Archivio per fantasy

Insinuazioni bibliche su “Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2014 by Michele Nigro

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Insinuazioni bibliche su

“Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma”

(le misteriose nascite di Gesù il Nazareno e Anakin Skywalker)

La saga fantascientifica di “Guerre Stellari” possiede una struttura eterogenea e attinge elementi da varie fonti; in particolare è disseminata di riferimenti biblici velati o palesi: le frequenti ambientazioni desertiche in ricordo del “deserto dei padri” di origine veterotestamentaria e il deserto come luogo di ricerca spirituale silenziosa, di isolamento e di espiazione, di passaggio, di sospensione storica e di attesa (ad es. il vecchio “Ben”, Obi-Wan Kenobi, in “Star Wars Episodio IV – Una nuova speranza”); l’aridità del pianeta Tatooine, e le sue abitazioni povere, ricordano alcune zone della Palestina ai tempi di Gesù il Nazareno; l’Impero Galattico di Darth Sidious è molto simile all’Impero romano di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto; Coruscant è come Roma caput mundi, o sarebbe meglio dire caput universi, con tanto di Senatus Populusque Romanus in versione galattica… Numerosi anche i riferimenti alla cultura religiosa cristiana: ad esempio l’organizzazione dei Cavalieri Jedi ricalca in molti punti quella monastico-spirituale di certi ordini religiosi cavallereschi (o religioso-militari) appartenenti alla nostra cristianità medievale (anche se le spade laser dei Jedi ricordano di più le katana, le tradizionali spade giapponesi utilizzate dai samurai). L’obiettivo di George Lucas non è stato certamente quello di riproporre in chiave science fantasy la storia contenuta nella Bibbia (lo dimostra il fatto che nella saga convergono, come già ricordato, più elementi eterogenei, non solo di natura biblica, provenienti da culture e tempi differenti, e da fonti letterarie e cinematografiche differenti), ma di sicuro ha, per così dire, “preso in prestito” alcuni elementi di origine biblica. Il più importante dei quali è contenuto nel primo film della trilogia prequel intitolato “Star Wars Episodio I – La minaccia fantasma” che, come gli estimatori della saga sanno, affronta in maniera approfondita, a distanza di circa vent’anni dalla proiezione nei cinema degli episodi IV, V e VI, i fatti “storici” e le vicissitudini personali dei protagonisti che sono alla base delle avventure descritte di seguito nella cosiddetta “trilogia originale”.AnakinShmi
In “Star Wars Episodio I” la madre del piccolo Anakin Skywalker, Shmi Skywalker, confida al maestro Jedi Qui-Gon Jinn che Anakin non ha un padre, che il suo concepimento è stato un inspiegabile miracolo, frutto presumibilmente della cosiddetta Forza, un’energia onnipresente che pervade e sostiene l’intero universo, e ad opera dei midi-chlorian di cui si dirà tra breve. La scienza ha fornito un nome poco romantico a questo fenomeno presente in natura tra alcune piante e animali: partenogenesi, ovvero riproduzione verginale, quando lo sviluppo dell’uovo avviene senza che questo sia stato fecondato.
Dice Shmi:

<<Non c’è stato un padre.
Io l’ho portato in grembo, l’ho fatto nascere, l’ho cresciuto.
Non so spiegare cos’è successo…>>

Questo evento straordinario non può non richiamare alla mente il dogma religioso, citato nella Bibbia, riguardante il cosiddetto concepimento verginale di Gesù da parte di sua madre Maria, scelta da Dio per mettere al mondo il proprio tumblr_m50xvc0XXf1rpl92qfiglio. Le differenze tra i due concepimenti, a ben vedere, sono irrilevanti (i recenti avvicinamenti, confermati più dalla scienza che dalla religione, tra spiritualità e meccanica quantistica ci suggeriscono un’interessante indistinguibilità tra il concetto di “divinità” tipicamente intesa e quello di energia “intelligente”): in entrambi i casi le cause del concepimento, in un certo modo, sono “conosciute”. Il Dio degli Ebrei e la Forza nella saga di “Star Wars” sono punti di riferimento insostituibili nella concezione dell’universo e comunemente accettati. Nel caso della Forza, però, interviene anche una sorta di spiegazione scientifica a supporto della struttura mistica che caratterizza la fede dei Cavalieri Jedi: i midi-chlorian, forme di vita microscopica che vivono intumblr_inline_mzm5ltF1sj1r2ai2c simbiosi all’interno delle cellule di tutti gli esseri viventi e che permettono la percezione della Forza, come se fossero una specie di ponte tra gli esseri viventi dell’universo e la Forza stessa, la connessione tra la mente di un individuo e la Forza. I mistici di tutte le religioni del nostro mondo, non possedendo i midi-chlorian inventati per la saga di “Star Wars”, hanno dovuto affidarsi ad altri “ponti”, sviluppando altre facoltà spirituali meno fantasiose ma altrettanto portentose. In comune tra i Cavalieri Jedi e i nostri mistici vi è l’annullamento del pensiero in favore della percezione. Come insegna il maestro Qui-Gon Jinn ad Anakin:

<<Senza i midi-chlorian non esisterebbe la vita, e noi non saremmo consapevoli della Forza. In ogni istante essi ci parlano, comunicandoci il volere della Forza. Quando imparerai a placare la mente, sentirai che ti parlano.>>

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Salerno Comicon 2013

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 5 ottobre 2013 by Michele Nigro

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(fonte notizia qui)

Abbiamo triplicato le sedi del Festival! Oltre al Complesso di Santa Sofia ed il Teatro Augusteo, dove si svolgerà il Comicon Cosplay Challenge, in collaborazione con gli Otaku Garden, avremo a disposizione anche la splendida sede della Chiesa dell’Addolorata!

Non mancheranno ospiti, incontri e mostre, oltre ad un programma di eventi che si allarga a tutta la città di Salerno.

Come prime anticipazioni annunciamo il primo ospite, Alessandro Rak, a cui sarà dedicata una mostra ed incontri con studenti ed appassionati. Inoltre saranno presenti, dopo il successo riscosso a Napoli COMICON 2013, i ragazzi della The Jackal, che incontreranno il pubblico sabato 30 novembre. Come sempre sarà nutrita la squadra di autori salernitani e campani in mostra, tra cui Bruno Brindisi, Daniele Bigliardo, Giuseppe De Nardo, Giuliano Piccininno, Luca Raimondo, Luigi Siniscalchi e tanti altri, con l’esposizione “Trumoon”, dedicata all’omonima e storica fanzine-rivista di fumetti.
Un’altra iniziativa culturale, è la mostra e la presentazione del nuovo Calendario 2014 della Scuola Italiana di Comix, che quest’anno annovera anche alcuni nomi importanti come Giuseppe Palumbo, Lucio Parrillo, Paolo Barbieri, Roberto De Angelis, e molti altri.

Inoltre un’ampia Area sarà dedicata al mondo del gioco e del videogioco, con tornei, dimostrazioni ed incontri grazie al coinvolgimento di Associazioni di giochi di ruolo dal vivo, che evocheranno avventure fantastiche e coinvolgenti per il pubblico.

PREZZO: 5,00

ORARI
Venerdì 29 novembre: dalle 15:00 alle 22:00
Sabato 30 novembre: dalle 10:00 alle 22:00
Domenica 1 dicembre: dalle 10: alle 22:00

«Difendere la Terra di Mezzo». Il libro di Wu Ming 4 su Tolkien

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , on 12 settembre 2013 by Michele Nigro

«Difendere la Terra di Mezzo». Il libro di Wu Ming 4 su #Tolkien uscirà in autunno

Leggo su Giap (il blog di Wu Ming) e con piacere diffondo la notizia…

Si intitolerà Difendere la Terra di Mezzo e uscirà per i tipi della casa editrice bolognese Odoya, in autunno. E’ un libro che fa tesoro del lavoro e del dibattito prodotto su Giap nel corso degli ultimi tre anni. Wu Ming 4 ha raccolto i suoi scritti su Tolkien pubblicati sul blog, li ha rielaborati, allungati, rivisti, e ne ha aggiunti altri completamente nuovi. Ne è uscito un saggio diviso in due parti: la prima riguarda il fenomeno letterario; la seconda tratta invece la poetica di Tolkien, entrando nel merito dei testi, con particolare attenzione per gli Hobbit (ma non solo).

Possiamo già anticipare che non si tratta di un libro per specialisti, bensì di un testo divulgativo, che si propone di fare un buon servizio al lavoro dei più ferrati studiosi anglosassoni e italiani, cercando comunque il confronto diretto con le pagine tolkieniane.

In anteprima ecco l’Indice del volume:

PREMESSA: dove il sole non tramonta mai

PRIMA PARTE: Spettri di Tolkien

– Cap. I. Nascita e destino di un fenomeno letterario (1937-1973).

– Cap. II. L’eredità impossibile: Tolkien dopo Tolkien.

– Cap. III. Il grande gioco, il mito, il linguaggio: una teoria non letteraria della letteratura.

INTERMEZZO: Made in Italy

– Cap. IV. Tradizioni, traduzioni e tradimenti: i simbolisti all’opera.

SECONDA PARTE: Le pagine e il paesaggio

– Cap. V. Hobbit e habitat: il giardiniere costante.

– Cap. VI. Hobbit ed ethos: il perfetto gentilhobbit.

– Cap. VII. Un dialogo nel Riddermark: mitopoiesi, etica, rinnovamento.

POST SCRIPTUM: lacrime e sorrisi

FONTE DELLA NOTIZIA: «Difendere la Terra di Mezzo». Il libro di Wu Ming 4 su Tolkien uscirà  in autunno.

Giuliano Brenna recensisce “Call Center”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 maggio 2013 by Michele Nigro

Giuliano Brenna, cofondatore insieme a Roberto Maggiani del sito letterario La Recherche.it, ha recentemente pubblicato una recensione al mio racconto social fantasy “Call Center”.

Segue un breve stralcio:

<<… Il protagonista, in un fitto dialogo fra sé ed un sé più profondo, che in corsivo gli parla sottolineando le brutture del sistema, va all’origine del sistema stesso, scende nel profondo dell’edificio che ospita il famigerato Call Center e nel mentre scende anche nel proprio profondo a trovare la risposta che gli preme. In un crescendo in bilico tra Kafka e Matrix il protagonista giunge alla radice del male, la quale sembra essere solo una delle numerose ramificazioni di una immensa ragnatela che ha inesorabilmente catturato l’uomo…>>

[la recensione qui presentata si riferisce alla prima edizione del racconto pubblicata nel 2013, non più disponibile; per leggere la seconda edizione (2018) “Call Center – reloaded”, andate qui!]

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In copertina: foto di Nigricante©2018; titolo: “Firestarter 2.0”

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Ottocento Fantastico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 maggio 2013 by Michele Nigro

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E’ in preparazione il n. 13 di IF (Giugno 2013), dedicato all’OTTOCENTO FANTASTICO. 
La rivista ha 128 pagine, costa solo € 8 ed è acquistabile presso l’editore Solfanelli (Chieti) o in abbonamento postale (€ 30 per quattro numeri).

In questo numero un omaggio a E.T.A. Hoffmann e i seguenti interventi:

Maria Teresa ChialantIl ritratto e la cornice
Riccardo VallaIl viaggio spaziale nella prima fantascienza
Marco Lauri“Io avrò fatto l’uomo”: Nievo tra i precursori della SF
Giuseppe PanellaMaupassant. La fascinazione dell’altrove
Romolo RunciniL’irrazionalismo fantastico nel dottor Jekyll di Stevenson
Michele MartinelliFantastico e avventuroso in Emilio Salgari
Gianfranco de TurrisTradizione o tentazione fantastica italiana?
Morena CorradiIl fantastico nelle riviste milanesi dell’Italia post-unitaria
Errico PassaroTre collane storiche specializzate nell’Ottocento fantastico
Walter Catalano“Bitter” Bierce. Da solo in cattiva compagnia
Max MilnerIl vampiro di Nodier dal romazo al melodramma
Carlo MenzingerL’evoluzione del vampiro ottocentesco
Carlo BordoniDonne vampiro. Le sorelline di Carmilla

Le rassegne:   
Claudio AsciutiPikadon. Emergenze nucleari in Giappone
Arielle SaiberI dischi volanti non sbarcano a Lucca. Storia della SF italiana
Valerio EvangelistiSinistre presenze. Nuove mappe dell’orrore
e le consuete recensioni…

IF Rivista dell’Insolito del Fantastico, diretta da Carlo Bordoni:

direzioneif@hotmail.com

Harry Potter e il Dono dell’inconsistenza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 febbraio 2013 by Michele Nigro

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Lo ammetto: non ho letto neanche un libro della Rowling sulla faccenda del maghetto, quindi vi comprenderò se mi etichetterete come “il solito snob”, “quello che giudica senza aver letto” o utilizzerete nei miei confronti insulti simili. Me li meriterò! Ammetto, però, di aver visto in compenso tutti i film tratti dai romanzi fantasy della fortunata scrittrice britannica. Non nascondo, infatti, che possano costituire una valida forma d’intrattenimento serale, quando fuori piove e non hai di meglio da fare o da vedere e il bambino che è in te reclama la sua dose di svago disimpegnato. Ieri sera, dopo aver visto finalmente la seconda parte dell’ultimo capitolo della saga – Harry Potter e i Doni della Morte -, sono stato costretto a confermare la sensazione che mi attanaglia fin da quando ho visto la primissima trasposizione cinematografica della saga: Harry Potter e la pietra filosofale. Una sensazione che potrebbe essere tradotta in una semplice domanda: dov’è la consistenza narrativa della saga di Harry Potter? Direi che non c’è mai stata, e non per una svista della Rowling, bensì per una sua scelta ponderata (quasi scientifica), ripresa in seguito dalla regia delle altrettanto fortunate riduzioni cinematografiche. Qualcuno di voi potrebbe smontare le mie considerazioni dicendo: “Non lo hai letto, quindi stai zitto!” oppure “Mostro che non sei altro, che cosa ti aspettavi da una serie di libri destinati ai ragazzini?” È vero, in più c’è l’aggravante che chi come me ha ricevuto un “imprinting tolkieniano”, difficilmente si adatta a forme più elementari di fantasy. “Elementari” non in senso dispregiativo. La cosmogonia ideata dalla mente e dalla penna del professore di Oxford resta, almeno finora, insuperata e tutte le scritture fantasy venute dopo “Il Signore degli Anelli” sono rami appartenenti, direttamente o indirettamente, in maniera cosciente o inconsapevolmente, al grande e massiccio tronco tolkieniano. E questo la Rowling lo sa! Basti il solo esempio delle analogie riscontrabili tra il personaggio di Albus Silente e quello del mitico Gandalf (i doppiatori italiani non si sono sforzati nemmeno di dare ai due maghi due voci differenti!).

Che sia un’inconsistenza attribuibile ai soli film? Ovvero causata dai tagli nella sceneggiatura ad opera della Warner Bros. e per motivi di lunghezza della pellicola? Non avendo letto i libri (e soprattutto non avendo letto la sceneggiatura originaria) spererei in questa ipotesi, ma una voce dentro di me dice che così non è. Il problema principale della saga di Harry Potter, al di là della responsabilità degli sceneggiatori della casa cinematografica, è che non possiede una trama; o meglio c’è un abbozzo di trama ed è il seguente: “Harry Potter odia Lord Voldemort, e il sentimento è reciproco.” Punto. Tutto il materiale (narrativo e fantastico) che ruota intorno a questa noiosa fissazione è solo abbellimento utile a riempire i sette libri pubblicati nei dieci anni tra il 1997 e il 2007. Non c’è una quest, un viaggio iniziatico; non c’è una fase preliminare che predisponga il lettore-spettatore a una storia importante, non c’è una morale di base necessaria a spingere i personaggi verso scelte difficili da prendere: tutto è abbastanza automatico, meccanico, morbido anche dinanzi a temi come la morte (dovuto al fatto, presumo, che il pubblico da non traumatizzare sia costituito da bambini-ragazzini, gli stessi che navigando in internet conoscono, più di un adulto, i particolari macabri della guerra civile in Siria); tutto è come se fosse predigerito, slegato, già appreso, ripulito, inconsistente come la cultura media delle generazioni a cui il prodotto è rivolto. Le varie scene sembrano avere la stessa tonalità emotiva, lo stesso tipo di tensione, anche quando non succede niente. Gli stessi protagonisti – tanto carini! – sono asettici, quasi freddi, molto Brits, dotati di self control al limite dell’umano, sono in gamba (a volte troppo!) ma al tempo stesso sprovvisti di spessore, e quando nel contesto viene calato dall’alto qualche momento di naturale imbranataggine, sembra fatto apposta per interrompere il piattume perfettino; la loro caratterizzazione, pur essendo spinta dall’autrice e dagli sceneggiatori, rimane sostanzialmente timida e impersonale anche nei momenti clou, e i nostri piccoli eroi si muovono in bolle precostituite che raramente offrono occasioni umanizzanti. I cattivi risultano essere innocui anche quando raggiungono l’acme della loro cattiveria e i buoni non suscitano commozione nemmeno durante quei frangenti in cui l’emotività dovrebbe farla da padrona. Non si percepiscono né rischio, né insicurezza. La morte sembrerebbe essere uguale alla vita.

Solo verso la fine la Rowling – abbandonando finalmente il famigerato motto british “Niente sesso, siamo inglesi!” e accorgendosi che i suoi personaggi, pur essendo inventati, sono in preda a una sacrosanta tempesta ormonale di stampo adolescenziale e reclamano un po’ di vita – introduce timidamente, tenendo sotto controllo con la coda dell’occhio i movimenti di un fantomatico Moige britannico, l’elemento “bacio”. Senza per questo pretendere fin dal primo libro-film la descrizione minuziosa, ad esempio, di scene di sesso sfrenato tra quella serpe di Severus Piton, ovvero la versione stregonesca di Renato Zero, e la gelida vicepreside Minerva McGranitt che sotto le coperte si riscopre donna, prima ancora che maga: si tratta pur sempre di professionisti seri e calati nel loro importante ruolo di integerrimi educatori delle giovani leve di maghetti. Anche se, volendo essere sincero, nell’elemento “bacchetta”, usato per par condicio (o per “invidia penis” direbbero i maliziosi) anche dalle maghette, ho sempre voluto leggere un riferimento subliminale a una sorta di “virile potenzialità” non per forza collegabile, come vi sarà sembrato, a ben precisi “oggetti anatomici” di natura maschile. O forse sì… Già in alcuni cartoni animati della Disney, in passato, vennero introdotti elementi sessuali subliminali in fotogrammi indirizzati a un pubblico infantile. Il binomio genere fantasy-sesso non è una novità per l’ovattato e fatato mondo dell’animazione, non vedo perché non possa riguardare anche i film di Harry Potter. Anche se in questo caso più che di subliminale bisognerebbe parlare di involontarie (?) strizzatine d’occhio.

Scherzi (e goliardiche supposizioni) a parte. La Rowling – questo è ciò che si evince, ripeto, dalla sola visione dei film – è stata brava a far passare come “storia” una serie di elementi collegati tra di loro in maniera schizofrenica, forse per coprire la mancanza di profondità narrativa: il fattore vincente della saga è dato dall’uso di simboli ed elementi non uniti da un collante, ma che risultano intriganti e divertenti agli occhi dei fanciulli e delle fanciulle a cui il prodotto filmico è destinato. È vero che il processo di traduzione-trasposizione-tradimento è quasi sempre di tipo conflittuale, ma a volte, da spettatore rompiscatole della saga filmica di Harry Potter, mi sono chiesto perché un’azione positiva che poteva essere compiuta prima per evitare il peggio, non è stata compiuta: è come se i personaggi vivessero a scatti, senza una logica fluida; è come se le loro decisioni (e le idee della Rowling) fossero rinchiuse in camere a tenuta stagna e solo all’apparenza facenti parte di un tutt’uno omogeneo. Gli innumerevoli “vuoti” narrativi esistenti tra una scena e l’altra, e compensati da simboli stupefacenti calati dal nulla; i “salti” scenici come se i giovani lettori-spettatori sapessero già tutto e dessero per scontate cose che ai miei occhi di “vecchio” tolkieniano ritardato avrebbero dato sostanza all’avventura; gli spostamenti fisici dei personaggi che a volte sembrano collocati nella storia come espedienti per interrompere la noia di una trama apparentemente complessa ma in realtà inesistente; i silenzi e le pause che nella mente del regista dovrebbero donare mistero e magia all’esile trama; tutti questi aspetti confermano invece l’inconsistenza della struttura, rendendo banale e frammentato il messaggio, ammesso che ci sia, contenuto nei libri. È come se la Rowling (o il regista) avesse avuto paura di raccontare veramente, rischiando fino in fondo, e avesse voluto concentrarsi solo sulla voglia di stupire e di aggiungere immagini suggestive ad altre immagini, camuffandole da elementi importanti. Un’inconsistenza che piace, a quanto sembra, e che ha determinato la fortuna economica della Rowling prima e in seguito anche della macchina cinematografica che non poteva lasciarsi sfuggire un’occasione grassa come questa.

I film di Harry Potter sono piacevoli e belli da vedere, gli effetti speciali sorprendenti, i paesaggi mozzafiato, la verosimiglianza degli elementi fantastici è da manuale. Non mancano le occasioni di riflessione su argomenti solidi: l’importanza della famiglia, l’amore, il dolore causato dalla perdita di un proprio caro e la condizione dei bambini adottati, l’amicizia, la solitudine di chi è costretto a ricevere un’eredità scomoda, la fedeltà, il rispetto per gli adulti e per l’istruzione, la responsabilità, il valore degli anziani, la curiosità e l’importanza di saperi antichi e dimenticati (come la criptozoologia e l’alchimia) che la saga ha il merito di riproporre ai giovani lettori, il coraggio nell’affrontare con determinazione chi ci odia…

Ma è il modo in cui questi fattori interagiscono tra di loro che mi ha lasciato perplesso, almeno stando alla visione dei film tratti dai romanzi. È come se, incredibile a dirsi, a questi film mancasse un certo tocco “magico”!

Questo, però, è solo il giudizio di un “vecchio” babbano.

 

La Signora degli Anelli e la Compagnia degli Anoressici

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 ottobre 2012 by Michele Nigro

La Signora degli Anelli

e

la Compagnia degli Anoressici

E così anche nella Contea giunse la tanto attesa stagione estiva.

Gli alberi ricolmi di frutta matura, i fiori colorati e l’erba alta pullulanti di insetti svolazzanti e felici, i branchi di cavalli atletici e liberi di correre nelle radure intorno a Snelliville, i campi di mais e le grandi pannocchie pronte per essere raccolte, bollite, imburrate e mangiate… Tutta la natura, tutto ciò che esisteva nella Contea durante quel rigoglioso periodo dell’anno, era un omaggio alla bellezza, alla salute. Al sesso.

Il mondo intero, avvolto dal nuovo tepore che allontanava, dopo le prove primaverili, il lungo freddo invernale, sembrava avere in mente una sola cosa: piacersi e piacere in vista di un immenso e stagionale accoppiamento globale.

Froda, davanti allo specchio di casa Bacon, osservava avvilita il suo enorme fondo schiena e i suoi fianchi rotondi e mollicci, degni di un rimorchiatore dei Porti del Nord. Froda era una delle ragazze meno avvenenti del villaggio e la vacanza presso le colonie estive dei Mari Interni della Terra di Mezzo si avvicinava inesorabilmente. Anche quell’anno avrebbe sfigurato sulle spiagge della bellezza standardizzata, anche quell’anno i ragazzi e le ragazze della feroce Compagnia degli Anoressici (anoressici se confrontati con le sue forme!) l’avrebbero presa in giro dal primo fino all’ultimo giorno di vacanza. E lei, mentre toccava con le mani il grasso che adornava le sue cosce sproporzionate, sapeva benissimo che non avrebbe potuto farci proprio niente. Doveva andare così: era il suo destino intrappolato in un corpo sbagliato.

“Il mio tessssoro!” ripeteva spesso il buon Gollum – l’unico che apprezzava Froda per come era – ogni volta che avvicinandosi silenziosamente da dietro le prendeva in mano le grosse tette agitandole nell’aria. Gollum era un altro disadattato di Snelliville: guida turistica nella Terra di Mezzo durante il giorno e di notte impiegato in un sexy shop della Contea, nutriva una particolare e per certi versi patologica predilezione per il sesso con donne di “robusta costituzione”. Froda era la sua diva.

“Non vedi come ti sei ridotto stando con me!?” gli chiedeva spesso Froda, stupendosi per l’immutata passione sessuale che Gollum nutriva nei suoi confronti. Lei non amava Gollum: provava per lui un affetto amichevole e lo usava per soddisfare le proprie fantasie erotiche, per troppi anni seppellite sotto un rispettabile strato di tessuto adiposo. Se avesse avuto un altro corpo avrebbe potuto conquistare uno dei ragazzi della Compagnia degli Anoressici, uno di quelli che puntualmente durante il periodo estivo la insultava per il suo aspetto fisico: l’amore, si sa, sceglie sempre strade difficili e le semplici gioie a nostra disposizione passano il più delle volte inosservate, proprio perché facili da raggiungere o addirittura già raggiunte e quindi inflazionate.

“C’è solo un modo per cambiare le cose!” disse risoluta Froda rivolgendosi all’ingenuo Gollum.

“Ma tu mi piaci per come sei, Froda!” rispose il povero Gollum lasciando i seni della ragazzona in balia della forza di gravità.

“Devo farlo per me!” mentì Froda, pregustando il momento in cui, finalmente snella e tonica come una statua greca, avrebbe sottomesso sessualmente il Principe GranCasso, leader incontrastato della Compagnia degli Anoressici ed erede legittimo del Gran Mandrillato della Terra di Mezzo.

“Ma tu sei il mio tessssoro!” insisteva Gollum.

“Piantala di ripetere sempre la stessa cosa e cercami piuttosto il sito web della Signora degli Anelli…!” ordinò Froda.

“Sei impazzzzzzita?” chiese allarmato Gollum mentre guardava esterrefatto la sua dolce farfallina obesa.

“Lo so che è una maga pericolosa e che in pochi sono tornati dai Boschi della Fibra Vegetale per raccontarlo… Ma devo tentare!” rispose quasi in lacrime Froda, rivestendosi. “Lei è l’unica custode e padrona dell’Anello Bruciagrassi… Un anello magico capace di far scomparire decine e decine di chili, nel giro di poche ore, a chiunque lo porti!”

“Non te lo presterà mai!” disse Gollum sconfortato.

“Lo so… Ma devo provarci!”

“Ma tu mi piaci per…!”

“E basta! Che rottura… Sono io che non piaccio a me stessa! Va bene?”

“Il castello della Signora degli Anelli si trova nella regione dei Boschi della Fibra Vegetale, in cima al Monte Fiato, così denominato per il fiato corto che provoca in chiunque tenti di scalarlo…” l’informò Gollum.

“La cosa non mi spaventa!” rispose Froda.

“E poi vedila in questo modo: già il fatto di scalare il Monte Fiato ti farà bruciare qualche etto di grasso!” disse Gollum pensando di essere spiritoso.

“Fottiti! Masturbatore, cicciofilo, maniaco sessuale, fallito che non sei altro!” sentenziò Froda mentre cominciava a preparare la bisaccia per il viaggio impegnativo verso il Monte Fiato.

La Signora degli Anelli, abitante millenaria del Castello di Weight Watchers sul Monte Fiato, era così denominata per via dei Venti Anelli Magici – uno per ogni dito delle mani e dei piedi – che indossava perennemente: uno di questi, il famigerato Anello Bruciagrassi, le procurava da secoli un aspetto invidiabile. Il suo corpo non conosceva la cellulite, la sua pelle era liscia e morbida, le sue forme sode e incrollabili erano la rara e duratura rappresentazione di una perfezione sovrumana.

Seduta sul suo trono di avorio e con il corpo rivestito di seta finissima, osservava il mondo esterno attraverso la Pettegola Pietra Veggente: “Ecco un’altra cicciona che scala inutilmente il Monte Fiato! Ahahahah!” rise sarcasticamente la Signora degli Anelli seguendo le fatiche di Froda e Gollum mentre si apprestavano a raggiungere, sudati e sfiniti, il castello della maga.

“Sono stanca, però, di trasformare in cinghiali, alberi e pietre tutti quelli che vengono a importunarmi fin quassù!” ammise, stupendo persino se stessa, la Signora degli Anelli.

“Questa volta preparerò ai miei nuovi autoinvitati una sorpresa diversa dalle altre…” aggiunse con tono meditabondo la bella donna che non era certamente priva di una perfida intelligenza e di una saggezza derivante dall’enorme esperienza accumulata nei secoli. Avvertiva che poteva trattarsi di un vero caso clinico e quindi avrebbe tenuto a bada per qualche minuto la tentazione di usare la magia.

“Quanto manca al Castello?” chiese Froda a Gollum che essendo più mingherlino riusciva a muoversi con una maggiore agilità rispetto all’ingombrante fidanzata. “Poco tesssssssoro! Poco!”

“Sono ore che dici che manca poco! Si può sapere quanto tempo ci vuole ancora?” aggiunse Froda in modo alterato dando fondo alle sue ultime energie. E mentre stava per scagliare una pietra in testa a Gollum ecco che intravide, seminascosta da una roccia, la torre ovest del Castello della Signora degli Anelli. “Ci siamo!” urlò soddisfatta, facendo cadere la pietra che aveva in mano.

“Che ti avevo detto?” si difese Gollum.

“Dai, bussiamo!” disse Froda tutta eccitata e dimenticando la triste fama che accompagnava la Signora degli Anelli.

“Aspetta Froda, leggi qui!” la fermò allarmato il povero Gollum che aveva evitato, solo pochi minuti prima, di essere colpito dalla pietra di Froda.

Scolpito su una lapide, vicino all’enorme portone di legno dell’oscura dimora, un avvertimento inequivocabile della padrona di casa:

 “Fermate dunque i vostri speranzosi passi

viandanti ignari e fate obese.

Se qui sperate di ottenere il Bruciagrassi

niente sembreranno le molte offese

quando vi tramuterò in piante e sassi.”

“Il messaggio mi pare chiaro. Andiamocene!” disse allarmato Gollum che voltandosi già studiava con lo sguardo la via del ritorno.

“Dove vai codardo, buono a nulla, omuncolo rinsecchito che non sei altro!” s’impose Froda. “E secondo te, dopo tutta questa faticata io mi faccio fermare da una stupida scritta?”

“No, è che non mi vedo bene sotto forma di travertino!”

“Io busso! Tu fai quello che vuoi, ma sappi che se mi lasci da sola in questa storia non avrai più niente da me…” minacciò Froda.

“Niente, niente?” chiese preoccupato Gollum “Nemmeno i nostri giochetti sotto le coperte?”

“Niente è niente!” concluse Froda.

“Quand’è così, resto… E poi se finisce male e veniamo trasformati in qualcosa, comunque dovremo lo stesso dire addio ai nostri passatempi erotici giù a Snelliville!” riassunse saggiamente Gollum.

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“La Signora degli Anelli” e La Dieta Delkazz

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 agosto 2012 by Michele Nigro

Il mio racconto “La Signora degli Anelli e la Compagnia degli Anoressici” è stato pubblicato, insieme ad altri otto contributi di altrettanti Autori coinvolti, nell’antologia edita da Velvet Hands Edition e intitolata “La Dieta Delkazz”, sottotitolo “Nove ricette semiserie per (non) dimagrire”. Già a partire dal titolo e dal sottotitolo s’intuisce facilmente che si tratta di un progetto editoriale accompagnato da una non trascurabile dose di goliardia e di necessaria ironia. Mi sono molto divertito a scrivere questa storia (ringrazio Vuerre, un’autrice presente nell’ebook, per avermi invitato a partecipare) e mi auguro che i Lettori si divertiranno nello stesso modo quando leggeranno i nove racconti scelti ed editati dall’editore Velvet Hands (velvethands@email.it). Obiettivo di questa raccolta di racconti è quello di combattere l’ossessione per la perfezione esteriore, ritornando alla voglia di scoprire il vero Io che sonnecchia in ognuno di noi, tramortito da falsi valori e influenzato da un immaginario collettivo compromesso.

“La Signora degli Anelli e la Compagnia degli Anoressici” è un breve racconto, appartenente al sottogenere comic fantasy (fantasy umoristico), ambientato in un’improbabile Terra di Mezzo di tolkieniana memoria, che narra la storia di una ragazza poco avvenente e sovrappeso di nome Froda alle prese con i propri inestetismi e con un viaggio, in compagnia di Gollum, alla ricerca di un leggendario e miracoloso anello Bruciagrassi. Uno scritto semplice, irriverente, sarcastico e divertente in grado di trasportare in maniera apparentemente disimpegnata il lettore verso una “morale” finale liberatoria: la forma esteriore è fortemente legata al benessere interiore e all’equilibrio che ognuno di noi deve saper conquistare giorno dopo giorno con ironia e voglia di vivere. Il modello imposto dal marketing, così, viene inesorabilmente spiazzato dalla profonda conoscenza delle proprie potenzialità.

Scrive Randa Romero, psicologa e psicoterapeuta, nell’Introduzione: <<…Dalla ossessione per il proprio aspetto esteriore, sempre riferito ad un modello standard esterno, i protagonisti hanno la fortuna ed il coraggio, la saggezza e la conferma esterna, di arrivare a vivere se stessi dall’interno, dal centro di sé e recuperano, perciò, il senso della loro vita. Con storie corte, piccole frasi, brevi pennellate, questo libro riesce a generare una forte impressione. L’umanità, finalmente liberata dalla sua gabbia narcisistica, comunica al lettore il senso della presenza e del calore, ormai estinti nelle immagini che si affacciano ogni giorno da cartelloni e riviste…>>

L’eBook (in formato kindle, pdf, epub) è acquistabile direttamente da questo blog cliccando sul banner pubblicitario personalizzato “ACQUISTALO QUI” sotto riportato e collegato con PayPal. L’acquisto effettuato dal blog “Nigricante” determina un introito per l’autore Michele Nigro ricavabile dalle vendite.

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BUONA LETTURA!

(quarta di copertina)

Per ulteriori informazioni contattare l’editore:

velvethands@email.it

“Alieni, astronavi, robot… Critica pedagogica vol. 2” a cura di Antonio Scacco

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2012 by Michele Nigro

È disponibile la nuova raccolta saggistica a cura di Antonio Scacco intitolata “Alieni, astronavi, robot… Critica pedagogica 2” contenente articoli e recensioni di vari Autori orbitanti intorno alla rivista barese “Future Shock”. In postfazione ho avuto il piacere di ritrovare la mia lunga intervista ad Antonio Scacco realizzata in occasione del 25° anniversario della nascita di “Future Shock” (recentemente pubblicata anche sul sito di FS insieme al mio racconto “L’ultimo tramonto”). Come si evince dall’Indice di seguito riportato, e come sa bene chi conosce l’operato del Prof. Antonio Scacco nell’ambito della letteratura fantascientifica, anche questo secondo volume di Critica pedagogica è caratterizzato da una linea editoriale che potremmo definire “partigiana”: tipiche tematiche fantascientifiche diventano occasione di discussione in chiave cattolico-cristiana su numerosi argomenti d’attualità. Non mancano le consuete stoccate a un certo tipo di fantasy, al relativismo, allo scientismo, al fondamentalismo islamico, al cyberpunk… ecc. Un testo che, come già è accaduto in passato con altre pubblicazioni di Scacco, non mancherà di suscitare interesse e al tempo stesso polemiche tra gli addetti ai lavori e i lettori laici.

INDICE

3          Premessa. Può esistere una fantascienza umanistica e cattolica? Intervista con Antonio Gaspari

10        Clonazione umana e umanesimo sapienziale-scientifico

25       Incredibile: a Harry Potter il Premio Hugo!

38       La fantascienza per prevenire le guerre e costruire la pace

50       Le radici cristiane dell’Europa e della scienza moderna

61        Il terrorismo degli integralisti islamici e le risposte della fantascienza

73       “Se l’Europa odia se stessa…”

85       Gli alieni come lo tsunami?

98       L’uomo magico-esoterico o l’uomo sapienziale-scientifico?

110      Europa relativistica? Colpa dello scientismo

123     Pacs e DI.CO.: un’ulteriore tappa della crisi umanistica

135      Il barone di Verulamio e la Casa di Salomone

147     Gli indignati, i cataclismi e la science fiction

157     Postfazione. L’interrelazione tra Cristianesimo, modernità e fantascienza. Intervista con Michele Nigro

———-

dal sito di “Future Shock”:

Antonio Scacco

Alieni, astronavi, robot…
Critica pedagogica due

(Photocity Edizioni, Pozzuoli-NA, 2012, pp.175)

Come accade spesso nella vita sociale, politica, economica, ecc. di una Nazione, in cui si cerca di risolvere le crisi ricorrenti con le innovazioni, altrettanto avviene in ambito fantascientifico.
James Ballard, ad esempio, tentò di rinnovare la fantascienza con la new wave, Jacques Sternberg con il surrealismo, William Gibson con il cyberpunk. Ma questi tentativi si sono conclusi, per la fantascienza, con un fallimento. Perché?
L’errore di fondo, secondo noi, sta nel non aver capito che la fantascienza non ha una genesi letteraria come il Classicismo, il Barocco, l’Arcadia, il Romanticismo, il Verismo, il Futurismo, ecc., ma nasce con l’avvento della scienza moderna.
La soluzione dell’attuale crisi della fantascienza va, dunque, ricercata nell’ambito della scienza, valorizzando di questa il significato umanistico e contrastandone la degenerazione in scientismo.
Come il precedente volume, Critica pedagogica della fantascienza (Boopen Editore, 2008), contiene recensioni prevalentemente di romanzi: La croce di ghiaccio di Lino Aldani, L’invincibile di Stanislaw Lem, L’arma invisibile di Gilda Musa… Ma non è dimenticato il cinema di fantascienza: Punto di non ritorno di Paul Anderson, Il quinto elemento di Luc Besson, Avatar di James Cameron… Ogni capitolo è introdotto da un saggio, costituito da un editoriale, opportunamente aggiornato, apparso sulla fanzine “Future Shock”. Il volume è arricchito da numerose illustrazioni in b/n, pp.174.

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“Wonderland”: il fantastico in tv

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2012 by Michele Nigro

Tempo fa, in un post intitolato “Racconti di fantascienza” di Alessandro Blasetti, scrissi una frase percorsa da una vena di pessimismo: <<Francamente non so se torneranno epoche simili dal punto di vista televisivo: la situazione attuale, facendo zapping tra gli innumerevoli canali del nuovo e tanto esaltato digitale terrestre, non mi permette di sperare in nulla di positivo. Le regole ferree di un mercato televisivo sempre più schiavo dello share (e rappresentativo, purtroppo, dello stato culturale e mentale medio nazionale) non offrono spiragli attraverso cui introdurre certi sperimentalismi…>> Facevo questi cattivi pensieri nel maggio del 2010, in tempi non sospetti, un anno prima circa della messa in onda di “Wonderland”, il magazine settimanale di Rai 4 dedicato al genere fantastico ideato da Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer. Nato come rubrica di supporto alla programmazione cinematografica di Rai 4, in realtà “Wonderland” è un prodotto autonomo e capace di vivere di vita propria, suddiviso generalmente in tre parti principali: la rubrica Mainstreaming, viaggi multimediali tra i nuovi universi del fantastico (a cura di Andrea Fornasiero) in cui vengono segnalate le novità più importanti riguardanti il genere fantastico dal punto di vista cinematografico, fumettistico, televisivo e in alcuni casi, indirettamente, anche dal punto di vista letterario; un’intervista centrale ad attori, registi, scienziati, editori, scrittori, giornalisti, saggisti, astronauti, sociologi…; e a chiudere – last but not least – la rubrica Dizionario del fantastico per un approfondimento delle tematiche principali del genere, adoperando innumerevoli esempi filmici e stuzzicando in tal modo le conoscenze cinematografiche del telespettatore.

Si tratta di un programma che non teme le contaminazioni e le evoluzioni dettate dai tempi; come riportato nella pagina web di Rai 4: <<Wonderland esplora e racconta le mille declinazioni – classiche e contemporanee – di questo multiforme immaginario di genere, in linea con l’attenzione del canale ai linguaggi della postmodernità e alla loro sempre più marcata dimensione multimediale.>>

Elogio della brevità – ogni puntata dura tra i 15 e i 25 minuti – “Wonderland” ha il merito di aver riportato l’attenzione televisiva sul fantastico, spaziando dal genere fantascientifico a quello fantasy e comprendendo i rispettivi sottogeneri. Potremmo definire questo programma di Rai 4 come una sorta di “spot denso” che non ha la pretesa di esaurire in pochi minuti argomenti che a causa della loro complessità avrebbero bisogno di molto più tempo, ma che svolge senza ombra di dubbio una funzione stimolante sugli utenti di un palinsesto, dal mio punto di vista, ancora fin troppo deprimente.

Il debutto in società di “Scritture Aliene”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 novembre 2011 by Michele Nigro

Scritture Aliene – La Collana Digitale dedicata alla Science Fiction di Edizioni Diversa Sintonia

 

EDIZIONI DIVERSA SINTONIA, la casa editrice diretta da Marco Milani, che unisce editoria di qualità e utilità sociale, promuovendo narrativa e saggistica verso fantastico, mistero, favole e fumetti, metafisica e psicoscienze, music/book, arte e oriente, parte con la sua avventura nel mondo dell’editoria digitale con una nuova Collana a tema fantascientifico.

SCRITTURE ALIENE, esplora gli sconfinati territori della FS con escursioni nei generi paralleli come lo Steam Punk, il Cyber Punk, l’Urban Fantasy e il Weird, coinvolgendo il lettore in una serie di viaggi fantastici.

Curata magistralmente da Vito Introna già autore di “Antiche Guerre Cosmiche”, vede mani note ed esordienti cimentarsi di volta in volta con deflagrazioni di stelle, vendette dallo spazio profondo, risvegli di dei dimenticati, avvicendarsi in una narrazione polifonica in cui le voci dei diversi autori si fondono armonicamente pur nella loro eterogeneità di stili per dar vita a una antologia di rara originalità.

Sono disponibili sul sito EDIZIONI DIVERSA SINTONIA i primi tre albi.

SCRITTURE ALIENE – ALBO 1

Copertina: Daniela Barisone

Autori: Michele Tetro – Daniela Barisone – Lukha Kremo Baroncinij – Tommaso Russo – Anna Grieco – Maurizio Landini

SCRITTURE ALIENE – ALBO 2

Copertina: Nazareno Barra

Autori: Simone Messeri – Claudio Cordella – Alexia Bianchini – Francesco Troccoli – Marco Rabbia – Tatiana Martino – Sandro Battisti

SCRITTURE ALIENE – ALBO 3

Copertina: Alexia Bianchini

Autori: Scilla Bonfiglioli – Livin Derevel – Gabriella Maganza – Francesco Camagna

INFO: http://www.edizionidiversasintonia.it/

Guido Davico Bonino e “La letteratura fantastica italiana”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 ottobre 2011 by Michele Nigro

Si è rivelato interessante e piacevole fin dalle prime battute l’excursus proposto il giorno 27 ottobre 2011 all’Università di Salerno dal prof. Guido Davico Bonino sulla letteratura fantastica italiana: una tematica che è stata curata in maniera sistematica dagli italianisti del nostro Paese solo a partire dagli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo.

La “cicalata” sul fantastico italiano – come ha ribattezzato lo stesso Davico Bonino la sua dotta relazione – è partita da quelli che potremmo definire gli albori e non si è limitata a un’analisi ‘locale’ del genere letterario ma ha preso forza dall’inevitabile considerazione delle esperienze europee e mondiali che di seguito hanno influenzato positivamente gli autori italiani.

Sin dal ‘500 singolari scrittori hanno espresso la loro capacità creativa nell’ambito del fantastico.

Il primo nome illustre a cadere nella ‘rete’ del relatore è stato quello di Giovan Francesco Straparola (1480-1557?) che con la sua raccolta di racconti boccacceschi intitolata “Le piacevoli notti” introduce nella tradizione letteraria della penisola italica l’elemento fantastico. Senza tralasciare, in ordine cronologico, il famoso “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile (1566-1632) e le opere teatrali di Carlo Gozzi (1720-1806). Sarebbe stato pleonastico ribadire che questi autori classici con le loro opere rappresentano un tipo di fantastico che potremmo definire ‘primordiale’: il racconto fantastico di quei secoli coincide quasi sempre con una fiaba in cui è contenuto un “senso del meraviglioso” veicolato da animali introvabili in natura, piante mostruose, luoghi inimmaginabili, situazioni fisiche paradossali… Alcuni secoli più tardi, tuttavia, il saggista Cvetan Todorov (1939 – vivente) nella sua opera “La letteratura fantastica” avvertirà l’esigenza di mettere un po’ d’ordine affermando: <<bisogna distinguere tra ‘meraviglioso’ e ‘fantastico’>>

La Francia, dal punto di vista del genere fantastico, ha svolto l’importante funzione di ‘nazione apripista’: partendo da Charles Perrault, passando per Jean Cocteau, Jules Verne fino a un ‘insospettabile’ Émile Zola.

Non da meno la Germania con Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822): giurista, scrittore e compositore; personaggio geniale e al tempo stesso discutibile, dedito all’abuso di alcolici e particolarmente interessato alle giovanissime donne! Tutta l’opera narrativa di Hoffmann (in 7 anni, dal 1815 al 1822, scrisse oltre 2000 pagine di romanzi e racconti, tutti fantastici) fu tradotta da Carlo Pinelli, fratello di Tullio, per l’Einaudi. Doveroso ricordare almeno la raccolta di Hoffmann intitolata “Fantasie alla maniera di Callot” (Fantasiestücke in Callots Manier, 4 volumi) scritti a partire dal 1814 e contenente il racconto “Il vaso d’oro”, tradotto nel 1824 da Thomas Carlyle.

A nutrirsi delle opere di Hoffmann sarà anche l’americano Edgar Allan Poe e dimostrerà di essere stato influenzato dall’autore europeo, tanto da farne il suo modello e il suo ideale, pubblicando nel 1840 i “Racconti del grottesco e dell’arabesco” (Tales of the Grotesque and Arabesque). In Francia l’autore de “I fiori del male”, Charles Baudelaire, all’età di venticinque anni legge Poe, ne rimane folgorato e lo traduce integralmente in francese dimostrando una certa devota ossessione.

Ala liberale dei Romantici, di cui fa parte anche Victor Hugo, sempre in Francia, lo scrittore di racconti fantastici Charles Nodier, bibliotecario della Biblioteca dell’Arsenale di Parigi, crea un cenacolo letterario che riunisce dal 1824 al 1836 penne del calibro di François-Adolphe Loève-Veimars che traduce in francese tutte le opere di Hoffmann.

Baudelaire scrive due saggi su Edgar Allan Poe e in generale si fa lentamente strada l’idea che le novelle brevi (non troppo brevi, però) sotto certi aspetti valgono più di una novella lunga o addirittura di un romanzo: la virtù insita nella sintesi che caratterizza il racconto breve diventa preponderante, perché ha il vantaggio immenso di accrescere l’effetto finale sul lettore. Anche se lo stesso Poe non rimane estraneo alla forma del romanzo, come dimostra la pubblicazione della “Storia di Arthur Gordon Pym”. Sin dall’ ‘800 la novella è il genere letterario preferito dagli scrittori francesi di fantastico. E non solo francesi.

All’appello non possono mancare i racconti fantastici di Théophile Gautier e quelli di altri due ‘insospettabili’ francesi: i venticinque tra racconti e romanzi squisitamente fantastici di Honoré de Balzac (del quale, dopo morto, si disse: “È morto il San Gottardo degli scrittori realisti”) e i cinquanta racconti fantastici (prelevati da un corpus di trecentocinquanta racconti) appartenenti a un altro grande personaggio della letteratura francese, Guy de Maupassant.

L’autore di origini francesi Adelbert von Chamisso scrisse nel 1814 un racconto che narra di un uomo senza ombra (venduta al demonio!) e intitolato “Storia straordinaria di Peter Schlemihl”. Molti di questi Autori sono stati tradotti in italiano.

Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà, curando per l’Einaudi l’Atlante della letteratura italiana, hanno preso in considerazione anche le ‘tracce fantastiche’ presenti nella storia della nostra letteratura. Tommaso Zanotti, invece, in maniera certosina ha elencato le traduzioni delle opere fantastiche tradotte in lingua italiana, da quando è nato negli italiani un certo interesse nei confronti di questo genere letterario, fino ai giorni nostri.

Ma è possibile individuare un preciso momento storico in cui collocare la nascita del fantastico italiano?

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