Archivio per ideale

On the road

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 maggio 2017 by Michele Nigro

versione pdf: On the road

“… Dovevamo ancora andare lontano.

Ma che importava, la strada è la vita…”

(Sulla strada, Jack Kerouac)

Che differenza c’è tra il cammino di quando si è giovani e quello che si compie da adulti? Non dipende dalla quantità di passi, dalla forza disponibile, dall’orario scelto per camminare, dal tipo di strada, asfaltata o sterrata… Da giovani quasi sempre si cammina in compagnia, si cerca la massa, perché in fondo non sappiamo chi siamo, cosa vogliamo, e nel gregge (o nel branco, a seconda dell’indole) ci diluiamo, ritroviamo negli altri i pezzi mancanti della nostra identità, gli integratori di personalità; dal gruppo riceviamo la carica energetica per fare, decidere, confrontarsi, coltivare ideali, costruire qualcosa per noi e la comunità, o per illuderci di farlo; da giovani si ha la speranza di camminare in compagnia di un mondo fatto di persone perché il disincanto non ha ancora preso il sopravvento e crediamo testardamente nella parola insieme: non si è consapevoli della condizione solitaria dell’essere umano, del fatto che il mondo esisterebbe ugualmente anche senza gli altri e che la visione che abbiamo di questo pianeta è solo nostra e di nessun’altro; l’essere soli è una condizione non permanente ma fondamentale, da vivere almeno una volta nel corso della vita: la patologia nasce dall’imposizione della solitudine; quando è spontanea e ricercata in piena autonomia, deve essere vissuta con serenità.

L’assioma aristoteliano dell’uomo animale sociale ce lo raccontiamo volentieri perché conviene da un punto di vista pratico, economico (senza per questo dover giungere agli “estremi” descritti da Hobbes); perché abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere in determinati momenti, per non sentire il freddo della galassia in cui vaghiamo. In realtà siamo soli anche quando ci uniamo in matrimonio o sposiamo la causa ideologica di un partito politico che ci avvolge e ci prende totalmente. La solitudine è la parte vera, cruda, naturale del nostro esistere: tutto quello che riusciamo a conquistare partendo da questa verità assoluta – verità che non deve scoraggiare o causare malinconia e che è in grado di posizionarci dinanzi a uno specchio per alcuni doloroso e al tempo stesso catartico, che purifica dal superfluo della verde età – è una conquista duratura e inattaccabile, che dà i propri frutti in un’ora inattesa. Quando si è giovani si cammina insieme agli altri perché non conosciamo il potere riparatorio e ricostituente della nostra solitudine, non l’abbiamo ancora sperimentato, ed è giusto che sia così a quell’età. Il passaggio è graduale, la perdita quantitativa di presenze umane è determinata da uno stillicidio impercettibile.

Da adulti, una volta raccolta una quantità sufficiente di esperienze sia positive che negative, abbiamo la forza e la consapevolezza che occorrono per camminare da soli. È un cammino solitario che paradossalmente permette di entrare in sintonia con molte più persone, di incontrare chi è come noi e di escludere la massa che scherma il segnale. Cantava Fossati: “… cambio posto e chiedo scusa / ma qui non c’è nessuno come me…”. Per sintonizzarci sulle stesse frequenze di chi è come noi, però, dobbiamo imparare a fare silenzio, a stare soli, in disparte per meglio osservare e capire cosa vogliamo, ai margini (ed essere sereni mentre si sta al confino, altrimenti l’insoddisfazione per l’assenza di persone e cose vane, che abbiamo creduto indispensabili, disturba l’ascolto); come ho scritto anni fa nella poesia Riconoscersi: “… ho riconosciuto tra sussurri di venti rapaci / la tua voce rivolta all’anima…”. Non c’è altra via.

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Forma e Sostanza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2015 by Michele Nigro

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Si susseguono

tra l’indifferenza degli archetipi

generazioni liquide.

Immutata e nascosta

è la sostanza che mi riporta a te,

sopravvissuta

a cambi epocali di forma.

Caparbio diamante grezzo

ostinata ombra passeggera,

nel silenzio della notte

dai mandate di chiave

al portone del tempo.

Chair à canon

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 luglio 2015 by Michele Nigro

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(Waterloo in the flesh)

Lontana dalla battaglia

nel silenzio di campi insanguinati

riesci a sentirti parte della storia

oh gloriosa carne da cannone?

Non resta che l’uomo

se mi spoglio di quegli ideali

schierati in truppe convinte di patria.

Il pensiero semplice dell’individuo

interrompe lo schema tattico della fede,

è pura poesia quel grano ancora irto in mezzo ai morti

quello sprazzo di sole malato tra il fumo degli obici.

VIDEO CORRELATO: “Il sole di Austerlitz”, Giuni Russo

Existence

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2014 by Michele Nigro

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Nella realtà cristallina e perfetta

tutte le risposte dell’esistere,

le inutili diottrie speranzose

il poetico tergiversare illusorio

confondono il viandante onesto

sul percorso verso la felicità.

Il giovane orso

divenuto adulto

si accoppia con la madre,

non ricorda più

le trascorse primavere.

Titanic senza iceberg

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 dicembre 2014 by Michele Nigro

Titanic

Quello che non avverrà

tortura il pensiero immanente

in attesa di un imbarco da banchine solitarie.

Sollevarsi leggero come piuma sul mare

vedere dall’alto la giustizia

nascosta dietro navi imperfette

incomplete, mai salpate

e le scelte non contemplate

dalla cieca sete di avere.

Libero da egoismi di possesso

osservare l’essenza del mondo

di te.

E invece ricado in acqua

senza saper nuotare

arrabbiato e carnale

avido di vita, assetato

abbandono pur di salvarmi

e salvare la scintilla

perduta tra questi ghiacci.

Diventi un ideale da clonare, niente di più

mentre s’inabissa la tua immagine

tra le onde dell’esistenza.

Cercare altrove il panorama di noi

desiderare sotto altre forme

quello che oggi non può avvenire.

Il Limite Ignoto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 ottobre 2014 by Michele Nigro

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Qual è il confine tra un’esistenza regolare

e la ribellione?

Zone spontanee e indefinite di territorio selvaggio

resistono ai pratici attacchi del reale.

Sulla linea gialla della civiltà

passeggia solitario il cercatore di margini invisibili

per salvarsi da automatismi storici.

Non c’è frontiera se non nel cuore

e nella mente

avidi proprietari di angoli inespugnabili.

Sospeso nella provincia, congeli spazio e tempo

dissociato, non partecipi alle statistiche di regime

e ti spedisci al confino, libero e a tratti felice

in attesa di giorni adatti alle tue previsioni

conservate in archivi pazienti.

Ingranaggio educato e silenzioso

di un orologio asociale

che passa al bosco

si ritrae nella foresta

si dà alla macchia.

Waldgänger.

Gli ultimi quattro versi sono un riferimento al

“Trattato del Ribelle” (Der Waldgang) di Ernst Jünger

Le radici della serenità

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2014 by Michele Nigro

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Aperiodico come pendolo incoerente

ritorno fedele alle radici di un ideale.

Tra nuovi cementi e nuove musiche

ostinato, vedo un’infanzia congelata

lì dove l’avventura prosegue indisturbata

lì dove per altri domina un monotono presente.

Laboratorio per sperimentare ripartenze

e vite clandestine

– il difficile diventa facile! –

alibi per un’amata solitudine

luogo privilegiato di regressione.

Recupero, sordo alle critiche

un io primordiale e leggero

fino all’epoca che precede dolori ed errori.

Non ti spiego il perché del mio essere qui

intuisci una ricerca proveniente dal passato,

mi confondo tra la folla moderna

rumoreggiante per sapere di essere,

ingannando tempo e doveri

oscillando sereno come fiamma

al silenzio di una candela consumata a metà.

Del non viaggiare intelligente

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 agosto 2014 by Michele Nigro

shangrila

Non visitare luoghi idealizzati

amati solo nella mente, ricreati dall’egoismo.

Viaggiando speranzoso in essi

smetterai di amarli lungo il cammino

ti diventeranno indifferenti

a volte li odierai, deluso.

In altre occasioni, forse,

il tuo occhio interiore avrà ragione

e troverai frammenti casuali di te

lasciati sui marciapiedi della storia.

Il mito si nutre

dell’immobile assenza

di corpi stanchi alla partenza

spiaggiati sulla confortante fantasia

del non raggiunto.

L’ossessione coltivata per cultura o moda capricciosa

richiama il viaggiatore

ingannandolo o premiando la sua visione.

Spostarsi seguendo il volere delle viscere, di tanto in tanto.

Diventi bussola archetipica dell’inconscio

percorrendo d’istinto spazi non meditati.

Assertiveness

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2014 by Michele Nigro

Un colorato e gentile muro di gomma

il mio destino nel mondo,

da oggetto orbitante e in attesa di ordini

divento affermato asse terrestre di me stesso.

Con un sorriso declino l’invito ad allinearmi

diplomazia delle idee non seguita da consensi passivi

uscendo non sbatto porte, non urlo

e non scuoto la polvere dai sandali

archivio tutto in me, ne faccio tesoro distinguendo

il mio bene dal vostro dogma.

Il fuoco delle esperienze personali

scalda un cuore ancora acerbo

e destinato a divenire libero.

Conosco il mio sentiero indipendente

l’ho immaginato mille volte,

non rinuncio al mio angolo di futuro

proietto sullo schermo dell’arbitrio

la passione per me stesso.

Ed è così che allontano i maestri della domenica

e i profeti non vedenti.

Sto bene in mia compagnia, mi coltivo

guardiano dei miei spazi e dei pensieri

non più cercatore ma cercato.

autostima

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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