Archivio per fortezza

Dive e non

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2017 by Michele Nigro

Osservo una foto di giovani donne, poco più che bambine, in gruppo, quasi tutte sorridenti, complici tra di loro, con sguardi furbetti d’intesa, in procinto di combinare qualcosa di spettacolare. Non è una delle immagini usate in questo post, ma una foto privata proveniente dalla vita reale. E che insegna cose sul futuro.

Tra di loro ci sei anche tu, mescolata al gruppetto, affiancata fisicamente alle altre, ma non del tutto partecipe come se un velo di tristezza ti impedisse il tuffo definitivo nelle acque della vita sociale, non ancora convinta e diluita nell’euforia instillata da chi detiene il comando emotivo della comitiva: nel tuo modo, quasi sospettoso e guardingo, di osservare le altre – le dive – c’è tutta l’inadeguatezza della tua età, del tuo carattere amorfo, all’apparenza insicuro, il non sapere ancora chi o cosa sei, la voglia di emulare la sicurezza delle compagne più smorfiose o quella che sembrerebbe essere sicurezza e forse è qualcos’altro. Questo tuo approccio silenzioso al mondo, non esuberante, timido, riflessivo, introverso, sulla difensiva – voglio che tu lo sappia, anche se le mie parole oggi ti attraverserebbero senza insegnarti nulla ed è per questo che non le leggerai ora, ma le deposito qui per te in attesa di età adeguate – è e sarà motivo di scherno nei tuoi confronti: le finte persone sicure di sé ti insulteranno per sentirsi più alte, non possedendo una propria altezza interiore, scambiando il tuo silenzio per debolezza. Ma tu continua a osservare il mondo come stai facendo, se deciderai che questo è il tuo modo, registra tutto con dolorosa dovizia di particolari, lasciati colpire senza reagire come loro desidererebbero che tu reagissi, ma con dignità e stile, senza prestare il fianco a valutazioni effimere, basate su un tuo momento di stanchezza, di rabbia legittima, di sproporzionato amor proprio che diventa offesa e di errata ribellione senza eleganza. Se non riuscirai sempre a essere elegante, e per questo perderai amicizie, non preoccuparti.

Continua a leggere

Gabbiano pensante

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 aprile 2017 by Michele Nigro

6 aprile 1989

“Il primo volo”

Un giorno per istinto un gabbiano ci provò

ma dall’alta scogliera una caduta pigliò:

si sentiva sicuro

il suo becco era duro

eppure qualcosa lo tradì

e rassegnato disse: “riproverò venerdì!”

Era un giorno di tempesta

ed il mare era in festa;

ecco che il gabbiano deluso

ancora una volta si ruppe il muso.

“Accidenti!” pensò l’uccello

“io questo mondo lo facevo più bello”

e tutto insicuro se ne tornò nel nido

gridando al vento: “di questo mare io non mi fido!”

Eppure il povero gabbiano inesperto

non aveva capito che il mare era lì per lui, certo.

Quante apparenze l’avevan fatto gonfiare,

ma è bastato un insuccesso per non farlo più volare.

Il vento dei libri non l’aiutava più:

lui cercava, scrutava, leggeva, ma il morale era giù.

Nel suo nido non trovava pace

e si ripeteva: “io non sono capace!”

Eppure il mare era lì, pronto a istruirlo

dalle alte scogliere fino in cielo a issarlo.

Allora tutti pensarono che il gabbiano era fesso

e che non sapeva combattere contro se stesso.

La comunità dei vecchi gabbiani decise:

“questo uccello la propria volontà uccise,

buttiamolo fuori dalla comunità adesso

forse imparerà la strada egli stesso!”

Ma un gabbiano più saggio disse:

“voi conoscete la storia di Ulisse?”

e tutti gli altri lo guardarono con le teste fisse.

“Da un’isola chiamata Itaca un giorno

Ulisse intraprese un viaggio che sembrò senza ritorno.

Il suo cuore era entusiasta

e diceva sempre: “si parte e basta!”

Nessuno lo poté fermare a terra

nemmeno la donna per cui avrebbe mosso guerra.

Era impaziente di obbedire e partire

aveva voglia di combattere e scoprire,

ma ahimè per vent’anni non trovò la via

ed il ritorno a casa diventò un’utopia.

Quindi, amici miei, come potete condannare

un giovane gabbiano che non ha trovato la via per volare?

Ulisse impiegò vent’anni e alla fine tornò

questa penna acerba in venti secondi a spiccare ci provò.

Allora, saggi gabbiani, perché non aspettiamo

e della storia di Ulisse ci ricordiamo?”

Continua a leggere

The Waste Land

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 agosto 2016 by Michele Nigro

“… Cogli l’essenza

non l’apparenza…”

(Camisasca/Di Bella)

Property Andrew Hefter

Fanno terra bruciata

intorno al mio silenzio,

da fuori osservo

le sbarre di una cella

che non abito.

 

Già libero

sorrido

del vostro lasciarmi

solo.

immagine di Andrew Hefter

… o in alternativa, più ironicamente…

… o forse sarebbe più adatta questa?

… insomma, scegliete voi!

Presepe morente

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 dicembre 2015 by Michele Nigro

11264852_10204493671250829_6547677111617585442_n

Nel rassegnato silenzio

di un presepe morente

la fortuna d’essere ignorati

e l’anarchica gioia

del ritrovarsi

non seguita da benedizioni.

La casa degli orologi fermi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 settembre 2015 by Michele Nigro

è ora

Bloccato è il tempo

su una miriade

di lancette immobili,

sui pollai marci e senza vita

nei giardini dimenticati,

sui ventri panciuti di vecchi pettegoli

seduti ai lati della strada appia

e in attesa di morire,

sui cancelli arrugginiti

che portano a terre spente

ignorate dai giovani,

sulle tegole sbiadite dal sole

lì dove non t’arrampichi più

cardellino anchilosato dagli anni,

sui muri fradici

ricoperti di muschio indisturbato.

E sulla collezione di sveglie che non svegliano

disseminate ai quattro angoli domestici,

testimoni di un’altra dimensione

silenziose macchine

ferme su orari bizzarri

a cui non dai corda

per mancanza di fretta.

Un senso di serena libertà temporale

risale dal ticchettio assente

nelle stanze congelate dai ricordi

e pronte per l’eternità.

Di che morte sorridere

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2015 by Michele Nigro

bukowski-2-e1413719846603

Gli arroganti sberleffi esperti

di amorose coppie dal passato

s’infrangono in ritardo sui vetri spessi e veri

di un nuovo sentire.

Umile e forte è la luce

emanata dal fortuito incontro

di anime incomplete,

assetate di comprensione.

In silenzio, senza clamori

nutro questa creatura complessa

concepita da lente coscienze libere

e bisognosa di cure clandestine,

mentre un oceano di parole elettriche

accoglie i dolci vagiti dello stupore.

E ora ditemi pure di che morte morirò!

Sono pronto a sorridere e perdonare.

Assertiveness

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2014 by Michele Nigro

Un colorato e gentile muro di gomma

il mio destino nel mondo,

da oggetto orbitante e in attesa di ordini

divento affermato asse terrestre di me stesso.

Con un sorriso declino l’invito ad allinearmi

diplomazia delle idee non seguita da consensi passivi

uscendo non sbatto porte, non urlo

e non scuoto la polvere dai sandali

archivio tutto in me, ne faccio tesoro distinguendo

il mio bene dal vostro dogma.

Il fuoco delle esperienze personali

scalda un cuore ancora acerbo

e destinato a divenire libero.

Conosco il mio sentiero indipendente

l’ho immaginato mille volte,

non rinuncio al mio angolo di futuro

proietto sullo schermo dell’arbitrio

la passione per me stesso.

Ed è così che allontano i maestri della domenica

e i profeti non vedenti.

Sto bene in mia compagnia, mi coltivo

guardiano dei miei spazi e dei pensieri

non più cercatore ma cercato.

autostima

Dubrovnik-Battipaglia: due differenti storie di recupero

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 maggio 2011 by Michele Nigro

A settembre del 2010, durante la mia permanenza nella splendida Dubrovnik in Croazia, ho avuto il piacere di assistere a un concerto di musica classica della Dubrovnik Symphony Orchestra tenuto all’interno della restaurata Fortezza di Revelin.

Da una mia nota scritta sul diario di viaggio, subito dopo il concerto: “…Lo spazio sapientemente rivalutato all’interno della fortezza di Revelin e destinato ai numerosi avvenimenti culturali che animano le notti di questa ‘perla dell’Adriatico’, tra cui i concerti di musica classica, è architettonicamente semplice ma adatto a soddisfare le esigenze divulgative di una comunità che ha voglia di crescere, di valorizzare il proprio patrimonio storico e artistico-culturale e di accogliere in maniera efficiente i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Interni sobri, quasi asettici, privi di ‘barocchismi tecnici’ dovuti a restauri scellerati, caratterizzati da un’acustica ottimale per gli eventi musicali come questo a cui ho assistito stasera. Un esempio di come la semplicità e la voglia di risorgere siano più forti di certi meschini calcoli politici e di certe dinamiche privatistiche poco lungimiranti. Il mio pensiero da Dubrovnik va inesorabilmente (e forse ingenuamente) agli spazi non recuperati e quindi inutilizzabili del Castelluccio di Battipaglia, la città in cui vivo. Perché non possiamo anche noi battipagliesi assistere al recupero del nostro simbolo (e non solo di quello) per destinarlo finalmente a quelle funzioni culturali e sociali degne della sua storia?”

Fortezza di Revelin - Dubrovnik (Croazia)

Leggo in rete: “… Oggi la fortezza Revelin è proprietà della città di Dubrovnik e viene utilizzata come luogo multifunzionale per vari spettacoli. Nel 2003 è stato portato a termine il restauro della fortezza grazie al quale essa ha mantenuto il suo aspetto autentico, ed allo stesso tempo sono state appagate le rigorose necessità tecnologiche dei nostri tempi (l’aria condizionata, internet, l’ascensore, il sistema antincendio). In questo posto, al giorno d’oggi, hanno luogo avvenimenti vari…”

Nel titolo di questo post ho commesso un errore: ho utilizzato in maniera generalizzata il termine ‘recupero’ mentre nel caso battipagliese bisognerebbe parlare molto più onestamente di NON recupero. Infatti il mio pessimismo italico mi suggerisce che non leggerò mai una notizia così positiva, simile a quella sopra riportata, riguardante l’ormai famigerato Castelluccio di Battipaglia. Anche se la speranza di venire smentito è sempre l’ultima a morire.

il Castelluccio - Battipaglia (Salerno)

Qualcuno potrebbe obiettare che Dubrovnik è dal punto di vista storico e artistico più importante di una cittadina tutto sommato sempliciotta come Battipaglia (la cui fama è condannata a essere legata eternamente al simbolo della ‘mozzarella’… e basta!) che non merita di recuperare il proprio patrimonio storico; che Battipaglia, a differenza di Dubrovnik, non è un “bene protetto dall’Unesco”; che il ben più modesto centro storico di Battipaglia non ha subito una recente offesa bellica, suscitando l’indignazione di mezzo mondo, come nel caso di Dubrovnik bombardata dalle truppe serbo-montenegrine il 6 dicembre 1991 (mentre l’unico bombardamento subito dalla popolazione battipagliese – evento che ha fatto guadagnare alla città di Battipaglia la Medaglia d’argento al Merito Civile – risale al lontano 1943: e se dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi nessuno si è preoccupato di valorizzare il Castelluccio vuol dire che tanto importante dal punto di vista storico non è, verrebbe da pensare, e che può continuare a sgretolarsi sotto il sole e la pioggia perché ci sono cose più importanti da recuperare e altri problemi da risolvere)…

Esistono Storie più importanti di altre? Ci sono patrimoni di serie A e di serie B? Che cos’è che rende un recupero più ‘necessario’ o più urgente di un altro? Il posizionamento geografico? La drammaticità di un evento storico legato al luogo da recuperare (terremoti, guerre…)? Le simpatie di politici fortemente influenti? La follia imprenditoriale di qualche eccentrico e generoso milionario di passaggio? No, non credo. Almeno non posso credere solo in queste cause fortuite. La volontà di una comunità, la sinergia tra pubblico e privato, la progettualità di una classe dirigente intelligente e lungimirante, l’imprenditorialità di un territorio, la richiesta pressante da parte delle forze culturali locali e nazionali, l’interessamento più incisivo da parte di associazioni come il F.A.I. (al di là dell’evento del 2003 e di altre singole, encomiabili iniziative personali o di gruppo, che di fatto però non hanno risolto concretamente il problema del Castelluccio): queste e molte altre le vere forze motrici che possono portare alla piena realizzazione di un serio recupero.

Non basta una romantica serata di musica sotto le stelle, seppur meritoria e gradevole, che ha tutta l’aria di essere una rassegna di emozioni inconcludenti, di personalismi e di promesse a sfondo politico-elettorale (vedi video sottostante). Non basta un palco montato VICINO all’oggetto da recuperare (un recupero empatico realizzato ‘per osmosi’? Della serie: “ti siamo vicini!”); c’è bisogno di riconquistare il DENTRO con fatti concreti, senza gettare fumo negli occhi dei cittadini. Non basta illuminare le mura esterne del Castelluccio (che rappresentano, almeno all’apparenza, la parte più presentabile e sana dell’edificio storico): occorre recuperare gli spazi interni al fine di renderli vivibili socialmente, artisticamente, culturalmente e perché no, commercialmente.

Also sprach

Riflessioni e poesie

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe - scrittore, giornalista, critico letterario - blog

Emanuele-Marcuccio's Blog

Per una strada e altre storie...

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

La legenda di Carlo Menzinger

libri: i miei, i tuoi, i suoi, i nostri, i vostri e i loro.

R. Tiziana Bruno

(ladri di favole)

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

Poesia dal Sottosuolo

(prestarsi al mondo in versi)

Rivista ContemporaneaMente Versi

Rivista di Poesia Contemporanea Sperimentale e Non Solo

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

HyperNext

Connettivisti nel cyberspazio / Movimento in tempo reale

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: