Archivio per industria

La pizza secondo Ikea

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 marzo 2017 by Michele Nigro

… idea proposta da Nigricante al colosso svedese…

Cultura di Massa

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 febbraio 2017 by Michele Nigro

… bisogna saper sfruttare la scia della cultura di massa

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Solchi Sperimentali Fest

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 ottobre 2016 by Michele Nigro

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Il primo festival itinerante legato al libro di Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia” si terrà allo Spazio Ligera a Milano.
Ispirato dalla medesima attitudine al sincretismo e alla unione di musiche apparentemente lontane la serata vedrà esibirsi:

Jumbo
https://www.facebook.com/jumboDNA/

prog rock
.
Osvaldo Schwartz
https://www.facebook.com/OfficineSchwartz/
Industriale
.
Enten Hitti + ODRZ
http://entenhitti.it/
www.odrz.org
elettronica sperimentale/etnica
.
Mamma Non Piangere
http://www.mammanonpiangere.it/index.html
Art rock
.
presenta Antonello Cresti

Spazio Ligera – Via Padova, 133 – Milano
Inizio ore 22,00
Ingresso 8,00 euro

Antropico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 settembre 2016 by Michele Nigro

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Il grado antropico

di sperdute contrade

non distrae la ricerca

del segno arcaico.

 

Un motore a scoppio

s’alterna alla pietra

muta testimone

o miliare muschiata,

al ronzio d’insetti

e al tonfo di frutti maturi

come questioni lasciate cadere.

 

Sincronia tra passi e cuore

su asfalti di campagna,

i pensieri metropolitani

diluiti da elementi naturali

attendono le piogge d’autunno.

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(foto M. Nigro)

Salva un Agnelli!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 2 aprile 2014 by Michele Nigro

salva un agnelli

Anergia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 febbraio 2014 by Michele Nigro

Quando giaceremo immobili e stupefatti

privi di energia, sui marciapiedi della storia

realizzeremo l’irreversibile assurdità

dei nostri gloriosi giorni luminosi.

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Web Poetry

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2014 by Michele Nigro

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Il bisogno di essere giudicati dal vivo

attende paziente

dietro l’angolo televisivo dell’anima

pronto a ghermire il fianco vanitoso.

Da troppo assente dal palco dell’inutile

presenzialista pentito dello spettacolo

mi ravvedo in tempo dal balocco in palio

cestinando inviti a pubbliche masturbazioni.

Sordo e felice

affido flussi di coscienza alla rete,

come messaggi in bottiglia

viaggiano nel mare elettrico

le casuali impressioni da tastiera.

Lo Zen e l’arte della raccolta differenziata dei rifiuti

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 agosto 2013 by Michele Nigro

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Il consumismo e la crescente complessità delle fasi produttive a partire dalla rivoluzione industriale hanno imposto alle nostre abitudini l’utilizzo e l’accumulo di oggetti: materiali eterogenei attraversano la quotidianità dell’uomo moderno anche se la maggior parte di essi è del tutto superflua e caratterizzata da una vita effimera. Le norme igienico-sanitarie e le leggi riguardanti l’etichettatura hanno fornito un alibi alle industrie che producono involucri e imballaggi di varia natura per sommergere i nostri gesti naturali sotto cumuli di potenziali rifiuti. Per riuscire a mettere le mani (e la bocca) su un alimento spesso dobbiamo prima attraversare una giungla stratificata di materiali confezionanti. Questa massa informe di “materiali di servizio” sosta nelle nostre vite per pochi minuti, ore o nella migliore delle ipotesi giorni e settimane. Non si tratta di oggetti destinati a persistere nel bagaglio sentimentale e culturale delle famiglie (anche se la cultura pop ama spesso soffermarsi sull’influenza simbolica che questi oggetti hanno nel caratterizzare un’epoca: il tetrapak piramidale del latte, ad esempio, ha segnato in modo originale un preciso periodo storico-commerciale così come successo molti secoli prima, facendo le dovute differenze, con l’utilizzo di anfore per il trasporto di olio, vino e profumi) ma il loro passaggio è veloce e accolto da un alone di inconsapevolezza e di disinteresse tendente all’ignoranza: scartiamo, stracciamo, stappiamo, “apriscatoliamo”, come se tutto questo materiale muto e servizievole esistesse nell’universo da sempre, come se si trattasse di creta che ritorna naturalmente alla terra. Ignari delle sue origini e della sua complessa storia industriale, lo separiamo da ciò che c’interessa, dall’oggetto nutriente contenuto al suo interno. Il suo destino non c’interessa, una volta raggiunto lo scopo.

La cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani ha decisamente interrotto, almeno in parte, questo processo mentale distratto e automatico, frutto post-industriale di una società che non conosce più, a differenza che in passato, la genesi degli oggetti, le motivazioni dei loro creatori e i passaggi tecnologici necessari alla loro creazione. La raccolta differenziata è strettamente correlata a quel tipo di esperienza sensoriale che ha come obiettivo la comprensione della realtà: toccare gli oggetti divenuti rifiuti, osservarli, sperimentarne la consistenza, andare al cuore delle cose, sezionarle, capire la loro natura fisica e chimica, e quindi stabilire quale sia la più appropriata collocazione nella piramide non alimentare dell’oggettistica moderna, significa imparare a essere consapevoli della materia che ci circonda, del suo destino, del suo valore e della sua diversità fisico-chimica, come se fossimo impegnati in una catalogazione floro-faunistica in piena regola; significa risvegliarsi da un’ignoranza tecnologica e merceologica, e liberarsi da un appiattimento sensoriale che ha reso il mondo in cui viviamo inumanamente omogeneo e indifferente. La raccolta differenziata è un esercizio mentale che ci educa all’ordine universale partendo dalle cose a noi più vicine; un modo per partecipare al miglioramento del mondo iniziando dalla propria pattumiera. Contribuiamo a diminuire il caos energetico esistente tra i materiali eterogenei, cominciando a compattare quelli simili tra loro. E schiacciandoli, prima di riporli negli appositi contenitori, partecipiamo alla riconquista ordinata del nostro spazio, interiore ed esteriore. Fare la differenza, e quindi la differenziata, significa allenare la propria intelligenza a distinguere prima di agire, a fermare l’azione indistinta per dare spazio al giudizio selettivo che pigramente sonnecchia in noi; significa “rendersi conto” della realtà delle cose per partecipare attivamente al mondo anche dal punto di vista materiale. Al di là delle teorie filosofiche, concretamente. Quanto più sottile e chirurgica sarà la differenziazione da noi realizzata, tanto maggiore sarà la risposta positiva su di noi. Differenziare è rilassante perché è un’operazione naturale: l’unione di materiali differenti tra di loro per soddisfare le sciocche esigenze dell’uomo metropolitano è invece innaturale. Dall’osservazione del carattere impermanente degli oggetti che ci circondano possiamo trarre una lezione sulla realtà incondizionata e trascendente: se una certa esistenza materiale è di passaggio, è perché ne esiste un’altra che è permanente e beata. Liberarsi consapevolmente della materia impermanente è un modo per scoprire e restare in contatto con il nucleo pieno e permanente del nostro Io. L’identità transitoria ed effimera degli oggetti materiali riciclabili c’insegna che tutto è vacuità: non esiste una forma stabile a cui aggrapparsi. Tutto è trasformabile e riciclabile. Anche noi riciclatori siamo caratterizzati da vacuità come gli oggetti che differenziamo: un giorno, dopo la nostra morte, i vari componenti chimici di cui siamo costituiti seguiranno il loro destino e la natura, senza lasciarsi intimorire dalle barriere funebri che altri costruiranno intorno al nostro corpo spento, si riprenderà, differenziandola, la materia che ha dato in prestito all’esistenza.

l'origine della munnezza

P.S. L’ORIGINE DELL’IMMONDIZIA? E’ presto spiegata… Il problema dei rifiuti è a monte: non è solo un fatto d’inciviltà dei cittadini e di incompetenza dei nostri amministratori. Il problema è anche nel rapporto malsano esistente tra consumismo e imballaggi. Ieri ho acquistato una “stronzata” che serve per il wireless bluetooth di 1 cm (vedi foto a destra) imballata con una quantità inimmaginabile di materiali (cartone e plastica, vedi foto a sinistra) come se si trattasse di un microchip della NASA… Per colpa di chi deve speculare sulla produzione degli imballaggi noi siamo costretti a morire soffocati sotto i nostri rifiuti!

L’occhio del ciclone

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 29 ottobre 2011 by Michele Nigro


<<Insieme al grande amore (ipocrita?) nei confronti dei libri, però, coesiste una coltre di sospetto che investe il mondo dei lettori: come in una sorta di “occhio del ciclone” soleggiato e sereno, ci adagiamo con il nostro libro preferito tra le mani in attesa che la tempesta si sposti, investendoci. Intorno al libro c’è una calma apparente che può essere interrotta da un momento all’altro. Sì, perché il lettore, pur essendo apprezzato e in un certo qual modo rispettato da chi intravede nella lettura una pratica nobile, deve contemporaneamente combattere contro una serie di pregiudizi legati alla nevrosi produttivistica che caratterizza la società moderna: leggere, in poche parole, è una perdita di tempo. Ma tempo per fare cosa? Per soddisfare i ritmi ossessivi ed efficienti delle catene industriali? Per consumare i prodotti del divertimentificio organizzato dai padroni dell’economia? Per essere presenti durante le manifestazioni tradizionali della massa belante? Per lasciarsi inebriare dal consenso della tribù d’appartenenza?>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 30-31)

Surplus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 27 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<Anche il mondo del libro viene in tal modo colpito dalla stessa patologia che ha già interessato altri settori del mondo civilizzato e industrializzato: l’avanzamento inesorabile del progresso non è confortato da un parallelo sviluppo delle coscienze. La sproporzione esistente tra produzione editoriale e numero di lettori reali è solo uno dei sintomi della crisi. Il Sistema alla fine è riuscito a introdurre i propri tentacoli anche in quell’ultimo baluardo che avrebbe dovuto assicurare un brandello di autonomia mentale: dietro l’offerta di una vasta scelta travestita da finta libertà, si nasconde una “diminuzione del desiderio”. Dinanzi ai corpi nudi e sessualmente disponibili, in libreria, si materializza l’impotenza di un essere umano incapace di vivere una propria ‘libido’ in qualità di lettore. Durante i difficili periodi storici caratterizzati da proibizioni ideologiche e scarsità di mezzi, il desiderio aumenta e la necessità di essere liberi diventa palese e drammaticamente necessaria. La “matrice” in cui viviamo oggi, invece, ha congelato il nostro impeto: occorrono, pertanto, nuovi livelli di ricerca, nuovi stadi di consapevolezza, differenti obiettivi interiori non individuabili dai sondaggi di mercato, nuove scelte di vita difficili da scannerizzare. I libri ‘scelti in sordina’ e la giusta distanza dalle cose diventano così i primi veri strumenti del decelerazionismo.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 29-30)

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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