Archivio per postcyberpunk

Ready Player One

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2018 by Michele Nigro

versione pdf: Ready Player One

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Possiamo scindere la “realtà virtuale” dalla “realtà reale”? Crediamo veramente che tutto quello che combiniamo sul web sia un gioco che resta relegato in un angolo immateriale? Nel mondo distopico descritto nel film Ready Player One, il peso delle proprie azioni virtuali incide, e come, sulla realtà immanente. Anche nel nostro presente è così: un’attività illecita (frodi, terrorismo, pedopornografia, ecc.) sviluppata nel cosiddetto dark web, non porta all’arresto dell’avatar ma della persona in carne e ossa che c’è dietro. Lo scandalo di Cambridge Analytica c’insegna che i nostri innocui e virtuali “mi piace” fanno gola a chi si occupa di comunicazione strategica per le campagne elettorali.

OASIS, il mondo virtuale ideato e creato dal programmatore James Halliday, ricorda troppo facilmente Second Life, ma non solo: la gratuità d’accesso, la sua apparente democraticità, dove tutti possono essere presenti, gareggiare per il proprio successo, socializzare offrendo solo il meglio di sé o quello che si vuole far credere essere il meglio, ricordano le piattaforme di social networking come Facebook e simili… James Halliday e il suo socio, invece, rappresentano la versione cinematografica di certe “coppie nerd” che hanno cambiato la storia dell’umanità sia dal punto di vista tecnologico che culturale, e direi anche psicologico: una fra tante, quella formata da Steve Jobs e Steve Wozniak, fondatori della Apple. O i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin… Ma gli esempi potrebbero essere molti di più.

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“Ghost in the Shell” NIGHT

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 febbraio 2014 by Michele Nigro

http://www.nexodigital.it/1/id_348/Ghost-in-the-Shell—NIGHT.asp

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Scritture aliene

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 novembre 2011 by Michele Nigro

Selezione nuova collana ‘Scritture aliene

Le Edizioni EDS-Domist annunciano l’apertura di una nuova collana DIGITALE, dedicata alla SF e strutturata come segue:

– Tutti gli albi saranno di isbn;

– Gli autori selezionati e pubblicati non dovranno pagare nulla e in nessun caso;

– Gli autori selezionati dovranno accettare le revisioni e le modifiche eventualmente apposte/suggerite al testo dallo staff della casa editrice;

– La liquidazione delle royalties agli autori avverrà su base annuale e pro quota, come da contratto stipulato con l’Editore;

– Eventuali trasposizioni degli albi su supporto cartaceo saranno oggetto di successivo bando integrativo.

Posta questa ‘brutale’ premessa, gli autori esordienti e non di SF interessati a partecipare alla collana sono invitati a postare i propri racconti, purché muniti delle seguenti caratteristiche:

– Formato doc o odt;

– Lunghezza minima 5 cartelle A4 e lunghezza massima 40 cartelle A4, ovvero 12-60 mila battute spazi inclusi;

Tema fantascientifico, con licenza di sconfinare nei generi paralleli Steam Punk, Cyber Punk, Urban fantasy, Weird. Evitate di postare scritti di generi differenti.

I manoscritti dovranno essere spediti via mail all’indirizzo fantascienzans@fastwebnet.it unitamente a una dichiarazione attestante la paternità dell’opera, le generalità dell’autore e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ex t.u. 196/03.

In calce all’opera dovrà essere riportata una breve biografia dell’autore inclusiva delle proprie esperienze letterarie, ove presenti (massimo 10 righe).

In caso di esito positivo delle selezioni l’autore sarà contattato dall’editore.

Vi aspettiamo numerosi, buon lavoro.

Marco Milani

Presidente Associazione Culturale ‘Diversa Sintonia’

Vito Introna

Curatore di collana

Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 ottobre 2010 by Michele Nigro

Facciamo insieme un riassunto delle puntate precedenti.

Sul n.15 della interessantissima rivista di sci-fi “Fondazione” egregiamente fondata e curata da Claudio Chillemi ed Enrico Di Stefano, un saggio di quest’ultimo intitolato “Strane forme di vita – ovvero la SF dove non avreste mai creduto di trovarla” poneva ai Lettori una domanda scomoda ma necessaria: “È tramontata l’era della Fantascienza?” E dopo aver evidenziato lo straordinario polimorfismo di questa meravigliosa branca della creatività umana, l’Autore concludeva affermando: “La Fantascienza moderna… ormai è percepita più come genere cinematografico che letterario.”

Nel successivo n.16 l’Autore Nando Messina, già cofondatore della storica fanzine “Zap”, lettore di “Fondazione” e appassionato di fantascienza, rispondeva in maniera ironica al saggio di Di Stefano con un intervento articolato e surreale (non riassumibile in questa sede e che invito tutti a leggere direttamente dalla fonte cartacea).

Quasi all’inizio del suo intervento Nando Messina, inoltre, riservava parole lusinghiere nei confronti del mio racconto pubblicato sul n.15: […] Perché sento l’esigenza di confutare quanto scritto da Lui? (riferendosi a Enrico Di Stefano, n.d.b.) Nella catena, realizzatore – produttore – fruitore, io entro solo come piccolo lettore di sci-fi, ma perché, dopo aver letto, sempre sullo scorso numero (n.15, n.d.b.), il breve racconto di Michele Nigro “L’ultimo Tramonto” ho passato venti minuti ad assaporarne il retrogusto delle atmosfere e a rileggere alcuni passi, e tutto il seguente pomeriggio di vacanza al mare ad immaginare la realizzazione del film basato sul racconto, dall’adattamento alla scelta delle scenografie e persino alle musiche? […]

Azzardo alcune ipotesi interpretative: Nando Messina confuta il “pessimismo” di Di Stefano (sfruttando di fatto l’esempio fornito dal mio racconto) affermando, in un certo qual modo, che la Fantascienza non potrà mai evolvere in fenomeno puramente cinematografico fino a quando esisteranno Autori in grado di creare storie a loro volta capaci di attivare l’immaginario del Lettore anche (e non solo) in senso cinematografico: il “film” nasce prima di tutto nel cervello del “semplice” Lettore. Le riduzioni cinematografiche hollywoodiane sono un fenomeno secondario anche se apparentemente prevalente e il Regista, insieme allo Sceneggiatore, è egli stesso – dimenticarlo sarebbe intellettualmente grave e ingiusto nei confronti di chi scrive – un lettore.

Sentendomi piacevolmente tirato in ballo dall’intervento di Messina e non contento del mio ruolo di lettore passivo avevo preso, come si usa dire in questi casi, “carta e penna” (o “tastiera e mouse”, se preferite!) e avevo fornito il mio modesto contributo alla discussione (qui di seguito riportato). Contributo, tra l’altro, inviato anche alla stessa Redazione della rivista “Fondazione” in vista di un possibile, futuro sequel riguardante le numerose domande sul destino del genere letterario fantascientifico.

Buona lettura.

“Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”

Stimolato dalla domanda postaci da Nando Messina nella rubrica “Fondazione Interventi” dello scorso numero 16, pag.56 – “Può finire tutto senza scomparire?” – ho tentato di dare, prima di tutto a me stesso e per ciò che riguarda la cosiddetta “fantascienza sociologica”, una risposta capace di soddisfare almeno uno dei molteplici aspetti storico-letterari insiti nella domanda.

Cito Messina: “Poi lentamente, nel corso degli anni ’80, tutto questo (riferendosi alle tematiche sci-fi del XIX e XX secolo, n.d.a.) finisce. Gli ultimi fuochi si chiamano “cyberpunk”. […] All’inizio di questo secolo non potei fare a meno di chiedermi cosa fosse successo…”

Il senso di “diluizione”, percepito dall’autore della domanda, nell’ambito della letteratura fantascientifica è condivisibile. E fa bene a non escludere il Cyberpunk e il suo upgrade Postcyberpunk dagli ultimi tentativi, seppur timidi e poco incisivi, di critica sociale. Il divario tra la possente “cosmogonia distopica” di Orwell, Huxley, Zamjatin, Bradbury, Boye, Dick e la sterile adorazione del “dettaglio orfano di una trama” è fin troppo evidente: gli effetti speciali hollywoodiani hanno prevalso, alla fine, sui grandi contenuti della letteratura.

Quale è la causa di questo indebolimento? Durante l’epoca precedente alla caduta programmata a tavolino del famigerato Muro di Berlino la gente aveva (o credeva di avere) le idee chiare: esistevano un al di là e un al di qua della cortina. Anche se il totalitarismo sovietico, sapientemente celato dietro scenari futuristici, non è stato l’unico obiettivo della fantascienza distopica “partorita” durante buona parte del cosiddetto secolo breve, ne ha rappresentato la colonna vertebrale. Molte persone, dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, sono entrate in una profonda crisi esistenziale perché è venuto a mancare un solido punto di riferimento su cui concentrare le proprie “misurazioni” sociali, politiche, ideologiche e religiose: la diluizione del “male” esige, oggi, un’analisi più accurata e non di tipo ideologico. Il “nemico esterno” è divenuto parte integrante della famiglia e ammicca ogni sera dallo schermo (uno qualsiasi), ma nessuno lo vede! Il gioco si è complicato. Il Cyberpunk ha solo sfiorato il problema dei nuovi “totalitarismi bianchi”.

Il disagio espresso da chi avverte la presenza di un “buco tematico” nella moderna letteratura fantascientifica non è solo frutto della nostalgia: il confronto con le opere sci-fi lette in passato evidenzia maggiormente il tipo di carenza, senza risolverla. Cantava Venditti anni fa: “… Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto…” Non si tratta, per dirla in parole povere, di inventarsi nuove strane società da dare in pasto ai lettori di sci-fi vogliosi di evasione o di coniare nuovi termini futuristici per stupire chi è già saturo di una terminologia tecnologica di uso quotidiano. Occorrerebbe un’analisi particolareggiata e al tempo stesso grandangolare della società moderna e il coraggio (l’elmetto) di raccontarla in una distopia che è quasi realtà, senza scomodare improbabili secoli futuri. Le note dolenti della cosiddetta “fantascienza sociologica”, descritte durante il secolo scorso dai maestri della sci-fi distopica, le stiamo “suonando” ora, pur non trovandoci in Unione Sovietica, pur credendo di essere liberi. Ma non c’hanno detto su che tipo di spartito le avremmo trovate. Il compito di riconoscerlo, almeno quello, spetterebbe a noi. Il compito di riconoscere le nuove dittature dolci travestite da “partiti dell’amore” spetta a noi e non ad autori morti decine e decine di anni fa.

La “matrice” in cui viviamo oggi ha disabilitato il nostro “olfatto”: occorrono, pertanto, nuovi livelli di ricerca, nuovi stadi e stati di consapevolezza, differenti obiettivi interiori non individuabili dai sondaggi di mercato, nuove scelte di vita difficili da scannerizzare.

Ed è per questo motivo che occorrono riviste come “Fondazione”: capaci non solo di proporre ai propri Lettori le voci nuove, seminuove e rodate del panorama sci-fi italiano, ma soprattutto di diventare luoghi cartacei adatti per la coltivazione di una critica dinamica e stimolante.

Non possiamo più attendere solo il romanzo rivelatore o l’intervista all’autore pluripremiato per conoscere lo “stato dell’arte”: occorre discuterne qui, ora, tra di noi, subito, senza perdere tempo. La Storia è veloce; il Punto di non ritorno è ormai vicino!

Grazie “Fondazione”!

“Il fantasma dentro la macchina” di Arthur Koestler

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 aprile 2010 by Michele Nigro

Da mesi cercavo il saggio di Arthur Koestler “Il fantasma dentro la macchina” (fuori catalogo, trattandosi di un libro pubblicato in Italia nel 1971 dalla S.E.I di Torino – titolo originale “The Ghost in the Machine”, 1967 -, e praticamente introvabile tramite le vie canoniche) senza ottenere risultati tangibili… Ma oggi ho ricevuto una bella notizia da un venditore di libri usati e quindi presto avrò l’agognato volume tra le mie mani! Fino a oggi dovevo accontentarmi delle notizie in rete (vedi in seguito lo stralcio ripreso da Wikipedia) e di vedere l’anime (bellissimo!) tratto dal manga “Ghost in the Shell” di Masamune Shirow, che attinge a piene mani dai contenuti del saggio… L’ambientazione fantascientifica (e precisamente cyberpunk-postcyberpunk) di “Ghost in the Shell” non può e non deve relegare in una dimensione prettamente futuristica le attualissime tematiche etiche, biologiche e filosofiche contenute nell’opera di Koestler… Grazie al pensiero del filosofo ungherese, però, siamo in grado di avere a disposizione validi strumenti con cui poter rispondere ad alcune delle domande più affascinanti riguardanti il transumanesimo e la cosiddetta “singolarità tecnologica”. Domande sull’evoluzione dell’essere umano che in futuro sarà “obbligatorio”, o perlomeno necessario, porsi. (m.n.)

Da Wikipedia:

Ghost: nell’ambientazione è il termine colloquiale slang per riferirsi alla mente o essenza di un essere (normalmente in inglese “ghost” significa “spirito” o “fantasma”). Nella società futuristica di Ghost in the Shell, l’autore ha scientificamente ridefinito l'”anima”, come quella cosa che differenzia un essere umano da un robot biologico. Indifferentemente da quanto materiale biologico venga rimpiazzato con sostituti meccanici o elettronici fintantoché un individuo mantiene il suo ghost mantiene la sua umanità ed individualità. Masamune Shirow (l’autore del manga “Ghost in the Shell”) ha preso in prestito il concetto di ghost dal saggio strutturalista Il fantasma dentro la macchina di Arthur Koestler (nella foto). Lo stesso titolo nel libro di Koestler era basato sulle parole usate dal filosofo inglese Gilbert Ryle, che scimmiottava il paradosso del convenzionale Dualismo cartesiano e del Dualismo in generale. Koestler, come Ryle, nega il dualismo Cartesiano e ritiene che la condizione fisica del cervello umano sia l’origine della mente umana. Anche Shirow nega questo dualismo nel suo lavoro. Basandosi sull’idea di Koestler in Il fantasma nella macchina Shirow definisce il ghost in un contesto più ampio, non semplicemente come tratto fisico, ma come fase o piuttosto vagamente come un fenomeno che compare in un sistema quando questi supera un certo livello di complessità. Il cervello stesso è solo una parte dell’intera rete neurale; quindi, per esempio, se un organo viene rimosso da un corpo i nervi autonomi dell’organo e conseguentemente il suo ghost svaniranno a meno che lo stimolo dell’esistenza dell’organo non venga riprodotto in maniera completamente realistica da una certa sostituzione meccanica. Questo potrebbe essere paragonato all’analogia di una persona inerentemente sorda che è incapace di comprendere il concetto di “udire” a meno che non le venga insegnato… (leggi dalla FONTE)

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