Archivio per ignoranza

Fuga di mezzanotte

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 novembre 2018 by Michele Nigro

Adoro arrivare

in città sconosciute

di notte o svegliando albe.

Istanbul a mezzanotte

meravigliandomi per

muezzin insonni da

minareti illuminati

come razzi a Cape Canaveral,

Palermo dal mare

incantato dalle luci di Mondello

dimenticarsi del porto.

Padova alle 5:30, passi solitari

riecheggiano sotto i portici consunti

turbando il sonno a Sant’Antonio.

 

Ma fuggire, allontanarsi da qui

come un ladro non inseguito

se non da se stesso

che interrompe schemi marci,

passeggiate senza senso

la domenica sera.

 

Con l’ausilio delle tenebre

finalmente andare, dimenticare

il ghigno del bigotto

mentre passo accanto

a processioni di provincia

credendomi devoto.

 

Il momento perfetto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 febbraio 2018 by Michele Nigro

Esisteranno, un giorno che non chiameremo più giorno

anche per noi

un tempo e uno spazio

(non più tempo, non più spazio)

in cui diluire la vita incompresa, la non riuscita

e quella non digerita, in cui disperdere

le questioni di principio e gli affanni

i quotidiani attriti dell’inutile fare

gli orgogli della carne e le posizioni in classifica.

Dove tutto sarà quasi pace, ingiudicato e incolore

o colorato a piacere, con le mani e i piedi della notte camminata

di stelle e vino, sospesi

solo una musica lieve e ricordi blandi di

una certa vita lasciata indietro, laggiù o lassù

da qualche parte, insomma… Senza nomi di città,

o di strade, o cognomi strani, o numeri civici e di telefono.

Ignoti, ignoranti e ignorati

in eterno.

 

Non c’importerà più di niente

perché niente saremo.

Forse vivi, forse no

in ogni caso non lo scopriremo.

 

Finalmente

sorridendo, senza sapere come

ci dimenticheremo

sui marciapiedi dell’universo.

La casa senza noi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2018 by Michele Nigro

(Protagora)

Come corpo morto

pian piano si fredda

la casa lasciata sola

non vissuta da aliti umani

vapori di brodo sui vetri

e caldi sospiri di stufa.

Tra queste quattro mura inanimate

si rifugia forse lo spirito

della storia che non conta

il tempo

perché tempi non conosce?

Cosa fai al buio, d’inverno

durante le lontane feste?

 

I testimoni oculari

che tutto misurano

lasciano dietro di sé

polveri ignoranti

tra muti oggetti

non più sfiorati

da una vista cosciente,

un ultimo giro di chiave

li separa da un’immobile eternità.

Esortazione autoptica

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2017 by Michele Nigro

Morirete, un giorno

e non avranno capito nulla

del vostro passaggio su questa terra.

Così come loro stessi del proprio:

l’ignoranza esistenziale è democratica.

Quelli che oggi presumono

senza comprendere

forse moriranno dopo di voi

o insieme a voi. O prima, peccato:

non assisteranno alla fine

dello spettacolo allestito

dall’infinito per divertire il divino

che tutto sa.

Restate in vita, dunque

abbiate fede pur nella finitezza che v’opprime

stringete i denti e la carne alle ossa

tenete duro nonostante il buio,

sopravvivete a voi stessi

e alla stupidità, per i restanti anni.

Partecipate all’equivoco, giocateci

non disperate come piace al nemico

rendete difficile il cammino

alle voci di un corridoio post mortem,

smentitele dal vivo con l’esempio

e non solo a parole

lasciatele morire sotto i colpi del tempo

che tutto guarisce e risolve,

seppellite i detrattori ma senza gioire

perché tutti siamo detrattori di qualcun’altro,

siate l’autopsia di voi stessi

non affidatela ad altri, a frettolosi

anatomopatologi dell’anima

e preparate una fossa profonda

in cui far riposare le persone superficiali

che oggi decantano, non autorizzate

le gesta sminuite o esaltate

di esistenze che non gli appartengono.

Dopo gli errori insiti nell’essere umani

c’è bisogno di fatti salvifici, cercati o fortuiti

prima dei puntuali conti presentati lì

dove l’imbuto di Kronos si restringe intorno al collo.

Sarà meglio morire vecchi e nella verità

che giovani e tumulati dalla menzogna.

Quando il vento dell’anima

abbandonerà i vostri corpi, che non saranno più vostri

ma della terra,

nulla potrà essere aggiustato.

(immagine:

“¡Y tenía corazón! / Anatomía del corazón / La autopsia”

quadro di Enrique Simonet – 1890)

“The Village” su L’Ottavo.it

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 ottobre 2017 by Michele Nigro

Una mia recensione al film “The Village” è stata pubblicata con il titolo “THE VILLAGE E LE PAURE DELL’AMERICA DI OGGI” sul sito L’Ottavo.it – Notizie dal mondo dei libri e non solo.

Un grazie alla Redazione!

Segue un breve stralcio:

“… Da un film altamente simbolico come questo potrebbero essere tratte innumerevoli chiavi di lettura: la prima, a mio avviso la più affascinante, è quella riguardante le motivazioni che spingono un gruppo di persone del XX secolo a scegliere di tagliare i ponti con il proprio tempo e di vivere in un villaggio isolato dal resto dell’umanità, abbracciando lo stile di vita di una comunità americana dell’800. Gli anziani di Convigton, un tempo anch’essi abitanti della moderna e tecnologica America, compiono una scelta draconiana di vita, spinti dalla violenza che ha colpito le loro esistenze: un familiare ucciso, un affetto strappato dall’assurdità di un mondo feroce e sanguinario, alcune tra le cause che inducono un ristretto gruppo di professionisti e adulti perfettamente consapevoli, a un radicale cambio di esistenza. Non s’intravede in questa scelta alcun ideale rivoluzionario o insegnamento filosofico: non si vuole donare al mondo un esempio da seguire in vista di un cambiamento globale. Niente affatto: si desidera solo essere dimenticati…” (per leggere la recensione completa: qui)

 

Pomeriggi perduti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pomeriggi perduti

(elogio della lontananza)

Spegnete i saperi

elettrici di sera

i confortanti aggeggi

le reti a maglie larghe

delle bugie a colori,

i fogli stampati

destinati all’oblio

a traslochi incartati

con titoli scaduti.

 

Spegnete tutto!

La verità custodita

senza proclami

dal vento d’estate

da nuvole nere

e salvifiche piogge

a mitigare arsure

a decifrare siccità interiori

si poserà come unguento

sulle ferite della mente offesa.

Continua a leggere

Analogico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2017 by Michele Nigro

Una rinnovata

infanzia analogica

ho sognato,

racconti a corto raggio

sapienze locali

su panchine sconnesse,

un segnale scorticato

come acqua piovana

riscopre terreni ignoranti.

 

Parole dette in faccia

saliva schizzata e

contatti umani,

segugi fiutano fatti

domande da strada

e notizie lente

che vanno a vapore

metro dopo metro,

a rivivere

velocità preindustriali,

fantasie forzate

dal non visto luminoso

al di là della collina.

 

Ritornerà il mistero perduto

e avrà il sapore ingenuo

delle dolci sere di primavera

sprecate in provincia.

immagine:

Martin Lewis (1881-1962),

Relics (Speakeasy Corner)

(M.74) Drypoint, 1928

Avvento

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 novembre 2016 by Michele Nigro

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Un cuculo senza rime
ha già deposto
l’uovo poetico
nei vostri insignificanti
nidi di parole vuote.
Presto
la voce ignorata
si schiuderà.

Bella Italia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 maggio 2016 by Michele Nigro

1975-09-xx_CosmaDamiano_106

Quanto sei bella, Italia mia

che sai di melone e

pane appena sfornato,

di lontane bande musicali

e infedele nostalgia di paradisi

in terra,

serali suoni marziali e giubilanti

appresso a santi non creduti

eppure rispettati e lasciati campare

come utili parenti tollerati,

al sapore di casa e di madri

in preghiera oltre la miscredenza

di una ragionevole età,

anarchica nella fede

osservatrice dai balconi

di estive curiosità d’antropologo.

Sento passare processioni

e lenti processi interiori

ai lati dell’indifferenza,

la forza del gruppo

di donne devote

con l’anima in pace

e rinnovate speranze.

Quanto sei bella, Italia mia

di scandali benedetti

dalla ragion di stato e di chiesa

e litanie di pie ignoranze

plaudenti a idoli infiorati d’oro

immobili e peccaminosi

nel loro silenzio

tradotto dall’uomo.

adrianazanese

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