Archivio per paranoia

Ghost

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 maggio 2015 by Michele Nigro

The Wall Movie 1982 (4)

in silenzio, non invitati

fantasmi tarlano

la stima dell’io,

un provvido giudizio sospeso

come un’esperta ninna nanna

li accompagna verso la notte

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Omissis

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2015 by Michele Nigro

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Dinanzi a focolari bugiardi

sussurravate di diari chiusi per sempre

di vite finite, spezzate in paesi lontani

dal gioco di cellule capricciose

come faville inattese

sfuggite d’inverno a legni innocenti.

Amorevoli omissis, escluso

dal mondo adulto, percepii

quella morte già avvenuta, irreversibile.

Echi del dramma accolti nel silenzio

di forzate vacanze bucoliche

aspettando la salma del nostro quadretto felice.

Non esistevo, acerbo grumo da proteggere,

tra il via vai di condoglianze dal passo mesto

bambino ignorante, quasi sordo

assorbivo frammenti di un significato

fin troppo chiaro, da rimuovere

non detto per pietà.

Sottili verità catturate nell’aria

inconscia sconfitta, senza una conferma

confidata a un muto peluche abbracciato di notte

fedele presenza dallo sguardo eternamente dolce.

Ancora oggi navigo in mari di complotto

paranoico sonar che mai riposa

non mi fido del bene, dei facili venti favorevoli

di sorridenti cieli limpidi

di giornate assolate e miti, ingannatrici nel pomeriggio

trame alle mie spalle

portatrici di poliziotti ambasciatori

di tristi notizie d’ufficio.

E quando ormai è buio, i pugni sul tavolo

di un vecchio padre sopravvissuto al figlio.

Una giornata di Ivan Negrisovič

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 26 ottobre 2012 by Michele Nigro

Dopo aver bevuto un paio di birre a gradazione crescente servite da una cameriera mingherlina e risoluta, Ivan si diresse verso casa, la solita dal 1978, quella con l’invidiabile panorama sull’orizzonte del tropico urbanistico, per affrontare una delle sue notti assurde, superando un black out elettrico che gli aveva offerto l’opportunità di fantasticare su un salvifico ritorno a stili di vita medievali, un terremoto sussultorio confuso con un giramento di testa causato dai postumi birrosi e che l’aveva lasciato del tutto indifferente, e schiacciando sulla parete color rosso mattone della sua stanza, con la mano violenta della legge umana e non senza una certa dose di sadica soddisfazione, una zanzara dedita alla prostituzione notturna e pregna del suo sangue appena prelevato da entrambi i piedi rimasti scoperti a causa del caldo anomalo di un ottobre avido di autunno. Le notizie notturne di Rai News 24 lo cullarono verso il secondo tempo di un sonno vissuto a singhiozzi.

La mattina s’avventò sul capello scompigliato di Ivan, variegata, ipnotica e assurda come la notte albeggiante che l’aveva tenuta a battesimo: lo strano amministratore del suo palazzo, sotto l’effetto dei consueti psicofarmaci che lo trattenevano nel mondo delle persone ragionevoli, gli aveva regalato alcuni libri per ringraziarlo di certi calcoli matematici da quarta elementare con cui aveva ripartito tra i prigionieri dell’alveare le spese degli eterni lavori di manutenzione dello stabile di merda in cui abitava, e che avrebbe voluto abbandonare per andare a vivere in Giappone. Aveva risolto i contorti problemi di censimento di sua sorella divisa tra una residenza e una domiciliazione non coincidenti e che rappresentavano geograficamente una condizione esistenziale tentennante tra una voglia di fuga soggettiva e la realtà oggettiva, e aveva ricevuto un interessante invito editoriale per partecipare in qualità di coautore a un pamphlet sull’arte di sottolineare i libri.

Non aveva dimenticato di scrivere la breve relazione richiesta dalla psicologa di un amico in cui aveva dichiarato, in qualità di integerrimo osservatore esterno, di non aver rilevato significativi miglioramenti nella condizione esistenziale del soggetto che continuava imperterrito a grattarsi nevroticamente in pubblico e a parlare in maniera ossessiva e nostalgica dei compagni delle scuole medie inferiori. Non aveva nemmeno dimenticato di ignorare la vicina di casa accompagnata dal suo cane sciancato, mentre ocheggiava all’angolo della strada in compagnia di altre pennute su irrilevanti questioni estetiche e sociali. E, ciliegina sulla torta, aveva preso parte in serata a un’accesissima assemblea condominiale durante la quale s’era discusso, con veemenza geriatrica e per l’ennesima volta, del Bi e del Ba amministrativo, e del bisogno di ristrutturare certi nevralgici pilastri del condominio dai quali dipendeva la fottuta sopravvivenza delle sessanta famiglie che v’abitavano, in caso di eventi sismici ormai dichiarati prevedibili non grazie a nuove conoscenze geologiche ma in base alla sentenza di un paio di giudici che avevano condannato pochi giorni prima alcuni scienziati poco propensi alla rivelazione di verità telluriche.

Non aveva avuto il tempo di sfogliare il volume ristampato di “Akira”, un manga giapponese da poco riproposto agli assetati otaku della penisola; non aveva avuto il tempo di chiedere al direttore del giornale della sua città di considerarlo in qualità di articolista retribuito e non aveva fatto quella ricerca sui nuovi metodi di lettura veloce che tanto gli occorrevano dal momento che la quantità di libri acquistati aveva superato di gran lunga la quantità di libri effettivamente letti. E soprattutto non aveva avuto a disposizione nemmeno pochi minuti per videoregistrare e sbattere su Youtube una delle sue letture casalinghe di classici sempreverdi da donare ad amici e letterati naviganti nella rete.

Si sarebbe accontentato di riascoltare l’ultimo album del suo cantautore preferito e di una doccia liberatoria, prima di affrontare una nuova notte assurda tra birra e zanzare, terremoti e persone da studiare lungo i confini illibati di una vita ancora da vivere.

(foto: “Battipaglia by night” di Michele Nigro)

Palinsesto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 maggio 2011 by Michele Nigro

La sera accendiamo il nostro televisore credendo di avere a che fare con un semplice elettrodomestico: un tostapane, uno scaldabagno, un forno a microonde, un rasoio elettrico… Le scelte filmiche contenute nei palinsesti non sono mai casuali. L’occhio disattento e pigro non processa le analogie esistenti tra gli eventi storici quotidiani e i messaggi socio-politici trasportati dagli ‘innocui’ film trasmessi in prima serata: la fascia oraria del lavoratore stanco, della casalinga che vuole rilassarsi, dello studente che desidera svagare la mente. In seconda serata, invece, per gli insonni pensatori falliti e paranoici una programmazione più impegnata contenente tematiche contorte. L’ora tarda non predispone alla rivoluzione attiva! Alle prime luci dell’alba svaniranno tutti i propositi eversivi coltivati con l’ausilio delle tenebre.

Muore Osama bin Laden? Va in onda subito il film “World Trade Center” sull’11 settembre 2001. Scoppia lo ‘scandalo’ delle intercettazioni telefoniche? Va in onda il film “Nemico pubblico” con Will Smith. Succede un attentato terroristico? Puntuale la messa in onda del film “Attacco al potere” con Denzel Washington. Si avanzano dubbi sulla presa di posizione nei confronti del nazismo da parte di Papa Pio XII? Niente paura: ecco pronta una fiction per riabilitare Pio XII… Gli esempi sono innumerevoli e i ‘punti di contatto’ tra realtà e palinsesto non ancora del tutto ‘decifrati’: bisognerebbe avere la pazienza e la meticolosità del ‘filologo televisivo’ per riuscire a fare un costante confronto tra i fatti del giorno e la non casuale programmazione televisiva.

Qualcuno potrebbe dire che si tratti della normale strategia attuata da una qualsiasi rete televisiva per alzare lo share: deviare la scelta televisiva del telespettatore medio costruendo un palinsesto coerente con i fatti reali. Invece io penso – paranoicamente – che si tratta di un’operazione esattamente inversa: influenzare l’interpretazione dei fatti reali tramite messaggi allegorici e simbolismi veicolati dal mezzo filmico. E non mi riferisco ai ‘messaggi subliminali’ adottati dagli strateghi della pubblicità per influenzare le scelte commerciali dei consumatori. Il telespettatore non pensante della prima serata (quello determinante dal punto di vista statistico) riceve così la sua dose quotidiana di anestetico, la sua dose di esegesi collettiva, la sua dose di immagini apparentemente innocue ma che nell’intimo svolgono una straordinaria opera di convincimento.

Ma convincere di cosa? Vari (e mutevoli, a seconda di chi sta al potere) possono essere i ‘target’: convincerci che esistono dei pericoli o che non esistono; che siamo dalla parte della ragione sempre e comunque; che la verità appartiene solo e sempre a una precisa tipologia umana… Convincerci a ricordare o a dimenticare un periodo storico; a trasformare gli eroi in assassini o viceversa; a rivedere in maniera superficiale la storia quando è scomoda o in maniera approfondita per esaltare figure storiche ‘necessarie’ per influenzare il consenso popolare (vedi, ad esempio, i ripetitivi e per certi versi ossessivi contributi televisivi dedicati in questi giorni al personaggio Giovanni Paolo II in qualità di ‘eroe che sconfigge il comunismo’: al contrario sappiamo che il comunismo era destinato a ‘evolvere’ per questioni sociali e soprattutto economiche e che ciò sarebbe accaduto prima o poi anche senza l’intervento storico di Karol Wojtyla). Indurci ad avere paura quando dovremmo essere sereni o a essere sereni quando invece dovremmo avere paura. Spingerci alla diffidenza o alla tolleranza. Al garantismo o al giustizialismo…

La televisione può fare questo e altro.

Vite sotterranee

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 ottobre 2010 by Michele Nigro

Philip K. Dick

[…] “La penultima verità” (The Penultimate Truth) contiene uno dei temi prediletti da Dick: la guerra eterna. In questo romanzo una società “lemure” non abita più la superficie terrestre, dopo che una guerra nucleare totale l’ha resa invivibile. L’umanità, ormai abituata a vivere in città-bunker sotterranee scavate verso il cuore della terra, evita diligente­mente la crosta terrestre, credendola ancora contaminata. In superficie, solo uno sparuto manipolo di dominatori-latifondisti, con l’ausilio di un esercito di guardiani-robot, conosce la realtà… I notiziari che vengono propinati alla popolazione sotterranea, sono letti da un androide che tutti credono umano e che riceve ordini da un sofisticato computer che elabora costantemente notizie allarmanti con il solo scopo di mantenere la gente nella più totale immobilità e disinformazione… Solo un uomo decide di tornare in superficie sfidando tutte le regole del buonsenso di cui sono schiavi i suoi concittadini. Mentre risale pensa al pericolo delle radiazioni che lo potrebbero uccidere e all’esercito dei robot che polverizzano qualsiasi forma di vita estranea allo scenario desolante post atomico. Ma il dubbio è grande e la sete di verità incontenibile…

Scritto nel 1964, “La penultima verità” rappresenta un valido “riassunto” di tutte le tematiche dickiane: gli scenari depri­menti di un pianeta Terra trasformato dalla guerra, i personaggi che perdono pezzi di umanità non conoscendo più il limite tra se stessi e i loro “simulacri” artificiali, la realtà che diventa la parodia della Verità, le coscienze assopite da Poteri nascosti, la capacità di pochi speciali “incoscienti” che materializzando le necessarie figure degli “antieroi” grassi e brutti (altro che il cinematografico Harrison Ford di “Blade Runner”!) danno vita alla vera ricerca dolorosa di chi rinnega la comoda realtà per ritrovare il vero senso della vita in uno squallido scenario decadente. […]

[…] E se vivessimo anche noi in una nostra attuale condizione “sotterranea” fatta di bugie e di esigenze inventate? Chi di noi ha il coraggio quotidiano di ritornare “in superficie” per andare oltre la notizia e al di là delle apparenze di una società in cui tutto sembra “necessario”? Il Philip Dick paranoico, visionario, depresso e allucina­to ci indica, nei suoi romanzi e ancor di più tramite i suoi personaggi, gli elementi per una ricerca attualissima: in questa epoca di “guerre preventive” e di “armi di distruzio­ne di massa” mai trovate, ci verrebbe spontaneo imitare il personaggio de “La penultima verità” e risalire anche noi verso la superficie del nostro mondo fatto di “inevitabilità” e “falsi doveri”. […]

(tratto da “Ritratti d’Autore” a cura di Michele Nigro:

Philip K. Dick – “La penultima verità”

articolo pubblicato sul mensile “Strange Days”)


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