Archivio per cut-up

“Cut-up” in cerca di racconti horror

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 agosto 2017 by Michele Nigro

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Bando per racconti inediti di genere horror

Possono partecipare al bando racconti di genere horror inediti (quindi mai pubblicati né in forma cartacea né in formato digitale), in lingua italiana, di lunghezza massima di venti cartelle (40000 battute, spazi compresi).

Il tema proposto per l’edizione 2017 del festival INTERIORA è quello del vaticinio, inteso come “rituale ancestrale praticato in tutto il mondo ed in tutte le epoche in molteplici forme  che nasce in relazione al bisogno atavico di conoscenza di fronte a un futuro ignoto in un presente inquieto” (vedi regolamento generale del festival, http://interiorahorror.wordpress.com/partecipa)

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Omaggio a William S. Burroughs

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 maggio 2016 by Michele Nigro

Partendo dalla pubblicazione del volume “Saccheggiate il Louvre. William S. Burroughs tra eversione politica e insurrezione espressiva” (edizioni ombre corte, Verona, 2016) un omaggio a William S. Burroughs. Talk, riflessioni, spunti critici e a seguire reading/concerto e risonorizzazione dei film scritti da William S. Burroughs e diretti da Antony Balch con Carmine Palladino (elettroniche) e Antonino Masilotti (voce).

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Berlusconi e il ‘cut-up’ di Burroughs

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 gennaio 2011 by Michele Nigro

“Che combini?” – chiese la donna.

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi.

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna.

“Non preoccuparti!”


Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora la ‘frase logica’? A cosa serve la sintassi? Sarei tentato di rispondere: a nulla! Quella che noi definiamo ‘comprensione’ è solo la componente conscia, manieristica, convenzionale, epidermica, visibile, udibile, dell’atto comunicativo (qualunque esso sia): in realtà, nei sotterranei della percezione, si nascondono meccanismi ben più inconsciamente sofisticati e capaci di ‘titillare’ i centri arcaici dell’Homo sapiens.

Il cut-up è in grado di interrompere (tagliandole fisicamente: dall’inglese cut up = ‘tagliare a pezzi’), questo sì, le linee logiche di associazione esistenti nel testo o nella sequenza musicale; non riesce però (se il ‘taglio’ viene effettuato a un livello medio, cioè non riducendo il testo in singole parole ma in frasi più o meno lunghe) a disattivare le connessioni associative in maniera radicale. Una frase, da sola, può conservare ancora una certa ‘pericolosità’ anche se sconnessa dal resto del testo e quindi priva di logicità testuale. Grazie all’esperienza del cut-up applicato al testo possiamo comprendere la differenza tra LOGICA e SENSO LOGICO. L’inintelligibilità del testo non coincide con il potere evocativo della singola parola. In una civiltà come quella attuale, abituata alla mediazione rapida e poco faticosa dell’Immagine, la ‘parola’ diventa icona, diventa diapositiva singola, autonoma, unicellulare, indipendente, provvista di senso logico anche quando siamo stati in grado di eliminare la logica dal contesto in cui la parola stessa è stata concepita e ‘allevata’. Il ‘senso’, facendo leva sul potere immaginifico della parola, ‘parla’ (espressione inflazionata in questi ultimi venti anni per motivi politici che tra poco affronteremo) alla pancia della gente. Dimenticando volontariamente fuori dalla porta la ben più necessaria logica. E questa regola vale in misura tanto maggiore, quanto più è semplice il testo. Una frase complessa, se scomposta, è più vulnerabile: il potere immaginifico in essa contenuto perde la sua energia strada facendo, attuando un taglio sempre più draconiano sul testo. Paradossalmente il cut-up, eliminando per sua natura proprio la ‘logica’ dal testo letterario e politico, ci permette di individuare le ‘centraline’ indipendenti del Controllo mass-mediatico.

Ed è così che è nata in me la necessità di sperimentare la tecnica del cut-up non più su un testo letterario (scomodando nuovamente il povero Manzoni e i suoi Promessi Sposi), bensì su uno scritto avente valenza sociale e politica: un messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rivolto ai lettori del suo fan club. Il messaggio risale al periodo precedente al voto di sfiducia alla camera e al senato del 14 dicembre 2010.

Messaggio del Presidente del Consiglio

“Care amiche e cari amici, la missione che vi affido questa settimana è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario all’interesse del Paese, così lontano dagli interessi veri della gente. Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per organizzare per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande manifestazione e una raccolta di firme a sostegno all’azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un’azione davvero efficace. Il nostro governo, lo sapete, è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo. In questi due anni abbiamo risolto tutte le emergenze vecchie e nuove: il problema tragico dei rifiuti a Napoli e Campania è riemerso per incapacità delle amministrazioni locali: ho dato il via a un’operazione che in meno di due settimane porterà Napoli al suo dovuto decoro. Abbiamo agito con grande tempestività ed efficacia dopo il terremoto in Abruzzo e la Corte dei conti e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici hanno fatto giustizia di tutto il fango che era stato buttato addosso alla Protezione civile…” (continua qui)

Fase 1

“Facciamo a pezzi Berlusconi!”

La tecnica del cut-up è sostanzialmente semplice da realizzare ed è applicabile a qualsiasi testo: una volta stampato il testo da cutupizzare su un foglio bianco che sacrificheremo per la ‘causa’, non ci resta che scegliere la modalità di taglio. La forma più usata di cut-up (come si vede anche da alcuni video presenti in rete raffiguranti proprio Burroughs mentre illustra il ‘suo’ cut-up) consiste nel tagliare in quattro parti il foglio contenente il testo scelto dando a queste parti così ottenute un nuovo ordine. A questo punto già il testo è da considerarsi ‘alterato’, ma volendo si possono ‘spezzettare’ le sezioni ricavate in ulteriori parti più piccole e così via fino ad arrivare alle singole parole. Cercando, però, di lasciare intatte le frasi o le parole, a seconda del grado di taglio che decidiamo di applicare al testo. Unire due parti di due parole, per crearne un’altra nuova rappresentante un grugnito senza senso più che un neologismo avente un preciso significato, sarebbe ridicolo e grottesco e non servirebbe a niente dal punto di vista ‘rivoluzionario’!

La tecnica del cut-up in fin dei conti è personalizzabile, pur tenendo conto dell’unica regola appena esposta riguardante l’integrità delle parole. Io ho scelto di tagliuzzare il messaggio di Berlusconi in tante striscioline quanti sono i righi del foglio e in seguito ogni singola strisciolina in due, tre o più parti rispettando l’integrità delle parole come già ricordato. Nella foto sottostante il risultato del mio ‘tagliuzzamento’.

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il cut-up di Burroughs e i “Promessi Sposi”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 aprile 2010 by Michele Nigro

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute. (tratto da “I Promessi Sposi” Cap. 1° – parag.1°)

(versione cut-up)

Il vantaggio di possedere una stabile guarniezzogiorno, tra due catene non interrotte di modestia alle fanciulle e alle donne del paese, di sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a qualche marito, a qualche padre; e, sul fini figura di fiume, tra un promontorio a destra, nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerite, che ivi congiunge le due rive, par che dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture in trasformazione, e segni il punto in cui il lago corrono tuttavia, strade e stradette, più o nome di lago dove le rive, allontanandosi di sepolte tra due muri, donde, alzando lo sgusi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, qualche vetta di monte, ogni tanto elevate suende appoggiate a due monti contigui, l’uno prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre da il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in diversi punti piglian più o meno della vasta sega: talché non è chi, al primo vederlo, quella parte campeggia o si scorcia, spunta di su le mura di Milano che guardano a altro, dove una lunga distesa di quel vasto contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, chiuso all’estremità o piuttosto smarrito in una più comune. Per un buon pezzo, la costa mano in mano più allargata tra monti crompe in poggi e in valloncelli, in erte e in che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti pose il lavoro dell’acqua. Il lembo estremo, poi fiume ancora, che va a perdersi in ghiaia e ciottolosi; il resto, campi e vigne, l’accompagnano degradando via via, e perde parte dei boschi, che si prolungano su per lo stesso da dove contemplate que’ vari spettacorre, e che dà nome al territorio, giace poco, cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprengiorno d’oggi, e che s’incammina a diventar sembrato prima un sol giogo, e compare, prendiamo a raccontare, quel borgo, già rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domo perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’agione di soldati spagnoli, che insegnavan là.

Quel ramo del lago di Como, che volge a me, accarezzavan di tempo in tempo le spalle, monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello ir dell’estate, non mancavan mai di spandersi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e a’ contadini le fatiche della vendemmia.

E un’ampia costiera dall’altra parte; e il polla riva, da un poggio all’altro, correvano, e renda ancor più sensibile all’occhio questa men ripide, o piane; ogni tanto affondate, cessa, e l’Adda ricomincia, per ripigliar poiardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentar terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per formata dal deposito di tre grossi torrenti, sore e sempre qualcosa nuovi, secondo che il detto di San Martino, l’altro, con voce lomba a scena circostante, e secondo che questa o fila, che in vero lo fanno somigliare a un “sparisce a vicenda”. Dove un pezzo, dove un purché sia di fronte, come per esempio e variato specchio dell’acqua; di qua lago, settentrione, non lo discerna tosto, a un tal con gruppo, in un andirivieni di montagne, e dagli altri monti di nome più oscuro e di forche si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e sale con un pendio lento e continuo; poi si sta sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, lucido serpeggiamento pur tra’ monti che tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto endosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo sparse di terre, di ville, di casali; in qualche oli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di montagna. Lecco, la principale di quelle terre, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi dosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era quando questo ingrossa: un gran borgo al gendo in vetta ciò che poco innanzi vi si città.

Ai tempi in cui accaddero i fatti chestico di quelle falde tempera gradevolmente considerabile, era anche un castello, e aveva altre vedute.

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