Archivio per evoluzione

È stato molto bello…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 febbraio 2019 by Michele Nigro

“… È stato molto bello
Finisce la tarda estate
È stato molto bello
Si prolungano le ombre oltre la sera
Non domandarmi dove porta la strada
Seguila e cammina soltanto…” (f.b.)

NIGRICANTE

blog esperienziale di Michele Nigro

11 aprile 2010 – 15 febbraio 2019

Grazie!

Da oggi in poi mi potrete leggere sul nuovo blog “Pomeriggi perduti”!

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Asintomatico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 gennaio 2019 by Michele Nigro

Non è la singola ferita

letale e divina

da cui sgorga

la morte certa

ma i milioni di aghi quotidiani

che sottili attraversano gentili

il corpo andante dell’uomo

testardo e distratto

a condurti, silenziosi e

senza sangue,

verso la fiduciosa scena

del “vediamo

come va a finire!”

immagine: Adamo ed Eva (qualche anno dopo)”

di Pawel Kuczynski

“Poesie minori Pensieri minimi”, recensione di Davide Morelli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 gennaio 2019 by Michele Nigro

versione pdf: Poesie minori Pensieri minimi, recensione di Davide Morelli

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“Poesie minori Pensieri minimi” di Michele Nigro

Michele Nigro è perfettamente consapevole dei suoi mezzi espressivi e nella premessa dell’opera espone lucidamente la sua dichiarazione di poetica. Tre a mio avviso sono le cose da tenere in conto nella premessa dell’autore: 1) la nascita della poesia è “un fatto misterioso”; 2) la poesia “ci salva ogni giorno”. Infatti secondo Nigro la religione è inutile quando si è poeti perché la poesia è spiritualità, raccoglimento interiore, preghiera; 3) bisogna sempre porre attenzione all’ “evoluzione neurolinguistica” del creatore.

Le composizioni di Nigro sono frutto di un “pensiero poetante”. Particolarmente originali sono l’uso di un linguaggio apparentemente quotidiano (mai totalmente ordinario) e l’utilizzo di quella che viene chiamata “intertestualità secondaria” in quanto fa riferimento spesso a testi di canzoni (ad esempio F. Battiato). Il poeta, citando canzoni, non ha timore di essere considerato anticulturale (per compiere certe operazioni è indiscusso il suo background). Non gli importa neanche di disquisire sulla vexata quaestio riguardante le differenze tra poesia e canzone d’autore. Credo che citare testi di canzoni sia un modo per rimarcare la capacità comunicativa di alcuni cantautori e anche un modo per prendere le distanze dal poetichese, un linguaggio troppo ricercato ed aulico. L’autore adopra talvolta anche termini informatici perché questa è l’epoca del digitale, anche se non è un nativo digitale. Non solo, ma un’altra cosa originale è che trascende la logora distinzione tra privato e politico. Questa raccolta è la dimostrazione oggettiva che un poeta dovrebbe autocensurarsi il meno possibile e non lasciare troppe cose nel suo cassetto per eccesso di pudore. Non dovrebbe mai eliminare scarti e varianti, ma offrirli al pubblico come ha fatto il Nostro.

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A Michele Nigro…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 dicembre 2018 by Michele Nigro

Grazie all’amico Davide Morelli per queste sue parole di fine anno che porterò con me dall’altra parte, nel 2019…

via A Michele Nigro… auguri di buone feste:

“… Più passa il tempo e più sono rare le parole che ci possono aprire ferite nell’animo. Sono pochissime le parole che centrano il bersaglio. È uno dei rari pregi della maturità. Tu sei un poeta e sai benissimo cosa significa essere responsabili pienamente delle parole, che hanno sempre un peso. Essere poeti non è uno scherzo perché significa subire spesso il peso intollerabile della sofferenza e della solitudine…”

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Spiriti felini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 dicembre 2018 by Michele Nigro

Le rivoluzioni giovanili

nascono da insoddisfazioni familiari.

 

Gli animali, invece,

quando mutano i tempi

e gli odori diventano nemici,

semplicemente

vanno via.

(Napoli, 20 gennaio 2003)

… addio Micetta, e grazie per il tuo amore! (26/12/2018)

“Archetipi poetici”: videointervista a Elio Parisi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2018 by Michele Nigro

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Francesco Innella è uno dei curatori dell’antologia “Archetipi poetici” (AA.VV.), di recente pubblicazione: ha rivolto all’artista Elio Parisi non solo domande riguardanti l’antologia in cui è presente con suoi componimenti, ma anche lo “stato dell’arte” in ambito poetico, la ricerca di una propria poetica, l’evoluzione del linguaggio…

videointervista realizzata presso “Artè – Sala da tè & caffè culturale”, Battipaglia (Sa). Videoripresa: Michele Nigro.

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Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autrice Simona Giorgi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2018 by Michele Nigro

versione pdf: intervista a Simona Giorgi

Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autrice Simona Giorgi

 

 a cura di Francesco Innella e Michele Nigro

 

Qual è o quale dovrebbe essere, secondo te, la funzione della poesia nella società attuale? Chi fa poesia oggi, come si muove nel contesto socio-culturale o come dovrebbe muoversi?

Non trovo parole più adatte di quelle pronunciate da Tomaso Kemeny, per rispondere a questa domanda: “credo nell’inestinguibile folgorazione del verbo” che consente di illuminare i tempi odierni e riscatta sofferenza e buio dilagante.

Nell’antichità la poesia costituiva il tramite con il sacro. Ancora oggi dovrebbe essere la sua funzione primaria. Il poeta, testimone attento e soggetto in continua evoluzione, contribuisce a mantenere viva la percezione della Bellezza seminando meraviglia. Il poeta osserva e trascende, e la sua forza evocativa può produrre cambiamento in quanto consente di fare esperienza della totalità.

Come nasce la tua poesia? Potresti “illustrarci” la tua poetica e dirci quali sono le caratteristiche peculiari del tuo linguaggio poetico? Quali poeti ti hanno ispirato?

È davvero troppo chiamare poesia i miei pensieri! E sono lusingata di vedere pubblicate in questa antologia alcune mie “ricerche”. Questo posso affermare: la forma poetica dei miei pensieri risponde ad una esigenza di ricerca che riguarda il mio essere in sé e il mio essere in relazione con ciò che mi circonda. Il tentativo è quello di riuscire a scrivere mantenendo un necessario distacco da emozioni e sensazioni del tutto personali, sperando in un risultato efficace. Per questo ho trovato essenziale per il mio percorso affrontare la lettura dei poeti facenti parte del movimento mitomodernista. Ma sono solo all’inizio e certamente la strada da percorrere è ancora lunga e impegnativa!

Quale è stato il criterio con cui hai scelto le dieci poesie inserite nell’antologia “Archetipi Poetici”? Quale tra esse ti rappresenta di più?

La scelta è ricaduta su poesie che mi “vedono” in parte a colloquio con me stessa, in parte immersa nella contemplazione della natura e dello scorrere del tempo. Fenomeno tra fenomeni in continuo divenire, colti in un istante, fugace ed eterno.

Pensando alla poesia che dovrebbe rappresentarmi maggiormente, sceglierei la prima, intitolata “Da che parte voglio stare”: lontana dal tumulto del mondo, ma accogliente verso la luce che plasma e trasforma l’esistenza.

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Giuseppe Lippi, intervista per “Nugae” n.19

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 dicembre 2018 by Michele Nigro

Giuseppe Lippi

La triste notizia riguardante la dipartita del grande Giuseppe Lippi, mi induce a riproporre su questo blog un’intervista che rilasciò nel 2009 per la rivista letteraria “Nugae” n.19, l’ultimo del periodico da me diretto: un numero monotematico dedicato a “H. P. Lovecraft e la letteratura dell’orrore”.

Segue uno stralcio:

<<N. I detrattori di Lovecraft accusano lo scrittore americano di razzismo e di scarsa considerazione del mondo femminile. Accuse che trovano riscontro nei racconti del Solitario di Providence. E’ possibile giustificarlo in un certo qual modo, reinterpretarlo o preparare una difesa in suo favore?

L. Non credo ci sia bisogno di alcuna giustificazione, men che meno di difese. Quando avviciniamo gli scrittori di altre epoche storiche (comprese le più recenti) dobbiamo avere la cortesia di misurarli con il metro dei tempi in cui vissero, non il nostro. Nel caso di Lovecraft bisogna riconoscere che è stato anche scrittore razzista, o per meglio dire xenofobo: aveva paura degli stranieri. I suoi personaggi femminili sono evanescenti o negativi, è facilmente dimostrabile, ma una volta detto questo bisogna ricordare che i pregiudizi erano così diffusi nella società del suo tempo che l’atteggiamento di Lovecraft appare del tutto in linea con il sentire comune della cittadinanza bianca. Dopotutto, quello che a lui interessava era l’altro mondo, mentre di questo aveva una concezione essenzialmente letteraria. Certo, come molti autori imbevuti di teorie popolari ha trasmesso idee preconcette quando non infondate, tra cui la supremazia del sangue nordico sulle altre stirpi. Ragionando in questo modo mistico e un po’ fumoso, che gli serviva essenzialmente da difesa, può aver fatto qualche danno: a livello personale, per esempio, ritengo che sia stato Lovecraft a risvegliare il mio timore del diverso (facendomi sentire un alien a mia volta); ma la fascinazione che provo per le sue tematiche “proibite” non ne è scalfita perché la riflessione di Lovecraft sulla paura è più importante dei suoi sgradevoli effetti collaterali. Infine, per saldare il mio debito preciserò che a un lettore giovane la lettura dei suoi racconti migliori non offre solo un conforto in negativo, ma numerosi appigli positivi. Innanzi tutto nel permetterci di trovare in Lovecraft un amico, un confratello spirituale; in secondo luogo, nell’indicarci che nonostante i suoi orrori ― che forse sono semplicemente necessari ― il mondo può essere riconosciuto, esplorato e, in definitiva, apprezzato. Probabilmente non verremo mai a capo del suo mistero, eppure il tentativo va fatto ed è tanto più significativo sul piano umano quanto più l’impresa risulta difficile. Lovecraft è stato un uomo spaventato che ha svolto una ricerca nei meandri della paura: si è immerso nel terrore ed ha osato andare oltre, nel tentativo di superarlo.>>

Per leggere l’intera intervista:

intervista a GIUSEPPE LIPPI (da Nugae n.19)

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Cinque Terre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2018 by Michele Nigro

a George Gordon Byron

Gli inerpicarsi sudati

in strane, inattese

primavere d’inverno

su nere rocce salate

scavate dal ritmo naturale

di una poesia infinita,

essere giovani di nuovo

tra spruzzi feroci

dal mare natalizio

che ignora

i non degni di Byron.

 

La sete di altri scorci

inesplorati, senza futuro

e sprazzi di storia

nel rosso tramonto che

annuncia speranze d’orizzonte,

una preghiera involontaria

diventa strada tra pietre

antiche

come voci evocate.

 

Proteggimi, pieve di costiera!

agitata da onde di tempo,

al tremolio di devote candele

con spuma di persi pensieri

hai salutato nei secoli

schiere di ignoti partenti

su legni

verso lontane fortune.

Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore Michele Nigro

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 dicembre 2018 by Michele Nigro

versione pdf: intervista a Michele Nigro

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Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore Michele Nigro

  

 a cura di Francesco Innella

 

Qual è o quale dovrebbe essere, secondo te, la funzione della poesia nella società attuale? Chi fa poesia oggi, come si muove nel contesto socio-culturale o come dovrebbe muoversi?

La funzione della poesia dovrebbe essere quella di non avere funzioni; l’atto poetico non trasforma direttamente la società, né la migliora né la peggiora: è una pratica solitaria, intima (anche per il lettore; altro che poetry slam e sciocchezze simili!); una ricerca arcaica che, pur essendo influenzata dal contesto socio-culturale, dovrebbe seguire una via autonoma e interiore. Le diatribe con il mondo editoriale, le pubblicazioni, i “firmacopie”, i vari “premifici”, le vendite, le presentazioni, persino questa intervista, sono solo degli incidenti che nulla hanno a che fare con la creazione di un verso. Non credo nell’azione civile della poesia, anche quando ci riferiamo a esempi autorevoli. I poeti engagé sono tali per vendere di più, e perché quella della solitudine è una sfida che fa paura. Sono un anarco-individualista: credo nell’influenza sul singolo e del singolo, nel tempo. Ci vuole fede… Tanta fede!

Come nasce la tua poesia? Potresti “illustrarci” la tua poetica e dirci quali sono le caratteristiche peculiari del tuo linguaggio poetico? Quali poeti ti hanno ispirato?

Non ho mai “deciso” di scrivere; è la parola che viene a cercare me, in modi e tempi non concordati: se il mio radar è acceso, può prendere forma qualche verso interessante intorno al quale si condensa tutta la struttura di quella che in seguito ho l’ardire di chiamare ‘poesia’. Utilizzo il verso libero ma questo non significa trascurare una musicalità, un ritmo non rimato interno alla struttura. Non amo i “belletti” e i ricamini, non me ne frega niente della metrica, del “bel verso” e della tradizione. Mi è capitato di introdurre termini “moderni” nei miei versi (anche in altre lingue), ma come dicevo poc’anzi la poetica, intesa come ricerca interiore individuale, deve conservare una sua arcaicità.

Fare una cernita di chi mi avrebbe influenzato è praticamente impossibile: le mie letture eterogenee spaziano dai poeti della Beat Generation a Shakespeare, da Giorgio Manganelli a John Donne, dall’amato Edgar Lee Masters (la cui Antologia mi è entrata nelle ossa) al nostro Alfonso Gatto, da Whitman a Salinas; per non parlare dei miei numerosi coevi… Non mi ha ispirato nessuno, a livello conscio: cerco di emulare me stesso. Cerco solo di realizzare la poetica di Michele Nigro.

Quale è stato il criterio con cui hai scelto le dieci poesie inserite nell’antologia “Archetipi Poetici”? Quale tra esse ti rappresenta di più?

Non ho adottato alcun criterio: ho lasciato carta bianca al curatore iniziale che ha selezionato le poesie presenti nell’antologia prelevandole dalla mia raccolta edita “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016). Mi piace che sia stata scelta A prophecy. Tuttavia, dovendo rifare l’antologia oggi non lascerei più quelle: appartengono a una raccolta di poesie il cui stile, tranne pochi casi, sto già rinnegando. La poesia è movimento in se stessi: rinnegarsi è importante.

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“La ricerca di senso all’epoca dei social” presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 novembre 2018 by Michele Nigro

Giovedì 29 novembre 2018, ore 15.30

DIBATTITO

“La ricerca di senso all’epoca dei social: un’attuale querelle des anciens et des modernes.
Facilitazioni e deragliamenti nella ricerca di nuovi significati esistenziali attraverso le strategie comunicative dei social ed il loro uso ed abuso”.

FONTE: qui!

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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