Archivio per produttivismo

“CALL CENTER – RELOADED”… coming soon!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2018 by Michele Nigro

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“Non importa chi vincerà il 4 marzo: il ‘mostro’ ha già vinto!”

“CALL CENTER – RELOADED”, un racconto Social Fantasy di Michele Nigro, dedicato ai lavoratori Amazon di Piacenza…

Prefazione e postfazione/intervista a cura di Roberto Guerra.

PROSSIMAMENTE!
COMING SOON!

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#poetryday n.1

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 settembre 2016 by Michele Nigro

#poetryday  

poetryday 1

Iconoclastia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 aprile 2015 by Michele Nigro

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Finalmente muore nel ridicolo la stirpe coloniale

distratta, persa dietro le patetiche sagome

di statisti beatificati

e comici popolari

seppelliti sotto la compiacente lapide

di nostrane furbizie.

Senza pregare alcun dio

cerco unguenti nocivi e profumati

capaci di rendere più morbida

la mia barba irreligiosa e infedele,

a suon di martellante fanatismo

marionette sbriciolano vestigia assolate

di antiche civiltà.

Non mi sorprendono

questi rigurgiti iconoclastici,

infatti cambio canale, annoiato

ritorno alla mia noia.

Nessun meccanismo dura in eterno,

storie che si ripetono nei secoli

e sullo sfondo apatico

di un tramonto occidentale coperto dal cemento

verranno a chiederci del nostro lusso.

video correlato: “Tramonto Occidentale”, Franco Battiato

Le sabotage

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 gennaio 2015 by Michele Nigro

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Si attende il virgulto ereditante

agognato sospiro di tesi parenti

sospettosi, insinuanti

in astinenza da gioie altrui.

Sciocca salvezza genetica

rispettata tradizione da mostrare

su balconi annuncianti e gloriosi

di familiari dittature, bassa cultura

dello sperma arruolato da morenti zie

per secolari guerre di posizione.

Alberi genealogici bruciati

dal fuoco di un’indifferente

attesa goliardica,

osservi ciondolare i tuoi piedi

da un ponte sul Bosforo, eterno fanciullo curioso

ti unisci in matrimonio con il mondo.

La discendenza sarà un puzzle ribelle

di esperienze e parole

senza copie casuali da allattare,

diventerai l’improduttivo sabot

tra gli ingranaggi di un sorridente sistemarsi

che detta leggi e tempi.

Testamento a te stesso,

ti allontani lento da maschere sociali

assetate di finta stabilità, premessa di una morte in vita

non ascolti dicerie

non assecondi profezie.

Libera e consapevole riproduzione di idee

eredità pensata, lontana dal clamore

nella rassegnata dimenticanza

degli etichettatori di quantità sessuali.

Morirete con me

inutili aratri, storici solchi abusati

nel dolce tramonto dell’esistenza.

Settembre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 settembre 2014 by Michele Nigro

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Presagio autunnale dopo intemperanze estive

sei la promessa di una serietà invernale

ricca di sobrie novità.

Nell’aria profumo di libri scolastici e matite temperate

ritrovi una maglia leggera con odori dimenticati,

conti in sospeso e stanze da pulire,

prime nuvole sui ritorni alla realtà.

La città ti salverà!

Un sospiro sull’uscio di casa congeda l’invadenza d’agosto

si apre un passaggio concreto verso la fine del numero,

elettroni abbronzati rallentano la corsa sulle orbite del fare.

La sindrome produttiva da rientro

distrae l’uomo dai nuovi colori della mente

dagli ultimi coiti speranzosi nel quartiere

prima della discesa letargica e discreta

verso l’immobilità della pelle coperta.

Tra residui sprazzi di festa

giungerà puntuale con la brezza di mare

il freddo sussurro del futuro.

Giuliano Brenna recensisce “Call Center”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 Mag 2013 by Michele Nigro

Giuliano Brenna, cofondatore insieme a Roberto Maggiani del sito letterario La Recherche.it, ha recentemente pubblicato una recensione al mio racconto social fantasy “Call Center”.

Segue un breve stralcio:

<<… Il protagonista, in un fitto dialogo fra sé ed un sé più profondo, che in corsivo gli parla sottolineando le brutture del sistema, va all’origine del sistema stesso, scende nel profondo dell’edificio che ospita il famigerato Call Center e nel mentre scende anche nel proprio profondo a trovare la risposta che gli preme. In un crescendo in bilico tra Kafka e Matrix il protagonista giunge alla radice del male, la quale sembra essere solo una delle numerose ramificazioni di una immensa ragnatela che ha inesorabilmente catturato l’uomo…>>

[la recensione qui presentata si riferisce alla prima edizione del racconto pubblicata nel 2013, non più disponibile; per leggere la seconda edizione (2018) “Call Center – reloaded”, andate qui!]

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In copertina: foto di Nigricante©2018; titolo: “Firestarter 2.0”

la recherche call center

Psico-marketing

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2011 by Michele Nigro

<<Uno dei sintomi più fastidiosi di questa nevrosi applicata al mondo del libro è la cosiddetta “letteratura giustificata”: assistiamo, conniventi e compiaciuti, alla pubblicazione di libri da parte di autori che, consapevoli della debolezza del proprio testo o non del tutto convinti della funzione salvifica della scrittura, decidono di “devolvere l’intero ricavato delle vendite alla causa di Tizio o di Caio…”. Mi verrebbe da chiedere che fine abbia fatto il libro come opera d’arte che non ha bisogno di giustificarsi, nel contesto di una società velocemente produttivistica, tramite espedienti buonistici o tattiche di psico-marketing scadenti nel sentimentalismo.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 31)

L’occhio del ciclone

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 29 ottobre 2011 by Michele Nigro


<<Insieme al grande amore (ipocrita?) nei confronti dei libri, però, coesiste una coltre di sospetto che investe il mondo dei lettori: come in una sorta di “occhio del ciclone” soleggiato e sereno, ci adagiamo con il nostro libro preferito tra le mani in attesa che la tempesta si sposti, investendoci. Intorno al libro c’è una calma apparente che può essere interrotta da un momento all’altro. Sì, perché il lettore, pur essendo apprezzato e in un certo qual modo rispettato da chi intravede nella lettura una pratica nobile, deve contemporaneamente combattere contro una serie di pregiudizi legati alla nevrosi produttivistica che caratterizza la società moderna: leggere, in poche parole, è una perdita di tempo. Ma tempo per fare cosa? Per soddisfare i ritmi ossessivi ed efficienti delle catene industriali? Per consumare i prodotti del divertimentificio organizzato dai padroni dell’economia? Per essere presenti durante le manifestazioni tradizionali della massa belante? Per lasciarsi inebriare dal consenso della tribù d’appartenenza?>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 30-31)

Eretico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , on 27 settembre 2011 by Michele Nigro

<<… L’accettazione mutualistica delle cosiddette Regole rende l’uomo e la donna “liberi” di muoversi in un contesto che li accetta in quanto è proprio il contesto, a sua volta, a essere accettato senza contraddittorio dai protagonisti della vita civile: la società-specchio riflette il comportamento dei suoi attori, a volte deformandolo, altre volte esaltandone o deprimendone impropriamente le sfumature che dovrebbero rimanere tali, andando addirittura al di là degli intenti iniziali. Più ci si muove e si agita il proprio corpo dinanzi a tali specchi sociali e maggiore sarà la deformazione della nostra immagine: il segreto per la tranquillità e per ottenere l’annullamento della critica da parte dei cosiddetti “cittadini produttivi” sembrerebbe essere l’immobilismo cosciente (o ereditato), ovvero l’eliminazione del pensiero alternativo, per alcuni sinonimo di eresia. La contestazione del contesto, al contrario, rappresenta il rifiuto globale e radicale di tutta la realtà socio-economica come protesta contro di essa. Marcuse ritiene la negazione una operazione logica e vitale, l’unica che l’uomo possa assumere nel mondo odierno.

Appare evidente che il passo verso l’accettazione del copione di una commedia scritta da altri (o di un dramma, a seconda dei punti di vista) è breve. Una società che a volte tradisce anche i fedeli taciturni (quelli che si affidano a un placido consensus gentium pensando di essere graziati dalla massa assetata di gossip), ma da cui è difficile distaccarsi se non per mezzo di incommensurabili sforzi culturali uniti a solipsistici ma necessari esercizi di solitudine: una catarsi solitaria per realizzare l’allontanamento da quegli oggetti sociali ed economici di cui vorremmo liberarci e che rappresentano i “bracci armati” del Sistema. Un distacco che non deve per forza coincidere con l’asocialità, anche se tali distacchi ideologici causano quasi sempre un consequenziale distacco fisico e materiale da quella realtà accettata, invece, dalla maggioranza.

Una maggioranza che non comprende e che in un certo qual modo intimamente odia, disprezzando e combattendo, chiunque si distacchi dal già vissuto e dalla regola scritta che non ha mai deluso le passate generazioni. L’obiettivo, tuttavia, non è quello di passare dal soggettivismo all’alienazione, ma di riuscire a essere sé stessi nel contesto, come i robusti alberi di una nave che assecondano elasticamente la furia della tempesta: questa è la vera sfida…>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 7-9)

Andare di moda

Posted in nigrologia with tags , , , , , , on 24 settembre 2011 by Michele Nigro

La miniera d’oro di Sierra Pelada, Brasile. Foto di Sebastião Salgado

<<… l’importanza dello “stare insieme” deve essere preservata solo quando è assicurata una zona marginale non necessariamente di tipo spaziale in cui poter rielaborare liberamente le proprie esperienze, usando il tempo in base a un’interiore cronologia personalizzata non sottoposta al giudizio oppressivo e moralistico di un falso liberismo produttivistico ed esasperante travestito da Moda. “Moda” non in senso estetico o “tessile” bensì statistico ovvero considerando “il termine che si ripete con maggior frequenza” divenendo Legge inattaccabile agli occhi del consumatore distratto che ha abbandonato la via del Pensiero per affidarsi al fascino deleterio e meccanico dell’Avere: colui che ha, che possiede, che si affida ciecamente al funzionalismo, colui che “va di moda” ovvero che è frequente e quindi colui che viene considerato affidabile, in base a sofisticati quanto assurdi meccanismi allignati nei secoli, appare anche come imbattibile, giusto, bello, immortale, ineccepibile, statico dal punto di vista dialettico, agli occhi di chi vorrebbe possedere le stesse “fortune” e che di conseguenza, dichiarando la propria presunta debolezza, “iconizza” l’uomo di successo.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag.3-4)

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