Archivio per post-atomico

Piombo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2017 by Michele Nigro

Ricordi? La tivvù passava

Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot

esplosioni nucleari aliene

in un Giappone già sconfitto.

Alle scuole medie

disegnavo rifugi

antiatomici colorati e minuziosi

con tutto quel piombo

che dava speranza

al futuro dell’umanità e ai miei

acerbi spermatozoi.

 

Poi i potenti rinsavirono

fu un vortice di firme, strette di mano

crolli, trattati di pace

ipocriti disarmi senza equilibrio.

Crisi d’identità

da oriente a occidente,

cani affamati senza museruola e padroni

abbaiavano nelle notti di provincia.

 

Dove saranno

in quale scatola degli anni ottanta

i miei progetti, odor di matita e gomma

per esorcizzare la paura del caldo nulla

e della morte da poco conosciuta?

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A prophecy

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 giugno 2015 by Michele Nigro

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Diverranno leggenda

al calare dell’impero energetico

i dispacci radiofonici sugli esodi volontari

e i rientri in fila dai non luoghi.

Barzellette intorno al fuoco

racconteranno estinti stili di vita,

scene di panico tramandate come classici

per rallegrare le notti dell’uomo nuovo.

Anergia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 febbraio 2014 by Michele Nigro

Quando giaceremo immobili e stupefatti

privi di energia, sui marciapiedi della storia

realizzeremo l’irreversibile assurdità

dei nostri gloriosi giorni luminosi.

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Post apocalittico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2012 by Michele Nigro

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Anche dopo aver conquistato l’inebriante compagnia della folla e il calore amicale della carne, bisognerebbe avere il coraggio di chiedere a se stessi se i sorrisi della comitiva, che per una sera c’hanno distratto dalla solitudine e dalle fatiche dell’esistere quotidiano, rappresentino la qualità finale di un’evoluzione di cui non conosciamo la profondità o solo uno stadio intermedio e acerbo verso la realizzazione di un rapporto interpersonale più solido e scarnificato. Anche dopo aver soddisfatto il corpo con scariche endorfiniche causate da non durature felicità sportive e sessuali bisognerebbe domandarsi se quel senso di appagamento emotivo e fisico non sia in realtà solo uno dei gradini più bassi della scala verso il miglioramento del sé. La fidelizzazione attuata dal marketing offusca le menti nate ignoranti e che non nutrono speranze di livelli che non conoscono. Siamo soli anche stando in compagnia; siamo ancora a metà strada anche dopo un cammino solo all’apparenza soddisfacente. La faccenda dell’uomo sociale nasce dall’esigenza di educarsi reciprocamente in vista di un bene comune, ma la vera natura umana viene forgiata dal silenzio della solitudine. Viviamo, o crediamo di vivere, in rapporto al contesto che circonda il nostro movimento sociale e culturale. Gli “altri” sono il nostro metro di valutazione forzato e accettato: ogni passo, ogni decisione, ogni richiesta, tutto viene filtrato da un tessuto sociale che ci educa o ci indispettisce, ci blocca o ci dà la giusta energia per andare avanti. Di notte si scrive meglio perché si pensa meglio e i tipici impedimenti sociali accompagnati dalla luce solare scompaiono nell’oscurità. L’apocalisse azzera le misurazioni effimere dell’io saturo di sovrastrutture: gli spazi aumentano e gli ostacoli diminuiscono. Nel mondo post apocalittico siamo più veri e naturali, come quando di notte il flusso narrativo si mescola al sogno e non sentiamo il bisogno di separare quello che è ormai inseparabile. Gli abbellimenti musicali imposti dal sistema lasciano il posto al silenzio dell’esistere puro. I non luoghi di Marc Augè non hanno più ragione di esistere perché tutto ridiventa luogo. Forse è per questo che alcuni di noi, stanchi di un traffico creato dall’inutilità del vivere civile, sono affascinati dagli scenari post apocalittici: la perdita della memoria storica indotta dalla sciagura mondiale rende inutile una complessità creata dallo stadio evolutivo sociale e culturale raggiunto prima dell’anno zero. Noi lettori siamo lieti di regredire insieme ai personaggi delle storie post apocalittiche inventate da scrittori visionari: ne approfittiamo per capire finalmente, al di là della mancanza di traffico e di finto calore umano in un mondo più vuoto e silenzioso, cosa conta veramente anche nella nostra esistenza pre-apocalittica e chiassosa. Sfruttiamo quella storia per metterci alla prova, per sapere in anticipo quale potrebbe essere la nostra futura reazione a una solitudine forzata e per gustare la strana gioia nell’esserci ancora mista a un senso di morte che impregna la nuova storia. La devastazione e la tendenza all’estinzionismo come filosofie draconiane per ricercare la verità su noi stessi e sul perché del nostro esistere. <<L’essenziale è invisibile agli occhi>> e allora lo scenario abituale che c’è davanti ai nostri occhi deve cambiare drasticamente per permettere all’essenziale di essere scorto dai sensi assuefatti dal superfluo, per ripristinare il grado evolutivo più basso, quello basato sugli istinti, e raggiungere il nucleo arcaico dell’esistenza. Il mistico abbandona il mondo per riscoprire il divino; l’uomo post apocalittico è abbandonato dal mondo al quale apparteneva e scopre finalmente il divino che è in sé. <<Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni>> scrisse Henry David Thoreau nel suo Walden ovvero Vita nei boschi. Ci pensano il tempo e la naturale corruzione della materia a cancellare le tracce del passato: gli oggetti del successo di ieri diventano i reperti archeologici di un mondo quasi disabitato e senza archeologia. L’utensile sgraziato ma funzionale riconquista l’antica posizione nel creato umano; il riciclaggio assume un nuovo significato. Mutano la poetica e la nostalgia, le priorità e il senso della vita, il valore dell’altro divenuto raro. La decisione del singolo contrasta con l’antica stupidità collettiva; l’immaginario comune e mediatico si depotenzia nel corso dei secoli per dare spazio al sistema limbico e archetipico. La decostruzione dona all’uomo nuovo l’essenzialità perduta.

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Vite sotterranee

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 ottobre 2010 by Michele Nigro

Philip K. Dick

[…] “La penultima verità” (The Penultimate Truth) contiene uno dei temi prediletti da Dick: la guerra eterna. In questo romanzo una società “lemure” non abita più la superficie terrestre, dopo che una guerra nucleare totale l’ha resa invivibile. L’umanità, ormai abituata a vivere in città-bunker sotterranee scavate verso il cuore della terra, evita diligente­mente la crosta terrestre, credendola ancora contaminata. In superficie, solo uno sparuto manipolo di dominatori-latifondisti, con l’ausilio di un esercito di guardiani-robot, conosce la realtà… I notiziari che vengono propinati alla popolazione sotterranea, sono letti da un androide che tutti credono umano e che riceve ordini da un sofisticato computer che elabora costantemente notizie allarmanti con il solo scopo di mantenere la gente nella più totale immobilità e disinformazione… Solo un uomo decide di tornare in superficie sfidando tutte le regole del buonsenso di cui sono schiavi i suoi concittadini. Mentre risale pensa al pericolo delle radiazioni che lo potrebbero uccidere e all’esercito dei robot che polverizzano qualsiasi forma di vita estranea allo scenario desolante post atomico. Ma il dubbio è grande e la sete di verità incontenibile…

Scritto nel 1964, “La penultima verità” rappresenta un valido “riassunto” di tutte le tematiche dickiane: gli scenari depri­menti di un pianeta Terra trasformato dalla guerra, i personaggi che perdono pezzi di umanità non conoscendo più il limite tra se stessi e i loro “simulacri” artificiali, la realtà che diventa la parodia della Verità, le coscienze assopite da Poteri nascosti, la capacità di pochi speciali “incoscienti” che materializzando le necessarie figure degli “antieroi” grassi e brutti (altro che il cinematografico Harrison Ford di “Blade Runner”!) danno vita alla vera ricerca dolorosa di chi rinnega la comoda realtà per ritrovare il vero senso della vita in uno squallido scenario decadente. […]

[…] E se vivessimo anche noi in una nostra attuale condizione “sotterranea” fatta di bugie e di esigenze inventate? Chi di noi ha il coraggio quotidiano di ritornare “in superficie” per andare oltre la notizia e al di là delle apparenze di una società in cui tutto sembra “necessario”? Il Philip Dick paranoico, visionario, depresso e allucina­to ci indica, nei suoi romanzi e ancor di più tramite i suoi personaggi, gli elementi per una ricerca attualissima: in questa epoca di “guerre preventive” e di “armi di distruzio­ne di massa” mai trovate, ci verrebbe spontaneo imitare il personaggio de “La penultima verità” e risalire anche noi verso la superficie del nostro mondo fatto di “inevitabilità” e “falsi doveri”. […]

(tratto da “Ritratti d’Autore” a cura di Michele Nigro:

Philip K. Dick – “La penultima verità”

articolo pubblicato sul mensile “Strange Days”)


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