Archivio per prequel

Insinuazioni bibliche su “Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2014 by Michele Nigro

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Insinuazioni bibliche su

“Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma”

(le misteriose nascite di Gesù il Nazareno e Anakin Skywalker)

La saga fantascientifica di “Guerre Stellari” possiede una struttura eterogenea e attinge elementi da varie fonti; in particolare è disseminata di riferimenti biblici velati o palesi: le frequenti ambientazioni desertiche in ricordo del “deserto dei padri” di origine veterotestamentaria e il deserto come luogo di ricerca spirituale silenziosa, di isolamento e di espiazione, di passaggio, di sospensione storica e di attesa (ad es. il vecchio “Ben”, Obi-Wan Kenobi, in “Star Wars Episodio IV – Una nuova speranza”); l’aridità del pianeta Tatooine, e le sue abitazioni povere, ricordano alcune zone della Palestina ai tempi di Gesù il Nazareno; l’Impero Galattico di Darth Sidious è molto simile all’Impero romano di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto; Coruscant è come Roma caput mundi, o sarebbe meglio dire caput universi, con tanto di Senatus Populusque Romanus in versione galattica… Numerosi anche i riferimenti alla cultura religiosa cristiana: ad esempio l’organizzazione dei Cavalieri Jedi ricalca in molti punti quella monastico-spirituale di certi ordini religiosi cavallereschi (o religioso-militari) appartenenti alla nostra cristianità medievale (anche se le spade laser dei Jedi ricordano di più le katana, le tradizionali spade giapponesi utilizzate dai samurai). L’obiettivo di George Lucas non è stato certamente quello di riproporre in chiave science fantasy la storia contenuta nella Bibbia (lo dimostra il fatto che nella saga convergono, come già ricordato, più elementi eterogenei, non solo di natura biblica, provenienti da culture e tempi differenti, e da fonti letterarie e cinematografiche differenti), ma di sicuro ha, per così dire, “preso in prestito” alcuni elementi di origine biblica. Il più importante dei quali è contenuto nel primo film della trilogia prequel intitolato “Star Wars Episodio I – La minaccia fantasma” che, come gli estimatori della saga sanno, affronta in maniera approfondita, a distanza di circa vent’anni dalla proiezione nei cinema degli episodi IV, V e VI, i fatti “storici” e le vicissitudini personali dei protagonisti che sono alla base delle avventure descritte di seguito nella cosiddetta “trilogia originale”.AnakinShmi
In “Star Wars Episodio I” la madre del piccolo Anakin Skywalker, Shmi Skywalker, confida al maestro Jedi Qui-Gon Jinn che Anakin non ha un padre, che il suo concepimento è stato un inspiegabile miracolo, frutto presumibilmente della cosiddetta Forza, un’energia onnipresente che pervade e sostiene l’intero universo, e ad opera dei midi-chlorian di cui si dirà tra breve. La scienza ha fornito un nome poco romantico a questo fenomeno presente in natura tra alcune piante e animali: partenogenesi, ovvero riproduzione verginale, quando lo sviluppo dell’uovo avviene senza che questo sia stato fecondato.
Dice Shmi:

<<Non c’è stato un padre.
Io l’ho portato in grembo, l’ho fatto nascere, l’ho cresciuto.
Non so spiegare cos’è successo…>>

Questo evento straordinario non può non richiamare alla mente il dogma religioso, citato nella Bibbia, riguardante il cosiddetto concepimento verginale di Gesù da parte di sua madre Maria, scelta da Dio per mettere al mondo il proprio tumblr_m50xvc0XXf1rpl92qfiglio. Le differenze tra i due concepimenti, a ben vedere, sono irrilevanti (i recenti avvicinamenti, confermati più dalla scienza che dalla religione, tra spiritualità e meccanica quantistica ci suggeriscono un’interessante indistinguibilità tra il concetto di “divinità” tipicamente intesa e quello di energia “intelligente”): in entrambi i casi le cause del concepimento, in un certo modo, sono “conosciute”. Il Dio degli Ebrei e la Forza nella saga di “Star Wars” sono punti di riferimento insostituibili nella concezione dell’universo e comunemente accettati. Nel caso della Forza, però, interviene anche una sorta di spiegazione scientifica a supporto della struttura mistica che caratterizza la fede dei Cavalieri Jedi: i midi-chlorian, forme di vita microscopica che vivono intumblr_inline_mzm5ltF1sj1r2ai2c simbiosi all’interno delle cellule di tutti gli esseri viventi e che permettono la percezione della Forza, come se fossero una specie di ponte tra gli esseri viventi dell’universo e la Forza stessa, la connessione tra la mente di un individuo e la Forza. I mistici di tutte le religioni del nostro mondo, non possedendo i midi-chlorian inventati per la saga di “Star Wars”, hanno dovuto affidarsi ad altri “ponti”, sviluppando altre facoltà spirituali meno fantasiose ma altrettanto portentose. In comune tra i Cavalieri Jedi e i nostri mistici vi è l’annullamento del pensiero in favore della percezione. Come insegna il maestro Qui-Gon Jinn ad Anakin:

<<Senza i midi-chlorian non esisterebbe la vita, e noi non saremmo consapevoli della Forza. In ogni istante essi ci parlano, comunicandoci il volere della Forza. Quando imparerai a placare la mente, sentirai che ti parlano.>>

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La muta alleanza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 aprile 2010 by Michele Nigro

Prequel n.1

“La muta alleanza”

Agli albori della FutureProg.

Roma – Città del Vaticano.

Su uno dei lati dell’obelisco pagano ricollocato, grazie a un interessante trasformismo secolare, al centro della cristianità mondiale, era stata incisa la seguente frase: “Ecco la Croce del Signore. Fuggite, o parti avverse. Vince il Leone di Giuda. Cristo regna. Cristo impera. E Cristo, contro ogni male, il popolo suo difenda”. L’ultima parte della frase, scelta secoli addietro da Papa Sisto V, possedeva una sinistra e quasi impercettibile somiglianza con un altro stralcio altrettanto celebre ma appartenente al ben più frivolo mondo della letteratura e dell’umana fantasia: “Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli. Nella terra di Mordor, dove l’ombra cupa scende.”

Il pensiero dell’anziano cardinale non riandava certamente alla cosmogonia di Tolkien mentre osservava, per l’ennesima volta in maniera estasiata, l’imperturbabile obelisco di Piazza San Pietro dalla finestra del suo appartamento privato su Via della Conciliazione. Si trattava, tutt’al più, di un necessario ripasso interiore prima di affrontare quella fase cruciale e irreversibile della storia.

– Eminenza, mi scusi se la disturbo, il Signor Von Rauff è arrivato – annunciò con voce flebile la fedele perpetua affacciandosi sull’uscio dello studio tappezzato di libri e antichi ornamenti liturgici. Il cardinale, risvegliandosi dalla sua trance mistica, spostò quasi a forza gli occhi dal verticale testimone di pietra e lentamente li diresse verso quella esile figura terrena in devota attesa di istruzioni: – Lo faccia accomodare!

La sagoma mingherlina di Von Rauff, come il tronco di un giovane pioppo tormentato dal vento freddo e impetuoso del nord, oscillò freneticamente tra la porta dello studio e l’anello cardinalizio davanti al quale s’inginocchiò con la chiara e rispettosa intenzione di baciarlo: – Eminenza, grazie per avermi ricevuto! – proseguì con le frasi di rito.

– Siamo noi che dobbiamo ringraziare Lei e i suoi collaboratori per l’eccellente lavoro scientifico finora svolto, anche se si tratta di un lavoro prettamente teorico e, se me lo consente, ancora un tantino acerbo nella sua applicabilità – lo interruppe sorridendo il cardinale invitandolo a rialzarsi. – La stiamo osservando e seguendo con vivo interesse da molto, molto tempo… Lo sa? – aggiunse subito per incoraggiare il giovane ricercatore appena giunto da Berlino con un volo per Roma e ancora palesemente impacciato a causa del recente coinvolgimento del Vaticano nel progetto. Un progetto che durante quegli anni preliminari aveva ricevuto soltanto il silenzioso beneplacito di alcuni arteriosclerotici nostalgici nazionalsocialisti e nella migliore delle ipotesi qualche sostanzioso assegno staccato dal carnet di facoltosi industriali sfuggiti alla farsa giustizialista di Norimberga e capaci di riciclarsi nella ricostruzione di una Germania sconfitta, sì, ma ancora forte e orgogliosa. Molti, all’epoca dei processi di Norimberga, credettero ingenuamente di aver debellato il nazismo tramite quelle ridicole condanne capitali che ebbero solo la duplice funzione di far credere ai tedeschi di aver voltato pagina nel grande libro della storia e al mondo intero che gli americani, da quel momento in poi, avrebbero svolto, anche in Europa, un’attività di “polizia planetaria”.

– Ebbi modo di conoscere suo padre, Herbert Von Rauff, quando era di stanza qui a Roma, durante la Seconda Guerra Mondiale – il cardinale ricominciò dal passato, mentre passeggiava lentamente insieme al suo nuovo discepolo berlinese nel soleggiato corridoio che dallo studio portava alla cappella personale dell’alto prelato – e all’indomani della capitolazione dell’esercito tedesco lo aiutai a, diciamo così, trovare una nuova patria in cui poter vivere tranquillamente il resto della propria vita.

Il giovane Von Rauff ascoltava, mostrando un’aria apparentemente stupita, una storia che in realtà conosceva alla perfezione perché il tenente colonnello Von Rauff, suo padre, l’aveva raccontata e raccontata decine di volte ai suoi figli durante gli anni del dorato e tranquillo autoesilio uruguaiano, in America latina. – Fu grazie al mio personale interessamento e ad alcuni documenti falsi – continuava imperterrito il cardinale – se riuscì, una volta dismessi i panni di una divisa ormai divenuta scomoda, a riparare in un luogo sicuro. Riconobbi subito in suo padre una vivida fiamma di genialità non sanguinaria, una logica scientificamente applicabile: seppe distinguersi dai macellai del suo “gruppo”. Una genialità, tuttavia, non individuata in tempo e purtroppo non sfruttata quando serviva.

– Anche a causa dell’immaturità scientifica e tecnologica di quei tempi, aggiungerei, – il giovane Von Rauff ruppe finalmente il proprio silenzio con un entusiasmo che piacque al vegliardo – che non offrì alcuna possibilità di sviluppo alle idee lungimiranti di mio padre. Poi la guerra finì come finì… E quindi.

– Ma ho riconosciuto in Lei, leggendo i suoi studi sulla Trasmigrazione genica intergenerazionale, quella stessa fiamma. Solo che questa volta non rifaremo lo stesso errore sottovalutandola, con il rischio di farla definitivamente spegnere, mio giovane padawan.- il cardinale riprese con maggior fervore il suo paterno sopravvento – Come sta procedendo al riguardo?

– Come Sua Eminenza certamente saprà, sto cercando di creare a Berlino una società informatica assolutamente insospettabile e molto benvista dalla comunità scientifica e industriale del mio paese. Una società ancora in fase embrionale ma già potenzialmente impegnata in progetti avveniristici nel campo dei più sofisticati software biomedici – spiegò con un certo orgoglio teutonico il giovane Von Rauff mentre il cardinale gongolava interiormente e tradendo la sua gioia infantile sgranando nervosamente tra le mani un rosario fatto di pietre preziose: – Bene, bene… Molto bene! La sua neonata società riceverà in gran segreto dalle banche vaticane e dalle società scientifiche legate al nostro Stato, tutto l’appoggio logistico ed economico di cui necessita in questa delicata fase embrionale, non si preoccupi. – lo incalzò il cardinale.

– Ma il Santo Padre… Sa? – chiese ingenuamente il giovane, forse in un momento di filiale rilassamento.

– Non diciamo eresie! – il tono del cardinale divenne improvvisamente severo e il suo sguardo non aveva più alcuna traccia della precedente complicità – È ancora troppo presto per informare il Sommo Pontefice e non è neanche detto che debba essere proprio questo Papa a essere informato dei nostri piani. Anzi, a essere sinceri io non credo (Dio mi perdoni!) che l’attuale Vicario di Cristo possegga quella fermezza e quella lungimiranza necessarie per la promozione di un simile progetto. Questo è un Papa eccessivamente popolare e troppo impegnato a giocare con i giovani durante i raduni per occuparsi seriamente della questione ebraica. Dovremo attendere altri tempi. – pronunciò quell’ultima frase con uno sguardo lento e infinito, come di chi sa attendere secoli nascondendosi tra le pieghe silenziose e poco illuminate del tempo.

– Ora vada e mi tenga informato sugli sviluppi utilizzando i nostri canali sicuri, rodati dall’esperienza secolare e impenetrabili – congedò il giovane Von Rauff che rispose visibilmente commosso sussurrando: – Got mit uns!

– Sì, mio giovane e valoroso guardiano della purezza, può esserne certo: questa volta Dio sarà veramente con noi! – concluse il cardinale.

Il vecchio prelato, lentamente, guadagnò la porta della cappella mentre l’ora media incombeva sul ruolino di marcia delle preghiere quotidiane con cui sostenere spiritualmente il mondo. Come per miracolo riapparve la figura diafana della perpetua che avrebbe riaccompagnato il giovane berlinese verso il portone della casa del cardinale; non era ancora pronto per immergersi nuovamente nel piacevole caos della romanitas, ma la perpetua si rivelò cortesemente ferrea nel far rispettare gli orari delle visite.

Il giovane Von Rauff non si allontanò immediatamente dalla casa del porporato; ancora non aveva realizzato l’incontro e soprattutto non aveva metabolizzato a dovere il successo di quel proficuo colloquio. Rimase, infatti, per un paio di interminabili minuti dinanzi alla piccola targa marmorea che campeggiava in alto a destra sul citofono in ottone giallo della palazzina, mentre alle sue spalle una schiera corposa di spagnoli in visita guidata tra le vie di Roma armeggiava con ombrellini e cartine turistiche.

Non aveva più dubbi. La targa non mentiva e sotto il sigillo pontificio che l’adornava c’era scritto chiaramente: “S.E. Card. Joseph Ratzinger“.

Pomeriggi perduti

di Michele Nigro

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