Archivio per Lucania

Gualchiera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 luglio 2016 by Michele Nigro

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Un autoconfino alla Levi

mi gualca l’anima urbana

a colpi di poetici folloni,

lana grezza che si crede

libera e brigante.

 

Nel silenzio naturale

le parole

lette, quando non scritte

come pesanti magli

mossi da acque libraie

plasmano nuovi saperi

addolciscono sconfitte

guariscono tessuti feriti

da indossare.

Immaterial

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 luglio 2016 by Michele Nigro

vento[1]

Vento di spettri cari,

t’insinui tra scricchiolanti

porte antenate suonando

come flauti di ghisa stufe

spente da troppo tempo.

Metto in salvo dall’oblio

distratti squarci di

bellezza allo stato brado,

conserve per l’anima.

Cane che mordi l’aria

intorno al liberatore,

assuefatto alla catena

anche questa sera

al mio passaggio, non capirai.

La casa degli orologi fermi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 settembre 2015 by Michele Nigro

è ora

Bloccato è il tempo

su una miriade

di lancette immobili,

sui pollai marci e senza vita

nei giardini dimenticati,

sui ventri panciuti di vecchi pettegoli

seduti ai lati della strada appia

e in attesa di morire,

sui cancelli arrugginiti

che portano a terre spente

ignorate dai giovani,

sulle tegole sbiadite dal sole

lì dove non t’arrampichi più

cardellino anchilosato dagli anni,

sui muri fradici

ricoperti di muschio indisturbato.

E sulla collezione di sveglie che non svegliano

disseminate ai quattro angoli domestici,

testimoni di un’altra dimensione

silenziose macchine

ferme su orari bizzarri

a cui non dai corda

per mancanza di fretta.

Un senso di serena libertà temporale

risale dal ticchettio assente

nelle stanze congelate dai ricordi

e pronte per l’eternità.

Forma e Sostanza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2015 by Michele Nigro

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Si susseguono

tra l’indifferenza degli archetipi

generazioni liquide.

Immutata e nascosta

è la sostanza che mi riporta a te,

sopravvissuta

a cambi epocali di forma.

Caparbio diamante grezzo

ostinata ombra passeggera,

nel silenzio della notte

dai mandate di chiave

al portone del tempo.

NO ALLE TRIVELLAZIONI IN BASILICATA!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 novembre 2014 by Michele Nigro

Segnalo la manifestazione che si terrà il prossimo 8 novembre a Potenza, Piazza Mario Pagano, alle ore 09.30. Un’iniziativa di protesta fortemente voluta dai Lucani e da numerosi comitati e associazioni uniti per salvare la bellissima Terra di Basilicata.

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Notturno lucano

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 ottobre 2014 by Michele Nigro

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Strade deserte e buie di volpi e gatti

imbambolati da fanali e vino

persi in sagre di contrade senza segnali.

Cieli stellati riportano a casa corpi, per caso

l’istinto di strani nasi geografici

spinge su acceleratori primordiali

di macchine prestate alla ricerca del buono.

Abbandoni luci sicure di paese

per uscire da mura di appartenenza,

estraneo al gruppo nonostante la rete.

Un puntino luminoso di speranza

scivola morbido e pensieroso

nelle tenebre del ritorno,

la natura avvolge serena l’ego spaventato

al passaggio su asfalti rassegnati.

Avventure di notte, senza clamori

solo musiche da restare svegli

percorsi già vissuti, necessari al sapere muto

e sentirsi in gioco nel mondo

vivendo ad oltranza

smarrendo il cammino storico cittadino

in limbi provinciali.

A motore spento diventi viaggiatore delle stelle

dal finestrino vedi l’immenso che ti è concesso,

un istante infinito.

Avrei voluto avervi qui

per pisciare tutti insieme su cespugli di fortuna,

con un sentimento cosmico in grado di superare gli orgogli

rivivendo vicende e valori condivisi

anche se la trama è cambiata.

L’umano conosciuto non viene via, come macchia ostinata

incancellabile

dai fogli stampati dell’esperienza.

L’eco di amicizie perdute ma ancora calde

raggiunge la tua quieta solitudine

mentre osservi le vite degli altri

simulando folle e dialoghi a distanza

di un futuro in ritardo.

Le radici della serenità

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2014 by Michele Nigro

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Aperiodico come pendolo incoerente

ritorno fedele alle radici di un ideale.

Tra nuovi cementi e nuove musiche

ostinato, vedo un’infanzia congelata

lì dove l’avventura prosegue indisturbata

lì dove per altri domina un monotono presente.

Laboratorio per sperimentare ripartenze

e vite clandestine

– il difficile diventa facile! –

alibi per un’amata solitudine

luogo privilegiato di regressione.

Recupero, sordo alle critiche

un io primordiale e leggero

fino all’epoca che precede dolori ed errori.

Non ti spiego il perché del mio essere qui

intuisci una ricerca proveniente dal passato,

mi confondo tra la folla moderna

rumoreggiante per sapere di essere,

ingannando tempo e doveri

oscillando sereno come fiamma

al silenzio di una candela consumata a metà.

Preghiera quasi laica del camminatore

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2014 by Michele Nigro

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Osservatore supremo del debole passo umano

benedici con acqua piovana

la gentile strada posta dinanzi a me,

quella che mi accingo a percorrere per il gusto

di non raggiungere nessun traguardo.

Regalami gli spazi infiniti e i colori della natura

la varietà degli esseri viventi

il suono del vento tra le foglie

e la sua carezza sulla pelle scoperta

l’odore del rosmarino, della menta, delle ginestre,

del fieno, dell’erba e del letame

il sapore delle more mature e del sudore.

Concedi ai viandanti la gioia del silenzio

per riflettere sulla bellezza dell’esserci

e della voce lontana di un contadino tra i campi,

alla sagoma di giovane donna apparsa sul crinale della collina

la forza di insegnare al suo piccolo uomo

le prime regole di vita fuori dall’uscio.

Feroci cani

fedeli al massaro che vi nutre senza amore

per rendervi simili all’uomo e diffidenti di mestiere

abbaiate puntuali e intimoriti

alla vista del nodoso bastone di chi vuol transitare.

Sono solo un’anima passeggera

con speranze leggere nella bisaccia

diretta verso la casa finale, e il mio legno è sostegno

durante le scelte fallaci di un passo insicuro.

Lasciatemi andare senza ferirmi più della vita!

Infinite stradine di contrada

che mai percorrerò,

vi sogno ad occhi aperti

lungo il tragitto del mio cammino limitato.

Una ragazza intenta a sorvegliare gli armenti

osserva divertita il goffo avanzare

del cittadino creduto disperso,

i suoi capelli raccolti in una treccia

si sciolgono liberi sul seno nudo

al refolo della passante fantasia.

Faccio un giro su me stesso,

cime di strane montagne

vento insistente da secoli tra case di pietra

voli di insetti nelle orecchie rese vergini

dall’assenza di rumori dimenticati in città

dimore semplici e più isolate di un’isola

una rete di vie sconosciute

verso esistenze ignorate.

Intuisco la via del ritorno

tra campi di grano e richiami casalinghi,

rari sguardi curiosi di uomini e animali

lambiscono al tramonto

la mia anima avida di libertà.

(foto di M. Nigro)

Vecchia guardia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 luglio 2014 by Michele Nigro

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Semplice come la tua acqua tonica,

dietro un cortese sorriso offerto a tutti

le rughe interne di mille dolori e silenziose fatiche

tra untuose e ruspanti cucine in ristoranti d’amore

organetti odoranti di prosciutto e vino

le bande di paese e i nipoti da allevare.

Le passeggiate nelle sere d’agosto

e i maglioncini per le spalle se rinfresca

le immense insalate verdi, che fanno bene.

Hai lasciato il posto di guardia, liberi tutti.

Ma per andare dove?

Ti sei reincarnata – lo so! – nel legno stagionato ed eterno

di un vecchio portone strappato all’incuria

inspiegabile e puntuale alchimia tra anime e oggetti

il nostro cognome sulla lucente targhetta nuova

per un ricordo gettato nel traffico

da donare a quel che resta del tuo piccolo mondo antico

dimenticato, diluito, sbiadito

e la prima distratta estate senza te.

Potenza degli scacchi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2014 by Michele Nigro
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Honoré Daumier, Giocatori di scacchi, 1868

Quasi nascosti, in devota semiclandestinità tra cumuli di libri usati e in vendita da decenni, i due librai scacchisti alle prese con l’ennesima partita a tempo ignoravano sapientemente i pochi clienti in cerca dell’occasione preziosa da portarsi a casa a metà prezzo. La scacchiera poggiata su una pila di gialli ingialliti e la voglia matta, come lo scacco che da anni tentavano di darsi l’un l’altro, di non badare alla gente assorta tra gli scaffali. Eravamo un fastidio per loro, lo avvertivo, nonostante i tanti anni trascorsi allenandosi a ignorarci: dei fastidiosi insetti lettori e ronzanti, incastrati tra la loro scacchiera scolorita dal troppo uso e i libri in attesa di nuovi padroni, insetti che presto avrebbero abbandonato il piccolo garage adibito a negozio per riversarsi nell’educato sciame serale di Via Pretoria. Non avevo mai sperimentato una così saggia indifferenza da parte di un venditore nei confronti della propria merce, dai più ingenui scambiata per elegante discrezione; commercianti di libri per caso, giocatori di scacchi per passione: quel lavoro in campo librario era come l’appendice casuale di un hobby. La vera sapienza non è quella trasmessa con la forza della persuasione ma per osmosi, in silenzio; quello che deve accadere accadrà anche senza inutili parole da aggiungere alle altre parole già scritte nei libri esposti. Come a voler dire: La cultura non si impone, si sceglie.
Molti facevano finta di interessarsi ai libri: la maggior parte dei clienti aficionados con un occhio cercava un titolo qualsiasi senza disturbare o fare richieste assurde, con l’altro seguiva la partita in riverente apprensione. Una mossa accompagnata dall’inconfondibile rumore di un pezzo degli scacchi poggiato con rapida decisione sulla scacchiera di legno seguita dal suono quasi metallico e con un gesto non meno nevrotico della mano sul pulsante dell’orologio meccanico per bloccare il proprio tempo e far ripartire quello dell’avversario: “Toc! Tlic!… Toc! Tlic!… Toc! Tlic!”. Mossa e tempo. Botta e risposta. Senza fiatare o guardarsi in faccia. Isolati in un universo di combinazioni. Per ore e ore, come in un meccanismo perfetto formato da esseri di carne e pedine di legno, da calcolanti menti silenziose e mosse quasi impercettibili, fino all’orario di chiusura, ritornando alla realtà e al banale motivo del loro essere lì, in quello sgabuzzino tappezzato di introvabili oggetti cartacei. Interrotti a volte nel bel mezzo della partita da ingenui clienti venuti da fuori, inconsapevoli del rischio, come fanciulli innocenti desiderosi di pagare i libri trovati dopo una polverosa ricerca. Il più cattivo tra i due librai, quello con la montatura degli occhiali spessa e di colore nero, guardava con un velato disprezzo gli insetti mangialibri che osavano interrompere la concentrazione scacchistica finalmente raggiunta dopo chissà quante partite indisturbate. I clienti intelligenti, resisi conto del pericolo scampato, la volta successiva avrebbero saggiamente atteso la fine della partita invece di osare chiedere, tra uno scacco al re e un arrocco: “Quanto pago per questi due libri?”. La piccola enclave fatta da un quadrato di legno su cui erano stati disegnati altri piccoli quadrati bianchi e neri, si ergeva rumorosa e in equilibrio su quella montagna di libri sorpassati dalla moda editoriale ma ancora preziosi per alcuni. Come centurioni rassegnati i librai scacchisti presidiavano fedeli e concentrati il santo sepolcro del libro usato aspettando un’improbabile resurrezione o più semplicemente l’ora della cena. In un lavoro basato sull’attesa e sul silenzio, gli scacchi rappresentavano l’unica e coerente rivincita creatrice, il momento di liberazione dall’oppressione del cliente chiacchierone e perditempo. L’isolamento richiesto dalla mossa da sferrare, una via di fuga dal presente. Un presidio ricavato tra libri dimenticati per combattere la velocità del mondo.

dedicato agli amanti di libri usati

(anche senza essere giocatori di scacchi)

e a chi è stato almeno una volta nel negozio di libri vecchi di Potenza,

nei pressi di Via Pretoria

Onora il padre…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 27 ottobre 2013 by Michele Nigro

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Onora il padre

continua la sua opera

porta a termine i suoi progetti

vivi i suoi desideri semplici

sii esigente e sognatore come lo era lui.

Onoralo migliorando la sua eredità

respira la sua aria

attraversa i luoghi della sua infanzia

lasciati riscaldare dallo stesso sole.

Non svendere il tuo passato

non causare la dannazione degli assenti.

Se il legno è scolorito

ricoloralo,

se le mura sono vecchie

rinforzale.

E quando anche per te

sarà giunto il momento di partire

spera di salutare qualcuno

che un domani onori te.

I due lati della casa

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 luglio 2013 by Michele Nigro

MagritteRené Magritte – L’impero della luce (L’Empire des lumières)*, 1953–54

I due lati della casa

La mia casa ha due viste

due modi di intendere la vita.

Una si apre sulla strada trafficata

esistenza che cerca compagnia

tra schiamazzi e strusci estivi

automobili, giostre e feste patronali.

L’altra si nutre da millenni

di pipistrelli e vecchie querce

sul mare stellato

della notte arcaica e silenziosa.

Oscillo, eterno cercatore,

tra appartenenza e libertà

progresso e conservazione

tra il presente e i ricordi

bisognoso di entrambi i lati.

Il fumo aromatico di una pipa solitaria

si sovrappone al nitido schema

della costellazione dell’Orsa Maggiore

mentre fioche luci di fari lontani

scompaiono e riappaiono

divorate dai boschi notturni e briganti

di una Lucania ancora vergine.

La fontana ormai asciutta

legata agli echi di giochi bambini

difende i propri spazi melmosi

dalle nuove costruzioni

di generazioni senza memoria.

Da strade poco illuminate

riemergono le passeggiate di ieri

masticando erbe selvatiche

tra i passi avvolti dal silenzio del tempo

di persone assenti e quasi dimenticate,

e nuove rotte di aerei ignoranti

come stelle cadenti orizzontali.

Intorno ai lampioni di campagna

vortici di insetti assetati di luce

simulano, fedeli nei secoli,

movimenti cosmici senza nome.

Sospeso sui balconi di una casa ambigua

il corpo respira quiete

tra progetti futuri e pesanti eredità

tra desideri e doveri

sogno e risveglio

fantasia e realtà

antico e moderno

ricerca e disincanto

natura e asfalto

mistero e certezza

poesia e tecnica…

Fino alla fine della notte.

* Magritte: «Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.»

Pomeriggi perduti

quasi un litblog di Michele Nigro

POLISCRITTURE 3

laboratorio di cultura critica

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

internopoesia.com/

Il blog di Interno Poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

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Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

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