Archivio per notizia

Chiesa ortodossa rumena a Battipaglia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 8 settembre 2013 by Michele Nigro

Ne ho già parlato tempo fa in un altro post; ricevo da parte di Pr. Nicolae-Sorin Budui (Padre Decano Missionario di Campania e Molise, Patriarcato Romeno, Diocesi d’Italia) e con piacere ritrasmetto la notizia del ritorno delle celebrazioni della chiesa ortodossa rumena presso la chiesa centrale di Battipaglia (S. Maria della Speranza) ogni seconda domenica del mese alle ore 17,00 (nella cripta).

Afis Battipaglia

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“il Postiglione”: periodico di attualità e di studi storici

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2013 by Michele Nigro

Sul n. 25/26 (giugno 2013, anni XXIV-XXV) de “il Postiglione”, periodico annuale di attualità e di studi storici diretto da Generoso Conforti, è stato pubblicato il mio articolo intitolato “L’altra storia di Raffaele Rago”, grazie al quale ho avuto la possibilità di ricordare nuovamente una persona importante e appassionata come Raffaele e di conoscere un periodico ricco di informazioni storiche, che opera sul territorio da moltissimi anni raccogliendo preziose notizie e pubblicando opere saggistiche di notevole spessore.

Per contattare la redazione de “il Postiglione”: arcipostiglione@libero.it 

copertina Il Postiglione

Testimoni di Geova a Battipaglia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 13 marzo 2013 by Michele Nigro

Il mio ultimo “pezzo” sulle realtà religiose della mia città pubblicato sul n.21/2013 del quindicinale “il Battipagliese”.

(Il presente articolo, a firma del sottoscritto, e pubblicato su “Il Battipagliese”, testata giornalistica donata al Comune di Battipaglia da FARINV srl, non è stato, fino a oggi, regolarmente retribuito come da accordo preliminare tra l’Autore e la Condirezione della suddetta testata. Il sottoscritto sa che la richiesta di retribuzione è stata regolarmente protocollata dalla Condirezione presso il Comune – Condirezione che non è assolutamente responsabile della mancata retribuzione degli articoli dei collaboratori – e attribuisce, ovviamente, la mancata retribuzione ai fatti di cronaca giudiziaria che hanno interessato l’ex Sindaco di Battipaglia Giovanni Santomauro e che hanno determinato lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, con conseguente interruzione di tutte le attività, comprese quelle giornalistiche, legate all’Amministrazione interessata: va da sé che anche i pagamenti degli articoli sono passati tragicamente in secondo piano! Il sottoscritto è consapevole del fatto che la mancata retribuzione di alcuni articoli giornalistici, se confrontata con lo “tsunami” di capi d’accusa formulati contro l’Amministrazione Santomauro, e che hanno determinato il successivo insediamento di ben tre commissari prefettizi, è sicuramente poca cosa. Invita tuttavia gli ex lettori de “Il Battipagliese” e i cittadini di Battipaglia a considerare questo singolo e insignificante fatto come l’ennesima occasione – se mai ce ne fosse bisogno – per inquadrare un periodo, i suoi personaggi, la provenienza politica degli stessi, i meccanismi poco chiari che hanno caratterizzato quella Amministrazione e a trarre le conclusioni che l’intelligenza suggerirà loro. Anche in vista di future scelte elettorali che riguarderanno il Comune di Battipaglia. Michele Nigro)

geova

“Lo spirito del terrorismo” di Jean Baudrillard

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2012 by Michele Nigro

Scritto in riferimento agli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, questo saggio di Baudrillard (Raffaello Cortina Editore, 45 pagine) è utile anche all’interpretazione di alcuni aspetti riguardanti i recenti fatti terroristici di Brindisi (la bomba davanti alla scuola Morvillo Falcone) e prima ancora di Genova (la ‘gambizzazione’ di Roberto Adinolfi). Quali meccanismi comunicativi convivono intorno a un atto terroristico? Il terrorismo è un gesto orribile proveniente dall’esterno della società (come se fosse una sorta di azione aliena) o è un gesto ‘allevato’ inconsapevolmente all’interno di essa? (<<… perché il male è qui, è dappertutto, come un oscuro oggetto di desiderio…>> pag. 10). Il terrorismo, che piaccia o meno, è un sottoprodotto aberrante di questa società: non proviene da mondi lontanissimi; anche le istituzioni che s’impegnano a combatterlo, coloro che s’indignano e indignandosi diffondono le notizie relative all’atto terroristico, lo tengono indirettamente a battesimo.

<<… Siamo or­mai molto al di là dell’ideologia e del po­litico. Dell’energia che alimenta il terrore, nessuna ideologia, nessuna causa, neppure quella islamica, può rendere conto. È una cosa che non mira neppure più a trasformare il mondo, che mira (come le eresie nei tempi antichi) a radi­calizzarlo attraverso il sacrificio, mentre il sistema mira a realizzarlo con la forza. Il terrorismo, come i virus, è dapper­tutto. C’è una perfusione mondiale del terrorismo, che è come l’ombra portata di ogni sistema di dominio, pronto dap­pertutto a uscire dal sonno, come un agente doppio. Non si ha più linea di de­marcazione che permetta di circoscri­verlo, il terrorismo è nel cuore stesso della cultura che lo combatte, e la frattu­ra visibile (e l’odio) che oppone sul piano mondiale gli sfruttati e i sottosvilup­pati al mondo occidentale si congiunge segretamente alla frattura interna al si­stema dominante…>> (pag. 14-15)

L’atto terroristico nasce dal bisogno ‘moderno’ di essere ovunque grazie a un gesto eclatante, di comparire nella realtà di tutti noi per veicolare un messaggio globale e prepotente. Parlo di ‘gesto moderno’ in relazione al suo svuotamento ideologico che è direttamente proporzionale al progresso dei mezzi di comunicazione gestiti da quel sistema che s’intende sconfiggere con l’atto terroristico. Usare i media per colpire il sistema che li ha creati e per restituire al sistema una parte dell’energia negativa: <<… La tattica del modello terroristico consiste nel provocare un eccesso di realtà e nel far crollare il sistema sotto tale eccesso. Tutto il ridicolo della situazione e insieme tutta la violenza mobili­tata dal potere gli si ritorcono contro, perché gli atti terroristici sono insieme lo specchio esorbitante della sua stessa violenza e il modello di una violenza simbolica che gli è vietata, della sola violenza che non possa esercitare: quella della propria morte…>> (pag. 25)

(nella foto: il presunto attentatore di Brindisi ripreso da una telecamera)

I terroristi, ancor prima di accendere la miccia o di schiacciare il telecomando per la detonazione, sanno che in pochi secondi balzeranno agli onori della cronaca e utilizzano le immagini orribili diffuse dai media per raggiungere i propri obiettivi ‘comunicativi’; al tempo stesso il sistema riutilizza altre immagini per identificare gli autori di quei gesti condannati dall’opinione pubblica. L’immagine diventa così fattore patogeno e terapia, mezzo di offesa e di difesa, oggetto terrorizzante e contributo alla giustizia: <<… Di tutte queste peripezie a noi resta soprattutto la visione delle immagini. Dobbiamo conservare questa pregnanza delle immagini, e la loro fascinazione, perché le immagini sono, lo si voglia o no, la nostra scena primaria…>> (pag. 35) E ancora, insiste Baudrillard: <<… Tra le altre armi del sistema che gli hanno ritorto contro, i terroristi hanno sfruttato il tempo reale delle immagini, la diffusione mondiale istantanea di esse. […] Il ruolo dell’immagine è fortemente ambiguo. Perché nell’atto stesso in cui lo esalta, prende l’evento in ostaggio. L’immagine gioca come moltiplicazione all’infinito e, simultaneamente, come diversione e neutralizzazione… L’immagine consuma l’evento, nel senso che lo assorbe e lo dà a consumare.>>

Delegare l’interpretazione della realtà all’immagine significa deresponsabilizzare il pensiero: <<Che ne è allora dell’evento reale, se dappertutto l’immagine, la finzione, il virtuale entrano per perfusione nella realtà? […] Ma la realtà supera veramente la finzione? Se sembra farIo, è perché ne ha assorbito l’energia, di­venendo essa stessa finzione. Si potreb­be quasi dire che la realtà sia gelosa della finzione, che il reale sia geloso dell’im­magine… È una specie di duello tra loro, a chi sarà il più inimmaginabile. […] Perché la realtà è un principio, ed è questo principio che è andato perduto. Realtà e finzione sono inestricabili e il fa­scino dell’attentato è innanzitutto quel­lo dell’immagine. […] In questo caso, quindi, il reale si ag­giunge all’immagine come un premio di terrore, come un brivido in più. […] Questa violenza terroristica non è “reale”. È qualcosa di peggio, in un certo senso: è simbolica. La violenza in sé può essere perfettamente banale e inoffensiva. Solo la vio­lenza simbolica è generatrice di singola­rità. […] Lo spettacolo del terrorismo impone il terrorismo dello spettacolo. E contro questa fascinazione immorale l’ordine politico non può nulla.>> (pag. 36/40)

Eppure l’immagine non è la realtà: ne rappresenta solo il riverbero, l’eco. L’immagine è la traccia più affidabile della realtà, la più vicina, a volte l’unica a disposizione di chi si occupa di memoria e di ricerca della verità, ma è pur sempre un artificio, un’adulterazione della stessa. In base alle immagini separiamo il Bene dal Male, scegliamo da che parte stare, decidiamo contro chi combattere, ma questo non significa che possediamo la verità. E soprattutto: il terrorismo è sempre il risultato di un’azione contro il sistema o è un evento usato dallo stesso sistema per deviare e controllare l’opinione pubblica?

L’attentatore (o gli attentatori) di Brindisi realizza un meccanismo sofisticato per causare dolore e morte, e trascura la presenza di telecamere in grado di identificarlo. Si parla, spesso a sproposito, di “Grande Fratello” e di “deriva orwelliana” ovvero di un abuso della presenza tecnologica capace di effettuare un controllo asfissiante sui membri della società. Quando, in seguito, ci accorgiamo che quella stessa tecnologia può rappresentare un valido aiuto per la giustizia o addirittura un mezzo per salvare le nostre vite, dimentichiamo gli abusi, le proiezioni distopiche, le prepotenze del sistema, le visioni fantascientifiche. Forse il problema non è il controllo in quanto tale, che può risultare paradossalmente ‘utile’: la vera deriva orwelliana è contenuta nell’interpretazione delle immagini affidata ai gestori del sistema, nella loro capacità di disinnescare la realtà e di potenziare l’impatto di determinati atti terroristici per finalità che ignoriamo: <<… Qualsiasi violenza sarebbe loro perdonata se non fosse ripresa e amplifi­cata dai media (“il terrorismo non sareb­be nulla senza i media”). Ma tutto questo è illusorio. Non esiste uso buono dei media, i media fanno parte dell’evento, fanno parte del terrore, e giocano in un senso o nell’altro.>> (pag. 40-41)

Che cos’è l’antiberlusconismo?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2011 by Michele Nigro

“NON TEMO BERLUSCONI IN SE’, TEMO BERLUSCONI IN ME”

(Giorgio Gaber)

Ieri mattina mentre bevevo un caffé con un amico iraniano in un bar del centro, discorrendo dei soddisfacenti risultati referendari del 12 e 13 Giugno, ho finalmente esternato una serie di domande che circolavano da un bel po’ di tempo tra i miei pochi neuroni ancora funzionanti, cercando il momento giusto per venire fuori.

Perché durante questi ultimi diciassette anni non ho sentito l’esigenza di un risveglio politico? Perché, nonostante le varie delusioni incassate in qualità di elettore di sinistra, non ho mai ‘perso la testa’ votando l’alternativa ‘per vendetta’ o ‘per provare’ (come disse Iva Zanicchi nel ’94: “Proviamolo!” – riferendosi a Berlusconi come se si fosse trattato di un paio di jeans o di una marca di preservativi)? Perché mi sento, durante questa primavera della politica italiana (qualcuno addirittura già parla di ‘terza repubblica’ anticipando i risultati delle prossime elezioni politiche – 2012? – e utilizzando la vittoria conquistata alle recenti amministrative e ai referendum), come un immobile osservatore esterno che registra le passioni e gli spostamenti dei propri connazionali? Perché non ho subito nemmeno per un decimo di secondo, anche se sono solo un semplice e anonimo elettore senza tessera di partito, la tentazione di abbandonarmi a un proficuo ‘processo di scilipotizzazione’? Perché la mia storia di elettore non è fatta di ‘ritorni’ e soprattutto di fughe? Perché mi sento fortunato nel mio immobilismo elettorale anche se sono consapevole del fatto che il berlusconismo rappresenta ancora una ‘minaccia’ socio-politica e culturale e che lo sarà anche dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi? E che non è certamente con il ‘posizionamento’ che si combatte il berlusconismo? Perché provo compassione per chi vota PdL o Lega e perché mi sento spinto a compiere una mission culturale nei loro confronti? Perché sento di dover sposare totalmente la tesi di Curzio Maltese quando nel suo libro “La bolla” afferma: “Non ci sarebbe stato un Berlusconi […] Senza tante brave donne che si trasformano in insopportabili matrigne subito dopo la gravidanza, contribuendo a tramandare di generazione in generazione il germe di un fascismo eterno.”? Perché in tutti questi anni, nonostante le illuminanti e necessarie trasmissioni di approfondimento politico come “Annozero”, “Ballarò” e simili, ho sempre percepito autonomamente la presenza o l’assenza della verità? Perché ho avvertito l’alterazione dei fatti? Perché mi sento un privilegiato e non uno che sta all’opposizione? Perché su di me l’anestetico non ha funzionato?

Le risposte a questo lungo e noioso elenco di domande potrebbero essere molteplici e variegate, come le seguenti: perché sono congenitamente fazioso; perché non capisco niente di politica; perché non ho interessi personali legati a certi politici; perché ho una visione intellettualistica della politica; perché sono troppo pigro per cambiare; perché la mia cultura e la mia intelligenza (notare il tono ironico!) non mi permettono di subire alcun tipo di ‘lavaggio del cervello’; perché sono “fuori dal tunnel” del divertimento e quindi non sono influenzabile; perché ho imparato a non aver bisogno delle cose inutili di cui hanno bisogno gli altri; perché vivo al Sud e quindi non ho subito il fascino della Lega Nord che a volte assume degli atteggiamenti rivoluzionari da partito di sinistra; perché posseggo gli ‘strumenti’ necessari per capire; perché non voglio una politica che parla alla mia pancia; perché conosco alcuni meccanismi del linguaggio e so decifrare istintivamente i segni della propaganda dietro i quali si nascondono le menzogne; perché la mia coerenza rasenta l’autismo; perché mi illudo di non aver bisogno di un risveglio ma in realtà dovrei anch’io rivedere i miei presunti valori politici…

La madre di tutte queste risposte è in realtà rappresentata dall’unica risposta che si può dare alla domanda delle domande: CHE COS’E’ L’ANTIBERLUSCONISMO?

Per lo zoccolo duro (un po’ meno duro dopo i referendum) del cosiddetto “Partito dell’Amore”, ‘antiberlusconismo’ è sinonimo di ‘dispetto’, ‘cattiveria’, ‘invidia’, ‘eversione’, ‘comunismo’, ‘persecuzione’… Io posso solo dire che l’antiberlusconismo è una cosa seria che trascende la politica: è uno stile di vita che va oltre il numero di voti, oltre la ricchezza dell’imprenditore Silvio Berlusconi, oltre i programmi di partito, addirittura oltre l’opposizione. E’ una filosofia dell’esistenza che affonda le proprie radici in valori inattaccabili dalla propaganda e dal populismo demagogico e quindi inintercettabili: essa si nutre di letture importanti, di confronti storici, di differenze e di trasversalità, di passione per le analogie, di vita vissuta e non di sondaggi, di esercizi distopici offerti dalla narrativa fantascientifica, di verità riscoperte durante la salutare pratica della ‘disappartenenza’, di individualismo intellettualistico, di una criticità data per dispersa, di un satirico snobismo antropologico, di severe ma obiettive critiche sociali, di verifica della notizia, di un riscoperto classismo che fa diventare l’essere umano ‘non omologabile’…

Tutte cose che Silvio Berlusconi non potrà mai capire. Cose che, per essere conquistate, esigono sforzo, sacrificio, follia mista a umiltà, autocritica e disprezzo per se stessi, confronto e una buona dose di solitudine corroborante da assumere prima della piazza. Antiberlusconismo significa ‘farsi un accurato esame di coscienza’.

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