Archivio per Costantinopoli

“Mamma… li turchi!”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 novembre 2011 by Michele Nigro

Angolazioni storiche ed elogio del viaggio.

L’esistenza che viviamo si basa su una serie, collaudata nei secoli, di ‘punti di vista’ ovvero di porzioni complementari di verità: la verità risultante, fotografata dall’alto, è pari alla somma vettoriale delle singole verità messe a disposizione dalle piccole e grandi comunità etniche che ci illudiamo di omologare in nome della cosiddetta new economy. Non c’è web capace di annullare le differenze mentali e culturali che rappresentano il sale dell’interazione umana.

Viaggiare significa ricercare e registrare queste differenze: non per creare divisioni xenofobe ma al contrario per accrescere la conoscenza personale (diversa da quella ufficiale approvata dai poteri istituzionali civili e religiosi della propria civiltà di origine) e di conseguenza il rispetto di quelle diversità che devono continuare a esistere tra i popoli. Conoscere i punti di vista storici è fondamentale per abbattere la presunzione derivante dalla convinzione errata di possedere una verità assoluta. E per compiere quest’opera di laicizzazione della cultura storica dominante a volte i libri da soli non bastano: occorre andare sul posto per vedere, toccare, sentire gli entusiasmi ‘faziosi’ e i timori della gente nata e cresciuta in un humus culturale diverso dal nostro, per sondare le convinzioni dell’altro provenienti dalla tradizione, per condividere le sue angolazioni storiche consolidate nel tempo. Senza giudicare.

Passare dal Museo Panorama 1453 di Istanbul alla Colonna di Orlando (raffigurante il paladino Rolando) nella piazza principale del centro storico di Dubrovnik (Croazia) nel giro di poche settimane significa valutare, in maniera trasversale e a dispetto dei secoli trascorsi, l’epopea riguardante l’espansione dei Turchi Ottomani verso Occidente (e in particolare nei Balcani) da due osservatori diametralmente opposti: i termini “conquista” e “invasione” convivono ai lati di una stessa verità storica oggettiva. Il tentativo di formare un grande impero musulmano da parte dei turchi ottomani e la cristianità cavalleresca come ultimo baluardo per difendersi da un nemico proveniente da Levante, s’incontrano per dare vita a una visione eterogenea ma completa della realtà storica. Contrapporre le imprese del sultano Maometto II alla Chanson de Roland significa in fin dei conti raccontare quasi la stessa storia, ma da angolazioni diverse: pur trattandosi di epoche e geografie differenti, di istigazioni religiose diverse ma complanari, di protagonisti non coincidenti (e a volte anche inventati per entusiasmare il popolo) che si muovono in scenari storici paralleli ma intercomunicanti.

Assistere all’ammirazione di giovani musulmani dinanzi all’immagine eroica di Maometto II mi ha fatto tornare in mente l’equivalente ammirazione provata da alcuni giovani cristiani posti davanti alla statua di San Giorgio in procinto di uccidere il drago. Non esiste un unico centro e tutto è relativo. Questa consapevolezza mi ha reso più libero e forte, ma anche più solo. Il senso d’appartenenza si nutre di simboli partigiani da venerare.

“Mamma… li turchi!”

Il museo storico PANORAMA 1453 di Istanbul

e alcune paure occidentali.

Durante l’ultimo giorno di permanenza a Istanbul, qualche ora prima di assistere alla Cerimonia Semà dei Dervisci nella vicina Yenikapı Mevlevihanesi, ho trascorso un bel momento presso il Museo storico “Panorama 1453”. Situato fuori le Mura terrestri di Teodosio II, all’altezza della porta Topkapi (facilmente raggiungibile prendendo il tram in direzione Zeytinburnu e scendendo alla fermata “Topkapi”; la struttura museale di forma circolare è individuabile senza difficoltà) appartiene a un modo di “fare museo” relativamente recente per cui il visitatore non subisce più il classico tragitto, a volte noioso, fatto di oggetti e didascalie da leggere pedissequamente (volendo c’è anche quello per integrare le proprie conoscenze) ma viene proiettato in un “evento visivo” (panoramico!) che diventa informazione storica integrata. In un’epoca come la nostra in cui le informazioni sono sempre più veicolate tramite le immagini, riducendo di fatto i tempi di apprendimento e di rielaborazione delle informazioni acquisite in maniera classica, il museo PANORAMA 1453 rappresenta un modo simpatico e moderno di gestire la Grande Storia: vi troverete, grazie a un gioco di immagini statiche artisticamente raffinate – in realtà l’immagine è unica e senza interruzioni, “spalmata” a 360° tutt’intorno al visitatore – e di suoni realistici sconvolgenti, nel bel mezzo (è proprio il caso di dire) dell’assedio da parte delle truppe di Maometto II detto il Conquistatore (Fatih) e della battaglia che ne scaturì per la Conquista di Costantinopoli.

Inutile descriverlo ulteriormente: bisogna visitarlo per capire…

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Voglio vederti danzare!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2010 by Michele Nigro

“… Voglio vederti danzare

come i Dervisches Tourners che girano sulle spine dorsali…”

Non ringrazierò mai abbastanza Ozke e Can per avermi dato la possibilità, tramite le proficue indicazioni contenute nel loro blog e grazie alle informazioni aggiuntive inviatemi in privato via mail, di assistere alla VERA cerimonia Sema dei Dervisci presso la Yenikapi Mevlevihanesi di Istanbul.

Credo fermamente che uno dei presupposti per vivere il vero Viaggio sia l’autenticità dei luoghi e degli eventi a cui si ha la fortuna di poter assistere. Uno dei pericoli paventati nel blog “Scoprire Istanbul” è proprio quello dell’adulterazione del viaggio che finisce inevitabilmente per diventare “prodotto”. La mancanza di criticità da parte del turista fa il resto!

Sarei tentato di tirare in ballo in questo discorso, facendo un parallelismo tra arte e mistica (concetti, per alcuni, facilmente – e non a torto – sovrapponibili), un fortunato e interessante saggio di Walter Benjamin intitolato “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”: la cerimonia Sema “scimmiottata” un po’ ovunque a Istanbul, rischia di causare – citando Benjamin – la “perdita dell’aura” della stessa cerimonia Sema. Cito dalla fonte sopra linkata: “L’aura, secondo Benjamin, era una sorta di sensazione, di carattere mistico o religioso in senso lato, suscitata nello spettatore dalla presenza materiale dell’esemplare originale di un’opera d’arte.”

Cercare di assistere alla cerimonia dei veri dervisci rotanti credo che sia anche una forma di rispetto verso se stessi in quanto viaggiatori-cercatori e non turisti-consumatori.

Non mi definirei un “esperto” di Sufismo o di Dervisci, né tanto meno posso dire di conoscere bene la figura storica e mistica di Mevlana (a tal proposito: è abbastanza diffusa a Istanbul una pubblicazione, anche in lingua italiana, intitolata “MEVLANA” – edizioni ‘Silk Road Pubblications’ – a cura del Dr. Naci Bakirci, che spiega in maniera interessante e completa il mondo di Mevlana e della confraternita mevlevi; i testi sull’argomento sono numerosi e variegati: questo libro, però, potrebbe essere un’idea da utilizzare come “antipasto” tematico…) ma cominciare una ricerca, soprattutto se spirituale, partendo da un “artefatto” non è proprio il massimo!

Da qui l’esigenza di proibire foto e video, durante la cerimonia Sema presso la Yenikapi Mevlevihanesi, a chi decide di “vivere” un momento mistico e non turistico. Combattere la “sindrome da ricordino” con un simbolismo ogni volta autentico e mai riprodotto che diventa filosofia di vita e insegnamento arcaico.

Quindi, cari amici e care amiche di “Scoprire Istanbul”, se decidete di andare alla Yenikapi Mevlevihanesi per assistere alla cerimonia Sema, cercate di tenere al guinzaglio telefonini con videocamera, macchine fotografiche e aggeggini vari perché tanto non riuscirete a comprendere il segreto della vostra esistenza nell’universo riguardando a casa i vostri gloriosi reportage fotografici più di quanto non possiate fare utilizzando semplicemente gli occhi, il cuore e la memoria.

Il movimento è vita e nel movimento dei dervisci rotanti c’è tutto il significato della nostra vita e prima ancora della vita dell’universo in cui viviamo e da cui spesso ci allontaniamo perché distratti dal non autentico che pervade le nostre esistenze artefatte.

Sarebbe arduo risalire al “primum movens” del mio viaggio a Istanbul: la decisione “tecnica” risale a circa un mese fa, ma i veri richiami insondabili sono vecchi di anni o forse giacevano addirittura nei meandri di una psicologia transgenerazionale non da tutti accettata a livello scientifico. Chissà! Antenati normanni che dall’Italia meridionale sono andati a finire a Bisanzio per motivi commerciali e che oggi mi condizionano indirettamente l’esistenza…

Una cosa però è certa: i Dervisci hanno costituito da sempre il vero traino mistico e musicale che mi ha portato, alla fine, verso Istanbul e verso la Yenikapi Mevlevihanesi.

Istanbul esisteva già, prima ancora di partire, nella mia porzione di immaginario collettivo; forse le contaminazioni scolastiche (la storia di Costantinopoli e dell’impero Bizantino che ha influenzato anche la città di Salerno, a me vicina) e l’esotismo musicale di Franco Battiato hanno completato l’opera benefica di contaminazione spirituale e culturale.

Forse la ricerca autentica comincia quando, ritornati a casa, si abbandona il sogno esotico ed esoterico, ormai cristallizzato in esperienza reale: una volta appurata l’esistenza dei Dervisci, soddisfatta finalmente la sete di conoscenza diretta, “abbattuto” il mito, la mente e il corpo possono concentrarsi, senza più “tensioni turistiche”, sull’insegnamento di Mevlana.

C’è un ponte che unisce ufficiosamente tutte le zone mistiche (non “vaticanizzate”) delle religioni del mondo andando da S. Francesco a Silvano del Monte Athos, da Mevlana a Giovanni della Croce… Quello stesso ponte che mi ha permesso di assistere steso sui tappeti della Yeni Cami, senza per questo dovermi giustificare con qualche autorità religiosa, a una delle cinque preghiere giornaliere del buon musulmano. Ciò che è sacro per te, lo è anche per me: indipendentemente dalla “religione di stato” a cui s’appartiene per una questione di ‘registrazione parrocchiale’ e anche se non capisco ciò che dice il muezzin…

E ora… voglio vedervi danzare!

(articolo pubblicato come commento il 6 agosto 2010

sul blog Scoprire Istanbul)

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