Archivio per cristiano

Una croce per il Monte Santa Croce

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 giugno 2017 by Michele Nigro

Poteva il Monte Santa Croce, situato con i suoi rispettabili 1.407 metri d’altezza tra i comuni di Bella e S. Fele, in Basilicata, col nome che si ritrova, non avere una croce vera e propria sulla sua sommità? Certo che no!

A rimediare all’imperdonabile mancanza (anche se un abbozzo di altarino c’era già, grazie all’opera di altri devoti nel corso degli anni) c’hanno pensato gli amici del Je Bell Quad ASD di Baragiano (PZ) motivati sul campo dal vulcanico e attivissimo Domenico Napodano. Insieme ai soci “quaddisti” di Baragiano, erano presenti anche alcuni membri dell’ASD Only Team Racing Club di Bella.

E così, in sella ognuno al proprio mezzo di trasporto (Quad, Jeep, Panda 4×4 e moto da cross), la mattina del 16 giugno 2017 i “cavalieri motorizzati” del Marmo Platano – compreso il sottoscritto che non essendo motorizzato ha usufruito di un passaggio sulla Panda del Napodano in modalità quattro ruote motrici per superare i passaggi più ardui – hanno​ raggiunto le pendici di Monte Santa Croce e, dopo un breve tratto compiuto a piedi, “croce in spalla” tipo Via Crucis, hanno finalmente collocato a suon di martello il più antico simbolo cristiano sulla vetta.

A celebrare l’evento, con le giuste parole che hanno raggiunto il cuore dei presenti e una speciale benedizione “d’alta quota”, il sacerdote Don Ovidio Duarte (originario del Paraguay) che, affascinato dalle potenzialità del mezzo a quattro ruote, non ha disdegnato il ritorno verso Bella in sella al Quad di uno dei convenuti.

Continua a leggere

Annunci

Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 agosto 2015 by Michele Nigro

Ricevo da Giovanna Corradini e con piacere ritrasmetto il comunicato con il resoconto del convegno organizzato dal Comune di Buccheri il 20 agosto su “Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna. Quale rapporto?”

DSCN1906

Il paradigma violento che in epoca normanna decretò la fine dell’Islam siciliano. Dal medioevo – al centro del convegno del MedFest di Buccheri – un monito per i tempi attuali.

Il convegno di Buccheri sul rapporto tra musulmani e cristiani nella Sicilia normanna si è dimostrato pari alle attese, per l’ampia partecipazione di pubblico e per il tenore molto qualificato della discussione, su una vicenda storica che, per quanto lontana nel tempo, non manca di agganci significativi con l’attualità. Gli studiosi invitati a relazionare, Carlo Ruta, Ferdinando Raffaele e Sebastiano Tusa (Ferdinando Maurici non è potuto essere presente ma la sua relazione sarà presente negli atti), si sono trovati a dipanare una tematica complessa, e la complessità è stata, a tutti gli effetti, il motivo dominante delle loro relazioni.

Entrata nel vivo, dopo il saluto del sindaco Alessandro Caiazzo e dell’assessore alla Cultura Francesco Interlandi, la discussione è stata aperta da Carlo Ruta, saggista e studioso del mondo Mediterraneo, che ha tracciato un quadro dei problemi che sul piano storiografico restano aperti, mettendo in rilievo cinque dati di fatto, storicamente documentati, che collidono con l’immagine di una Sicilia normanna pacifica e interculturale: 1) il graduale e inesorabile impoverimento economico e materiale dell’etnia musulmana nel Regnum; 2) il lento ma continuo arretramento dell’Islam siciliano dalle città e dalle campagne; 3) gli assalti e le stragi subiti dai musulmani di Sicilia in alcuni frangenti particolari, segno di una irriducibile conflittualità di terreno; 4) l’assenza dell’Islam siciliano nelle cronache e nei resoconti di viaggio successivi al XIII secolo, indizio di una dissoluzione etnica già avvenuta; 5) l’assenza, contestuale, di resti materiali che riconducano con certezza ai circa due secoli di storia arabo-islamica nell’isola: indizio di una continuativa opera di dissoluzione e rimozione. Il relatore ha quindi argomentato sui modi in cui progredì il paradigma violento che i dominatori adottarono nei riguardi delle etnie sottomesse e in particolare di quella arabo-berbera: paradigma che, sostenuto a vari livelli dai tre poteri ufficiali dell’epoca, le aristocrazie, gli episcopati e in modo più mimetico la Corona, ha finito per esporre l’etnia arabo-berbera di Sicilia a un destino tragico.

Continua a leggere

Sol Invictus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 dicembre 2014 by Michele Nigro

10247451_688403464538981_2168356453882090765_n

Con silenzioso passo pagano

percorro l’orizzonte cittadino

immemore e avido di luce,

scavalco il tanto atteso messia

fino a riconquistare le origini

di seppelliti saperi a oriente.

Lunga sarà la notte dell’eterno ritorno,

speranze risalgono dalle tenebre.

Antenati senza orologio

andavano a pranzo

osservando

il sole nel cielo.

De vita solitaria

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 febbraio 2014 by Michele Nigro

Si attarda il passo

nella speranza che il gruppo

riconquisti un senso.

La benefica empatia comunitaria

la saggezza trasmessa per osmosi,

filosofie da formicaio.

Vi lascio le gare a tempo sulle vie sacre

i bivacchi affollati

le conoscenze forzate dallo spirito di corpo

gli esperimenti di democrazia

e l’ipocrisia cattolica.

Lungo la traversata solitaria e laica

mi riscalderò ai casuali sprazzi d’umanità,

libero e vero, privo di linee programmatiche

e tarature religiose

in attesa di nuovi doni dalla strada.

CiclistaSolitario

A new kind of Jesus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 ottobre 2013 by Michele Nigro

1175411_10201957970649846_2141701607_n

Dopo “essere stato condannato” a subire un blocco di 12 ore da parte di Facebook per aver pubblicato questa foto… Alcune mie considerazioni.

Cristo uomo, Cristo donna… L’immagine di una ipotetica figlia di Dio scandalizza gli affiliati ad una chiesa-setta in via d’estinzione. Si accetta la natura una e trina della divinità ma non quella uomo-donna. La religione cattolica vive di icone standardizzate e intoccabili che hanno il preciso compito di provocare una tristezza catartica e un profondo senso del sacrificio che è storicamente maschio. Trovo questa immagine di un Cristo donna (tratta dal film di Wakamatsu Koji “Violent Virgin”) bellissima e per niente irrispettosa di una falsa sensibilità che ha fatto il suo tempo: un’immagine utile a dimostrare che la distinzione tra un figlio di dio maschio o femmina è del tutto inutile ed esistente solo nella mente fallocratica e fallocentrica di chi desidera una chiesa congelata, bloccata nel tempo e nello spazio, vittima di una visione catechistica della spiritualità. Un’immagine che potrebbe anche rappresentare degnamente le tante donne vittime di femminicidio e che a loro modo sono dei “cristo in croce”. Ma alla donna non si addice il ruolo di protagonista del dolore che cambia il mondo: la donna deve avere il ruolo di madre o tutt’al più di pia donna posta ai margini del progetto, fondamentale coprotagonista, questo è sicuro, indispensabile mezzo di comunicazione con il dio che decide di diventare uomo, portatrice sana di dolore materno, ma mai protagonista fino in fondo. Essere cristiani non dovrebbe significare “smettere di pensare” o adagiarsi sui dogmi, bensì essere anche capaci di esplorare nuove forme di rappresentazione di un messaggio che ognuno può personalizzare senza scandalizzare o scandalizzarsi. Ma le risposte ricevute dopo questa lettura alternativa del messia sono state caratterizzate da posizioni “da manuale”, ineccepibili, dogmatiche, apparentemente logiche nell’ottica di un insegnamento che non può essere alterato… Si tratta di litanie ripetute all’infinito, di immagini ereditate di cui ci si innamora nevroticamente senza percepirne il vero significato trasversale, acquisite frequentando in tenera età le madrasa cattoliche. Immagini approvate dai signori della fede che allontanano, non avvicinano, chi ha una fede vacillante ma curiosa, inflazionando un messaggio bisognoso di un silenzio visivo o di altri scenari umani legati all’esistente e non solo al divino. La risposta da parte dei cosiddetti “uomini di fede” è rappresentata da un muro che non vuole comprendere, ma che impone una “non vista” del mondo. Dietro il rispetto insindacabile e violento per l’immagine del Cristo uomo si nasconde l’incapacità di una religione di occuparsi di spiritualità. Una spiritualità seppellita sotto tonnellate di affreschi famosi, basiliche, marmi pregiati e figure inamovibili e senza pietà. La sete di potere (di un potere semiotico che esclude la polisemia), e non certamente la provvidenza, ha tenuto in piedi nei secoli l’organizzazione umana chiamata chiesa. Te ne accorgi nel momento in cui il bigottismo attecchisce persino nei social network, proponendo nuove inquisizioni informatiche contro chi non è allineato con il dogma e bannando timorosamente immagini scomode ma piene di compassione e amore, come quelle (o forse di più) presenti nei luoghi di culto e approvate dai governanti vaticani. È bello stare al calduccio nel solco sicuro del dogma che è il pannello di controllo dell’autorità! Ed è per questo che paradossalmente, nonostante il forte potere accumulato nei secoli e diluito nel laicato dell’era moderna, la chiesa è in fin dei conti un’istituzione destinata all’estinzione dai cuori e dalle menti della gente che necessita di nuovi significati da dare a una fede lontana e dottrinale. Sì, è vero, vediamo folle che riempiono piazza S. Pietro come prima di un concerto rock: c’è “movimento”, c’è gossip, ci sono le televisioni; poi con Papa Francesco veramente si respira (almeno all’apparenza) un’aria rinnovata o potenzialmente rinnovabile; ma il messaggio evangelico (o ciò che ne resta) che dovrebbe essere trasmesso è, nonostante il tanto glorificato Concilio Vaticano II, in avanzato stato di decomposizione da secoli. Se n’è accorto anche questo Papa intelligentissimo che è venuto in soccorso di quello precedente, troppo stanco e incapace di pubblicizzare l’azienda-chiesa, e che sta prendendo decisioni urgenti perché ha capito che il meccanismo non può più funzionare usando solo immagini standard, vecchie formule trite e ritrite approvate da una curia in stile Borgia, e che la gente desidera ascoltare un messaggio trasversale, reale, umano, esistenzialista e non frasi copincollate diligentemente dal catechismo e propinate all’interlocutore di turno tacciato di blasfemia. Dal punto di vista dell’indipendenza dalle figure sacre forse l’Islam appare più progredito rispetto alla religione cattolica: nonostante il pesante carico di un fondamentalismo inventato dagli uomini – non voluto da Dio e usato da governi scellerati – che non ha nulla a che vedere con la religiosità e che purtroppo sta uccidendo il messaggio genuino e pacifico di un Islam affascinante e interessante, i musulmani hanno forse qualche chance in più rispetto ai cattolici nella ricerca di Dio, senza per questo doverlo legare a immagini statiche che influenzano la libertà di spirito dell’osservatore. Ciò che doveva essere sentito, percepito interiormente, è divenuto immaginetta votiva. La chiesa come organizzazione sopravviverà per altri secoli, ne sono certo, ma sopravviverà soprattutto a se stessa rimanendo in stasi e continuando a ospitare e proteggere delle perfette nullità rese forti da un autoritarismo vacuo e prepotente, per non dire stupido. L’evoluzione è un’altra cosa, dolorosa ma necessaria e affascinante nella sua scomodità. Anche la strada verso la santificazione evolverà, stando in piedi, guardando le stelle e non in ginocchio, facendo finta di attendere un miracolo, davanti a un simbolo che è causa di divisioni e non di pace. La chiesa impiegherà i suoi secoli per arrivarci, come al solito. Ma ci arriverà: per sopravvivere tra gli uomini.

Luc Besson

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2012 by Michele Nigro

È Natale

Mentre lavoravano di gran lena sui cadaveri dei due ex bravi cercando di far sparire accuratamente, con qualche colpo di raggio laser aggiuntivo, le prove più dure del duplice omicidio tipo cerniere lampo, gemelli in pietra, ossa lunghe e otturazioni dentali, Nebbia non poté fare a meno di appuntare mentalmente un nuovo nome nella sua personale lista nera: quello del pusher. Era certo. Non avrebbe mai più rifilato roba scaduta in giro.

Tuttavia non trattenne un sorrisetto, subito intercettato da Schiuma: – Che c’avrai da ridere? – gli domandò nervoso, proferendo le sue prime parole dopo il fattaccio serale che l’aveva ammutolito, costringendolo a un macabro fuoriprogramma nel sotterraneo del Roxy.

– Niente, Schiù! Pensavo che tutto sommato m’è andata di lusso stasera.

– Mi fa piacere che tu riesca a essere ottimista in mezzo a questo schifo. – rispose Schiuma mentre termizzava* con precisione certosina il ponte dentale dello scagnozzo grasso e muto, e cercando in giro con lo sguardo altri pezzettini ostinati da disintegrare.

– Immagina se avessi beccato una dose di neurammina-inversa. Altro che effetto ritardato…

Schiuma fece una pausa e ricostruendo con la sua lenta immaginazione il possibile e tragicomico scenario appena prospettatogli da Nebbia, non poté fare a meno di offrire finalmente al suo socio un tanto atteso sorriso di ilare complicità.

– Sai che casino? – continuò Nebbia – A quest’ora la Rossa sarebbe cotta a puntino come uno sformato di patate e io starei flirtando con gli scagnozzi, di sopra, seduto a un tavolo con davanti una doppio malto e sfoggiando un sorriso a trentadue denti…

– Che schifo! – sentenziò Schiuma.

– Puoi dirlo forte! – incalzò l’altro sospirando.

Fuori, intanto, la santa notte della vigilia di Natale offriva al mondo credente e in fedele attesa per l’ennesima volta le sue temperature rigide e qualche timido fiocco di neve sfuggito chissà a quale cima montagnosa già innevata e spazzata dal forte vento di un incasinato dicembre fatto di errati omicidi e droghe fallaci.

Tra un lampo termico e l’altro, la mezzanotte era già scoccata.

Nebbia si fermò un istante, lesse le lancette del suo orologio e forse sempre a causa dei postumi chimici causati dalla schifezza con cui s’era punto, si lasciò sfuggire tra la sua incredulità e quella del compagno di merende:

– Buon Natale Schiuma!

– Nebbia!

– Sì, Schiù?

– Ma vaffanculo!

* termizzare: in questo contesto, verbo utilizzato per indicare la disintegrazione di un tessuto organico o di un materiale inorganico ad opera di una pistola laser.

Le parole e le cose

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Also sprach

RIFLESSIONI E POESIE

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe, in arte "Joseph Barbarossa" - scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Per una strada e altre storie...

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: