Archivio per memoria

Opere sparse nel tempo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 agosto 2017 by Michele Nigro

Sentire il riverbero

di trascorse energie

tocco di antichi

entusiasmi sulle cose

il loro effetto fuori moda.

 

Le mani stanche di madre

che curavano i lembi

di famiglie ormai disperse

non lavorano più d’ago

per un domani incerto.

 

Nuove cuciture

su stoffe consunte

come passaggi d’epoca

segnati da assenze.

 

In silenzio, da padre a figlio

mirando l’infinito di oggi

da laiche trappe

si eredita il da farsi.

Epitaffio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 giugno 2017 by Michele Nigro


a Edgar Lee Masters

Herman Coluccio

Avrebbe voluto che qualcuno

un giorno

avesse posto una piccola targa di legno

(non davanti casa, di marmo, come per i grandi)

sul balcone della cucina bucolica

insaporita dagli odori del tempo

nella sua dimora di Barjeanville

con su inciso:

“Qui Herman Coluccio,

seduto in quest’angolo

del West Virginia

guardando le case

dei vivi, le cose dei morti

e la campagna dei padri

in ogni stagione voluta da Dio,

ha forse vissuto

le ore più serene

(non diciamo felici)

della sua apparente-

mente

inutile esistenza

in compagnia delle fredde stelle

e di un sigaro infinito

fumante parole.”

C’è miglior epitaffio

per un poeta appartato?

La speranza ai tempi del colera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2017 by Michele Nigro
a Gabriel García Márquez
Ho già belle e pronte
in paziente attesa dagli anni verdi
tutte le cose ereditate
da usare in vecchiaia,
la cipolla del nonno ferroviere
per quando, assuefatto alla provincia antenata
non avrò più treni da prendere
e futuri in cui sperare,
il tabacco da sniffare, come sacre ceneri di giorni assenti
per quando, evaporata l’ultima goccia di Preludio d’Oriente
non avrò più pelle di collo da odorare
e carte impregnate da conservare,
la cassetta militare di mio padre, tarlata dall’irrisolto
per quando, una volta lette tutte le parole
che andavano lette
e dopo averle rilette
insieme agli altri reperti dell’anima amata
giungerà il momento di mettere da parte, senza lucchetto
i libri dedicati con amore e disperazione
e i biglietti rifiutati dalla storia ufficiale
rispediti al mittente per non lasciare tracce.
Ho già bello e pronto,
è sempre lo stesso, non potrò più cambiarlo
– e se poi mi chiami al tramonto? -,
il numero di telefono dell’altrove
per quando, spezzate nel sogno
le ultime catene invisibili dell’indecenza
ormai libera,
sarai pronta ad invecchiare con me
nell’angolo perfetto della vita.

Piombo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2017 by Michele Nigro

Ricordi? La tivvù passava

Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot

esplosioni nucleari aliene

in un Giappone già sconfitto.

Alle scuole medie

disegnavo rifugi

antiatomici colorati e minuziosi

con tutto quel piombo

che dava speranza

al futuro dell’umanità e ai miei

acerbi spermatozoi.

 

Poi i potenti rinsavirono

fu un vortice di firme, strette di mano

crolli, trattati di pace

ipocriti disarmi senza equilibrio.

Crisi d’identità

da oriente a occidente,

cani affamati senza museruola e padroni

abbaiavano nelle notti di provincia.

 

Dove saranno

in quale scatola degli anni ottanta

i miei progetti, odor di matita e gomma

per esorcizzare la paura del caldo nulla

e della morte da poco conosciuta?

The Giver – Il mondo di Jonas

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2017 by Michele Nigro

versione pdf: The Giver – Il mondo di Jonas

Una delle caratteristiche più frequenti nei recenti film di genere fantascientifico è senza alcun dubbio il processo di ibridazione da cui nascono: l’originalità, sempre più rara, è stata sostituita da più sicuri incroci tra porzioni di precedenti pellicole di successo (anche di generi differenti), come in una sorta di grande esperimento di ingegneria genetica adattata alla cinematografia. Lungi da me il voler giudicare come negativa questa tecnica d’ibridazione, che nella maggior parte dei casi fornisce risultati gradevoli, sarebbe tuttavia interessante analizzarne – in altra sede e in maniera più approfondita – l’origine, gli obiettivi, le tecniche narrative che utilizza per rendere credibile il risultato finale: si tratta di mancanza di idee come accennavo all’inizio? Voglia di “contaminazione” tra generi? Sperimentalismo transmediale libro-film? Sta di fatto che questi film derivano quasi sempre da altrettanti romanzi, quindi l’ibridazione avviene a monte. È letteraria.

Non sfugge a tale fenomenologia il film intitolato The Giver – Il mondo di Jonas (tratto dal romanzo The Giver – Il donatore di Lois Lowry): l’accostamento più facile da fare sarebbe quello con il film Hunger Games, ma scavando in profondità è interessante rilevare quante altre analogie meritano di essere scoperte e analizzate. La storia contenuta nel film di Phillip Noyce ha letteralmente “rubato” l’idea della riscoperta dei colori (e delle emozioni) a un altro grande film sottovalutato: Pleasantville. L’assegnazione di mansioni al compimento del 18° anno d’età assomiglia alla divisione in fazioni presente nel romanzo Divergent di Veronica Roth (dal momento che il romanzo della Roth è del 2011, mentre quello di Lowry è del 1993, sarebbe il film Divergent ad avere un “debito” con The Giver – Il mondo di Jonas; anche se entrambi i film sono del 2014!). L’estirpazione delle emozioni dall’animo umano è un chiaro riferimento al film Equilibrium di Kurt Wimmer; la società quasi apatica, senza classi e senza memoria di The Giver ricorda un po’ quella degli Eloi di H. G. Wells; l’iniezione mattutina per debellare gli impulsi sessuali e sentimentali è l’equivalente, in termini di controllo sociale, dell’assunzione di soma ne Il mondo nuovo di Aldous Huxley; l’amore controllato (e inibito) tra uomo e donna non può non rievocare il rapporto proibito tra Winston e Julia nel celebre romanzo 1984 di George Orwell. Per non parlare della deriva eugenetica, presente in numerose opere letterarie e cinematografiche fantascientifiche. Interessante il riferimento antiabortista (i bambini non conformi allo standard vengono “congedati”: un modo pulito per dire uccisi) e quindi antispartano contenuto nel messaggio filmico. Riferimento che potrebbe essere esteso anche al tema delicato e attuale dell’eutanasia: quando una società legifera sulla nascita, sulla morte e sui sentimenti ed emozioni contenuti nell’intervallo di tempo compreso tra questi due momenti, può definirsi libera? Sembrerebbe chiedersi la voce narrante di questa storia. Anche se, come accade nella realtà, non è la condizione esistenziale in sé ma la necessaria presa di coscienza a fare la differenza in termini di azioni da intraprendere.

L’idea di una società distopica “con il trucco” non è originalissima: nella maggior parte dei casi si tratta di società post-apocalittiche, perché deve esserci sempre un evento passato sconvolgente – una guerra, un’epidemia, una quasi estinzione – per far cambiare rotta all’umanità e per farle scegliere un nuovo inizio basato su scelte radicali applicate da un’oligarchia. Come a voler dire: “abbiamo sbagliato, è vero, ma da oggi in poi si riga dritto, con nuove regole e guai a chi sgarra!” Innumerevoli sono gli esempi, fantascientifici e non, letterari e cinematografici, di società apparentemente perfette ma che nascondono regole di vita disumane e innaturali: The Island film di Michael Bay, L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138) di George Lucas, La penultima verità (The Penultimate Truth) romanzo di Philip K. Dick, The Truman Show film di Peter Weir, La fuga di Logan (Logan’s Run) film di Michael Anderson, La possibilità di un’isola romanzo di Michel Houellebecq… ecc. Continuate voi: sono sicuro che avete almeno un titolo di film o di romanzo da aggiungere all’elenco!

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The Zoological Song

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 aprile 2017 by Michele Nigro

Temevo il silenzio

secolare e stantio

di quei vuoti corridoi,

budelli sapienti, austeri

odore di incunaboli e fossili

nei dipartimenti

di zoologia. Gloriosi teschi

donati alla scienza o

rubati post mortem,

teorie ereditate per fede

laica

busti di nobili baroni

scheletri di passioni

estinte, come antiche specie

in disuso

espulse dalla storia naturale

e dai piani di Dio.

 

Con un torpore riverente

lasciai riposare la tradizione

e nomi di scienziati dinosauri

in vecchi giacigli

di formaldeide.

 

Evocatio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2017 by Michele Nigro

Primavera, vento fresco

nostalgia d’autunno.

Rosabella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2016 by Michele Nigro

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Ardono solitari i fuochi poveri

nutriti da legni infantili,

oggetti sfasciati dal tempo

e da arroganti novità

rassegnati al disuso

si rendono utili bruciando

di malinconia invernale

fino all’ultima fiamma.

 

Crepitanti memorie

faville dal passato

scene e voci senza ritorno,

un vecchio lettino

orfano di bambini

uno scaffale tarlato

un tavolo testimone

di gioiosi convivi

una finestra senza cielo

una poltrona

stanca di poltrire.

 

Solo le parti in ferro

resistono al fuoco,

una vite slegnata, qualche molla mollata

un chiodo fisso, un bullone non più bullo.

Sono i ricordi

duri a morire,

la nostalgia li preserva

da fiamme e ruggine.

immagine: lo slittino di marca “Rosabella” appartenuto

a Charles Foster Kane nel film “Quarto potere” (Citizen Kane)

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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