Archivio per periodico

POESIA IN CAMPANIA, “Pomeriggi perduti” su Frequenze Poetiche n.13

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 dicembre 2018 by Michele Nigro

Come preannunciavo qui, è in distribuzione il n.13 della rivista di poesia internazionale “Frequenze Poetiche” (Anno II – Ottobre 2018) curata da Giorgio Moio. Per la rubrica POESIA IN CAMPANIA, sono state pubblicate nove poesie, precedute da una dichiarazione di poetica, scelte dalla mia raccolta inedita (e non ancora completata) provvisoriamente intitolata “Pomeriggi perduti”.

Un grazie a Giorgio Moio, alla Redazione di FP e ai suoi preziosi Lettori!

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Giuseppe Lippi, intervista per “Nugae” n.19

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 dicembre 2018 by Michele Nigro

Giuseppe Lippi

La triste notizia riguardante la dipartita del grande Giuseppe Lippi, mi induce a riproporre su questo blog un’intervista che rilasciò nel 2009 per la rivista letteraria “Nugae” n.19, l’ultimo del periodico da me diretto: un numero monotematico dedicato a “H. P. Lovecraft e la letteratura dell’orrore”.

Segue uno stralcio:

<<N. I detrattori di Lovecraft accusano lo scrittore americano di razzismo e di scarsa considerazione del mondo femminile. Accuse che trovano riscontro nei racconti del Solitario di Providence. E’ possibile giustificarlo in un certo qual modo, reinterpretarlo o preparare una difesa in suo favore?

L. Non credo ci sia bisogno di alcuna giustificazione, men che meno di difese. Quando avviciniamo gli scrittori di altre epoche storiche (comprese le più recenti) dobbiamo avere la cortesia di misurarli con il metro dei tempi in cui vissero, non il nostro. Nel caso di Lovecraft bisogna riconoscere che è stato anche scrittore razzista, o per meglio dire xenofobo: aveva paura degli stranieri. I suoi personaggi femminili sono evanescenti o negativi, è facilmente dimostrabile, ma una volta detto questo bisogna ricordare che i pregiudizi erano così diffusi nella società del suo tempo che l’atteggiamento di Lovecraft appare del tutto in linea con il sentire comune della cittadinanza bianca. Dopotutto, quello che a lui interessava era l’altro mondo, mentre di questo aveva una concezione essenzialmente letteraria. Certo, come molti autori imbevuti di teorie popolari ha trasmesso idee preconcette quando non infondate, tra cui la supremazia del sangue nordico sulle altre stirpi. Ragionando in questo modo mistico e un po’ fumoso, che gli serviva essenzialmente da difesa, può aver fatto qualche danno: a livello personale, per esempio, ritengo che sia stato Lovecraft a risvegliare il mio timore del diverso (facendomi sentire un alien a mia volta); ma la fascinazione che provo per le sue tematiche “proibite” non ne è scalfita perché la riflessione di Lovecraft sulla paura è più importante dei suoi sgradevoli effetti collaterali. Infine, per saldare il mio debito preciserò che a un lettore giovane la lettura dei suoi racconti migliori non offre solo un conforto in negativo, ma numerosi appigli positivi. Innanzi tutto nel permetterci di trovare in Lovecraft un amico, un confratello spirituale; in secondo luogo, nell’indicarci che nonostante i suoi orrori ― che forse sono semplicemente necessari ― il mondo può essere riconosciuto, esplorato e, in definitiva, apprezzato. Probabilmente non verremo mai a capo del suo mistero, eppure il tentativo va fatto ed è tanto più significativo sul piano umano quanto più l’impresa risulta difficile. Lovecraft è stato un uomo spaventato che ha svolto una ricerca nei meandri della paura: si è immerso nel terrore ed ha osato andare oltre, nel tentativo di superarlo.>>

Per leggere l’intera intervista:

intervista a GIUSEPPE LIPPI (da Nugae n.19)

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Recensione alle poesie di Giorgio Moio su “Frequenze Poetiche” n.11

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 agosto 2018 by Michele Nigro

La mia recensione alle poesie di Giorgio Moio, già apparsa su questo blog in un precedente post, è stata pubblicata sul n.11 della rivista “Frequenze Poetiche”.

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INDICE

POETI DA RICORDARE
– Maurizio Spatola, Il martello di Faust di Giacomo Bergamini…………………………………………………………….. p. 5

CRITICA LETTERARIA & D’ARTE
– Andrea Bonanno, La pittura di Mario Schifano e lo sguardo
del “voyeur”………………………………………………………….. ” 11

POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA
– Caterina Davinio, Quattro poesie…………………………… ” 16

POESIA VISUALE – SCRITTURE ASEMANTICHE – ARTI VISIVE
– David Chirot, Sette poesie visualasemiche……………… ” 25

LA GIOVANE POESIA ITALIANA
– Lorenzo Pataro, Piccola antologia……………………………………………………………….. ” 31

PROSA – AFORISMI – HAIKU
– Mario Quattrucci, La Misericordia………………………….. ” 36

RIVISTE DI LETTERATURA
– Giorgio Moio, «Marcatrè»: notiziario di cultura contemporanea……………………………………………………… ” 41

DISCUSSIONI & INTERVISTE
– Aa. Vv., Poesia come opposizione al commerciale scaduto
o filiale dell’intrattenimento effimero?……………………….. ” 53

LETTURE & RILETTURE
– Simone Carucci, Uomo impotente cercasi per serena convivenza di Gaby Hauptmann…………………………………………………………….. ” 61
– Giorgio Galli, Opus metachronicum di Sonia Caporossi……………………………………………………………… ” 62
– Giorgio Moio, Tra giustizia e memoria: Cautio criminalis
di Alfonso Malinconico……………………………………………. ” 65
– Michele Nigro, A proposito di Poesie sparse 1989-2008
di Giorgio Moio……………………………………………………….. ” 68

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“Frequenze Poetiche” n.9 – maggio 2018

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 luglio 2018 by Michele Nigro

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Giorgio Moio, poeta, saggista, critico letterario, editore, m’informa della presenza sul n.9 di “Frequenze Poetiche”, rivista di poesia internazionale ed altro, del mio scritto semi-autobiografico intitolato “1978 – 2018: comunicato n.7”, lievemente ri-editato per l’occasione dalla redazione di FP. Al di là del personale contributo, trattasi di un numero ricco e interessante, come si può evincere dall’indice. Buona lettura!

Segue come da comunicato:

INDICE

POETI – SCRITTORI – DONNE E UOMINI ILLUSTRI DEL PASSATO
– Maria Farina, Eleonora Duse…………………………………. p. 5

POETI DA RICORDARE
– Octavio Paz, Henri Michaux: viaggio nell’abisso………….. ” 9

CRITICA LETTERARIA & D’ARTE
– Antonio Sacco, Relazione tra poesia e pittura…………. ” 17
– Javier Josè Rodriguez Vallejo, Baudelaire una lucie’rnaga que illumina una biblioteca de Arteaga……………………………………………………………………………………….. ” 22

POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA
– Leopoldo Attolico, La musica è finita………………………………………… ” 27

POESIA STRANIERA CONTEMPORANEA
– Carlos Vitale, Jornada y otros poemas…………………………………….. ” 31

POESIA VISUALE – SCRITTURE ASEMANTICHE – ARTI VISIVE
– Carlo Bugli, Senza titolo………………………………………………………….. ” 25
– Fabio Strinati, Quattro musiche visuali………………………………………. ” 31

PROSA – AFORISMI – HAIKU
– Michele Nigro, 1978 – 2018: comunicato n.7…………….. ” 40

RIVISTE DI LETTERATURA
– Raffaele Giglio, «Critica Letteraria». Una rivista
napoletana………………………………………………………………. ” 53

DISCUSSIONI & INTERVISTE
– Giorgio Moio, Intervista a Marco Palladini…………………. ” 61

LETTURE & RILETTURE
– Alfonso Amendola, Della feroce limpidezza in
Bruno Di Pietro…………………………………………………………. ” 71
– Francesco Aprile, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio…………………….. ” 73
– Marilena Cataldini, Riflessioni al varco di un cancello……………….. ” 75

MOSTRE D’ARTE – EVENTI – NOTIZIARIO ………………… ” 78

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3 poesie per “Liburni” n.49

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2018 by Michele Nigro

Le poesie “Eros e Thanatos”, “Živago” e “Chair à canon” sono state pubblicate sul n. 49 (pag. 23) di “Liburni” (Open Space Arte e Cultura, anno 6 – gennaio 2018, CTL editore, copia cartacea euro 7).

Per leggere la versione on-line OMAGGIO: qui

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La tregua

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 ottobre 2017 by Michele Nigro

Ritorneranno le grigie truppe

tra muri di cemento e d’edera

e cani sciolti in spazi ingiusti,

spiate da finestre tristi.

Come quando a Napoli

tutto aveva il sapore dell’inizio

fresche angosce a cui dare un nome

e si vagava per molto meno

inseguendo fantasmi a buon prezzo

e solitudini smaltite in strada.

 

Scie d’aerei non ancora chimiche

tra cieli azzurri e beffardi

nonostante novembre

a prendersi gioco di acerbe libertà,

anima precaria

che si credeva ebbra di albori.

Involuzioni di una pelle amata

e il freddo che fa tornare

giovani, liberi come nel buio

bastando a se stessi.

 

È stata solo una tregua, dunque

quel riconoscersi dolceamaro

quella pioggia sotto alberi che erano casa

i caffè clandestini dagli albanesi

la mano non data, a volte sfiorata

i piedi nudi sul petto?

 

Ritornano le grigie truppe

sconfitte a marzo

dinanzi ai bastioni

rinforzati dal dolore,

poeti partigiani

resistenti alla morte d’amore

si appostano in boschi di tempo.

(foto: Tregua di Natale, 1914)

Opere sparse nel tempo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 agosto 2017 by Michele Nigro

Sentire il riverbero

di trascorse energie

tocco di antichi

entusiasmi sulle cose

il loro effetto fuori moda.

 

Le mani stanche di madre

che curavano i lembi

di famiglie ormai disperse

non lavorano più d’ago

per un domani incerto.

 

Nuove cuciture

su stoffe consunte

come passaggi d’epoca

segnati da assenze.

 

In silenzio, da padre a figlio

mirando l’infinito di oggi

da laiche trappe

si eredita il da farsi.

… intanto su FrasiCelebri.it

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 ottobre 2016 by Michele Nigro

Con piacere ho risposto all’invito della redazione di FrasiCelebri.it inviando alcuni stralci tratti dalle mie pubblicazioni e qualche aforisma conservato nei cassetti della riflessione… Questa è la mia pagina personale contenente i primi contributi: periodicamente invierò altre frasi scelte dai miei libri e altri “pensieri pensati”… In alto a destra, nell’home page di questo blog (quando il post che state leggendo verrà naturalmente surclassato da quelli futuri), troverete un banner fisso che rimanda alla mia pagina su FrasiCelebri.it per continuare, se vorrete, a leggermi anche lì. Follow me!

frasicelebri

Evo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 agosto 2016 by Michele Nigro

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Faccio medioevo in me

aspettando nuovi soli,

per salvarmi da

presenti tempi oscuri.

paginauno, bimestrale di analisi politica, cultura e letteratura

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 10 dicembre 2015 by Michele Nigro

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anno IX numero 45

In questo numero
Dietro il successo di Expo: dalla surmodernità al kitsch, la società dei consumi e la rimozione della violenza. Turchia, Isis, gas e nuovi assetti imperialistici: in equilibrio fra Usa e Russia, attraverso la Turchia passano le più importanti pipeline tra Oriente e Europa. Economia francescana: Jorge Mario Bergoglio: marxista, eretico o semplicemente Papa? Dove sono i nostri: conflitto sociale e lotte dei lavoratori nell’Italia di oggi, come si muove il collettivo Clash City Workers. Dopo Expo, la logica del Grande Evento continua: intorno ai progetti di riqualificazione dell’area l’ombra di interessi speculativi. Alle radici del fascioleghismo: gli anni Novanta, la Nuova destra italiana e la Libera compagnia padana.
E ancora: la narrativa industriale britannica del primo Novecento, radice culturale di Ken Loach e William McIlvanney. Intervista a Susanna Parigi. La politica e l’arte della menzogna. E poi: recensioni musicali, di romanzi, saggi e film, l’Expo della società dello spettacolo nelle fotografie di Giulia Zucca e la copertina di Roberto Cracco.

LIBERA L’INFORMAZIONE E LA CULTURA!

IL PDF GRATUITAMENTE ONLINE
O IL CARTACEO SE NON SAI RINUNCIARE ALLA CARTA!

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“La casa del Grande Fratello” su Storie Bizzarre 2.3

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 novembre 2015 by Michele Nigro

Un mio vecchio racconto – “La casa del Grande Fratello” – sul n. 2.3 di “Storie Bizzarre”, Speciale Halloween…

Per sfogliare, scaricare, leggere SB… cliccate qui!

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Logiche autunnali

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“Lungo il transito dell’apparente dualità
la pioggia di settembre
risveglia i vuoti della mia stanza”

(“Nomadi”, Juri Camisasca)

 

Logiche autunnali

La gioia perversa del declino

Che cos’è l’autunno se non un’anti-primavera, una meta-stagione, un video reverse della natura, un’idea per canzoni e poesie, l’attesa gioiosamente malsana di un periodo sospeso senza energia e senza speranza, il movimento rallentato verso l’angolo spento di un ciclico andare?

Le ingenue illusioni primaverili e le forzate previsioni generate da un ottimismo solare lasciano il posto a un’assoluta e salvifica mancanza di pretese, non priva di fede: si attende il nulla con fiducia, il letargo dell’iniziativa con un’operosa umiltà, la contemplazione di un’apparente morte stagionale che invece è vita, sobria e sfornita di annunci vacanzieri.

Veni l’autunnu
scura cchiù prestu
l’albiri peddunu i fogghi
e accumincia ‘a scola [1]

Vi può essere felicità nell’immagine statica di muti rami spogli?

Mentre la primavera è un tempo durante il quale il corpo e la mente si preparano all’azione indispensabile e vincente, alla sensualità che previene i rimpianti per le occasioni perse, citate ne “Le passanti” di Fabrizio De André, l’autunno è la stagione del libero arbitrio, dell’atarassia e del disincanto: si può scegliere di seguire l’assopimento pre-letargico dettato dal momento o coltivare una non richiesta intraprendenza fuori tempo.

La sorpresa che possiamo offrire a noi stessi consiste nel traslare una vitalità scontata e pubblicizzata – silenziosamente ma con piglio inesorabile, mentre le foglie cominciano a cadere preannunciando la periodica fine di un necessario slancio riproduttivo – dall’epoca della linfa bollente a quella del freddo esistenziale che nasconde gallerie di ghiaccio percorse a sorpresa dall’aria calda di un’insospettabile passione. La scelta, compiuta in una fase durante la quale – a differenza dell’estate – nessuno pretende niente dagli altri, è più autentica, non sottoposta a pressioni dogmatiche travestite da favorevoli previsioni del tempo che inducono all’impresa.

Ho tentato di vivere ad oltranza

superando la capacità genetica a gioire

ricevuta in eredità dal caso

ma era ridicolo quello strafare inquieto

con cui tradivo la mia natura silente.

Scelsi uno sguardo corrucciato a coprire

la felice verità invisibile agli occhi dell’ovvio,

sviando il giudizio di masse superflue

con rari sorrisi come caramelle per stolti. [2]

L’uomo autunnale, lasciandosi forgiare dal silenzio che ama e cerca, pregusta la landa gelida del futuro imminente di cui sarà protagonista incontrastato il Generale di napoleonica memoria: egli, l’uomo dell’equinozio d’autunno, sorride dinanzi allo schermo grigio e uggioso dell’inverno intravisto all’orizzonte, lì dove altri rabbrividiscono, s’intristiscono, foto-deprimendo il loro ego, rifugiandosi in un nuovo e lontano miraggio primaverile, prigionieri di un ciclo meteorologico senza fine (nonostante, a dire di qualche cittadino non avvezzo alla campagna, non ci siano più le mezze…).

L’autunnalità non è mai stata solo una condizione meteorologica: perché, come recita il titolo di una canzoncina di Dear Jack, “La pioggia è uno stato d’animo”. È realmente autunno solo quando è autunno in te! Ci siamo convinti del fatto che siano le intemperie a influenzare la nostra interiorità emotiva – il che per alcuni, i meteoropatici ad esempio, e nella fattispecie i cosiddetti “depressi invernali” affetti da SAD (Seasonal Affective Disorder), è anche vero – mentre invece è esatto il contrario: vi può essere una “felicità perversa” (perversa per i discepoli della Dea Melanina) in un giorno senza sole, nel rumore della pioggia (“… Odi? La pioggia cade/su la solitaria/verdura/con un crepitío che dura/e varia nell’aria/secondo le fronde/più rade, men rade…” [3]), in un bosco innevato, nei lampi notturni come flash provenienti dalla macchina fotografica di un dio pronto a immortalare l’umana caducità, nell’impari lotta metropolitana a suon di soffiatori e rastrelli contro le feuilles mortes [4] simili a pensieri rinsecchiti raccolti alla fine di un’estate, nel vento forte che prepotentemente s’incunea nelle narici al punto da farci pensare – in preda a un inebriante senso di rianimazione – di non aver mai respirato fino ad allora… Felicità per un peggioramento del meteo che non metta a rischio, sia chiaro, l’incolumità degli abitanti di un territorio, come accade troppo spesso a causa di una trasandatezza amministrativa che sfocia in un dissesto idrogeologico mortale!

Vuoi mettere una giornata uggiosa

nuvole nere in cielo

minacciose e severe come matrigne

con la solare prevedibilità dell’io estivo?

Vorresti paragonare i misterici scrigni

e le magiche elucubrazioni

di un pomeriggio desolato e grigio

con i vortici popolosi delle feste?

“Datemi un temporale

una biblioteca

un gatto nero

… e vi trasmuterò il mondo!”

Un’acquosa aria elettrica

m’invita ad esplorare

i cauti incubi del quotidiano.

Vi ho mai parlato dei danni

che i raggi solari dell’ingenuo

mi causano sulla pelle dell’anima?

Lo spirito casalingo del fuoco

illumina i sapienti libri eterni,

lontano dai percorsi consueti

di un borghese “dì di festa”.

E speriamo che piova ancora. [5]

L’uomo delle solitarie passeggiate su strade di foglie morte ricerca la vita in quei luoghi in cui la maggioranza dei suoi simili ha smesso di cercarla, perché così è stato insegnato loro dal pratico buonsenso di un immaginario collettivo limitato.

E mi piaceva camminare solo
per sentieri ombrosi di montagna,
nel mese in cui le foglie cambiano colore,
prima di addormentarmi all’ombra del destino… [6]

La soddisfazione derivante da un’apparente stabilità esistenziale e la voglia di intraprendere un nuovo cammino a volte sono incompatibili: per cominciare una ricerca (fosse anche solo una quest vissuta nella nostra mente!) occorre avere il coraggio di mettersi in discussione, abbandonando le proprie comode certezze:

No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo. [7]

E l’inizio di un autunno è il momento propizio per entrare in crisi (dal latino crĭsis, dal greco κρίσις – krísis: “decisione”, “scelta”, “giudizio”, “separazione”…) perché:

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età,
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità… [8]

Un’esistenza rallentata ma rigogliosa pullula nei silenziosi sottoboschi tramortiti dai primi freddi mattini, compagni di soli pallidi e senza gloria che attendono di prevalere sulle nebbie come il sole di Austerlitz.

Non fa promesse l’autunno: esso semplicemente è, prendere o lasciare (ma lasciare per andare dove? Ai Caraibi, come quelli che inseguono l’estate per paura del freddo e del fisco?); immobile come la natura in pausa sul bordo nuvoloso dell’inverno; deciso preparatore atletico per tempi duri; severo come chi ha l’ingrato compito di annunciare ai presenti che la festa è finita.

L’autunno è un “tipo serio”, tempo assertivo nonostante il suo essere congiunzione, ma dotato di dolcezza e di comprensione infinite: ti lascia prendere le ultime cose da terra, ti attende sull’uscio, ti fa preparare le valigie con calma, senza la nevrosi dei viaggi estivi, mentre ti illustra con voce sussurrata il programma per i mesi successivi, ovvero mentre ti rivela che in realtà non c’è alcun programma, perché la vocazione dell’autunno è quella di essere zona sospesa dell’andare pubblico, angolo privilegiato per la riflessione che precede il cristallizzarsi degli intenti, attimo transitorio – e non ancora del tutto incantato – verso il gelo definitivo, nel corso del quale prendere le ultime decisioni sfuggite all’afoso caos agostano.

Sembra che ti metta fretta con la sua presenza: l’anno in fin dei conti è agli sgoccioli; ma l’autunno ti lascia libero dinanzi all’inesorabilità del nulla e della morte. Vuole che l’incontro tra te e l’infinito sia onesto e concreto, voluto anche se inevitabile; disintossica il ritmo della vita dalle frivolezze estive per far compiere all’uomo la sua scelta in maniera meditata ed equilibrata.

L’estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande: lo sai che non mi va [9]

In realtà è bello invecchiare (“…Viva la Gioventù,/che fortunatamente passa,/senza troppi problemi…” [10]); o meglio: è bello raggiungere un’età – diversa per ognuno – in cui saggezza e possibilità di azione, esperienza e progettualità, siano in perfetto equilibrio. Saper convertire il “diventare grandi” da condizione opprimente a ottima opportunità, questo è o dovrebbe essere l’obiettivo del crescere. La fine dell’estate non deve essere vissuta come una feroce deprivazione da parte del tempo, bensì come una parentesi durante la quale analizzare in piena libertà e serenità il cammino compiuto, per raccogliersi in vista di nuove possibilità. E l’autunno, che segue questa fine, è il periodo ideale – più della primavera – per ricominciare: come accade durante l’imbrunire (… clemente è l’imbrunire/balsamo serale per animi piagati… [11]), è il momento in cui, liberati dalla morsa dei raggi solari, ci si confida di più, mimetizzati dalla semioscurità.

Poche le cose che restano alla fine di un’estate
La quiete dei colori autunnali si rifletterà sulle strade e sugli umori
Come il dolce malessere dopo un addio. [12]

Le carni espanse e sguaiate, cotte al sole dell’assurdo, rientrano nei ranghi di un’estetica composta; la mente spiaggiata su orizzonti impropri si ricompone pian piano, cercando pensieri semplici e familiari. L’umanità reduce dai flussi migratori del consumismo (in antitesi scaramantica a quelli recenti per disperazione, fame e guerre), spinta da paure ancestrali riproposte dalla saltuaria consapevolezza della sua precarietà su questo pianeta, comincia a trasformare e conservare i frutti raccolti dall’edulcorato entusiasmo estivo. L’uomo-conserva, adoperando barattoli e cotture prolungate, batte in ritirata accampandosi tra le mensole di una dispensa interiore, mentre l’uomo autunnale avanza con vitalità e passo coraggioso sotto le prime dolci piogge, come se si apprestasse a vivere l’occasione irripetibile e fanciullesca di una gelida estate.

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