Archivio per Philip K. Dick

Cineforum “La Macchia 2.0”: fantascienza all’Università di Salerno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2013 by Michele Nigro

Cineforum “La Macchia 2.0”

Data evento: 9 aprile 2013 – 30 aprile 2013

“Un pensiero è libero finché ha la libertà di movimento, di espansione e di stravolgimento. Un pensiero o un’idea fermi in un solo punto sono già vecchi ed anacronistici. Noi puntiamo al rovesciamento dei pensieri e alla mescolanza di essi su di un grande foglio bianco. Pensieri che a macchia d’olio riempiono un bianco che non sa di nulla.”

L’associazione socio-culturale Asinu è lieta di presentare il Cineforum “La Macchia 2.0”: nato dagli studenti per gli studenti, vuole creare una serie di appuntamenti che mostrino come i temi, dunque i pensieri, nel cinema si siano estesi a macchia d’olio.
Nulla è più reale della fantascienza. Il cineforum quest’anno tratterà ed analizzerà lo stretto contatto fra la società contemporanea e i temi fantascientifici. Lo scopo sarà quello di mettere in evidenza opere che hanno trattato argomenti “proibiti” come l’omologazione, i sistemi di potere, l’inserimento nella società del sistema consumistico ed altri ancora, relazionandoli alla struttura fantascientifica. Come esprimere ciò che potrebbe apparire troppo estremo? Qui entra in gioco il cinema fantascientifico con le sue metafore e i suoi più o meno sottili riferimenti al rapporto fra l’uomo ed il pianeta che vive; un modo di fare cinema che negli anni ha spesso “pronosticato” l’evoluzione del modo di vivere, dei sistemi di controllo, dell’alienazione e dell’omologazione al tessuto sociale. Nothing is real like a Sci-Fi.
Gli appuntamenti avranno luogo nell’Aula del Consiglio di Scienze Politiche e qui di seguito trovate la programmazione completa dei film che verranno proiettati:

– 9 Aprile ore 14.30: Blade runner (1982) di Ridley Scott:
Nella Los Angeles del 2019, 6 androidi fuggono dalla colonia marziana per andare sulla Terra con lo scopo di modificare la loro “data di termine”. Questo atto proibito è punito con il “ritiro” e ad attuare questo sporco compito è Rick Deckard un cacciatore di replicanti ribelli. Durante la caccia Deckard verrà sedotto da Rachel un androide che, attraverso la sua sviluppata sensibilità, renderà sempre più labile il confine tra un essere umano ed una macchina.
Blade Runner è liberamente tratto al famoso romanzo fantascientifico di Philip Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.

Con la partecipazione di:
Alfonso Amendola: Docente di Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali.
Mario Tirino: Dott.re di Ricerca in Scienze della Comunicazione.

– 16 Aprile ore 14.30: A scanner darkly (2006) di Richard Linklater:
In un imprecisato futuro la sostanza M spopola tra la gente e gli agenti della narcotici hanno il compito di debellare questa piaga. Un viaggio allucinante dove Fred/Bob ci presenterà una società piegata dalla dipendenza e, dunque, dal bisogno maniacale di consumare la sostanza M. Infiltrato all’interno di un gruppo di tossici, Fred/Bob subirà disturbi di personalità che lo porteranno a ritrovarsi dinanzi i tasselli ricongiunti di una sistema che “dà piacere e lo tramuta in dipendenza”. Ma forse sarà troppo tardi.

Con la partecipazione del Docente di Sociologia dei Processi Comunicativi Fabrizio Denunzio.

23 Aprile ore 14.30: Gattaca – La porta dell’universo (1997) di Andrew Niccol
In un prossimo futuro si vedono contrapposti individui nati in provetta e geneticamente perfetti ed esseri umani concepiti secondo il caso naturale. Il “non valido” Vincent sfida il nuovo ordine sociale, avendo come scopo quello di realizzare il suo sogno e non rassegnarsi ad una vita da comprimario, predestinata da una scienza padrona.
Con la partecipazione della Dott.ssa di Ricerca in Storia Mariangela Palmieri.

– 30 Aprile ore 14.30: eXistenZ (1999) di David Cronenberg:
Una società informatica riesce a produrre un nuovo prototipo di videogioco che s’innesta direttamente nel cervello umano sfruttandone l’elettricità. Questo gioco riesce a ricreare una perfetta realtà virtuale dove tutti i giocatori possono interagire tra di loro. Alcune persone vengono scelte per provarlo ma altre s’intrometteranno nella partita poiché contrarie a questo tipo di sperimentazione. In un intricato succedersi di atti di spionaggio e vendette, eXistenZ genera un solo dubbio in chi lo guarda (e in chi gioca): quando inizia il gioco e quando finisce la realtà?

Con la partecipazione del Docente di Reti di calcolatori Massimo De Santo.

In contemporanea alla prima e ultima proiezione sarà possibile visitare la mostra dell’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili (OCPG) che patrocinerà l’evento. Ogni opera è prodotta dagli artisti del progetto regionale “Chiamata alle arti” e contribuirà a stimolare la curiosità sul genere fantascientifico:
– 9 Aprile: Maria Saggese e Ivan Resciniti.
– 30 Aprile: Annalisa Benvenuto, Rachele Montoro e Roberto Cavalieri.

Link trailer → http://www.youtube.com/watch?v=HEqUTwn2Bz0
Evento facebook → http://www.facebook.com/events/515036901893665/?ref=ts&fref=ts

lamacchia2

FONTE: http://www.unisa.it/news/index/idStructure/1/id/9409

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“Cyberfilosofia” di Jean Baudrillard

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 maggio 2012 by Michele Nigro

Apparentemente innocuo, composto da 45 pagine, “Cyberfilosofia” è una pubblicazione postuma (ed. Mimesis, collana Minima Volti – 2010) del filosofo “patafisicoJean Baudrillard (1929-2007), interessante, in alcuni punti volutamente ermetica e assiomatica, ricca di nuovi punti di vista stimolanti. Divisa in quattro capitoletti, l’argomentazione di Baudrillard ha il raro dono di utilizzare alcuni elementi tipici dell’immaginario fantascientifico per affrontare temi filosofici riguardanti la vita dell’uomo del terzo millennio: il simulacro e il suo sorpasso reso possibile dal vasto universo della simulazione e dell’iperrealtà; la differenza tra automa e robot (nel secondo capitolo intitolato “L’automa e il robot”); l’esegesi di “Crash” (titolo del romanzo di Ballard e del film diretto da David Cronenberg) nel terzo capitolo intitolato appunto “Crash” in cui Baudrillard, grazie alla sua speciale lente d’ingrandimento iperrealista, evidenzia la commistione esistente tra corpo organico e macchina, tra sessualità e tecnologia, la coincidenza tra l’automobile incidentata (simbolo del romanzo di Ballard) e il godimento puro; e infine il disimpegno definitivo di Baudrillard nei confronti del film “Matrix”: nel quarto e ultimo capitolo – “Decodificare Matrix, Le Nouvel Observateur intervista Jean Baudrillard” – viene spiegata una volta per tutte la distanza esistente tra il pensiero del filosofo francese e il messaggio contenuto nel film dei fratelli Wachowski.

Ma è nel primo capitolo – Tre ordini di simulacri” – che Baudrillard lancia le sfide più interessanti all’indirizzo del mondo fantascientifico. Esiste ancora una relazione tra l’immaginario e le nuove esigenze della science-fiction? Baudrillard non ha dubbi in merito: “… il buon vecchio immaginario della science-fiction è morto, e qualcosa d’altro, che non è più science-fiction, sta nascendo.” Una frase laconica che potrebbe mandare nel panico i puristi del genere e che invece costituisce una traccia affascinante per quei nuovi protagonisti della letteratura fantascientifica che amano indagare andando oltre i confini imposti da una definizione che sembrerebbe non prevedere contaminazioni (fra i pionieri di questo nuovo modo di reinventare la fantascienza, in Italia, sicuramente sono da annoverare i Connettivisti). Baudrillard afferma che in un mondo come quello attuale, in cui il modello, grazie alla simulazione, ha superato il reale diventando esso stesso un’anticipazione del reale, non c’è più spazio per “anticipazioni finzionali” e quindi per una trascendenza immaginaria. Per dirla in parole povere: la fantascienza, se vuole sopravvivere deve “morire”, orientarsi verso nuovi obiettivi, diluendosi in essi.

Superlativo il seguente brano tratto da “Cyberfilosofia”: <<La realtà poteva sorpassare la finzione: era il segno più sicuro del possibile gioco al rialzo dell’immagi­nario. Ma il reale non può sorpassare il modello, di cui non è che l’alibi. L’immaginario era l’alibi del reale, in un mondo dominato dal principio di realtà. Oggi è il reale che è diventato l’alibi del modello, in un universo retto dal principio di simulazione. Ed è paradossalmente il reale che è diventato oggi la nostra vera utopia – ma è un’utopia che non appartiene più all’ordine del possibile, perché non si può che sognarne come un oggetto perduto. Forse la science-fiction dell’era cibernetica e iperreale non può che consumarsi nella resurrezione “artificiale” di mondi “storici”, cercare di ricostruire in vitro, fin nei minimi dettagli, le peripezie di un mon­do anteriore, gli avvenimenti, i personaggi, le ideolo­gie passate, svuotate del loro senso, del loro processo originale, ma allucinanti di verità retrospettiva. Così in Simulacri di Dick, la guerra di Secessione. Gi­gantesco ologramma in tre dimensioni, dove la fin­zione non sarà più uno specchio teso al futuro, ma riallucinazione disperata del passato. Non possiamo più immaginare altri universi: la gra­zia della trascendenza ci è stata negata anche su que­sto terreno. La science-fiction classica è stata quella di un universo in espansione; trovava del resto le sue vie nei racconti di esplorazione spaziale complici del­le forme più terrestri di esplorazione e di colonizza­zione del XIX e XX secolo.>>

E poi, ancora, come a voler concretizzare definitivamente la sua sfida post-moderna: <<Non è più possibile partire dal reale e fabbricare l’irreale, l’immaginario a partire dai dati del reale. Il processo sarà piuttosto l’inverso: si tratterà di realizzare situazioni decentra­te, modelli di simulazione e di ingegnarsi a dar loro i colori del reale, del banale, del vissuto, di reinventare il reale come finzione, proprio perché il reale è scom­parso dalla nostra vita. Allucinazione del reale, del vissuto, del quotidiano, ma ricostruito, talvolta fin nei dettagli di un’inquietante estraneità, ricostruito come una riserva animale o vegetale, esposta alla vista con una precisione trasparente, e tuttavia senza sostanza, derealizzata in anticipo, iperrealizzata. La science-fiction non sarebbe più, in questo sen­so, un romanzesco in espansione con tutta la libertà e il naif che le derivano dal fascino della scoperta, ma piuttosto evolverebbe implosivamente, a immagine della nostra concezione attuale dell’universo, cercando di rivitalizzare, riattualizzare, riquotidianizzare dei frammenti di simulazione, frammenti di quella simulazione universale che è diventato per noi il mondo che si dice “reale”.>>

“Cyberfilosofia” è un libro che ogni scrittore di fantascienza dovrebbe leggere.

Vite sotterranee

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 ottobre 2010 by Michele Nigro

Philip K. Dick

[…] “La penultima verità” (The Penultimate Truth) contiene uno dei temi prediletti da Dick: la guerra eterna. In questo romanzo una società “lemure” non abita più la superficie terrestre, dopo che una guerra nucleare totale l’ha resa invivibile. L’umanità, ormai abituata a vivere in città-bunker sotterranee scavate verso il cuore della terra, evita diligente­mente la crosta terrestre, credendola ancora contaminata. In superficie, solo uno sparuto manipolo di dominatori-latifondisti, con l’ausilio di un esercito di guardiani-robot, conosce la realtà… I notiziari che vengono propinati alla popolazione sotterranea, sono letti da un androide che tutti credono umano e che riceve ordini da un sofisticato computer che elabora costantemente notizie allarmanti con il solo scopo di mantenere la gente nella più totale immobilità e disinformazione… Solo un uomo decide di tornare in superficie sfidando tutte le regole del buonsenso di cui sono schiavi i suoi concittadini. Mentre risale pensa al pericolo delle radiazioni che lo potrebbero uccidere e all’esercito dei robot che polverizzano qualsiasi forma di vita estranea allo scenario desolante post atomico. Ma il dubbio è grande e la sete di verità incontenibile…

Scritto nel 1964, “La penultima verità” rappresenta un valido “riassunto” di tutte le tematiche dickiane: gli scenari depri­menti di un pianeta Terra trasformato dalla guerra, i personaggi che perdono pezzi di umanità non conoscendo più il limite tra se stessi e i loro “simulacri” artificiali, la realtà che diventa la parodia della Verità, le coscienze assopite da Poteri nascosti, la capacità di pochi speciali “incoscienti” che materializzando le necessarie figure degli “antieroi” grassi e brutti (altro che il cinematografico Harrison Ford di “Blade Runner”!) danno vita alla vera ricerca dolorosa di chi rinnega la comoda realtà per ritrovare il vero senso della vita in uno squallido scenario decadente. […]

[…] E se vivessimo anche noi in una nostra attuale condizione “sotterranea” fatta di bugie e di esigenze inventate? Chi di noi ha il coraggio quotidiano di ritornare “in superficie” per andare oltre la notizia e al di là delle apparenze di una società in cui tutto sembra “necessario”? Il Philip Dick paranoico, visionario, depresso e allucina­to ci indica, nei suoi romanzi e ancor di più tramite i suoi personaggi, gli elementi per una ricerca attualissima: in questa epoca di “guerre preventive” e di “armi di distruzio­ne di massa” mai trovate, ci verrebbe spontaneo imitare il personaggio de “La penultima verità” e risalire anche noi verso la superficie del nostro mondo fatto di “inevitabilità” e “falsi doveri”. […]

(tratto da “Ritratti d’Autore” a cura di Michele Nigro:

Philip K. Dick – “La penultima verità”

articolo pubblicato sul mensile “Strange Days”)


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