Archivio per libri usati

Libri usati su CVL

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 luglio 2018 by Michele Nigro

cvl nigro

Amo leggere, a volte scrivere; amo i libri quali strumenti di libertà e di crescita, e ho molta cura della mia libreria personale: il libro usato possiede un fascino particolare perché porta con sé un po’ dello spirito del lettore precedente.
Non ci sono “libri famosi” nel mio elenco, forse qualcuno capitato per caso…
Ho deciso di rimettere in circolazione su CVL alcuni testi già letti, semisconosciuti, fuori produzione, introvabili, prodotti in tiratura limitata, di autori “locali”, o che non rientrano più tra i miei interessi culturali, sperando che possano soddisfare altri lettori e cercatori. E perché credo che idee e parole non debbano arenarsi, ma continuare a camminare verso altri occhi curiosi.
Anche se usati, i miei libri sono sempre in ottime condizioni.

Lettori forti, rigattieri, archeologi del libro, feticisti dell’usato, collezionisti di autori falliti… Venite a me!

Benvenuti sul mio catalogo!

Michele

Per consultare il catalogo di LibroMike71 su CVL, cliccate QUI!

Foto0172

Annunci

Potenza degli scacchi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2014 by Michele Nigro
image003

Honoré Daumier, Giocatori di scacchi, 1868

Quasi nascosti, in devota semiclandestinità tra cumuli di libri usati e in vendita da decenni, i due librai scacchisti alle prese con l’ennesima partita a tempo ignoravano sapientemente i pochi clienti in cerca dell’occasione preziosa da portarsi a casa a metà prezzo. La scacchiera poggiata su una pila di gialli ingialliti e la voglia matta, come lo scacco che da anni tentavano di darsi l’un l’altro, di non badare alla gente assorta tra gli scaffali. Eravamo un fastidio per loro, lo avvertivo, nonostante i tanti anni trascorsi allenandosi a ignorarci: dei fastidiosi insetti lettori e ronzanti, incastrati tra la loro scacchiera scolorita dal troppo uso e i libri in attesa di nuovi padroni, insetti che presto avrebbero abbandonato il piccolo garage adibito a negozio per riversarsi nell’educato sciame serale di Via Pretoria. Non avevo mai sperimentato una così saggia indifferenza da parte di un venditore nei confronti della propria merce, dai più ingenui scambiata per elegante discrezione; commercianti di libri per caso, giocatori di scacchi per passione: quel lavoro in campo librario era come l’appendice casuale di un hobby. La vera sapienza non è quella trasmessa con la forza della persuasione ma per osmosi, in silenzio; quello che deve accadere accadrà anche senza inutili parole da aggiungere alle altre parole già scritte nei libri esposti. Come a voler dire: La cultura non si impone, si sceglie.
Molti facevano finta di interessarsi ai libri: la maggior parte dei clienti aficionados con un occhio cercava un titolo qualsiasi senza disturbare o fare richieste assurde, con l’altro seguiva la partita in riverente apprensione. Una mossa accompagnata dall’inconfondibile rumore di un pezzo degli scacchi poggiato con rapida decisione sulla scacchiera di legno seguita dal suono quasi metallico e con un gesto non meno nevrotico della mano sul pulsante dell’orologio meccanico per bloccare il proprio tempo e far ripartire quello dell’avversario: “Toc! Tlic!… Toc! Tlic!… Toc! Tlic!”. Mossa e tempo. Botta e risposta. Senza fiatare o guardarsi in faccia. Isolati in un universo di combinazioni. Per ore e ore, come in un meccanismo perfetto formato da esseri di carne e pedine di legno, da calcolanti menti silenziose e mosse quasi impercettibili, fino all’orario di chiusura, ritornando alla realtà e al banale motivo del loro essere lì, in quello sgabuzzino tappezzato di introvabili oggetti cartacei. Interrotti a volte nel bel mezzo della partita da ingenui clienti venuti da fuori, inconsapevoli del rischio, come fanciulli innocenti desiderosi di pagare i libri trovati dopo una polverosa ricerca. Il più cattivo tra i due librai, quello con la montatura degli occhiali spessa e di colore nero, guardava con un velato disprezzo gli insetti mangialibri che osavano interrompere la concentrazione scacchistica finalmente raggiunta dopo chissà quante partite indisturbate. I clienti intelligenti, resisi conto del pericolo scampato, la volta successiva avrebbero saggiamente atteso la fine della partita invece di osare chiedere, tra uno scacco al re e un arrocco: “Quanto pago per questi due libri?”. La piccola enclave fatta da un quadrato di legno su cui erano stati disegnati altri piccoli quadrati bianchi e neri, si ergeva rumorosa e in equilibrio su quella montagna di libri sorpassati dalla moda editoriale ma ancora preziosi per alcuni. Come centurioni rassegnati i librai scacchisti presidiavano fedeli e concentrati il santo sepolcro del libro usato aspettando un’improbabile resurrezione o più semplicemente l’ora della cena. In un lavoro basato sull’attesa e sul silenzio, gli scacchi rappresentavano l’unica e coerente rivincita creatrice, il momento di liberazione dall’oppressione del cliente chiacchierone e perditempo. L’isolamento richiesto dalla mossa da sferrare, una via di fuga dal presente. Un presidio ricavato tra libri dimenticati per combattere la velocità del mondo.

dedicato agli amanti di libri usati

(anche senza essere giocatori di scacchi)

e a chi è stato almeno una volta nel negozio di libri vecchi di Potenza,

nei pressi di Via Pretoria

Libri

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 12 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<I libri, intesi non da un punto di vista editoriale e quindi commerciale ma soprattutto da un punto di vista prettamente spirituale (nel senso laico del termine), appaiono come strumenti imprescindibili per la conquista di quella Libertà negata a cui si faceva riferimento. Le idee contenute nei libri, seppur contestabili e perfettibili, devono essere considerate come dei fari luminosi nella buia notte dell’omologazione. Non ci potrebbe essere un vero e soddisfacente “elogio della diversità” senza il conforto e l’intervento fattivo di quei libri che nel corso degli anni c’hanno aiutato a diventare “diversi”. E non mi riferisco ai testi tecnici o scientifici che ci formano dal punto di vista professionale, bensì a quei libri che quasi casualmente incontriamo lungo il nostro cammino e che più di tutti determinano la nostra diversità.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 19-20)

Elogio della sottolineatura

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , on 7 settembre 2011 by Michele Nigro

Vi è mai capitato di cominciare a vedere un film e non ricordare di averlo già visto? Mentre altre pellicole vi restano stampate a fuoco nella memoria al punto tale da anticipare le battute degli attori? Perché un’opera d’arte (un film, un libro, un quadro, una musica) vi scivola addosso senza lasciare traccia mentre altre no? Ascoltando un brano musicale, osservando una tela dipinta, leggendo le pagine di un libro, il cervello sottolinea le parti più importanti, o meglio, quelle che ritiene istintivamente più importanti (se ce ne sono) in base all’esperienza, ai gusti, alla sensibilità, al momento, al tipo di ricerca che caratterizzano l’esistenza del soggetto a cui appartiene il cervello in questione. E sono proprio queste parti, questi dettagli che costituiscono i “marker” di un’opera, che la rendono indimenticabile. Non tutti sono capaci di individuarli e non tutte le opere posseggono dettagli memorabili: ma ciò dipende da caso a caso, da lettore a lettore. Un dettaglio insignificante per noi potrebbe essere fondamentale per qualcun’altro. È la democrazia della priorità.

Affermava Ennio Flaiano: “Giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.” È umanamente impossibile poter ricordare a memoria un intero libro, e forse è anche inutile: ci riuscivano, spinti da motivazioni urgenti, solo i famosi uomini-libro nel romanzo “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Noi comuni mortali dalla memoria corta, che non viviamo in una società che brucia i libri (non ancora!), possiamo concederci il lusso di concentrare la nostra attenzione sui dettagli.

L’arte della sottolineatura ha come obiettivo proprio quello di riuscire a condensare in poche frasi, in qualche stralcio di una certa consistenza, il concetto portante di un libro. Non tutto ciò che scrive uno scrittore è importante da ricordare: sarebbe presuntuoso e fuorviante ammettere il contrario. E non mi riferisco alla “trama” nel caso di un libro di narrativa perché anche in quel caso ci dilungheremmo: una storia raccontata in un libro di ottocento pagine possiede un nucleo breve e indipendente dal testo partorito dalla mente dello scrittore. Una complessa dissertazione, nel caso della scrittura saggistica, può ruotare intorno a una frase o a un brano; una poesia addirittura intorno a una singola parola o a un verso. Riuscire a isolare queste “parti” significa praticare l’arte della sottolineatura. E la matita, questo strumento così povero, è l’oggetto fondamentale di un’arte che non deve appartenere solo al noiosissimo periodo scolastico (durante il quale si tende a sottolineare troppo e male perché si crede erroneamente, così facendo, di memorizzare sottolineando tutto in vista di qualche interrogazione o di altre stupidaggini pseudo didattiche) ma anche a quello successivo. Bisognerebbe fare la punta alla matita anche durante la cosiddetta età della ragione.

Molti ancora oggi si ostinano a credere che memoria sia sinonimo di intelligenza solo perché imparano a memoria qualche poesia per stupire i parenti durante le cene. Scriveva Beniamino Placido: “Conoscere non significa ricordare, ma sapere in che libro andare a cercare.” La sottolineatura crea un legame eterno e inscindibile tra il lettore e il libro. E se siete degli utilizzatori di e-book non vi preoccupate: anche voi potrete continuare a sottolineare i vostri libri elettronici e ad aggiungere note ai lati.

Scrive Umberto Eco nel suo saggio “Come si fa una tesi di laurea”“Se il libro è vostro non esitate ad annotarlo. Non credete a coloro che dicono che i libri vanno rispettati. I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. Anche se lo rivendete a una bancarella vi daranno solo due soldi, tanto vale lasciarvi i segni del vostro possesso.” Quanta umile saggezza in queste semplici parole scritte da un grande uomo di cultura.

Ancora Eco in un suo articolo per Repubblica: “L’amatore della lettura, o lo studioso, ama sottolineare i libri contemporanei, anche perché a distanza di anni un certo tipo di sottolineatura, un segno a margine, una variazione tra pennarello nero e pennarello rosso, gli ricorda un’esperienza di lettura. Io possiedo una Philosophie au Moyen Age di Gilson degli anni cinquanta, che mi ha accompagnato dai giorni della tesi di laurea a oggi. La carta di quel periodo era infame, ormai il libro va in briciole appena lo si tocca o si tenta di voltarne le pagine. Se esso fosse per me soltanto strumento di lavoro, non avrei che a comperare una nuova edizione, che si trova a buon mercato. Potrei persino impiegare due giorni a risottolineare tutte le parti annotate, riproducendo colori e stile delle mie note, che cambiavano durante gli anni e le riletture. Ma non posso rassegnarmi a perdere quella copia, che con la sua fragile vetustà mi ricorda i miei anni di formazione, e i seguenti, e che è dunque parte dei miei ricordi.”

E dall’arte della sottolineatura e dell’annotazione bisognerebbe passare all’argomento altrettanto affascinante dei libri usati che nella maggior parte delle volte sono anche sottolineati e “adornati” con note a volte compromettenti perché in esse il lettore si confessa sotto istigazione dell’autore. Molti intravedono nella vendita dei libri usati sottolineati una svalutazione commerciale degli stessi: eppure quanta vita vissuta scaturisce da quei testi sapientemente maltrattati. E la cosa curiosa è che cambiando proprietario e subendo una seconda opera di sottolineatura, ci accorgiamo, senza stupirci più di tanto, che le parti che interessavano al precedente “padrone” non sono le stesse che interessano a quello successivo. Nuove sottolineature, una nuova sensibilità, un’altra angolazione di lettura, ricerche personalizzate che sondano altri aspetti e altre zone scritte del testo. Quindi la conferma che un libro dal punto di vista editoriale è unico, ma coesistono centinaia o migliaia di libri paralleli a quell’unico, tanti quanti sono i lettori.

Diffidate di quei lettori che non sottolineano i propri libri: si tratta di persone insicure e garbatamente ipocrite che hanno paura di imparare e di evidenziare ciò che conta in un testo. Persone che si atteggiano a intellettuali. Il vero intellettuale è uno che sporca! Temono di offendere l’autore, valorizzano il “volume” a cui accennava Flaiano e così facendo conservano intatta, dietro le pagine immacolate delle loro inutili letture, una certa propensione al qualunquismo.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

Iris News

Rivista di poesia, arte e fotografia

adrianazanese

Just another WordPress.com site

POLISCRITTURE

laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Ogni poesia nasce dalla meraviglia...

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: