Archivio per governo

1917 – 2017

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 novembre 2017 by Michele Nigro

“… le barricate in piazza le fai per conto della borghesia
che crea falsi miti di progresso…” 

(Up Patriots to Arms, Franco Battiato)

Anche se è autunno e

cadono solo foglie innocenti

stanotte si esce tutti insieme

disarmati idealisti da tastiera, sotto la pioggia

a riprendere, cent’anni dopo, il palazzo

d’inverno della nostra noia a colori,

ma non aspettateci

in piedi e nemmeno seduti, sazi, caldi di vodka

sconfitti, rassegnati, persi nella rete.

 

Aspettateci ballando, tra un’atomica

e la conquista della Luna

in compagnia di capitalisti moscoviti

e dei nuovi poveri connessi

sui cadaveri delle lotte di classe

e di scioperi disabitati.

 

Nell’America bigotta

le suocere sono letali

come il fucile di Oswald,

l’algoritmo di Zuckerberg

sfrutterà la vostra rivoluzione

smorzata dai regali di Natale

e i negri arruolati negli slum di Brooklyn

non parlano russo,

copritevi stanotte con fogli di Pravda

perché la chiave del cancello, stavolta

è quella sbagliata.

(immagine: L’assalto al Palazzo d’Inverno

in un francobollo russo emanato nel 1987

per il 70° anniversario della Rivoluzione d’ottobre,

con un dipinto di V. A. Serov)

Spade cilene

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 ottobre 2017 by Michele Nigro

a Pablo Neruda

Cadono le parole

ingiallite come foglie

su carte d’erba,

sotto i colpi di autunni

dittatori, scrivono pagine

a un canto generale.

Non fu vano

il loro stare al cielo

a raccogliere luce

per l’eterno dire.

 

Non restarono mute

le foglie cadute

di Neruda assassinato,

come le spade taglienti

di un poeta fuggitivo

brillavano pericolose

nella vigliacca notte

della libertà.

Palpatarella for president!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 gennaio 2015 by Michele Nigro

palpatarella

NO ALLE TRIVELLAZIONI IN BASILICATA!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 novembre 2014 by Michele Nigro

Segnalo la manifestazione che si terrà il prossimo 8 novembre a Potenza, Piazza Mario Pagano, alle ore 09.30. Un’iniziativa di protesta fortemente voluta dai Lucani e da numerosi comitati e associazioni uniti per salvare la bellissima Terra di Basilicata.

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Rigenerare la politica: intervista a Valentino Cerrone

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 aprile 2011 by Michele Nigro

In questo blog già in altre occasioni mi sono occupato indirettamente di politica: ad esempio, analizzando gli intimi meccanismi linguistici del consenso o i vari tentativi di una certa classe politica di sfuggire al controllo della giustizia. Altre volte ancora utilizzando dei ‘semplici’ espedienti letterari… Questa volta tenterò, invece, di compiere un’operazione più diretta, presentando un “nuovo volto” da contrapporre a quelli che, già tristemente noti, stanno svilendo lentamente e inesorabilmente il senso genuino della politica. L’intervista che segue ha come obiettivo quello di ripristinare un linguaggio politico dimenticato a causa dei vari depistaggi mediatici, dei qualunquismi e della drammatica comicità barzellettiera di certi personaggi surreali saliti al potere.

Nigricante. Valentino Cerrone, laureato in giurisprudenza, appassionato di jogging, blogger de “La mia Babele”… Sei originario di Sora (Fr), anche se vivi e lavori a Napoli da molti anni, e hai deciso in vista delle prossime amministrative, come si dice in questi casi, di ‘scendere in campo’ presentandoti come candidato nelle liste elettorali di Sora. In un famoso social network hai dichiarato: “… lo faccio per disturbare la deriva plebiscitaria…” Vorresti spiegare ai lettori di “Nigricante” cosa intendi dire con questa affermazione e perché hai deciso di iniziare a fare politica in prima persona?

Valentino Cerrone. Raccogliere questa “sfida”, tale è per me la portata di tale impegno, è tanto più necessario proprio in questo frangente storico, nel quale il mio circondario e la mia città depressi economicamente e socialmente, si trovano a fare i conti con durissime sfide in un mondo che va a 200 km/h. Purtroppo, una delle molle che mi ha spinto a metterci la faccia è la circostanza che in tale contesto ho visto due elementi per me pericolosi: a) da un lato nella politica, il riemergere di schemi vetusti e sbiaditi, la mancanza di una sobrietà che cozza con la crisi che attanaglia le famiglie, b) dall’altra nella cittadinanza, anche di quella un po’ più impegnata, il disinteresse nel vaglio dei progetti politici, la voglia di abbandonarsi ad una delega plebiscitaria, anche a quelle leadership presuntuosamente demiurgiche che affermano in maniera molto autoreferenziale di risolvere tutti i problemi, nella quale si colgono tratti del pensiero di Montaigne scolpito “nella servitù volontaria”. Insomma, tutto il contrario di quella democrazia dal basso che nei momenti più critici è capace di autorigenerare tramite le proprie scelte e critiche l’intera classe politica, locale e nazionale.

N. Con quale schieramento politico ti presenterai alla prossima tornata elettorale e quali sono le tematiche sociali, politiche ed economiche che ti appassionano maggiormente e che costituiscono in un certo qual modo il tuo ‘manifesto politico’?

V.C. Lo schieramento politico con il quale mi presento è una lista civica che prende il nome di ‘patto democratico’ e che politicamente abbraccia tutte le forze del centrosinistra, della sinistra e pezzi della società civile, che hanno trovato una sintesi nel candidato sindaco. Tale progetto, al quale ho aderito, è ambizioso, a mio modo di vedere, e che spero sarà premiato anche dall’elettorato, per una serie di ragioni. Innanzitutto, si sente sempre rimproverare la mancanza di “nuovi volti” e competenze specifiche: basterà scorrere la lista per notare, accanto a personalità che già hanno amministrato, l’inserimento massiccio di “nuovi”, facilmente riscontrabile dalle nostre date anagrafiche, nonché la variegata competenza di questi. Ognuno ha una propria storia professionale e personale, nessuno ha interpretato come professionismo l’impegno politico. Un rischio forse in termini di consenso elettorale, rispetto agli altri competitori, ma un “impegno sociale” autentico. Con riferimento al manifesto politico, ritengo che più che promettere una miriade di cose irrealizzabili, o vantare poteri paranormali, sia giusto impostare gli indirizzi politico-amministrativi di breve termine e di lungo termine. Secondariamente, sforzarsi di rompere con il passato, in favore di un modello amministrativo che coniughi partecipazione e coinvolgimento cittadino con efficienza e decisionismo dell’azione di programmazione e governo locale.

N. Visitando il tuo interessante blog – “La mia Babele” – in cui tra l’altro analizzi in maniera acuta alcuni temi caldi a livello sociale, economico e politico, leggo nella presentazione: “Babele, confusione, fracasso, luogo di disordine e corruzione materiale e morale… Viviamo in una moderna babele popolata da rozzi e cibernetici neoprimitivi: come un alieno mi muovo cauto ma non per questo determinato… con in mano il lume della fioca razionalità e nella faretra armato di mille e imprevedibili dardi.” In Italia chi sono secondo te i “rozzi e cibernetici neoprimitivi” e come giudichi l’attuale scenario socio-politico e culturale italiano? Tra gli “imprevedibili dardi” c’è anche la tua decisione di proporti come alternativa politica?

V.C. La decisione di aprire un blog, per me è già stato un qualcosa di rivoluzionario, in quanto amo discorrere, ma non esternare le mie impressioni. Ho scelto di intitolarlo “La mia babele” per sottolineare lo smarrimento che mi coglie molto spesso quando osservo il quotidiano. Si sono rotti i legami che tenevano insieme le varie componenti della società, come hanno sottolineato personalità del calibro di Montezemolo o Scalfari; è come se vi fosse una poltiglia sociale, nel quale l’unico imperativo è badare al proprio tornaconto personale anche contro la collettività, che alla fine tocca e influisce sul nostro privato. In questo scenario, rozzi e cibernetici signori degli anelli, sono tutti coloro che, dall’agone politico passando per quello economico ma anche culturale, pur non avendo eccelse capacità morali e materiali, cavalcano cinicamente le debolezze dei nostri tempi per trarne profitto o visibilità.

No, tra i dardi non c’è la mia scelta di dare il mio contributo modesto alla politica, in quanto non mi ritengo investito né di poteri salvifici, né di essere l’Obama di turno, come molti dai propri proclami fanno trasparire.

N. Internet e politica, blog e politica: che potere ha la rete?

V.C. Ha un grande potere la rete: senz’altro facilita la diffusione di informazioni e risveglia la partecipazione, ma credo che in un contesto di sfiducia e spossatezza nelle istituzioni un eccesso di bombardamento sia controproducente, per la partecipazione stessa, nonché per la qualità del messaggio politico. Insomma, non di una brillante operazione di marketing ha bisogno il cittadino, ma di vagliare coloro che aspirano ad amministrare, spero solo pro-tempore, il Comune. C’è bisogno di confrontarsi, non di isolarsi nei palazzi del potere. Anche a costo di incassare qualche reazione forte dei cittadini.

N. Come giudichi l’attacco al sistema giudiziario da parte di una certa classe politica? Stiamo vivendo in un’epoca di “dittatura dolce”? C’è bisogno seconde te di un “risveglio” delle coscienze oppure la politica è destinata a svolgere un ruolo collaterale al vero potere, quello economico e ‘videocratico’?

V.C. Ma a livello giudiziario sono i dati che ci inchiodano: basta fare un giro per le cancellerie dei tribunali per capire quali siano le priorità vere della giustizia. Su questo tema ci vorrebbero ore per farne emergere tutte le storture e i punti dolenti. Comunque sì, si sta scivolando verso una dittatura dolce, nel senso nobile di questa espressione, il cui antidoto è il risveglio e la riappropriazione degli spazi pubblici da parte dei cittadini. Il rischio è una deriva dello strumento politico a mera cinghia di trasmissione di interessi particolari.

N. Referendum del 12 e 13 giugno 2011: acqua, nucleare, legittimo impedimento… Quale è la tua posizione in merito ai quesiti referendari proposti?

V.C. Penso che a prescindere dal modo di interpretare i tre quesiti sia doveroso per gli italiani partecipare: lo strumento referendario tipico di democrazia diretta, è stato nel corso della storia frutto di sacrifici anche in termini di vite umane, e troppo spesso lo dimenticano gli attori politici.

Nel merito è necessario arginare tutte quelle posizioni contrastanti con l’interesse collettivo, per cui  tre “SI”.

N. Che idea ti sei fatto delle recenti rivoluzioni nordafricane e mediorientali? Come giudichi la risposta della politica italiana? (Mi riferisco al fenomeno degli sbarchi e all’interventismo militare in Libia della cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”).

V.C. Ma dal punto di vista del sommovimento popolare, se si tratta di rigenerare una classe politica autocratica e in alcuni paesi oppressiva, allora sono pienamente d’accordo. Purtroppo registro, sia a livello mondiale che europeo, il ritardo nel leggere una situazione ampiamente prevedibile, che si sconta con risposte frammentate, dalla coalizione dei volenterosi, nella quale un ruolo guida lo doveva avere l’Onu e la Nato, nonché la UE, alla problematica degli sbarchi, ma soprattutto cosa che mi spaventa di più alla transizione politica di quei paesi, nei quali non capiamo chi la guiderà e quale sarà il prodotto socio-politico.

Con riferimento agli sbarchi si colgono e si scontano tutte le contraddizioni della nostra politica europea, nella quale non abbiamo mai posizioni nette e comprensibili: le legittime rivendicazioni italiane a non essere lasciati soli nella gestione del problema devono fare i conti con accordi internazionali da noi firmati e ratificati, che ci impongono precise procedure. Ma anche un certo lassismo europeo, per un problema che non tocca solo i paesi del Mediterraneo, quali Spagna, Italia e Grecia. Di questo tema ho trattato nel mio blog più precisamente.

N. Disoccupazione, disagio sociale, ‘alienazione’… Sentirsi ‘alieni’ nel proprio paese, tra la propria gente. Molto spesso, troppo spesso, la politica in Italia viene percepita come uno strumento conflittuale e socialmente improduttivo che serve a mantenere il potere tra un’elezione e l’altra. Cosa significa per te ‘fare politica’?

V.C. Premesso che non ho interessi particolari o personali da conquistare o difendere, sono pienamente indipendente e sereno. Non debbo obbedire a nessuno se non alla mia coscienza civica. Per me l’impegno politico è un qualcosa che deve nobilitare e non imbarbarire l’animo. Sarebbe un’esperienza utile un po’ per tutti: per i cittadini, avvezzi spesso ad una sterile critica, affinché si rendano conto di quanto sia complesso far funzionare una “macchina pubblica”; ma anche e sopratutto per i politici di lungo corso che dovrebbero vedere con positività tutte quelle forze che vogliono dare un proprio contributo. Negli altri paesi europei, spesso proprio da tale bacino si sono colte innovative soluzioni a problemi complessi, e a costo quasi zero.

Sampietrini e Celerini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 dicembre 2010 by Michele Nigro

Passano gli anni, cambiano le epoche e le ‘forme’, ma non i contenuti. Nuove generazioni di sottopagati in divisa e di strati sociali insoddisfatti tornano a scontrarsi sulle strade del nuovo secolo come in un ciclico déjà vu.

I politici non ascoltano i cittadini, gli economisti fanno calcoli cinici compiendo tagli sulla vita dei sudditi, la società non cresce e la precarietà morde le caviglie.

La rabbia esplode ma il bersaglio è quasi sempre sbagliato…

Ritornano, in tutta la loro drammatica attualità, le preziose parole del grande poeta Pier Paolo Pasolini, pur sottolineando le necessarie differenze storiche e socio-politiche tra i motivi che scatenarono gli scontri di quarant’anni fa e quelli che, sempre a Roma, hanno fatto esplodere, l’altro giorno 14 dicembre 2010, la rabbia distruttrice di alcuni manifestanti:

Mio padre Nigro Ermanno (indicato dalla freccia) nella Polizia Celere (1951)

Mio padre Nigro Ermanno (indicato dalla freccia) nella Polizia Celere (1951)

 

II PCI ai giovani!

Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.

La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari.

Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.

Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente l’idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco (?)
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.

Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.

Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.

E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.

È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.

Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
– che sapranno sempre di essere Maestri –
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.

I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri odorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”.

Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.

Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.

Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente…

Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità…
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.

Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?.

Pier Paolo Pasolini

(Poesia pubblicata il 16/06/1968)

Vite sotterranee

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 ottobre 2010 by Michele Nigro

Philip K. Dick

[…] “La penultima verità” (The Penultimate Truth) contiene uno dei temi prediletti da Dick: la guerra eterna. In questo romanzo una società “lemure” non abita più la superficie terrestre, dopo che una guerra nucleare totale l’ha resa invivibile. L’umanità, ormai abituata a vivere in città-bunker sotterranee scavate verso il cuore della terra, evita diligente­mente la crosta terrestre, credendola ancora contaminata. In superficie, solo uno sparuto manipolo di dominatori-latifondisti, con l’ausilio di un esercito di guardiani-robot, conosce la realtà… I notiziari che vengono propinati alla popolazione sotterranea, sono letti da un androide che tutti credono umano e che riceve ordini da un sofisticato computer che elabora costantemente notizie allarmanti con il solo scopo di mantenere la gente nella più totale immobilità e disinformazione… Solo un uomo decide di tornare in superficie sfidando tutte le regole del buonsenso di cui sono schiavi i suoi concittadini. Mentre risale pensa al pericolo delle radiazioni che lo potrebbero uccidere e all’esercito dei robot che polverizzano qualsiasi forma di vita estranea allo scenario desolante post atomico. Ma il dubbio è grande e la sete di verità incontenibile…

Scritto nel 1964, “La penultima verità” rappresenta un valido “riassunto” di tutte le tematiche dickiane: gli scenari depri­menti di un pianeta Terra trasformato dalla guerra, i personaggi che perdono pezzi di umanità non conoscendo più il limite tra se stessi e i loro “simulacri” artificiali, la realtà che diventa la parodia della Verità, le coscienze assopite da Poteri nascosti, la capacità di pochi speciali “incoscienti” che materializzando le necessarie figure degli “antieroi” grassi e brutti (altro che il cinematografico Harrison Ford di “Blade Runner”!) danno vita alla vera ricerca dolorosa di chi rinnega la comoda realtà per ritrovare il vero senso della vita in uno squallido scenario decadente. […]

[…] E se vivessimo anche noi in una nostra attuale condizione “sotterranea” fatta di bugie e di esigenze inventate? Chi di noi ha il coraggio quotidiano di ritornare “in superficie” per andare oltre la notizia e al di là delle apparenze di una società in cui tutto sembra “necessario”? Il Philip Dick paranoico, visionario, depresso e allucina­to ci indica, nei suoi romanzi e ancor di più tramite i suoi personaggi, gli elementi per una ricerca attualissima: in questa epoca di “guerre preventive” e di “armi di distruzio­ne di massa” mai trovate, ci verrebbe spontaneo imitare il personaggio de “La penultima verità” e risalire anche noi verso la superficie del nostro mondo fatto di “inevitabilità” e “falsi doveri”. […]

(tratto da “Ritratti d’Autore” a cura di Michele Nigro:

Philip K. Dick – “La penultima verità”

articolo pubblicato sul mensile “Strange Days”)


Berlusconi contro Saviano

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 16 aprile 2010 by Michele Nigro

Le domande che mi pongo disperatamente ogni volta che quella specie di Presidente del Consiglio chiamato Silvio Berlusconi spara l’ennesima stupidaggine in tv o sui giornali sono: “perché dobbiamo sopportare la presenza stupida e grottesca di un simile fantoccio messo al governo da una massa anestetizzata e disinformata? Perché dobbiamo sopportare le sciocchezze di uno che ripete a memoria dichiarazioni scritte da ghostwriter di partito e che non sa cosa dire perché ormai è alla frutta sia umanamente che politicamente? Perché il nostro paese deve ancora credere in un simile idiota piantato in asso persino dalla moglie e dagli alleati di partito?”

Nel giorno in cui Mediaset utilizza l’onda emotiva causata dalla morte del buon Raimondo Vianello per coprire la grossa crisi interna al PdL tra Fini e Berlusconi e per “diluire” ulteriormente la scaletta di quei telegiornali-giocattolo come “Studio Aperto” (che distraggono il pubblico con ricette, false notizie e cani smarriti!), il SuperPremier ne spara una delle sue in conferenza stampa. Mentre a Palermo venivano chiesti 11 anni di reclusione per Marcello Dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa (quella stessa mafia che avrebbe fornito un considerevole aiuto nell’affermazione politica di “Forza Italia” e che il governo del Berlusca vorrebbe farci credere di combattere aspramente), mentre accadeva tutto questo il Presidente del Consiglio di questa italietta di dementi, che crede in Berlusconi così come i bambini credono a Babbo Natale, ha avuto il coraggio di dire che Roberto Saviano e il suo libro “Gomorra” sono la vera causa dell’accostamento Mafia-Italia nel resto del mondo e che detesta “tutti quelli che con libri e film sulla Mafia ci fanno fare una brutta figura all’estero”! Prendendosela addirittura con uno sceneggiato andato in onda molti anni fa – la “Piovra” con Michele Placido – e che ha avuto la colpa di essere stato trasmesso dalle televisioni di mezzo mondo!

C’è solo una persona che sta facendo fare una pessima figura all’Italia in tutto il mondo e questa persona è lo stesso Silvio Berlusconi con le sue stupide barzellette e il suo governo in stile “Drive in”… Poiché Berlusconi è abituato a vincere grazie ai suoi elettori che, nonostante il marcio emerso durante questi anni di pseudogoverno, continuano a votarlo come pecore che tornano all’ovile anche dopo la morte del pastore, e poiché il suo populismo becero e microcefalico attecchisce lì dove c’è ignoranza e mancanza di informazione, vede come una minaccia ogni tentativo di ricerca della verità (non importa se è una ricerca che lo interessa personalmente o se è una ricerca destinata a colpire la mafia: Berlusconi è allergico alle verità, a prescindere…)

Come scrisse George Orwell nel suo celebre e, ahimè, attualissimo romanzo “1984”, in riferimento agli slogan populistici del famigerato “Grande Fratello”:

«la guerra è pace»

«la libertà è schiavitù»

«l’ignoranza è forza»

Persone, scrittori come Roberto Saviano che hanno messo e mettono in gioco la propria libertà(-vita) in nome della verità e della potenza insita nella parola che scarifica e racconta, sono gli unici modelli a cui possiamo ispirarci: ma evidentemente “la prima donna Berlusconi” è invidioso di Saviano perché gli ha rubato la scena nella vera lotta alla mafia: una lotta che Berlusconi e i suoi “produttori di lodi” non potrebbero mai intraprendere perché significherebbe combattere contro sé stessi, contro la propria storia e quella di “Forza Italia”…

Berlusconi anche oggi ha dato la sua quotidiana dimostrazione di ignoranza: tutto regolare; tutto “normale”! Avanti così verso l’autodistruzione…

Lunga vita a Roberto Saviano!!!

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