Archivio per festeggiamento

“Bella Italia” su Margutte

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 giugno 2016 by Michele Nigro

In occasione del 70° compleanno della nostra repubblica, “Margutte” Non-rivista online di letteratura e altro, ha ripubblicato la mia poesia “Bella Italia”. Un grazie alla redazione di Margutte e auguri a tutti noi italiani!

bella italia margutte

Satollite

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 dicembre 2014 by Michele Nigro

“Mangia. Mangia piccolo Michel, mangia.

Se non mangi non puoi morire.”

(dal film “La grande abbuffata” di Marco Ferreri)

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Fuggi lontano in compagnia di un digestivo morale

verso terre anoressiche e senza cibo

mentre un satellite satollo

controllato da forze gastriche inerziali

orbita intorno al pianeta Tavola.

Il corpo saziato dalle feste comandate (ma da chi?)

si aggira in cerca dell’anima sfrattata dal gusto,

armate di trigliceridi in tenuta ischemica

occupano le nude piazze arteriose dell’essenza.

Spiriti non spirituali e leccornie per condannati a morte

annebbiano gli alti propositi dei digiuni falliti.

L’autodigestione dell’Occidente

ricomincia così, come ogni anno

da una grande abbuffata

tra schiamazzi untuosi e finte bollicine

inutili discorsi a nazioni in declino

e colpi di pistola alla tempia del mondo

coperti dai botti colorati della speranza.

Sol Invictus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Con silenzioso passo pagano

percorro l’orizzonte cittadino

immemore e avido di luce,

scavalco il tanto atteso messia

fino a riconquistare le origini

di seppelliti saperi a oriente.

Lunga sarà la notte dell’eterno ritorno,

speranze risalgono dalle tenebre.

Antenati senza orologio

andavano a pranzo

osservando

il sole nel cielo.

City Lights

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 novembre 2014 by Michele Nigro

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Non luoghi festivi e caldi

accolgono le eleganti insicurezze del sabato,

giochi di luci rievocano

riti tribali pagani

seppelliti

sotto strati di pubblicità cristiana.

Salmoni di città

risalgono il fiume del marketing,

moriranno puntuali

dopo natale

tornando alle origini del buio.

Salva un Agnelli!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 2 aprile 2014 by Michele Nigro

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Festa Medioevale a Cava de’ Tirreni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 26 agosto 2013 by Michele Nigro

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k.Lit, il primo festival dei blog letterari in Europa

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 febbraio 2012 by Michele Nigro

Ricevo e volentieri diffondo…

k.Lit, il primo festival dei blog letterari in Europa

7/8 luglio 2012 – Thiene (VI)

Al via l’organizzazione del primo festival dei blog letterari in Europa: 2 giorni, 7 location, quasi 200 appuntamenti in agenda per un totale di oltre 6000 minuti di attività.

I nuovi caffè letterari, oggi, si trovano su web e godono di grande vitalità e fermento, in particolare in Italia. Da qui l’idea di radunarli nel primo Festival dei blog letterari in Europa che avrà luogo a Thiene (VI) il 7 e l’8 luglio 2012. Di oggi l’annuncio ufficiale da parte dell’organizzazione, che sta strutturando una due giorni fitta di eventi e iniziative alternando tavole rotonde letterarie ad attività artistiche, di spettacolo e di intrattenimento.

«Uno dei grandi meriti del web – sostiene Morgan Palmas, agente letterario e ideatore dell’evento – è stato quello di fornire un nuovo strumento per avvicinarsi alla cultura, soprattutto per i giovani. I blog letterari, in particolare, riescono a mettere insieme e a far dialogare scrittori, giornalisti, critici letterari ma anche lettori, appassionati, o semplici curiosi. Tutti allo stesso livello, tutti sullo stesso piano. Con k.Lit vogliamo fare un passo in più e riconoscere, anche ‘off-line’, la vivacità e l’importanza di queste nuove correnti culturali».

Un obiettivo condiviso anche dalle amministrazioni pubbliche: Comune di Thiene, Provincia di Vicenza e Regione Veneto hanno già concesso il loro patrocinio all’evento e partecipano attivamente all’organizzazione.

«Ad oggi possiamo già contare sull’adesione dei più importanti blog letterari a livello nazionale ed il programma delle tavole rotonde è quasi completamente definito. Ma seguendo l’ottica ‘democratica’ di internet, non vogliamo che il Festival sia rivolto esclusivamente agli ‘addetti ai lavori’, per cui stiamo organizzando un evento che possa coinvolgere e appassionare tutti: giovani, meno giovani, famiglie con bambini… Per questo faremo in modo che, nel corso di entrambe le giornate, in città siano contemporaneamente attivi, oltre alle tavole rotonde letterarie, iniziative artistiche o di spettacolo. Così facendo stiamo mettendo insieme un palinsesto di quasi 200 appuntamenti, per un totale di oltre 6000 minuti di attività» – Marta Dalle Carbonare, coordinatrice generale del Festival.

Coerentemente con l’obiettivo di rendere partecipativa la cultura, k.Lit vuole dare anche spazio a giovani artisti emergenti a cui dedicherà specifici momenti nel corso del Festival.

Per questo oggi prendono il via dei concorsi (per il momento di design e artistico, ma ne è previsto anche uno fotografico) che decreteranno chi potrà ottenere uno spazio dedicato all’interno dell’evento. Per info: www.klit.it

PRESS CONTACT:

Luisa Nicoli, email: press@klit.it

COORDINAMENTO GENERALE k.Lit:

Marta Dalle Carbonare, email: info@klit.it

Italianità

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 28 febbraio 2011 by Michele Nigro

Mentre leghisti e patrioti unitari si scannano in vista dei ‘festeggiamenti’ del 150° anniversario dell’unità d’Italia – se sia più importante ‘lavorare per il paese’ o colorare di rosso il 17 marzo sul calendario e andarsene a spasso con gli amici – io m’interrogo sul significato del termine italianità. Afferma il vocabolario aperto sulla mia scrivania: “italianità: s.f. Indole, natura, carattere, d’italiano.” Una spiegazione che non mi ‘disseta’…

Lo scenario socio-politico che dovrebbe ‘nutrire’ questa definizione è deprimente: la situazione economica dell’Italia è stagnante, la classe dirigente è inqualificabile, lo stato culturale dell’italiano medio è a dir poco allarmante (e quando utilizzo la parola ‘culturale’ non la intendo riferita solo al numero di libri letti in un anno o le poesie imparate a memoria durante il periodo scolastico, ma a un approccio interdisciplinare e ‘mentalmente aperto’ con i problemi che l’italiano nella maggior parte dei casi non ha)… È vero, abbiamo i ‘monumenti’ e le gloriose testimonianze provenienti dal passato: ma anche queste risorse spesso vengono ignorate dall’anestetizzato popolo videocratico del “Grande Fratello”. O nella peggiore delle ipotesi crollano (nel senso strutturale del termine) dopo un acquazzone e grazie all’incuria di un governicchio che taglia i fondi per la cultura… Cosa ci rimane per festeggiare? Un tricolore sbiadito e incautamente lavato in lavatrice a novanta gradi dopo l’ultimo mondiale di calcio.

Mi aggrappo nuovamente al dizionario, ma ripeto un errore madornale. Indole: sull’italica indole sarebbe meglio soprassedere; troppe pubblicità comiche, troppi film, troppi luoghi comuni che a lungo andare sono diventati ‘dati di fatto’, troppi comportamenti disdicevoli riabilitati e fatti passare come ‘qualità’… Fino a diventare ‘istituzione’, politica…

Ecco perché, secondo me, l’italianità dovrebbe nutrirsi di segni non istituzionali, di storie con la “s” minuscola, di scenari familiari, di paesaggi epici ancora intatti, di ‘bolle di quotidianità’ a volte sottovalutate… L’italianità diventa così un concetto intimo, non condivisibile, impossibile da istituzionalizzare e assolutamente soggettivo: un ‘processo di personalizzazione’ che è tipico degli italiani e che deriva dalla loro capacità, affinata nei secoli e dalla disunità, di ‘salvare il salvabile’ durante i periodi storici caotici. O forse anche questa qualità è un luogo comune.

È sorprendente la varietà di luoghi e di momenti in cui gli abitanti di questa meravigliosa penisola scoprono la propria italianità: c’è chi la scopre in un museo del Risorgimento, chi a Maranello, altri mangiando un panino sotto una statua di Garibaldi… C’è chi la scopre solo a tavola perché tutto il resto è deludente e quindi è meglio bere un bicchiere di vino in compagnia e dimenticare Roma; c’è chi è italiano solo durante i mondiali di calcio e poi basta, o chi si sente veramente italiano perché è iscritto a qualche Società di Storia Patria e su come andarono veramente i ‘fatti’ nel 1861, ne sa più degli altri…

Io scoprii la mia italianità, pensate un po’, su un treno lentissimo tra Brindisi e Taranto, il 29 agosto del 1994. Ero reduce da un viaggio in Medio Oriente, ed ero da poche ore sbarcato nel porto di Brindisi:

<<… Sono in Italia: mi trovo esattamente sul treno Brindisi-Taranto […] Da Taranto proseguirò per Potenza. Dal finestrino vedo gli uliveti e i vigneti della Puglia; la lentezza del convoglio mi permette di osservare i gesti arcaici e familiari di una contadina mentre nella sua terra con la zappa smuove piccole dighe di terra, dirigendo così la preziosa acqua nei labirintici corsi d’irrigazione… I rami contorti degli ulivi secolari mi riconducono tortuosamente verso i valori della mia terra: il valore del buon vino, dell’olio genuino, del pane ineguagliabile, del cielo osservato dai miei antenati, dell’acqua e dell’aria… Radici, valori, ideali antichi che mai moriranno: questi sono i motivi che spingono un italiano a ritornare a casa. […]

Ore 19:22. Sto partendo da Taranto per Potenza. Ma prima dovrò cambiare a Metaponto (se non voglio ritrovarmi a Sibari). Arriverò alle 22 a Potenza.[…]

È sera quando finalmente giungo a Metaponto e mentre riprendo voracemente a scrivere sul mio diario le ultime pagine riguardanti questo viaggio sono già pronto sul treno diretto a Potenza. Le piccole stazioni di periferia mi sono sempre piaciute per la tranquillità in cui sono avvolte. Sono un punto romantico dei viaggi… Rappresentano, per me, luoghi di meditazione e di transizione. I grilli nelle sere d’estate, le fontanelle delle stazioni con cui stemperare le calde attese estive, il capostazione che da solo svolge mille funzioni, il caratteristico suono di un passaggio a livello… Simboli di un’Italia forse ‘arretrata’, lenta, che resiste all’efficiente caos del progresso […]. Quante volte ho giocato in queste stazioni e quante volte sono partito o arrivato…

Dopo tanti anni, finalmente, il tratto ferroviario Battipaglia-Baragiano è stato riattivato dopo il disastroso terremoto dell’80 e così potrò (forse già domani) ripercorrere non solo un pezzo di strada ferrata, che in Italia in pochi conoscono e percorrono, a parte gli abitanti ‘locali’, ma qualcosa di più: un pezzo della mia storia, del mio passato. È strano come proprio ora, ritornando da Israele, riscopro tutti questi aspetti del mio essere italiano. Italiano del cosiddetto Meridione. È vero che si riscopre il valore del proprio paese quando si ritorna da ‘fuori’… Da poche ore, da quando sono sbarcato a Brindisi, sto riscoprendo lentamente il valore delle ‘cose italiane’. Cose di tutti i giorni, cose che altri italiani distratti non prendono più in considerazione… E se cerchi di metterle in evidenza, queste ‘cose’, ti prendono pure per pazzo o per uno stupido nostalgico che non ha senso pratico… Purtroppo chi è del posto non apprezza le cose che ha sotto il naso e solo ‘uscendo’ dalle dimensioni familiari possiamo fare i confronti e rivalorizzare il ‘solito’…

Mille pensieri albergano in me durante questo ritorno… Pensieri che forse domani mi sembreranno assurdi e che sarà meglio fissare su carta prima di ritornare alla routine, approfittando dell’andamento lento di questo treno…

… Metaponto-Bernalda-Pisticci-Ferrandina-Salandra-Grassano-Tricarico-Calciano-Campomaggiore-Albano di Lucania-Trivigno-Brindisi di montagna-Potenza.>>

(tratto da “Viaggio in Israele”)

Uccidiamo Babbo Natale!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 novembre 2010 by Michele Nigro

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Puntualmente, come ogni anno, la nevrosi natalizia miete più vittime del virus influenzale: vittime psicologiche. Il meccanismo “Capodanno-SanValentino-Pasqua-Pasquetta-Compleanno-VacanzeEstive-Ferragosto-RitornoaScuola-Onomastico-TuttiiSanti-2Novembre-Immacolata-Vigilia” giunge al suo ciclico completamento annuale grazie alla festa del Natale che di festoso non ha più nulla. La nevrosi commerciale ha fagocitato il significato degli eventi e i parametri della vera felicità sono stati cancellati dalla Pubblicità.

“Ipermercati”

Cattedrali colorate e sferraglianti di carrelli che sorgono nei deserti della solitudine umana: gli ipermercati.

Presenza costante nei pomeriggi mesti di famigliole con stipendi fissi e solitari esploratori delle abitudini umane. Interminabili file di bottiglie uguali, come i metameri di un lungo mostro strisciante, accerchiano la mente di orde moderne travestite da cittadini civili del terzo millennio. Come personaggi di una ancestrale scena di caccia senza sangue e senza foreste antiche.

I gironi dell’insoddisfazione offrono di tutto: pacchi famiglia di inutilità e offerte speciali sull’impossibile.

E come gli ingranaggi di un orologio, giriamo sincronizzati alla ricerca del nulla.

Arrotondamenti speciali ci convincono della convenienza e noi intenti a riempire i nostri marsupi di ferro al suono di una musica sottopelle che copre l’urlo della verità.

Ipermercati: oasi di luci psicotrope e di scenografie hollywoodiane pensate da architetti che fanno la spesa nei mercati rionali.

Una sensuale voce femminile annuncia l’apertura del nuovo reparto dedicato all’esoterismo e per attirare la gente, una signorina presa in prestito da Salsomaggiore distribuisce gratuitamente e cordialmente bustine di incenso satanico per messe vudù.

<<… Supermercati coi reparti sacri

che vendono gli incensi di Dior…>> [1]

“C’è di tutto!” – afferma istericamente una di quelle donne sessualmente inappagate e insoddisfatte del proprio matrimonio, che per sfogarsi passano la cera sul pavimento di casa alle cinque del mattino.

E un pensionato: “… è una vita che la cerco!…”- senza riferirsi a un amore di gioventù, mostra a un “collega” una chiave per bulloni numero 31 nel reparto “fai da te”.

In queste città di traffico e di immondizie spirituali, ognuno cerca la propria dimensione di apparente perfezione. E le ore passano, passano, passano…E siamo inebriati dalla possibilità di avere tutto anche se è di niente che abbiamo bisogno. Un proverbio buddista afferma: “una stanza non è mai veramente vuota se la tua mente è piena”. Negli ipermercati accade il contrario: “se la tua mente è vuota, gli ipermercati la riempiono”. La riempiono, sì… Ma di cose sbagliate!

Intanto nel “reparto pane e affini” un Beethoven in sottofondo attira squadroni di carrelli alla ricerca di carboidrati dalle forme strane che presto diventerà duro e immangiabile. Immemori di ciò che abbiamo già a casa, compriamo l’inimmaginabile. Mentre sensuali diavolesse in divisa ci sorridono dalle loro postazioni in difesa dei gironi danteschi a cui sono state assegnate. E noi giriamo, giriamo, giriamo: fino a quando non scontiamo le nostre colpe su questa terra di consumatori. Vittime legalizzate della Terza Rivoluzione Industriale.

Bambini ipnotizzati corrono eccitati alla ricerca dei genitori per convincerli a comprare l’ultimo gioco quadridimensionale della playstation: l’illusione nell’illusione. E i genitori sempre più stanchi li accontentano sperando di sedare per le prossime ore l’energia incontenibile dei loro rampolli.

Qualcuno mangia una pizzetta e beve una coca nell’area di sosta prima di accendere la freccia e immettersi nuovamente sull’autostrada che porta verso altri reparti inesplorati della “galassia consumo”. Un nuovo sport si affaccia sulle nostre vite di quartiere: lo “shop trekking”. Chilometri percorsi a piedi come in una processione laica e confusa che porta in giro la fede nel bisogno.

Se vi dovesse capitare di sbirciare nei depositi degli ipermercati, notereste pattuglie di commessi indaffarati che scaricano lotti inscatolati di prodotti appena rigurgitati dalla madre-industria. Come gli operai che lavoravano nelle caldaie del Titanic, questi commessi alimentano la macchina delle nostre voglie inutili.

La nuova piazza italiana è l’ipermercato.

La gente si incontra felice, discutendo sulle esigenze gastronomiche delle loro famiglie e qualcuno tenta un approccio nel reparto biancheria intima con una bionda mozzafiato. Una coppia di anziani cerca pezzi teneri nel reparto carni per fare un bollito e una madre confusa mi chiede che differenza c’è tra un cd da 700 Mb e uno da 80 minuti.

Se potessi vedermi dall’alto, mi immaginerei come il personaggio del film “Matrix” alla ricerca di un perché che giustifichi tutto questo. Siamo veramente noi che ora giriamo tra le muraglie cinesi di questo ipermercato o siamo burattini collocati nella scenografia di un programma di cui non siamo consapevoli? O meglio: io volevo venire realmente in questo ipermercato oppure mi è stato ordinato da un operatore invisibile? Anche mentre faccio la spesa si ripropone irriverente il tema del “Re del mondo”… E mentre fantastico su queste domande da esoterismo casereccio, mi accorgo che un padre di famiglia sta ponendo nel proprio carrello un “sacchetto di terra”. È la fine! Una volta la terra era di tutti e per averla bastava aprire la porta di casa. Spesso nel corso della storia si è dovuto combattere per ottenere un pezzo di terra e ora con una carta di credito te ne porti un sacchetto a casa.

Il colpo di grazia lo ricevo nel reparto libri: come un’oasi in un deserto, mi appaiono gli scaffali pieni di libri… Ma mi accorgo subito che è un bluff. Anche i libri sono prigionieri tra i surgelati e i detersivi, tra colluttori alla stracciatella e preservativi fosforescenti. Cerco di aprirne qualcuno, ma il contrasto con la voce che annuncia i polli allo spiedo fa cadere le letterine dalle pagine e così i libri diventano pezzi di carta bianca chiusi nelle bottiglie di un pomeriggio naufragato.

Fuori piove! Si sente ancor di più l’esigenza di restare tutti uniti in questo posto caldo e confortevole. Uniti nell’inconsapevolezza di un’alienazione strisciante. Una cosa è certa: nessuno di noi morirà di fame stasera!

E intanto le casse risucchiano fiumi di carrelli ripieni. Signorine stanche e automatiche chiedono la stessa cosa milioni di volte: “… busta?…” Ormai per loro ogni volto è uguale a quello di prima e a quelli di ieri. Siamo esseri amorfi destinati a pagare queste ore di “felicità” e forse nemmeno un rapinatore che urli – “fermi, questa è una rapina!” – riuscirebbe a smuovere l’inesorabilità di questo momento.

Sul perimetro del mio ipermercato ci sono anche negozi di gioielli e un’agenzia di viaggi… C’è veramente tutto! Vorrei entrare nell’agenzia di viaggi per comprare un biglietto e fuggire lontano da questo inferno glassato. Ma mi accorgo che anche la mia fuga farebbe parte di un’enorme operazione commerciale. E allora? Allora dobbiamo ridimensionare il concetto di “bisogno” ed essere come monaci buddisti in questo Tibet occidentale invaso dalle truppe rosse dell’impero commerciale. Sviluppare un autocontrollo per non cadere nel vortice di gesti che non ci appartengono. Allenarsi alla respirazione yoga tra gli scaffali dei vari reparti e divenire “illuminati” mentre centinaia di carrelli ci sfrecciano accanto alla ricerca del superfluo. Rivedere la propria vita al rallentatore.

Il vero potere è non comprare nulla nell’impero del tutto.

La vera forza è questa.

——————————

[1] Tratto da “Magic Shop” di Franco Battiato – album “L’era del cinghiale bianco”; EMI 1979

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