Archivio per Marinetti

Postfuturismo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 febbraio 2014 by Michele Nigro

Mi spaventi, uomo!

Il vento caldo dei tuoi ordigni

il frastuono meccanico dei motori

l’arroganza della macchina,

sono parte di te.

Innaturale e degenerato

t’incammini da solo tra la folla

verso gloriosi stadi evolutivi.

Protesi grottesche per un corpo

irriconoscibile,

cosa sei diventato?

E sogno salvifiche estinzioni

tra masturbazioni scientifiche

e le gioie del feticismo.

Mi spaventi, donna!

Musa ispiratrice della follia

complice dell’alterazione,

nutri gli operai dell’impossibile.

Prigioniero del vostro progresso

sono anch’io parte di voi,

estraneo alla storia

caduto per caso

negli ingranaggi della fine.

"Tetsuo: The Iron Man" (1989), film di Shinya Tsukamoto

“Tetsuo: The Iron Man” (1989), film di Shinya Tsukamoto

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Memorie e apologie

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 novembre 2011 by Michele Nigro

<<La trattazione della figura storica di Hitler spesso suscita polemiche accese: mi riferisco alla proiezione del film “La caduta”, riguardante gli ultimi giorni di Hitler nel bunker di Berlino e da molti considerato come un’opera che umanizza il Führer, e alla più recente ‘discussione’ suscitata dalla professoressa Angela Pellicciari che ha scelto di adottare il testo scritto da Hitler – “Idee sul destino del mondo” – nel liceo romano Lucrezio Caro. Lei non crede che, per agevolare la crescita di una coscienza storica matura e consapevole da affiancare alla Memoria, si debbano consentire anche la lettura e la visione di tale materiale?

Anche io da ragazzo ho sentito il bisogno di leggere il “Mein kampf” di Hitler. Però io possedevo già gli strumenti per capire quel libro, gli stessi strumenti utilizzati per leggere, in seguito, i “Protocolli dei Savi di Sion”. Ciò che mi lascia perplesso di questa “professoressa” è la mancanza, da parte sua, della necessaria cultura scientifica nel valutare il testo. Chi insegna sa benissimo che un libro così pericoloso, senza un apparato critico, dato in mano a degli innocenti, a persone non consapevoli e non dotate di una cultura tale da poter affrontare la drammaticità di quel testo, può causare grossi danni. Non solo la mancanza di scientificità, mi preoccupa, ma addirittura questa professoressa ha scelto una versione con l’introduzione di un noto neofascista di Ordine Nuovo, implicato nelle famigerate stragi dell’Italia degli anni ’70: Franco Freda.
Oltretutto la scuola presso cui insegna aveva invitato il mio amico deportato Piero Terracina e la professoressa non si è presentata, giustificandosi dicendo che soffre molto quando sente le testimonianze della Shoah e quindi, per non soffrire, ha preferito non esserci. La vicenda si commenta da sé.>>

(tratto da Intervista a Georges de Canino “Nugae” n.9/2006)

Immaginazione al potere

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 9 novembre 2011 by Michele Nigro

marinetti-ritratto

<<Il potere dirompente della fantasia che fuoriesce dagli spazi angusti della pagina scritta, si manifesta attraverso un calore interiore che scioglie le catene dell’anima. Scrive Mariantonia Liborio nella prefazione a “Viaggio intorno alla mia stanza” di Xavier de Maistre: “Dentro le mura di qualsiasi prigione è sempre possibile, grazie alla folle de la maison, scegliere di essere farfalla e volare senza problemi, attenti solo a evitare gli ostacoli, dal dentro al fuori, senza altra legge che il capriccio, senza altri limiti che l’universo.”

Solo che nel caso di de Maistre il viaggio, reso possibile da quarantadue giorni di arresti domiciliari, viene compiuto grazie all’utilizzo di una fantasia itinerante applicata agli oggetti e ai confini domestici. Con la lettura si va oltre: si integrano altri mondi e altri tempi nel proprio mondo e nel proprio tempo. Anche se i risultati illustrati dalla prefatrice, in fin dei conti, sono identici a quelli offerti dalla lettura: “l’immaginazione al potere” diventa realtà e lo slogan sessantottino (preso in prestito dal Futurismo di Marinetti: i futuristi furono dei sessantottini ante litteram sfruttati dal fascismo), nonostante il diradarsi delle nebbie fumogene della polizia e l’arruolamento aziendale dei “figli dei fiori”, che alla fine hanno dovuto mangiare il pane offerto loro dal Sistema, riprende vita non tra le strade affollate di rivoluzionari o mentre viene urlato dall’alto di qualche barricata metropolitana (“… le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso…”) ma nel silenzio di una stanza.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 32-33)

“Donna al volante rivoluzione costante”: dalla primavera araba al futurismo saudita

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 17 giugno 2011 by Michele Nigro

Quando pensiamo alla cosiddetta ‘primavera araba’ ci vengono subito in mente le immagini del giovane egiziano che si dà fuoco per protesta davanti al Parlamento, della fuga dalla Tunisia di Ben Ali, della protesta finita nel sangue del popolo libico, degli scontri in Siria… Spesso, però, le rivoluzioni si nutrono anche di ‘lotte culturali’ incruente ma significative: lotte che affondano le proprie radici in bisogni semplici, scontati per noi occidentali, intrisi di praticità e quotidianità.

Un nutrito gruppo di irriducibili donne saudite, in questi giorni, sta protestando in nome di un diritto che potrebbe far sorridere la parte rosa ed emancipata del nostro mondo libero: il diritto a guidare un’automobile. Non si tratta di una sterile protesta di piazza in attesa di futuri cambiamenti legislativi ma di una manifestazione attiva e disobbediente: le donne di “Women2drive”, questo il nome del comitato che ha organizzato la protesta delle disobbedienti al volante, chiedono di poter circolare liberamente in auto e di non essere arrestate dalla polizia saudita se la mattina accompagnano i propri figli a scuola utilizzando l’automobile del marito-padrone fondamentalista. Tutto qui.

Non posso, in qualità di occidentale amante della cultura orientale e mediorientale ma che resta dubbioso dinanzi a tali eccessi interpretativi della legge coranica (si tratta, è vero, di una legge dello stato, ma sono fin troppo evidenti le connessioni con le varie proibizioni di origine ‘religiosa’), non ripercorrere una tappa in particolare dell’emancipazione della donna occidentale. E l’occasione mi viene fornita dalla rilettura del Manifesto della donna futurista scritto nel 1912 dalla bella francese Valentine de Saint-Point (nella foto), amante di Marinetti. Interessante il suo anti-femminismo (forse vedeva nel femminismo una sconfitta indiretta della natura femminile, un elemosinare diritti appartenenti alla mascolinità tradendo di fatto le potenzialità intrinseche nell’essere donna) e la sua successiva conversione all’Islam.

Marinetti aveva scritto tre anni prima (1909) nel Manifesto del Futurismo:

“Noi vogliamo glorificare […] il disprezzo della donna”

Parole da non fraintendere ma da interpretare provocatoriamente (parliamo di una provocazione lanciata all’inizio del XX secolo e non durante la ‘rivoluzione sessuale’ del ’68) in vista di un’emancipazione della donna raffigurata come ‘angelo del focolare’, tutta casa-chiesa-famiglia. Incalza la de Saint-Point nel 1912: “La maggioranza delle donne non è superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Esse sono uguali. Tutte e due meritano lo stesso disprezzo.” E poi: “Ecco perchè nessuna rivoluzione deve rimanerle estranea; ecco perchè invece di disprezzare la donna, bisogna rivolgersi a lei.” Conclude: “DONNE, PER TROPPO TEMPO SVIATE FRA LE MORALI E I PREGIUDIZI, RITORNATE AL VOSTRO ISTINTO SUBLIME: ALLA VIOLENZA E ALLA CRUDELTÀ.”

È edificante poter rileggere il Manifesto della donna futurista (vi invito a farlo) alla luce dei fatti sopra descritti, facendo riferimento alla disobbedienza delle donne-guidatrici di Riad: la freschezza e l’attualità del pensiero della de Saint-Point è a dir poco entusiasmante.

Dopo la ‘primavera araba’ i tempi sono maturi, forse, anche per la realizzazione di un ‘futurismo saudita’.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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