Archivio per prosa

Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore Pasquale Fernando Giuliani Mazzei

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2018 by Michele Nigro

versione pdf: intervista a Pasquale Fernando Giuliani Mazzei.

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Antologia “Archetipi Poetici”: intervista all’Autore

Pasquale Fernando Giuliani Mazzei

 

a cura di Francesco Innella e Michele Nigro

 

Qual è o quale dovrebbe essere, secondo te, la funzione della poesia nella società attuale? Chi fa poesia oggi, come si muove nel contesto socio-culturale o come dovrebbe muoversi?

La poesia è evocazione perché non è prosa descrittiva ma è ritmica, ovvero, è certamente sintesi anche del mondo di cui è contemporanea ma, non descritto nella lingua quotidiana del discorso libero, bensì in versi, che sono un’elaborazione metrica dell’elaborato prosastico, tuttavia senza esserne la tautologia, anzi, esprimendo l’antipatia tra creatività e banalità.

Anche nella società condizionata dal solipsismo cronico procurato dall’uso irresponsabile dei social media, la funzione eziologica di ogni forma d’arte rimane catartica, perché esprime il criterio critico del suo autore che si rivela soltanto se non si isola nell’elitarismo ma è dialettico.

Come nasce la tua poesia? Potresti “illustrarci” la tua poetica e dirci quali sono le caratteristiche peculiari del tuo linguaggio poetico? Quali poeti ti hanno ispirato?

Presumo che, come per tutti, la mia poesia nasca dalla semplice esigenza di comunicare le mie emozioni, cioè, di scandagliare il profondo della mia personalità e di confrontarlo con la realtà attuale; dunque, attraverso la poesia tento di esprimere le mie opinioni individuali, sociali e politiche anche con una ricerca filologica delle parole, italiane, dialettali, straniere, risalendo alla origine del fonema e del linguaggio gestuale primario.

I miei poeti preferiti sono Omero, Virgilio, Dante Alighieri, Thomas Stearns Eliot, Pier Paolo Pasolini, John Lennon, Carole King ed altri.

Quale è stato il criterio con cui hai scelto le dieci poesie inserite nell’antologia “Archetipi Poetici”? Quale tra esse ti rappresenta di più?

Nella scelta delle mie poesie, ho provato a dissipare i miei dubbi ricostruendone il percorso cronologico e diversificato nelle lingue, negli stili e, forse, quella che mi rappresenta di più tra di esse, è la prima inserita nell’antologia, “Composizione n.1”.

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Storia nazionale e personale su “Frequenze Poetiche”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 agosto 2018 by Michele Nigro

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Ne preannunciavo l’uscita qui; ho finalmente tra le mani la mia copia del n.9 di “Frequenze Poetiche” contenente uno scritto a me particolarmente caro – “1978 – 2018: comunicato n.7” – in cui la cronaca nazionale s’intreccia, volutamente e a distanza di quarant’anni, con quella personale: un’ibridazione tra il rapimento e la morte di Aldo Moro e la malattia e la morte di mio padre (Nigro Ermanno), fatti avvenuti entrambi nel 1978. Una sovrapposizione forzata tra eventi separati da una differenza abissale per importanza storica; una contaminazione tra storia pubblica e storia privata, tra comunicati “rivoluzionari” diventati documenti storici e i ricordi individuali della micro-storia, seguendo una logica narrativa oscillante tra fenomeni ideologici appartenenti al passato e questioni sociali ed economiche presenti, ancora irrisolte, che si ripropongono circolarmente…

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Lascito

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 agosto 2018 by Michele Nigro

Bisognerebbe andarsene da questa terra,

lasciando non dico chissà cosa

ma almeno,

che ne so…

… un mezzo verso riuscito che non faccia vergognare santi e navigatori,

una canzoncina inventata per far addormentare i propri figli o quelli degli altri,

una foto che emozioni gli amici… e perché no, anche i nemici,

un racconto da lasciare nel cassetto pieno di sogni sgualciti,

la prima strofa di una ballata macchiata di caffè,

un sms poetico dimenticato nelle “bozze” e mai inviato,

una collezione di film scaricati illegalmente con eMule,

una libreria piena di libri usati comprati su CVL,

una fila eterogenea di cd con la migliore musica che ha fatto da colonna sonora a questa fottuta esistenza terrena,

una bottiglia vuota di Laphroaig con sopra infilata una candela mezza consumata per scrivere cazzate facendo finta che manchi la luce (come ora!),

un diario di viaggio con descrizioni e disegnini fatti in loco,

una forte delusione data ai genitori ma che vi abbia reso più liberi,

almeno un numero di “Poesia”,

i diari di quando abitavate a Napoli (se c’avete mai abitato, sennò di un’altra città del cuore),

le scarpe consumate con cui avete percorso la Francigena,

il primo libro di favole ricevuto in dono,

lo zaino delle vostre migliori avventure,

tutte le t-shirt dei concerti rock,

la collezione di sottobicchieri di quando frequentavate i pub,

le fotografie stampate prima dell’avvento degli smartphone,

lo scheletro del vostro primo gatto (chi non ne ha uno?),

e infine

una campana tibetana, regalo di un amore passato, da far suonare durante il vostro funerale, davanti a moglie e figli.

 

“Frequenze Poetiche” n.9 – maggio 2018

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 luglio 2018 by Michele Nigro

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Giorgio Moio, poeta, saggista, critico letterario, editore, m’informa della presenza sul n.9 di “Frequenze Poetiche”, rivista di poesia internazionale ed altro, del mio scritto semi-autobiografico intitolato “1978 – 2018: comunicato n.7”, lievemente ri-editato per l’occasione dalla redazione di FP. Al di là del personale contributo, trattasi di un numero ricco e interessante, come si può evincere dall’indice. Buona lettura!

Segue come da comunicato:

INDICE

POETI – SCRITTORI – DONNE E UOMINI ILLUSTRI DEL PASSATO
– Maria Farina, Eleonora Duse…………………………………. p. 5

POETI DA RICORDARE
– Octavio Paz, Henri Michaux: viaggio nell’abisso………….. ” 9

CRITICA LETTERARIA & D’ARTE
– Antonio Sacco, Relazione tra poesia e pittura…………. ” 17
– Javier Josè Rodriguez Vallejo, Baudelaire una lucie’rnaga que illumina una biblioteca de Arteaga……………………………………………………………………………………….. ” 22

POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA
– Leopoldo Attolico, La musica è finita………………………………………… ” 27

POESIA STRANIERA CONTEMPORANEA
– Carlos Vitale, Jornada y otros poemas…………………………………….. ” 31

POESIA VISUALE – SCRITTURE ASEMANTICHE – ARTI VISIVE
– Carlo Bugli, Senza titolo………………………………………………………….. ” 25
– Fabio Strinati, Quattro musiche visuali………………………………………. ” 31

PROSA – AFORISMI – HAIKU
– Michele Nigro, 1978 – 2018: comunicato n.7…………….. ” 40

RIVISTE DI LETTERATURA
– Raffaele Giglio, «Critica Letteraria». Una rivista
napoletana………………………………………………………………. ” 53

DISCUSSIONI & INTERVISTE
– Giorgio Moio, Intervista a Marco Palladini…………………. ” 61

LETTURE & RILETTURE
– Alfonso Amendola, Della feroce limpidezza in
Bruno Di Pietro…………………………………………………………. ” 71
– Francesco Aprile, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio…………………….. ” 73
– Marilena Cataldini, Riflessioni al varco di un cancello……………….. ” 75

MOSTRE D’ARTE – EVENTI – NOTIZIARIO ………………… ” 78

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Intervistando Michele Nigro, a cura di Davide Morelli

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 novembre 2017 by Michele Nigro

intervista a Michele Nigro by Davide Morelli

Ho risposto con molto piacere alle domande di Davide Morelli, che mi ha voluto intervistare per il suo blog Also Sprach.

Per leggere l’intervista su Also Sprach: qui

Per leggere l’intervista su La Recherche.it: qui

Per leggere l’intervista su Medium: qui

PDF dell’intervista: Intervistando Michele Nigro, a cura di Davide Morelli

Segue uno stralcio dell’intervista:

“… Cosa ne pensi della neoavanguardia? Secondo te ha esaurito la sua funzione o a tuo avviso ha ancora modo di esistere?

Credo che ci sia ancora tantissimo bisogno di una ricerca neoavanguardista, senza per questo ricadere nella parodia e nel non-senso: certi sperimentalismi esagerati furono necessari in quelle epoche in cui si avvertiva l’esigenza di rompere determinati schemi linguistici; schemi evidentemente riconducibili anche a livello sociale, culturale, politico, religioso. Oggi che si fa un gran parlare di “analfabetismo funzionale” forse sarebbe neo-neoavanguardista la riscoperta della normalità; gli schemi linguistici non solo sono stati dissacrati, di più, sono stati annullati, rasi al suolo da un’ipertrofia di dati – a cui tutti contribuiamo – che ha disarmato il significante (e di conseguenza ha impoverito il significato delle parole). Bisognerebbe ricominciare dai fonemi, dalla scrittura a penna, dalla lettura, dal gusto delle parole. Dal silenzio. La non scrittura potrebbe essere il titolo provocatorio del punto primo di un ipotetico manifesto neo-neoavanguardista del XXI secolo.

Sempre più artisti scrivono prosa poetica. Cosa ne pensi?

Credo che molti elementi tipici della poesia possano riscontrarsi anche in un testo in prosa. La faccenda dell’ “andare a capo” per considerarsi poeti, credo sia stata inventata proprio per prendere un po’ in giro chi crede che basti spezzare una frase per fare versi. Sarebbe molto più onesto scrivere direttamente prosa poetica. Quanta musicalità si riscontra in certa narrativa; non sempre la prosa assicura una distinzione netta tra significante e significato, e quando accade il risultato è piacevole come quello prodotto da… una poesia. Possiamo noi discriminare tali scritture solo perché non assicurano il rispetto di una tradizione metrica? Così come la struttura metrica dei versi non va controllata con il metronomo. È vero, qualcuno ha scambiato il “verso libero” con il “verso libertino”, ma chi può determinare quale sia (e dove sia) il confine tra la forma testuale e la sua poeticità? Tempo fa, leggendo una recensione alla mia raccolta di poesie Nessuno nasce pulito, il recensore scriveva: “Peccato che abbia abbandonato (riferendosi al sottoscritto, n.d.a) del tutto le forme della tradizione poetica, con la sua sapienza lessicale e con l’intelligente utilizzo delle figure retoriche, avrebbe anche lì capacità espressive di livello.” Una mia possibile risposta potrebbe essere: “Le forme scelte, al netto della loro poeticità, rappresentano sempre l’esigenza neurolinguistica dell’individuo storico, che vive in una determinata epoca, che si esprime in un certo modo e in un dato mondo; esigenza che non guarda in faccia ad alcuna tradizione. In parole povere: al ‘busto stretto’ del sonetto, seppur grazioso all’orecchio, prediligerò sempre il verso ‘sfigurato’ da un enjambement.”

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“Le stanze di carta” recensisce “Nessuno nasce pulito”, a cura di Ilaria Cino

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 marzo 2017 by Michele Nigro

È stata pubblicata sul lit blog “Le stanze di carta”, un’interessante recensione alla mia raccolta “Nessuno nasce pulito” a firma di Ilaria Cino, poetessa e co-fondatrice del sito letterario insieme a Lavinia Frati. Nel ringraziare Ilaria Cino per questa sua analisi in cui riproduce l’essenza della mia ricerca poetica, riporto di seguito uno stralcio della recensione: “… L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere…”

Per leggere l’intera recensione direttamente sul sito, qui.

Per leggere l’intera recensione in pdf, qui

Scegli la tua edizione, la tua piattaforma, il tuo formato, il tuo prezzo…!
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“NESSUNO NASCE PULITO”
autore: Michele Nigro
anno pubblicazione: 2016
edizioni nugae 2.0

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.
Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

DOVE ACQUISTARLO?

booktrailers:
https://www.youtube.com/watch?v=vPhl2AK5wUc
https://www.youtube.com/watch?v=XpY5OXTVSgs


prefazione a cura di Antonio Scarpone​
premessa dell’Autore
postfazione a cura di Davide Morelli​
immagine di copertina a cura di Pedram Anvarypour​


“MICHELE NIGRO… CHI?”
https://michelenigro.wordpress.com/about-michele-nigro-note-biobibliografiche/

per contatti: mikevelox@alice.it

XII Edizione del Concorso Letterario Anselmo Spiga

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 Mag 2015 by Michele Nigro

L’Associazione di Solidarietà Libera la Farfalla ONLUS e l’Associazione Nazionale Teatro Autonomo Sardo A.N.T.A.S organizzano la

XII Edizione del Concorso Letterario
Anselmo Spiga


Scadenza 20 Giugno 2015

Il Concorso è gratuito e aperto a tutti.

Sono ammesse al Concorso le opere redatte in una qualsiasi variante della lingua sarda, nelle altre lingue parlate in Sardegna e le opere in italiano.

Tutte le informazioni

www.liberalafarfalla.org
https://www.facebook.com/PremioLetterarioAnselmoSpiga

REGOLAMENTO DEL CONCORSO:

Regolamento 2015

locandina 2015

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L’ultimo sorriso di Tony Drastico

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2015 by Michele Nigro

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E proprio mentre Tony Drastico cominciava a capire qualcosa della vita, ovvero cominciava a capire di non averla capita e che questa verità tutto sommato comoda era stata per lui una grande e sapiente liberazione; proprio mentre tutti i pezzi del mosaico continuavano a restare in dispettoso disordine sul tavolo senza formare alcuna immagine rivelatrice, una di quelle immagini nitide con cui ci si illude di avere il controllo della realtà; proprio mentre accadeva tutto questo, gli capitò di morire.

(Lo so che lo scrittore William Forrester nel film “Scoprendo Forrester” sconsiglia caldamente di cominciare una frase con una congiunzione, ma come risponde il suo giovane allievo Jamal, anch’io dico: “Sì… che si può!” E infatti l’ho fatto sopra, all’inizio del racconto… Caspita, l’ho rifatto anche qui, in quest’ultima frase. Niente, è più forte di me. E pazienza! Ancora…?)

Gliel’avevano detto più volte a Tony: “Sembra che non sia tu a guidare l’automobile, quanto piuttosto l’auto a pilotare te!”. Ironizzavano gli amici che spesso scarrozzava in giro, su e giù per la provincia, testando birre in pub da poco aperti e ascoltando cover band di storici gruppi rock estinti o in procinto di estinguersi. Però quella notte maledetta non fu la guida casual di Tony Drastico a determinare il suo solitario trapasso verso l’aldilà quanto piuttosto i mal segnalati lavori in corso sulla tangenziale di Salerno: l’impatto violento contro le barriere allestite dalla società autostradale, quasi invisibili sotto la pioggia battente a causa delle luci lampeggianti del cantiere da alcune ore fuori uso, fecero sbalzare la sua auto nella corsia chiusa della strada in manutenzione. Tutto avvenne in un attimo, senza grandi preparativi, come è abitudine della morte per incidenti e non per malattia: dal sorriso compiaciuto e beffardo, a suon di musica proveniente dall’autoradio, di chi è finalmente consapevole che la vita non può essere capita e controllata a una altrettanto incontrollabile e ghignosa morte. Coerente su tutta la linea, fino alla fine.

In qualità di voce narrante autorizzata dallo stesso personaggio di Tony Drastico a rilasciare dichiarazioni ufficiali a voi lettori, sono felice di comunicarvi che la leggenda riguardante l’intera vita che scorrerebbe davanti agli occhi del morente è – diciamolo una volta per tutte – una incommensurabile cazzata! Meno grave, decisamente, di quell’altra riguardante la famosa “luce in fondo al tunnel” messa in circolazione da gente comatosa, dedita all’uso di sostanze psicotrope e tornata in piedi al solo scopo di diffondere fandonie neuro-metafisiche grazie alle quali allestire affollati meeting per mettere in comunicazione il pubblico pagante con il mondo dei morti (veri utilizzatori finali di questa presunta luce nel tunnel, solo intravista dai “ritornati”) e pubblicare libri, scritti da ghost writers, riguardanti il tema scottante della vita oltre la morte. E invece sarebbe più utile e onesto parlare della morte durante la vita e come evitarla, se possibile, quando avresti ancora voglia di vivere e di mettere in pratica alcune cosette imparate negli anni precedenti. Ma la vita su questo pianeta, si sa, è tanto meravigliosa quanto bizzarra, e il nostro umile compito è quello di assecondarla durante le sue feroci e capricciose sterzate.

Mentre l’auto compiva una rotazione su se stessa, intorno all’asse longitudinale della normalità di noi bipedi evoluti seduti sui motori a scoppio dell’inventiva, facendo diventare sotto il tetto dell’abitacolo e sopra il pavimento del telaio dove non batte mai il sole, tra la grandine di vetri dei finestrini rotti dalla botta sull’asfalto e il levitare caotico dei vari oggetti depositati sul cruscotto, polvere compresa, nel corso degli anni, l’unica immagine che un sorridente Tony Drastico vide comparire nel suo cervello sorpreso ma non stupefatto e stranamente sobrio, fu quella della sua amica giapponese Murasaki Sōseki, conosciuta per caso a Tokyo molti anni prima durante uno dei suoi viaggi da ramingo solitario in cerca di nuovi scenari geografici e umani da dare in pasto alla sua mente e al suo cuore, da sempre in bolletta esistenziale. Murasaki all’epoca del loro primo incontro svolgeva la funzione di location manager nello staff nipponico che assisteva la regista americana Sofia Coppola durante le riprese del fortunato film “Lost in Translation”, girato proprio nella metropoli giapponese. Erano bastati pochi ingredienti per realizzare quel simpatico incontro italo-nipponico tra Tony e Murasaki: la richiesta sfacciata degli autografi di Bill Murray e Scarlett Johansson impegnati sul set; le risatine di lei per l’inglese di Tony, efficace per sopravvivere all’estero ma ancora troppo maccheronico per approfondite discussioni filosofiche e che tanta comica tenerezza suscitava nelle ragazze di Tokyo quando le fermava con la scusa di un’informazione; il dialogo non privo di inconvenienti sulle ragioni esistenziali prima ancora che cinematografiche di quel film in costruzione; un tè bevuto insieme tra una ripresa e l’altra anche se Tony odiava il tè e lo beveva solo per fare colpo su di lei o quand’era influenzato… Un’amicizia nata per caso e alimentata da un’insolita conoscenza delle canzoni di Franco Battiato che nonostante le forti differenze linguistiche aveva attecchito nell’animo di molti giovani del paese del Sol levante, tra i quali quello di Murasaki. Che risate si faceva Tony quando lei tentava di cantare Veni l’autunnu con la sua strana pronuncia siculo nipponica, consapevole che ogni suo tentativo avrebbe suscitato l’ilarità di quell’italiano sperduto nel mondo. Era stata per alcuni mesi in Italia durante gli anni del liceo, grazie a un programma di scambi culturali tra Italia e Giappone, e aveva riportato a casa molti ricordi, anche musicali, di quella sua interessante e giovanile esperienza nella penisola mediterranea. L’insularità del Maestro Battiato riusciva a dialogare, non si sa bene tramite quali occulti canali psicolinguistici, con l’animo insulare dei giapponesi più curiosi e aperti a esperienze esotiche. L’esotismo vissuto al contrario: noi italiani visti come interessanti “orientali” d’occidente… da Oriente. L’incontro tra arcipelago e penisola: nel primo caso l’orgoglio dell’isolamento, nel caso della penisola l’illusione di un punto di contatto con il resto del mondo. Il tutto regolato dalla costante presenza dell’acqua che circonda o quasi, comprime, decide, condiziona, si mescola evaporando al fuoco lavico dei vulcani: che storia il carattere geografico delle persone! Anche agli antipodi le creature cresciute in ambienti simili si annusano e si riconoscono.

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Prefazione a “La Svolta” di Carmine Senatore

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 dicembre 2014 by Michele Nigro

Ho avuto il piacere di scrivere la prefazione all’ultima fatica dell’amico Carmine Senatore, disponibile qui.

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Prefazione

Il mondo – anche se forse sarebbe più corretto parlare di mondi – che scaturisce dalla narrazione di Carmine Senatore è il risultato di un compromesso mai forzato tra il flusso di coscienza joyciano e l’atmosfera fantastica del paese meraviglioso di Alice: nel momento in cui il lettore entra in contatto con i personaggi partoriti amorevolmente dalla penna dell’autore, ha la costante sensazione di non trovarsi dinanzi a persone, seppur descritti come tali, con tanto di nomi, e resi vivi e verosimili da luoghi, movimenti e dialoghi, bensì a figure archetipiche, a ideali e simboli appartenenti a uno spazio onirico sospeso tra i fatti reali da raccontare, perché questo è il mestiere del narratore, e l’inconscio che è il vero autore. Le frasi brevi che innegabilmente caratterizzano il narrato di Carmine Senatore, sono come frame che hanno il delicato compito di mediare tra la poesia e la realtà, tra la mania descrittiva di altri autori (descrizioni che non mancano nei racconti di Senatore ma che svolgono un’azione fulminea, come quella delle molecole di acqua nel “torrente” a cui l’autore stesso fa riferimento all’inizio del suo testo parlando dello stream of consciousness non solo joyciano) e le immagini “iperuraniche” provenienti da un luogo inaccessibile e privato, forse fanciullesco e tradizionale, o solo sognato. Anche quando non si tratta di personaggi palesemente fantasiosi, si ha l’impressione di avere a che fare con dei “ponti” umani tra quella che noi definiamo realtà e la zona primordiale dello scrittore.

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Che cos’è la web poetry?

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 settembre 2014 by Michele Nigro

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 dedicato a Robin Williams/John Keating

 

Che cos’è la web poetry?

(interattività, multimedialità, ipertestualità)

Alla domanda “che cos’è la web poetry?” (tristemente somigliante all’interrogativo “che cos’è la poesia?” del Professore emerito Jonathan Evans Prichard evocato, e giustamente sbeffeggiato, nel film “L’attimo fuggente”) si sarebbe tentati di rispondere in maniera sbrigativa affermando che trattasi semplicemente di poesie pubblicate in internet, su blog, siti specializzati, social network… Quelli della mia generazione hanno vissuto e vivono a cavallo tra un’epoca cartacea e una digitale: prima dell’acquisto del mio primo personal computer per me poesia era sinonimo di antologie scolastiche, piccole biblioteche casalinghe, libri di poesie di famosi poeti da acquistare in libreria, antologie sfornate dai vari concorsi letterari sparsi in questa penisola di santi, poeti e navigatori. Poi con l’avvento del web 2.0 è accaduta una cosa straordinaria: la poesia, non più relegata nel meraviglioso mondo dei libri di carta, ha cominciato a sentirsi a proprio agio anche in ambienti meno classici e più interattivi, meno fruscianti e più scrolling. Una buona fetta di lettori aveva finalmente compreso che non è il mezzo bensì il contenuto a dover prevalere tra le priorità del “ricercatore”. Il lettore aveva scoperto, dopo anni di noterelle scritte a matita e affidate agli ampi margini lasciati in bianco tipici dei libri di poesia, di poter depositare il proprio giudizio critico-letterario o delle semplici impressioni personali collegate al vissuto, in tempo reale sotto forma di commento nei pressi della poesia appena letta in rete. A dire il vero l’interattività è un fenomeno che ha riguardato tutto il mondo della letteratura e non solo quello più ristretto e intimo della poesia: l’irraggiungibilità e la sacralità dell’Autore sono stati in tal modo scardinati dalla democratica invadenza del social networking; un’invadenza scelta, tra l’altro, dagli stessi Autori, stanchi di certe lentezze editoriali e di rimuginare in solitudine sui propri versi come tanti Abate Faria rinchiusi nei Castelli d’If della creatività.

Questa interattività influenza il percorso dell’Autore? Niente affatto. Se il progetto scritturale dell’Autore, concepito lontano dalle tastiere e dai modem, è forte, l’interattività avrà solo un ruolo marginale, complementare. Sarà un po’ come far entrare aria nuova in stanze già affrescate: il disegno e i colori non saranno alterati bensì entreranno in contatto con la luce, con il mondo. Afferma il mitico Professor John Keating, interpretato dal compianto e indimenticabile Robin Williams, sempre nel film “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) del regista Peter Weir: <<Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione…>>. Una passione destinata a divenire semplice pratica onanistica se non fosse corroborata dall’interazione tra autore e lettore: il web ha solo accelerato, diversificato e amplificato questa necessaria interattività, non l’ha inventata. In passato il lettore devoto attendeva paziente una presentazione pubblica per avvicinare e per interagire con il proprio “eroe” dotato di penna e dare così una ragione di esistere alle noterelle, a cui accennavamo, scritte a margine del testo mesi prima dell’incontro. Anche l’onanismo del lettore viene in tal modo sconfitto. La stessa cura avuta nello scrivere le impressioni da lettore sulla carta dei libri viene oggi richiesta ai lettori-commentatori sparsi lungo le vie immateriali della grande rete. Dal web non deriva niente di nuovo e il pensiero non si lascia influenzare dallo strumento, o almeno non più di quanto le tavolette d’argilla influenzarono il pensiero dei primi filosofi. Pensare il contrario significherebbe sottovalutare la storia evolutiva e le potenzialità dell’umanità: è l’uomo che immette nel mezzo le idee che in seguito il mezzo veicolerà, metabolizzerà e trasformerà (“il mezzo non è il messaggio”: pensiero anti-Marshall McLuhan). Non ne trasformerà il senso originario, sia chiaro, ma ne moltiplicherà le possibilità esistenziali viaggiando attraverso le città mentali di quella “razza umana” a cui faceva riferimento il Prof. Keating. bf07db6e45549504e8e6fb34bd80ba64

Ma ancora non è completa la mia definizione di “web poetry”. Finora è stato sfiorato solo l’aspetto dell’interattività, accennando ai fattori positivi e non scendendo in strada alla ricerca di quelli negativi. Questo è un compito che lascerò volentieri svolgere ai non amanti di internet, a chi da anni coltiva ragioni personali nei confronti di un’esclusività cartacea legittima e sacrosanta. E lo dico da amante dei libri classicamente intesi, quei libri di carta che hanno caratterizzato il mio esordio nell’universo della lettura e continueranno a svolgere un ruolo primario e parallelo alle novità dell’editoria digitale.

L’aspetto che più m’interessa della web poetry è quello riguardante la sua “multimedialità”. Una poesia, estrapolata dal magico mondo del web 2.0 e stampata su carta senza orpelli aggiuntivi, dovrebbe da sola essere in grado di “autopromuoversi” facendo affidamento sull’arbitrarietà del verso (preferisco il termine “arbitrarietà” e non “licenza” che mi ricorda tanto la licenza di uccidere dell’agente 007 o la licenza per aprire un tabacchino), sul ritmo (o sull’aritmia) e quindi sulla musicalità (o sulla non bellezza musicale sostituita dalla potenza dei contenuti), sul potere evocativo insito nei versi, sulla concentrazione di senso che la distingue dalla prosa, sulla densità o meno di artifici retorici (io personalmente sarei più propenso, lì dove possibile e prefiggendosi precisi obiettivi evolutivi, alla loro definitiva “distruzione” piuttosto che a una conservazione forzata in nome della tradizione!), sulla pregnanza semantica e polivalente aperta delle parole che compongono il verso, sulla sua concentrata verticalità contro la lentezza dell’orizzontalità della prosa… Il testo poetico, da solo e senza aiuti esterni, dovrebbe “ipnotizzare” il lettore o almeno catturarne il lato primordiale in vista di viaggi verso terre inusitate. Ed è giusto che continui ad essere così.

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La nevicata del 2012

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 luglio 2013 by Michele Nigro

535198_139910436137182_100003546783363_146105_1074735313_nLa neve scendeva ch’era un piacere. Mare grigio e bianco dappertutto. Il giorno di Pasqua. Da non credere. Il saluto del cielo al mio primo giorno di disoccupazione fu una nevicata da notizia in prima pagina: 5 Aprile neve sulla costa della Calabria. Ed io stavo imbambolata ai vetri della finestra guardando quei fiocchi bianchi che cadevano sulle mie prime ore di libertà. Senza neanche la tentazione di andare a comprare i giornali. Tutti i miei incarichi in giro per il mondo inabissati sotto quel morbido tappeto bianco, insieme ad una lettera di dimissioni scritta al volo in uno squarcio di lucidità. Di cui non ricordavo più neanche una parola.

Avevo preso alla lettera la poesia di Martha Medeiros capovolgendo il tavolo della mia esistenza fino a quel punto ordinata e noiosamente prevedibile. Tutti gli impegni nell’agenda del futuro erano stati disdetti. Ogni fiocco rappresentava una nuova possibilità di vita che cadeva dal cielo. Avrei dovuto scegliere in fretta quella giusta: la neve, si sa, non dura per sempre. O forse avevo già scelto, rimuovendo dalla memoria fatti, luoghi e facce di una vita artificiale.

Dopo anni di prigionia un improvviso eccesso di libertà sarebbe potuto risultare fatale, ma da mesi conviveva in me un preciso piano di fuga e la citofonata che interruppe le elucubrazioni mattutine confermava l’arrivo di un prezioso complice. “Scendi matta!” gracchiò Paolo nella cornetta.

Mentre caricava le valigie sull’automobile notò il mio sguardo assorto nello strato di neve che cresceva sulla strada e sugli oggetti urbani immobili, e disse: “Guarda che di quella ne vedrai quanta ne vorrai in Tibet!”

(nella foto: 12° laboratorio di scrittura creativa Rai Eri – Roma, 2012)

È pronta l’antologia “Racconti del venticinquennale”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 Mag 2011 by Michele Nigro

Dal sito di “Future Shock”, la presentazione dell’antologia da parte di Antonio Scacco:

<<Sono trascorsi 25 anni (1986) di esistenza in vita di “Future Shock”. Per celebrare la ricorrenza, è stata pubblicata un’antologia di racconti curata dal sottoscritto. S’intitola Racconti del venticinquennale (pp.200) ed è impreziosita da numerosi disegni in b/n. E’ composta da 22 racconti ed è preceduta da una mia introduzione, Le ragioni di una longevità, in cui spiego le ragioni della longevità della mia fanzine, concludendo che l’emarginazione della fantascienza scritta è un errore madornale, oltre che essere indizio di grave pregiudizio. Galileo, ironizzando sui timori che avevano i peripatetici nell’accettare la dottrina eliocentrica, faceva dire a Simplicio, nel Dialogo sui Massimi sistemi: «Questo modo di filosofare tende alla sovversione di tutta la filosofia naturale, ed al disordinare e mettere in conquasso il cielo e la terra e tutto l’universo». Mai parole furono più profetiche! Da più di quasi quattro secoli, per effetto della rivoluzione scientifica galileiana, la storia dell’umanità sembra essere presa nel vortice di una forza inarrestabile che continuamente ne rimodella valori e istituzioni, conoscenza e modelli comportamentali, livelli occupazionali e classi sociali. È un vero e proprio shock culturale, di cui la fantascienza si fa portavoce, come nella selezione dei racconti, qui presentati.

Le tematiche dei racconti riflettono i problemi, i timori e le ansie, suscitati nell’homo tecnologicus dall’avvento della scienza moderna: l’astronautica (Naufrago di F.Forte, Turbare il cielo di E.Leonardi, Pancetta affumicata di M.Nigro); gli alieni (Un piccolo equivoco di M.Cassini, Il colore del tempo di A.Cola, Cacciatori di P.Gai, Chiara e l’Oscuro di F.Massa); le catastrofi naturali (La balena di M.Del Pizzo); la disumanizzazione (Umanità di M.Feola, La macchina di B.Massaro, Coma di G.Pagliarino); l’ingegneria genetica (Imperfezioni di A.Petrino); l’intelligenza artificiale (Promlunà di P.Brera, Un piccolo miglioramento di V.Garzillo, Non bisogna far piangere i calcolatori di D.Volpi); la manipolazione del cervello (Pistolero solitario di S.Faré);  la persecuzione religiosa (L’eterno ritorno dell’uguale di E.Modena); il rapporto uomo/donna (Solo una leggera influenza di L.Picchi, Le colline di Kristina di C.Tinivella); i viaggi nel tempo (Il paradosso del crononauta di R.Casazza, Time Wide Web di G.Zurlo); l’ucronia (Pratica 203 di P.Prosperi). Per tirannia di spazio, ho dovuto escludere tanti racconti, pubblicati, nell’arco di cinque lustri, sulle pagine di “Future Shock”, ugualmente interessanti e validi. E la cosa mi rammarica. Ma non è detto che non decida, se questa antologia dovesse avere buona accoglienza tra i lettori, di vararne una seconda, in cui inserire tutti i racconti esclusi nella prima selezione. Avviso, infine, che Racconti del venticinquennale è un’edizione fuori commercio e che è offerta in omaggio a quanti decidessero di sostenere per non meno di 6 (sei) numeri la mia fanzine, secondo le modalità esposte in questo link.>>

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