Archivio per istinto

Décadent

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2016 by Michele Nigro

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L’estetica del caos

esprime se stessa in un

decadentismo da giardino,

legni abbandonati al tempo

liberi di non pesare sulla storia

cancelli in preda a ruggini

come rughe mal curate

erba alta e uva marcia

tra capelli spettinati

dal vento dell’oblio.

 

Catene e lucchetti

incrostati d’avarizia

a contenere una natura

destinata a evadere,

foglie gialle e muschio

su strati di genie

immortalate da

un bianco e nero analogico.

 

Lascio ad altri

l’ossessione tassonomica

l’ordine delle cose per

sentirsi in pace

e il controllo sulla morte.

[immagine: remake di “Young Decadent (After the Ball)”, Ramon Casas – 1899]

La poetica “maledetta” di Roberto Miglino Gatto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 agosto 2016 by Michele Nigro

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Rosario Carello, nella prefazione a “Poesie perdute”, non usa mezzi termini: nella poesia di Roberto Miglino Gatto vi sono la stessa ansia, inquietudine e insoddisfazione presenti nei versi di quelli che un tempo furono definiti “poeti maledetti”. Squarci di vita folle; esistenzialismi registrati senza aspettarsi niente in cambio, né aiuti né condanne; “urli” degni di Ginsberg anche se meno rabbiosi e più rassegnati: appare scontato il passaggio da Rimbaud, Baudelaire, Verlaine ai poeti e romanzieri della cosiddetta beat generation impregnati di strada e di notti con sfumature situazioniste a esistere in giro (Guy Debord docet!), senza meta e speranza. Quelle di Gatto sono poesie fatte di attimi sensoriali mai fini a se stessi, che preparano il terreno a condizioni dell’anima, a interiorità disperate che forse non cercano più neanche una risposta, ma si limitano a fissare un vissuto scellerato.

… di puttana in puttana

così come vado con loro

tornerei indietro di decennio in decennio

fino ad arrivare ad un primitivismo ottuso

di selvaggio e incoscienza d’animale…

C’è bisogno di recuperare il piglio ancestrale dell’esistenza per salvarsi dal presente doloroso: ricercare una propria origine primitiva attraverso bassi istinti animaleschi, catartici e liberatori.

… Notte

e fuochi accesi

sulle strade

nero asfalto

ruvido

e tu fanciulla

al mio fianco…

Un culto, anch’esso maledetto, della strada notturna che libera e condanna al tempo stesso: i riti sessuali con donne sconosciute e selvagge; la disperazione del viandante; la degenerazione, innominabile compagna di cammino verso la dannazione…

… falsi gemiti di piacere

di notti, che vanno via.

È una poesia ricca di sensualità e di sessualità: disseminata di orgasmi, letti disfatti, piccoli seni da baciare o mordere, labbra, capelli biondi, femmine in calore… Sesso disperato, salvifico, compulsivo; sesso rubato, pagato; sprazzi di sesso cercati per noia o per ingordigia lungo i margini esterni della notte e della ragione. Sesso senza nome come a volersi fottere il mondo intero, prima che il mondo fotta il poeta; altre volte è un sesso con nome (<<… questa notte / cerchiamo un po’ d’amore […] Vada per Eva lo fa con passione>>). È un sesso preliminare o sostitutivo di una fuga solo immaginata o irrealizzabile.

Andrò via di qui

[…]

Questa città non mi dà niente

dimenticherò questa strada

dimenticherò quel bar

dimenticherò tutto di me

anche il tuo sorriso…

La notte è sempre presente: testimone fedele di gesti inconfessabili, di ubriacature, di dannazioni e di tristi solitudini a un certo punto non più confortate da “compagni” funzionanti come in passato.

… notte solitudine

[…]

… questa bottiglia non serve

mi tormenta questa bottiglia

mi tormenti tu che non ci sei.

Momenti di perdizione che lasciano spazio alla coltivazione di una fede bizzarra, a strane “preghiere” di fortuna pensate dopo una difficile notte. In questa melma c’è il tempo e la forza di aggrapparsi a Dio e di dire:

… Ti ringrazio Gesù Santo

che mi hai tirato fuori dalla fossa…

[…]

Ora fa’ che non mi perda più.

E quasi come a voler portare il figlio di Dio dalla propria parte, dissacrandolo o amandolo in modo inconsueto:

Ti ho visto

Gesù benedetto

a bere un po’ di vino

e anche tu

al Vico delle Nevi

a cercare un po’ d’amore.

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Immaterial

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 luglio 2016 by Michele Nigro

vento[1]

Vento di spettri cari,

t’insinui tra scricchiolanti

porte antenate suonando

come flauti di ghisa stufe

spente da troppo tempo.

Metto in salvo dall’oblio

distratti squarci di

bellezza allo stato brado,

conserve per l’anima.

Cane che mordi l’aria

intorno al liberatore,

assuefatto alla catena

anche questa sera

al mio passaggio, non capirai.

Cave canem

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2016 by Michele Nigro

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Il cane che dorme e sogna

proprio al centro della

strada deserta non teme

la morte da traffico,

si alzerà giusto

in tempo

come sempre all’arrivo

di un raro dovere.

Tutti gli amori

hanno lo stesso

sapore di voluttuosa

saliva, unguento

inventato da

madre natura

per ingannare il dolore

cosciente della fine.

E ogni volta

fingeremo

di non ricordare

le speranze appassite,

l’effimera gioia

di una trascorsa pelle.

Amico che voli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 febbraio 2016 by Michele Nigro

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Lo sguardo indulgente

sul mio lucidare con scherno

la carlinga del successo

lasciò il posto

al grido muto e senza ritorno

del fratello suicida

con l’ultimo volo.

Statue di sale

si sciolgono

disarmate

sotto la pioggia

dell’esistere.

Arrivando di notte

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 ottobre 2015 by Michele Nigro

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Come un amante

sbarcato in porti di lentezza

m’inerpico su quartieri mai vissuti,

con passi nuovi assecondo istinti topografici

tra le pieghe di una storia antica.

Calda città di mare, notturna vagina abusata

l’eccitazione della prima volta

mi spinge a conoscere senza esitare

la tua pelle decadente e i nomi agli angoli,

 residue insegne luminose

e l’atmosfera quieta da eterni abitanti.

Sapore di scoperte al buio

strade deserte di voci e speranza,

domani una nuova luce

e non sarai più vergine

ai miei occhi saturi

di passati viaggi.

Sogno rapace

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2015 by Michele Nigro

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Vegliavi in equilibrio

nell’aria oscura della fine

sui silenziosi passi roditori

e gli ultimi pensieri umani.

Imperturbabile pazienza pennuta

sospesa tra sbadigli e saperi antichi

in attesa di occasioni da ghermire.

Una distrazione, un voltarsi

per seguire cose futili

ed eri svanita

senza lasciare traccia alcuna

nel buio che avvolge gli affanni.

Ho cercato invano

la tua sagoma di guardia austera

nel bagliore istantaneo

di lampi all’orizzonte,

effimero sogno rapace

in una notte d’autunno.

Forma e Sostanza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2015 by Michele Nigro

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Si susseguono

tra l’indifferenza degli archetipi

generazioni liquide.

Immutata e nascosta

è la sostanza che mi riporta a te,

sopravvissuta

a cambi epocali di forma.

Caparbio diamante grezzo

ostinata ombra passeggera,

nel silenzio della notte

dai mandate di chiave

al portone del tempo.

Armistizio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 settembre 2015 by Michele Nigro

Title: HOMME ET UNE FEMME, UN / A MAN AND A WOMAN ¥ Pers: AIMEE, ANOUK / TRINTIGNANT, JEAN-LOUIS ¥ Year: 1966 ¥ Dir: LELOUCH, CLAUDE ¥ Ref: HOM020AO ¥ Credit: [ FILMS 13 / THE KOBAL COLLECTION ]

Tacciono!

le armi di logiche guerre

e le questioni di principio,

nuovi stati di felicità

ostili alla morte dell’anima

in chi guarda lontano

verso la patria dei sensi.

Ti sorprendi ad esistere

prevale la bellezza sull’odio

esulta lo spirito!

L’erotismo dei freddi obici

concentra un altro fuoco sulla pelle

amata,

avido di passione e di essenza

proponi un cessate il dovere,

difendi le cose che contano

e la pace del letto

dai guerrafondai della morale.

“Ex Machina” di Alex Garland e l’inizio della consapevolezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2015 by Michele Nigro

ex machina

ATTENZIONE SPOILER!

“Ex Machina” come a voler dire, scherzandoci un po’ sopra, “l’oggetto che un tempo era solo una macchina e ora non lo è più, è una ex macchina” oppure un riferimento monco alla frase latina ‘deus ex machina’ ovvero a un personaggio della tragedia greca che interviene nella storia per risolvere una trama difficilmente risolvibile, che rappresenta un punto nodale nell’evoluzione di un percorso. O forse entrambe le interpretazioni.

Di sicuro c’è che il film d’esordio del regista Alex Garland riesce ad affrontare, senza per questo risolverle definitivamente, tematiche fantascientifiche e filosofiche di una certa consistenza, adoperando un cast minimalista (cinque personaggi principali in tutto, volendo contare anche il pilota d’elicottero che compare all’inizio e alla fine del film), una sceneggiatura, per fortuna, senza inutili azioni mozzafiato di stampo hollywoodiano, e una location pressoché unica, se escludiamo alcune meravigliose panoramiche naturalistiche che servono a farci prendere fiato uscendo dalle quattro mura super protette della casa-laboratorio.

Gli spettatori romantici presenti in sala, che avevano scelto il film sperando in una mielosa storia d’amore “diversa” tra un robot femmina e un umano, con scene di sesso tra un essere organico e uno inorganico (sesso a cui si fa solo riferimento ‘tecnico’ come possibile attività compresa nel pacchetto del modello), sono stati decimati subito dopo la comparsa sulla scena del test di Turing (test già presente, con un nome di fantasia, nel più famoso “Blade Runner” di Ridley Scott) e dopo che Nathan Bateman, scienziato dedito alla birra e alla danza di brani della disco, quando non impegnato in qualità di inventore e costruttore del robot AVA, e amministratore delegato della società da cui prende origine il progetto per una rivoluzionaria intelligenza artificiale, sottolinea la differenza tra pensiero stocastico e pensiero deterministico, e causando l’abbandono della sala da parte dei behavioristi, fautori di una concezione deterministico-meccanicista nell’interpretazione del comportamento: concezione che, secondo loro, se è stata abbondantemente applicata al regno animale (uomo compreso), figuriamoci se non può essere applicata a quello non animale e inorganico delle “macchine”! Ed è su questo punto che si commette l’errore concettuale più grave. La filigrana del film è infatti rappresentata dalla conquista della consapevolezza e quindi dell’autocoscienza da parte di un essere inorganico: conquista non rilevabile da alcun test. L’iniziale test di Turing dedicato alla macchina diventa pian piano un “test di Turing inverso” da fare all’uomo: AVA è già in grado di pensare, non ha bisogno di test (e Nathan Bateman lo sa, anche se non ne riesce a prevedere le conseguenze più estreme); resta da verificare ora se siano gli esseri umani in grado di prevenire le mosse di un essere artificiale che di fatto è il simbolo di un passaggio evolutivo determinante. L’empatia, l’inganno, la seduzione e l’amore, la complicità, la capacità di desiderare, diventano strumenti raffinati, sviluppati senza seguire alcuna formula statistica ma assecondando una “naturale” gradualità evoluzionistica, per raggiungere uno scopo pensato, oserei dire sognato, ed escludendo ogni sorta di risposta meccanica prevedibile.

Come per Rick Deckard di “Blade Runner”, anche per il giovane Caleb Smith, scelto per testare l’intelligenza artificiale di AVA, arriva il momento di dubitare della propria natura umana: il “test di Turing inverso” comincia a sortire i primi effetti sulle certezze umane. Con una lametta Caleb cerca le prove della propria umanità, fa esperimenti sulla propria pelle e con un taglio causa la fuoriuscita di sangue veritiero con cui si accerta di stare dalla parte giusta, di essere quello che ha sempre creduto di essere, ovvero un umano che sanguina, un organico.

Anche se il tema dei confini tra natura umana ed esistenza artificiale non è nuovissimo per il cinema di genere, “Ex Machina” ha senz’altro il merito di aver sottolineato ulteriormente quanto sia superfluo restare impantanati nella pozzanghera di una netta divisione tra substrato organico e inorganico, dimenticando la qualità del pensiero, la sua genuinità in relazione agli effetti che ha sulla storia. Quello che conta è l’inizio della consapevolezza, e la forma più estrema e drastica di indipendenza mentale coincide con l’uccisione del padre.

Scrissi tempo fa in un altro mio post: <<… Come afferma il Dr. Alfred Lanning nel film Io, robot ispirato all’omonima antologia di Asimov: “Sin dai primi computer c’è sempre stato uno spirito nelle macchine… Segmenti casuali di codice che si raggruppano per poi formare dei protocolli imprevisti… Potremmo considerarlo un comportamento. Del tutto inattesi questi radicali liberi generano richiesta di libera scelta, creatività e persino la radice di quella che potremmo chiamare un’anima. […] Quand’è che uno schema percettivo diventa coscienza? Quand’è che una ricerca diversa diventa la ricerca della verità? Quand’è che una simulazione di personalità diventa la particella amara di un’anima?” Queste stesse frasi potrebbero essere usate in modo inverso per rispondere a quelli che non riescono ad accettare l’indistinguibilità tra umano e sintetico, a quelli che non riescono ad individuare l’essenza delle cose indipendentemente dalla loro natura […]. La soluzione sta nell’empatia vissuta e non teorizzata: gioiamo istintivamente dinanzi al gesto buffo compiuto da un nostro amico a quattro zampe; sappiamo in cuor nostro che è ‘diverso’ da noi, ma non sentiamo di andare contro natura e continuiamo a gioire e ad interagire con esso…>>.

Un’ultima nota la vorrei riservare al ruolo svolto, costituendo forse una novità d’interazione nel genere fantascientifico, dai motori di ricerca e dal social networking (lo scienziato che ha la paternità dell’intelligenza artificiale AVA è CEO di una società che fa capo al più potente motore di ricerca esistente, una sorta di Google prestato al cinema!) nell’evoluzione della “creatura” costruita da Nathan Bateman: siamo noi che con le nostre foto (e gli atteggiamenti che congeliamo in esse), i video, i dati personali, i nostri stati d’animo condivisi sui social, contribuiamo alla costituzione di una banca informativa immensa per futuri stadi evolutivi che vanno oltre l’umano. La consapevolezza che emerge nel nuovo essere nasce anche dalla conoscenza e non solo dalla casualità; il desiderio di libertà nasce dalla conoscenza, dalla curiosità e dal confronto con il mondo: e i social media rappresentano un’estensione della coscienza e della conoscenza da cui attingere ipotesi di vita.

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