Archivio per Gurdjieff

“Scalo a Grado”, gruppo fb dedicato a Franco Battiato

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2018 by Michele Nigro

È nato “Scalo a Grado”, gruppo Facebook dedicato al cantautore e musicista siciliano Franco Battiato. Qualcuno, forse, esclamerà: “Un altro!?”. È vero, la blogosfera e i social network pullulano di pagine dedicate a Battiato, ma la “linea editoriale” di questo gruppo in fieri è stata tracciata adoperando una “filosofia del togliere”, puntando a obiettivi contenutistici ben precisi – e non “Alzando solo polvere” -, visto che chi amministra “Scalo a Grado” proviene da esperienze simili in qualità di membro di gruppi e fan club, escludendo di conseguenza le negatività, le esasperazioni e i fanatismi riscontrati altrove.

Per iscriversi:

https://www.facebook.com/groups/scaloagrado/

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DESCRIZIONE DEL GRUPPO

“Scalo a Grado”

Agnus dei qui tollis peccata
mundi miserere
dona eis requiem.

Lanciato ufficialmente la domenica di Pasqua dell’anno 2018 (1° Aprile, ma senza voler essere uno scherzo!), questo gruppo non poteva intitolarsi in altro modo, o così ci piace pensare.

“Fare scalo a Grado” significa fermarsi per leggere o venire a condividere scritti (propri o di altri autori) inerenti non solo la musica del cantautore siciliano Franco Battiato, ma anche le sue esperienze non musicali, il suo pensiero e i tanti affluenti culturali che lo hanno nutrito in tutti questi preziosi anni di attività; significa soffermarsi in un luogo sospeso tra la terra e il mare, un po’ isola e un po’ terraferma, al confine tra due nazioni immaginarie, tra il viaggio interiore e quello geografico, tra l’uomo che ricerca nel silenzio e l’artista che canta seduto su un tappeto.

Tutto questo, se vorrete, con una predisposizione al sincretismo, alla disappartenenza politica, religiosa e filosofica e alla multiculturalità. Al di là dei riti collettivi, non incoraggiati in questo gruppo.

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Il ricordo di sé

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Michele Nigro

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Assente da te stesso e dal mondo

abbandoni

sotto il sole cocente di un mortale sonno mentale

gli affetti senzienti del tuo esistere.

Il ricordo di sé latita dal momento presente

carne viva tra gli oggetti quotidiani

errata percezione delle cose

fatale dimenticanza

vaghiamo incoscienti come foglie meccaniche

trasportate dal vento della routine.

E non troverai al risveglio urlo o disperazione così grande

da colmare il vuoto della tua assurda memoria.

G. I. Gurdjieff

G. I. Gurdjieff

Intanto a Catania… “La natura della mente”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 maggio 2014 by Michele Nigro

Mentre gran parte del mondo scientifico è distratto da problemi burocratici e di budget, e un certo tipo di religione è troppo impegnato a mantenere il potere secolare e a sopravvivere al relativismo, c’è chi porta avanti “ufficiosamente” il dialogo quasi sconosciuto tra spiritualità e fisica quantistica… (m.n.)

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Ciao a tutti,
a Catania dal 24 al 31 Maggio una settimana di musica e incontri tra fisica quantistica e spiritualità con “LA NATURA DELLA MENTE” – BOMBINO, CAMISASCA, DEPRODUCERS, DIWAN, SARFATTI, direzione artistica di FRANCO BATTIATO.

LA NATURA DELLA MENTE farà vivere alcuni giorni all’insegna della cultura e bellezza, offrendo al pubblico incontri con uomini (stra)ordinari tra il Teatro Metropolitan, il Teatro Sangiorgi e i Mercati Generali per gli appuntamenti più prestigiosi e suggestivi del Festival.
Gli appuntamenti sono: lo scienziato JACK SARFATTI (24 maggio), musicisti unici come JURI CAMISASCA (25 maggio), un progetto che riunisce musicisti del Mediterraneo e che porterà sul palco anche Battiato dal nome DIWAN (27 maggio), DEPRODUCERS (Gianni Maroccolo, Max Casacci, Riccardo Sinigallia, Vittorio Cosma, 29 maggio). E ancora, un film documentario girato dallo stesso BATTIATO e intitolato “Attraversando il Bardo” (28 maggio) e, per chiudere la settimana di incontri, un concerto del chitarrista sahariano BOMBINO (31 maggio).
Tra gli incontri pomeridiani, tutti gratuiti, il 26 sarà rappresentato “Simon Mago”, diretto da Anna Redi. Il 27 sarà la volta del recital pianistico di Andrea Bacchetti. L’incontro del 28 maggio sarà con Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore, drammaturgo ed ex libraio, e la partecipazione del musicista Mario Incudine. Il 29 un altro recital pianistico, con il concertista Carlo Guaitoli. Il 30 maggio Captain Nemo, ovviamente si tratta di uno pseudonimo, parlerà de “La scomparsa di Ettore Majorana: una perfetta sovrapposizione quantistica”. L’ultimo pomeriggio sarà dedicato a un altro recital pianistico con protagonista il compositore Roberto Cacciapaglia. (Angelo Privitera, dalla mailing list di http://www.battiato.it)

Interruzione di dipendenza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 maggio 2014 by Michele Nigro

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Prendete una vostra abitudine, quella più frequente, la più ossessionante anche se impercettibile, quella che voi credete essere la più cara e innocua, e… interrompetela. Così, per compiere un esperimento giocoso che pian piano potrebbe diventare un necessario esercizio di miglioramento della qualità esistenziale. Allontanatevi da essa, da questa abitudine non vitale a cui siete legati ma di cui credete di non avvertire la pressione discreta che esercita sul vostro vivere, espelletela dal vostro tempo quotidiano, dai vostri meccanicismi, dal paniere di tic pseudoculturali che tenete sul comodino a portata di mano e di cui vi siete autoconvinti di non poter fare a meno. Osservatela, se volete, dall’esterno prima di archiviarla definitivamente o per un breve periodo di prova, ricordatene le fattezze, studiatene la presenza nella vostra vita per riconoscerla se si dovesse ripresentare sotto mentite spoglie, bussando alla porta delle azioni meccaniche. Se non ha un nome, datele un nome per meglio identificarla. Spegnete il pilota automatico e pilotate a naso! Osservate voi stessi dall’esterno, il vostro corpo mentre vive, come in un film di cui siete i protagonisti, per comprendere quanto siete ridicoli nel compiere l’automatismo da cui vi state allontanando: se non si è consapevoli del proprio essere ridicoli, c’è il rischio che permanga un sottile velo di nostalgia nei confronti dell’abitudine da eliminare. Dovete essere convinti per non avere rimpianti: la consapevolezza del nostro sentirci ridicoli necessita, però, di un cambio di scena. Il film mentale non basta: certi particolari non si possono notare se non da un esterno reale, dall’altra parte del vetro, concedendosi un’azione alternativa che segua il pensiero. Quello che state per vivere non è un addio ma un consapevole arrivederci: forse ritornerete a servirvi delle abitudini che abbandonate, solo che non le chiamerete più abitudini ma azioni utili e non periodiche, oserei dire volontarie e ricercate. L’obiettivo è avere il coraggio di smettere di amare le vostre abitudini perché rassicuranti e già sperimentate. Alterando il grafico di quell’azione riscoprirete il valore del suo significato nella vostra esistenza. Fermarsi un attimo prima del tic non è sufficiente: bisogna dimostrare a noi stessi che l’interruzione che abbiamo deciso di effettuare possiede una sua consapevole costanza. Uno dei fattori più importanti per la riuscita di questo esperimento, infatti, è il tempo che lasciamo trascorrere dopo aver preso la decisione di interrompere la dipendenza: ma non si tratta di un mero “contare fino a dieci!” dedicato agli isterici. È qualcosa di più: siamo lì che fremiamo per soddisfare la nostra abitudine, solo un soffio ci separa dal soddisfacimento di quell’ennesimo atto compulsivo che crea un benessere effimero, ma ecco che all’improvviso una lampadina si accende nella nostra personale scatola di Skinner. Non si tratta stavolta di un segnale convenzionale che dà il via al riflesso automatico a cui il nostro corpo obbedisce senza opposizione, ma è una luce nuova, dispettosa, alternativa, irriverente e scomoda. Una luce che ci chiede di attendere, di rimandare, di sospendere la soddisfazione di un falso bisogno, di cercare una strada non battuta, anzi di non cercare nulla, di sperimentarci nella non azione attiva, insomma di fermarci sull’uscio, per una volta sola o per sempre… se l’esperimento funziona. Quella che sembrava un’alternativa scomoda diventa essa stessa una piacevole abitudine: abituarsi a non abituarsi, una contraddizione che salva la vita. Autodirottarsi per mettersi alla prova e sperimentare le virtù del non fare contro la persecuzione del fare. Riposizionare i mobili di una stanza per vederli illuminati da un angolo diverso e per accorgerci che seduti in un lato differente della stanza riusciamo a vedere particolari dalla finestra che fino a quel momento erano sfuggiti al nostro guardare assuefatto. O addirittura disfarsi dei mobili per sperimentare il vuoto. Se il tempo trascorso dalla sospensione è sufficiente ci accorgeremo di aver “abortito” in maniera corretta, di aver tagliato il cordone ombelicale senza traumi e di non aver bisogno delle cose di cui ci siamo privati: l’interruzione di dipendenza sarà premiata con una riscoperta sobrietà e una nuova energia deviata verso mete non contemplate. Potevamo scegliere di non far finta di scegliere e invece continuavamo a far finta di scegliere. Perché? Per paura? No, di meno: per pigrizia; la paura sarebbe già un sentimento più audace e giustificabile. Non dobbiamo attendere la costrizione della crisi per riuscire a vedere altri scenari e interrompere le nostre routines: anche piccole decisioni non eclatanti e silenziose, compiute nel nostro quotidiano, possono fare la differenza in termini di economia psichica. Questa non è una riflessione per la scuola dei maniaci del controllo: noi non controlliamo niente! Però possiamo influenzare il ritmo delle azioni, la loro frequenza e incidenza nella nostra vita, come il capovoga di un’imbarcazione a remi che determina il ritmo di vogata: possiamo scegliere una non battuta, una remata a vuoto, una pausa. Come una nota non suonata, un colpo non vibrato, una pagina saltata e non letta, una routine non rispettata… Non per sadismo, ma per ricalibrare i sensori e ricominciare a percepire il suono basilare della verità.

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VIDEO CORRELATO: “Si può fare” di Angelo Branduardi

Il “Telesio” olografico di Franco Battiato e la teoria dell’universo ologramma

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2014 by Michele Nigro

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Se si ritornasse veramente a se stessi,

nel senso auspicato da Agostino,

nel senso del reditus in se ipsum,

sparendo il mondo esterno,

sparendo la natura, spariremmo noi stessi.

Dobbiamo riversarci interamente fuori di noi, per essere

(dal Primo Atto)

Si legge nel Manifesto del Connettivismo: <<Noi crediamo che il mistero dell’universo sia codificato in una chiave inafferrabile e indistruttibile: l’ologramma. Il principio olografico, il modello olonomico della mente e l’olomovimento: dalla struttura della realtà ai nostri schemi di senso la percezione conosce un solo paradigma, che racchiude le istanze della relatività e dell’indeterminazione.>> Il poliedrico musicista siciliano Franco Battiato grazie al suo Telesio, opera lirica in due atti e un epilogo dal libretto originale del filosofo Manlio Sgalambro, dimostra di aver rielaborato in forma teatrale un paradigma non più confinato in ambito teorico e scientifico ma fruibile a livello pratico, adattandolo a una ben precisa esigenza artistica. L’assenza fisica degli attori sulla scena, sostituiti da proiezioni olografiche preregistrate, realizza la relatività della percezione, sorprendendo i puristi dell’unicità del momento recitativo incarnato dalla presenza, ogni sera diversa e irripetibile, di persone reali.

Ma che cosa significa essere reali? Battiato non sceglie a caso l’olografia per rappresentare scenicamente la vita e il pensiero Bernardino_Telesiodel filosofo cosentino Bernardino Telesio, XVI secolo, che, criticando la fisica aristotelica basata su principi universali come materia, forma, sostanza, tentò di far capire ai suoi coevi la funzione principale svolta dalla percezione sensoriale nella spiegazione dei principi primi che sono alla base degli eventi naturali.

Telesio non conosceva l’olografia e non aveva a disposizione la meccanica quantistica. I sensi possono essere più importanti di una spiegazione metafisica: e quindi via dalle tavole attori e pesanti scenografie da trasportare di teatro in teatro. Battiato abdica alla materia e affida tutto all’illusione dei sensi. La scelta tecnica di questa particolare esperienza artistica si lega in maniera indissolubile ai contenuti del pensiero filosofico rappresentato. L’illusione della tridimensionalità offerta dall’olografia vince sulla falsa autorevolezza della materia. Grazie alla memorizzazione dell’informazione visiva, in seguito proiettata per mezzo di una luce laser, lo spiritus degli attori – per dirla alla Telesio! -, o meglio la loro passione recitativa, il movimento teatrale, il canto, unitamente agli allestimenti scenici, sopravvivono all’assenza fisica dei corpi e delle scenografie. Non si tratta di una semplice videoregistrazione di cui siamo consapevoli: l’ologramma sfida la coscienza disinformata sulla vera natura del visto. Come a voler dire: non è importante se sei a conoscenza della reale esistenza di quello che vedi, perché conta innanzitutto la percezione (o sarebbe meglio dire l’intuizione) dei contenuti.Battiato_Sgalambro

Solo il suono, e quindi la musica, è un fattore cosmico primordiale: pur essendo soggetto alle stesse regole della fisica quantistica, grazie alla sua preesistenza (lo sciamanesimo druidico, e non solo, ritiene che la musica sia un elemento inscindibile dalle origini dell’universo e collegabile al biblico “In principio era il Verbo” ovvero il suono iniziale che spiega la cosmogonia) ha un posto privilegiato nell’economia scenica. Uniche presenze dotate di consistenza fisica durante la prima, infatti, sono i musicisti dell’orchestra diretti dal Maestro Carlo Boccadoro: legame sopravvissuto tra sogno e realtà, l’immaterialità del suono prodotto dal vivo fa da trait d’union tra l’ologramma e la materia umana pagante presente in sala sotto forma di spettatori ben vestiti. Il concetto di truffa viene in tal modo sostituito dal bisogno di evoluzione: il fatto di aver acquistato un biglietto per vedere ologrammi invece di attori impegnati a sudare sotto i riflettori, a cantare e a ricordare battute, deve essere accolto come una sfida filosofica lanciata alle proprie abitudini sensoriali.

Viviamo in un universo strettamente interconnesso: nessun individuo è totalmente indipendente (anzi non lo è per niente), tutto è collegato a un ordine implicito invisibile. Superare la materialità dell’attore è solo il primo passo verso la scoperta di una nuova dimensione in cui siamo, olisticamente parlando, immersi. La fisica quantistica annulla l’importanza di un io organizzato ma illusorio; la soggettività (e quindi il malsano desiderio d’interazione tra attore e spettatore) è il residuo di una presunzione meccanicistica destinata, con il tempo e con l’umiltà derivante dall’esercizio di un altro tipo di osservazione, a estinguersi. La natura, c’insegna il pensiero di Telesio, va studiata attraverso i sensi e contemporaneamente per mezzo della negazione di questi: allo stesso modo l’esperienza sensoriale dell’ologramma minaccia il dominio della materia, perché quello che conta è la connessione delle parti tra di loro e con il tutto, e non la loro presunta autonomia.

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“Confine” di Francesco Innella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 marzo 2014 by Michele Nigro

product_thumbnail E’ disponibile su Lulu la nuova raccolta di poesie di Francesco Innella, intitolata “Confine”, di cui ho curato la seguente prefazione:

<<Trasportati su esili zattere poetiche tendenti all’haiku, non per metrica bensì per essenzialità, compiamo un viaggio esperienziale in compagnia dell’Autore.

Interiorità divina ed esistenza quotidiana danzano in perfetto equilibrio sul confine della ricerca: un confine non certamente geografico ma corporale e spirituale.

I fatti della vita, come necessari grimaldelli, iniziano l’uomo a verità superiori: la poesia, lo sguardo compassionevole sulle piccolezze umane, il silenzio, il cammino esoterico, il sapere antico, rappresentano gli strumenti, non facili da utilizzare, per un’interpretazione alternativa dell’esistenza che conduce a una piacevole libertà solitaria. Libertà che pochi sono in grado di sostenere.

Il saggio rivaluta i momenti trascurati in gioventù, mentre riconsidera l’eccessiva importanza data a gioie fugaci e piaceri effimeri; lungo la strada i dubbi e le cadute non mancano, ma con il tempo e l’esercizio, i dolori e le paure si trasformano in preziose occasioni di crescita. Anche i ricordi, le ore del giorno e le esperienze “normali” diventano passaggi per ricongiungersi all’essenza.

Il “premio” ricevuto in vita consiste nel vedere vivere gli altri a velocità differenti dalle nostre: non un cinico modus vivendi per estraniarsi dal mondo, ma la prova che il percorso intrapreso è quello giusto e che forse siamo entrati in possesso di un’arma invisibile con cui superare la pochezza umana. Cominciando dalla propria.

Grazie alla sobrietà che li caratterizza, i versi di Franco Innella svolgono una rara funzione catartica con cui contrastare gli orgogli e le sviste dell’esistenza, i falsi affanni e i traguardi terreni, le rivalse e quelle che Franco Battiato definì in un suo celebre brano piccole gioie quotidiane, di cui troppo spesso ci accontentiamo.

Il poeta vuole ricordare, a se stesso e ai Lettori, che viviamo da sempre su un confine esistente tra l’effimero e l’assoluto: solo noi possiamo scegliere, avvalendoci dei nostri poveri mezzi, in quale direzione proseguire la ricerca durante il tempo che ci è concesso di vivere.

Quella che definiamo vita non è altro che il riverbero di una Vita Superiore: la poesia sintetizza i rari momenti in cui le due vite comunicano tra di esse, il saggio cerca di condensare sotto forma di parole gli sprazzi di consapevolezza conquistati.>>

    Michele Nigro

Per visionare l’anteprima e per acquistare il libro, clicca qui

“La Via Interiore” di Franco Innella: 2ª edizione

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 settembre 2013 by Michele Nigro

E’ disponibile per la vendita la seconda edizione della raccolta di poesie esoteriche dell’Autore Francesco Innella. Come ricordavo tempo fa in un altro post, questa nuova edizione è arricchita da una mia postfazione-intervista all’Autore che ha il compito di “… meglio evidenziare i suoi percorsi conoscitivi, le sue ricerche, le letture fatte negli anni, e per fornire al Lettore – guardando al di là dei versi – una mappa indispensabile per comprendere il significato più intimo, diciamo pure esoterico, dei componimenti presenti nel volume. Ogni domanda è preceduta, tra parentesi, dal titolo della poesia che ha ispirato il quesito, ma l’autonomia delle domande e delle relative risposte rende piacevole e interessante la lettura di questa intervista indipendentemente da una lettura preliminare delle poesie.”

Dalla quarta di copertina: “Il destino dell’uomo è invisibile all’apparenza”

Per acquistare il libro, clicca qui

copertina La Via Interiore Innella

Indagine sulla Via Interiore

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 luglio 2013 by Michele Nigro

In vista della seconda edizione, di prossima pubblicazione, del libro di poesie “La Via Interiore” di Francesco Innella, la cui prima edizione è stata recentemente presentata a Salerno presso la libreria Einaudi, ho avuto il piacere e l’onore di curare una postfazione-intervista all’Autore per meglio evidenziare i suoi percorsi conoscitivi, le sue ricerche, le letture fatte negli anni, e per fornire al Lettore – guardando al di là dei versi – una mappa indispensabile per comprendere il significato più intimo, diciamo pure esoterico, dei componimenti presenti nel volume. Ogni domanda è preceduta, tra parentesi, dal titolo della poesia che ha ispirato il quesito, ma l’autonomia delle domande e delle relative risposte rende piacevole e interessante la lettura di questa intervista indipendentemente da una lettura preliminare delle poesie.

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“Indagine sulla Via Interiore”

postfazione/intervista a cura di Michele Nigro

M.N. – (L’anima) Si evince un bisogno di separazione tra anima e corpo. Noi occidentali abbiamo dimenticato come ascoltare l’anima e isolarla dal corpo?

F.I. – Tu cogli un problema importante per me, l’ascolto dell’anima, e che bisogna riuscire a separare dal corpo, cercando ognuno di noi la strada più consona verso questa realtà sottile. Massimo Scaligero (1906 – 1980), un grande seguace dell’antroposofia italiana, nel suo testo “L’uomo interiore” così scrive: <<Trovare in sé il punto in cui si comincia finalmente a essere individui, a superare la psiche, a creare, suscitare con decisione l’elemento immediato dell’azione cosciente, abbandonare le illusorie, anche se dialetticamente smaglianti vie allo Spirituale, pervenire come cercatori alla reale conoscenza di sé per ritrovare il principio della Forza che si cerca fuori di sé…>>

(Il sonno) L’antico druidismo insegna che alla base dell’origine dell’universo ci sarebbe il Suono, la vibrazione primordiale (causa prima). Un’antica conoscenza, non confermata dalla scienza ufficiale, ripresa dalle pratiche dello sciamanesimo druidico in cui viene utilizzata la musica. Dopo la morte torneremo al punto di partenza di quel suono?

Ti rispondo con le parole di un esoterista spagnolo, Francisco Ridondo Segura, dal suo testo intitolato “La luce Adamantina”: <<Il suono sorge dal silenzio. Il silenzio è eterno e permanente. Il suono sorge dall’etere che è un aspetto dell’Akasha. L’Akasha o quinto elemento è un altro nome che si dà per riferirci al memorandum o cornice nascente del suono, dal quale sorge il suono. Il suono creato mediante l’Akasha conduce alla riutilizzazione dei quattro elementi nella cornice del quinto che è l’Akasha. I suoni generano energia per mezzo della ristrutturazione dell’ambiente esistente.>> Se questo che ho riportato sopra è la genesi del suono, d’altra parte non posso dire nulla su queste pratiche sciamaniche druidiche che non conosco e che tu riporti. Ma tu sai, una volta partecipasti anche tu, ad una recita di mantras buddisti e ti posso dire che i mantras influenzano anche l’ambiente che ti circonda, si tratta di pura energia che si condensa in una struttura di suono.

(Rinascita) Credi nei risvegli e nelle rinascite in vitam?

Credo sia nei risvegli che nelle rinascite in vita. Ma il problema è come rinascere e come risvegliarci. Mi sono posto la domanda “esistono discipline che promuovono il risveglio?”. E facendo un’indagine mi sono accorto che tutti i grandi iniziati hanno insegnato che il vero risveglio è consistito nel vincere la nostra natura prettamente meccanica e ripetitiva. Dobbiamo essere in grado di controllare perfettamente il corpo, attraverso una maggiore consapevolezza. Gurdjieff insegnava un esercizio molto difficile ai suoi allievi, qualsiasi cosa facessero nella loro giornata dovevano avere coscienza del loro braccio destro. La semplice consapevolezza, niente di trascendentale.

(Gnosi) Sei stato influenzato dalla lettura del Vangelo di Tommaso? Come conciliare la nostra esistenza nevrotica e a volte insensata con la ricerca della Suprema Dimora e con quello che tu chiami “salire faticoso”?

Lo gnosticismo si diffonde tra il II e il III secolo d.C., e i testi di questo fenomeno di sincretismo religioso si presentano come “segreti”, in quanto provenienti da un insegnamento esoterico di Gesù o degli apostoli riservato ai soli iniziati. Tra questi scritti ricordo il Vangelo degli Egiziani, il Vangelo di Mattia, il Vangelo di Maria Maddalena, l’Apocrifo di Giovanni, la Sophia di Gesù, il Vangelo di Tommaso (copto), il Vangelo di Pietro. La maggior parte dei vangeli citati nasce nel contesto di correnti teologiche giudicate successivamente eretiche dalla Chiesa cristiana, come quelle di stampo ermetico. Non sono stato influenzato dalla dottrina gnostica, ma dalla ricerca del divino effettuata dagli gnostici, che si presenta prima come una discesa in noi stessi e poi in un’ascesa molto faticosa, che dovrebbe portare alla fusione con l’Uno.

(Daimon) Abbiamo l’obbligo o la necessità di cercare di migliorare la nostra esistenza oppure possiamo abbandonarci alla “scelta che ci toccò con la nascita”?

Abbiamo l’obbligo di migliorare la nostra esistenza, oppure possiamo come la maggioranza delle persone abbandonarci alla scelta che ci toccò in vita. Ma il punto è un altro se, come dice Scaligero e tutta la scuola Ermetica, dentro di noi c’è un Uomo Storico, un Uomo Interiore che dobbiamo far venire alla luce, perché è la nostra essenza, è la nostra vera identità, allora c’è l’obbligo per chi intende incamminarsi su questo difficile cammino di trovare la strada interiore che conduce a lui, e che è disseminata negli insegnamenti di tutti i grandi iniziati. Si tratta di una ricerca non facile…

Voglio però chiarire una cosa importante ed aiutare il lettore a capire meglio chi è l’Uomo Interiore. Cito a proposito il testo “L’arte di divenire simili agli Dei” di Elis Eliah: <<L’uomo esteriore fisico racchiude un uomo interiore, il quale sfugge alle analisi dei metodi impiegati per studiare l’uomo esteriore o visibile che è il suo involucro. Se gli uomini volgari avessero la conoscenza di quest’essere invisibile, inafferrabile, che esiste perché esistono le sue opere, arti, invenzioni, scienze, sarebbe risolto il più grande problema dei secoli…>>

(Il ritorno) L’erotismo è una distrazione dalla ricerca verticale o è partecipe del nostro avvicinamento al divino?

Le religioni più associate al misticismo sessuale sono l’induismo e il buddismo (entrambi di origini indiane), nelle loro forme tantriche. Nella cultura dell’Asia orientale, dove si sviluppò lo zen, il misticismo erotico era poco sviluppato. I motivi principali di questa mancata espansione sono da ricercare nell’influenza dell’etica confuciana, che domina tutta la cultura est-asiatica, per cui la relazione fondamentale è quella tra marito e moglie, come in occidente e in India. Mircea Eliade pubblicò nel 1956 un breve saggio dal titolo “Misticismo erotico indiano”. Uno dei momenti più rappresentativi della sua opera è il riflesso di un’esperienza che lo toccò da vicino: la descrizione dell’unione sessuale come rituale mediante il quale l’uomo trascende a entità divina, come previsto dalla tradizione hindu. Le sue osservazioni acquistano un interesse ancora maggiore per chi conosce la vicenda umana di Eliade, la sua intemperanza sessuale (raccontata nei minimi dettagli nei “Diari”) e il ruolo centrale del sesso suggerito nella sua visione storica delle religioni. Nella tradizione tantrica la “beatitudine suprema” non deve mai raggiungersi attraverso l’emissione seminale. Solo questa forma di “controllo” dei propri sensi è capace di permettere l’ingresso nella dimensione assoluta dell’erotismo.

(Karma) Neanche il rimescolamento genetico, durante il “crossing over” cromosomico, ci “salva” dal peso del karma? Come possiamo alleggerire questo peso?

Il peso del Karma è l’interruzione di un percorso che siamo chiamati a realizzare. Il peso del Karma si può alleggerire se conosciamo in profondità il nostro Io Interiore, non c’è altra strada. Non è esatta la visione buddista di un passaggio di “azioni” da un corpo ad un altro con la cancellazione dell’individuo. Noi siamo sempre gli stessi e la nostra natura angelica che continua per l’eternità e non possiamo sottrarci ad una legge inesorabile che vuole la realizzazione del nostro Uomo Interiore. Il peso del Karma è morire, addormentarsi ed essere richiamato di nuovo in vita da un richiamo venereo per continuare la nostra strada verso il divenire noi stessi, ossia la realizzazione della nostra natura angelica.

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Iniziazione libresca al sufismo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2013 by Michele Nigro

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Certi percorsi culturali, spirituali, iniziatici, possono cominciare da un dialogo, da una e-mail, da un’esperienza casuale e quotidiana frequentando un social network, da un dolore che cerca risposte, dal “tormento di una ricerca e dal bisogno mai sopito di spiritualità e silenzio”, da un libro (e finiscono in quel libro senza andare oltre per mancanza di volontà), da una lettura consigliata che può aprirci la porta su un mondo meraviglioso e affascinante… o sul nulla.

“Dimmi, Maestro, da dove posso cominciare? Quali letture posso intraprendere per conoscere il sufismo? Come sei approdato alla conoscenza dei sufi? Qual è stata la tua prima esperienza con loro? Illuminami!”

“Illuminarti? Ehm, non mi mettere in imbarazzo eh! Forse ho esagerato ma ho fatto una selezione e alcuni libri proprio non potevo lasciarli fuori, scegli tu. Inizio raccontandoti che io l’incontro l’ebbi nel 1984, a Palermo. Di quell’evento resta un ricordo indelebile nel mio cuore e qualche foto e una clip, pubblicati nella mia pagina FB. Lo sheykh era Hasan Cikar, il Ney solista era Kudsi Erguner, che – ho saputo di recente – è stato ed è forse tutt’ora il ponte tra i gurdjieffiani della scuola di Parigi e la confraternita dei Mevlevi. È il derviscio che appare nel film di Peter Brook “Incontri con uomini straordinari”.
All’epoca testi in italiano, ma anche in inglese, circa i sufi e il sufismo erano introvabili; io andai a vedere il Sema proprio perché Battiato ne aveva fatto cenno in qualche suo brano. Passarono diversi anni, quando mi sono trasferito a Milano nel 1990 ho trovato la Feltrinelli che aveva una sezione esoterica di tutto rispetto; nel frattempo mi ero letto “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di Ouspensky e (parte) dei “Racconti di Belzebù a suo nipote” di Gurdjieff, oltre ovviamente a “Incontri con uomini straordinari” sempre di Gurdjieff.
Cosa ho preso da Feltrinelli, che potrei consigliarti? È un bel problema perché ti conosco appena, mio caro discepolo; se il tuo interesse è specificamente indirizzato verso Rumi ti consiglio “Fihi ma Fihi” (C’è quel che c’è): sono resoconti delle conversazioni tra Mevlana e i suoi discepoli trascritti dal figlio, Sultan Walad, che è poi il vero fondatore della confraternita Mevleviyye; infatti ha organizzato in modo sistematico ciò che ha prodotto il padre dopo l’incontro con Shams-i-Tabrīzī. Il “Mathnawì” è impegnativo e bello, mi intimidisce: sei volumi. L’ha tradotto in italiano Gabriele Mandel e pubblicato Bompiani. Conoscessi il persiano lo leggerei in persiano perché è poesia e nella poesia suono, ritmo e significato si completano. Nel “Fihi ma Fihi” c’è il pensiero di Rumi posto in versi; nel Mathnawì, meno bellezza, più argomenti.
Un libro che trovo molto bello è l’antologia redatta da Eva de Vitray-Meyerovitch, che raccoglie molto materiale tratto dalle opere di Mevlana oltre che da altri sufi; lei era una sufi dunque ha operato con illuminata coscienza – ora sì che ci vuole il termine “illuminare”… Morta a Parigi, seppellita all’ombra del mausoleo di Mevlana a Konya in occasione del Shab-i Arus, anniversario del transito di Mevlana. Il titolo del libro è “I mistici dell’Islam”. Eva de Vitray Meyrovitch ha raccolto perle e le ha disposte in maniera meravigliosa, a mio avviso: apparentemente sembra un’antologia organica redatta da un professore, e lei lo era e di alto lignaggio, ma è uno di quei libri che puoi aprire e trovare la risposta pertinente… è più di un’antologia, te la consiglio perché ti offre una panoramica, ed Eva è morta nel 1999, dunque ha selezionato materiali ancora validi…
Dall’altra parte del fiume, per onestà intellettuale devo menzionare “Sufi” e “Pensiero e azione sufi” di Idries Shah, autore che è considerato malissimo tra i sufi “tradizionali” così come negli ambienti gurdjieffiani… ma siccome io non sono né di questa né di quella parrocchia me li sono letti e li trovo interessanti: sostanzialmente emerge la componente metafisica della tradizione sufi e viene messa in secondo piano la componente religiosa.
Un altro libro che ho letto una volta sola ma utilmente dunque potresti anche considerare è “Il Segreto dei segreti” di Abd al-Qadir al-Jilani, edito da l’Ottava, ma non so se è trovabile.
In ultimo ma non per ultimo “I racconti di Nasrudin” se li trovi, ma sul Web se ne trovano ampi stralci, furono pubblicati da Octagon Press di Idries Shah.
A margine e se davvero la cosa ti intriga, “L’immaginazione creatrice – le radici del sufismo” di Henry Corbin, divulgazione del pensiero di Ibn-Arabi, di cui puoi trovare stralci sul Web, anche in italiano.
Azz… ho finito! Finalmente… Buona lettura!”

“Grazie Maestro!”

“Non ringraziarmi ora: leggili prima e se ti saranno veramente utili per la tua crescita interiore, solo allora, mi ringrazierai…”

L’estraneo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 dicembre 2012 by Michele Nigro

Dopo una breve ma intensa esperienza notturna di percezione e osservazione del sé…

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Cammino nel corridoio buio della notte

e passo accanto alla mia stanza.

La porta chiusa mi esclude,

come se le tracce contenute oltre di essa

fossero quelle di un altro.

Superando i vetri satinati

una luce ambrata e calda

creata dalla lampada di letture tarde

denuncia la presenza di un essere vibrante.

Estraneo a me stesso

ascolto il suono scelto da un io parallelo

provenire dal mio rifugio.

Mi esamino, resto fermo paziente

nell’oscurità interrotta

gustando una nuova scena

da un insolito punto di vista.

Spia di me. Mi studio.

Chi abita lì dentro?

Sento che all’interno c’è vita e ricerca.

C’è una storia umana che si nutre

di quella musica discreta e notturna.

Mi trovo interessante

vorrei entrare

e finalmente fare la mia conoscenza.

Vivo in un corpo di passaggio

sconosciuto, mutevole e fortuito.

Provo stima per il mio esistere precario e ricco

legato a un presente sobrio e speranzoso.

Non ci conosceremo mai del tutto

sorprendendoci in attimi inattesi.

Preferirei non disturbarmi

ma devo rientrare in me,

mentre un viaggio percettivo

non programmato

termina sul bordo corporeo del sé.

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Pomeriggi perduti

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