Archivio per omicidio

Spade cilene

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 ottobre 2017 by Michele Nigro

a Pablo Neruda

Cadono le parole

ingiallite come foglie

su carte d’erba,

sotto i colpi di autunni

dittatori, scrivono pagine

a un canto generale.

Non fu vano

il loro stare al cielo

a raccogliere luce

per l’eterno dire.

 

Non restarono mute

le foglie cadute

di Neruda assassinato,

come le spade taglienti

di un poeta fuggitivo

brillavano pericolose

nella vigliacca notte

della libertà.

Annunci

Pink

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pink

“Tutti i dittatori sono sentimentali.”

Il’ja Grigor’evič Ėrenburg

  

La cosa che temeva di più, col passare del tempo, era di perdere la forza benefattrice derivante dall’amore vissuto, ricevuto e donato; una forza che aveva portato nel mondo con orgoglio e sicurezza d’animo, così come si porta in giro un regalo dall’effetto rigenerante per condividerlo con tutti. Il più bel regalo che la vita gli avesse fatto. Temeva di sprofondare nuovamente nella corrosiva ma appagante cattiveria appresa dai suoi simili e da se stesso, come autodidatta, durante gli anni senza lei. Precedenti alla sua cura.

“Solo ora mi accorgo della differenza, mi ricordo di com’era la mia vita prima dell’unicità di quell’amore. Ho toccato la grazia e ora so che senza amore la vita non vale la pena di essere vissuta” aveva affermato mesi prima, in tempi non sospetti, quando la sua chioma era lunga e folta, come la barba. Ma prima di riconquistare, chissà, un giorno, quello stato di grazia, avrebbe catturato e torturato qualche anima innocente. Forse alcuni milioni di anime senza colpa. Per riequilibrare il karma. “In fondo sono contento di essere libero e solitario. Assaporo il dolore agrodolce di una storia sospesa, come si sospendono le date di un tour perché l’artista è indisposto. Come il dolce malessere dopo un addio!

Jazz, aria condizionata, gelato nel congelatore, siringhe da fare nei glutei dei vicini di casa, quelli un po’ vegliardi e malaticci, per mantenere in piedi una reputazione da bravo ragazzo attempato. Fisioterapia a domicilio invece del mare, la sequenza delle medicine da prendere, stampata e appesa al frigo che fa troppo ghiaccio, qualche piccola sagra nei dintorni, magari una capatina nel buen retiro di sempre. Questa la prospettiva di un serial killer in fieri?

Chi sarebbe stata la prima vittima? Ce ne sarebbe stata solo una all’inizio? O avrebbe organizzato la marcia su Morte in compagnia di una folla immensa? Conosceva già la risposta: quella mattina aveva rasato con estrema cura le sue inutili sopracciglia. Accorciato i capelli, rasato la barba. Era pronto ad annullarsi nella battaglia finale. Unica soluzione al dolore.

“Il lusso della scelta, paradossalmente, deriva proprio da quel benessere alla cui realizzazione hanno contribuito anche i vaccini e l’alimentazione carnea!” controbatteva in tv uno degli ultimi opinionisti sani di mente. Forse avrebbe cominciato proprio da un vegano o da un no vax del cazzo: uno di quelli che vota partiti di sinistra farlocchi, che legge l’Unità perché è trendy ed esce in strada con i risvoltini per andare a prendere la ragazza. Ingrati e capricciosi figli di puttana!

Continua a leggere

Blog Fiction

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 marzo 2015 by Michele Nigro

blog fiction

Raptus

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 13 febbraio 2014 by Michele Nigro

apocalypsenow3010

La preda giuggioleggiava sul da farsi, in attesa di consensi, di via libera popolari, applausi familiari e concedendosi caute pianificazioni sotto il sole di quella splendida mattinata. Fu in quel preciso istante che il cacciatore ebbe l’idea, insana per molti ma gloriosa dal suo punto di vista, di piantargli, dopo avere arpionato il collo del prescelto con un braccio, l’intera lama del pugnale in un fianco. Trasformando il sorriso derivante dalla presunta immortalità in uno sconosciuto ma veritiero ghigno di stupore. È strano come la gente rinsavisca solo dinanzi alla fine e non prima.

Era tutta una novità, anche per lui. Nonostante il colpo vibrato con una maestria innata, scritta nel suo dna, e mai sperimentata. Ricevette finalmente l’attenzione da parte dell’inconsapevole vittima: breve ma intensa. Poi questa morì ai suoi piedi senza emettere alcun suono.

Dunque erano quelli il potere perfetto, la sfida alla logica e al buonsenso, il ribaltamento cruento dello schema, lo svezzamento dalla compassione? Niente più sterili confronti, tavoli politicamente corretti, indecisioni offensive e maschere diplomatiche: l’esistenza reale e urgente bussava insistente alla porta del suo sonno coscienzioso. D’ora in poi si sarebbe imposto senza chiedere il permesso in maniera plateale; senza pubbliche umiliazioni. Solo un rispetto privato: un segreto tra lui e le sue vittime. L’educazione che si lasciava dietro l’aveva confinato a terra per tanti, troppi anni, nel fango delle facili etichette e delle insinuazioni, dei “potrei” e dei “farò”, degli ingoi velenosi e dei silenzi. Avrebbe preso la vita di chiunque lasciandosi guidare dall’estro di un’arte riscoperta. E quel raptus mattutino rappresentava l’alba della sua nuova ricerca. 

Whisky e cemento

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 5 novembre 2012 by Michele Nigro

Ne vale proprio la pena?

– Il Crucco non è contento del mio lavoro? Il tizio avrebbe dovuto dire “del tuo non lavoro” – pensava Nebbia tra il sarcasmo della propria incoscienza e una nuova specie di brivido mai provata prima.

– Già. Proprio così. Non riesce a spiegarsi come può un essere spietato e dedito al proprio lavoro come te, aver accumulato un simile ritardo sul ruolino di marcia delle sentenze capitali decise insieme ai nostri amici di Berlino… Capìsc’? – s’era lamentato un attimo prima il più silenzioso degli scagnozzi, uscito momentaneamente dal mutismo.

Poi l’eloquente della coppia di bravi, dopo aver sorseggiato il suo doppio whisky liscio, aggiunse riconquistando il proprio ruolo di portavoce ufficiale e mentendo: – Il capo ha mandato noi due perché siamo, beh, ecco, come posso dire, i più sensibili e ragionevoli della comitiva e non amiamo il sangue. – E dopo aver messo da parte un tono materno che non gli si addiceva, proseguendo con ironia – Un uccellino ci ha detto che quella ragazza ha conquistato il tuo cuore e che… – scoppiando in una risata strana e breve – … addirittura ci sarebbe del tenero tra di voi! – Continuò a ridere in modo grottesco e più a lungo mentre il compagno, impassibile, non levava gli occhi dal collo di Nebbia, forse immaginando la migliore tecnica di strangolamento da attuare in quel caso o il taglio più preciso della giugulare usando il bordo affilato della scheda telefonica Intercom.

– Sai, è Natale: il Crucco vorrebbe darti un’altra possibilità… – riprese lo smilzo linguacciuto, mentre giocherellava davanti al viso di Nebbia con uno stuzzicadenti spezzato a metà.

– … e io non la voglio! Un’altra possibilità… – replicò freddamente il killer disobbediente, sapendo di non poter più tornare indietro.

I due eleganti tirapiedi si guardarono in faccia esterrefatti, preannusando l’odore di cemento fresco in cui avrebbero inumato, di lì a poche ore, il corpo del giovane drogato che aveva scelto, evidentemente, la strada di un atroce e mortale prepensionamento firmato dall’ufficio personale della TecnoMafia.

– Non credo alle mie orecchie! – disse il tipo rivolgendosi al silenzioso armadio che aveva al suo fianco, senza sperare di ricevere risposta.

– Credici pure! – ribattè Nebbia.

– Dimmi solo una cosa… fesso! – ritornando serio.

– Spara!

– Ne vale proprio la pena morire per quella puttanella?

Luc Besson

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2012 by Michele Nigro

È Natale

Mentre lavoravano di gran lena sui cadaveri dei due ex bravi cercando di far sparire accuratamente, con qualche colpo di raggio laser aggiuntivo, le prove più dure del duplice omicidio tipo cerniere lampo, gemelli in pietra, ossa lunghe e otturazioni dentali, Nebbia non poté fare a meno di appuntare mentalmente un nuovo nome nella sua personale lista nera: quello del pusher. Era certo. Non avrebbe mai più rifilato roba scaduta in giro.

Tuttavia non trattenne un sorrisetto, subito intercettato da Schiuma: – Che c’avrai da ridere? – gli domandò nervoso, proferendo le sue prime parole dopo il fattaccio serale che l’aveva ammutolito, costringendolo a un macabro fuoriprogramma nel sotterraneo del Roxy.

– Niente, Schiù! Pensavo che tutto sommato m’è andata di lusso stasera.

– Mi fa piacere che tu riesca a essere ottimista in mezzo a questo schifo. – rispose Schiuma mentre termizzava* con precisione certosina il ponte dentale dello scagnozzo grasso e muto, e cercando in giro con lo sguardo altri pezzettini ostinati da disintegrare.

– Immagina se avessi beccato una dose di neurammina-inversa. Altro che effetto ritardato…

Schiuma fece una pausa e ricostruendo con la sua lenta immaginazione il possibile e tragicomico scenario appena prospettatogli da Nebbia, non poté fare a meno di offrire finalmente al suo socio un tanto atteso sorriso di ilare complicità.

– Sai che casino? – continuò Nebbia – A quest’ora la Rossa sarebbe cotta a puntino come uno sformato di patate e io starei flirtando con gli scagnozzi, di sopra, seduto a un tavolo con davanti una doppio malto e sfoggiando un sorriso a trentadue denti…

– Che schifo! – sentenziò Schiuma.

– Puoi dirlo forte! – incalzò l’altro sospirando.

Fuori, intanto, la santa notte della vigilia di Natale offriva al mondo credente e in fedele attesa per l’ennesima volta le sue temperature rigide e qualche timido fiocco di neve sfuggito chissà a quale cima montagnosa già innevata e spazzata dal forte vento di un incasinato dicembre fatto di errati omicidi e droghe fallaci.

Tra un lampo termico e l’altro, la mezzanotte era già scoccata.

Nebbia si fermò un istante, lesse le lancette del suo orologio e forse sempre a causa dei postumi chimici causati dalla schifezza con cui s’era punto, si lasciò sfuggire tra la sua incredulità e quella del compagno di merende:

– Buon Natale Schiuma!

– Nebbia!

– Sì, Schiù?

– Ma vaffanculo!

* termizzare: in questo contesto, verbo utilizzato per indicare la disintegrazione di un tessuto organico o di un materiale inorganico ad opera di una pistola laser.

Natale criminale

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2012 by Michele Nigro

24 dicembre

“Che magica notte del cazzo!” – pensava Nebbia.

“Non dovevo accettarlo… accettarlo… non dovevo… non… accettarlo… dovevo… perché… perché… ho accettato questo incarico maledetto?” – biascicava ad alta voce, come se viaggiasse in compagnia, durante il tragitto in auto da casa fino al parcheggio davanti al Roxy, mentre la cenere della sigaretta che aveva in bocca gli cadeva tra le cosce, sporcando il sedile. Ormai era completamente andato.

Aveva bisogno di soldi, è vero; le crisi d’astinenza da neurammina sono indescrivibili: fuori potresti sembrare tutto carino, pulito e rilassato; dentro, invece, i tuoi neuroni sembrano dei deflettori malfunzionanti dopo un temporale. Quando sei in crisi non riesci a distinguere tua madre da un quarto di bovino appeso. Ma la Rossa… la Rossa, no. Non poteva.

“Che mi scoppi pure il cervello; chi se ne fotte? La Rossa non la tocco!”

Schiuma era stato tassativo: “La tizia deve scomparire… sennò Babbo Natale non arriva e puoi dire addio ai tuoi 10.000 eurocrediti!” Stavolta la ricompensa era più elevata: si trattava di una faccenda grossa. E lo era. Pur essendo ricchi, i nuovi “datori di lavoro” di Nebbia non avevano certo bisogno di un lavoretto civile e delicato da avvocati con la borsa in pelle e il dopobarba costoso comprato da Hemmond’s. Nell’ambiente, nonostante il suo viziaccio con la neurammina, Nebbia godeva ancora di una certa credibilità professionale; non per gioco lo chiamavano “stermina e pulisci”… Altro che gli eliminatori dei vecchi film di Luc Besson. Ma la Rossa, Cristo!

“Perché hai dovuto rubare quel cavolo di programma alla FutureProg? Perché proprio a loro? Non lo sai che quella società è legata alla TecnoMafia berlinese come una slitta a una muta di cani?” – queste domande le avrebbe dovute fare direttamente alla Rossa quando era a portata di labbra, prima, lassù, nella stanza. Non ora, mentre si apprestava a incontrare il proprio destino.

Aprì la porta del Roxy e Schiuma dal bancone, mentre con una spatola toglieva se stesso, cioè della schiuma, dal bordo superiore di un boccale di birra appena riempito, lanciò a Nebbia uno sguardo talmente affilato che al confronto cadere in una vasca piena di lamette sarebbe stato come rotolarsi in un prato fiorito. La Rossa, evidentemente, era passata di lì per bere qualcosa. Ancora viva. Fottutamente, fastidiosamente e inesorabilmente viva.

Seduti a un tavolo, con ancora i cappotti addosso e le facce gialle, due scagnozzi della FutureProg.

Se fosse stato credente il killer più quotato del Roxy avrebbe cominciato a pregare.

Waterboarding

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 30 ottobre 2012 by Michele Nigro

Chiuso per sempre

L’insolito buio offerto dalla chiusura settimanale del Roxy era interrotto, non molto lontano, dall’unico lampione del parcheggio e dal suo cono luminoso intermittente, sintomo di una lampadina destinata a cedere da un momento all’altro. Sotto le finestre chiuse dello storico locale, un gatto randagio geneticamente modificato emetteva miagolii metallici attendendo rifiuti inorganici e residui di cibi precotti, microondati, predigeriti e poi vomitati sul pavimento dei cessi del Roxy dai vari beoni di turno, satolli come maiali. Leccornie che, da quella notte in poi, non sarebbero più arrivate nella ciotola del felino di strada.

A contrastare i sinistri miagolii solitari della creaturina pelosa, dall’interno del locale buio, un monologo artificiale a volume sostenuto proveniva dalla radio di solito utilizzata da Schiuma mentre preparava i tavoli prima dell’apertura o per intrattenere qualche cliente ancora attaccato all’ultima birra e ai mille pensieri di una vita dura da digerire. Se un abituè del Roxy si fosse trovato a passare di lì, per caso, a quell’ora, avrebbe sicuramente pensato che il vecchio Schiuma, dando una dimostrazione presenile di rincoglionimento acuto da bancone, s’era semplicemente scordato la radio accesa uscendo dal locale.

<<… per il commento dei risultati riguardanti le elezioni di fine anno, colleghiamoci con il nostro inviato dalla Sala Dati del MinGestMa*: “… ennesima vittoria schiacciante del Partito Tecno Industriale… ‘Ci aspettano quattro anni di duro lavoro…’ – ha dichiarato il leader maximo della coalizione Centro-Superiore del Parlamento Verticale delle Terre Contaminate durante la conferenza a banda larga di oggi pomeriggio – ‘… ci aspetta una legislatura all’insegna della programmazione alimentare e della coercizione neonatale…’  Più figli obbligatori per tutti, insomma!…”>>

Così sbraitava con una finta enfasi il giornalista a ore dell’Agenzia dell’Informazione Pubblica dall’inascoltata radio del Roxy, mentre una leggera pioggerellina appena iniziata metteva in fuga il gatto ormai stanco di aspettare il puntuale cibo notturno. I gatti, anche quelli geneticamente modificati, odiano l’acqua.

<<… risolveremo entro sessanta giorni il problema delle scorie radioattive dei satelliti militari precipitati durante questi ultimi mesi sulle nostre terre…>>

Continuava così, ora, la voce registrata dell’invecchiato leader che si apprestava indisturbato a governare, per la quinta volta e senza validi oppositori, un Paese di inoccupati mentali farmaco-dipendenti e affetti dalle più atroci aberrazioni cromosomiche: malattie che erano state, negli anni passati, fonti di ricchezza per le case farmaceutiche create e dirette da quello stesso leader appena rieletto e prigioniero felice del suo doppiopetto color argento e della sua faccia di plastica.

Sul bancone del Roxy un corpo esanime e supino, avvolto dal buio, riceveva la luce ritmica del lampione esterno malfunzionante. I polsi di Schiuma erano stati legati con del nastro da imballaggio agli spillatori di birra del bancone. Da uno di questi partiva un tubo di gomma che terminava direttamente nella faringe traumatizzata del povero gestore. Il suo ventre gonfio, più gonfio del solito, denunciava un’indesiderata sbronza architettata da chi non voleva certamente trascorrere qualche ora in allegria con un amico di vecchia data, così, giusto per fare due chiacchiere davanti a una birra. Una serata voluta da amici insistenti fautori di un metodo di tortura birroso e tremendo, ideato per strappare notizie e vite.

Il luppolo usato al posto della macchina della verità. Un waterboarding con la birra, finito male: i professionisti del Crucco – gli angeli della morte – si erano lasciati prendere la mano, passando dalla simulazione di annegamento all’insufflazione birrosa dello stomaco del torturato.

Schiuma non aveva cantato, ed era stato ucciso durante il giorno di chiusura settimanale del suo amato Roxy, mentre ripuliva il locale e sistemava le derrate alimentari per le serate successive. Una morte consona al suo lavoro e al suo stile di vita: affogato nella sua birra. Forse, rivedendosi dall’alto, dal bancone del paradiso, aveva trovato persino divertente e originale la sua morte.

Degli “intubatori notturni” non c’era nessuna traccia… ormai, da ore. Testimoni oculari? Sì, forse uno: il gatto. Ma i gatti, si sa, sono testimoni inaffidabili, pensano solo a mangiare e badano ai fatti propri.

<<… volete sentire una nuova barzelletta?>>

La radio, imperterrita, continuava a tener compagnia al corpo senza vita del povero Schiuma riproponendo la voce del vecchio leader.

* Ministero Gestione Masse

E’ online “MICROPULP” di Giugno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 giugno 2011 by Michele Nigro

L’avventura di “Micropulp” continua alla grande ed esce così il tanto atteso n.2 della fanzine/e-book ideata e curata da Vincenzo Barone Lumaga che scrive in una e-mail agli Autori: “… Devo dire di essere molto orgoglioso di questo secondo numero. […] mi sembra che […] abbia una maggiore omogeneità di fondo. Inoltre la qualità dei racconti secondo me è ottima…”

Ho contribuito a questo numero di Giugno con un mio ‘vecchio’ racconto – “Il missionario” – che, se confrontato con gli altri finora pubblicati anche più di una volta su diverse testate, ha vissuto in fin dei conti una vita in sordina: credo che abbia fatto una sola ‘comparsata’ nella rivista “Nugae” alcuni anni fa. Non ricordo altre pubblicazioni. Sono contento pertanto che il direttore di “Micropulp” abbia scelto, tra i racconti inviati dal sottoscritto in redazione, proprio questo: ciò mi ha stimolato a fare una revisione su un ‘prodotto’ che ormai consideravo ‘scaduto’, al di là del tema portante attuale e ‘scottante’. Sono soddisfatto anche se il processo di revisione di un racconto (come di un saggio, di una poesia…) non ha mai fine e chissà quante incongruenze e quanti errori lessicali verranno fuori in futuro dopo un’ulteriore lettura. L’occhio esterno di Vincenzo Barone Lumaga ha sicuramente contribuito a ‘ripulire’ il racconto da refusi che avrei continuato ad accettare a causa di una certa ‘assuefazione’ che colpisce chi scrive (gli addetti ai lavori lo sanno) nonostante la decantazione scritturale durata anni.

“Il missionario” è un racconto, forse noir, scritto utilizzando la prima persona singolare: a parlare è l’Io omicida/personaggio che convive nell’autore (in ognuno di noi vi è una componente omicida, che piaccia o no). Per definizione può essere considerata noir una storia che prende fortemente in considerazione il punto di vista del ‘delinquente’. Il ‘giallo’ ci ha abituati alla figura positivista del detective brillante che inchioda l’assassino. Il noir, al contrario, è nato per ascoltare le ragioni del ‘cattivo’, per entrare in sintonia con la sua storia personale e con le atmosfere che caratterizzano il suo vissuto, per giustificare quasi le sue macabre intenzioni. Ci ‘educa’ a prendere in considerazione un altro (scomodo) punto di vista. Con il noir l’assassino diventa umano, paradossalmente comprensibile. In alcuni casi addirittura simpatico.

Dietro questa scorza noir, “Il missionario” nasconde un tema attualissimo e molto discusso: l’eutanasia. Ma lo fa in maniera esagerata, grottesca, fantasiosa, dissacratoria, persino ironica. In questo racconto non mi sono limitato a cercare di ricostruire ambientazioni metropolitane noir, ma per mezzo del contrasto tra sacro e profano, tra laico ed ‘ecclesiastico’, che emerge in alcuni punti dello scritto, ho voluto evidenziare l’irrisolto scontro politico esistente soprattutto in Italia tra ‘guelfi e ghibellini’ intorno a un tema delicato che dovrebbe essere affrontato, secondo me, su un piano puramente umano e privato.

Nella scena finale, tuttavia, anch’io avanzo alcune perplessità: e se questo metodo eutanasico sfuggisse al controllo? (Al controllo di chi?) Cosa succederebbe se l’eutanasia divenisse la Regola che scatta automaticamente dinanzi al dolore? (A qualsiasi dolore?)

Ho apprezzato molto la presentazione del mio racconto nel Microeditoriale di Vincenzo Barone Lumaga: “… In questo numero trovate un racconto di media lunghezza di Michele Nigro, decisamente una storia che può far discutere. Non vi dirò se condivido ciò che l’autore dice o “sembra voler dire” tra le righe. Il mio consiglio è: valutate questo racconto (e in generale questo tipo di storie), non in base alle convinzioni che l’autore esprime o sposa, ma alla sua capacità di saper fotografare la vita vera e i suoi piccoli miracoli e drammi. Lo scenario tratteggiato in questa storia può sembrare paradossale ma… chissà, un sottile dubbio sul fatto che personaggi come il protagonista esistano davvero ci viene instillato.”

Insomma: “discutiamone!” Sembrerebbe essere il giusto messaggio lanciato dal curatore di Micropulp…

Potete leggere e scaricare il n.2 di MICROPULP da questo link.

BUONA LETTURA!

Gli “Amabili resti” di Elisa Claps

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 giugno 2010 by Michele Nigro

È sorprendente scoprire certe analogie esistenti tra narrativa e cronaca: somiglianze tenute ben separate dalla geografia, dalla differente cronologia, da diversità linguistiche, sociali e culturali, eppure così vicine nei contenuti e per questo motivo “universali”. La brutalità, la morte, il destino di ciò che usiamo chiamare “anima”: esistono punti di contatto tra le varie umanità abitanti questo pianeta che nel bene o nel male travalicano il tempo e lo spazio. Recentemente una di queste “lampadine analogiche” si è accesa nel mio povero cervello mentre guardavo comodamente seduto sul divano di casa un film diretto dal “tolkieniano” Peter Jackson e intitolato “Amabili resti” (The lovely bones) tratto dall’omonimo romanzo (in parte autobiografico) della scrittrice statunitense Alice Sebold. Non starò qui a snocciolarvi trame o a riesaminare in maniera incompetente casi di cronaca giudiziaria (italiana) ancora tremendamente aperti: ognuno di voi potrà, se vorrà, leggere autonomamente il romanzo della Sebold, vedere la trasposizione cinematografica di Jackson e rileggere alcuni articoli (o rivedere alcune utili trasmissioni come “Chi l’ha visto?” della Rai) riguardanti la scomparsa e la terribile morte di Elisa Claps (nella foto). Interessanti, tuttavia, sono i parallelismi che è possibile effettuare in modo quasi istintivo tra la storia di Susie Salmon (la protagonista del romanzo “Amabili resti”) e quella della ragazza di Potenza, Elisa Claps, il cui cadavere è stato ritrovato dopo diciassette anni in una chiesa del capoluogo lucano: la giovane età delle due vittime (quasi la stessa: 14 anni Susie, 16 anni Elisa); l’approccio sessuale come premessa dell’omicidio (l’uccisione avviene subito dopo il puntuale rifiuto da parte della vittima, come a voler sublimare in maniera sanguinosa il mancato atto sessuale/consensuale); la conoscenza diretta dell’omicida da parte delle vittime (il fattore “fiducia” rende la “preda” più vulnerabile); il macabro rituale del taglio di una ciocca di capelli dal corpo delle ragazze (Danilo Restivo, il presunto assassino di Elisa Claps, è addirittura già “famoso” a Potenza e in altre città italiane per il suo “feticismo ritualistico di natura ossessiva”; George Harvey, che nel romanzo stupra e uccide Susie, conserva una ciocca di capelli della ragazzina nel “diario” in cui pianifica i suoi misfatti fin nei minimi particolari); l’iniziale impunità degli assassini che cercano di continuare a vivere una vita noiosa per non destare sospetti (Danilo Restivo, però, sceglie a un certo punto di trasferirsi in Inghilterra per paura – dice lui – di essere linciato dai familiari e amici di Elisa Claps; George Harvey rimane fino all’ultimo al suo posto, anche dopo i sospetti del padre di Susie, interpretando la parte del vicino di casa “buono e gentile”); l’ossessione che spinge i carnefici a cercare nuove vittime con cui soddisfare un recalcitrante bisogno malato (un’ossessione che nel tempo indebolisce la preparazione maniacale del serial killer, facendogli commettere errori); entrambe le ragazzine sono sorprese dalla morte agli esordi di una vita acerba e normale (Susie ha appena scoperto l’amore anche se per poco mancherà l’appuntamento con il suo primo bacio; Elisa è addirittura in procinto di andare a messa!); il mancato ritrovamento del corpo dopo la scomparsa/uccisione: nel caso di Susie il corpo non verrà mai più ritrovato, ingoiato da una discarica; il ritrovamento del cadavere di Elisa nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza ha scatenato una serie di ipotesi attualmente al vaglio degli inquirenti. Ipotesi che non possono non stuzzicare la fantasia di chi, scrittore o non, è incapace di soffermarsi sul “semplice” movente a sfondo sessuale.Che ruolo ha avuto il parroco dell’epoca? Cosa sa l’attuale vescovo di Potenza? Chi è il padre di Danilo Restivo e che ruolo avrebbe avuto nel caso Claps? Elisa è stata la vittima di un folle feticista incapace di avere un normale rapporto sentimentale con una ragazza oppure l’omertà che c’è intorno al ritrovamento del suo corpo nasconde il malsano operato di un ampio gruppo di persone conniventi? Danilo Restivo è il capro espiatorio di un delitto magico-ritualistico commissionato da insospettabili della “Potenza bene”? Lo scopriremo solo seguendo le indagini, le indiscrezioni giornalistiche e il futuro processo… Per ora Restivo è gentilmente “ospitato” in uno dei penitenziari di Sua Maestà per fare finalmente luce sull’efferato omicidio di Heather Barnett).

L’assassino di Susie è ordinato, meticoloso, pulito, educato, progetta e costruisce rifugi sotterranei e trappole per anatre giganti; il carnefice di Elisa sembra agire in preda a un raptus seguito da momenti di lucidità in vista dell’occultamento del corpo e che non escluderebbero l’aiuto da parte di “altri” (anche se le indagini per ora si stanno concentrando su un solo personaggio: Restivo). La famiglia di Susie sembra per un attimo essere vicina alla soluzione ma non riesce a far convergere gli elementi raccolti in direzione di George Harvey (lo farà solo verso la fine e lo farà in maniera errata e rocambolesca, causando la fuga dell’omicida e l’irreversibile occultamento del corpo di Susie); anche nel caso di Elisa le indagini sono lente, strabiche, grossolane, affette da lassismo cronico, e gli inquirenti sembrano essere incapaci di puntare il dito verso l’ovvio (come per Susie, solo i familiari di Elisa si avvicinano incredibilmente alle verità che contornano la scomparsa del proprio caro, senza sortire alcun effetto sullo spirito d’iniziativa degli inquirenti, troppo spesso imbrigliati in reti burocratiche, legislative e garantiste).

E dal punto di vista escatologico?

In “Amabili resti” l’anima di Susie rimane sospesa in un paradiso intermedio (nel film Peter Jackson, già esperto di “Terre di Mezzo”, non ha alcuna difficoltà a rappresentare l’anticamera del Paradiso, un meraviglioso, fantasioso e coloratissimo “Cielo di Mezzo” per le anime indecise e bisognose di un aiutino per “passare dall’altra parte”) e osserva, senza essere vista e quindi senza poter comunicare, la vita dei familiari e dell’assassino successivamente alla propria morte. Indipendentemente dal fatto se si crede o meno in una vita oltre la morte e se si crede nell’esistenza di una certa energia mentale residua (“spirito”?, “anima”?) capace di sopravvivere al disfacimento del corpo, mi piacerebbe poter pensare ad una sorta di “limbo” anche nel caso di Elisa Claps: un punto situato in un non-luogo da cui osservare le umane ricerche all’indomani della scomparsa, gli affanni dei propri cari, il vorticoso movimento spensierato di via Pretoria, a Potenza… A due passi dalla chiesa-tomba. A due passi dalla verità!

Prima di una definitiva salita in Cielo.

I comunisti mangiano i bambini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 12 maggio 2010 by Michele Nigro

“I comunisti mangiano i bambini”

(omicidio politico in salsa splatter)

Quella serata era stata pensata con semplicità.

L’atmosfera calda e impenetrabile della villa di Arcore, una cenetta accompagnata da una buona annata con cui pasteggiare, gli amici di sempre: Fedele Confalonieri non s’era lasciato sfuggire l’occasione di riproporre sul pianoforte della sala da pranzo uno dei cavalli di battaglia di Charles Trénet; Mariano Apicella ascoltava sul divano con la sua immancabile chitarra tra le mani in attesa di poter cantare in onore del padrone di casa; Marcello Dell’Utri, apparentemente isolato, era intento a valutare meticolosamente uno dei costosi incunaboli da poco acquistati dal Cavaliere presso un noto libraio di San Pietroburgo, amico della famiglia di Putin… Non distante, in una “zona rosa” della sala, Veronica, bella più che mai, discuteva su questioni estetiche con le altre mogli intervenute al seguito.

Sua “Emittenza” Silvio Berlusconi, comodamente seduto su uno dei sofà, si godeva il quadretto sorseggiando un ottimo rosato e pensava in cuor suo di meritare una serata come quella. Soprattutto dopo le ultime fatiche parlamentari causate dagli immancabili scontri sull’approvazione del “Lodo Alfano – quater”, grazie al quale le più alte cariche dello Stato avrebbero potuto “agevolare” gli appalti e sovvenzionare ufficiosamente le imprese industriali di amici e parenti, senza dover subire la noiosa gogna di una certa “magistratura rossa” sempre a caccia di cavilli illiberali.

“Uso criminoso” della legge! Uso criminoso… Uso criminoso… Usava spesso, durante i suoi discorsi, questo binomio: “uso criminoso”.

“Signore e Signori, la cena è servita!” – annunciò morbidamente il maggiordomo.

Gli ottimi piatti, elegantemente gustati dai convitati, non rubarono neanche per un attimo la scena al Cavaliere che, come al solito, tra un boccone e l’altro, elargiva sketch e barzellette come se fossero caramelle, accompagnate dalle risate d’ufficio degli amici che, conoscendolo da una vita, sapevano già che non avrebbero potuto evitare assolutamente l’appuntamento con l’umorismo da crociera del Primo Ministro.

“Veronica! Consentimi di dirti in presenza dei nostri comuni amici – cominciò Berlusconi un piccolo sermone postprandiale coinvolgendo la first lady – che questa sera il nuovo cuoco che hai scelto dopo numerose e accurate ricerche da te personalmente effettuate, ha superato sé stesso e vorrei conoscerlo…”

L’applauso di Confalonieri fu spontaneo e contagiò immediatamente gli altri invitati.

Veronica Lario fece un cenno al maggiordomo che si diresse subito verso la cucina della villa di Arcore per comunicare al nuovo cuoco l’apprezzamento del Cavaliere e per invitarlo ad entrare nella sala da pranzo e consentire così al suo datore di lavoro di esprimere direttamente il piacere provato durante le varie portate.

“Avrei voluto coinvolgere anche il resto della mia famiglia in questa cena, ma la mia segretaria non è riuscita a mettersi in contatto con i miei figli, nonostante le ripetute telefonate sui loro cellulari e presso le loro abitazioni…!” – ammise un po’ dispiaciuto il Capo del Governo italiano, forse perché bisognoso di avere la propria famiglia tutta riunita dopo lo stress politico accumulato a Roma durante le ultime settimane.

“Anch’io ho cercato di contattarli – intervenne diplomaticamente Veronica – ma lo sai come sono fatti… Avranno approfittato del weekend per portare i bambini sulla neve!”

“Abbiamo una villa a Courmayeur…” – riprese quota il Cavaliere.

“Quella dove hai ospitato anche Putin?” – interruppe Dell’Utri.

“Esattamente!… E ogni tanto i miei figli, che adorano sciare molto più di me, vanno lì per qualche giorno insieme ai miei adorati nipotini…” – spiegò Berlusconi agli amici mentre sull’entrata della sala da pranzo si era silenziosamente materializzata, come se fosse stato un fantasma, la figura stranamente smilza e vestita di bianco del cuoco che, con uno sguardo mefistofelico e osservando uno ad uno i volti dei commensali, non appariva per niente intimidito dall’imminente incontro con uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo.

“Venga avanti! – disse risoluto il Cavaliere – Mia moglie ha fatto un grande investimento, assumendola…”

“Grazie Signor Primo Ministro! Mi chiamo Michel ed è un vero piacere per me poter cucinare nella villa di Arcore…” – affermò placidamente il cuoco di origini francesi.

“È stato tutto veramente ottimo, – incalzò Berlusconi – ma il piatto che mi ha, come dire, rianimato i sensi è stato senz’altro il secondo piatto a base di carne…”

“Sapevo che le sarebbe piaciuto!” – rispose il cuoco adottando un’espressione impropriamente diabolica per l’occasione.

“Posso sapere qualcosa di più su quel piatto? Non che m’illuda di poterlo cucinare da solo, è ovvio…!” – chiese sorridente Berlusconi, mentre già immaginava le battute dei comici di sinistra sul “Presidente-Cuoco”, dopo quelle ampiamente sopportate in passato sul Presidente-Operaio e sul Presidente-Vigile del Fuoco…

“Senz’altro Cavaliere: si tratta di Entrecôte à la bordelaise, un secondo piatto di inequivocabile origine francese a base di carne a cui, però, …eh, eh, eh!… sono riuscito a dare un tocco di classe estremamente personale! Oserei dire… ideologico!” – il cuoco cominciava a parlare in modo strano e ad assumere un tono confidenziale nei confronti del Cavaliere Berlusconi.

“E quale sarebbe questo tocco?” – chiese Berlusconi che ancora non aveva perso il suo solito sorriso a trentadue denti.

“Al posto del taglio più tenero del manzo ho usato un altro tipo di carne… Una carne che le sarebbe dovuta risultare familiare già dopo il primo boccone… Ma lei era troppo preso dalle sue stupide barzellette e dal suo squallido sarcasmo da night club, per accorgersene…” – il cuoco cambiò tono ed espressione con la rapidità di un camaleonte.

“Ma cosa sta dicendo questo lurido idiota!? – urlò Berlusconi alzandosi dalla sedia – Di che carne si tratta?”

“Della carne dei suoi adorati… nipotini!” – rispose il cuoco senza mezzi termini e tra il raggelato stupore degli invitati che saltando sulle proprie sedie non attesero molto prima di abbandonarsi a dei comprensibili conati di vomito.

Veronica ormai priva di sensi e soccorsa da quei pochi amici non ancora svenuti, non poteva più ascoltare le lucide spiegazioni del sanguinario cuoco che lei stessa aveva fortemente voluto nella cucina della villa.

“Ora sei uno di noi! Ah, ah, ah!” – rise inumanamente il cuoco mentre osservava Berlusconi inginocchiarsi disperato – “Sei anche tu, da questo momento, un comunista che mangia i bambini! Ah, ah, ah!”

“Maledetto cuoco bolscevico!” – Berlusconi tentò un’ultima reazione politica.

“E morirai COMUNISTA!” – rispose in maniera lapidaria il cuoco estraendo una pistola tenuta nascosta sotto il grembiule da cucina.

“Io c’ho la maggioranza!”

“Muori!”

“Il popolo m’ha eletto!”

“Schiatta!”

“Io c’ho la Fininvest!”

“Fottiti!”

“Io ho fatto Milano 2!”

“Crepa!”

“Cribbio!”

Un unico ed inesorabile colpo di pistola attraversò il cranio asfaltato del Cavaliere.

(m.n.)

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

Iris News

Rivista di poesia, arte e fotografia

adrianazanese

Just another WordPress.com site

POLISCRITTURE

laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Ogni poesia nasce dalla meraviglia...

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: