Archivio per invettiva

Battiphaglian

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 aprile 2017 by Michele Nigro

libero remake del monologo iniziale di Woody Allen nel film “Manhattan”

Capitolo primo. “Schifava Battipaglia. La schifava smisuratamente…” No, è meglio “la sottovalutava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva nei colori sgargianti dei palazzinari e pulsava dei grandi motivi di Mario Merola suonati dal pianino napoletano in cerca di monetine lanciate dai balconi…” No, fammi cominciare da capo… capitolo primo. “Era troppo critico riguardo a Battipaglia, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava sconforto nel deprimente andirivieni della folla inscatolata durante la festa patronale della Speranza e del solito traffico alla rotatoria tra la Strada Statale 19 e il cimitero. Per lui Battipaglia significava belle donne fatte della stessa materia casearia della “Zizzona” ma abbronzate già a febbraio, tipi cafoni in gamba ma di destra cresciuti a pane e Piazza Madonnina che apparivano rotti a qualsiasi discussione riguardante la Riforma Agraria di Mussolini negli anni ’20 o le vicissitudini caserecce della squadra battipagliese di calcio…” Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo.

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Non avrai altro Dito all’infuori del medio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 settembre 2014 by Michele Nigro

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Socchiudi la porta, sorella!

Se ancora mancano argomenti all’appello della sera

rinvia la risposta a un futuro remoto,

il silenzio lungimirante e paziente rinforza le spalle alla sapienza

dolce sarà il vino di chi sa attendere

imprevisti frutti, senza avere mani sporche di parole, terra e sangue.

Come girasoli fedeli alla stella che li riscalda

conserverai fiato e gesti, tesori preziosi da non sprecare qui.

Chiudi pure la porta, fratello!

Ma non addormentarti, mantieni il fuoco vivo

e veglia con occhio ironico sul tuo dito medio

vibrante d’insulti, muto e dritto come albero

in una foresta di falangi che cresce.

Ho visto cose che voi umani…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 marzo 2013 by Michele Nigro

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<<Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… Redazioni in fiamme e decimate da un’assurda guerra per il dominio della poesia al largo dei bastioni del monte Parnaso; e ho visto Roma di notte sotto la pioggia battente per arrivare in tempo e poter scrivere due righe su una mostra disabitata; ho visto “professori” che alla fine di una conferenza, lanciandomi dei fogliettini, mi hanno concesso il lusso di pubblicarli… E ho visto ribelli poeti americani che credevo morti, risuscitare da oscuri boschi alle porte del Maine.

Ho visto larve umane trasformate in poeti, mentre macchiavano col dopobarba le pagine scritte come se fossero le guance di una donna… E rigurgiti briganteschi misti a reminiscenze e scoppiettii vernacolari… Ho visto le contorsioni esegetiche di antichi topi di biblioteca e le patetiche poesiole di chi ha scambiato il dolore per un business editoriale; ho visto eroi puniti fisicamente da una vita vigliacca librarsi in volo tra i canti di poeti folli e viaggiatori; ho visto Napoli, i corvi di Poe e gli ulivi dello Yad Vashem…

Ho visto le tremanti mani della vecchiaia descrivere i miraggi di una inconsapevole età perduta. Ho visto i sopravvissuti dei lager nazisti aggirarsi, verseggiando, tra le pagine di una rivista nata per scherzo… E ho visto storie antiche intrecciarsi a speranze moderne, mentre in pochi ricordavano il poeta salernitano morto con la testa schiacciata… Ho visto recensioni accomodanti alternarsi a perle di verità; sviolinate d’ufficio cedere il passo a poesie piene di parolacce da fare invidia a Giuseppe Gioachino Belli…

Ho visto gli umidi garage dell’indipendenza e i certosini salvadanai della libertà. Ho visto giornaletti locali ricolmi di madonne, chiese, preti morti e rispettose poesie religiose… Ho visto monarchici anacronistici affilare le baionette prima di infilzare gli storici di regime… Ho visto buddisti napoletani proporre ricette per la felicità alle Rampe Petraio sul Vomero… Ho visto i colli lunghi di Modigliani e “croste” vendute a caro prezzo per sentirsi artisti.

Ho visto dei caserecci Wordsworth sfornare sillogi come rutti; e purtroppo ho visto molte “serate letterarie” pacchiane e politicizzate dove alla fine ti rifilano il libretto di poesiucole … i cui proventi sono destinati alla lotta contro qualcosa…; ho visto premiazioni letterarie artificiali e Presidenti di Giuria sguainare un sorriso patinato e d’occasione; ho visto “promotori culturali” allergici alle novità, come i cani lo sono al morso delle pulci…

Ho visto i supermercati dell’anima con il banco delle poesie fresche vendute a prezzi concorrenziali. Ho visto volare miliardi di lettere verso indirizzi sconosciuti… Ho visto le vie elettroniche della nuova comunicazione rubare terreno ai padri della lingua… Ho visto la Musica, il Cinema ed il Teatro rimboccare le coperte alla Scrittura… Ho visto l’altisonante cultura del nulla avanzare in compagnia della Noia. Ho visto poesie sgozzate in pubblico e il loro sangue nero bevuto durante i riti tribali dei Sabati letterari organizzati dai partiti.

Ho visto Gandalf e Isaac Asimov giocare a poker fino a tardi in compagnia di Machiavelli e Jung; e ho visto libri dimenticati, macchiati di caffè, riemergere dalla polvere dell’oblio. Ho visto Giurie fantasma e manifestazioni culturali organizzate da vecchie zitelle in avanzato stato di decomposizione; e ho visto liberi scrittori saperla più lunga di sgobboni lacché e assistenti universitari sull’orlo di una crisi di nervi.

Ho visto eserciti di coppe, targhe e pergamene avanzare minacciosi verso le biblioteche dimenticate dell’Io. Ho visto Genova sbadigliare tra le nebbie del porto e le terre di Silone e D’Annunzio al tramonto; ho visto schegge di storia ficcarsi nella pelle vergine della narrativa acerba e recensioni rubate scoprendo libri non letti. Ho visto milioni di contatti perdersi nel mare dell’indifferenza. Ho visto gli sfruttatori mentre venivano sfruttati…

Ho visto assurde gelosie culturali e territori marcati con l’urina di certi intellettuali… Ho visto maestrine frustrate e ipocondriache difendersi dalle nuove idee… Ho visto e sopportato prelati mummificati reduci da conclavi, annoiati carabinieri in alta uniforme svenire in pubblico, bigotti fotofobici obesi e dal cristo facile andare a caccia di libri di Dan Brown da bruciare, comunisti indottrinati e perdenti, burattini in giacca e cravatta, presentatori ubriachi, poetesse in pelliccia dall’alito pesante e tutte le anime grasse della cultura ufficiale.

Ho visto le frazionate speranze dei romanzi infiniti ricoprire le distese temporali dell’inedito; ho visto valanghe di riviste e libri inondarmi l’anima e la redazione di speranza mentre approdavano sulle infinite spiagge della dimenticanza editoriale… Ho visto ebrei dell’ultim’ora mercificare sulla shoah dei propri genitori…

Ho visto il salvifico disincanto tracciare le vie della silenziosa lettura notturna e le luci del palco trasformarsi in fioche candele di riflessione privata… Ho visto il sole della fiaba eterna sorgere sui sentieri della fantasia; ho visto orde di “nosferatu”, folletti e fiumi di saggi alimentati da infinite note affluenti; personaggi non ancora nati e rinchiusi in penne insonni flirtare timidamente con i desideri e gli autoerotismi intellettuali di “giovani di bella scrittura”; ho visto le riscoperte tombe dei poeti e i versi onirici della mitologia; ho visto angeli con ali macchiate di verde muschio nei sepolcri foscoliani dei cimiteri di paese…

Ho visto, ho viaggiato, ho vissuto, ho sperato scrivendo… E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire…>>

Sprazzi mnemonici dell’anno redazionale 2006 sotto forma di litania mantrica, tratta dall’editoriale del n.11 della rivista “Nugae”.

Preghiera del giovane patriota

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , on 23 luglio 2011 by Michele Nigro

PREGHIERA DEL GIOVANE PATRIOTA


di Francesco Messina

[Tratto dal retro dell’album “Patriots” di Franco Battiato, 1981]

Da recitare la sera tardi, con tono assolutamente inespressivo, davanti alla televisione, a volume bassissimo, durante la sigla finale delle trasmissioni.

Oh Grande Guida che ci sostieni nella nostra causa solitaria:

  • Trova un sistema qualsiasi per farmi sopportare il mio popolo che quando si sposa e quando va allo stadio fa lo stesso rumore di clacson.
  • Fa’ che io mi disgusti sempre più al suono gracchiante delle campane registrato su disco e fai ingrassare sempre di più il mio parroco che durante la messa gira il culo a Dio nel momento più sacro.
  • Accontenta gli scienziati e aiutali a mandare un loro cugino sulla luna, unico posto della galassia più buio di questa Terra.
  • Fammi dimenticare i poeti della mia infanzia ma soprattutto della loro, dato che non sono mai cresciuti.
  • Proteggimi dai frullatori stereofonici e dai ballerini russi che continuano a calpestare l’occidente (dato che a oriente non sanno che farsene).
  • Donami una sola erezione che non dipenda dall’odore delle immondizie e aiutami a non fare un figlio perchè altrimenti “un giorno tutto questo sarà suo”.
  • In compenso fammi viaggiare molto, magari in treno piuttosto che con la mia immaginazione e non farmi incontrare solo passaggi A livello, ma anche qualche passaggio DI livello.
  • Benedici i parrucchieri e fai sparire in pace i professori universitari, perchè sono meglio i capelli messi in piega piuttosto che le teste.

    Comunque, per migliorare le cose, propongo, con il vostro luminoso aiuto, di dichiarare guerra all’avversario più temibile che io abbia mai scoperto e che anche adesso mi sta ascoltando con quella sua aria compiaciuta che mantiene tutto il giorno, anche la mattina quando mi spia dallo specchio del bagno.

Up Patriots to arms!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 ottobre 2010 by Michele Nigro

L’incipit arabo di “Up patriots to arms” e altri particolari.

Chi conosce la creatività musicale di Franco Battiato sa benissimo che ogni brano dell’artista siciliano possiede un meccanismo complesso, o comunque non ordinario, costituito di suoni, come è ovvio che sia, ma anche di voci quasi impercettibili, rimandi culturali, linguistici, geografici, storici, ponti spazio-temporali e anche di innocui e giocosi messaggi subliminali… <<Ma quali “messaggi subliminali”!?>> Ci tiene a precisare simpaticamente, con un “dispaccio” inviatomi su un famoso social network dopo aver letto questo post, Filippo “Phil” Destrieri – storico tastierista di Franco Battiato, all’epoca impegnato in studio con il cantautore proprio per registrare l’album “Patriots”: <<… a volte la realtà è più semplice e meno misteriosa della fantasia! […] in nessun disco di Franco, ci sono dei messaggi subliminali! Pensa che a quei tempi, per il super lavoro, non avevamo nemmeno il tempo per mangiare e poi figurati se il Bat si fa ste seghe mentali!>>.

Messaggi subliminali a parte, il brano “Up patriots to arms”, prima traccia dell’album “Patriots” (1980), rappresenta uno dei più fulgidi esempi di questa colta e al tempo stesso goliardica complessità: Battiato ha sempre amato ‘giocare’ con la frammentazione dei propri testi.

La vera e propria “parte musicale”, come tutti sanno, comincia con il frammento imperioso tratto dall’ouverture del “Tannhäuser” di Richard Wagner, ma i primi secondi della traccia qui presa in esame sono occupati da un incipit in lingua araba molto interessante: si tratta di un parlato il cui significato non viene rivelato nel booklet dell’album. La translitterazione di quel parlato è la seguente: “… nawl kull al-yawm, ashufna al-kull mushtatu, ashuftu wa-al-kull kull al-‘alam ‘andu ‘ashua ya amlu, wa-nahnu la ‘ashna…” la cui traduzione dovrebbe essere approssimativamente: “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…” (translitterazione e traduzione a cura di Alessio Cantarella per il “Battiato Virtual Tribute”). Anche se non si conosce la fonte letteraria, ammesso che ce ne sia una, del parlato: potrebbe essere un anonimo poeta sufi? Uno degli “uomini straordinari” incontrati da Battiato durante i suoi viaggi? Niente di tutto questo: <<L’incipit arabo dell’Intro di “Up Patriots to arms” l’aveva registrato in studio un mio amico!>> – continua Destrieri nella sua opera di decostruzione delle leggende metropolitane riguardanti la genesi di uno dei brani più conosciuti e apprezzati di Battiato – <<Lo dicevo anche ad altri estimatori che un giorno di questi cercherò questo mio amico e gli farò ripetere l’incipit davanti al mio cellulare e poi pubblicherò il video, con la traduzione esatta!>> E aggiungo io: facendo conoscere finalmente al pubblico anche l’identità di chi ha prestato la propria voce per incidere un incipit che non poca curiosità ha suscitato e tutt’ora suscita nel pubblico (almeno a giudicare dalle statistiche fornite dalla piattaforma di questo blog riguardanti il tipo di ricerca effettuata in rete dagli utenti sul significato del titolo “Up patriots to arms!” e in particolare dell’incipit in arabo).

Quindi la traduzione di cui sopra è, per il momento, da prendere assolutamente con le molle: il presente post è un “work in progress” che ha già subito in passato alcune doverose revisioni; ma a quanto sembra – pur essendo stato pubblicato a Ottobre 2010 – continuerà a sorprendere i lettori di questo blog ancora per molto. Restate sintonizzati, dunque, se volete conoscere altre “verità” riguardanti il brano “Up patriots to arms!”Fin qui tutto “normale” e facilmente percepibile ascoltando il brano; ma tra 0:18 e 0:28, quando il parlato in arabo s’interseca ormai in maniera crescente con l’ouverture del Tannhäuser, Battiato si “diverte” a introdurre una voce quasi impercettibile a 0:18 che sembra dire: “Parla, maestro!” e a 0:28 la propria voce (?) che esclama: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!” Qualcuno considera questa voce come la “voce della coscienza”, mentre Velvet-Grazia Capone (uno dei due amministratori del “Battiato Virtual Tribute”) asserisce: <<Più che la voce della coscienza, sembra di trovarsi di fronte a presenze e tracce di fantasmi con i loro inspiegabili frammenti di vite quotidiane vissute in altri tempi. Battiato lo dice: “io sono una calamita per certe presenze.”>>

Di seguito il frammento di traccia contenente anche la voce quasi impercettibile di Battiato, “isolata” adoperando tre filtri diversi (grazie ad Aquii del BVT):

spectralinv.mp3

tobrown.mp3

tovoice.mp3

E incalza Filippo Destrieri nel suo messaggio: <<… è perfettamente inutile filtrare poiché nel brano non esiste nessun’altra voce…>> Al di là delle voci percepibili a livello ‘liminale‘ (l’amico “arabo” di Destrieri nell’incipit, le voci delle “presenze” – tra cui, come già detto, quella dello stesso Battiato – e la più importante, indubitabilmente di Battiato, che canta il “testo ufficiale” presente nel booklet) non c’è nient’altro: i cacciatori di messaggi occulti sono definitivamente avvisati.

Il rischio di farsi delle seghe mentali – per dirla alla Destrieri – su un testo tutto sommato ‘semplice’, esiste ed è grande; ma come disse Massimo Troisi nel film “Il Postino”: <<la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve>>. L’analisi soggettiva di un testo non è sinonimo di verità. Per fortuna!

I temi chiave del Tannhäuser di Wagner sono (cito dalla fonte Wikipedia): “… l’opposizione fra amore sacro e profano (tema caro a Battiato e più volte riesaminato anche a distanza di anni, n.d.b.) e la redenzione tramite l’amore…”; a rovinare i continui tentativi di redenzione da parte dell’essere umano (verticalità vs orizzontalità) interviene la quotidiana pochezza umana. E la voce appena percettibile di presenze o di testimoni “storici” ci ricorda questo fallimento: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!” Quasi la voce di una madre (o di un padre) che redarguisce il figlio combina-guai e che non ascolta gli insegnamenti di chi è più saggio (del Maestro?)…

Perché l’uomo fallisce? La risposta potrebbe provenire da quella “amara” constatazione in lingua araba dolcemente sussurrata e non imposta (a differenza della “ramanzina” genitoriale: “Ah! Tuttu n’terra sei contento? Contento sei!”): “… ogni giorno, guardiamo le cose insignificanti, guardo tutto e tutto il mondo che vive di speranza, e noi non viviamo…” Falliamo perché veniamo distratti da stupide speranze e non viviamo veramente, pienamente. Ma che cosa significa “vivere pienamente”?

Alla luce di questa ipotetica e forse azzardata “triangolazione” (parlato in arabo – voci di presenze – ouverture) il titolo della canzone, anche se non ne aveva bisogno, acquista una valenza etica possente: Up patriots to arms, un incitamento patriottico letto nel 1975 su un cartellone in un pub di Birmingham, come per dire “alle armi interiori della volontà e della disciplina!”.
Pensiamo sempre che le nostre qualità siano un dono e non il potenziale risultato di un impegno, di una ricerca, di un miglioramento che richiede tempo e fatica. C’è chi riesce a stare a galla e a raggiungere certi obiettivi solo se viene trasportato dalla corrente di un fiume in piena, ovvero dal consenso travolgente di un’opinione pubblica acclamante. Pensiamo sempre che la salvezza provenga dall’alto (“La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi non viene dalle stelle“).

Battiato sembra voler affermare: “non è colpa mia se nessuno ha il coraggio di prendersi le proprie responsabilità verso sé stesso, andando alla deriva. Non tutti stanno male per colpa della sfortuna o della società: spesso l’imbecillità reiterata dell’individuo è la sola causa di certi mali personali”. Spesso siamo noi i “carnefici” di noi stessi. Così come è una responsabilità personale “abboccare” alle dittature e agli opportunismi politici travestiti da ideologie indispensabili o da “partiti dell’amore”.
I pochi discepoli di Gurdjieff (certi insegnamenti esoterici non possono essere distribuiti alle masse ma solo a pochi, sennò l’insegnamento perde valore) possono essere giudicati male da chi, dall’esterno, nota alcuni esercizi fuori dal comune (lo studio di sé), ma si tratta di luci esoteriche che possono nel loro piccolo salvare il mondo: “noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre.” Una lucciola non può eliminare le tenebre, ma può sicuramente illuminare il proprio ambito.

Anche un impero come quello musicale può essere deprimente; anche la cultura ufficiale è portatrice di menzogna e le sue rappresentazioni da palcoscenico sono fuorvianti. “I direttori artistici” e “gli addetti alla cultura”, quelli che si sentono obbligati a controllare lo standard di certe produzioni come succede nelle filiere industriali, investiti di tale carica non si sa bene da chi e per quali meriti, alla fine sono riusciti a far prevalere gli effetti speciali (i “fumi e raggi laser”) sui contenuti, la sicura commerciabilità del prodotto sulla rischiosa e poco remunerativa comunicazione di certi messaggi. Il prepensionamento e il cosiddetto ricambio generazionale potrebbero essere le soluzioni, anche se Battiato non si è mai dichiarato “giovanilista”. Gli “scemi che si muovono” e che non apportano nessuna novità alla sperimentazione musicale e alla conoscenza interiore, a volte hanno più successo di chi fa un certo tipo di ricerca.

“Impegnatevi!” raccomanda un Battiato per nulla scoraggiato, anche se spesso la musica contemporanea lo butta giù! Disciplina, sguardo interiore, addirittura negazione di ciò che viene proposto nel mondo musicale a cui Battiato appartiene e da cui non vuole farsi condizionare. Essere nel mondo, ma senza assorbire il male del mondo. Sembra facile, ma non lo è.
Salvare il mondo non significa sentirsi responsabili della Storia (Gurdjieff diceva sempre che l’uomo non può fare nulla!), ma la responsabilità di sé stessi è l’unica strada da perseguire. L’unica rivoluzione possibile (la vera barricata in piazza che fai per conto di te stesso) è quella interiore. Senza bisogno di ayatollah o di pontefici: cambiando il proprio mondo; seguendo la propria natura.

Seguire solo ed esclusivamente certi sfavillanti miti tecnocratici significa trascurare l’interiorità. Esibire la propria diversità (andando dai capelli fino alle scelte artistiche in qualità di musicisti e cantautori) può creare dei problemi: ma anche una semplice lucciola può fare la differenza in un mondo oscuro.

Il cammino indicato non è tra i più agevoli: occorre tantissimo impegno… E allora: Up patriots to arms! Engagez-Vous! (“Alle armi, patrioti! Impegnatevi!”)

(ultimo aggiornamento: 29/3/2017)

Maria Pina Ciancio

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