Archivio per prosa

Intervistando Michele Nigro, a cura di Davide Morelli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2017 by Michele Nigro

intervista a Michele Nigro by Davide Morelli

Ho risposto con molto piacere alle domande di Davide Morelli, che mi ha voluto intervistare per il suo blog Also Sprach.

Per leggere l’intervista su Also Sprach: qui

Per leggere l’intervista su La Recherche.it: qui

Per leggere l’intervista su Medium: qui

PDF dell’intervista: Intervistando Michele Nigro, a cura di Davide Morelli

Segue uno stralcio dell’intervista:

“… Cosa ne pensi della neoavanguardia? Secondo te ha esaurito la sua funzione o a tuo avviso ha ancora modo di esistere?

Credo che ci sia ancora tantissimo bisogno di una ricerca neoavanguardista, senza per questo ricadere nella parodia e nel non-senso: certi sperimentalismi esagerati furono necessari in quelle epoche in cui si avvertiva l’esigenza di rompere determinati schemi linguistici; schemi evidentemente riconducibili anche a livello sociale, culturale, politico, religioso. Oggi che si fa un gran parlare di “analfabetismo funzionale” forse sarebbe neo-neoavanguardista la riscoperta della normalità; gli schemi linguistici non solo sono stati dissacrati, di più, sono stati annullati, rasi al suolo da un’ipertrofia di dati – a cui tutti contribuiamo – che ha disarmato il significante (e di conseguenza ha impoverito il significato delle parole). Bisognerebbe ricominciare dai fonemi, dalla scrittura a penna, dalla lettura, dal gusto delle parole. Dal silenzio. La non scrittura potrebbe essere il titolo provocatorio del punto primo di un ipotetico manifesto neo-neoavanguardista del XXI secolo.

Sempre più artisti scrivono prosa poetica. Cosa ne pensi?

Credo che molti elementi tipici della poesia possano riscontrarsi anche in un testo in prosa. La faccenda dell’ “andare a capo” per considerarsi poeti, credo sia stata inventata proprio per prendere un po’ in giro chi crede che basti spezzare una frase per fare versi. Sarebbe molto più onesto scrivere direttamente prosa poetica. Quanta musicalità si riscontra in certa narrativa; non sempre la prosa assicura una distinzione netta tra significante e significato, e quando accade il risultato è piacevole come quello prodotto da… una poesia. Possiamo noi discriminare tali scritture solo perché non assicurano il rispetto di una tradizione metrica? Così come la struttura metrica dei versi non va controllata con il metronomo. È vero, qualcuno ha scambiato il “verso libero” con il “verso libertino”, ma chi può determinare quale sia (e dove sia) il confine tra la forma testuale e la sua poeticità? Tempo fa, leggendo una recensione alla mia raccolta di poesie Nessuno nasce pulito, il recensore scriveva: “Peccato che abbia abbandonato (riferendosi al sottoscritto, n.d.a) del tutto le forme della tradizione poetica, con la sua sapienza lessicale e con l’intelligente utilizzo delle figure retoriche, avrebbe anche lì capacità espressive di livello.” Una mia possibile risposta potrebbe essere: “Le forme scelte, al netto della loro poeticità, rappresentano sempre l’esigenza neurolinguistica dell’individuo storico, che vive in una determinata epoca, che si esprime in un certo modo e in un dato mondo; esigenza che non guarda in faccia ad alcuna tradizione. In parole povere: al ‘busto stretto’ del sonetto, seppur grazioso all’orecchio, prediligerò sempre il verso ‘sfigurato’ da un enjambement.”

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“Le stanze di carta” recensisce “Nessuno nasce pulito”, a cura di Ilaria Cino

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 marzo 2017 by Michele Nigro

È stata pubblicata sul lit blog “Le stanze di carta”, un’interessante recensione alla mia raccolta “Nessuno nasce pulito” a firma di Ilaria Cino, poetessa e co-fondatrice del sito letterario insieme a Lavinia Frati. Nel ringraziare Ilaria Cino per questa sua analisi in cui riproduce l’essenza della mia ricerca poetica, riporto di seguito uno stralcio della recensione: “… L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere…”

Per leggere l’intera recensione direttamente sul sito, qui.

Per leggere l’intera recensione in pdf, qui

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“NESSUNO NASCE PULITO”
autore: Michele Nigro
anno pubblicazione: 2016
edizioni nugae 2.0

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.
Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

DOVE ACQUISTARLO?

booktrailers:
https://www.youtube.com/watch?v=vPhl2AK5wUc
https://www.youtube.com/watch?v=XpY5OXTVSgs


prefazione a cura di Antonio Scarpone​
premessa dell’Autore
postfazione a cura di Davide Morelli​
immagine di copertina a cura di Pedram Anvarypour​


“MICHELE NIGRO… CHI?”
https://michelenigro.wordpress.com/about-michele-nigro-note-biobibliografiche/

per contatti: mikevelox@alice.it

XII Edizione del Concorso Letterario Anselmo Spiga

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 maggio 2015 by Michele Nigro

L’Associazione di Solidarietà Libera la Farfalla ONLUS e l’Associazione Nazionale Teatro Autonomo Sardo A.N.T.A.S organizzano la

XII Edizione del Concorso Letterario
Anselmo Spiga


Scadenza 20 Giugno 2015

Il Concorso è gratuito e aperto a tutti.

Sono ammesse al Concorso le opere redatte in una qualsiasi variante della lingua sarda, nelle altre lingue parlate in Sardegna e le opere in italiano.

Tutte le informazioni

www.liberalafarfalla.org
https://www.facebook.com/PremioLetterarioAnselmoSpiga

REGOLAMENTO DEL CONCORSO:

Regolamento 2015

locandina 2015

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L’ultimo sorriso di Tony Drastico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2015 by Michele Nigro

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E proprio mentre Tony Drastico cominciava a capire qualcosa della vita, ovvero cominciava a capire di non averla capita e che questa verità tutto sommato comoda era stata per lui una grande e sapiente liberazione; proprio mentre tutti i pezzi del mosaico continuavano a restare in dispettoso disordine sul tavolo senza formare alcuna immagine rivelatrice, una di quelle immagini nitide con cui ci si illude di avere il controllo della realtà; proprio mentre accadeva tutto questo, gli capitò di morire.

(Lo so che lo scrittore William Forrester nel film “Scoprendo Forrester” sconsiglia caldamente di cominciare una frase con una congiunzione, ma come risponde il suo giovane allievo Jamal, anch’io dico: “Sì… che si può!” E infatti l’ho fatto sopra, all’inizio del racconto… Caspita, l’ho rifatto anche qui, in quest’ultima frase. Niente, è più forte di me. E pazienza! Ancora…?)

Gliel’avevano detto più volte a Tony: “Sembra che non sia tu a guidare l’automobile, quanto piuttosto l’auto a pilotare te!”. Ironizzavano gli amici che spesso scarrozzava in giro, su e giù per la provincia, testando birre in pub da poco aperti e ascoltando cover band di storici gruppi rock estinti o in procinto di estinguersi. Però quella notte maledetta non fu la guida casual di Tony Drastico a determinare il suo solitario trapasso verso l’aldilà quanto piuttosto i mal segnalati lavori in corso sulla tangenziale di Salerno: l’impatto violento contro le barriere allestite dalla società autostradale, quasi invisibili sotto la pioggia battente a causa delle luci lampeggianti del cantiere da alcune ore fuori uso, fecero sbalzare la sua auto nella corsia chiusa della strada in manutenzione. Tutto avvenne in un attimo, senza grandi preparativi, come è abitudine della morte per incidenti e non per malattia: dal sorriso compiaciuto e beffardo, a suon di musica proveniente dall’autoradio, di chi è finalmente consapevole che la vita non può essere capita e controllata a una altrettanto incontrollabile e ghignosa morte. Coerente su tutta la linea, fino alla fine.

In qualità di voce narrante autorizzata dallo stesso personaggio di Tony Drastico a rilasciare dichiarazioni ufficiali a voi lettori, sono felice di comunicarvi che la leggenda riguardante l’intera vita che scorrerebbe davanti agli occhi del morente è – diciamolo una volta per tutte – una incommensurabile cazzata! Meno grave, decisamente, di quell’altra riguardante la famosa “luce in fondo al tunnel” messa in circolazione da gente comatosa, dedita all’uso di sostanze psicotrope e tornata in piedi al solo scopo di diffondere fandonie neuro-metafisiche grazie alle quali allestire affollati meeting per mettere in comunicazione il pubblico pagante con il mondo dei morti (veri utilizzatori finali di questa presunta luce nel tunnel, solo intravista dai “ritornati”) e pubblicare libri, scritti da ghost writers, riguardanti il tema scottante della vita oltre la morte. E invece sarebbe più utile e onesto parlare della morte durante la vita e come evitarla, se possibile, quando avresti ancora voglia di vivere e di mettere in pratica alcune cosette imparate negli anni precedenti. Ma la vita su questo pianeta, si sa, è tanto meravigliosa quanto bizzarra, e il nostro umile compito è quello di assecondarla durante le sue feroci e capricciose sterzate.

Mentre l’auto compiva una rotazione su se stessa, intorno all’asse longitudinale della normalità di noi bipedi evoluti seduti sui motori a scoppio dell’inventiva, facendo diventare sotto il tetto dell’abitacolo e sopra il pavimento del telaio dove non batte mai il sole, tra la grandine di vetri dei finestrini rotti dalla botta sull’asfalto e il levitare caotico dei vari oggetti depositati sul cruscotto, polvere compresa, nel corso degli anni, l’unica immagine che un sorridente Tony Drastico vide comparire nel suo cervello sorpreso ma non stupefatto e stranamente sobrio, fu quella della sua amica giapponese Murasaki Sōseki, conosciuta per caso a Tokyo molti anni prima durante uno dei suoi viaggi da ramingo solitario in cerca di nuovi scenari geografici e umani da dare in pasto alla sua mente e al suo cuore, da sempre in bolletta esistenziale. Murasaki all’epoca del loro primo incontro svolgeva la funzione di location manager nello staff nipponico che assisteva la regista americana Sofia Coppola durante le riprese del fortunato film “Lost in Translation”, girato proprio nella metropoli giapponese. Erano bastati pochi ingredienti per realizzare quel simpatico incontro italo-nipponico tra Tony e Murasaki: la richiesta sfacciata degli autografi di Bill Murray e Scarlett Johansson impegnati sul set; le risatine di lei per l’inglese di Tony, efficace per sopravvivere all’estero ma ancora troppo maccheronico per approfondite discussioni filosofiche e che tanta comica tenerezza suscitava nelle ragazze di Tokyo quando le fermava con la scusa di un’informazione; il dialogo non privo di inconvenienti sulle ragioni esistenziali prima ancora che cinematografiche di quel film in costruzione; un tè bevuto insieme tra una ripresa e l’altra anche se Tony odiava il tè e lo beveva solo per fare colpo su di lei o quand’era influenzato… Un’amicizia nata per caso e alimentata da un’insolita conoscenza delle canzoni di Franco Battiato che nonostante le forti differenze linguistiche aveva attecchito nell’animo di molti giovani del paese del Sol levante, tra i quali quello di Murasaki. Che risate si faceva Tony quando lei tentava di cantare Veni l’autunnu con la sua strana pronuncia siculo nipponica, consapevole che ogni suo tentativo avrebbe suscitato l’ilarità di quell’italiano sperduto nel mondo. Era stata per alcuni mesi in Italia durante gli anni del liceo, grazie a un programma di scambi culturali tra Italia e Giappone, e aveva riportato a casa molti ricordi, anche musicali, di quella sua interessante e giovanile esperienza nella penisola mediterranea. L’insularità del Maestro Battiato riusciva a dialogare, non si sa bene tramite quali occulti canali psicolinguistici, con l’animo insulare dei giapponesi più curiosi e aperti a esperienze esotiche. L’esotismo vissuto al contrario: noi italiani visti come interessanti “orientali” d’occidente… da Oriente. L’incontro tra arcipelago e penisola: nel primo caso l’orgoglio dell’isolamento, nel caso della penisola l’illusione di un punto di contatto con il resto del mondo. Il tutto regolato dalla costante presenza dell’acqua che circonda o quasi, comprime, decide, condiziona, si mescola evaporando al fuoco lavico dei vulcani: che storia il carattere geografico delle persone! Anche agli antipodi le creature cresciute in ambienti simili si annusano e si riconoscono.

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Prefazione a “La Svolta” di Carmine Senatore

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 dicembre 2014 by Michele Nigro

Ho avuto il piacere di scrivere la prefazione all’ultima fatica dell’amico Carmine Senatore, disponibile qui.

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Prefazione

Il mondo – anche se forse sarebbe più corretto parlare di mondi – che scaturisce dalla narrazione di Carmine Senatore è il risultato di un compromesso mai forzato tra il flusso di coscienza joyciano e l’atmosfera fantastica del paese meraviglioso di Alice: nel momento in cui il lettore entra in contatto con i personaggi partoriti amorevolmente dalla penna dell’autore, ha la costante sensazione di non trovarsi dinanzi a persone, seppur descritti come tali, con tanto di nomi, e resi vivi e verosimili da luoghi, movimenti e dialoghi, bensì a figure archetipiche, a ideali e simboli appartenenti a uno spazio onirico sospeso tra i fatti reali da raccontare, perché questo è il mestiere del narratore, e l’inconscio che è il vero autore. Le frasi brevi che innegabilmente caratterizzano il narrato di Carmine Senatore, sono come frame che hanno il delicato compito di mediare tra la poesia e la realtà, tra la mania descrittiva di altri autori (descrizioni che non mancano nei racconti di Senatore ma che svolgono un’azione fulminea, come quella delle molecole di acqua nel “torrente” a cui l’autore stesso fa riferimento all’inizio del suo testo parlando dello stream of consciousness non solo joyciano) e le immagini “iperuraniche” provenienti da un luogo inaccessibile e privato, forse fanciullesco e tradizionale, o solo sognato. Anche quando non si tratta di personaggi palesemente fantasiosi, si ha l’impressione di avere a che fare con dei “ponti” umani tra quella che noi definiamo realtà e la zona primordiale dello scrittore.

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La nevicata del 2012

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 luglio 2013 by Michele Nigro

535198_139910436137182_100003546783363_146105_1074735313_nLa neve scendeva ch’era un piacere. Mare grigio e bianco dappertutto. Il giorno di Pasqua. Da non credere. Il saluto del cielo al mio primo giorno di disoccupazione fu una nevicata da notizia in prima pagina: 5 Aprile neve sulla costa della Calabria. Ed io stavo imbambolata ai vetri della finestra guardando quei fiocchi bianchi che cadevano sulle mie prime ore di libertà. Senza neanche la tentazione di andare a comprare i giornali. Tutti i miei incarichi in giro per il mondo inabissati sotto quel morbido tappeto bianco, insieme ad una lettera di dimissioni scritta al volo in uno squarcio di lucidità. Di cui non ricordavo più neanche una parola.

Avevo preso alla lettera la poesia di Martha Medeiros capovolgendo il tavolo della mia esistenza fino a quel punto ordinata e noiosamente prevedibile. Tutti gli impegni nell’agenda del futuro erano stati disdetti. Ogni fiocco rappresentava una nuova possibilità di vita che cadeva dal cielo. Avrei dovuto scegliere in fretta quella giusta: la neve, si sa, non dura per sempre. O forse avevo già scelto, rimuovendo dalla memoria fatti, luoghi e facce di una vita artificiale.

Dopo anni di prigionia un improvviso eccesso di libertà sarebbe potuto risultare fatale, ma da mesi conviveva in me un preciso piano di fuga e la citofonata che interruppe le elucubrazioni mattutine confermava l’arrivo di un prezioso complice. “Scendi matta!” gracchiò Paolo nella cornetta.

Mentre caricava le valigie sull’automobile notò il mio sguardo assorto nello strato di neve che cresceva sulla strada e sugli oggetti urbani immobili, e disse: “Guarda che di quella ne vedrai quanta ne vorrai in Tibet!”

(nella foto: 12° laboratorio di scrittura creativa Rai Eri – Roma, 2012)

E’ pronta l’antologia “Racconti del venticinquennale”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 maggio 2011 by Michele Nigro

Dal sito di “Future Shock”, la presentazione dell’antologia da parte di Antonio Scacco:

<<Sono trascorsi 25 anni (1986) di esistenza in vita di “Future Shock”. Per celebrare la ricorrenza, è stata pubblicata un’antologia di racconti curata dal sottoscritto. S’intitola Racconti del venticinquennale (pp.200) ed è impreziosita da numerosi disegni in b/n. E’ composta da 22 racconti ed è preceduta da una mia introduzione, Le ragioni di una longevità, in cui spiego le ragioni della longevità della mia fanzine, concludendo che l’emarginazione della fantascienza scritta è un errore madornale, oltre che essere indizio di grave pregiudizio. Galileo, ironizzando sui timori che avevano i peripatetici nell’accettare la dottrina eliocentrica, faceva dire a Simplicio, nel Dialogo sui Massimi sistemi: «Questo modo di filosofare tende alla sovversione di tutta la filosofia naturale, ed al disordinare e mettere in conquasso il cielo e la terra e tutto l’universo». Mai parole furono più profetiche! Da più di quasi quattro secoli, per effetto della rivoluzione scientifica galileiana, la storia dell’umanità sembra essere presa nel vortice di una forza inarrestabile che continuamente ne rimodella valori e istituzioni, conoscenza e modelli comportamentali, livelli occupazionali e classi sociali. È un vero e proprio shock culturale, di cui la fantascienza si fa portavoce, come nella selezione dei racconti, qui presentati.

Le tematiche dei racconti riflettono i problemi, i timori e le ansie, suscitati nell’homo tecnologicus dall’avvento della scienza moderna: l’astronautica (Naufrago di F.Forte, Turbare il cielo di E.Leonardi, Pancetta affumicata di M.Nigro); gli alieni (Un piccolo equivoco di M.Cassini, Il colore del tempo di A.Cola, Cacciatori di P.Gai, Chiara e l’Oscuro di F.Massa); le catastrofi naturali (La balena di M.Del Pizzo); la disumanizzazione (Umanità di M.Feola, La macchina di B.Massaro, Coma di G.Pagliarino); l’ingegneria genetica (Imperfezioni di A.Petrino); l’intelligenza artificiale (Promlunà di P.Brera, Un piccolo miglioramento di V.Garzillo, Non bisogna far piangere i calcolatori di D.Volpi); la manipolazione del cervello (Pistolero solitario di S.Faré);  la persecuzione religiosa (L’eterno ritorno dell’uguale di E.Modena); il rapporto uomo/donna (Solo una leggera influenza di L.Picchi, Le colline di Kristina di C.Tinivella); i viaggi nel tempo (Il paradosso del crononauta di R.Casazza, Time Wide Web di G.Zurlo); l’ucronia (Pratica 203 di P.Prosperi). Per tirannia di spazio, ho dovuto escludere tanti racconti, pubblicati, nell’arco di cinque lustri, sulle pagine di “Future Shock”, ugualmente interessanti e validi. E la cosa mi rammarica. Ma non è detto che non decida, se questa antologia dovesse avere buona accoglienza tra i lettori, di vararne una seconda, in cui inserire tutti i racconti esclusi nella prima selezione. Avviso, infine, che Racconti del venticinquennale è un’edizione fuori commercio e che è offerta in omaggio a quanti decidessero di sostenere per non meno di 6 (sei) numeri la mia fanzine, secondo le modalità esposte in questo link.>>

Eravate quattro amici al bar

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2010 by Michele Nigro

Eravate quattro amici al bar

Caro Carlo,

mi chiedevi, nella tua ultima lettera, se vedo ancora i nostri amici di un tempo…

Temo di no! Ma per ricordarli, a volte, basta poco. Solcare un vecchio vinile riesumato dal periodo beat; lasciarti trasportare dalle emozioni e dai ricordi; soffrire in silenzio per i vent’anni ormai andati e le sfide non concluse; rivalutare amori rifiutati e ipotesi di vita scartate per orgoglio, mentre tocchi quella pancia molliccia che cerchi di far sparire sudando in bicicletta come un dannato del purgatorio dantesco.

Niente da fare: le persone, i fatti, i luoghi, fanno giri pazzeschi e incuneandosi nei meandri rimossi del tuo Io, attendono anni, settimane, giorni, per poi risalire a galla come boe tenute sott’acqua dalle mani del tempo; non appena una scossa non calcolata rimuove i sigilli di sicurezza di una sana follia tenuta a bada dalla noia.

Potrei dire “eravamo”, emulando Gino Paoli e il suo coraggioso disincanto, ma reputo decisamente più comodo scaricare responsabilità storiche, pentimenti e rimorsi su quattro personaggi apparentemente inventati, e che invece tu conosci benissimo.

Così Settembre, mese di valutazioni e di rivalutazioni, mi induce – mentre guido al volante di un’auto che esplora, quasi in automatico, le vie di una città che risorge dopo la fuga estiva – a ritornare sui miei passi e sulle quattro ordinazioni fatte al tavolino mentale di un bar che ci vede, ancora una volta, protagonisti mascherati del nostro falso incidente…

Come potrei dimenticarti, idealista cattolico. All’epoca ordinasti un vinello paesano – ribattezzato ‘ngnostro per la capacità di rimanere attaccato alle pareti del bicchiere come inchiostro indelebile – e con quell’atteggiamento già pronunciato da educatore scout, sapiente e apparentemente equilibrato – un incrocio tra “Che” Guevara e Don Giussani – valutasti le meravigliose opportunità di quei campi Bibbia che t’accingevi a frequentare nella terra di S. Francesco: l’Umbria. Quanta passione nella ricerca di Cristo tra le esperienze di cammino e quella spiritualità inquieta che t’ha sempre caratterizzato… Una scorza fatta di barba e metodo che nascondevano, però, esigenze magmatiche di una crescita vissuta con allegria, sì, ma anche con tanta convinta riservatezza per un dolore esistenziale mal celato.

Rivedendoci saltuariamente ai matrimoni dei nostri amici, si ritornò a parlare (con minore verve andando avanti nel tempo) delle vicende amare che ci videro protagonisti durante la caduta del clan… Le speculazioni umane e psicologiche che ne seguirono divennero, pian piano, pettegolezzi, accenni, risatine ironiche e poi il nulla.

La ricerca di una fede ideale da seguire e le numerose speranze romantiche insite nel metodo cattolico lasciarono il posto alla vita; non quella con la “v” maiuscola, ma alla vita di tutti i giorni… Pur sempre sacra, nulla da dire, ma ormai fotocopia sbiadita di quei propositi rivoluzionari covati per anni negli scantinati della nostra sede scout – giù in parrocchia, ricordi? – tra riunioni notturne che rasentavano la massoneria e le responsabilità che già facevano capolino chiedendo un lauto tributo in ideali spezzati.

Oggi ci si rivede di sfuggita e la divisa scout che porti addosso con ostinata fedeltà, stona con il mio naufragio esistenziale ricco di esperienze ma disordinato. Un abbraccio fraterno, un dialogo quasi d’ufficio che non tocca i punti dolenti della libera congettura e un’amicizia inossidabile tenuta a galla dai ricordi. Soprattutto ricordi! Ti commuovi ancora, mi dice tua moglie, quando si ritorna su vecchi argomenti lasciati in sospeso e quando riemergono le scene arcaiche di campi estivi assolati e spensierati. A pensarci bene: non sei mai uscito da quel guscio cattolico da cui prendemmo le distanze, noi altri sprovveduti, tanti anni fa… Il vello caldo dell’idealismo e il senso d’appartenenza sono richiami troppo forti e la fede che li alimenta è divenuta sclerotica diffidenza nei confronti del diverso: mi dicono che sei favorevole alla castrazione chimica dei pedofili e fai battute ironiche su quelli che frequentano il circolo di Rifondazione Comunista. “Lontani da Cristo, lontani da tutto…!” – il tuo motto.

Il padre di famiglia, moralista ed enciclico, ha preso il sopravvento, dunque, sull’idealista spensierato tutto “chitarra e volontariato”. Ti capisco, forse… E’ un mondo bastardo, questo, pieno di pericoli e di marciume relativistico camuffato da pubblicità e telefonini nelle mani di preadolescenti senza senso. Ci vuole metodo, amico mio… Volevi lasciare il mondo migliore di come l’avevi trovato, ma alla fine hai capito che è già un’impresa cercare di migliorare sé stessi e mettere su famiglia senza inciampare negli equivoci drammatici di una società malata e senza fede.

Spesso al club degli scapoli ridiamo di te, ebbri della nostra solitaria libertà autoerotica senza orari e mogli incazzate; conviventi di noi stessi allo stato brado, rabbrividiamo pensando all’ordine che hai scelto di far penetrare nei tessuti, non senza fatica, della tua esistenza inizialmente raminga. Ridiamo di te, è vero, ma t’invidiamo fino all’osso per quella preziosa sacra famiglia a cui t’affidavi nelle preghiere dinanzi al presepe della chiesa e che oggi ci riproponi in scala 1:1 a casa tua.

Se potessi restituire i miei anni sbagliati presso l’ufficio degli errori smarriti, ritornerei sulle strade di sudore e tende, riscaldandomi, la sera, presso i fuochi antichi dell’amicizia.

(tratto da Eravate quattro amici al bar)

Coltivando un’idea

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 settembre 2010 by Michele Nigro

[…] Osservando la campagna lucana all’imbrunire, mentre due gatti miagolano feroci prima di un combattimento, mentre un cane abbaia lontano e la campana del paese suona, scandendo le monotone ore di questo luogo sperduto e ignorato dalla grande storia, mi è venuta in mente un’idea grossolana e primordiale… Utilizzare gli elementi, naturali e umani, già presenti sul territorio della regione Basilicata, per sviluppare una ricerca. Quando dico “elementi” intendo dire odori, colori, suoni, personaggi, sfumature, fatti locali, eventi storici dimenticati, sprazzi fotografici, sussurri, suggestioni, silenzi, case di pietra, legna bagnata, erba, falchi, polli, colombi, tramonti, montagne, stagioni, movimenti di paese, magie, leggende, il significato del tempo, gli strumenti musicali antichi, i tanti esodi di cui si sono perse le tracce, panorami, analogie, trame “fantasy” che s’intrecciano con la realtà… Tutto! Anche solo la luce di un lampione che illumina una siepe potrebbe innescare un flusso narrativo o saggistico… Se ho le idee abbastanza chiare su come procedere nella direzione di una lettura preliminare delle molteplici carte a mia disposizione e della successiva scrittura derivante dal riscontro di tutte quelle analogie che la lettura mi porrà dinanzi, non ho un’altrettanta sicurezza sul versante della condivisione tra questo mondo scritturale e quello potenziale di tipo socio-affettivo: sapersi giostrare tra la carta e “la vita” sarà arduo… Ma non si dice sempre che quando teniamo veramente a una cosa, il tempo alla fine si trova? Forse la soluzione è nella praticità mista alla disciplina: riuscire a essere metodici.

Un altro aspetto che emerge da queste mie poche righe scritte a mano è quello della penna che, scivolando quasi silenziosamente sulla paziente carta, è in grado di far parlare l’anima in modo più efficace dell’elettrica tastiera di un personal computer. E questo già lo sapevo! Chissà se alcune future pagine di questa ricerca ancora in fase embrionale non dovranno per forza di cose essere realizzate proprio utilizzando la vecchia, cara, insostituibile carta imbrattata dall’inchiostro…

Quella della ricerca tolkieniana in terra lucana la vedo ancora come un’idea quasi irrealizzabile: un’impresa per me enorme e che forse mai concretizzerò se non nell’universo della mia fantasia, dove tutto è possibile. Eppure mi è molto caro, ogni volta che ritorno in Lucania e a dire il vero anche quando sono altrove, il pensiero di questo progetto che ancora oscilla nella mia mente tra il narrativo e il saggistico, facendo prevalere quest’ultimo aspetto a causa della natura storico-scientifica della ricerca che mi prefiggo di attuare quanto prima. […]

“L’uomo che non sapeva leggere” sul n.4 di IF

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2010 by Michele Nigro

Come già preannunciato in un altro post, il n.4/2010 di “IF” (Rivista dell’Insolito e del Fantastico), numero caratterizzato da un profondo, e più volte evocato in questi ultimi anni, bisogno di sperimentare una divertente, necessaria e stimolante contaminazione fra i generi, ospita il mio racconto “L’uomo che non sapeva leggere”. Ora che ho ricevuto una copia della rivista posso finalmente apprezzare la consistenza contenutistica di una pubblicazione giovane dal punto di vista editoriale, è vero, ma confortata dalla presenza di firme “esperte” e tutt’altro che esordienti. Ampia e soddisfacente la sezione saggistica, che costituisce il vero pilastro della rivista come era nelle intenzioni del suo creatore e direttore, il prof. Carlo Bordoni.

Dall’editoriale: […] Eppure non dovremmo di­menticare che il fantastico è il grande oceano comune da cui tutti i generi si alimentano. Ben venga allora la contaminatio a ridare vigore, perché di una cosa siamo certi: la nuova letteratura del terzo millennio sarà fantastica e passerà attra­verso i generi letterari. Questo quarto numero di IF vuole dare l’esempio, indicare una strada, nella consapevolezza che la narrativa “non mimetica” sia il più grande patri­monio dell’uomo, perché fondata sulla sua straor­dinaria facoltà di immaginare. L’Insolito e il Fantastico, da cui prende il titolo la nostra rivista, è proprio il terreno ideale su cui sperimentare insoliti innesti per una letteratura non realista senza più distinzioni. Forse questa riunificazione, questo ritorno in famiglia, farebbe piacere a Benedetto Croce, al quale la complicata faccenda dei generi letterari e della loro suddivisione non andava proprio giù. […]

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