Archivio per L’ultimo tramonto

Habemus “IF” n.7

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 29 settembre 2011 by Michele Nigro

Ne avevo già parlato qui e qui, e non vi nascondo che attendevo la distribuzione di questo numero 7 di IF (Insolito & Fantastico) dedicato alle DISTOPIE con una certa impazienza. Non ho avuto ancora modo di “azzannarlo” in qualità di lettore, ma da una prima scorsa panoramica e valutando superficialmente i contenuti posso affermare che si tratta di uno dei più interessanti numeri di IF. E non lo dico certamente perché è presente nella sezione narrativa anche il mio racconto “L’ultimo tramonto”, ma per la possente componente saggistica che come sempre accade su IF approfondisce in maniera enciclopedica i temi trattati. Un esempio è fornito dal saggio di Romolo Runcini intitolato “Aldous Huxley. Lo spirito della contraddizione”. Non poteva mancare il “mio” Huxley, a cui Franco Battiato nel 1972 dedicò il suo primo album intitolato “Fetus”. Così come non potevano mancare Orwell, Atwood, Burgess, Zamjàtin e altri…

Si chiede e ci chiede Carlo Bordoni nel suo editoriale: <<Esistono ancora i romanzi distopici? Qualcuno dice di sì, ed è pronto a fare nomi e cognomi. Eppure l’età d’oro delle distopie […] è finita da un pezzo. Il suo tempo ha coinciso con i grandi totalitarismi  che hanno afflitto l’Europa e il mondo intero per oltre mezzo secolo, dal comunismo al nazifascismo, e che ancora resistono in certe sacche marginali di anacronismo politico.>>

E aggiungerei: non solo “pescando” in queste sacche possiamo trovare nuova linfa in vista di future escursioni letterarie nel territorio della distopia, ma soprattutto superandole, guardando oltre quelle forme evidenti di dittatura a cui siamo stati abituati dagli Autori sopra menzionati. Perché come ho avuto modo di scrivere nel mio articolo “Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”: <<Non si tratta, per dirla in parole povere, di inventarsi nuove strane società da dare in pasto ai lettori di sci-fi vogliosi di evasione o di coniare nuovi termini futuristici per stupire chi è già saturo di una terminologia tecnologica di uso quotidiano; occorre un’analisi particolareggiata e al tempo stesso grandangolare della società moderna e il coraggio (l’elmetto) di raccontarla in una distopia che è quasi realtà, senza scomodare improbabili secoli futuri.>>

Buona lettura.

Per ordinare IF n.7: tabulafatiordini@yahoo.it

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Dittatura bianca

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 gennaio 2011 by Michele Nigro

… Nelle principali piazze della città, la gente ordinatamente stipata a raggiera, fissava ipnotizzata le colonne d’acciaio sulle cui sommità sarebbe apparso puntualmente l’atteso ologramma del “Grande Occhio”.

Come ogni lunedì.

In tutte le piazze.

Nel mondo.

Da anni.

Le visioni serali e private del “Grande Occhio” non erano state ritenute sufficienti dal Congresso Mondiale sulla Mediaticità e Demagogia, a cui avevano partecipato, dando il proprio scontato assenso, i rappresentanti di tutte le nazioni tecnologicamente avanzate del pianeta Terra: c’era bisogno di un evento collettivo, di una danza mentale totalizzante, di un catalizzatore mondiale dell’emotività. Un appuntamento mediatico settimanale capace di estirpare ogni traccia di individualismo o la malsana propensione al “tempo libero” e all’estasi privata; un generatore di desideri pilotati ed economicamente conformi alle linee guida della Grande Catena Produttiva.

Prima del collegamento olografico, la recita collettiva e a voce unisona dell’abituale motto fraternizzante, appositamente studiato dal Comitato Centrale e proiettato sui megaschermi delle colonne, creava la giusta atmosfera empatica:

“Insieme è uguale.

Insieme è bello.

Insieme è felicità.”

(tratto da L’ultimo tramonto)

Video “Ipnosi Collettiva” del regista Roberto Russo

———————

Ricevo da Roberto Russo e volentieri pubblico:

Gent.mo Signor Michele Nigro, sono molto lieto che abbia apprezzato il mio video e trovo davvero che sia in sintonia con le sue riflessioni ispirate alla “dittatura bianca” del condizionamento mass-mediatico. La ringrazio dunque per averlo inserito nel suo blog e approfitto della presente occasione per complimentarmi con lei per la sua scrittura incisiva e linguisticamente innovativa.
Con stima
Roberto Russo

Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 ottobre 2010 by Michele Nigro

Facciamo insieme un riassunto delle puntate precedenti.

Sul n.15 della interessantissima rivista di sci-fi “Fondazione” egregiamente fondata e curata da Claudio Chillemi ed Enrico Di Stefano, un saggio di quest’ultimo intitolato “Strane forme di vita – ovvero la SF dove non avreste mai creduto di trovarla” poneva ai Lettori una domanda scomoda ma necessaria: “È tramontata l’era della Fantascienza?” E dopo aver evidenziato lo straordinario polimorfismo di questa meravigliosa branca della creatività umana, l’Autore concludeva affermando: “La Fantascienza moderna… ormai è percepita più come genere cinematografico che letterario.”

Nel successivo n.16 l’Autore Nando Messina, già cofondatore della storica fanzine “Zap”, lettore di “Fondazione” e appassionato di fantascienza, rispondeva in maniera ironica al saggio di Di Stefano con un intervento articolato e surreale (non riassumibile in questa sede e che invito tutti a leggere direttamente dalla fonte cartacea).

Quasi all’inizio del suo intervento Nando Messina, inoltre, riservava parole lusinghiere nei confronti del mio racconto pubblicato sul n.15: […] Perché sento l’esigenza di confutare quanto scritto da Lui? (riferendosi a Enrico Di Stefano, n.d.b.) Nella catena, realizzatore – produttore – fruitore, io entro solo come piccolo lettore di sci-fi, ma perché, dopo aver letto, sempre sullo scorso numero (n.15, n.d.b.), il breve racconto di Michele Nigro “L’ultimo Tramonto” ho passato venti minuti ad assaporarne il retrogusto delle atmosfere e a rileggere alcuni passi, e tutto il seguente pomeriggio di vacanza al mare ad immaginare la realizzazione del film basato sul racconto, dall’adattamento alla scelta delle scenografie e persino alle musiche? […]

Azzardo alcune ipotesi interpretative: Nando Messina confuta il “pessimismo” di Di Stefano (sfruttando di fatto l’esempio fornito dal mio racconto) affermando, in un certo qual modo, che la Fantascienza non potrà mai evolvere in fenomeno puramente cinematografico fino a quando esisteranno Autori in grado di creare storie a loro volta capaci di attivare l’immaginario del Lettore anche (e non solo) in senso cinematografico: il “film” nasce prima di tutto nel cervello del “semplice” Lettore. Le riduzioni cinematografiche hollywoodiane sono un fenomeno secondario anche se apparentemente prevalente e il Regista, insieme allo Sceneggiatore, è egli stesso – dimenticarlo sarebbe intellettualmente grave e ingiusto nei confronti di chi scrive – un lettore.

Sentendomi piacevolmente tirato in ballo dall’intervento di Messina e non contento del mio ruolo di lettore passivo avevo preso, come si usa dire in questi casi, “carta e penna” (o “tastiera e mouse”, se preferite!) e avevo fornito il mio modesto contributo alla discussione (qui di seguito riportato). Contributo, tra l’altro, inviato anche alla stessa Redazione della rivista “Fondazione” in vista di un possibile, futuro sequel riguardante le numerose domande sul destino del genere letterario fantascientifico.

Buona lettura.

“Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”

Stimolato dalla domanda postaci da Nando Messina nella rubrica “Fondazione Interventi” dello scorso numero 16, pag.56 – “Può finire tutto senza scomparire?” – ho tentato di dare, prima di tutto a me stesso e per ciò che riguarda la cosiddetta “fantascienza sociologica”, una risposta capace di soddisfare almeno uno dei molteplici aspetti storico-letterari insiti nella domanda.

Cito Messina: “Poi lentamente, nel corso degli anni ’80, tutto questo (riferendosi alle tematiche sci-fi del XIX e XX secolo, n.d.a.) finisce. Gli ultimi fuochi si chiamano “cyberpunk”. […] All’inizio di questo secolo non potei fare a meno di chiedermi cosa fosse successo…”

Il senso di “diluizione”, percepito dall’autore della domanda, nell’ambito della letteratura fantascientifica è condivisibile. E fa bene a non escludere il Cyberpunk e il suo upgrade Postcyberpunk dagli ultimi tentativi, seppur timidi e poco incisivi, di critica sociale. Il divario tra la possente “cosmogonia distopica” di Orwell, Huxley, Zamjatin, Bradbury, Boye, Dick e la sterile adorazione del “dettaglio orfano di una trama” è fin troppo evidente: gli effetti speciali hollywoodiani hanno prevalso, alla fine, sui grandi contenuti della letteratura.

Quale è la causa di questo indebolimento? Durante l’epoca precedente alla caduta programmata a tavolino del famigerato Muro di Berlino la gente aveva (o credeva di avere) le idee chiare: esistevano un al di là e un al di qua della cortina. Anche se il totalitarismo sovietico, sapientemente celato dietro scenari futuristici, non è stato l’unico obiettivo della fantascienza distopica “partorita” durante buona parte del cosiddetto secolo breve, ne ha rappresentato la colonna vertebrale. Molte persone, dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, sono entrate in una profonda crisi esistenziale perché è venuto a mancare un solido punto di riferimento su cui concentrare le proprie “misurazioni” sociali, politiche, ideologiche e religiose: la diluizione del “male” esige, oggi, un’analisi più accurata e non di tipo ideologico. Il “nemico esterno” è divenuto parte integrante della famiglia e ammicca ogni sera dallo schermo (uno qualsiasi), ma nessuno lo vede! Il gioco si è complicato. Il Cyberpunk ha solo sfiorato il problema dei nuovi “totalitarismi bianchi”.

Il disagio espresso da chi avverte la presenza di un “buco tematico” nella moderna letteratura fantascientifica non è solo frutto della nostalgia: il confronto con le opere sci-fi lette in passato evidenzia maggiormente il tipo di carenza, senza risolverla. Cantava Venditti anni fa: “… Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto…” Non si tratta, per dirla in parole povere, di inventarsi nuove strane società da dare in pasto ai lettori di sci-fi vogliosi di evasione o di coniare nuovi termini futuristici per stupire chi è già saturo di una terminologia tecnologica di uso quotidiano. Occorrerebbe un’analisi particolareggiata e al tempo stesso grandangolare della società moderna e il coraggio (l’elmetto) di raccontarla in una distopia che è quasi realtà, senza scomodare improbabili secoli futuri. Le note dolenti della cosiddetta “fantascienza sociologica”, descritte durante il secolo scorso dai maestri della sci-fi distopica, le stiamo “suonando” ora, pur non trovandoci in Unione Sovietica, pur credendo di essere liberi. Ma non c’hanno detto su che tipo di spartito le avremmo trovate. Il compito di riconoscerlo, almeno quello, spetterebbe a noi. Il compito di riconoscere le nuove dittature dolci travestite da “partiti dell’amore” spetta a noi e non ad autori morti decine e decine di anni fa.

La “matrice” in cui viviamo oggi ha disabilitato il nostro “olfatto”: occorrono, pertanto, nuovi livelli di ricerca, nuovi stadi e stati di consapevolezza, differenti obiettivi interiori non individuabili dai sondaggi di mercato, nuove scelte di vita difficili da scannerizzare.

Ed è per questo motivo che occorrono riviste come “Fondazione”: capaci non solo di proporre ai propri Lettori le voci nuove, seminuove e rodate del panorama sci-fi italiano, ma soprattutto di diventare luoghi cartacei adatti per la coltivazione di una critica dinamica e stimolante.

Non possiamo più attendere solo il romanzo rivelatore o l’intervista all’autore pluripremiato per conoscere lo “stato dell’arte”: occorre discuterne qui, ora, tra di noi, subito, senza perdere tempo. La Storia è veloce; il Punto di non ritorno è ormai vicino!

Grazie “Fondazione”!

“L’ultimo tramonto” su Ellin Selae n.96

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 Mag 2010 by Michele Nigro

Come preannunciato in un vecchio articolo di questo blog, sta uscendo in questi giorni il n.96 del bimestrale letterario “Ellin Selae” contenente il mio racconto “L’ultimo tramonto”. Di seguito riporto con piacere (“prelevandolo” dalla rubrica “Il Vaso di Pandora”) il giudizio espresso dai Lettori della Redazione di “Ellin Selae” nella scheda critica relativa ai racconti pubblicati sul numero:

Perché SI

Le ragioni per cui abbiamo pubblicato i racconti di questo numero.

A cura della Redazione.

QUANDO IL TENTATIVO DI ESSERE SÉ STESSI SARÀ DAVVERO PERSEGUITO PER LEGGE.

“L’ultimo tramonto” un racconto di Michele Nigro.

Il racconto appartiene al genere che, partendo dalle premesse attuali, descrive una probabile società del futuro; un genere molto praticato tanto dalla lette­ratura, quanto dal teatro e dal cinema. La società del futuro che viene concepita in questo filone narrativo, essendo una amplificazione delle tendenze in atto, è quasi sempre inevitabilmente piatta, repressiva e massificata…

Come i nostri lettori abituali sanno, non amiamo troppo i cliché letterari e in ge­nere scartiamo le opere che ne fanno uso, tuttavia in questo caso ci sono davvero degli spunti originali e piacevoli alla lettura, come per esempio l’immagine degli ‘amici decorticati’, che è veramente una metafora dell’attualità, giacché anche senza la donazione vo­lontaria del tessuto cerebrale in cambio di borse firmate, immaginato da Michele Nigro nel racconto, molti giovani con­temporanei sono a tutti gli effetti “decor­ticati” dall’omologazione mediatica e dalle chimere delle mode consumistiche. Fortunatamente questo racconto non termina come ci si aspetterebbe (o me­glio; come la nostra immaginazione omologata, appunto, — in questo caso da Hollywood — prevede), ed è proprio questo rompere uno schema retorico che lo rende interessante, anche se lascia il lettore sospeso e, probabil­mente, insoddisfatto.

Dunque niente rivoluzione, niente salva­taggio in extremis, nessun concepimento di neo super-eroi che salveranno il mon­do… Nigro contraddice le leggi della favola, e nell’immaginare un perso­naggio che va controcorrente scrive un racconto che va controcorrente.

Non è questa una incoraggiante devia­zione alle regole precostituite?

E non è questa, ovvero la ricerca di una logica diversa, la vera morale del rac­conto?

Pertanto spiazzare il lettore è dopotutto un sistema per scuoterlo, e dato che il grosso problema del mondo in cui vi­viamo è proprio quello di risvegliare le coscienze dalla letargia dell’eterno pre­sente mediatico, Nigro forse ha scelto l’unico modo possibile per farlo: rinun­ciare allo zuccherino del lieto fine, del messaggio edificante, del lumicino della speranza che rischiara una tenebra osti­nata… E poi non è detto che il racconto finisca qui, anzi, probabilmente avrà un seguito comunque positivo… dove? Perbacco, ma nell’unico posto possibile: laddove la pagina finisce e inizia l’immaginazione dei lettori.”

Per conoscere e per acquistare “Ellin Selae”:   http://www.ellinselae.org

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