Archivio per immergente

Il viaggio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 aprile 2015 by Michele Nigro

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Eliminare la fretta del ritorno

a casa

tra sicurezze etichettate

e appartenenze

perdersi per il mondo

privo di memoria e lingua natia

immerso nel viaggio

nuova dimora senza tempo.

Ritorni di carta

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 9 aprile 2012 by Michele Nigro

 

Professori in scaletta

manifesti a colori

signori in giacchetta

vani gesti e scalpori.

Presuntuosa stirpe

sofferenti pagliacci

untuosa sirte

tra morenti ghiacci.

Riscoperti autori

d’alienati meriggi

deserti di umori

costipati miraggi.

Cartaceo coìre

per serate uggiose

grigiaceo morire

dimenticate spose.

Diaspore letterarie

dai cassetti profanati

idrovore precarie

fazzoletti incorniciati.

Consolidare l’effimero

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 novembre 2011 by Michele Nigro


Sul legittimo salvataggio del nostro Io fallace disseminato in rete.

 

Che cosa resterà di noi? Del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che abbiamo in questa vita?”

(Mesopotamia – F. Battiato)

 

“A cosa stai pensando?” – chiede in maniera fredda e utilitaristica il social network simulando una finta empatia. E noi giù a confessare emozioni, speranze, sospetti, sentimenti; a condividere idee, immagini, progetti, azioni. Il confessionale del grande fratello internautico accoglie tutti; la tastiera è come il taccuino dello psicanalista. Eppure basta poco per gettare nel panico gruppi chiusi e aperti, community e singoli contatti; per risvegliare dal sonno della rete le masse parcheggiate e letargiche: la minaccia insita in un umile ammasso di bit organizzati, la promessa di un file stampabile che distaccandosi dalla piattaforma è capace di conquistare un’indipendenza fisica nel mondo reale del quotidiano cartaceo. L’assurda riscoperta della privacy violata da chi la difende in extremis ricorda un po’ la storia dell’allevatore che chiude la stalla dopo che sono scappati i buoi. Internet è come una casa di vetro, ma c’è chi si preoccupa della presunta eternità di un file riproducibile, trasferibile, conservabile su un supporto. Il potere della memoria contro la caducità della confessione estemporanea. Delicate farfalle dotate di memoria ram contro geroglifici scolpiti su pietre masterizzate che sfidano l’infinito.

Panta rhei os potamòs (πάντα ῥεὡς ποταμός), Tutto scorre come un fiume: il pensiero di un nuovo ‘filosofo del divenire’ al tempo del web 2.0! Non ci si può bagnare due volte nello stesso web: questo è il continuo cambiamento applicato al social networking per cui tutto è mutamento, movimento, perdita o acquisizione di dati, pettegolezzo senza sosta, suggerimento privo di compassione, senza sostanza primigenia immobile e immutabile. Solo i dati sensibili e utili all’influencer marketing rimangono imprigionati nei server del liberismo economico: tutto il resto, ciò che ingenuamente reputi ‘importante’, è pattume. Lo scorrere senza fine della realtà virtuale, il perenne nascere e morire delle informazioni, l’assenza di una sponda rocciosa.

Qualcuno dice che la vita è movimento; isolare una singola parte dal tutto dinamico significa decidere di far morire quella parte. Ma per consolidare l’effimero occorre devitalizzarlo, decontestualizzarlo, isolarlo, fissarlo, conservarlo, renderlo disponibile alla riproducibilità volontaria, trapiantarlo prima che muoia. Prima che scompaia tra i flutti dell’informosfera. Per dare valore alle parole, al pensiero, alla nostra condizione virtuale ma pur sempre umana.

La scissione dal contesto crea insicurezza. Paradossalmente l’archiviazione dell’intimità donata al mondo terrorizza chi insegue la diluizione e il disimpegno. Si opta per il “salva con nome” contro la morte di ciò che nasce fragile. Ed è allarme.

Il brandello di pensiero fluido prelevato dal web conquista l’indipendenza e impara a vivere di vita propria: comincia a respirare e addirittura cammina. Possediamo finalmente le prove del nostro passaggio attraverso il fiume dell’informazione.

Non siamo più solo pedine telecomandate o fornitori passivi di dati da dare in pasto alle statistiche dei padroni del social networking: rivendichiamo diritti terrieri come indigeni che godono di una falsa libertà passeggiando tra le riserve imposte. Essere senza possedere. Consumare senza memorizzare.

La conquistata eternità di ciò che credevamo effimero c’innervosisce e al contempo ci responsabilizza. Si ritorna periodicamente su ciò che abbiamo salvato. L’imprevista immortalità del fugace diventa un problema. Il passaggio di stato – da gassoso a solido – del pensiero già condiviso e adolescente diventa pericolosamente reale: il brinamento della coscienza virtuale dal web alla carta non era stato previsto; l’atto di maturità del navigatore perdigiorno trova spazio su memorie fisse.

Divento nostalgico delle tracce lasciate nella grande rete. Decido di conservare la mia porzione di acqua prima che un clic anonimo sentenzi la deviazione o la scomparsa del fiume informativo. E mi sento già un po’ meno deprivato, un po’ meno sfruttato. Ma non basta.

I social network come extension dell’anima: la singolarità informativa avanza inesorabile. Il pensiero biologico s’innesta sui fiumi elettrici della solitudine ipertestuale: forse un giorno si renderà autonomo dal creatore dotato di tastiera e vivrà anche dopo la morte fisica di quest’ultimo. Rielaborando se stesso.

Nuove trasformazioni della materia; evoluzioni legislative; nuovi diritti d’autore nascono come fortezze Bastiani nei deserti elettrici di moderni Tartari; nuovi territori da presidiare: attendendo la battaglia finale, attendendo rinforzi.

(versione pdf: Consolidare l’effimero)

L’autore immergente

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2011 by Michele Nigro

Si fa un gran parlare di Autori Emergenti come se l’emersione editoriale fosse il vero obiettivo della scrittura… Ma da dove emergono questi nuovi eroi della penna? Dal mare, dal buio di una profonda caverna, dall’anonimato, dal silenzio della loro abitazione, da un ambito che non è letterario…?

L’emersione (c’insegnano i numerosi film di guerra ambientati nei sottomarini) è preceduta sempre da una cauta e saggia FASE PERISCOPICA: si getta un ‘occhio’ nel mondo esterno (tutto intorno, a 360°: ‘periscopio’ significa praticamente ‘guardarsi intorno’) per vedere se è veramente il caso di far emergere il resto del natante o se è meglio restare ancora un altro po’ con le chiappe a mollo! Se l’atto periscopico è superficiale e affrettato si rischia di essere un facile bersaglio per eventuali incursori aerei sempre a caccia (è l’unico mestiere in grado di gratificarli) di ottimisti emergenti.

È vero: uno degli scopi dello scrittore è anche quello di ‘farsi leggere’, di pubblicare insomma. Il passaggio su carta è un gesto naturale per chi sceglie la scrittura come mezzo per comunicare: un pittore vuole organizzare mostre per far vedere ciò che ha dipinto; un musicista vuole esibirsi in un auditorium; un regista desidera vedere proiettato in un cinema il film che ha appena girato… È normale. Eppure la ‘fase periscopica’ è fondamentale, direi vitale: è un momento romantico, faticoso, praticamente improduttivo. Ma necessario…

Leggere, leggere, leggere… Immergersi nella lettura. Assaporare generi, sottogeneri, avanguardie, retroguardie, stili personali, tentativi dimenticati dalla moda; valutare testo dopo testo lo sviluppo di una corrente, le ragioni di un autore e le variazioni del suo modo di scrivere nel tempo; fissare nella memoria trame e tecniche scritturali; catalogare le idee già consacrate da altri per non rischiare di diventare dei poveri epigoni; dare un nome alle ‘cose’; capire gli intimi meccanismi che fanno funzionare un testo e non solo emozionarsi dinanzi a una propria presunta ‘opera’ da gettare in pasto a un pubblico acritico. Esercitarsi all’umiltà. Guardarsi intorno, dal periscopio: per capire come è fatto il mondo prima di emergere e prendere finalmente una sana boccata d’aria marina.

Essere un autore immergente significa saper attendere sott’acqua, valutare da una quota periscopica le varie possibilità a disposizione: l’emersione in condizioni di sicurezza o la definitiva e rapida immersione verso quote più profonde per evitare il fuoco nemico (o peggio ancora, il ‘fuoco amico’). Durante la fase d’immersione le ‘pressioni’ non mancano: se il sottomarino è ben costruito saprà sopportare anche le più dure pressioni senza per questo implodere. Se lo scafo è resistente, il natante avrà la possibilità di attendere il passaggio del nemico sulla propria testa, in silenzio e a motori spenti, poggiato sul fondale marino e con poco ossigeno a disposizione. È vero, ci sono anche le ‘bombe di profondità’, i ‘motoscafi antisommergibile’, i ‘sonar’ e tante altre minacce, ma l’autore immergente conosce questi pericoli e li utilizza per diventare più forte in vista di una futura emersione. Essere un autore immergente significa allenarsi a ‘stare spenti’, saper resistere alle pressioni della finta notorietà e della vana gloria, al richiamo ingannevole del ‘presenzialismo editoriale’… Essere un immergente significa amare lo studio molto più del ‘successo’ e nutrirsi di un’esaltante solitudine ispiratrice; significa ‘riciclare’ il sapere acquisito in altre epoche, un sapere ufficioso e non monetizzato dal punto di vista ‘professionale’, per trasformarlo in ‘sapere di fatto’. Significa essere un “extraparlamentare dell’editoria” e seguire un impopolare filo invisibile ignorando dicerie, berlusconismi, analisi di mercato, gusti maggioritari… Confrontarsi con i grandi della storia senza perdere tempo inseguendo la ‘fuffa’ trasportata dal vento.

C’è molto da vedere anche sott’acqua: paesaggi letterari sottomarini fantastici, forme di vita scritturale insolite, ‘canyon’ inesplorati e ‘vette’ ignorate, passaggi segreti verso mondi interiori sommersi e sconosciuti… La vita dell’autore immergente, vero elogio dell’anonimato costruttivo, non è affatto noiosa ed è decisamente più interessante: nessuno che ti costringe ad andare in giro per promuovere il nulla o per ‘battere cassa’; non ci sono scadenze da rispettare, interviste da rilasciare, premi noiosi e party di beneficenza a cui presenziare… Padroni di se stessi e del proprio tempo. Una vera pacchia!

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