Archivio per immaginario collettivo

Piombo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2017 by Michele Nigro

Ricordi? La tivvù passava

Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot

esplosioni nucleari aliene

in un Giappone già sconfitto.

Alle scuole medie

disegnavo rifugi

antiatomici colorati e minuziosi

con tutto quel piombo

che dava speranza

al futuro dell’umanità e ai miei

acerbi spermatozoi.

 

Poi i potenti rinsavirono

fu un vortice di firme, strette di mano

crolli, trattati di pace

ipocriti disarmi senza equilibrio.

Crisi d’identità

da oriente a occidente,

cani affamati senza museruola e padroni

abbaiavano nelle notti di provincia.

 

Dove saranno

in quale scatola degli anni ottanta

i miei progetti, odor di matita e gomma

per esorcizzare la paura del caldo nulla

e della morte da poco conosciuta?

“La Guerra dei Mondi” ai tempi delle fake news

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2017 by Michele Nigro

versione pdf: “La Guerra dei Mondi” ai tempi delle fake news

C’è una domanda che da tempo non mi lascia in pace ed esige una risposta: “Sarebbe possibile oggi, nel XXI secolo, registrare gli stessi effetti psico-sociologici che il radiodramma di Orson Welles, liberamente adattato dal racconto War of the Worlds di H. G. Wells, ebbe nel lontano 1938?”. Ho già analizzato anni fa, in un altro post, questa vicenda cult della storia radiofonica e il libro ad essa collegata, ma emergono, ogni giorno di più, nuovi aspetti da prendere in considerazione alla luce delle nostre progredite abitudini informative e del crescente problema delle cosiddette fake news.

Sarei tentato di fornire una risposta prematura alla mia domanda iniziale e dire subito: “no, non è possibile!”. Scrissi nel suddetto post: “… Nel 1938 non era stata ancora raggiunta la “saturazione da immagini” che caratterizza, invece, le nostre vite moderne: dvd, immagini scaricate da internet, pubblicità onnipresente, fotografie sui e dai cellulari, telecamere persino negli intestini quando abbiamo problemi di salute, radio e televisioni che trasmettono incessantemente e con fede maniacale il tutto ed il contrario di tutto!”. Come a voler dire che il terreno mentale era vergine a quell’epoca e la credibilità artificiale del radiodramma di Welles attecchì senza incontrare grosse difficoltà, anche a causa di fattori predisponenti socio-economici che interessavano la popolazione americana di quegli anni. Non amo parlare di ingenuità epocale (oggi non siamo più furbi o più intelligenti di ottant’anni fa) ma di una maggiore saturazione esperienziale parallela alla multimedialità (più che alla multidisciplinarietà) e all’illusione del multitasking caratterizzanti la nostra epoca. Come canta Caparezza: “… Accetti ogni dettame / Senza verificare / Ti credi perspicace / Ma sei soltanto un altro dei babbei…”.

Se nel ’38 una certa “verginità informativa” permise lo scatenarsi di un più che naturale attacco di panico su vasta scala, oggi assistiamo a una sostanziale “de-revolution” dovuta, come direbbe un informatico, a un buffer overflow (per un anestetizzante eccesso di dati) che causa disimpegno, errori interpretativi, assuefazione alla cronaca, lontananza dal dolore reale, fino a giungere a casi di vero e proprio immobilismo empatico e menefreghismo sociale.

Però una cosa non è cambiata dal 1938 ad oggi. Se c’è una costante nel tempo e che caratterizza l’essere umano è la sua perdurante incapacità (o sarebbe meglio parlare di mancanza di volontà) a verificare i fatti: se nel ’38 gli americani radioascoltatori non andarono in New Jersey per verificare di persona l’effettivo sbarco dei marziani (e a ragione, dal momento che l’invasione raccontata alla radio non era descritta come pacifica), noi terrestri del 2017 non siamo certamente campioni di diffidenza e di approfondimento conoscitivo. Anzi, come dicevo, rispetto al passato siamo raggiunti da una quantità esorbitante di dati (in tutte le salse e con ogni mezzo, non solo la radio!) umanamente impossibile da verificare. Come scrissi nel post del 2010: “La facilità d’informazione, che rappresenta il leitmotiv delle nostre esistenze, è innegabile: notizie fresche che ci raggiungono sui cellulari […]; quotidiani distribuiti gratuitamente nei metrò. Gli stessi “marziani”, credo, non potrebbero più fare tanto affidamento sull’effetto sorpresa perché i telescopi […] vomitano nel web, ventiquattro ore su ventiquattro, immagini provenienti dallo spazio… Forse nessuno ci “cascherebbe” più nell’involontaria burla di Welles, se la si volesse riproporre in un audiovisivamente congestionato terzo millennio.” Una presunta “scaltrezza” acquisita che funzionerebbe meglio se accanto ai dati disponibili affiancassimo anche una coscienza discriminante (oggi di fatto piuttosto assonnata!) capace di discernere il vero dal falso e di orientare la ricerca verso forme concrete di conoscenza.

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Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 maggio 2016 by Michele Nigro

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Comunicato Stampa

In un dittico a due voci il poeta si apre al prossimo, anch’egli poeta, scegliendo che ai suoi versi facciano eco quelli di un altro poeta che trova in qualche modo affine, in cui individua corrispondenze sonore o emozionali, affinità elettive, corrispondenze di significanti.

Emanuele Marcuccio

 

PoetiKanten Edizioni ha pubblicato Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito… [1], terzo Volume del progetto poetico in dittici a due voci [2], su idea e cura editoriale del poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con venti liriche.

Scrive Marcuccio nella nota di introduzione: «Sì, è l’affinità elettiva poetica, la telepresenza attraverso un PC, la “corrispondenza d’amorosi sensi”, riprendendo la celebre espressione foscoliana, che poi cito in “Telepresenza”, in dittico a due voci con “Vita parallela” di Silvia Calzolari e che costituisce il manifesto poetico di tutto il progetto; non a caso ogni volume è aperto da questo dittico, “corrispondenza d’umano sentire” per il tramite di un computer, “quel foglio di vetro impazzito”, che sempre e comunque “c’ispira”.»

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“Santa Maria della Scala”, un progetto fotografico di Federico Pacini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 aprile 2016 by Michele Nigro

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Tempo fa scrissi in “Elogio del recupero”: <<Restaurare le cose ci rende migliori. Riacquistiamo il ritmo giusto ed educhiamo il nostro corpo all’attesa riflessiva. Siamo liberi di decidere come utilizzare il nostro tempo e la materia inerte che incontriamo lungo il cammino. Il recupero possiede in sé anche un significato politico (non ideologicamente inteso): la “semplice” scelta culturale diventa scelta politica controcorrente. La fregola consumistica consigliata e incoraggiata dai nuovi dittatori viene sconfitta dalla chiave inglese e dal cacciavite. Ridiventare padroni di sé, del proprio tempo e degli oggetti dimenticati in attesa di resurrezione. Riscrivere l’elenco dell’utile e dell’inutile seguendo i rispolverati canoni qualitativi della vita reale. La poetica degli oggetti in disuso contro la stupidità dell’Occidente, contro l’arroganza dei velinismi tecnici ed estetici, contro il grasso che cola sullo scheletro di una filosofia perdente ma imperante.>>

Sfogliando l’ultima pubblicazione fotografica di Federico Pacini intitolata “Santa Maria della Scala” (Editrice Quinlan) e dedicata al restauro in fieri dell’omonimo ospedale, risalente al XI secolo, sito nel cuore antico di Siena, si ha l’impressione di trovarsi dinanzi non a una storia di recupero architettonico quanto piuttosto alla volontà di conservazione/congelazione di un tempo fatto di bizzarri strati accumulati dall’umana attività: timidi affreschi seppelliti che riemergono dagli intonaci della burocrazia; faldoni impolverati di un archivio ospedaliero che giacciono irriverenti accanto a volte di mattoni, scalinate in cui risuonano le voci dei secoli e nicchie votive disabitate… Pacini avrebbe potuto scegliere la facile e gloriosa strada di un progetto fotografico fatto di un “prima” e di un “dopo”, fornendo al lettore/osservatore, già bella e pronta, tutta la profondità di un processo. Fino ai titoli di coda di un successo visibile. Invece quello fotografato da Pacini è un tempo sospeso: tra le eterogenee stratificazioni di ciò che è stato (e sono tante!) e le immaginate potenzialità di un luogo in trasformazione, violentemente dinamico. La conferma ci viene fornita da Roberto Maggiori che nell’introduzione scrive: <<… si indaga la realtà locale privilegiando una “visione laterale” delle cose, opposta alla centralità del pensiero dominante e distante dalla spettacolarità fine a se stessa.>> La brutalità degli interventi umani sembrerebbe non lasciare spazio all’importanza storica di quel luogo: di tanto in tanto, però, Pacini immortala sprazzi di un passato che ha resistito alle offese della necessità e di un futuro che s’intravede tra l’arroganza di una modernità già superata e la speranza in un progetto appena accennato.

Dalla bandella del fotolibro:

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L’Ospedale di Santa Maria della Scala risale al XI secolo ed è sito nell’area più antica della Siena di impianto medievale. È il luogo di cura più antico dell’Occidente, a livello mondiale secondo solo a quello di Istanbul. In parte dell’antico ospedale è attualmente in corso un restauro che convertirà gli spazi in museo, l’altra metà dell’edifico è già stata recuperata e ospita una serie di collezioni che vanno dall’arte antica (Museo archeologico Nazionale) all’epoca moderna, alternando ambienti monumentali e corridoi angusti, intrecci di gallerie scavate nel tufo e grandi spazi voltati a mattoni. Nei suoi 350.000 metri cubi d’estensione si trovano testimonianze storico-artistiche che sintetizzano la città e la sua storia, in un arco di circa mille anni. Tra queste il celebre Pellegrinaio, il più importante ciclo di affreschi del Quattrocento senese. Questa ricerca fotografica di Federico Pacini ha ripreso gli spazi da convertire a Museo.

Hai pubblicato un racconto o una raccolta di racconti, un romanzo, un libro di saggistica o di poesie?

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Servizio di recensione “nugae 2.0”

C’è solo la strada

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2016 by Michele Nigro
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I feti si rifugiano nelle pance delle mamme
per stare lontani dalla strada,
i bambini vanno a scuola e in palestra
per stare lontani dalla strada,
gli adulti vanno a lavorare in cubi di cemento
per stare lontani dalla strada,
gli anziani vanno al circolo
per stare lontani dalla strada e dalle mogli,
i morti vanno seppelliti in profondità nella terra
perché secondo la legge
devono stare lontani dalla strada,
incompresa e unica maestra di vita
tenuta a distanza da istinti civili.
Le anime dal cielo guardano in ritardo le strade
come vene mancate di un mondo sfiorato
in cui scorre testarda l’esistenza non scritta.
(immagine: “C’è solo la strada” quadro di Bruno Ben Pozzi)

“Nessuno nasce pulito”… coming soon!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2016 by Michele Nigro

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esempio di video viral marketing prima dell’uscita del libro

 

… e poi è uscito!

Scegli la tua edizione, la tua piattaforma, il tuo formato, il tuo prezzo…!

Choose your edition, your platform, your format, your price…!

 

“NESSUNO NASCE PULITO”

autore: Michele Nigro

anno pubblicazione: 2016

edizioni nugae 2.0

 

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.

Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

 

DOVE ACQUISTARLO?

 

  • cartaceo in vendita su ilmiolibro (Gruppo L’Espresso):

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/269017/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo/e-book (epub/kindle) in vendita su Streetlib Stores (Simplicissimus Book Farm):

https://stores.streetlib.com/it/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo rilegato/e-book (epub/pdf) in vendita su Lulu.com:

https://www.lulu.com/shop/search.ep?keyWords=Nessuno+nasce+pulito&type=

 

  • cartaceo e e-book (epub/pdf) in vendita su Youcanprint.it:

(cartaceo): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9781533113757.html

(e-book): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9788892634664.html

 

  • e-book e cartaceo in vendita su Amazon:

 

  • e-book in vendita su La Feltrinelli:

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/nigro-michele/nessuno-nasce-pulito/1230001324327

 

  • e-book in vendita su iTunes:

https://itunes.apple.com/it/book/nessuno-nasce-pulito/id1172007401?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

 

  • e-book in vendita su Mondadori Store:

http://www.mondadoristore.it/Nessuno-nasce-pulito-Michele-Nigro/eai978889263466/

 

  • e-book in vendita su ibs.it:

http://www.ibs.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Kobo:

https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Smashwords:

https://www.smashwords.com/books/view/672699

 

  • e-book in vendita su libreriauniversitaria.it:

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9781533113757/autore-michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book.htm

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Hoepli:

http://www.hoepli.it/cerca/libri.aspx?query=michele+nigro&ty=1&arg=1600000000&editore=%5b%5bMichele+Nigro%5d%5d

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Omniabuk​:

http://www.omniabuk.com/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Euronics:

http://ebook.euronics.it/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html#

 

  • e-book in vendita su Bookrepublic:

https://libreriecoop.bookrepublic.it/libri/9781533113757-nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book (epub/mobi/pdf) in vendita su LeggiOggi:

http://ebook.leggioggi.it/cerca.php?s=Nessuno+nasce+pulito

 

  • e-book in vendita su Google Play:

https://play.google.com/store/books/details?id=dupDDQAAQBAJ

 

  • e-book in vendita su Feedbooks:

http://it.feedbooks.com/item/1973443/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Agapea:

http://www.agapea.com/libros/Nessuno-nasce-pulito-Ebook–EB9781533113757-i.htm

 

  • e-book in vendita su TIMreading:

http://www.timreading.it/ebook-nessuno-nasce-pulito-michele-nigro-michele-nigro-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Perú eBooks:

http://www.peruebooks.com/ebook/0171521/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su ebook.it:

https://www.ebook.it/letteraturaepoesia/149238-nessuno_nasce_pulito-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Weltbild:

https://www.weltbild.de/artikel/ebook/nessuno-nasce-pulito_22180107-1

 

  • e-book in vendita su Libris:

https://www.libris.nl/wijs/boek/?authortitle=michele-nigro/nessuno-nasce-pulito–9788892634664

 

  • e-book in vendita su Casa del Libro:

http://mx.casadellibro.com/ebook-nessuno-nasce-pulito-ebook/9781533113757/4499486

 

  • e-book e cartaceo rilegato in vendita su Barnes & Noble:

http://www.barnesandnoble.com/w/nessuno-nasce-pulito-michele-nigro/1124719580?ean=9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Foyles Bookstore:

http://www.foyles.co.uk/witem/fiction-poetry/nessuno-nasce-pulito,michele-nigro-9781326779139#

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Adlibris:

https://www.adlibris.com/se/bok/nessuno-nasce-pulito-9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Magrudy’s​:

https://magrudy.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139/

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Akademika:

https://www.akademika.no/nessuno-nasce-pulito/michele-nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Fishpond:

https://www.fishpond.com.sg/Books/Nessuno-Nasce-Pulito-Michele-Nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Book Depository:

http://www.bookdepository.com/Nessuno-Nasce-Puli-Michele-Nigro/9781326779139?ref=grid-view

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Saxo:

https://www.saxo.com/dk/nessuno-nasce-pulito_michele-nigro_hardback_9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Blackwell’s:

http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/search_results.jsp?searchType=keywords&searchData=9781326779139&a_aid=65769

 

  • cartaceo (rilegato e brossura) in vendita su AbeBooks.it:

https://www.abebooks.it/servlet/SearchResults?kn=Nessuno+nasce+pulito&sts=t

 

  • e-book in vendita su Livraria Cultura:

http://www.livrariacultura.com.br/p/nessuno-nasce-pulito-106689893

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Exclusive Books:

http://www.exclusivebooks.co.za//books/Nessuno-Nasce-Pulito-AuthorMichele-Nigro/000000000100000000001000000000000000000000000009781326779139/

 

  • e-book in vendita su Bol.com:

http://www.bol.com/nl/p/nessuno-nasce-pulito/9200000066663283/

 

  • e-book in vendita su OverDrive:

https://www.overdrive.com/media/3010827/nessuno-nasce-pulito

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Powell’s:

http://www.powells.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139#

 

  • e-book in vendita su Unilibro:

http://www.unilibro.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book-epub/82785678

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Kraina Książek:

http://krainaksiazek.pl/Nessuno-Nasce-Pulito,9781326779139.html

booktrailers:

 


 

prefazione a cura di Antonio Scarpone​

premessa dell’Autore

postfazione a cura di Davide Morelli​

immagine di copertina a cura di Pedram Anvarypour​

 


 

“MICHELE NIGRO… CHI?”

https://michelenigro.wordpress.com/about-michele-nigro-note-biobibliografiche/

 

per contatti: mikevelox@alice.it

Il “Selecercatismo”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2016 by Michele Nigro

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Che cos’è il “selecercatismo”? Trattasi di una “corrente filosofica” (continua e mai alternata perché l’ignoranza esige una certa coerenza) di recente definizione ma che affonda le proprie radici in epoche antiche, quando la struttura delle città-stato fortificate e autosufficienti è diventata schema di pensiero geneticamente trasmissibile, prima dell’avvento del viaggio per conoscenza e non per necessità; gli aderenti a tale corrente hanno una visione egocentrica del sistema conoscitivo: sono le esperienze che girano intorno a noi, a distanza di sicurezza e separate da un profondo fossato popolato da coccodrilli che difendono il senso d’appartenenza dalle incursioni della curiosità; non siamo noi che dobbiamo girare nell’universo in cerca di esperienze su cui schiantarci. I selecercatisti, in particolar modo quelli italici, tra i più rappresentativi per ottusità, anche se non mancano filoni con caratteristiche specifiche in altri paesi, chiosano quasi tutte le morti di connazionali avvenute non sul patrio suolo ma in terre straniere adoperando l’ormai classica espressione “se l’è cercata!” (sottintendendo la morte o una situazione spiacevole), andando a soddisfare anche l’etimologia del termine che dà il nome alla corrente filosofica di cui ci occupiamo.

E così Pippa Bacca se l’è cercata, il fratello minore di Reinhold Messner se l’è cercata, Patrick de Gayardon se l’è cercata, Vanessa e Greta rapite in Siria, come le “due Simone”, se la sono cercata, quelli di “Medici Senza Frontiere” se la cercherebbero tutti i giorni; secondo alcuni anche Giulio Regeni, il ricercatore friulano 28enne recentemente torturato e ucciso in Egitto se la sarebbe cercata occupandosi di questioni lontane… Anch’io in fin dei conti me la cercherei ogni volta che scelgo un viaggio un po’ strano che si discosta dalle rotte del buonsenso comune.

Risultato dell’ibridazione tra l’amichevole “chi te lo fa fare?” e il “fatti li cazzi tua!” di origine razziana, il selecercatismo rappresenta l’evoluzione anti-radical chic della semplice omertà mafiosa e camorristica: mentre il soggetto omertoso tende a non esprimere alcun giudizio e soprattutto a non fornire elementi utili allo svolgimento di indagini intorno a un fatto criminoso restando in “religioso” silenzio, il selecercatista conosce (o pensa di conoscere tenendosi a debita distanza dai fatti vissuti in prima persona), parla o straparla nel corso di comizi populisti al bar, non sospende il giudizio e quindi sentenzia, elargisce consigli dall’alto della sua ignoranza, seleziona i soggetti “viaggianti” a suo dire poco intelligenti da quelli che come lui non rischiano. Il tutto restando comodamente a casa propria.

Ma i selecercatisti con chi ce l’hanno? Per il selecercatista medio, quasi sempre culturalmente e politicamente di destra o di centrodestra, cattolico fino a un certo punto ovvero fino ai margini di una fede conveniente, con cultura medio-bassa e mosso da un esasperante nazionalismo di difesa con sfumature leghiste (quando è costretto a viaggiare, è solo per “spostarsi”), qualsiasi attività (culturale, turistica, umanitaria, giornalistica, linguistica, commerciale, sportiva ecc.) svolta al di fuori del territorio nazionale (nella fattispecie del territorio italiano, ma in molti casi anche al di fuori del territorio regionale, provinciale o comunale, per non dire condominiale) comporta un rischio che non sarà mai convalidato dalle buone intenzioni iniziali di chi svolge le suddette attività internazionali o fuori dagli schemi dell’immaginario collettivo.

Scalare la vetta di una catena montuosa appartenente a un altro paese, andare in vacanza all’estero non solo per puro svago asserragliandosi in un resort ma spinti dalla voglia di conoscere altre culture, occuparsi di ingiustizie e di battaglie civili dal carattere esotico o raccontare una guerra in luoghi distanti dal proprio orticello, fare il missionario o l’imprenditore in un paese in via di sviluppo, ecc.: per il selecercatista queste elencate, e molte altre ancora, sono tutte attività inutilmente rischiose. “Perché morire all’estero quando si può comodamente morire in patria?” questa la sua domanda-motto. Il selecercatismo possiede solide basi già nella quotidianità nazionale (in fondo un giudice che viene ucciso perché combatte la mafia, se l’è cercata! Anche se, bisogna riconoscerlo, se l’è cercata in patria) ma raggiunge il suo acme dileggiante nei confronti di quelli che rischiano la propria vita o solamente i propri interessi materiali in luoghi lontani dalla quotidianità sociale e linguistica. Chi te lo fa fare ad andare fino a lì, se puoi farti ammazzare qui…?

Ma come è strutturata la psicologia selecercatista? In realtà dietro l’apparente buonsenso del selecercatista si nasconde una paura fottuta della vita e della conoscenza in senso lato! Dietro la convenienza scientificamente ricercata del non esporsi, si erge il terrore del confronto, la scomodità insita nella diversità; la passione internazionalista è vista come uno sport estremo e l’occuparsi di storie lontane come un hobby per benestanti nullafacenti e romantici sentimentali. Egli tende a etichettare come inutile e pericoloso tutto ciò che non riesce a gestire a causa del proprio limitato punto di vista: una donna stuprata perché vestita in maniera provocante o uccisa perché sessualmente libera (Ashley Olsen), l’avventuriero solitario che muore durante una traversata oceanica (o è in difficoltà come capitato a Giovanni Soldini), il giornalista freelance preso in ostaggio (o ucciso, vedi Enzo Baldoni) mentre racconta un conflitto invece di affidarsi a delle comode notizie d’agenzia… Tutti quelli morti, secondo il selecercatista, in maniera inutile, se la sono cercata perché hanno vissuto provocatoriamente, hanno varcato il confine dell’ovile, e non hanno seguito la strada tracciata dai “saggi vigliacchi” vissuti prima di loro. E sì perché il selecercatista si considera saggio, umile come piace a dio, furbo perché protetto da una sapienza da borgo medievale, intelligente ma con sobrietà per non offendere i sacri Lari, previdente come un buono fruttifero postale, originale nel suo essere attento in un mondo di pazzi, mai scontato, pavido o chiuso di mente, e soprattutto pensa di possedere le chiavi per la vita eterna: noiosa, bidimensionale, grigiastra, ripetitiva ma eterna, perché chi invecchia e muore a casa propria, diciamocelo, è un po’ come se vivesse per sempre senza aver mai vissuto.

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Logiche autunnali

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“Lungo il transito dell’apparente dualità
la pioggia di settembre
risveglia i vuoti della mia stanza”

(“Nomadi”, Juri Camisasca)

 

Logiche autunnali

La gioia perversa del declino

Che cos’è l’autunno se non un’anti-primavera, una meta-stagione, un video reverse della natura, un’idea per canzoni e poesie, l’attesa gioiosamente malsana di un periodo sospeso senza energia e senza speranza, il movimento rallentato verso l’angolo spento di un ciclico andare?

Le ingenue illusioni primaverili e le forzate previsioni generate da un ottimismo solare lasciano il posto a un’assoluta e salvifica mancanza di pretese, non priva di fede: si attende il nulla con fiducia, il letargo dell’iniziativa con un’operosa umiltà, la contemplazione di un’apparente morte stagionale che invece è vita, sobria e sfornita di annunci vacanzieri.

Veni l’autunnu
scura cchiù prestu
l’albiri peddunu i fogghi
e accumincia ‘a scola [1]

Vi può essere felicità nell’immagine statica di muti rami spogli?

Mentre la primavera è un tempo durante il quale il corpo e la mente si preparano all’azione indispensabile e vincente, alla sensualità che previene i rimpianti per le occasioni perse, citate ne “Le passanti” di Fabrizio De André, l’autunno è la stagione del libero arbitrio, dell’atarassia e del disincanto: si può scegliere di seguire l’assopimento pre-letargico dettato dal momento o coltivare una non richiesta intraprendenza fuori tempo.

La sorpresa che possiamo offrire a noi stessi consiste nel traslare una vitalità scontata e pubblicizzata – silenziosamente ma con piglio inesorabile, mentre le foglie cominciano a cadere preannunciando la periodica fine di un necessario slancio riproduttivo – dall’epoca della linfa bollente a quella del freddo esistenziale che nasconde gallerie di ghiaccio percorse a sorpresa dall’aria calda di un’insospettabile passione. La scelta, compiuta in una fase durante la quale – a differenza dell’estate – nessuno pretende niente dagli altri, è più autentica, non sottoposta a pressioni dogmatiche travestite da favorevoli previsioni del tempo che inducono all’impresa.

Ho tentato di vivere ad oltranza

superando la capacità genetica a gioire

ricevuta in eredità dal caso

ma era ridicolo quello strafare inquieto

con cui tradivo la mia natura silente.

Scelsi uno sguardo corrucciato a coprire

la felice verità invisibile agli occhi dell’ovvio,

sviando il giudizio di masse superflue

con rari sorrisi come caramelle per stolti. [2]

L’uomo autunnale, lasciandosi forgiare dal silenzio che ama e cerca, pregusta la landa gelida del futuro imminente di cui sarà protagonista incontrastato il Generale di napoleonica memoria: egli, l’uomo dell’equinozio d’autunno, sorride dinanzi allo schermo grigio e uggioso dell’inverno intravisto all’orizzonte, lì dove altri rabbrividiscono, s’intristiscono, foto-deprimendo il loro ego, rifugiandosi in un nuovo e lontano miraggio primaverile, prigionieri di un ciclo meteorologico senza fine (nonostante, a dire di qualche cittadino non avvezzo alla campagna, non ci siano più le mezze…).

L’autunnalità non è mai stata solo una condizione meteorologica: perché, come recita il titolo di una canzoncina di Dear Jack, “La pioggia è uno stato d’animo”. È realmente autunno solo quando è autunno in te! Ci siamo convinti del fatto che siano le intemperie a influenzare la nostra interiorità emotiva – il che per alcuni, i meteoropatici ad esempio, e nella fattispecie i cosiddetti “depressi invernali” affetti da SAD (Seasonal Affective Disorder), è anche vero – mentre invece è esatto il contrario: vi può essere una “felicità perversa” (perversa per i discepoli della Dea Melanina) in un giorno senza sole, nel rumore della pioggia (“… Odi? La pioggia cade/su la solitaria/verdura/con un crepitío che dura/e varia nell’aria/secondo le fronde/più rade, men rade…” [3]), in un bosco innevato, nei lampi notturni come flash provenienti dalla macchina fotografica di un dio pronto a immortalare l’umana caducità, nell’impari lotta metropolitana a suon di soffiatori e rastrelli contro le feuilles mortes [4] simili a pensieri rinsecchiti raccolti alla fine di un’estate, nel vento forte che prepotentemente s’incunea nelle narici al punto da farci pensare – in preda a un inebriante senso di rianimazione – di non aver mai respirato fino ad allora… Felicità per un peggioramento del meteo che non metta a rischio, sia chiaro, l’incolumità degli abitanti di un territorio, come accade troppo spesso a causa di una trasandatezza amministrativa che sfocia in un dissesto idrogeologico mortale!

Vuoi mettere una giornata uggiosa

nuvole nere in cielo

minacciose e severe come matrigne

con la solare prevedibilità dell’io estivo?

Vorresti paragonare i misterici scrigni

e le magiche elucubrazioni

di un pomeriggio desolato e grigio

con i vortici popolosi delle feste?

“Datemi un temporale

una biblioteca

un gatto nero

… e vi trasmuterò il mondo!”

Un’acquosa aria elettrica

m’invita ad esplorare

i cauti incubi del quotidiano.

Vi ho mai parlato dei danni

che i raggi solari dell’ingenuo

mi causano sulla pelle dell’anima?

Lo spirito casalingo del fuoco

illumina i sapienti libri eterni,

lontano dai percorsi consueti

di un borghese “dì di festa”.

E speriamo che piova ancora. [5]

L’uomo delle solitarie passeggiate su strade di foglie morte ricerca la vita in quei luoghi in cui la maggioranza dei suoi simili ha smesso di cercarla, perché così è stato insegnato loro dal pratico buonsenso di un immaginario collettivo limitato.

E mi piaceva camminare solo
per sentieri ombrosi di montagna,
nel mese in cui le foglie cambiano colore,
prima di addormentarmi all’ombra del destino… [6]

La soddisfazione derivante da un’apparente stabilità esistenziale e la voglia di intraprendere un nuovo cammino a volte sono incompatibili: per cominciare una ricerca (fosse anche solo una quest vissuta nella nostra mente!) occorre avere il coraggio di mettersi in discussione, abbandonando le proprie comode certezze:

No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo. [7]

E l’inizio di un autunno è il momento propizio per entrare in crisi (dal latino crĭsis, dal greco κρίσις – krísis: “decisione”, “scelta”, “giudizio”, “separazione”…) perché:

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età,
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità… [8]

Un’esistenza rallentata ma rigogliosa pullula nei silenziosi sottoboschi tramortiti dai primi freddi mattini, compagni di soli pallidi e senza gloria che attendono di prevalere sulle nebbie come il sole di Austerlitz.

Non fa promesse l’autunno: esso semplicemente è, prendere o lasciare (ma lasciare per andare dove? Ai Caraibi, come quelli che inseguono l’estate per paura del freddo e del fisco?); immobile come la natura in pausa sul bordo nuvoloso dell’inverno; deciso preparatore atletico per tempi duri; severo come chi ha l’ingrato compito di annunciare ai presenti che la festa è finita.

L’autunno è un “tipo serio”, tempo assertivo nonostante il suo essere congiunzione, ma dotato di dolcezza e di comprensione infinite: ti lascia prendere le ultime cose da terra, ti attende sull’uscio, ti fa preparare le valigie con calma, senza la nevrosi dei viaggi estivi, mentre ti illustra con voce sussurrata il programma per i mesi successivi, ovvero mentre ti rivela che in realtà non c’è alcun programma, perché la vocazione dell’autunno è quella di essere zona sospesa dell’andare pubblico, angolo privilegiato per la riflessione che precede il cristallizzarsi degli intenti, attimo transitorio – e non ancora del tutto incantato – verso il gelo definitivo, nel corso del quale prendere le ultime decisioni sfuggite all’afoso caos agostano.

Sembra che ti metta fretta con la sua presenza: l’anno in fin dei conti è agli sgoccioli; ma l’autunno ti lascia libero dinanzi all’inesorabilità del nulla e della morte. Vuole che l’incontro tra te e l’infinito sia onesto e concreto, voluto anche se inevitabile; disintossica il ritmo della vita dalle frivolezze estive per far compiere all’uomo la sua scelta in maniera meditata ed equilibrata.

L’estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande: lo sai che non mi va [9]

In realtà è bello invecchiare (“…Viva la Gioventù,/che fortunatamente passa,/senza troppi problemi…” [10]); o meglio: è bello raggiungere un’età – diversa per ognuno – in cui saggezza e possibilità di azione, esperienza e progettualità, siano in perfetto equilibrio. Saper convertire il “diventare grandi” da condizione opprimente a ottima opportunità, questo è o dovrebbe essere l’obiettivo del crescere. La fine dell’estate non deve essere vissuta come una feroce deprivazione da parte del tempo, bensì come una parentesi durante la quale analizzare in piena libertà e serenità il cammino compiuto, per raccogliersi in vista di nuove possibilità. E l’autunno, che segue questa fine, è il periodo ideale – più della primavera – per ricominciare: come accade durante l’imbrunire (… clemente è l’imbrunire/balsamo serale per animi piagati… [11]), è il momento in cui, liberati dalla morsa dei raggi solari, ci si confida di più, mimetizzati dalla semioscurità.

Poche le cose che restano alla fine di un’estate
La quiete dei colori autunnali si rifletterà sulle strade e sugli umori
Come il dolce malessere dopo un addio. [12]

Le carni espanse e sguaiate, cotte al sole dell’assurdo, rientrano nei ranghi di un’estetica composta; la mente spiaggiata su orizzonti impropri si ricompone pian piano, cercando pensieri semplici e familiari. L’umanità reduce dai flussi migratori del consumismo (in antitesi scaramantica a quelli recenti per disperazione, fame e guerre), spinta da paure ancestrali riproposte dalla saltuaria consapevolezza della sua precarietà su questo pianeta, comincia a trasformare e conservare i frutti raccolti dall’edulcorato entusiasmo estivo. L’uomo-conserva, adoperando barattoli e cotture prolungate, batte in ritirata accampandosi tra le mensole di una dispensa interiore, mentre l’uomo autunnale avanza con vitalità e passo coraggioso sotto le prime dolci piogge, come se si apprestasse a vivere l’occasione irripetibile e fanciullesca di una gelida estate.

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Le domande da risveglio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2014 by Michele Nigro

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RQM

(Rapid Question Movement)

Affacciata alla finestra di un nuovo giorno di quella sua strana vita, si poneva le solite, veloci, puntuali domande in attesa del caffè in risalita lenta dal freddo notturno: “che pianeta è questo? in che paese mi trovo? in quale città?”. E ancora: “che lingua userò oggi, la stessa di ieri? quali gesti? sono sicura di essermi svegliata o sto ancora vivendo in un sogno? chi o cosa può darmi la prova che questa sia la realtà? è tutto vero o è solo uno tra i tanti punti di vista imposti dall’abitudine al falso?”. Tutto quello che di crudo e apparentemente presente i suoi nervi ottici trasportavano verso l’area cerebrale deputata alla rielaborazione dei dati, erano sequenze create da un artista del nuovo realismo elettronico e ritrasmesse nella sua, diciamo così, ‘coscienza’ o si trattava di un breve momento reale sfuggito al controllo del programma giornaliero che stava caricandosi nei meandri del sistema nervoso? Non l’avrebbe mai capito perché il margine di differenza, se mai fosse esistito quel margine, era limitato e impercettibile: tutto sembrava lineare, consequenziale, coerente. Maledettamente coerente. L’unica sbavatura era contenuta in quel suo capriccioso dubbio mattutino, un istante, niente di più, fatto di domande bizzarre e gettate nella mischia del risveglio, così per caso, a minare le sicurezze depositate il giorno precedente nella banca del sapere ordinario. Ogni alba una rinascita, una nuova lotta tra verità e apparenza. “Perché tutto è così com’è, e non in un altro modo? Perché proprio così?”. Si sentiva orfana di un’alternativa interiore prima ancora che visiva. Solo pochi interminabili secondi e tutto sarebbe tornato alla normalità: il sangue, fluendo da una modalità orizzontale e onirica ad una verticale e militante, avrebbe ricondotto le domande nell’ordine voluto dal programmatore supremo dell’io. La luce e l’aria fresca, instancabili sentinelle del risveglio, avevano atteso pazienti l’apertura del vetro della finestra ricoperto dalla condensa di una notte senza ricordo, pronte a colpire come sberle mattiniere il volto dubbioso della dormiente in procinto di scrutare e ascoltare la strada e i suoi dintorni. Giovane donna a spasso con cagnolino, operai sul tetto del palazzo in costruzione, ululato del solito canide prigioniero al secondo piano, torre del ripetitore nella stessa posizione da decenni a diffondere presunti cancri elettromagnetici, cane randagio che gironzolando fa la pipì su una ruota scelta in base a precise regole chimiche, flottiglia di colombi in volo, panni stesi mossi dal vento, inutile vociferare dai garage sottostanti, camion della spazzatura in ritardo, auto parcheggiate sotto casa in un ordine somigliante a quello del giorno precedente, montagne con paesini tipo presepe sulla destra e orizzonte marino con traghetto in fase di attracco di fronte, quasi coperto del tutto da un’edificazione costante nel tempo. Le sequenze di quartiere e della visuale concessa in quel punto del mondo erano state rispettate anche quella mattina, salvo alcune variazioni per rendere realistico e originale l’impatto sensoriale, passando da un giorno all’altro, mentre le domande eversive sfumavano lentamente dalla sua mente come le immagini di un sogno vissuto ma non catturato. Per sempre perso ma pronto a ripresentarsi sotto altre forme, con altre effimere domande sospese tra sogno e realtà, tra una ricerca inquieta della verità e l’accettazione rassegnata di una realtà rattoppata e indossata. Forse avrebbe posto a se stessa quegli stessi interrogativi anche affacciandosi dalla finestra di un hotel del quartiere Shibuya di Tokyo. Chissà! Sequenze differenti, medesimi dubbi. E un giorno l’avrebbe sperimentato.

Un odore prepotente di caffè interruppe la ricerca della verità.

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L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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