Archivio per immaginario collettivo

“Nessuno nasce pulito”… coming soon!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2016 by Michele Nigro

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esempio di video viral marketing prima dell’uscita del libro

 

… e poi è uscito!

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“NESSUNO NASCE PULITO”

autore: Michele Nigro

anno pubblicazione: 2016

edizioni nugae 2.0

 

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.

Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

 

DOVE ACQUISTARLO?

 

  • cartaceo in vendita su ilmiolibro (Gruppo L’Espresso):

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/269017/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo/e-book (epub/kindle) in vendita su Streetlib Stores (Simplicissimus Book Farm):

https://stores.streetlib.com/it/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/

 

  • cartaceo rilegato/e-book (epub/pdf) in vendita su Lulu.com:

https://www.lulu.com/shop/search.ep?keyWords=Nessuno+nasce+pulito&type=

 

  • cartaceo e e-book (epub/pdf) in vendita su Youcanprint.it:

(cartaceo): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9781533113757.html

(e-book): http://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/nessuno-nasce-pulito-9788892634664.html

 

  • e-book e cartaceo in vendita su Amazon:

 

  • e-book in vendita su La Feltrinelli:

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/nigro-michele/nessuno-nasce-pulito/1230001324327

 

  • e-book in vendita su iTunes:

https://itunes.apple.com/it/book/nessuno-nasce-pulito/id1172007401?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

 

  • e-book in vendita su Mondadori Store:

http://www.mondadoristore.it/Nessuno-nasce-pulito-Michele-Nigro/eai978889263466/

 

  • e-book in vendita su ibs.it:

http://www.ibs.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito/9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Kobo:

https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Smashwords:

https://www.smashwords.com/books/view/672699

 

  • e-book in vendita su libreriauniversitaria.it:

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9781533113757/autore-michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book.htm

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Hoepli:

http://www.hoepli.it/cerca/libri.aspx?query=michele+nigro&ty=1&arg=1600000000&editore=%5b%5bMichele+Nigro%5d%5d

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Omniabuk​:

http://www.omniabuk.com/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html

 

  • e-book (epub/mobi) in vendita su Euronics:

http://ebook.euronics.it/scheda-ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-9781533113757-388910.html#

 

  • e-book in vendita su Bookrepublic:

https://libreriecoop.bookrepublic.it/libri/9781533113757-nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book (epub/mobi/pdf) in vendita su LeggiOggi:

http://ebook.leggioggi.it/cerca.php?s=Nessuno+nasce+pulito

 

  • e-book in vendita su Google Play:

https://play.google.com/store/books/details?id=dupDDQAAQBAJ

 

  • e-book in vendita su Feedbooks:

http://it.feedbooks.com/item/1973443/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su Agapea:

http://www.agapea.com/libros/Nessuno-nasce-pulito-Ebook–EB9781533113757-i.htm

 

  • e-book in vendita su TIMreading:

http://www.timreading.it/ebook-nessuno-nasce-pulito-michele-nigro-michele-nigro-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Perú eBooks:

http://www.peruebooks.com/ebook/0171521/nessuno-nasce-pulito

 

  • e-book in vendita su ebook.it:

https://www.ebook.it/letteraturaepoesia/149238-nessuno_nasce_pulito-9781533113757.html

 

  • e-book in vendita su Weltbild:

https://www.weltbild.de/artikel/ebook/nessuno-nasce-pulito_22180107-1

 

  • e-book in vendita su Libris:

https://www.libris.nl/wijs/boek/?authortitle=michele-nigro/nessuno-nasce-pulito–9788892634664

 

  • e-book in vendita su Casa del Libro:

http://mx.casadellibro.com/ebook-nessuno-nasce-pulito-ebook/9781533113757/4499486

 

  • e-book e cartaceo rilegato in vendita su Barnes & Noble:

http://www.barnesandnoble.com/w/nessuno-nasce-pulito-michele-nigro/1124719580?ean=9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Foyles Bookstore:

http://www.foyles.co.uk/witem/fiction-poetry/nessuno-nasce-pulito,michele-nigro-9781326779139#

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Adlibris:

https://www.adlibris.com/se/bok/nessuno-nasce-pulito-9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Magrudy’s​:

https://magrudy.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139/

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Akademika:

https://www.akademika.no/nessuno-nasce-pulito/michele-nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Fishpond:

https://www.fishpond.com.sg/Books/Nessuno-Nasce-Pulito-Michele-Nigro/9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Book Depository:

http://www.bookdepository.com/Nessuno-Nasce-Puli-Michele-Nigro/9781326779139?ref=grid-view

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Saxo:

https://www.saxo.com/dk/nessuno-nasce-pulito_michele-nigro_hardback_9781326779139

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Blackwell’s:

http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/search_results.jsp?searchType=keywords&searchData=9781326779139&a_aid=65769

 

  • cartaceo (rilegato e brossura) in vendita su AbeBooks.it:

https://www.abebooks.it/servlet/SearchResults?kn=Nessuno+nasce+pulito&sts=t

 

  • e-book in vendita su Livraria Cultura:

http://www.livrariacultura.com.br/p/nessuno-nasce-pulito-106689893

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Exclusive Books:

http://www.exclusivebooks.co.za//books/Nessuno-Nasce-Pulito-AuthorMichele-Nigro/000000000100000000001000000000000000000000000009781326779139/

 

  • e-book in vendita su Bol.com:

http://www.bol.com/nl/p/nessuno-nasce-pulito/9200000066663283/

 

  • e-book in vendita su OverDrive:

https://www.overdrive.com/media/3010827/nessuno-nasce-pulito

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Powell’s:

http://www.powells.com/book/nessuno-nasce-pulito-9781326779139#

 

  • e-book in vendita su Unilibro:

http://www.unilibro.it/ebook/michele-nigro/nessuno-nasce-pulito-e-book-epub/82785678

 

  • cartaceo rilegato in vendita su Kraina Książek:

http://krainaksiazek.pl/Nessuno-Nasce-Pulito,9781326779139.html

booktrailers:

 


 

prefazione a cura di Antonio Scarpone​

premessa dell’Autore

postfazione a cura di Davide Morelli​

immagine di copertina a cura di Pedram Anvarypour​

 


 

“MICHELE NIGRO… CHI?”

https://michelenigro.wordpress.com/about-michele-nigro-note-biobibliografiche/

 

per contatti: mikevelox@alice.it

Il “Selecercatismo”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2016 by Michele Nigro

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Che cos’è il “selecercatismo”? Trattasi di una “corrente filosofica” (continua e mai alternata perché l’ignoranza esige una certa coerenza) di recente definizione ma che affonda le proprie radici in epoche antiche, quando la struttura delle città-stato fortificate e autosufficienti è diventata schema di pensiero geneticamente trasmissibile, prima dell’avvento del viaggio per conoscenza e non per necessità; gli aderenti a tale corrente hanno una visione egocentrica del sistema conoscitivo: sono le esperienze che girano intorno a noi, a distanza di sicurezza e separate da un profondo fossato popolato da coccodrilli che difendono il senso d’appartenenza dalle incursioni della curiosità; non siamo noi che dobbiamo girare nell’universo in cerca di esperienze su cui schiantarci. I selecercatisti, in particolar modo quelli italici, tra i più rappresentativi per ottusità, anche se non mancano filoni con caratteristiche specifiche in altri paesi, chiosano quasi tutte le morti di connazionali avvenute non sul patrio suolo ma in terre straniere adoperando l’ormai classica espressione “se l’è cercata!” (sottintendendo la morte o una situazione spiacevole), andando a soddisfare anche l’etimologia del termine che dà il nome alla corrente filosofica di cui ci occupiamo.

E così Pippa Bacca se l’è cercata, il fratello minore di Reinhold Messner se l’è cercata, Patrick de Gayardon se l’è cercata, Vanessa e Greta rapite in Siria, come le “due Simone”, se la sono cercata, quelli di “Medici Senza Frontiere” se la cercherebbero tutti i giorni; secondo alcuni anche Giulio Regeni, il ricercatore friulano 28enne recentemente torturato e ucciso in Egitto se la sarebbe cercata occupandosi di questioni lontane… Anch’io in fin dei conti me la cercherei ogni volta che scelgo un viaggio un po’ strano che si discosta dalle rotte del buonsenso comune.

Risultato dell’ibridazione tra l’amichevole “chi te lo fa fare?” e il “fatti li cazzi tua!” di origine razziana, il selecercatismo rappresenta l’evoluzione anti-radical chic della semplice omertà mafiosa e camorristica: mentre il soggetto omertoso tende a non esprimere alcun giudizio e soprattutto a non fornire elementi utili allo svolgimento di indagini intorno a un fatto criminoso restando in “religioso” silenzio, il selecercatista conosce (o pensa di conoscere tenendosi a debita distanza dai fatti vissuti in prima persona), parla o straparla nel corso di comizi populisti al bar, non sospende il giudizio e quindi sentenzia, elargisce consigli dall’alto della sua ignoranza, seleziona i soggetti “viaggianti” a suo dire poco intelligenti da quelli che come lui non rischiano. Il tutto restando comodamente a casa propria.

Ma i selecercatisti con chi ce l’hanno? Per il selecercatista medio, quasi sempre culturalmente e politicamente di destra o di centrodestra, cattolico fino a un certo punto ovvero fino ai margini di una fede conveniente, con cultura medio-bassa e mosso da un esasperante nazionalismo di difesa con sfumature leghiste (quando è costretto a viaggiare, è solo per “spostarsi”), qualsiasi attività (culturale, turistica, umanitaria, giornalistica, linguistica, commerciale, sportiva ecc.) svolta al di fuori del territorio nazionale (nella fattispecie del territorio italiano, ma in molti casi anche al di fuori del territorio regionale, provinciale o comunale, per non dire condominiale) comporta un rischio che non sarà mai convalidato dalle buone intenzioni iniziali di chi svolge le suddette attività internazionali o fuori dagli schemi dell’immaginario collettivo.

Scalare la vetta di una catena montuosa appartenente a un altro paese, andare in vacanza all’estero non solo per puro svago asserragliandosi in un resort ma spinti dalla voglia di conoscere altre culture, occuparsi di ingiustizie e di battaglie civili dal carattere esotico o raccontare una guerra in luoghi distanti dal proprio orticello, fare il missionario o l’imprenditore in un paese in via di sviluppo, ecc.: per il selecercatista queste elencate, e molte altre ancora, sono tutte attività inutilmente rischiose. “Perché morire all’estero quando si può comodamente morire in patria?” questa la sua domanda-motto. Il selecercatismo possiede solide basi già nella quotidianità nazionale (in fondo un giudice che viene ucciso perché combatte la mafia, se l’è cercata! Anche se, bisogna riconoscerlo, se l’è cercata in patria) ma raggiunge il suo acme dileggiante nei confronti di quelli che rischiano la propria vita o solamente i propri interessi materiali in luoghi lontani dalla quotidianità sociale e linguistica. Chi te lo fa fare ad andare fino a lì, se puoi farti ammazzare qui…?

Ma come è strutturata la psicologia selecercatista? In realtà dietro l’apparente buonsenso del selecercatista si nasconde una paura fottuta della vita e della conoscenza in senso lato! Dietro la convenienza scientificamente ricercata del non esporsi, si erge il terrore del confronto, la scomodità insita nella diversità; la passione internazionalista è vista come uno sport estremo e l’occuparsi di storie lontane come un hobby per benestanti nullafacenti e romantici sentimentali. Egli tende a etichettare come inutile e pericoloso tutto ciò che non riesce a gestire a causa del proprio limitato punto di vista: una donna stuprata perché vestita in maniera provocante o uccisa perché sessualmente libera (Ashley Olsen), l’avventuriero solitario che muore durante una traversata oceanica (o è in difficoltà come capitato a Giovanni Soldini), il giornalista freelance preso in ostaggio (o ucciso, vedi Enzo Baldoni) mentre racconta un conflitto invece di affidarsi a delle comode notizie d’agenzia… Tutti quelli morti, secondo il selecercatista, in maniera inutile, se la sono cercata perché hanno vissuto provocatoriamente, hanno varcato il confine dell’ovile, e non hanno seguito la strada tracciata dai “saggi vigliacchi” vissuti prima di loro. E sì perché il selecercatista si considera saggio, umile come piace a dio, furbo perché protetto da una sapienza da borgo medievale, intelligente ma con sobrietà per non offendere i sacri Lari, previdente come un buono fruttifero postale, originale nel suo essere attento in un mondo di pazzi, mai scontato, pavido o chiuso di mente, e soprattutto pensa di possedere le chiavi per la vita eterna: noiosa, bidimensionale, grigiastra, ripetitiva ma eterna, perché chi invecchia e muore a casa propria, diciamocelo, è un po’ come se vivesse per sempre senza aver mai vissuto.

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Logiche autunnali

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“Lungo il transito dell’apparente dualità
la pioggia di settembre
risveglia i vuoti della mia stanza”

(“Nomadi”, Juri Camisasca)

 

Logiche autunnali

La gioia perversa del declino

Che cos’è l’autunno se non un’anti-primavera, una meta-stagione, un video reverse della natura, un’idea per canzoni e poesie, l’attesa gioiosamente malsana di un periodo sospeso senza energia e senza speranza, il movimento rallentato verso l’angolo spento di un ciclico andare?

Le ingenue illusioni primaverili e le forzate previsioni generate da un ottimismo solare lasciano il posto a un’assoluta e salvifica mancanza di pretese, non priva di fede: si attende il nulla con fiducia, il letargo dell’iniziativa con un’operosa umiltà, la contemplazione di un’apparente morte stagionale che invece è vita, sobria e sfornita di annunci vacanzieri.

Veni l’autunnu
scura cchiù prestu
l’albiri peddunu i fogghi
e accumincia ‘a scola [1]

Vi può essere felicità nell’immagine statica di muti rami spogli?

Mentre la primavera è un tempo durante il quale il corpo e la mente si preparano all’azione indispensabile e vincente, alla sensualità che previene i rimpianti per le occasioni perse, citate ne “Le passanti” di Fabrizio De André, l’autunno è la stagione del libero arbitrio, dell’atarassia e del disincanto: si può scegliere di seguire l’assopimento pre-letargico dettato dal momento o coltivare una non richiesta intraprendenza fuori tempo.

La sorpresa che possiamo offrire a noi stessi consiste nel traslare una vitalità scontata e pubblicizzata – silenziosamente ma con piglio inesorabile, mentre le foglie cominciano a cadere preannunciando la periodica fine di un necessario slancio riproduttivo – dall’epoca della linfa bollente a quella del freddo esistenziale che nasconde gallerie di ghiaccio percorse a sorpresa dall’aria calda di un’insospettabile passione. La scelta, compiuta in una fase durante la quale – a differenza dell’estate – nessuno pretende niente dagli altri, è più autentica, non sottoposta a pressioni dogmatiche travestite da favorevoli previsioni del tempo che inducono all’impresa.

Ho tentato di vivere ad oltranza

superando la capacità genetica a gioire

ricevuta in eredità dal caso

ma era ridicolo quello strafare inquieto

con cui tradivo la mia natura silente.

Scelsi uno sguardo corrucciato a coprire

la felice verità invisibile agli occhi dell’ovvio,

sviando il giudizio di masse superflue

con rari sorrisi come caramelle per stolti. [2]

L’uomo autunnale, lasciandosi forgiare dal silenzio che ama e cerca, pregusta la landa gelida del futuro imminente di cui sarà protagonista incontrastato il Generale di napoleonica memoria: egli, l’uomo dell’equinozio d’autunno, sorride dinanzi allo schermo grigio e uggioso dell’inverno intravisto all’orizzonte, lì dove altri rabbrividiscono, s’intristiscono, foto-deprimendo il loro ego, rifugiandosi in un nuovo e lontano miraggio primaverile, prigionieri di un ciclo meteorologico senza fine (nonostante, a dire di qualche cittadino non avvezzo alla campagna, non ci siano più le mezze…).

L’autunnalità non è mai stata solo una condizione meteorologica: perché, come recita il titolo di una canzoncina di Dear Jack, “La pioggia è uno stato d’animo”. È realmente autunno solo quando è autunno in te! Ci siamo convinti del fatto che siano le intemperie a influenzare la nostra interiorità emotiva – il che per alcuni, i meteoropatici ad esempio, e nella fattispecie i cosiddetti “depressi invernali” affetti da SAD (Seasonal Affective Disorder), è anche vero – mentre invece è esatto il contrario: vi può essere una “felicità perversa” (perversa per i discepoli della Dea Melanina) in un giorno senza sole, nel rumore della pioggia (“… Odi? La pioggia cade/su la solitaria/verdura/con un crepitío che dura/e varia nell’aria/secondo le fronde/più rade, men rade…” [3]), in un bosco innevato, nei lampi notturni come flash provenienti dalla macchina fotografica di un dio pronto a immortalare l’umana caducità, nell’impari lotta metropolitana a suon di soffiatori e rastrelli contro le feuilles mortes [4] simili a pensieri rinsecchiti raccolti alla fine di un’estate, nel vento forte che prepotentemente s’incunea nelle narici al punto da farci pensare – in preda a un inebriante senso di rianimazione – di non aver mai respirato fino ad allora… Felicità per un peggioramento del meteo che non metta a rischio, sia chiaro, l’incolumità degli abitanti di un territorio, come accade troppo spesso a causa di una trasandatezza amministrativa che sfocia in un dissesto idrogeologico mortale!

Vuoi mettere una giornata uggiosa

nuvole nere in cielo

minacciose e severe come matrigne

con la solare prevedibilità dell’io estivo?

Vorresti paragonare i misterici scrigni

e le magiche elucubrazioni

di un pomeriggio desolato e grigio

con i vortici popolosi delle feste?

“Datemi un temporale

una biblioteca

un gatto nero

… e vi trasmuterò il mondo!”

Un’acquosa aria elettrica

m’invita ad esplorare

i cauti incubi del quotidiano.

Vi ho mai parlato dei danni

che i raggi solari dell’ingenuo

mi causano sulla pelle dell’anima?

Lo spirito casalingo del fuoco

illumina i sapienti libri eterni,

lontano dai percorsi consueti

di un borghese “dì di festa”.

E speriamo che piova ancora. [5]

L’uomo delle solitarie passeggiate su strade di foglie morte ricerca la vita in quei luoghi in cui la maggioranza dei suoi simili ha smesso di cercarla, perché così è stato insegnato loro dal pratico buonsenso di un immaginario collettivo limitato.

E mi piaceva camminare solo
per sentieri ombrosi di montagna,
nel mese in cui le foglie cambiano colore,
prima di addormentarmi all’ombra del destino… [6]

La soddisfazione derivante da un’apparente stabilità esistenziale e la voglia di intraprendere un nuovo cammino a volte sono incompatibili: per cominciare una ricerca (fosse anche solo una quest vissuta nella nostra mente!) occorre avere il coraggio di mettersi in discussione, abbandonando le proprie comode certezze:

No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo. [7]

E l’inizio di un autunno è il momento propizio per entrare in crisi (dal latino crĭsis, dal greco κρίσις – krísis: “decisione”, “scelta”, “giudizio”, “separazione”…) perché:

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età,
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità… [8]

Un’esistenza rallentata ma rigogliosa pullula nei silenziosi sottoboschi tramortiti dai primi freddi mattini, compagni di soli pallidi e senza gloria che attendono di prevalere sulle nebbie come il sole di Austerlitz.

Non fa promesse l’autunno: esso semplicemente è, prendere o lasciare (ma lasciare per andare dove? Ai Caraibi, come quelli che inseguono l’estate per paura del freddo e del fisco?); immobile come la natura in pausa sul bordo nuvoloso dell’inverno; deciso preparatore atletico per tempi duri; severo come chi ha l’ingrato compito di annunciare ai presenti che la festa è finita.

L’autunno è un “tipo serio”, tempo assertivo nonostante il suo essere congiunzione, ma dotato di dolcezza e di comprensione infinite: ti lascia prendere le ultime cose da terra, ti attende sull’uscio, ti fa preparare le valigie con calma, senza la nevrosi dei viaggi estivi, mentre ti illustra con voce sussurrata il programma per i mesi successivi, ovvero mentre ti rivela che in realtà non c’è alcun programma, perché la vocazione dell’autunno è quella di essere zona sospesa dell’andare pubblico, angolo privilegiato per la riflessione che precede il cristallizzarsi degli intenti, attimo transitorio – e non ancora del tutto incantato – verso il gelo definitivo, nel corso del quale prendere le ultime decisioni sfuggite all’afoso caos agostano.

Sembra che ti metta fretta con la sua presenza: l’anno in fin dei conti è agli sgoccioli; ma l’autunno ti lascia libero dinanzi all’inesorabilità del nulla e della morte. Vuole che l’incontro tra te e l’infinito sia onesto e concreto, voluto anche se inevitabile; disintossica il ritmo della vita dalle frivolezze estive per far compiere all’uomo la sua scelta in maniera meditata ed equilibrata.

L’estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande: lo sai che non mi va [9]

In realtà è bello invecchiare (“…Viva la Gioventù,/che fortunatamente passa,/senza troppi problemi…” [10]); o meglio: è bello raggiungere un’età – diversa per ognuno – in cui saggezza e possibilità di azione, esperienza e progettualità, siano in perfetto equilibrio. Saper convertire il “diventare grandi” da condizione opprimente a ottima opportunità, questo è o dovrebbe essere l’obiettivo del crescere. La fine dell’estate non deve essere vissuta come una feroce deprivazione da parte del tempo, bensì come una parentesi durante la quale analizzare in piena libertà e serenità il cammino compiuto, per raccogliersi in vista di nuove possibilità. E l’autunno, che segue questa fine, è il periodo ideale – più della primavera – per ricominciare: come accade durante l’imbrunire (… clemente è l’imbrunire/balsamo serale per animi piagati… [11]), è il momento in cui, liberati dalla morsa dei raggi solari, ci si confida di più, mimetizzati dalla semioscurità.

Poche le cose che restano alla fine di un’estate
La quiete dei colori autunnali si rifletterà sulle strade e sugli umori
Come il dolce malessere dopo un addio. [12]

Le carni espanse e sguaiate, cotte al sole dell’assurdo, rientrano nei ranghi di un’estetica composta; la mente spiaggiata su orizzonti impropri si ricompone pian piano, cercando pensieri semplici e familiari. L’umanità reduce dai flussi migratori del consumismo (in antitesi scaramantica a quelli recenti per disperazione, fame e guerre), spinta da paure ancestrali riproposte dalla saltuaria consapevolezza della sua precarietà su questo pianeta, comincia a trasformare e conservare i frutti raccolti dall’edulcorato entusiasmo estivo. L’uomo-conserva, adoperando barattoli e cotture prolungate, batte in ritirata accampandosi tra le mensole di una dispensa interiore, mentre l’uomo autunnale avanza con vitalità e passo coraggioso sotto le prime dolci piogge, come se si apprestasse a vivere l’occasione irripetibile e fanciullesca di una gelida estate.

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Le domande da risveglio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2014 by Michele Nigro

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RQM

(Rapid Question Movement)

Affacciata alla finestra di un nuovo giorno di quella sua strana vita, si poneva le solite, veloci, puntuali domande in attesa del caffè in risalita lenta dal freddo notturno: “che pianeta è questo? in che paese mi trovo? in quale città?”. E ancora: “che lingua userò oggi, la stessa di ieri? quali gesti? sono sicura di essermi svegliata o sto ancora vivendo in un sogno? chi o cosa può darmi la prova che questa sia la realtà? è tutto vero o è solo uno tra i tanti punti di vista imposti dall’abitudine al falso?”. Tutto quello che di crudo e apparentemente presente i suoi nervi ottici trasportavano verso l’area cerebrale deputata alla rielaborazione dei dati, erano sequenze create da un artista del nuovo realismo elettronico e ritrasmesse nella sua, diciamo così, ‘coscienza’ o si trattava di un breve momento reale sfuggito al controllo del programma giornaliero che stava caricandosi nei meandri del sistema nervoso? Non l’avrebbe mai capito perché il margine di differenza, se mai fosse esistito quel margine, era limitato e impercettibile: tutto sembrava lineare, consequenziale, coerente. Maledettamente coerente. L’unica sbavatura era contenuta in quel suo capriccioso dubbio mattutino, un istante, niente di più, fatto di domande bizzarre e gettate nella mischia del risveglio, così per caso, a minare le sicurezze depositate il giorno precedente nella banca del sapere ordinario. Ogni alba una rinascita, una nuova lotta tra verità e apparenza. “Perché tutto è così com’è, e non in un altro modo? Perché proprio così?”. Si sentiva orfana di un’alternativa interiore prima ancora che visiva. Solo pochi interminabili secondi e tutto sarebbe tornato alla normalità: il sangue, fluendo da una modalità orizzontale e onirica ad una verticale e militante, avrebbe ricondotto le domande nell’ordine voluto dal programmatore supremo dell’io. La luce e l’aria fresca, instancabili sentinelle del risveglio, avevano atteso pazienti l’apertura del vetro della finestra ricoperto dalla condensa di una notte senza ricordo, pronte a colpire come sberle mattiniere il volto dubbioso della dormiente in procinto di scrutare e ascoltare la strada e i suoi dintorni. Giovane donna a spasso con cagnolino, operai sul tetto del palazzo in costruzione, ululato del solito canide prigioniero al secondo piano, torre del ripetitore nella stessa posizione da decenni a diffondere presunti cancri elettromagnetici, cane randagio che gironzolando fa la pipì su una ruota scelta in base a precise regole chimiche, flottiglia di colombi in volo, panni stesi mossi dal vento, inutile vociferare dai garage sottostanti, camion della spazzatura in ritardo, auto parcheggiate sotto casa in un ordine somigliante a quello del giorno precedente, montagne con paesini tipo presepe sulla destra e orizzonte marino con traghetto in fase di attracco di fronte, quasi coperto del tutto da un’edificazione costante nel tempo. Le sequenze di quartiere e della visuale concessa in quel punto del mondo erano state rispettate anche quella mattina, salvo alcune variazioni per rendere realistico e originale l’impatto sensoriale, passando da un giorno all’altro, mentre le domande eversive sfumavano lentamente dalla sua mente come le immagini di un sogno vissuto ma non catturato. Per sempre perso ma pronto a ripresentarsi sotto altre forme, con altre effimere domande sospese tra sogno e realtà, tra una ricerca inquieta della verità e l’accettazione rassegnata di una realtà rattoppata e indossata. Forse avrebbe posto a se stessa quegli stessi interrogativi anche affacciandosi dalla finestra di un hotel del quartiere Shibuya di Tokyo. Chissà! Sequenze differenti, medesimi dubbi. E un giorno l’avrebbe sperimentato.

Un odore prepotente di caffè interruppe la ricerca della verità.

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Come mi vuoi?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2014 by Michele Nigro

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Mi apprezzi per quello che non vedo di me

distratto costruttore di un’immagine

non funzionante tra la folla veloce.

L’essenza prevale sul look

senza rimpianti.

Casuale e vincente marionetta

mossa dai fili spinati del tuo crudele consenso

elemosino un raro sguardo obliquo e benevolo

tra le onde della mia malcelata insicurezza.

Devozione

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 maggio 2014 by Michele Nigro

pope

Durante la caduta annulli le decisioni dell’io

ti senti più forte nel gregge e affidi l’incerto domani

alle cure di una balsamica illusione.

Psicologie da stadio prescrivono

volontà diluite nella corrente del gruppo,

la mentalità della folla

rende indolori le ferite del misero.

L’anestetico fornito fin dalla nascita

alleggerisce le fatiche del cammino terreno,

l’individuo giace assonnato e felice

nell’utero della chiesa metropolitana.

Una parte di te lo sa! Sei vero solo al di fuori del rito,

il pensiero come sabbia nell’ingranaggio liturgico

interrompe l’emozione collettiva

delle madri fasciste in processione.

Eserciti devoti e ipnotizzati

si dirigono ciechi e con passo orante

verso le terre di un eretico silenzio da estirpare.

Identifichi il tuo stare al mondo

con guerre sante pensate dai pastori della carità,

nessun dubbio può sminuire l’ereditata appartenenza

al progetto superiore, liquido amniotico per uomini mai nati.

Partecipi dubbioso al dolore rappresentato

sugli altari dello spettacolo sacro.

I corpi estranei della consapevolezza

banditi dall’oligarchia incensata

attendono sul sagrato della vita

il ritorno di una verità non rivelata.

Gli occhiali sono lo specchio dell’anima

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 maggio 2014 by Michele Nigro

Non perderò il mio tempo guardando i tuoi gesti finali

travestiti da vittoria

perché vedo dentro te gli errori di sempre,

fiumi di inutili parole e domande d’ufficio

per mettermi alla prova nel presente

su risposte già scelte all’inizio dei tempi.

Faccio economia sociale e mi proteggo.

Annullo gli occhi tra la folla nata cieca

dietro pezzi di vetro indifferenti, anonimo

trafitto da sentenze senza processi

crudeli immaginari collettivi senza pensiero.

Mi rassegno sorridendo in me,

la luce non è di questo mondo.

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Canoniz-action

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 aprile 2014 by Michele Nigro

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Neanche di un millimetro

l’assopita anima fedele

si solleverà in direzione del cielo.

La potente madre millenaria

ancora una volta

fagociterà l’emozione collettiva,

propellente politico

travestito da santa provvidenza.

Partecipanti in festa, statistiche del consenso

immemori e bisognosi di pastori

sacre batterie umane de La Société du Spectacle.

La vera ricerca passa in silenzio altrove.

Filogenesi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 aprile 2014 by Michele Nigro

Dal mare antico degli archetipi

riemergono ricordi e forme ancestrali

funzioni atrofizzate dell’io.

Rammento le mie branchie

il rumore del liquido materno

le innumerevoli specie morenti

parti inutili abbandonate nel passato

l’organismo indeciso che fui

mentre attendo, seduto in una posa innaturale

il prossimo metrò.

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Acqua minerale “Nigricante”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 gennaio 2014 by Michele Nigro

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Pop Art e blogosfera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 gennaio 2014 by Michele Nigro

Come gli adiuvanti nei vaccini stimolano la risposta immunitaria dell’organismo nei confronti dell’antigene, così certe immagini semiserie, grottesche o superficialmente innocue e comiche, adoperate nella semiosfera, o più specificamente nella blogosfera, veicolano messaggi stimolando dapprima la visione del tutto. Queste immagini divertenti confinanti con la Pop Art, costruite a tavolino senza che vi sia un vero atto creativo, parlano di oggetti quotidiani contenenti piccoli segni, colori accattivanti, scritte rassicuranti. Ad entrare è il tutto, ma è il particolare che resta all’interno e che agisce sul non esprimibile. 

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Esce NeXT Iterazione 18: I, Next

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2014 by Michele Nigro

Riprendo in toto la notizia pubblicata da Zoon sul blog connettivista Hyperhouse riguardante l’uscita dell’iterazione 18 della rivista NeXT e contenente anche il mio articolo, firmato con il consueto nickname connettivista Dottore in Niente, intitolato Il “Telesio” olografico di Franco Battiato e la teoria dell’universo-ologramma.

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Iterazione di NeXT carica di riferimenti, questa, e di rimandi sottili a gran parte dello scibile umano e all’immaginario fantastico, uniti verso nuove consapevolezze che tutti, da queste parti, amiamo in ogni declinazione. L’accerchiamento di questo numero al concetto stesso che tutto è uno e che uno è tutto, che i connettivisti promulgano da tempo, è potente, senza frontiere e – so, non dovrei essere io a dirlo – con questo fascicolo di NeXT la pulsione verso un nuovo unito diviene evidente, lampante, conclamata.

Voglio essere breve con questo editoriale, che prelude a nuovi cambiamenti futuri e che vuole illustrare la corposità di questo numero 18, espressione dell’attuale stato di forma del Movimento e dei continuum che stiamo esplorando sempre più approfonditamente, sempre più lontani dal nucleo originario.

Permettetemi di ringraziare, in primis, Francesco D’Isa, che torna a illustrare le attività dei connettivisti con una selezione della sua graphic novel I., uscita nel novembre 2011 e che tanto successo ha avuto; il ringraziamento va esteso, ovviamente, all’editore Nottetempo che ha permesso quest’operazione il cui senso è ben evidente, ma le cui implicazioni scivolano sottili, come lapislazzuli, verso gli angoli estremi dell’attenzione. Cos’è I.? Dal sito dell’editore, eccovi la quarta:

Chi è I.? Chi si nasconde dietro alle tante e diverse incarnazioni che assume di tavola in tavola? Lui stesso se lo chiede e chiamando in causa le stelle e i saggi, l’amore e il sesso, la poetica e la scienza si fa seguire passo passo nella sua ricerca per cercare risposta al “quesito che lo pungola fino alla follia”, ovvero “chi – o cosa sono?”.

Se l’ispirazione di questo libro illustrato risale ai romanzi filosofici del XVIII secolo, la scelta delle immagini, dalle provenienze e dagli stili piú diversi, è affidata a un brillante montaggio di materiali grafici di pubblico dominio, cui i brevi testi a fumetto danno voce con sapiente ironia.

Vi segnalo nuovi ingressi nella line-up redazionale: voglio dare il benvenuto a Marco Rossi LeccePier Luigi Manieri e Salvatore Proietti, che curano rubriche di approfondimenti sul Futurismo, sul mondo esterno al Connettivismo e sugli autori significativi della SF italica che, purtroppo, non sono più tra noi; si parla quindi delle testimonianze degli ultimi futuristi viventi alla fine dei ‘70, di Christopher Nolan e di Lino Aldani. Facendo riferimento a quest’ultimo articolo ci riallacciamo a un gran lavoro che ha suddiviso in due parti (la prossima puntata sull’iterazione 19) intitolata, esplicativamente, Mappa del futuro – SF dal 1984 a oggi, pezzo inquadrato in un ulteriore nuovo spazio chiamato Distance. X continua anche a curare la rubrica Tempi moderni, con ulteriori approfondimenti sul mondo olografico.

7di9 ha scandagliato il continuum recente alla ricerca di significative guglie di comprensione estratte dalla quotidianità, connettivista ed esterna al Movimento, e ce ne parla in Frame e in Interazioni, e Lukha B. Kremo in Bit_Mood ci fa conoscere, o ci spiega meglio, i Throbbing Gristle, storica formazione musicale di frontiera che ha sperimentato l’esoterismo, il genere Industrial, il noise e manciate di altre discipline tutt’altro che pop.

Kosmos in HolYsTolk indaga sulle connessioni tra Connettivismo e Crespuscolarismo mentre Manex ci parla, nell’ambito dell’editoria a fumetti, di Crowdfunding e di altre facezieDottore in Niente discute amabilmente con noi su Il “Telesio” olografico di Franco Battiato e la teoria dell’universo-ologramma, e Logos nella sua consueta e poderosa Ermetica Ermeneutica ci racconta de La Soglia e l’Oltre nella poesia di Lars GustafssonPeja nel Postarchitectural Research esamina la necessità della postarchitettura di usare nella ricerca e nelle costruzioni L’antidoto immaginarioGalessio, in Avant-Garde, prende in esame il nuovo Movimento artistico denominato Loverismo, mentre in Ex-Cell Black M Antonio Syxty (che ci onoriamo di ospitare in queste pagine, grazie ancora) analizzano Cosmopolis, il film che tante implicazioni cerebrali ha comportato nell’immaginario collettivo.

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