Archivio per fantapolitica

E se lui tornasse?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 aprile 2016 by Michele Nigro

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Niente spoiler, tranquilli! Solo alcune considerazioni a caldo su un film a mio avviso intelligentissimo e necessario. D’altronde la “trama” è intuibile fin dal trailer e c’è ben poco da spoilerare. Se riuscirete a superare la trappola ipocrita e perbenista del “non sta bene fare un film comico su quel fetentone di Hitler!”, allora avrete l’opportunità di collezionare, grazie a “Lui è tornato” del regista David Wnendt, tratto dall’omonimo e fortunato romanzo dello scrittore tedesco Timur Vermes, una serie quasi ingestibile di tragicomiche riflessioni storiche, sociali e culturali sul nostro tempo.

Un po’ Borat per l’impatto irriverente del personaggio nel presente quotidiano, un po’ Michael Moore in chiave comica per il piglio documentaristico, “da strada”, e critico nei confronti dell’attuale situazione socio-politica, il redivivo Führer di Vermes adattato al cinema riesce a strappare più di un sorriso amaro: l’impossibile interazione tra Hitler e il mondo in cui viviamo, dopo aver suscitato una comprensibile ilarità nello spettatore, induce a una catartica sospensione dell’incredulità (è ovvio che il cancelliere Adolf Hitler non potrebbe mai ripiombare nel 2014!) che spinge a sua volta, come avviene grazie alle opere di fantasia intelligenti, a una riflessione profonda e a tratti drammatica. Su di noi, sul nostro animo, sulla nostra società.

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Palpatarella for president!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 gennaio 2015 by Michele Nigro

palpatarella

Waterboarding

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 30 ottobre 2012 by Michele Nigro

Chiuso per sempre

L’insolito buio offerto dalla chiusura settimanale del Roxy era interrotto, non molto lontano, dall’unico lampione del parcheggio e dal suo cono luminoso intermittente, sintomo di una lampadina destinata a cedere da un momento all’altro. Sotto le finestre chiuse dello storico locale, un gatto randagio geneticamente modificato emetteva miagolii metallici attendendo rifiuti inorganici e residui di cibi precotti, microondati, predigeriti e poi vomitati sul pavimento dei cessi del Roxy dai vari beoni di turno, satolli come maiali. Leccornie che, da quella notte in poi, non sarebbero più arrivate nella ciotola del felino di strada.

A contrastare i sinistri miagolii solitari della creaturina pelosa, dall’interno del locale buio, un monologo artificiale a volume sostenuto proveniva dalla radio di solito utilizzata da Schiuma mentre preparava i tavoli prima dell’apertura o per intrattenere qualche cliente ancora attaccato all’ultima birra e ai mille pensieri di una vita dura da digerire. Se un abituè del Roxy si fosse trovato a passare di lì, per caso, a quell’ora, avrebbe sicuramente pensato che il vecchio Schiuma, dando una dimostrazione presenile di rincoglionimento acuto da bancone, s’era semplicemente scordato la radio accesa uscendo dal locale.

<<… per il commento dei risultati riguardanti le elezioni di fine anno, colleghiamoci con il nostro inviato dalla Sala Dati del MinGestMa*: “… ennesima vittoria schiacciante del Partito Tecno Industriale… ‘Ci aspettano quattro anni di duro lavoro…’ – ha dichiarato il leader maximo della coalizione Centro-Superiore del Parlamento Verticale delle Terre Contaminate durante la conferenza a banda larga di oggi pomeriggio – ‘… ci aspetta una legislatura all’insegna della programmazione alimentare e della coercizione neonatale…’  Più figli obbligatori per tutti, insomma!…”>>

Così sbraitava con una finta enfasi il giornalista a ore dell’Agenzia dell’Informazione Pubblica dall’inascoltata radio del Roxy, mentre una leggera pioggerellina appena iniziata metteva in fuga il gatto ormai stanco di aspettare il puntuale cibo notturno. I gatti, anche quelli geneticamente modificati, odiano l’acqua.

<<… risolveremo entro sessanta giorni il problema delle scorie radioattive dei satelliti militari precipitati durante questi ultimi mesi sulle nostre terre…>>

Continuava così, ora, la voce registrata dell’invecchiato leader che si apprestava indisturbato a governare, per la quinta volta e senza validi oppositori, un Paese di inoccupati mentali farmaco-dipendenti e affetti dalle più atroci aberrazioni cromosomiche: malattie che erano state, negli anni passati, fonti di ricchezza per le case farmaceutiche create e dirette da quello stesso leader appena rieletto e prigioniero felice del suo doppiopetto color argento e della sua faccia di plastica.

Sul bancone del Roxy un corpo esanime e supino, avvolto dal buio, riceveva la luce ritmica del lampione esterno malfunzionante. I polsi di Schiuma erano stati legati con del nastro da imballaggio agli spillatori di birra del bancone. Da uno di questi partiva un tubo di gomma che terminava direttamente nella faringe traumatizzata del povero gestore. Il suo ventre gonfio, più gonfio del solito, denunciava un’indesiderata sbronza architettata da chi non voleva certamente trascorrere qualche ora in allegria con un amico di vecchia data, così, giusto per fare due chiacchiere davanti a una birra. Una serata voluta da amici insistenti fautori di un metodo di tortura birroso e tremendo, ideato per strappare notizie e vite.

Il luppolo usato al posto della macchina della verità. Un waterboarding con la birra, finito male: i professionisti del Crucco – gli angeli della morte – si erano lasciati prendere la mano, passando dalla simulazione di annegamento all’insufflazione birrosa dello stomaco del torturato.

Schiuma non aveva cantato, ed era stato ucciso durante il giorno di chiusura settimanale del suo amato Roxy, mentre ripuliva il locale e sistemava le derrate alimentari per le serate successive. Una morte consona al suo lavoro e al suo stile di vita: affogato nella sua birra. Forse, rivedendosi dall’alto, dal bancone del paradiso, aveva trovato persino divertente e originale la sua morte.

Degli “intubatori notturni” non c’era nessuna traccia… ormai, da ore. Testimoni oculari? Sì, forse uno: il gatto. Ma i gatti, si sa, sono testimoni inaffidabili, pensano solo a mangiare e badano ai fatti propri.

<<… volete sentire una nuova barzelletta?>>

La radio, imperterrita, continuava a tener compagnia al corpo senza vita del povero Schiuma riproponendo la voce del vecchio leader.

* Ministero Gestione Masse

“Wonderland”: il fantastico in tv

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2012 by Michele Nigro

Tempo fa, in un post intitolato “Racconti di fantascienza” di Alessandro Blasetti, scrissi una frase percorsa da una vena di pessimismo: <<Francamente non so se torneranno epoche simili dal punto di vista televisivo: la situazione attuale, facendo zapping tra gli innumerevoli canali del nuovo e tanto esaltato digitale terrestre, non mi permette di sperare in nulla di positivo. Le regole ferree di un mercato televisivo sempre più schiavo dello share (e rappresentativo, purtroppo, dello stato culturale e mentale medio nazionale) non offrono spiragli attraverso cui introdurre certi sperimentalismi…>> Facevo questi cattivi pensieri nel maggio del 2010, in tempi non sospetti, un anno prima circa della messa in onda di “Wonderland”, il magazine settimanale di Rai 4 dedicato al genere fantastico ideato da Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer. Nato come rubrica di supporto alla programmazione cinematografica di Rai 4, in realtà “Wonderland” è un prodotto autonomo e capace di vivere di vita propria, suddiviso generalmente in tre parti principali: la rubrica Mainstreaming, viaggi multimediali tra i nuovi universi del fantastico (a cura di Andrea Fornasiero) in cui vengono segnalate le novità più importanti riguardanti il genere fantastico dal punto di vista cinematografico, fumettistico, televisivo e in alcuni casi, indirettamente, anche dal punto di vista letterario; un’intervista centrale ad attori, registi, scienziati, editori, scrittori, giornalisti, saggisti, astronauti, sociologi…; e a chiudere – last but not least – la rubrica Dizionario del fantastico per un approfondimento delle tematiche principali del genere, adoperando innumerevoli esempi filmici e stuzzicando in tal modo le conoscenze cinematografiche del telespettatore.

Si tratta di un programma che non teme le contaminazioni e le evoluzioni dettate dai tempi; come riportato nella pagina web di Rai 4: <<Wonderland esplora e racconta le mille declinazioni – classiche e contemporanee – di questo multiforme immaginario di genere, in linea con l’attenzione del canale ai linguaggi della postmodernità e alla loro sempre più marcata dimensione multimediale.>>

Elogio della brevità – ogni puntata dura tra i 15 e i 25 minuti – “Wonderland” ha il merito di aver riportato l’attenzione televisiva sul fantastico, spaziando dal genere fantascientifico a quello fantasy e comprendendo i rispettivi sottogeneri. Potremmo definire questo programma di Rai 4 come una sorta di “spot denso” che non ha la pretesa di esaurire in pochi minuti argomenti che a causa della loro complessità avrebbero bisogno di molto più tempo, ma che svolge senza ombra di dubbio una funzione stimolante sugli utenti di un palinsesto, dal mio punto di vista, ancora fin troppo deprimente.

Da “Alba Rossa” alla Rete-Ombra di Obama

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2011 by Michele Nigro

Ogni tanto fa bene rivedere certe pellicole: non tanto per una questione di nostalgia nei confronti di alcuni elementi appartenenti ai ‘tempi andati’, quanto piuttosto per fare autocritica, per realizzare dei confronti tra presente e passato, per delimitare la cultura sociale e politica di un’epoca che oggi, dall’alto del primo decennio del XXI secolo, ci appare inevitabilmente ridicola e anacronistica.

Ho rivisto recentemente il film fantapolitico intitolato “Alba Rossa” (Red Dawn) del 1984 e ho provato la stessa sensazione di quando, alcuni anni fa, ho tentato di rileggere una copia di “Topolino” o quando mi è capitato di rivedere alcune puntate del famoso cartone animato giapponese “Goldrake”: una sensazione di tenerezza mista a imbarazzo. Tenerezza per i legami sentimentali con il periodo storico tirato in ballo; imbarazzo per l’inadeguatezza, la superficialità e la palese ingenuità del messaggio in essi contenuto, ma che all’epoca sortiva l’effetto voluto.

“Alba Rossa” è un classico film patriottardo da guerra fredda in salsa reaganiana: dal punto di vista del pro-americanismo è capace di superare addirittura i film di John Wayne e quelli più recenti di Kevin Costner. Solo che al posto degli illustri attori sopracitati compaiono dei giovanissimi e piuttosto puliti (nonostante i mesi trascorsi in montagna tra guerriglie e attentati compiuti ai danni di sprovveduti comunisti invasori) Patrick Swayze, Jennifer Grey (che rifaranno coppia in “Dirty dancing” ma senza i sovietici) e un Charlie Sheen ‘sbarbatello’ in versione guerriero liceale.

Il film appare tragicamente comico fin dai primi fotogrammi: i paracadutisti degli invasori sovietici, cubani e nicaraguensi non appena toccano terra si accaniscono (sparando, ammazzando, sprecando munizioni e facendo un gran casino) contro un target altamente strategico: un liceo. Ora, tutti noi sappiamo (pur non essendo dei grandi strateghi) che invadendo una superpotenza come gli Stati Uniti d’America tra i punti caldi da controllare, per essere vincenti in tempi rapidi, ci sono senz’altro i licei, gli asili, gli ospizi, le mense dei poveri, le parrocchie e altri luoghi pericolosi, determinanti ai fini della battaglia. La prima vittima causata dall’invasione è nientepopodimeno che – mantenetevi – un professore di storia: categoria pericolosa quella degli storici; personaggi ambigui e guerrafondai sempre col naso tra i libri, pronti a ricordarci date di antiche insurrezioni, vecchie resistenze, guerre dimenticate… Da eliminare subito, senza dubbio. Non bisogna essere dei premi Nobel per capire che il regista ha voluto mandare agli americani dell’epoca un chiaro messaggio socio-politico e culturale che oggi francamente suscita una certa ilarità: difendiamo la nostra cultura, la nostra storia e i nostri giovani. Ma da chi o da cosa? Dalla propaganda comunista, è ovvio, e da un futuro reso incerto dalla costante minaccia sovietica. “Better dead than red” (meglio morti che rossi, cioè comunisti) si diceva negli U.S.A. durante l’oscura epoca maccartista.

Sarebbero tantissimi i punti grossolani di questo film da analizzare, ma non voglio annoiarvi ulteriormente. Dico solo che “Alba Rossa” (insieme a tantissimi altri film tipo “Rambo”, tranne il primo del gruppo che possiede un’anima ed è l’unico a raccontare una storia umana) è lo strumento di una precisa strategia politico-cinematografica: instillare il terrore per i comunisti nella classe media americana (la stessa che oggi, senza aver sparato un solo colpo verso i sovietici, si ritrova senza un tetto e senza un lavoro a causa della cosiddetta ‘recessione’). Anche se da lì a poco la caduta del muro di Berlino e la Perestrojka avrebbero reso inutile lo sforzo ideologico e patriottico di questi bravi registi ‘impegnati’.

Passano gli anni. Cambiano i nemici, mutano gli scenari, evolvono le strategie e le esigenze geopolitiche delle superpotenze sopravvissute. Proprio in questi giorni il Presidente Obama ha annunciato la nascita della Rete-Ombra (ovvero “internet invisibile”): un modo nuovo, incruento e tecnologicamente avanzato per combattere le restanti dittature del pianeta utilizzando il web e le preziose informazioni in esso contenute.

L’attacco alle Torri Gemelle di New York ha rappresentato l’unico momento storico (dopo Pearl Harbor, s’intende) in cui la realizzazione della ‘profezia’ di “Alba Rossa” ci è sembrata vicinissima, intaccando di fatto la presunta inviolabilità del suolo americano: solo che a dirottare gli aerei la mattina dell’11 settembre 2001 non furono i sovietici (ormai ‘estinti’ e storicamente mai stati propensi al suicidio in nome dell’ateismo di stato) bensì un gruppo molto organizzato (bisogna riconoscerlo) di sedicenti musulmani pronti a immolarsi in cambio di alcune decine di improbabili vergini in un illusorio aldilà e di un mucchio di dollari per le loro famiglie nell’aldiquà.

Favorire la ‘primavera araba’ per giocare a carte scoperte e grazie all’aiuto della popolazione locale; fornire ai ribelli informatici del terzo millennio gli strumenti per poter diffondere la verità nascosta dai regimi e per coordinare le azioni eversive verso quelle dittature che bloccano, con la propria arretratezza economica e culturale, l’avanzata del liberismo economico (soprattutto americano) in quella porzione di mondo non ancora adeguatamente inglobata nel sistema commerciale mondiale. Oggi la guerra (e forse non solo oggi) è prevalentemente guerra di conoscenza, guerra di immagini, guerra di informazione. Si abbattono dittature obsolete, sopportate e supportate per troppo tempo, bypassando la censura; si determina l’esito di un referendum utilizzando Facebook, Twitter e YouTube. La rete capta l’insoddisfazione del cittadino magrebino e dello studente italiano. Si fa opposizione utilizzando il web 2.0.

Le piazze reali e quelle virtuali si fondono e coordinano gli sforzi. Si realizzano ‘invasioni dolci’ utilizzando computer portatili e cellulari per l’accesso a reti wireless clandestine. Gli U.S.A. scelgono un’ingerenza da tastiera: un’ingerenza per ‘smanettoni’, molto più difficile da gestire ed eventualmente da prevenire. La rigida contrapposizione dei blocchi Usa-Urss è solo un ricordo che si studia sui libri di storia. Non s’incendiano più le bandiere in piazza ma si preferisce entrare nel libero mercato mandando in esilio i vecchi padri della patria: i ‘fratelli musulmani’ strizzano l’occhio a McDonald’s.

Dallo spauracchio comunista (a cui crede ormai solo Silvio Berlusconi e qualche altro buontempone della sua corte) si è passati all’insurrezione organizzata sui social network; dall’anticomunismo reaganiano di “Alba Rossa” alle ribellioni innescate tramite un internet parallelo e incensurabile. Dopo lo scoppio dell’ ‘ascesso fondamentalista’ (11 settembre 2001) si è passati a una strategia politica ed economica raffinata e preventiva: si aiutano le democrazie in fase embrionale sfruttando via internet l’insoddisfazione popolare. E’ vero: in queste ore stiamo ancora bombardando la Libia con bombe vere, ma il cambiamento della strategia è cominciato. Si avverte. E’ evidente. E’ inevitabile.

«Lo puoi spegnere!»

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2010 by Michele Nigro

“1984”, le intercettazioni

e il dizionario della Neolingua di Berlusconi.

[…] Mentre passava davanti al teleschermo, O’Brien parve colto da un pensiero. Si fermò, si mosse di lato e girò un interruttore sulla parete. Si sentì una sorta di brusco schiocco e la voce si azzittì. Julia emise un gridolino di sorpresa. Quanto a Winston, pur essendo in preda al panico, ne fu così colpito da non riuscire a trattenersi.

«Lo puoi spegnere!» disse.

«Sì» rispose O’Brien, «lo possiamo spegnere. Abbiamo questo privilegio.» […]

(tratto da “1984”, George Orwell)

Un lettore può tornare sui propri passi?

Dopo aver gustato e amato nel corso degli anni autori come Orwell, Huxley, Zamjatin, Boye, Dick, Burroughs, Bradbury e altri, risulta difficile oltre che sorprendente, ora, dover ammettere pubblicamente di voler lodare un certo tipo di controllo. Per anni, paranoicamente, ho seguito in maniera appassionata le distopiche profezie di certi scrittori visionari, le loro esagerate descrizioni di società private dei più elementari diritti sulla privacy ma tutto sommato (credevo!) lontane nel tempo, società proiettate in un futuro in cui io avrei avuto la fortuna di essere già morto. Non avevo capito niente! Anzi, non solo non avevo capito niente perché quelle condizioni sociali erano già state realizzate, ma avevo anche invertito i termini del problema… Il problema non è più il controllo dispotico e asfissiante attuato da un futuristico establishment cinico e opprimente, ma la mancanza di controllo! O meglio, di un certo tipo di controllo. “Chi controlla il controllore?” verrebbe da chiedersi. Non credo ai miei occhi: sto scrivendo di desiderare il Controllo! Voglio essere intercettato! Voglio che il Grande Fratello entri a far parte della mia esistenza; desidero con tutto me stesso sacrificare la mia privacy sull’altare della Giustizia e gridare al mondo intero: “Io amo il Grande Fratello!” Voglio che le mie e-mail, i miei fax, le mie telefonate, le mie connessioni a internet, diventino di dominio pubblico; voglio sostituire le pareti in muratura della mia casa con materiale in plexiglas; desidero essere spiato, catalogato, intercettato, etichettato, criticato, registrato, pubblicato, sputtanato… Voglio prostituirmi sul palcoscenico del gossip! Voglio fare tutto questo e altro ancora, se necessario, pur di continuare a conoscere (e a leggere) i meccanismi perversi di chi, credendo di possedere un consenso bulgaro costruito sulla distrazione delle masse, utilizza il potere esecutivo per scopi personali. Tappando bocche!

Drammatizzazioni a parte. Nessuno vorrebbe vivere nel mondo descritto da Orwell nel romanzo “1984”: la vera discussione riguardante il tempo presente, infatti, dovrebbe orbitare solo ed esclusivamente intorno al privilegio che hanno i potenti, grazie al maxiemendamento sulle intercettazioni studiato dal Governo italiano e in via di approvazione definitiva, di poter “spegnere” il controllo su se stessi ogni qualvolta i Grandi Fratelli della Giustizia e dell’Informazione incappino in contenuti giudiziari scomodi. Questo è il problema! Come ha scritto Roberto Saviano alcuni giorni fa: “…Il terrore che ha il potere politico e imprendi­toriale è quello di vedere pubblicati elementi che in poche battute permettono di dimostrare come si costruisce il meccanismo del potere. Non solo come si configura un reato…”

Ecco che lo stralcio del romanzo “1984”, riportato all’inizio di questo articolo, diventa terribilmente attuale; con la sola differenza che lo stupore quasi infantile (“Lo puoi spegnere!”) manifestato dal protagonista Winston non c’appartiene più. Da questo punto di vista siamo stati svezzati, purtroppo. Tutti sappiamo interiormente, come se fosse un pilastro della cosiddetta “psicologia transgenerazionale” e quindi un elemento stabile del nostro immaginario collettivo, che cos’è il Potere e cosa permette di fare ai potenti che lo detengono. Non ci stupisce il potere in se e nemmeno il fatto che il potente sia in grado di spegnere (nel nostro caso, in maniera ancor più assurda, tramite una regolare “legge” approvata da un regolare Parlamento, eletto con regolari elezioni) l’attenzione sui meccanismi che fanno funzionare il potere rendendolo arrogante e prevaricante; l’unica cosa che ci dovrebbe ancora stupire – come per il cane che si morde la coda – è la mancanza di stupore che alberga permanentemente in questo paese, nella mente assopita delle masse votanti. Le dittature attecchiscono e crescono lì dove c’è una mancanza cronica di indignazione, lì dove si delega per pigrizia…

Il primo passo è stato realizzato: il Potere, con la scusa di voler proteggere la privacy del mio salumiere che utilizza il telefono due volte l’anno (per gli auguri di Pasqua e quelli di Natale), ha deciso come e quando poter intercettare e di conseguenza come e quando pubblicare le intercettazioni sugli organi di stampa.

Il secondo passo da realizzare, non meno importante del primo, sarà quello di pubblicare (distribuendola gratuitamente in tutte le redazioni giornalistiche della nazione) la prima edizione del Dizionario della Neolingua a cura di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Si tratterà di un prezioso compagno di scrittura, un volume necessario da utilizzare costantemente e da tenere sulla propria scrivania insieme alla foto dei figli, grazie al quale i giornalisti, durante le rare volte in cui potranno ancora scrivere notizie riguardanti i Potenti, saranno in grado di scegliere le parole giuste da inserire nei loro articoli. Senza offendere nessuno con notizie calunniose. Ecco che alcune parole per noi normali tra non molto verranno sostituite da parole o espressioni equipollenti:

-la parola “corruzione” sarà sostituita dall’espressione “proficua intesa su inutili cavilli legali”

-“prostituzione” diventerà “proficua intesa su inutili cavilli sessuali”

-“indagine” si trasformerà in “storia alternativa e fantasiosa su cittadini onesti e perseguitati”

-“intercettazione” diventerà “momentaneo guasto delle linee telefoniche”

-“tribunale” sarà “dopolavoro per avvocati”

-“magistrato” sostituita con “diversamente giudice”

-“avviso di garanzia” con “pubblicità nelle cassette postali”

-“cimice” con “insetto”

-“comunista” con “diversamente italiano”

-“gara d’appalto” con “corsa tra palazzi in costruzione”

-“sesso” con “scambio consensuale di liquidi umorali”

-“reato” con “maldicenza”

-l’espressione “bloccate la trasmissione Annozero perché parla male di me!” sarà sostituita da “elaborate valide alternative culturali in caso di improvvisi e per nulla prevedibili buchi nel palinsesto televisivo”…

…E così via!

(Articolo pubblicato anche su Giornalettismo.com)

I comunisti mangiano i bambini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 12 maggio 2010 by Michele Nigro

“I comunisti mangiano i bambini”

(omicidio politico in salsa splatter)

Quella serata era stata pensata con semplicità.

L’atmosfera calda e impenetrabile della villa di Arcore, una cenetta accompagnata da una buona annata con cui pasteggiare, gli amici di sempre: Fedele Confalonieri non s’era lasciato sfuggire l’occasione di riproporre sul pianoforte della sala da pranzo uno dei cavalli di battaglia di Charles Trénet; Mariano Apicella ascoltava sul divano con la sua immancabile chitarra tra le mani in attesa di poter cantare in onore del padrone di casa; Marcello Dell’Utri, apparentemente isolato, era intento a valutare meticolosamente uno dei costosi incunaboli da poco acquistati dal Cavaliere presso un noto libraio di San Pietroburgo, amico della famiglia di Putin… Non distante, in una “zona rosa” della sala, Veronica, bella più che mai, discuteva su questioni estetiche con le altre mogli intervenute al seguito.

Sua “Emittenza” Silvio Berlusconi, comodamente seduto su uno dei sofà, si godeva il quadretto sorseggiando un ottimo rosato e pensava in cuor suo di meritare una serata come quella. Soprattutto dopo le ultime fatiche parlamentari causate dagli immancabili scontri sull’approvazione del “Lodo Alfano – quater”, grazie al quale le più alte cariche dello Stato avrebbero potuto “agevolare” gli appalti e sovvenzionare ufficiosamente le imprese industriali di amici e parenti, senza dover subire la noiosa gogna di una certa “magistratura rossa” sempre a caccia di cavilli illiberali.

“Uso criminoso” della legge! Uso criminoso… Uso criminoso… Usava spesso, durante i suoi discorsi, questo binomio: “uso criminoso”.

“Signore e Signori, la cena è servita!” – annunciò morbidamente il maggiordomo.

Gli ottimi piatti, elegantemente gustati dai convitati, non rubarono neanche per un attimo la scena al Cavaliere che, come al solito, tra un boccone e l’altro, elargiva sketch e barzellette come se fossero caramelle, accompagnate dalle risate d’ufficio degli amici che, conoscendolo da una vita, sapevano già che non avrebbero potuto evitare assolutamente l’appuntamento con l’umorismo da crociera del Primo Ministro.

“Veronica! Consentimi di dirti in presenza dei nostri comuni amici – cominciò Berlusconi un piccolo sermone postprandiale coinvolgendo la first lady – che questa sera il nuovo cuoco che hai scelto dopo numerose e accurate ricerche da te personalmente effettuate, ha superato sé stesso e vorrei conoscerlo…”

L’applauso di Confalonieri fu spontaneo e contagiò immediatamente gli altri invitati.

Veronica Lario fece un cenno al maggiordomo che si diresse subito verso la cucina della villa di Arcore per comunicare al nuovo cuoco l’apprezzamento del Cavaliere e per invitarlo ad entrare nella sala da pranzo e consentire così al suo datore di lavoro di esprimere direttamente il piacere provato durante le varie portate.

“Avrei voluto coinvolgere anche il resto della mia famiglia in questa cena, ma la mia segretaria non è riuscita a mettersi in contatto con i miei figli, nonostante le ripetute telefonate sui loro cellulari e presso le loro abitazioni…!” – ammise un po’ dispiaciuto il Capo del Governo italiano, forse perché bisognoso di avere la propria famiglia tutta riunita dopo lo stress politico accumulato a Roma durante le ultime settimane.

“Anch’io ho cercato di contattarli – intervenne diplomaticamente Veronica – ma lo sai come sono fatti… Avranno approfittato del weekend per portare i bambini sulla neve!”

“Abbiamo una villa a Courmayeur…” – riprese quota il Cavaliere.

“Quella dove hai ospitato anche Putin?” – interruppe Dell’Utri.

“Esattamente!… E ogni tanto i miei figli, che adorano sciare molto più di me, vanno lì per qualche giorno insieme ai miei adorati nipotini…” – spiegò Berlusconi agli amici mentre sull’entrata della sala da pranzo si era silenziosamente materializzata, come se fosse stato un fantasma, la figura stranamente smilza e vestita di bianco del cuoco che, con uno sguardo mefistofelico e osservando uno ad uno i volti dei commensali, non appariva per niente intimidito dall’imminente incontro con uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo.

“Venga avanti! – disse risoluto il Cavaliere – Mia moglie ha fatto un grande investimento, assumendola…”

“Grazie Signor Primo Ministro! Mi chiamo Michel ed è un vero piacere per me poter cucinare nella villa di Arcore…” – affermò placidamente il cuoco di origini francesi.

“È stato tutto veramente ottimo, – incalzò Berlusconi – ma il piatto che mi ha, come dire, rianimato i sensi è stato senz’altro il secondo piatto a base di carne…”

“Sapevo che le sarebbe piaciuto!” – rispose il cuoco adottando un’espressione impropriamente diabolica per l’occasione.

“Posso sapere qualcosa di più su quel piatto? Non che m’illuda di poterlo cucinare da solo, è ovvio…!” – chiese sorridente Berlusconi, mentre già immaginava le battute dei comici di sinistra sul “Presidente-Cuoco”, dopo quelle ampiamente sopportate in passato sul Presidente-Operaio e sul Presidente-Vigile del Fuoco…

“Senz’altro Cavaliere: si tratta di Entrecôte à la bordelaise, un secondo piatto di inequivocabile origine francese a base di carne a cui, però, …eh, eh, eh!… sono riuscito a dare un tocco di classe estremamente personale! Oserei dire… ideologico!” – il cuoco cominciava a parlare in modo strano e ad assumere un tono confidenziale nei confronti del Cavaliere Berlusconi.

“E quale sarebbe questo tocco?” – chiese Berlusconi che ancora non aveva perso il suo solito sorriso a trentadue denti.

“Al posto del taglio più tenero del manzo ho usato un altro tipo di carne… Una carne che le sarebbe dovuta risultare familiare già dopo il primo boccone… Ma lei era troppo preso dalle sue stupide barzellette e dal suo squallido sarcasmo da night club, per accorgersene…” – il cuoco cambiò tono ed espressione con la rapidità di un camaleonte.

“Ma cosa sta dicendo questo lurido idiota!? – urlò Berlusconi alzandosi dalla sedia – Di che carne si tratta?”

“Della carne dei suoi adorati… nipotini!” – rispose il cuoco senza mezzi termini e tra il raggelato stupore degli invitati che saltando sulle proprie sedie non attesero molto prima di abbandonarsi a dei comprensibili conati di vomito.

Veronica ormai priva di sensi e soccorsa da quei pochi amici non ancora svenuti, non poteva più ascoltare le lucide spiegazioni del sanguinario cuoco che lei stessa aveva fortemente voluto nella cucina della villa.

“Ora sei uno di noi! Ah, ah, ah!” – rise inumanamente il cuoco mentre osservava Berlusconi inginocchiarsi disperato – “Sei anche tu, da questo momento, un comunista che mangia i bambini! Ah, ah, ah!”

“Maledetto cuoco bolscevico!” – Berlusconi tentò un’ultima reazione politica.

“E morirai COMUNISTA!” – rispose in maniera lapidaria il cuoco estraendo una pistola tenuta nascosta sotto il grembiule da cucina.

“Io c’ho la maggioranza!”

“Muori!”

“Il popolo m’ha eletto!”

“Schiatta!”

“Io c’ho la Fininvest!”

“Fottiti!”

“Io ho fatto Milano 2!”

“Crepa!”

“Cribbio!”

Un unico ed inesorabile colpo di pistola attraversò il cranio asfaltato del Cavaliere.

(m.n.)

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La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

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