Archivio per post apocalittico

Piombo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2017 by Michele Nigro

Ricordi? La tivvù passava

Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot

esplosioni nucleari aliene

in un Giappone già sconfitto.

Alle scuole medie

disegnavo rifugi

antiatomici colorati e minuziosi

con tutto quel piombo

che dava speranza

al futuro dell’umanità e ai miei

acerbi spermatozoi.

 

Poi i potenti rinsavirono

fu un vortice di firme, strette di mano

crolli, trattati di pace

ipocriti disarmi senza equilibrio.

Crisi d’identità

da oriente a occidente,

cani affamati senza museruola e padroni

abbaiavano nelle notti di provincia.

 

Dove saranno

in quale scatola degli anni ottanta

i miei progetti, odor di matita e gomma

per esorcizzare la paura del caldo nulla

e della morte da poco conosciuta?

The Giver – Il mondo di Jonas

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2017 by Michele Nigro

versione pdf: The Giver – Il mondo di Jonas

Una delle caratteristiche più frequenti nei recenti film di genere fantascientifico è senza alcun dubbio il processo di ibridazione da cui nascono: l’originalità, sempre più rara, è stata sostituita da più sicuri incroci tra porzioni di precedenti pellicole di successo (anche di generi differenti), come in una sorta di grande esperimento di ingegneria genetica adattata alla cinematografia. Lungi da me il voler giudicare come negativa questa tecnica d’ibridazione, che nella maggior parte dei casi fornisce risultati gradevoli, sarebbe tuttavia interessante analizzarne – in altra sede e in maniera più approfondita – l’origine, gli obiettivi, le tecniche narrative che utilizza per rendere credibile il risultato finale: si tratta di mancanza di idee come accennavo all’inizio? Voglia di “contaminazione” tra generi? Sperimentalismo transmediale libro-film? Sta di fatto che questi film derivano quasi sempre da altrettanti romanzi, quindi l’ibridazione avviene a monte. È letteraria.

Non sfugge a tale fenomenologia il film intitolato The Giver – Il mondo di Jonas (tratto dal romanzo The Giver – Il donatore di Lois Lowry): l’accostamento più facile da fare sarebbe quello con il film Hunger Games, ma scavando in profondità è interessante rilevare quante altre analogie meritano di essere scoperte e analizzate. La storia contenuta nel film di Phillip Noyce ha letteralmente “rubato” l’idea della riscoperta dei colori (e delle emozioni) a un altro grande film sottovalutato: Pleasantville. L’assegnazione di mansioni al compimento del 18° anno d’età assomiglia alla divisione in fazioni presente nel romanzo Divergent di Veronica Roth (dal momento che il romanzo della Roth è del 2011, mentre quello di Lowry è del 1993, sarebbe il film Divergent ad avere un “debito” con The Giver – Il mondo di Jonas; anche se entrambi i film sono del 2014!). L’estirpazione delle emozioni dall’animo umano è un chiaro riferimento al film Equilibrium di Kurt Wimmer; la società quasi apatica, senza classi e senza memoria di The Giver ricorda un po’ quella degli Eloi di H. G. Wells; l’iniezione mattutina per debellare gli impulsi sessuali e sentimentali è l’equivalente, in termini di controllo sociale, dell’assunzione di soma ne Il mondo nuovo di Aldous Huxley; l’amore controllato (e inibito) tra uomo e donna non può non rievocare il rapporto proibito tra Winston e Julia nel celebre romanzo 1984 di George Orwell. Per non parlare della deriva eugenetica, presente in numerose opere letterarie e cinematografiche fantascientifiche. Interessante il riferimento antiabortista (i bambini non conformi allo standard vengono “congedati”: un modo pulito per dire uccisi) e quindi antispartano contenuto nel messaggio filmico. Riferimento che potrebbe essere esteso anche al tema delicato e attuale dell’eutanasia: quando una società legifera sulla nascita, sulla morte e sui sentimenti ed emozioni contenuti nell’intervallo di tempo compreso tra questi due momenti, può definirsi libera? Sembrerebbe chiedersi la voce narrante di questa storia. Anche se, come accade nella realtà, non è la condizione esistenziale in sé ma la necessaria presa di coscienza a fare la differenza in termini di azioni da intraprendere.

L’idea di una società distopica “con il trucco” non è originalissima: nella maggior parte dei casi si tratta di società post-apocalittiche, perché deve esserci sempre un evento passato sconvolgente – una guerra, un’epidemia, una quasi estinzione – per far cambiare rotta all’umanità e per farle scegliere un nuovo inizio basato su scelte radicali applicate da un’oligarchia. Come a voler dire: “abbiamo sbagliato, è vero, ma da oggi in poi si riga dritto, con nuove regole e guai a chi sgarra!” Innumerevoli sono gli esempi, fantascientifici e non, letterari e cinematografici, di società apparentemente perfette ma che nascondono regole di vita disumane e innaturali: The Island film di Michael Bay, L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138) di George Lucas, La penultima verità (The Penultimate Truth) romanzo di Philip K. Dick, The Truman Show film di Peter Weir, La fuga di Logan (Logan’s Run) film di Michael Anderson, La possibilità di un’isola romanzo di Michel Houellebecq… ecc. Continuate voi: sono sicuro che avete almeno un titolo di film o di romanzo da aggiungere all’elenco!

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Promo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 ottobre 2015 by Michele Nigro

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L’anima

mortificata dalle inaugurazioni del sabato sera

e isole pedonali come giri danteschi,

promozione colorata musicale

dell’angoscia,

cerca spiragli

pedalando senza luci

tra vicoli anonimi.

A quell’epoca

ero lo strumento della tua vendetta.

Poi il silenzio assoluto

circondò la mente,

ogni suono si rivelò miracolo

scoperta meravigliosa

dono fortuito della solitudine.

A prophecy

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 giugno 2015 by Michele Nigro

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Diverranno leggenda

al calare dell’impero energetico

i dispacci radiofonici sugli esodi volontari

e i rientri in fila dai non luoghi.

Barzellette intorno al fuoco

racconteranno estinti stili di vita,

scene di panico tramandate come classici

per rallegrare le notti dell’uomo nuovo.

Anergia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 febbraio 2014 by Michele Nigro

Quando giaceremo immobili e stupefatti

privi di energia, sui marciapiedi della storia

realizzeremo l’irreversibile assurdità

dei nostri gloriosi giorni luminosi.

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Post apocalittico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2012 by Michele Nigro

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Anche dopo aver conquistato l’inebriante compagnia della folla e il calore amicale della carne, bisognerebbe avere il coraggio di chiedere a se stessi se i sorrisi della comitiva, che per una sera c’hanno distratto dalla solitudine e dalle fatiche dell’esistere quotidiano, rappresentino la qualità finale di un’evoluzione di cui non conosciamo la profondità o solo uno stadio intermedio e acerbo verso la realizzazione di un rapporto interpersonale più solido e scarnificato. Anche dopo aver soddisfatto il corpo con scariche endorfiniche causate da non durature felicità sportive e sessuali bisognerebbe domandarsi se quel senso di appagamento emotivo e fisico non sia in realtà solo uno dei gradini più bassi della scala verso il miglioramento del sé. La fidelizzazione attuata dal marketing offusca le menti nate ignoranti e che non nutrono speranze di livelli che non conoscono. Siamo soli anche stando in compagnia; siamo ancora a metà strada anche dopo un cammino solo all’apparenza soddisfacente. La faccenda dell’uomo sociale nasce dall’esigenza di educarsi reciprocamente in vista di un bene comune, ma la vera natura umana viene forgiata dal silenzio della solitudine. Viviamo, o crediamo di vivere, in rapporto al contesto che circonda il nostro movimento sociale e culturale. Gli “altri” sono il nostro metro di valutazione forzato e accettato: ogni passo, ogni decisione, ogni richiesta, tutto viene filtrato da un tessuto sociale che ci educa o ci indispettisce, ci blocca o ci dà la giusta energia per andare avanti. Di notte si scrive meglio perché si pensa meglio e i tipici impedimenti sociali accompagnati dalla luce solare scompaiono nell’oscurità. L’apocalisse azzera le misurazioni effimere dell’io saturo di sovrastrutture: gli spazi aumentano e gli ostacoli diminuiscono. Nel mondo post apocalittico siamo più veri e naturali, come quando di notte il flusso narrativo si mescola al sogno e non sentiamo il bisogno di separare quello che è ormai inseparabile. Gli abbellimenti musicali imposti dal sistema lasciano il posto al silenzio dell’esistere puro. I non luoghi di Marc Augè non hanno più ragione di esistere perché tutto ridiventa luogo. Forse è per questo che alcuni di noi, stanchi di un traffico creato dall’inutilità del vivere civile, sono affascinati dagli scenari post apocalittici: la perdita della memoria storica indotta dalla sciagura mondiale rende inutile una complessità creata dallo stadio evolutivo sociale e culturale raggiunto prima dell’anno zero. Noi lettori siamo lieti di regredire insieme ai personaggi delle storie post apocalittiche inventate da scrittori visionari: ne approfittiamo per capire finalmente, al di là della mancanza di traffico e di finto calore umano in un mondo più vuoto e silenzioso, cosa conta veramente anche nella nostra esistenza pre-apocalittica e chiassosa. Sfruttiamo quella storia per metterci alla prova, per sapere in anticipo quale potrebbe essere la nostra futura reazione a una solitudine forzata e per gustare la strana gioia nell’esserci ancora mista a un senso di morte che impregna la nuova storia. La devastazione e la tendenza all’estinzionismo come filosofie draconiane per ricercare la verità su noi stessi e sul perché del nostro esistere. <<L’essenziale è invisibile agli occhi>> e allora lo scenario abituale che c’è davanti ai nostri occhi deve cambiare drasticamente per permettere all’essenziale di essere scorto dai sensi assuefatti dal superfluo, per ripristinare il grado evolutivo più basso, quello basato sugli istinti, e raggiungere il nucleo arcaico dell’esistenza. Il mistico abbandona il mondo per riscoprire il divino; l’uomo post apocalittico è abbandonato dal mondo al quale apparteneva e scopre finalmente il divino che è in sé. <<Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni>> scrisse Henry David Thoreau nel suo Walden ovvero Vita nei boschi. Ci pensano il tempo e la naturale corruzione della materia a cancellare le tracce del passato: gli oggetti del successo di ieri diventano i reperti archeologici di un mondo quasi disabitato e senza archeologia. L’utensile sgraziato ma funzionale riconquista l’antica posizione nel creato umano; il riciclaggio assume un nuovo significato. Mutano la poetica e la nostalgia, le priorità e il senso della vita, il valore dell’altro divenuto raro. La decisione del singolo contrasta con l’antica stupidità collettiva; l’immaginario comune e mediatico si depotenzia nel corso dei secoli per dare spazio al sistema limbico e archetipico. La decostruzione dona all’uomo nuovo l’essenzialità perduta.

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Aetnacon SF Convention 2012

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , on 11 dicembre 2012 by Michele Nigro

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Sarà possibile seguire l’intera convention in streaming al seguente link
http://www.cutgana.it/it/media/web-tv

Ecco il programma:18129_306720142771707_199692257_n

Dredd – La legge sono io

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2012 by Michele Nigro

<<Un afroamericano è stato ucciso in pieno centro a New York dai poliziotti dopo un inseguimento a Times Square. L’uomo, che gli agenti volevano fermare per un controllo avendolo scovato con uno spinello, non ha rispettato l’alt e ha brandito un grosso coltello contro i poliziotti. Che prima hanno usato spray urticante. Poi hanno sparato. (vedi foto e video)>> Così il web descrive brevemente una triste vicenda su cui dover riflettere in maniera seria. La società tecnologicamente avanzata del mondo occidentale sta vivendo un’evoluzione preoccupante: mentre ci agitiamo per la mancanza di diritti civili in Iran, Siria, Libia, Cina, non ci accorgiamo dei segnali di decadenza provenienti da paesi, compresa l’Italia, che forse con troppa facilità definiamo “civili”.

L’ordine pubblico e la stessa giustizia sembrano aver subito una pericolosa diluizione; i freni inibitori di un “giustizialismo da strada” stanno andando incontro, ormai da anni, a un progressivo allentamento. I luoghi della quotidianità diventano set cinematografici in cui recitare l’approssimazione di un sistema confuso: il poliziotto da garante della legge e custode dell’incolumità del malvivente, diventa “spazzino” efficiente e rapido (vedi in Italia, ad esempio, i casi di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi). Nessuno può alterare l’atmosfera da shopping o la serenità dei turisti. L’insegna dei Nasdaq fa da sfondo alla follia di una società in piena crisi valoriale.

La realtà ancora una volta raggiunge e supera la fantasia e più precisamente la fantascienza: nel film “Dredd – La legge sono io” nella città di Megacity (megalopoli che, guarda caso, è la continuazione postapocalittica dell’antica città di New York) la giustizia viene amministrata dai cosiddetti Giudici, una sorta di poliziotti-giudici-giustizieri in grado di snellire in maniera draconiana i procedimenti giudiziari nei confronti dei criminali. Il momento dell’arresto coincide (senza bisogno di tribunali, lungaggini processuali, avvocati della difesa… ecc.) con quello del giudizio: la sentenza viene emessa sul posto e il malvivente condannato conosce il proprio destino giudiziario a distanza di pochi minuti dall’arresto. Qualcuno potrebbe affermare ironicamente che in Italia un simile sistema, visti i tempi biblici della giustizia italiana e l’inumano sovraffollamento delle nostre carceri, risolverebbe una serie di problemi di natura economico-politica. Ma è proprio durante questi periodi di forte pressione sociale e culturale che prendono il sopravvento sistemi discutibili e appoggiamo soluzioni facili.

L’episodio di New York, amplificato dalla presenza di numerosi passanti muniti di videofonini collegati con i social network, è il simbolo di una contraddizione esistente nella società americana e più in generale in quella occidentale: il benessere materiale convive con una evidente svalutazione del senso della vita. Quando la patina colorata della società dei consumi si sarà assottigliata sotto i colpi della crisi economica e della conseguente povertà, si ri-manifesterà la vera natura – quella originale – di un essere umano solo all’apparenza civilizzato e temporaneamente anestetizzato dai suoi stessi prodotti: la brutalità diventerà il linguaggio quotidiano degli abitanti delle metropoli; tornerà in voga la legge del taglione; la giustizia si adeguerà alle nevrosi dei tempi e allo stato psicologico medio della società. Gli scenari fantascientifici si stanno realizzando uno dopo l’altro. Inesorabilmente.

Il futuro postapocalittico – senza l’apocalisse – è già cominciato.

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