Archivio per pensiero

Quando di buia notte…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 novembre 2017 by Michele Nigro

Quando di buia notte l’alma tace

nel sonno mi fan visita i volti

di chi nel silenzio è più loquace

estinti amici siete già molti.

 

Morte o torto fece di voi brace

sospesi passi ormai irrisolti

ritorna lieve un suon di pace

parole vino sorrisi incolti.

 

Più docile è la vita in sogno

dove regna saggia ogni speranza

serenità prima del triste legno.

Finita nel sole è l’innocenza

d’orgoglio l’occhio vigile è pregno

non cerca come da chiuso l’essenza.

(immagine di Robert ParkeHarrison)

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Passo di sera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 novembre 2017 by Michele Nigro

Nuvole pance nero catrame

che sfiorate, gonfie di vendetta

le piccole vette del mondo,

freddo vento d’autunno

che risuoni tra forzuti rami

cigolanti come ossa di vecchi

e gialle foglie di cembalo,

accompagnate il passo

all’imbrunire del sereno

viandante di mezzo

verso la decadente

dimora dei ricordi ritmati

su strade percorse

a memoria eppure nuove

all’andare che ritorna!

 

Non è un suono novello

quello tra le fronde

sferzate da tocchi

di vento stagionato,

latore di parole usate

già dette altrove,

pettegolezzi e olezzi

di camino tra foglie arrese

a pensieri di passaggio.

Pink

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 agosto 2017 by Michele Nigro

versione pdf: Pink

“Tutti i dittatori sono sentimentali.”

Il’ja Grigor’evič Ėrenburg

  

La cosa che temeva di più, col passare del tempo, era di perdere la forza benefattrice derivante dall’amore vissuto, ricevuto e donato; una forza che aveva portato nel mondo con orgoglio e sicurezza d’animo, così come si porta in giro un regalo dall’effetto rigenerante per condividerlo con tutti. Il più bel regalo che la vita gli avesse fatto. Temeva di sprofondare nuovamente nella corrosiva ma appagante cattiveria appresa dai suoi simili e da se stesso, come autodidatta, durante gli anni senza lei. Precedenti alla sua cura.

“Solo ora mi accorgo della differenza, mi ricordo di com’era la mia vita prima dell’unicità di quell’amore. Ho toccato la grazia e ora so che senza amore la vita non vale la pena di essere vissuta” aveva affermato mesi prima, in tempi non sospetti, quando la sua chioma era lunga e folta, come la barba. Ma prima di riconquistare, chissà, un giorno, quello stato di grazia, avrebbe catturato e torturato qualche anima innocente. Forse alcuni milioni di anime senza colpa. Per riequilibrare il karma. “In fondo sono contento di essere libero e solitario. Assaporo il dolore agrodolce di una storia sospesa, come si sospendono le date di un tour perché l’artista è indisposto. Come il dolce malessere dopo un addio!

Jazz, aria condizionata, gelato nel congelatore, siringhe da fare nei glutei dei vicini di casa, quelli un po’ vegliardi e malaticci, per mantenere in piedi una reputazione da bravo ragazzo attempato. Fisioterapia a domicilio invece del mare, la sequenza delle medicine da prendere, stampata e appesa al frigo che fa troppo ghiaccio, qualche piccola sagra nei dintorni, magari una capatina nel buen retiro di sempre. Questa la prospettiva di un serial killer in fieri?

Chi sarebbe stata la prima vittima? Ce ne sarebbe stata solo una all’inizio? O avrebbe organizzato la marcia su Morte in compagnia di una folla immensa? Conosceva già la risposta: quella mattina aveva rasato con estrema cura le sue inutili sopracciglia. Accorciato i capelli, rasato la barba. Era pronto ad annullarsi nella battaglia finale. Unica soluzione al dolore.

“Il lusso della scelta, paradossalmente, deriva proprio da quel benessere alla cui realizzazione hanno contribuito anche i vaccini e l’alimentazione carnea!” controbatteva in tv uno degli ultimi opinionisti sani di mente. Forse avrebbe cominciato proprio da un vegano o da un no vax del cazzo: uno di quelli che vota partiti di sinistra farlocchi, che legge l’Unità perché è trendy ed esce in strada con i risvoltini per andare a prendere la ragazza. Ingrati e capricciosi figli di puttana!

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“ALSO SPRACH – riflessioni e poesie”: blog a cura di Davide Morelli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 aprile 2017 by Michele Nigro

Ha visto la luce in questi giorni su WordPress un nuovo blog – intitolato ironicamente “Also sprach” – dedicato alla poesia e alle riflessioni che da essa scaturiscono, creato e curato da Davide Morelli, poeta, scrittore, laureato in psicologia e postfatore della mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”.

Come afferma lo stesso Morelli: “In questo blog ci si occuperà di poesia odierna, attualità e cultura. Verranno pubblicate riflessioni a riguardo e poesie di autori contemporanei. Il titolo del blog è ironico. L’autore infatti non è un appassionato di Nietzsche. Questo è soprattutto un luogo dove esprimere le proprie opinioni e cercare di far conoscere poeti contemporanei.”

Particolarmente interessante il primo post del blog con cui Morelli “apre le danze” dal titolo: “A proposito di poesia contemporanea”.

Per inviare le vostre poesie, Contatti.

Gabbiano pensante

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 aprile 2017 by Michele Nigro

6 aprile 1989

“Il primo volo”

Un giorno per istinto un gabbiano ci provò

ma dall’alta scogliera una caduta pigliò:

si sentiva sicuro

il suo becco era duro

eppure qualcosa lo tradì

e rassegnato disse: “riproverò venerdì!”

Era un giorno di tempesta

ed il mare era in festa;

ecco che il gabbiano deluso

ancora una volta si ruppe il muso.

“Accidenti!” pensò l’uccello

“io questo mondo lo facevo più bello”

e tutto insicuro se ne tornò nel nido

gridando al vento: “di questo mare io non mi fido!”

Eppure il povero gabbiano inesperto

non aveva capito che il mare era lì per lui, certo.

Quante apparenze l’avevan fatto gonfiare,

ma è bastato un insuccesso per non farlo più volare.

Il vento dei libri non l’aiutava più:

lui cercava, scrutava, leggeva, ma il morale era giù.

Nel suo nido non trovava pace

e si ripeteva: “io non sono capace!”

Eppure il mare era lì, pronto a istruirlo

dalle alte scogliere fino in cielo a issarlo.

Allora tutti pensarono che il gabbiano era fesso

e che non sapeva combattere contro se stesso.

La comunità dei vecchi gabbiani decise:

“questo uccello la propria volontà uccise,

buttiamolo fuori dalla comunità adesso

forse imparerà la strada egli stesso!”

Ma un gabbiano più saggio disse:

“voi conoscete la storia di Ulisse?”

e tutti gli altri lo guardarono con le teste fisse.

“Da un’isola chiamata Itaca un giorno

Ulisse intraprese un viaggio che sembrò senza ritorno.

Il suo cuore era entusiasta

e diceva sempre: “si parte e basta!”

Nessuno lo poté fermare a terra

nemmeno la donna per cui avrebbe mosso guerra.

Era impaziente di obbedire e partire

aveva voglia di combattere e scoprire,

ma ahimè per vent’anni non trovò la via

ed il ritorno a casa diventò un’utopia.

Quindi, amici miei, come potete condannare

un giovane gabbiano che non ha trovato la via per volare?

Ulisse impiegò vent’anni e alla fine tornò

questa penna acerba in venti secondi a spiccare ci provò.

Allora, saggi gabbiani, perché non aspettiamo

e della storia di Ulisse ci ricordiamo?”

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Les négligents

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2017 by Michele Nigro

“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

(“Amico fragile”, Fabrizio De André)

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Chi sono gli sbadati? Sono persone stanche di badare al mondo. Vorrebbero che per una sola volta fosse il mondo a badare a loro; e nella fatale attesa di questa improbabile attenzione muoiono, investiti dalla Storia, sulle strisce dell’ingenuità.

Qui sont les négligents? Ils sont ces qui sentent la fatigue de prendre soin du monde. Pour une fois ils voudraient que soit le monde à se preoccuper pour eux; mais l’attente de cette improbable attention se relève fatale et ils meurent, accrochés par l’Histoire, en train de traverser sur les zébras de la naïveté.

Eufrasia Gentileschi su “Nessuno nasce pulito”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2017 by Michele Nigro

Ho ricevuto tempo fa questa interessante recensione da parte di Eufrasia Gentileschi, una mia lettrice… Desidero condividerla con i lettori di questo blog.

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La suprema azione della poesia sul caos

L’ordine alfabetico contempla il disordine cronologico, in questa prima raccolta poetica di Michele Nigro.

Non sono necessari riferimenti temporali per capire l’evoluzione linguistica che c’è stata nel corso degli anni; viene offerta al lettore una miscellanea che comprende il pensare, il sentire, l’avvertire, il credere, lo sperare, il soffrire e il resistere e che prescinde, dal sapere quello che è stato il giorno esatto in cui un sentimento ha prevalso sull’altro. Solo pochi riferimenti scelti e chiariti dall’autore, per tracciare una mappa, ma la struttura è quella di un labirinto in cui, pur ripercorrendo temi già citati, parranno ai nostri occhi come luoghi inesplorati.

Scriveva Sophia De Mello Breyner Andresen: “Non l’uomo, ma i segni dell’uomo,/la sua arte, le sue abitudini, il suo violento azzurro,/…/I segni dell’uomo dicono la storia dell’uomo.”

Cosa ha a disposizione il Poeta, pertanto, se non la bellezza e la grandezza della Poesia che diviene “segno dell’uomo che dice la storia dell’uomo”. Mezzo per appropriarsi delle parole, lasciando ad esse la libertà di potersi esprimere, eternamente, in maniera svincolata. “Lascio tracce presuntuose di me nel futuro, figli/di carta” (Autoeredità).

Chi è avvezzo alla Poesia, dunque, non troverà nei versi di Michele Nigro, nessun rimando a qualcosa di già letto, nessun eco di immagini note o usurate. È una parola nuova, originale e che non necessita di alcun riferimento, ma si muove con padronanza all’interno dei versi dotati di una sfrontatezza e una sicurezza nel non voler mai imitare, creando così, una scrittura riconoscibile in quanto personalissima. “con piglio eversivo/aggiungi, non richiesto/un tocco personale/all’effimero passaggio” (Comparsata).

Tematiche incalzanti, come tarli che rodono dentro, si sfogano bruciando e liquefacendosi al fuoco dell’inchiostro, da qui le immagini in parole, spesso vere e proprie saette, anatemi contro situazioni subite e osservate; l’invettiva usata come mezzo che, come catarsi, purifica lo spirito del poeta fino ad una nuova ricaduta. “La mancata partecipazione disturba!” (Impermeabile).

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Maria Pina Ciancio

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