Archivio per Ministro della Propaganda

Jurij Živago, la morte e il vento…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2018 by Michele Nigro

versione pdf: Jurij Živago, la morte e il vento…

Omar Sharif e suo figlio Tarek Sharif

Può un’unica sequenza contenere il “dna” di un intero film (e addirittura del romanzo da cui trae origine)? Presuntuosamente rispondo di . Le inquadrature volute dal regista, la colonna sonora che rinforza la drammaticità speranzosa del momento, le scene che narrano senza l’ausilio di dialoghi il processo evolutivo di un’anima acerba: si ha la fortuna di assistere all’incipit di una nuova poetica…

La scena a cui mi riferisco è quella in cui il piccolo Jurij Andrèevič Živago partecipa ai funerali della madre, nel film di David Lean Il dottor Živago (1965).IL-DOTTOR-ZIVAGO

Alte montagne innevate fanno da sfondo al movimento microscopico di un piccolo corteo funebre: come a voler mettere subito in chiaro che la grande Madre Russia è testimone silenziosa e paziente della vita “insignificante” dei suoi figli, dei loro moti esistenziali e politici; la spiritualità naturalistica di Pasternak – anche nel film – prende immediatamente il sopravvento: non importa quali siano le intenzioni sociali, culturali, politiche, religiose dell’essere umano, ci sarà sempre una grande anima taciturna testimone della storia dell’umanità, un’anima superiore alle ideologie, ai sistemi economici, alle rivoluzioni, alle debolezze della carne, ai capricci sentimentali… Solo una sensibilità poetica può percepirla intorno alle cose, ai fatti della vita; solo un poeta può prendere parte alla storia senza lasciarsi intrappolare in essa in maniera definitiva.

Il mondo degli adulti visto dal basso, ad altezza di bambino; l’inesorabilità della morte, una fossa scavata nel terreno, un coro straziante che accompagna la salma e la bellezza intatta di una madre morta: questo è il biglietto da visita che la nuova vita presenta al piccolo Jurij.

Ma quella vita crudele mai prevarrà: mentre la bara ancora scoperta della madre viene adagiata in terra e il prete ortodosso comincia la sua austera predica funebre, già lo sguardo di Jurij segue ben altri sentieri eterei e impercettibili ai presenti. Vita artificiosa, castello di vanità, – ricorda il prete la caducità del passaggio terreno – involucri distrutti e spiriti che abbandonano la materialità, crete che si sfaldano, corpi morti muti e insensibili: tutto quello che con severità il dogma religioso ripete da secoli, Jurij lo avverte nell’aria, lo sa pur essendo solo un bambino. Lo spirito che ha lasciato l’involucro sfaldato è già nel vento che agita le cime degli alberi del cimitero; chi ha bisogno di spiegazioni religiose quando ha in sé tutti gli strumenti poetici per capire ciò che non può essere spiegato? Chi ha bisogno di religioni quando ha la poesia?

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Vox populi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2018 by Michele Nigro

La voce di donna registrata

dell’ “è arrivato l’arrotino!”

insiste da un’auto lenta

tra le vie di quartiere,

cerca casalinghe vedette

in vestaglie macchiate di figli

senza più il filo della lama

smussato dal ripetersi

e dalla moda dei metoo.

 

Mi ricorda gli annunci spietati

ma dolcemente femminili

della compagna-operaia

alla popolazione tibetana,

da minacciosi altoparlanti

di propaganda e nuovi sol

le disposizioni dell’invasore,

inesorabili dispacci dal passato

come da un redivivo Esercito

della Repubblica Popolare Cinese.

Born on the Fourth of July

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 novembre 2014 by Michele Nigro

born_on_the_fourth_of_july_07

Potrai dire un giorno

d’aver creduto, sbagliando

sacrificato gli anni migliori

veduto passare l’amore

senza poterlo cucire sulla pelle

tradito da una fede inutile.

Potrai dirlo,

d’aver capito troppo tardi

quali cose valgono e quali

solo propaganda del nulla

al potere, malsana bandiera di patria a luglio.

Un cieco ideale uccise la vita vera

la sua ridicola essenza casalinga, non eroica

sul fronte della ragion di stato,

reduce da te stesso

trascini quel che resta dell’orgoglio

lungo strade impotenti di sguardi pietosi

sofferta sopravvivenza all’errore.

Generazione ingannata, fottuta

illusa delusa abbandonata

ricominci a vedere con occhi nuovi

prima ancora di camminare

su gambe vecchie

code inermi di sirene in congedo.

Potrai dire un giorno, moderno Francesco

di aver amato comunque e con più forza

aggrappato al ricordo ubriaco

di un’esistenza che non ritorna.

a Ron Kovic

VVAWvetinwheelchair

Propaganda

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<Alla criticità dello scrittore, dovrebbe seguire un’indispensabile criticità del lettore: il mondo dei libri non è un mondo fatato e perfetto in cui evadere. Come in qualsiasi altro spazio reale pieno di insidie e di tranelli, è un luogo che richiede attenzione e capacità di discernimento: molti regimi hanno veicolato in passato le proprie idee malsane attraverso l’attività di intellettuali prezzolati e ‘pennivendoli’ anestetizzati dalla propaganda. La letteratura, in questo senso, appare ancor più pericolosa perché riesce a trasmettere messaggi subliminali e apparentemente innocui utilizzando scenari familiari e toccando, grazie alla natura introspettiva e intimista della parola, le corde nascoste e arcaiche dell’idealità e dell’inespresso.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 24-25)

Prendere due elettori con una favola

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 maggio 2011 by Michele Nigro

Antonio Albanese – “Ministro della Paura”

L’Italia, lo sappiamo, è una nazione anestetizzata.

Non lasciamoci ingannare dai recenti risultati ‘antigovernativi’ delle amministrative (in alcuni casi ancora da confermare): l’opinione dell’elettore, è vero, può cambiare se non vengono soddisfatti alcuni suoi desideri o se determinati fatti incrinano l’idea che aveva costruito intorno a un leader inizialmente capace di trasmettere ‘purezza’, positività e invincibilità. Ma da qui a dire che gli italiani sono sul punto di risvegliarsi completamente dal sonno politico, informativo e culturale, ce ne vuole. I sintomi di questo risveglio incompleto sono molteplici e il lavoro da fare su noi stessi è complicato: te ne accorgi quando dai un’occhiata alle statistiche sugli italiani (quasi un milione) che non cercano più alcun tipo di lavoro (l’immobilismo indotto quale forma di controllo socio-politico: se non cerchi vuol dire che non hai bisogno, se non hai bisogno vuole dire che stai bene e che il tuo governo in fin dei conti lavora bene e fa mangiare tutti). Attenzione: ho detto ‘cercano’ e non ‘trovano’. Non ci vuole un esperto lessicologo per capire che per trovare bisogna prima cercare. E gli italiani non cercano più tante cose, ormai da decenni. Non cercano più di capire il significato reale di un discorso politico, non analizzano più (o non hanno mai saputo analizzare) i gesti, le parole, i ‘segni’, le intime connessioni psicologiche esistenti in un video, in un manifesto, in un programma politico, in una faccia.

Qualcuno, in vista dei prossimi ballottaggi a Napoli e Milano, ha esultato su qualche social network affermando che gli italiani in fin dei conti non sono poi tanto ‘pecoroni’ e che l’avanzata di De Magistris e Pisapia rappresenta il chiaro sintomo di un’Italia che vuole cambiare e che cerca il risveglio. Mi auguro che sia così, ma la guerra mediatica non è ancora terminata. La FAVOLA incombe: il narratore-premier è già pronto con il libro aperto sulle ginocchia per raccontare a tutti i bambini sprovveduti di Milano e Napoli la solita storia del lupo che veglia sulla porta di casa dei tre porcellini. Usare il ‘lupo’, usare il ‘mostro’: quando il fascino in doppio petto non ha più presa sull’elettore, allora si passa alla ‘fase terroristica’: mediaticamente terroristica. E rispuntano parole sempreverdi e terrorizzanti come “islamizzazione”, “zingaropoli”, “comunista”, “orde” (come le orde asiatiche evocate dal Ministro della Propaganda Joseph Goebbels durante il periodo nazista in Germania), “pm politicizzati”, “campi rom”, “no expo”, “magistrato d’assalto”, “sinistra estrema”, “Stalingrado d’Italia”, “illiberale”, “più tasse per tutti”, “estensione dell’eco pass”, “centro islamico”, “moschea”, “voto agli immigrati”, “diritti agli zingari”… Il tutto saggiamente corroborato da immagini giuste fatte passare al momento giusto: per esaltare il potere terrorizzante della parola.

E’ ancora presto, dicevo, per parlare di risveglio: gli italiani dovranno prima dimostrare di saper essere immuni agli effetti deleteri della macchina terrorizzante del Ministro della Paura.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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