Archivio per individualità

Chair à canon

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 luglio 2015 by Michele Nigro

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(Waterloo in the flesh)

Lontana dalla battaglia

nel silenzio di campi insanguinati

riesci a sentirti parte della storia

oh gloriosa carne da cannone?

Non resta che l’uomo

se mi spoglio di quegli ideali

schierati in truppe convinte di patria.

Il pensiero semplice dell’individuo

interrompe lo schema tattico della fede,

è pura poesia quel grano ancora irto in mezzo ai morti

quello sprazzo di sole malato tra il fumo degli obici.

VIDEO CORRELATO: “Il sole di Austerlitz”, Giuni Russo

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La crasi del settimo anno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 maggio 2015 by Michele Nigro

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Il campo gravitazionale

del tuo culo filosofico

voluttuoso emblema divino

influenza questo dittongo

tra anime

libere dal senso del possesso

unite a un livello superiore

di energia resistente al tempo

e alla morte.

Corri ragazzo, corri!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2015 by Michele Nigro

Forrest_Gump

(Elogio della velocità mimetica)

Non stare troppo a lungo in un parcheggio, da solo

esitando con le chiavi in mano,

indeciso se partire incurante dei dettagli

o riflettere su quell’insolito ciuffo di erba fresca

calpestato da ruote impegnate

sopravvissuto al cemento e all’asfalto del progresso

isola spontanea di lenta e silenziosa tenerezza

interrotta dai sibili di veicoli in gara

su una vicina autostrada

i passanti potrebbero pensare

alla pausa pensierosa e serena

che precede un suicidio metropolitano,

cronaca al tramonto.

Non essere indeciso sull’amore e le sue gioie

aspettando di vedere all’orizzonte degli anni uguali

una figura significativa

che aggiunga sale ai tuoi giorni

potrebbero sospettare indicibili mali,

poeticherie

deviazioni dalla natura, disinteressi carnali,

anaffettività

perversioni filosofiche di una mente non conforme

lontana dalla media aritmetica del buonsenso.

Non smettere di sorridere e agitarti

durante i sabati programmati

dai signori del divertimento

qualcuno potrebbe intravedere

un’inopportuna infelicità da panchina

tra le luci spensierate del consumo.

Non dimenticare di pregare e incensare

le reliquie danarose dei potenti

e le statue sanguinolente del culto nazionale

portate in catartiche processioni per simulare

storie millenarie di provvidenza

che fanno bene a cuori incapaci di vivere

la folla potrebbe pensare che hai voglia di esistere

di provare sulla tua pelle sensazioni non scritte

classificarle senza bisogno di una guida

di camminare lungo la strada di una legge interiore.

Corri, partecipa senza dubitare

e muoviti insieme agli altri

vota e fai votare, sii utile allo sviluppo

non perdere tempo

e non fermarti mai, credendo di fare la differenza!

Corri ragazzo, corri!

alla stessa velocità del mondo.

Mimetizzati

e lascia le pause agli indecisi pensanti,

perché fino a quando correrai

nessuno si accorgerà di te.

Distant Worlds

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 novembre 2014 by Michele Nigro

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Mondi diversi, lontanissimi

eppure vicini si sfiorano, lembi casuali

in ognuno una lingua astrusa

barriera cortese contro

accidentali diluizioni.

Esperienze culturali,

vibrazioni opposte come voci

risalenti da folle di mercato.

Incontri comici, a volte

poi ritornano a reggere, paralleli

il proprio angolo di universo

credendosi centro, verità unica

in storie impermanenti.

Un cielo materno

punteggiato di ali

accoglie le invisibili rotte

di razze e destini astrali.

(omaggio terrestre ai Mondi lontanissimi di Franco Battiato)

Il Limite Ignoto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 ottobre 2014 by Michele Nigro

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Qual è il confine tra un’esistenza regolare

e la ribellione?

Zone spontanee e indefinite di territorio selvaggio

resistono ai pratici attacchi del reale.

Sulla linea gialla della civiltà

passeggia solitario il cercatore di margini invisibili

per salvarsi da automatismi storici.

Non c’è frontiera se non nel cuore

e nella mente

avidi proprietari di angoli inespugnabili.

Sospeso nella provincia, congeli spazio e tempo

dissociato, non partecipi alle statistiche di regime

e ti spedisci al confino, libero e a tratti felice

in attesa di giorni adatti alle tue previsioni

conservate in archivi pazienti.

Ingranaggio educato e silenzioso

di un orologio asociale

che passa al bosco

si ritrae nella foresta

si dà alla macchia.

Waldgänger.

Gli ultimi quattro versi sono un riferimento al

“Trattato del Ribelle” (Der Waldgang) di Ernst Jünger

“Le Vite degli Altri” e la poetica dell’ascolto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2014 by Michele Nigro

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dedicato a chi sa ascoltare

Ascoltare significa rischiare di aprirsi al cambiamento, dare una possibilità all’evoluzione interiore. Quando parliamo, ponendo domande come nel corso di un interrogatorio, affolliamo i nostri canali comunicativi con quesiti che nella maggior parte dei casi contengono già la risposta che desideriamo sentire. Mettersi in ascolto, invece, equivale a essere nudi, in silenzio, davanti all’ignoto che è un sorprendente maestro di nuove saggezze. Ed è proprio quello che accade nel film “Le Vite degli Altri” (Das Leben der Anderen), diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, all’integerrimo e meticoloso capitano della Stasi, Gerd Wiesler, incaricato di spiare l’intellettuale e scrittore teatrale Georg Dreyman nella Berlino Est di un non casuale anno 1984, pochi anni prima della caduta del famigerato muro che riunì le due Germanie: troppo gustoso e sfacciato per non evidenziarlo è il riferimento al “1984” di Orwell, anch’esso caratterizzato da una storia d’amore controllata e ostacolata da un potere opprimente. Il capitano Wiesler è abituato a trattare con persone abili a mentire per paura: mentre spia Dreyman egli sa di ascoltare solo la verità; gli spiati non recitano, sono loro stessi, sono veri, e questo rappresenta un’autentica lezione di vita per chi sta all’altra estremità del filo.

Quella a cui assistiamo è la storia di una conversione laica resa possibile paradossalmente grazie a una serie di odiosi strumenti ideati dal regime proprio per prevenire (e all’occorrenza reprimere) qualsiasi tipo di conversione, di cambiamento nell’equilibrio malsano di una dittatura totalitaria che non rispetta l’individualità della natura umana. Due sono le parole chiave – “ascolto” e “scrittura” – che accompagnano questa sorprendente evoluzione, sintetizzata nei tempi cinematografici al punto tale da apparire addirittura inverosimile (una perplessità sottolineata indirettamente dal ministro Hempf quando afferma: <<Purtroppo le persone non cambiano così facilmente. Succede solo nelle commedie>>. Una convinzione presto smentita). lvda1Prima della scrittura del rapporto (o della non scrittura, della omissione come atto di protezione, del non detto che dice e anzi in alcuni momenti urla coprendo lo spazio vuoto lasciato intorno a se) vi è una fase di silenzio che permette di realizzare il vero ascolto: un ascolto così penetrante nell’intimità dell’altro, da esserne penetrati. Inconsapevolmente o forse no: spesso il desiderio di ascolto è desiderio di una verità che non riusciamo a materializzare; c’è bisogno di una voce esterna, di un “nemico” che ci dica chi siamo e di cosa abbiamo bisogno. Si parte dal voler conoscere tutto del nemico e si finisce per conoscere se stessi. Un nemico ufficialmente da spiare, controllare, di cui diffidare, bloccare se necessario in nome dell’ideologia che personalizza e nutre i suoi adepti; un nemico che lentamente “inquina” le nostre convinzioni, ci porta dalla sua parte, ci fa vedere un altro panorama di cui avevamo solo un vago sospetto. Un panorama che alla fine piace, al punto tale da difenderlo. Il “nemico del socialismo” diventa l’alleato prezioso dell’individualismo; del proprio, che era stato dimenticato negli scantinati del dovere. Un senso del dovere messo in crisi dalla consapevolezza che la “fede” nel socialismo è stata in realtà sfruttata per proteggere gli affari privati dei soliti burocrati.

vite_12Si ripercorrono gli spazi casalinghi e i dialoghi degli altri per imparare a vivere, per capire attraverso l’esperienza dell’altro quale potrebbe essere l’alternativa: si impara a “vedere” tramite l’ascolto, come fanno i ciechi che compensano il senso mancante con gli altri funzionanti; il capitano Wiesler è allenato ad essere sensibile alla vita, ai suoi segni, anche quelli insignificanti, ai messaggi che lascia tutt’intorno. Lo deve essere per difendere la patria. Il desiderio di imparare spinge colui che avverte il vuoto a sfiorare le vite altrui, quasi come a cercare una possibile osmosi. Senza copiare (o forse anche copiando, solo per un po’ all’inizio, giusto per cominciare a camminare) ma aprendo porte personali su vite embrionali tenute in serbo per momenti migliori. Dopo l’ascolto si cede alla tentazione di toccare con mano, di visitare i luoghi vissuti dagli altri, per farli finalmente propri, per assaporarne gli odori. Il libro di poesie di Brecht rubato dalla casa spiata costituisce la prova di quella penetrazione, è lo “scalpo” conquistato sul campo di battaglia con cui si pensa di controllare, conoscere e quindi possedere il nemico, ma è un gesto che contiene già una forma di curiosità che si trasformerà in complicità. Come bambini ignoranti e ingordi ci si stupisce dinanzi all’amore, alla sessualità, al dramma, alla disperazione, alla gioia, all’amicizia, alle passioni, persino alla musica e alle letture… degli altri. E in un certo modo si partecipa a tutto questo, imparando. Sperando di poter riprodurre un giorno quelle stesse condizioni esistenziali anche nella propria vita ordinata, asettica, vuota, programmata dallo Stato: persino le prostitute – patetico surrogato del sesso appassionato fatto dai due amanti spiati – sono fornite ai funzionari dall’amata DDR che provvede a tutto.le-vite-degli-altri_grande

Ed è quello che fa il poeta: sta in piedi in mezzo al mondo, che a volte lo ignora, e ascolta. Ascolta per scrivere, prende appunti per “spiare”, per vivere migliaia di vite non sue attraverso il potere “archiviante” della parola (o per riviversi e ruminare, nel caso non infrequente in cui scriva di se e della sua esistenza). Si preparano “conserve di parole” per i periodi di magra, per l’inverno, quando la vita risponde in ritardo a domande poste molti anni prima. Dal freddo verbale per la Stasi ai versi di una poesia; dagli archivi nati per “motivi di sicurezza” agli archivi poetici: l’ascolto d’ufficio diventa esercizio per l’anima. La soffitta, dove viene allestito il centro d’ascolto della Stasi, forse rappresenta il “luogo interiore” da cui viene bandito il Super-io freudiano: vi è in ognuno di noi un angolo in cui il coinvolgimento emotivo prevale sulle sovrastrutture culturali (ideologia politica, religione, famiglia…). In questa partita tra spiati e spie, tutti hanno bisogno di prendere una posizione: non si può restare neutrali a lungo; le risposte da dare a se stessi e agli altri lo esigono e il “no” auspicato da Ernst Jünger nel suo “Trattato del ribelle” diventa reale. Anche se ognuno dice no come meglio può, in base alle proprie possibilità e partendo dal proprio punto di vista.

Ma non tutti sono predisposti al cambiamento; non a tutti è dedicata “La Sonata dell’uomo buono” (Die Sonate vom guten Menschen), anche se Dreyman si chiede, forse ingenuamente: <<Come fa, chi ha ascoltato questa musica,… a rimanere cattivo?>>. Alcuni agenti della Stasi, come si vede nel film, arrivano in ritardo, appuntano lo stretto necessario sul foglio bianco che attende particolari scottanti stando all’erta sulla macchina da scrivere o si addormentano durante il turno mentre ascoltano quello che sono costretti ad ascoltare perché fa solo parte del loro noioso lavoro di routine. Stanno bene così, attendono la fine del turno di lavoro come attendono la fine della vita, non hanno bisogno di imparare nulla dalle vite degli altri, si accontentano dell’informazione preconfezionata dallo Stato, non si pongono domande e “rimangono cattivi”. E soprattutto non desiderano.

questo post in pdf: “Le Vite degli Altri” e la poetica dell’ascolto

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Rispettare la lentezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 settembre 2014 by Michele Nigro

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È finita la pioggia, lumaca che ignori

il male nel mondo e l’umana cattiveria,

lasciando una traccia effimera nella storia

attraversi lenta e fiduciosa

il marciapiede dell’uomo indaffarato.

Millimetro dopo millimetro, con calma

copri le distanze della tua natura

scritta in codici non più sconosciuti.

Con un semicerchio di passi rispettosi

evito la fine prematura di un andare

ostinato e silenzioso.

L’occhio quasi sempre distratto

capta in tempo il movimento immobile

e un affanno impercettibile.

Baldanzoso guscio perfetto e casalingo

diretto verso avventure erbose e semplici

portami con te, lì dove l’incoscienza

regna sovrana sulla morte.

Potenza degli scacchi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2014 by Michele Nigro
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Honoré Daumier, Giocatori di scacchi, 1868

Quasi nascosti, in devota semiclandestinità tra cumuli di libri usati e in vendita da decenni, i due librai scacchisti alle prese con l’ennesima partita a tempo ignoravano sapientemente i pochi clienti in cerca dell’occasione preziosa da portarsi a casa a metà prezzo. La scacchiera poggiata su una pila di gialli ingialliti e la voglia matta, come lo scacco che da anni tentavano di darsi l’un l’altro, di non badare alla gente assorta tra gli scaffali. Eravamo un fastidio per loro, lo avvertivo, nonostante i tanti anni trascorsi allenandosi a ignorarci: dei fastidiosi insetti lettori e ronzanti, incastrati tra la loro scacchiera scolorita dal troppo uso e i libri in attesa di nuovi padroni, insetti che presto avrebbero abbandonato il piccolo garage adibito a negozio per riversarsi nell’educato sciame serale di Via Pretoria. Non avevo mai sperimentato una così saggia indifferenza da parte di un venditore nei confronti della propria merce, dai più ingenui scambiata per elegante discrezione; commercianti di libri per caso, giocatori di scacchi per passione: quel lavoro in campo librario era come l’appendice casuale di un hobby. La vera sapienza non è quella trasmessa con la forza della persuasione ma per osmosi, in silenzio; quello che deve accadere accadrà anche senza inutili parole da aggiungere alle altre parole già scritte nei libri esposti. Come a voler dire: La cultura non si impone, si sceglie.
Molti facevano finta di interessarsi ai libri: la maggior parte dei clienti aficionados con un occhio cercava un titolo qualsiasi senza disturbare o fare richieste assurde, con l’altro seguiva la partita in riverente apprensione. Una mossa accompagnata dall’inconfondibile rumore di un pezzo degli scacchi poggiato con rapida decisione sulla scacchiera di legno seguita dal suono quasi metallico e con un gesto non meno nevrotico della mano sul pulsante dell’orologio meccanico per bloccare il proprio tempo e far ripartire quello dell’avversario: “Toc! Tlic!… Toc! Tlic!… Toc! Tlic!”. Mossa e tempo. Botta e risposta. Senza fiatare o guardarsi in faccia. Isolati in un universo di combinazioni. Per ore e ore, come in un meccanismo perfetto formato da esseri di carne e pedine di legno, da calcolanti menti silenziose e mosse quasi impercettibili, fino all’orario di chiusura, ritornando alla realtà e al banale motivo del loro essere lì, in quello sgabuzzino tappezzato di introvabili oggetti cartacei. Interrotti a volte nel bel mezzo della partita da ingenui clienti venuti da fuori, inconsapevoli del rischio, come fanciulli innocenti desiderosi di pagare i libri trovati dopo una polverosa ricerca. Il più cattivo tra i due librai, quello con la montatura degli occhiali spessa e di colore nero, guardava con un velato disprezzo gli insetti mangialibri che osavano interrompere la concentrazione scacchistica finalmente raggiunta dopo chissà quante partite indisturbate. I clienti intelligenti, resisi conto del pericolo scampato, la volta successiva avrebbero saggiamente atteso la fine della partita invece di osare chiedere, tra uno scacco al re e un arrocco: “Quanto pago per questi due libri?”. La piccola enclave fatta da un quadrato di legno su cui erano stati disegnati altri piccoli quadrati bianchi e neri, si ergeva rumorosa e in equilibrio su quella montagna di libri sorpassati dalla moda editoriale ma ancora preziosi per alcuni. Come centurioni rassegnati i librai scacchisti presidiavano fedeli e concentrati il santo sepolcro del libro usato aspettando un’improbabile resurrezione o più semplicemente l’ora della cena. In un lavoro basato sull’attesa e sul silenzio, gli scacchi rappresentavano l’unica e coerente rivincita creatrice, il momento di liberazione dall’oppressione del cliente chiacchierone e perditempo. L’isolamento richiesto dalla mossa da sferrare, una via di fuga dal presente. Un presidio ricavato tra libri dimenticati per combattere la velocità del mondo.

dedicato agli amanti di libri usati

(anche senza essere giocatori di scacchi)

e a chi è stato almeno una volta nel negozio di libri vecchi di Potenza,

nei pressi di Via Pretoria

Estate

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2014 by Michele Nigro

mare-e-pioggia

Incoerente e tempestosa,

stagione di soli presunti

in lenta mutazione

verso un buio che non vivremo

 di bizzarri esperimenti autunnali,

estate

con le tue piogge fuori luogo

sei promemoria alla mia natura invernale.

Che me ne importa dei bagnanti delusi

se i mari che solcherò non sono fatti d’acqua

se la mia vacanza non è di questo mondo?

Devozione

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 maggio 2014 by Michele Nigro

pope

Durante la caduta annulli le decisioni dell’io

ti senti più forte nel gregge e affidi l’incerto domani

alle cure di una balsamica illusione.

Psicologie da stadio prescrivono

volontà diluite nella corrente del gruppo,

la mentalità della folla

rende indolori le ferite del misero.

L’anestetico fornito fin dalla nascita

alleggerisce le fatiche del cammino terreno,

l’individuo giace assonnato e felice

nell’utero della chiesa metropolitana.

Una parte di te lo sa! Sei vero solo al di fuori del rito,

il pensiero come sabbia nell’ingranaggio liturgico

interrompe l’emozione collettiva

delle madri fasciste in processione.

Eserciti devoti e ipnotizzati

si dirigono ciechi e con passo orante

verso le terre di un eretico silenzio da estirpare.

Identifichi il tuo stare al mondo

con guerre sante pensate dai pastori della carità,

nessun dubbio può sminuire l’ereditata appartenenza

al progetto superiore, liquido amniotico per uomini mai nati.

Partecipi dubbioso al dolore rappresentato

sugli altari dello spettacolo sacro.

I corpi estranei della consapevolezza

banditi dall’oligarchia incensata

attendono sul sagrato della vita

il ritorno di una verità non rivelata.

Assertiveness

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2014 by Michele Nigro

Un colorato e gentile muro di gomma

il mio destino nel mondo,

da oggetto orbitante e in attesa di ordini

divento affermato asse terrestre di me stesso.

Con un sorriso declino l’invito ad allinearmi

diplomazia delle idee non seguita da consensi passivi

uscendo non sbatto porte, non urlo

e non scuoto la polvere dai sandali

archivio tutto in me, ne faccio tesoro distinguendo

il mio bene dal vostro dogma.

Il fuoco delle esperienze personali

scalda un cuore ancora acerbo

e destinato a divenire libero.

Conosco il mio sentiero indipendente

l’ho immaginato mille volte,

non rinuncio al mio angolo di futuro

proietto sullo schermo dell’arbitrio

la passione per me stesso.

Ed è così che allontano i maestri della domenica

e i profeti non vedenti.

Sto bene in mia compagnia, mi coltivo

guardiano dei miei spazi e dei pensieri

non più cercatore ma cercato.

autostima

Pensione esotica

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 marzo 2014 by Michele Nigro

castaway

Sarai ovunque, padrone del tuo futuro

sradicato abitante del mondo

libero, senza piante da innaffiare.

Azzerando il passato, in cerca di una vita primitiva

non se ne accorgerà nessuno

della nuova esotica visione che avrai di te.

Erediterai i frutti del tuo comportamento

dopo la veloce lettura di un testamento prevedibile.

Con i nodi di sangue slegati dal tempo

e i destini induriti, dissolti dalla morte

ti darai l’assoluzione durante il secondo tempo

di un’esistenza lenta ma forte.

Poche tracce dietro di te, cancellate dai tuoi silenzi studiati

un naufragio meditato e calcolato

cancellerai il nome dall’anagrafe e dalla storia locale.

Non essere mai stato,

anche se di tanto in tanto

la molla dolorosa dei ricordi ti riporterà a casa

con la valigia sempre pronta, per riprovare a dimenticare.

Vallejo & Co.

literatura y más

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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