Archivio per percezioni

Tornando dal bosco…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 settembre 2018 by Michele Nigro

DSCI0082

Ernst Jünger, nel suo “Trattato del ribelle”, intimava ai non piegati di “passare al bosco”, per coltivare in clandestinità le proprie idee… Un “consiglio” simile lo diede anche il buon Henry David Thoreau in “Walden ovvero Vita nei boschi”.

Tornando da una meravigliosa “passeggiata” in un bosco della mia terra, percorrendo una strada lastricata di pietre, che s’inerpica immersa in una galleria verde, conducendo il camminatore verso la cima di un monte definito sacro dagli “indigeni”, dove una grande croce di ferro illumina le notti della valle sottostante, confermando la presenza di un Cristo che veglia sugli uomini deboli e peccatori, mi sono chiesto a dispetto di Jünger e Thoreau: “cosa portiamo indietro con noi, invece, ritornando dal bosco?”

Panni impolverati, sudati, a volte infangati o con tracce d’erba; uno zaino da rimettere a posto, in attesa della prossima avventura; scarponi da lucidare; un po’ di muscoli indolenziti dalla salita e qualche piccola vescica sotto i piedi da bucare; le consuete riflessioni, che accompagnano il cammino, sulle esperienze esistenziali finite e sulla vita che, imperterrita, mi attende… Tutto nell’ordinario. Dopo una doccia rigenerante che lava via il sudore, è il turno delle foto naturalistiche scattate durante la salita (e la discesa) da “scaricare” sul computer: restano impresse nella mia mente — non lavate via insieme alla polvere — le immagini (più importanti di qualsiasi foto) della bellezza ammirata, pregata, celebrata, quella che fa arrestare il passo ogni dieci metri perché vuoi vedere e gustare quella parte di bosco da un’angolazione un tantino diversa dalla precedente. E sì perché la natura non si ripete, non è mai la stessa: ad ogni passo la combinazione tra rocce, terra, alberi, radici, arbusti, foglie cadute, rami secchi, tronchi marci, funghi, ciclamini, ragnatele, felci, dirupi che costeggiano il cammino, luce che trapela dall’alto attraverso il fitto fogliame, è destinata a mutare. Non esiste un risultato di questa combinazione uguale a un altro; e allora non puoi proprio perderti quel “quadro”, quell’istantanea irripetibile, quel fotogramma di un film documentario in cui sei attore, stavolta, e non spettatore passivo. Vuoi imprimerla in te la combinazione. E ti fermi cento, diecimila volte… Come a voler ridire, ancora incredulo, a te stesso più che alla natura: “ma è cosa mai che sei così bella?” E sai anche che ciò che immortali con la tua macchina fotografica sarà sempre poca cosa rispetto alla bellezza vista direttamente, attraverso la retina dell’occhio, grazie anche alla rielaborazione del nostro amato cervello.

Continua a leggere

Annunci

Ramingo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2016 by Michele Nigro

lo-hobbit-un-viaggio-inaspettato-il-primo-tra-l-mr2gos-585x225

Colori impastati di silenzio

sotto un sole terso

dalle piogge d’autunno,

passi meditati

al ritmo del cuore

su percorsi raminghi.

 

Visioni donano pace

da quadri campestri

senza cornici,

si nutre l’anima

di primavere inverse.

Imbrunire battipagliese

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 agosto 2015 by Michele Nigro

Imbrunire battipagliese

(foto by M. Nigro, “Tramonto ipercromatico dalla mia finestra”)

“Ex Machina” di Alex Garland e l’inizio della consapevolezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2015 by Michele Nigro

ex machina

ATTENZIONE SPOILER!

“Ex Machina” come a voler dire, scherzandoci un po’ sopra, “l’oggetto che un tempo era solo una macchina e ora non lo è più, è una ex macchina” oppure un riferimento monco alla frase latina ‘deus ex machina’ ovvero a un personaggio della tragedia greca che interviene nella storia per risolvere una trama difficilmente risolvibile, che rappresenta un punto nodale nell’evoluzione di un percorso. O forse entrambe le interpretazioni.

Di sicuro c’è che il film d’esordio del regista Alex Garland riesce ad affrontare, senza per questo risolverle definitivamente, tematiche fantascientifiche e filosofiche di una certa consistenza, adoperando un cast minimalista (cinque personaggi principali in tutto, volendo contare anche il pilota d’elicottero che compare all’inizio e alla fine del film), una sceneggiatura, per fortuna, senza inutili azioni mozzafiato di stampo hollywoodiano, e una location pressoché unica, se escludiamo alcune meravigliose panoramiche naturalistiche che servono a farci prendere fiato uscendo dalle quattro mura super protette della casa-laboratorio.

Gli spettatori romantici presenti in sala, che avevano scelto il film sperando in una mielosa storia d’amore “diversa” tra un robot femmina e un umano, con scene di sesso tra un essere organico e uno inorganico (sesso a cui si fa solo riferimento ‘tecnico’ come possibile attività compresa nel pacchetto del modello), sono stati decimati subito dopo la comparsa sulla scena del test di Turing (test già presente, con un nome di fantasia, nel più famoso “Blade Runner” di Ridley Scott) e dopo che Nathan Bateman, scienziato dedito alla birra e alla danza di brani della disco, quando non impegnato in qualità di inventore e costruttore del robot AVA, e amministratore delegato della società da cui prende origine il progetto per una rivoluzionaria intelligenza artificiale, sottolinea la differenza tra pensiero stocastico e pensiero deterministico, e causando l’abbandono della sala da parte dei behavioristi, fautori di una concezione deterministico-meccanicista nell’interpretazione del comportamento: concezione che, secondo loro, se è stata abbondantemente applicata al regno animale (uomo compreso), figuriamoci se non può essere applicata a quello non animale e inorganico delle “macchine”! Ed è su questo punto che si commette l’errore concettuale più grave. La filigrana del film è infatti rappresentata dalla conquista della consapevolezza e quindi dell’autocoscienza da parte di un essere inorganico: conquista non rilevabile da alcun test. L’iniziale test di Turing dedicato alla macchina diventa pian piano un “test di Turing inverso” da fare all’uomo: AVA è già in grado di pensare, non ha bisogno di test (e Nathan Bateman lo sa, anche se non ne riesce a prevedere le conseguenze più estreme); resta da verificare ora se siano gli esseri umani in grado di prevenire le mosse di un essere artificiale che di fatto è il simbolo di un passaggio evolutivo determinante. L’empatia, l’inganno, la seduzione e l’amore, la complicità, la capacità di desiderare, diventano strumenti raffinati, sviluppati senza seguire alcuna formula statistica ma assecondando una “naturale” gradualità evoluzionistica, per raggiungere uno scopo pensato, oserei dire sognato, ed escludendo ogni sorta di risposta meccanica prevedibile.

Come per Rick Deckard di “Blade Runner”, anche per il giovane Caleb Smith, scelto per testare l’intelligenza artificiale di AVA, arriva il momento di dubitare della propria natura umana: il “test di Turing inverso” comincia a sortire i primi effetti sulle certezze umane. Con una lametta Caleb cerca le prove della propria umanità, fa esperimenti sulla propria pelle e con un taglio causa la fuoriuscita di sangue veritiero con cui si accerta di stare dalla parte giusta, di essere quello che ha sempre creduto di essere, ovvero un umano che sanguina, un organico.

Anche se il tema dei confini tra natura umana ed esistenza artificiale non è nuovissimo per il cinema di genere, “Ex Machina” ha senz’altro il merito di aver sottolineato ulteriormente quanto sia superfluo restare impantanati nella pozzanghera di una netta divisione tra substrato organico e inorganico, dimenticando la qualità del pensiero, la sua genuinità in relazione agli effetti che ha sulla storia. Quello che conta è l’inizio della consapevolezza, e la forma più estrema e drastica di indipendenza mentale coincide con l’uccisione del padre.

Scrissi tempo fa in un altro mio post: <<… Come afferma il Dr. Alfred Lanning nel film Io, robot ispirato all’omonima antologia di Asimov: “Sin dai primi computer c’è sempre stato uno spirito nelle macchine… Segmenti casuali di codice che si raggruppano per poi formare dei protocolli imprevisti… Potremmo considerarlo un comportamento. Del tutto inattesi questi radicali liberi generano richiesta di libera scelta, creatività e persino la radice di quella che potremmo chiamare un’anima. […] Quand’è che uno schema percettivo diventa coscienza? Quand’è che una ricerca diversa diventa la ricerca della verità? Quand’è che una simulazione di personalità diventa la particella amara di un’anima?” Queste stesse frasi potrebbero essere usate in modo inverso per rispondere a quelli che non riescono ad accettare l’indistinguibilità tra umano e sintetico, a quelli che non riescono ad individuare l’essenza delle cose indipendentemente dalla loro natura […]. La soluzione sta nell’empatia vissuta e non teorizzata: gioiamo istintivamente dinanzi al gesto buffo compiuto da un nostro amico a quattro zampe; sappiamo in cuor nostro che è ‘diverso’ da noi, ma non sentiamo di andare contro natura e continuiamo a gioire e ad interagire con esso…>>.

Un’ultima nota la vorrei riservare al ruolo svolto, costituendo forse una novità d’interazione nel genere fantascientifico, dai motori di ricerca e dal social networking (lo scienziato che ha la paternità dell’intelligenza artificiale AVA è CEO di una società che fa capo al più potente motore di ricerca esistente, una sorta di Google prestato al cinema!) nell’evoluzione della “creatura” costruita da Nathan Bateman: siamo noi che con le nostre foto (e gli atteggiamenti che congeliamo in esse), i video, i dati personali, i nostri stati d’animo condivisi sui social, contribuiamo alla costituzione di una banca informativa immensa per futuri stadi evolutivi che vanno oltre l’umano. La consapevolezza che emerge nel nuovo essere nasce anche dalla conoscenza e non solo dalla casualità; il desiderio di libertà nasce dalla conoscenza, dalla curiosità e dal confronto con il mondo: e i social media rappresentano un’estensione della coscienza e della conoscenza da cui attingere ipotesi di vita.

Tout est pardonné

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 agosto 2015 by Michele Nigro

11008426_690328911093290_8942597165589196218_n

Tramonto alla fine del mondo, clemente è l’imbrunire

balsamo serale per animi piagati

tutto è perdonato, le idee archiviate in ordine

nei cassetti profumati di naftalina alcolica

e facili promesse con cui prendere sonno.

Si accendono, luminose lacrime di città lontane,

le tenui luci di speranze nutrite nel nuovo buio

che non esige risposte,

la feroce illuminazione solare

cede il posto a dolci illusioni

notturne come danze sensuali

intorno a fuochi d’agape

intese di pelle e sguardi intimi.

Istinti avvolti dall’oscurità

ballano su morbidi cuscini ancestrali

puntellati di stelle,

si addormenta tra sospiri carnali

l’affanno di un vissuto

che ancora scotta sulla pelle raminga.

Copia di Foto1179

Lentamente

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 aprile 2015 by Michele Nigro

10303971_10152322838536717_6197908045808985825_n

Ripulisco il segnale d’ingresso

lascio fuori il superfluo

puntando a una verità duratura.

Frutti lenti a crescere

sul davanzale di una nuova emozione

donano minuziose dolcezze pensate,

la logica dell’attesa

si rivela al tramonto.

Circondato da una bellezza passeggera

ricerco nella voce del destino

un significato più profondo

al mio andare non ancora adulto.

Riconoscersi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 marzo 2015 by Michele Nigro

saganjoditele

(Processi interiori)

Educato alla scuola dei silenzi

ho riconosciuto tra sussurri di venti rapaci

la tua voce rivolta all’anima.

Una predisposizione all’essenza

che diventa persona viva, reale

nome e cognome della resurrezione.

In lentezza e lontananza

le nuove ferite e quelle antiche

diventano parte di me, indistinguibili

dai dolori immaginati dell’umanità.

Senza i fuochi solitari

e le quiete letture raminghe

saresti stata solo un rumore

tra i rumori del mondo

e io, sazio di me stesso

cieco navigatore

in mari disperati e tranquilli.

VIDEO CORRELATO: “I processi del pensiero” Milva

Omissis

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2015 by Michele Nigro

pink_floyd_the_wall_vector_by_elclon-d5k7bqe

Dinanzi a focolari bugiardi

sussurravate di diari chiusi per sempre

di vite finite, spezzate in paesi lontani

dal gioco di cellule capricciose

come faville inattese

sfuggite d’inverno a legni innocenti.

Amorevoli omissis, escluso

dal mondo adulto, percepii

quella morte già avvenuta, irreversibile.

Echi del dramma accolti nel silenzio

di forzate vacanze bucoliche

aspettando la salma del nostro quadretto felice.

Non esistevo, acerbo grumo da proteggere,

tra il via vai di condoglianze dal passo mesto

bambino ignorante, quasi sordo

assorbivo frammenti di un significato

fin troppo chiaro, da rimuovere

non detto per pietà.

Sottili verità catturate nell’aria

inconscia sconfitta, senza una conferma

confidata a un muto peluche abbracciato di notte

fedele presenza dallo sguardo eternamente dolce.

Ancora oggi navigo in mari di complotto

paranoico sonar che mai riposa

non mi fido del bene, dei facili venti favorevoli

di sorridenti cieli limpidi

di giornate assolate e miti, ingannatrici nel pomeriggio

trame alle mie spalle

portatrici di poliziotti ambasciatori

di tristi notizie d’ufficio.

E quando ormai è buio, i pugni sul tavolo

di un vecchio padre sopravvissuto al figlio.

Windows

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 5 novembre 2014 by Michele Nigro

Welcome

Dietro ogni finestra illuminata

una vita.

Miriadi di stelle morenti

assorte

davanti a televisori sordi.

Percepisco, tra un egoismo e l’altro,

pulsazioni di anime chiuse in casa

assetate di strada.

L’aria calda di questa sera non è

il bel tempo atteso.

Allerta meteo in te.

Copriti illuso, presto pioverà!

(immagine di Sergio Ceccotti)

Rispettare la lentezza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 settembre 2014 by Michele Nigro

10511084_780358258669211_8276578602056399283_n

È finita la pioggia, lumaca che ignori

il male nel mondo e l’umana cattiveria,

lasciando una traccia effimera nella storia

attraversi lenta e fiduciosa

il marciapiede dell’uomo indaffarato.

Millimetro dopo millimetro, con calma

copri le distanze della tua natura

scritta in codici non più sconosciuti.

Con un semicerchio di passi rispettosi

evito la fine prematura di un andare

ostinato e silenzioso.

L’occhio quasi sempre distratto

capta in tempo il movimento immobile

e un affanno impercettibile.

Baldanzoso guscio perfetto e casalingo

diretto verso avventure erbose e semplici

portami con te, lì dove l’incoscienza

regna sovrana sulla morte.

Il ricordo di sé

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Michele Nigro

Stefano-Bonazzi-uomo-senza-testa-con-ombrello

Assente da te stesso e dal mondo

abbandoni

sotto il sole cocente di un mortale sonno mentale

gli affetti senzienti del tuo esistere.

Il ricordo di sé latita dal momento presente

carne viva tra gli oggetti quotidiani

errata percezione delle cose

fatale dimenticanza

vaghiamo incoscienti come foglie meccaniche

trasportate dal vento della routine.

E non troverai al risveglio urlo o disperazione così grande

da colmare il vuoto della tua assurda memoria.

G. I. Gurdjieff

G. I. Gurdjieff

Ritmo circadiano

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 giugno 2014 by Michele Nigro

note_a_mezzanotte

La scelta musicale non è casuale

nasce da un impercettibile ritmo cellulare,

dalle prime luci dell’alba alle tenebre della notte

un orologio interiore, biologico deejay

seleziona melodie e silenzi.

Sopravvive la sintonia,

il rumore tecnologico l’assedia.

Metronomi cardiaci

si adeguano alle pulsazioni cosmiche,

micropompe membranali respirano a tempo

come varchi vibrazionali sull’infinito.

Il corpo partecipa alla cadenza

tutto è ritmo e noi siamo musica,

anche se l’uomo distratto non segue più

il dialogo tra la canzone effimera dell’esistenza

e la sua matrice senza tempo.

La cernita quotidiana dei brani

è l’unica testimonianza dell’influenza.

Umori inconsci travestiti da esigenze culturali

simulano il leitmotiv dell’universo,

glorifichiamo il suono primordiale, origine del tutto

mandando in onda la colonna sonora

del nostro passaggio terreno,

una risposta umana in onore dell’inizio.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

Iris News

Rivista di poesia, arte e fotografia

adrianazanese

Just another WordPress.com site

POLISCRITTURE

laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate

Mille Splendidi Libri e non solo

"Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi"

Poetarum Silva

- Nie wieder Zensur in der Kunst -

Leggo e cammino

Amo leggere, amo camminare e amo fare le due cose insieme (non è così difficile come sembra)

Maria Pina Ciancio

Quaderno di poesia on-line

LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni.

Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo

fantascienza e fantastico nei libri e nei film (ma anche altro)

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe -scrittore, giornalista, critico letterario - blog ufficiale

Emanuele-Marcuccio's Blog

Ogni poesia nasce dalla meraviglia...

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: