorato
in cui scorre testarda l’esistenza non scritta.
(immagine: “C’è solo la strada” quadro di Bruno Ben Pozzi)
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