Archivio per nucleare

Piombo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2017 by Michele Nigro

Ricordi? La tivvù passava

Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot

esplosioni nucleari aliene

in un Giappone già sconfitto.

Alle scuole medie

disegnavo rifugi

antiatomici colorati e minuziosi

con tutto quel piombo

che dava speranza

al futuro dell’umanità e ai miei

acerbi spermatozoi.

 

Poi i potenti rinsavirono

fu un vortice di firme, strette di mano

crolli, trattati di pace

ipocriti disarmi senza equilibrio.

Crisi d’identità

da oriente a occidente,

cani affamati senza museruola e padroni

abbaiavano nelle notti di provincia.

 

Dove saranno

in quale scatola degli anni ottanta

i miei progetti, odor di matita e gomma

per esorcizzare la paura del caldo nulla

e della morte da poco conosciuta?

I Ragazzi di via Panisperna

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2017 by Michele Nigro

versione pdf: I Ragazzi di via Panisperna

Film lunghissimo, mai noioso. Nell’incipit viene descritto lo “scherzo” in stile futurista da parte di un gruppo di studenti di Fisica ai danni del “vecchio” Guglielmo Marconi, visto ormai come la personificazione di una forma di “passatismo scientifico” che non lascia spazio alle nuove scienze, alle nuove idee appena sognate e non ancora dimostrate, ai suoi giovani e scalpitanti protagonisti. Siamo in piena era fascista, il sapere e le scoperte scientifiche devono assecondare i sogni di gloria dell’uomo solo al comando e del suo impero, non c’è spazio per le farneticazioni teoriche. Eppure, invece di essere puniti dal preside Corbino, gli irriverenti goliardi vengono incoraggiati a proseguire sulla nuova strada e coordinati nelle ricerche dal professore Enrico Fermi firmeranno importanti scoperte nel campo della fisica nucleare. Accanto a Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi, si distingue per genialità e sensibilità (scambiata dalla maggior parte dei conoscenti per fragilità) la figura “misteriosa e unica” di Ettore Majorana. Due tipologie umane, due caratteri scientifici, due linee parallele che, contrariamente a quanto stabilito dall’assioma geometrico, s’incontrano spesso per poi separarsi, ma è un avvicinarsi asintotico: Majorana, pur contribuendo alle scoperte e spesso anticipandole senza tuttavia renderle pubbliche, non si integrerà mai del tutto all’entusiasmo scientifico del gruppo, ne resterà sempre ai margini.

Dal film, che segue giustamente la trama storica dei traguardi scientifici caratterizzanti un’epoca gloriosa della ricerca scientifica italiana (passando dalla radio di Marconi alla radioattività di Fermi!), emerge soprattutto la particolarità psicologica di Ettore Majorana, e non solo per il misterioso epilogo della sua storia personale quanto piuttosto perché rappresentò uno scomodo “mezzo di contrasto” scientifico e di pensiero non solo all’interno del gruppo di scienziati di via Panisperna ma anche nei confronti di un intero periodo storico delicato.

Nel film di Gianni Amelio bene è evidenziato il disagio esistenziale di Majorana che convive e spesso si scontra con il pragmatismo di Fermi e gli altri ricercatori: ma non si tratta di un disagio invalidante, anzi; l’essere un tipo silenzioso, la voglia di solitudine, le oscillazioni caratteriali, il suo schermirsi dai sentimenti, distraggono l’interlocutore dal suo essere invece un intelligente anticipatore. Un’anticipazione che non si manifesta solo attraverso una straordinaria velocità di calcolo matematico ma anche per mezzo di una visione del mondo che lo rende inevitabilmente un emarginato. Un'”emarginazione geniale” che, nonostante tutto, lo condurrà in Germania al fianco di Heisenberg… Il suo essere un critico anticipatore ebbe per alcuni il sapore dello sberleffo: i traguardi di Fermi e dei ragazzi di via Panisperna – la scoperta sbandierata degli elementi Ausonio ed Esperio, fin dalla scelta dei nomi, denunciava un’autoreferenzialità tipica del regime fascista e un entusiasmo scientista non supportato da una visione d’insieme lungimirante – furono in un certo qual modo tenuti a debita distanza dallo stesso Majorana, forse perché lo scienziato siciliano aveva già preconizzato il loro maldestro utilizzo per scopi bellici (come a breve distanza di tempo sarebbe avvenuto!).

Se fossero stati gli americani a realizzare il film, sicuramente avrebbero aggiunto qualche effetto speciale mirabolante per meglio sottolineare gli argomenti di fisica atomica: invece vi è una scena importante, nella sua estrema semplicità, che vale l’intera pellicola anche senza il supporto di effetti; quella in cui un Majorana sconvolto e paranoico spiega a uno studente impaurito, sorpreso a mettere ordine nell’aula del dipartimento di Fisica, che nel nucleo non vi sono protoni ed elettroni – come affermato dallo stesso Fermi – bensì protoni e delle non ancora definite “particelle fantasma” (ovvero i “protoni neutri”)… E poi, mostrando allo studente la punta di una matita, afferma che se la punta è il nucleo dell’atomo, bisogna immaginarsi l’intera aula occupata dagli elettroni orbitanti e non più relegati all’interno del nucleo. Le capacità visionarie di Majorana, corroborate dal calcolo matematico, sembrerebbero non voler contribuire al successo di Fermi ma sono volutamente tenute a freno: più volte nel film il personaggio di Ettore Majorana dà fuoco ai propri preziosi appunti contenenti formule matematiche in grado di dimostrare in anticipo teorie fisiche importanti a cui i suoi amici di via Panisperna giungeranno col solito distacco temporale; come a voler tacere pur sapendo, per paura di dare forma concreta alla propria consapevolezza matematica.

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Da Fukushima a Godzilla, passando per l’oceano…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 4 aprile 2011 by Michele Nigro

A volte certi filmetti all’apparenza grossolani e fantascientificamente ridicoli, come nel caso del lungometraggio dedicato al dinosauro atomico Godzilla del regista giapponese Ishirô Honda (anno 1954), contengono, a ben vedere, messaggi drammatici, attuali e scientificamente plausibili. Questo cult movie non possiede il merito di aver dato vita al cosiddetto ‘cinema dei mostri’: già in passato l’industria cinematografica aveva puntato i riflettori su altri tipi di mostri. Basti pensare al King Kong del 1933, con la sola fondamentale differenza che mentre il ‘gorillone’ di Cooper e Schoedsack è l’esponente di un ecosistema cronologicamente e geograficamente isolato, quindi rappresenta il ‘prodotto naturale’ di un ramo deviato (e dimenticato) dell’evoluzione, il ‘dinosauro atomico’ di Honda è il risultato aberrante dell’azione scellerata dell’uomo sulla natura; la ‘risposta’ geneticamente modificata data all’uomo che ‘gioca’ con gli atomi. Impossibile non collegare la traumatica esperienza nucleare giapponese di Hiroshima e Nagasaki, verso la fine del secondo conflitto mondiale, e le esplosioni nucleari sperimentali di U.S.A. e U.R.S.S. negli anni ’50 e ’60, alla fantasiosa nascita del mostro Godzilla. Il ‘mostro‘ è la stupefacente rappresentazione materiale, terribile, ‘esteriorizzata’ e a volte profetizzata, della superbia umana. Si ha paura del mostro e si combatte il mostro, ma in realtà abbiamo paura della nostra mostruosità e combattiamo i nostri errori. La fantascienza e il cinema a essa collegato, anche se nel caso di Godzilla sarebbe intellettualmente onesto parlare di science fantasy e non di science fiction vera e propria, ci aiutano a riflettere sulle future conseguenze di uno scientismo tecnologico senza limiti che agisce nel presente, il nostro presente: si ‘gioca’ con il futuribile per criticare l’oggi, per analizzare le scelte socio-politiche e scientifiche attuali. Il personaggio di Godzilla nasce per ‘denunciare’, anche se non direttamente ma in maniera abbastanza evidente, l’inconsulta sperimentazione nucleare del secondo dopoguerra da parte delle superpotenze; ed è un essere mostruoso che alla fine ritorna sulla terra ferma per presentare un conto salato al suo inconsapevole creatore: l’uomo tecnologico.

Ora il popolo giapponese e il governo dell’imperatore Akihito sono costretti a rivolgere l’implicita critica contenuta nella storia fantastica di Godzilla anche verso se stessi: è vero che l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima è una conseguenza del terremoto e dello tsunami, ma la vicenda drammatica di questi giorni ci obbliga, e obbliga il Giappone, a una ulteriore seria riflessione sull’utilizzo dell’energia nucleare.

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Le dita di Dio

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 31 gennaio 2011 by Michele Nigro

<<… “Ma quale è stata, o quale è, la loro funzione in questo luogo? Sul pianeta Terra?” – domandò a se stesso Muhammed mentre osservava nel metallo perfettamente lucido il suo volto riflesso e perplesso. – “Erano le colonne, forse, la porta d’ingresso di un sotterraneo regno abitato dai giganti? I filistei e i giganti appartenevano alla stessa popolazione, come è riportato nella Bibbia, o fu solo un’alleanza stipulata tra i nemici di Israele e questi esseri mostruosi venuti su dalle viscere della terra? Davide e gli israeliti erano scesi giù in battaglia per difendersi dai filistei o, al contrario, per conquistare il regno dei giganti? E perché?” – E facendo sfociare il fiume della fantasia nel mare delle più scalpitanti ipotesi fantascientifiche –  “I giganti, come Golia, da dove provenivano? Erano i custodi delle colonne e del loro segreto? Erano forse l’aberrante risultato di un’antica unione genetica tra i filistei e altri esseri provenienti da lontani mondi? Questi esseri non umani furono i costruttori di ciò che sto toccando? Le quattro colonne erano l’ingresso di qualcosa o più esoticamente rappresentavano il punto di trasmissione, come se fossero delle enormi antenne, verso il pianeta di origine delle creature gigantesche? Il quadrato disegnato dalle quattro colonne era il punto di atterraggio per mezzi extraterrestri? Gli israeliti cosa sapevano di tutto ciò? Qual è la vera ragione delle persecuzioni, perpetrate nei secoli, nei confronti degli ebrei?”

Lui che era musulmano l’avrebbe dovuto già sapere, ma le spiegazioni avanzate dalla storia ufficiale e dal suo credo religioso gli risultavano inspiegabilmente insufficienti.

“Lo scontro tra Davide e Golia è avvenuto all’interno del quadrato? L’energia delle colonne, dotata di facoltà senzienti, aveva forse “permesso” un combattimento solo tra due rappresentanti scelti: un israelita e un extraterrestre? L’imprevedibile vittoria di Davide aveva interrotto il dominio dei giganti sulla terra causando il ritiro degli extraterrestri nel loro mondo? La Bibbia è stato il primo grande esempio di omissis nella storia del sapere umano? Gli ebrei di Davide avevano visto le colonne? Ne conoscevano il segreto? La forza?”…>>

(tratto da Le dita di Dio)

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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