Archivio per prosa

Eravate quattro amici al bar

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2010 by Michele Nigro

Eravate quattro amici al bar

Caro Carlo,

mi chiedevi, nella tua ultima lettera, se vedo ancora i nostri amici di un tempo…

Temo di no! Ma per ricordarli, a volte, basta poco. Solcare un vecchio vinile riesumato dal periodo beat; lasciarti trasportare dalle emozioni e dai ricordi; soffrire in silenzio per i vent’anni ormai andati e le sfide non concluse; rivalutare amori rifiutati e ipotesi di vita scartate per orgoglio, mentre tocchi quella pancia molliccia che cerchi di far sparire sudando in bicicletta come un dannato del purgatorio dantesco.

Niente da fare: le persone, i fatti, i luoghi, fanno giri pazzeschi e incuneandosi nei meandri rimossi del tuo Io, attendono anni, settimane, giorni, per poi risalire a galla come boe tenute sott’acqua dalle mani del tempo; non appena una scossa non calcolata rimuove i sigilli di sicurezza di una sana follia tenuta a bada dalla noia.

Potrei dire “eravamo”, emulando Gino Paoli e il suo coraggioso disincanto, ma reputo decisamente più comodo scaricare responsabilità storiche, pentimenti e rimorsi su quattro personaggi apparentemente inventati, e che invece tu conosci benissimo.

Così Settembre, mese di valutazioni e di rivalutazioni, mi induce – mentre guido al volante di un’auto che esplora, quasi in automatico, le vie di una città che risorge dopo la fuga estiva – a ritornare sui miei passi e sulle quattro ordinazioni fatte al tavolino mentale di un bar che ci vede, ancora una volta, protagonisti mascherati del nostro falso incidente…

Come potrei dimenticarti, idealista cattolico. All’epoca ordinasti un vinello paesano – ribattezzato ‘ngnostro per la capacità di rimanere attaccato alle pareti del bicchiere come inchiostro indelebile – e con quell’atteggiamento già pronunciato da educatore scout, sapiente e apparentemente equilibrato – un incrocio tra “Che” Guevara e Don Giussani – valutasti le meravigliose opportunità di quei campi Bibbia che t’accingevi a frequentare nella terra di S. Francesco: l’Umbria. Quanta passione nella ricerca di Cristo tra le esperienze di cammino e quella spiritualità inquieta che t’ha sempre caratterizzato… Una scorza fatta di barba e metodo che nascondevano, però, esigenze magmatiche di una crescita vissuta con allegria, sì, ma anche con tanta convinta riservatezza per un dolore esistenziale mal celato.

Rivedendoci saltuariamente ai matrimoni dei nostri amici, si ritornò a parlare (con minore verve andando avanti nel tempo) delle vicende amare che ci videro protagonisti durante la caduta del clan… Le speculazioni umane e psicologiche che ne seguirono divennero, pian piano, pettegolezzi, accenni, risatine ironiche e poi il nulla.

La ricerca di una fede ideale da seguire e le numerose speranze romantiche insite nel metodo cattolico lasciarono il posto alla vita; non quella con la “v” maiuscola, ma alla vita di tutti i giorni… Pur sempre sacra, nulla da dire, ma ormai fotocopia sbiadita di quei propositi rivoluzionari covati per anni negli scantinati della nostra sede scout – giù in parrocchia, ricordi? – tra riunioni notturne che rasentavano la massoneria e le responsabilità che già facevano capolino chiedendo un lauto tributo in ideali spezzati.

Oggi ci si rivede di sfuggita e la divisa scout che porti addosso con ostinata fedeltà, stona con il mio naufragio esistenziale ricco di esperienze ma disordinato. Un abbraccio fraterno, un dialogo quasi d’ufficio che non tocca i punti dolenti della libera congettura e un’amicizia inossidabile tenuta a galla dai ricordi. Soprattutto ricordi! Ti commuovi ancora, mi dice tua moglie, quando si ritorna su vecchi argomenti lasciati in sospeso e quando riemergono le scene arcaiche di campi estivi assolati e spensierati. A pensarci bene: non sei mai uscito da quel guscio cattolico da cui prendemmo le distanze, noi altri sprovveduti, tanti anni fa… Il vello caldo dell’idealismo e il senso d’appartenenza sono richiami troppo forti e la fede che li alimenta è divenuta sclerotica diffidenza nei confronti del diverso: mi dicono che sei favorevole alla castrazione chimica dei pedofili e fai battute ironiche su quelli che frequentano il circolo di Rifondazione Comunista. “Lontani da Cristo, lontani da tutto…!” – il tuo motto.

Il padre di famiglia, moralista ed enciclico, ha preso il sopravvento, dunque, sull’idealista spensierato tutto “chitarra e volontariato”. Ti capisco, forse… E’ un mondo bastardo, questo, pieno di pericoli e di marciume relativistico camuffato da pubblicità e telefonini nelle mani di preadolescenti senza senso. Ci vuole metodo, amico mio… Volevi lasciare il mondo migliore di come l’avevi trovato, ma alla fine hai capito che è già un’impresa cercare di migliorare sé stessi e mettere su famiglia senza inciampare negli equivoci drammatici di una società malata e senza fede.

Spesso al club degli scapoli ridiamo di te, ebbri della nostra solitaria libertà autoerotica senza orari e mogli incazzate; conviventi di noi stessi allo stato brado, rabbrividiamo pensando all’ordine che hai scelto di far penetrare nei tessuti, non senza fatica, della tua esistenza inizialmente raminga. Ridiamo di te, è vero, ma t’invidiamo fino all’osso per quella preziosa sacra famiglia a cui t’affidavi nelle preghiere dinanzi al presepe della chiesa e che oggi ci riproponi in scala 1:1 a casa tua.

Se potessi restituire i miei anni sbagliati presso l’ufficio degli errori smarriti, ritornerei sulle strade di sudore e tende, riscaldandomi, la sera, presso i fuochi antichi dell’amicizia.

(tratto da Eravate quattro amici al bar)

Coltivando un’idea

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 settembre 2010 by Michele Nigro

[…] Osservando la campagna lucana all’imbrunire, mentre due gatti miagolano feroci prima di un combattimento, mentre un cane abbaia lontano e la campana del paese suona, scandendo le monotone ore di questo luogo sperduto e ignorato dalla grande storia, mi è venuta in mente un’idea grossolana e primordiale… Utilizzare gli elementi, naturali e umani, già presenti sul territorio della regione Basilicata, per sviluppare una ricerca. Quando dico “elementi” intendo dire odori, colori, suoni, personaggi, sfumature, fatti locali, eventi storici dimenticati, sprazzi fotografici, sussurri, suggestioni, silenzi, case di pietra, legna bagnata, erba, falchi, polli, colombi, tramonti, montagne, stagioni, movimenti di paese, magie, leggende, il significato del tempo, gli strumenti musicali antichi, i tanti esodi di cui si sono perse le tracce, panorami, analogie, trame “fantasy” che s’intrecciano con la realtà… Tutto! Anche solo la luce di un lampione che illumina una siepe potrebbe innescare un flusso narrativo o saggistico… Se ho le idee abbastanza chiare su come procedere nella direzione di una lettura preliminare delle molteplici carte a mia disposizione e della successiva scrittura derivante dal riscontro di tutte quelle analogie che la lettura mi porrà dinanzi, non ho un’altrettanta sicurezza sul versante della condivisione tra questo mondo scritturale e quello potenziale di tipo socio-affettivo: sapersi giostrare tra la carta e “la vita” sarà arduo… Ma non si dice sempre che quando teniamo veramente a una cosa, il tempo alla fine si trova? Forse la soluzione è nella praticità mista alla disciplina: riuscire a essere metodici.

Un altro aspetto che emerge da queste mie poche righe scritte a mano è quello della penna che, scivolando quasi silenziosamente sulla paziente carta, è in grado di far parlare l’anima in modo più efficace dell’elettrica tastiera di un personal computer. E questo già lo sapevo! Chissà se alcune future pagine di questa ricerca ancora in fase embrionale non dovranno per forza di cose essere realizzate proprio utilizzando la vecchia, cara, insostituibile carta imbrattata dall’inchiostro…

Quella della ricerca tolkieniana in terra lucana la vedo ancora come un’idea quasi irrealizzabile: un’impresa per me enorme e che forse mai concretizzerò se non nell’universo della mia fantasia, dove tutto è possibile. Eppure mi è molto caro, ogni volta che ritorno in Lucania e a dire il vero anche quando sono altrove, il pensiero di questo progetto che ancora oscilla nella mia mente tra il narrativo e il saggistico, facendo prevalere quest’ultimo aspetto a causa della natura storico-scientifica della ricerca che mi prefiggo di attuare quanto prima. […]

“L’uomo che non sapeva leggere” sul n.4 di IF

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2010 by Michele Nigro

Come già preannunciato in un altro post, il n.4/2010 di “IF” (Rivista dell’Insolito e del Fantastico), numero caratterizzato da un profondo, e più volte evocato in questi ultimi anni, bisogno di sperimentare una divertente, necessaria e stimolante contaminazione fra i generi, ospita il mio racconto “L’uomo che non sapeva leggere”. Ora che ho ricevuto una copia della rivista posso finalmente apprezzare la consistenza contenutistica di una pubblicazione giovane dal punto di vista editoriale, è vero, ma confortata dalla presenza di firme “esperte” e tutt’altro che esordienti. Ampia e soddisfacente la sezione saggistica, che costituisce il vero pilastro della rivista come era nelle intenzioni del suo creatore e direttore, il prof. Carlo Bordoni.

Dall’editoriale: […] Eppure non dovremmo di­menticare che il fantastico è il grande oceano comune da cui tutti i generi si alimentano. Ben venga allora la contaminatio a ridare vigore, perché di una cosa siamo certi: la nuova letteratura del terzo millennio sarà fantastica e passerà attra­verso i generi letterari. Questo quarto numero di IF vuole dare l’esempio, indicare una strada, nella consapevolezza che la narrativa “non mimetica” sia il più grande patri­monio dell’uomo, perché fondata sulla sua straor­dinaria facoltà di immaginare. L’Insolito e il Fantastico, da cui prende il titolo la nostra rivista, è proprio il terreno ideale su cui sperimentare insoliti innesti per una letteratura non realista senza più distinzioni. Forse questa riunificazione, questo ritorno in famiglia, farebbe piacere a Benedetto Croce, al quale la complicata faccenda dei generi letterari e della loro suddivisione non andava proprio giù. […]

E’ uscita l’antologia “La vita in prosa”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2010 by Michele Nigro

Confortata dalla soddisfacente Prefazione di Ivano Mugnaini (direttore della collana di narrativa di puntoacapo Editrice), è finalmente da oggi ordinabile l’antologia “LA VITA IN PROSA” contenente i 3 racconti vincitori di Cristina Annino, Michele Nigro ed Emma Pretti.

Per ordini: puntoacapo Editrice

Commento a “L’uomo che non sapeva leggere”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2010 by Michele Nigro

“Farsi leggere!” Questo è uno dei primi consigli che generalmente viene dato a chiunque intenda intraprendere la dura e difficile strada della scrittura (non importa se creativa o non). Avere il coraggio di migliorarsi partendo dal giudizio (prezioso) del lettore, indipendentemente dalla “competenza” di quest’ultimo; essere in grado di integrare i giudizi positivi (capaci di suscitare solo un entusiasmo effimero e poco incisivo) con quelli apparentemente negativi ma in realtà costruttivi e duraturi; saper vivere i tempi della decantazione scritturale, seguita da un necessario labor limae con cui “togliere pezzi”; conquistare quella giusta consapevolezza che dovrebbe permettere all’aspirante scrittore di “contare fino a dieci” prima di cedere alla febbre adolescenziale della facile e rapida pubblicazione… Rileggersi di più, pubblicare di meno: per smorzare la vivacità allucinogena del presenzialismo cartaceo e per aumentare “scientificamente” la qualità di ciò che definiamo passione. In un paese come l’Italia in cui si stampano “tante cose”, si legge relativamente poco e l’editoria è di fatto in crisi, forse l’unica strada da perseguire è quella della qualità: cominciando da se stessi!

Ricevo e, per i motivi sopra esposti, volentieri pubblico il prezioso commento di Marco Papasidero, responsabile dell’iniziativa editoriale “Tempo vissuto – Racconti nel cassetto”.

<<Il racconto “L’uomo che non sapeva leggere” si presenta ben curato, piacevolmente caratterizzato da accostamenti linguistici tutto sommato originali e delicati. Il narrato è limpido e fluido, privo di sbavature, non contaminato da eccessive elucubrazioni retoriche. La trama non spicca per grande originalità. L’immagine dell’uomo che “non sa leggere” risulta un po’ stucchevole, così come il finale, non particolarmente d’impatto. Lo stile ricercato, che si arricchisce spesso di termini meno usuali, e per questo più “forti”, meriterebbe senz’altro un percorso di contenuto più originale. Avrebbe dato più spessore e profondità al racconto, e quindi al suo protagonista, una maggiore resa della sua psicologia, comunicata al lettore da pensieri, comportamenti, gesti. Infatti, nonostante in più punti si palesano abitudini e usi dell’uomo, questi ultimi tendono sempre a dare un’immagine, seppur linguisticamente incisiva, tutto sommato superficiale. Risulta altresì evidente che l’autore abbia cercato questa astrattezza delle immagini, volontà, credo, già resa manifesta dall’“uomo” volontariamente privo di nome, non identificato. Un uomo trasparente, quindi, privo di aspetto e realtà, fatto di gesti, elementi sui quali l’autore sembra aver voluto insistere particolarmente. Alla luce di tutti questi dati, il racconto è senz’altro un lavoro più che buono, particolarmente godibile per il linguaggio a tratti ricercato, e per la sintassi non solita. La trama invece non è propriamente avvincente, così come il titolo, che già svela il nocciolo del racconto, sottraendo al lettore il gusto di esplorare da sé, rigo dopo rigo, la vita e la strana abitudine del protagonista.>>

Responsabile Racconti nel Cassetto

Marco Papasidero

giornalista

www.tempovissuto.it

“L’ultimo tramonto” su Ellin Selae n.96

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 maggio 2010 by Michele Nigro

Come preannunciato in un vecchio articolo di questo blog, sta uscendo in questi giorni il n.96 del bimestrale letterario “Ellin Selae” contenente il mio racconto “L’ultimo tramonto”. Di seguito riporto con piacere (“prelevandolo” dalla rubrica “Il Vaso di Pandora”) il giudizio espresso dai Lettori della Redazione di “Ellin Selae” nella scheda critica relativa ai racconti pubblicati sul numero:

Perché SI

Le ragioni per cui abbiamo pubblicato i racconti di questo numero.

A cura della Redazione.

QUANDO IL TENTATIVO DI ESSERE SÉ STESSI SARÀ DAVVERO PERSEGUITO PER LEGGE.

“L’ultimo tramonto” un racconto di Michele Nigro.

Il racconto appartiene al genere che, partendo dalle premesse attuali, descrive una probabile società del futuro; un genere molto praticato tanto dalla lette­ratura, quanto dal teatro e dal cinema. La società del futuro che viene concepita in questo filone narrativo, essendo una amplificazione delle tendenze in atto, è quasi sempre inevitabilmente piatta, repressiva e massificata…

Come i nostri lettori abituali sanno, non amiamo troppo i cliché letterari e in ge­nere scartiamo le opere che ne fanno uso, tuttavia in questo caso ci sono davvero degli spunti originali e piacevoli alla lettura, come per esempio l’immagine degli ‘amici decorticati’, che è veramente una metafora dell’attualità, giacché anche senza la donazione vo­lontaria del tessuto cerebrale in cambio di borse firmate, immaginato da Michele Nigro nel racconto, molti giovani con­temporanei sono a tutti gli effetti “decor­ticati” dall’omologazione mediatica e dalle chimere delle mode consumistiche. Fortunatamente questo racconto non termina come ci si aspetterebbe (o me­glio; come la nostra immaginazione omologata, appunto, — in questo caso da Hollywood — prevede), ed è proprio questo rompere uno schema retorico che lo rende interessante, anche se lascia il lettore sospeso e, probabil­mente, insoddisfatto.

Dunque niente rivoluzione, niente salva­taggio in extremis, nessun concepimento di neo super-eroi che salveranno il mon­do… Nigro contraddice le leggi della favola, e nell’immaginare un perso­naggio che va controcorrente scrive un racconto che va controcorrente.

Non è questa una incoraggiante devia­zione alle regole precostituite?

E non è questa, ovvero la ricerca di una logica diversa, la vera morale del rac­conto?

Pertanto spiazzare il lettore è dopotutto un sistema per scuoterlo, e dato che il grosso problema del mondo in cui vi­viamo è proprio quello di risvegliare le coscienze dalla letargia dell’eterno pre­sente mediatico, Nigro forse ha scelto l’unico modo possibile per farlo: rinun­ciare allo zuccherino del lieto fine, del messaggio edificante, del lumicino della speranza che rischiara una tenebra osti­nata… E poi non è detto che il racconto finisca qui, anzi, probabilmente avrà un seguito comunque positivo… dove? Perbacco, ma nell’unico posto possibile: laddove la pagina finisce e inizia l’immaginazione dei lettori.”

Per conoscere e per acquistare “Ellin Selae”:   http://www.ellinselae.org

4° numero di “IF” dedicato al Giallo & Noir

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2010 by Michele Nigro

Sarò piacevolmente presente, con il mio racconto intitolato “L’uomo che non sapeva leggere”, nel n°4 del trimestrale “IF” (Rivista dell’Insolito e del Fantastico) diretta da Carlo Bordoni, nome storico della fantascienza italiana ed esperto, in particolar modo, di “fantascienza sociologica”…

Segue il comunicato ufficiale.

Il quarto numero di IF è all’insegna della contaminazione. La contaminazione dei generi letterari, ovviamente. A differenza della biologia e della medicina, la contaminazione in campo letterario è l’unica a non essere nociva e a produrre effetti benefici. Sulla creatività, soprattutto. Non dobbiamo dimenticare che il fantastico è il grande oceano comune da cui tutte le storie si alimentano. Ben venga allora la contaminatio a ridare vigore, perché di una cosa siamo certi: la nuova letteratura del terzo millennio passerà attraverso i generi letterari. Il quarto numero di IF vuole dare l’esempio, indicare una strada, nella consapevolezza che la narrativa “non-mimetica” sia il più grande patrimonio dell’uomo, perché fondata sulla sua straordinaria facoltà di immaginare. L’Insolito e il Fantastico, da cui prende il titolo la nostra rivista, è proprio il terreno ideale in cui sperimentare insoliti innesti per una letteratura non realista senza più distinzioni. In questo numero, disponibile dal prossimo giugno, saggi di Claudio Asciuti, Roberto Barbolini, Graziano Braschi, Sergio Calamandrei, Walter Catalano, Antonio Daniele, Gianfranco de Turris, Annamaria Fassio, Riccardo Gramantieri, Giuseppe Panella, Gianfilippo Pizzo, Elena Romanello, Roberto Santini e Carlo Bordoni. E poi racconti di Andrea Coco, Susanna Daniele, Giuseppe Magnarapa, Michele Nigro, oltre a rassegne, recensioni e a un’intervista con Maurizio De Giovanni. La copertina originale è di Dennis Calero (X-Men Noir).

La rivista è distribuita principalmente in abbonamento postale. Una copia € 8. Per sottoscrivere l’abbonamento a quattro numeri (€ 30) rivolgersi a: rivistaif@yahoo.it.

I “Passi” della “puntoacapo Editrice”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , on 23 aprile 2010 by Michele Nigro

Come preannunciato nel primo articolo di questo blog, la “Puntoacapo Editrice” in queste settimane ha dato alle stampe la plaquette (inserita nella Collana “Passi” Narrativa diretta da Ivano Mugnaini) contenente i tre racconti vincitori della Prima Edizione del Concorso Nazionale di Narrativa “La Vita in Prosa”. Si legge sul sito della casa editrice: “… Il Concorso LA VITA IN PROSA, organizzato da Puntocapo Editrice, ha visto la partecipazione di 203 autori, per un totale di 414 lavori inviati. Le partecipazioni sono pervenute da tutte le regioni italiane, da alcuni paesi europei, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Lussemburgo e Malta, ed anche dall’America, Stati Uniti e Canada, e dall’Australia. La Giuria del Concorso, composta da Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di Puntocapo Editrice), Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio), Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali), Daniela Raimondi (poeta e scrittrice), Alessandro Polcri (poeta e scrittore, Professore alla Fordham University di New York), Viola Amarelli (poeta e critico), e da Ivano Mugnaini (scrittore, direttore della collana di narrativa di Puntocapo Editrice) che ha svolto nell’ambito del Concorso anche il ruolo di segretario, ha valutato i testi inviati, rilevando una grande varietà di stili, generi e temi, a testimonianza di percorsi personali variegati ed interessanti…”

AUTORI VINCITORI a pari merito:

Cristina Annino, con il racconto

“Il vecchio va sano e va lontano”

Michele Nigro, con

“L’uomo che non sapeva leggere”

Emma Pretti, con

“Randagi”


Per conoscere la “Puntoacapo Editrice” e i suoi libri,

per ordinare la plaquette “La Vita in Prosa”:

http://www.puntoacapo-editrice.com

Amata scrittura

Posted in nigrologia with tags , , , , , on 12 aprile 2010 by Michele Nigro

Amata scrittura

Laboratorio di analisi, letture, proposte, conversazioni

di

Maraini Dacia

Un libro che è una testimonianza d’amore per la lettura e lo scrivere da parte di una grande autrice. In questo libro nato dalla trasmissione televisiva “Io scrivo, tu scrivi”, la Maraini ci conduce con leggerezza lungo i percorsi della scrittura. Ma non solo: oltre a analizzare i segreti dello scrivere, fa parlare autori come Isabel Allende, Andrea Camilleri, Maria Corti, Rosetta Loy, Mario Luzi, Elisabetta Rasy, Claudio Magris, chiamati a discutere sulla propria e altrui scrittura.

http://www.ibs.it/code/9788817128223/maraini-dacia/amata-scrittura-laboratorio.html

La vita in prosa

Posted in nigrologia with tags , , , , , on 11 aprile 2010 by Michele Nigro

La vita in Prosa

– concorso nazionale di narrativa –

prima edizione 2009

VINCITORI, FINALISTI E SEGNALATI DEL CONCORSO

Il Concorso LA VITA IN PROSA, organizzato da Puntoacapo Editrice, ha visto la partecipazione di 203 autori, per un totale di 414 lavori inviati. Le partecipazioni sono pervenute da tutte le regioni italiane, da alcuni paesi europei, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Lussemburgo e Malta, ed anche dall’America, Stati Uniti e Canada, e dall’Australia.

La Giuria del Concorso, composta da Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di Puntoacapo Editrice), Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio), Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali), Daniela Raimondi (poeta e scrittrice), Alessandro Polcri (poeta e scrittore, Professore alla Fordham University di New York), Viola Amarelli (poeta e critico), e da Ivano Mugnaini (scrittore, direttore della collana di narrativa di Puntoacapo Editrice) che ha svolto nell’ambito del Concorso anche il ruolo di segretario, ha valutato i testi inviati, rilevando una grande varietà di stili, generi e temi, a testimonianza di percorsi personali variegati ed interessanti.

La giuria, che ha valutato i racconti in forma anonima, ha effettuato una prima selezione, in seguito a cui sono emersi i lavori dei seguenti autori:

Alaimo Franca, Annino Cristina, Are Caverni Lidia, Argentino Lucianna, Barni Paola, Bonvicini Oreste, Cannetti Barbara, Castellani Silvia, Ciammaruconi Maria Teresa, Concu Massimo, D’Adamo Barbara, D’Altilia Grazia, De Lorenzo Christian, De Polzer Lida, De Vos Arnold, Donno Massimo, Fattori Narda, Frisa Lucetta, Galetto Federica, Ghirigato Italo, Macchia Annalisa, Magnolfi Bruno, Micalone Andrea, Missaggia Maria Giovanna, Molon Katia, Morpurgo Roberto, Murru Virginia, Nava Giuseppe, Nigro Michele, Perrone Aldo, Pretti Emma, Pignotti Sandro, Quintavalla Maria Pia, Righetti Marco, Righi Donatella, Salvi Lina, Savino Mauro, Spagnuolo Antonio, Tempesta Rossella, Vecchio Chiara, Vetromile Giuseppe, Vettorello Rodolfo, Zani Gabriele, Zimotti Maria.

Un’ulteriore cernita ha evidenziato i testi dei seguenti autori, a cui è stata attribuita la qualifica di Segnalati:

Franca Alaimo – Cristina Annino – Lucianna Argentino – Grazia D’Altilia – Christian De Lorenzo – Lida De Polzer – Arnold De Vos – Massimo Donno – Lucetta Frisa – Federica Galetto – Italo Ghirigato – Annalisa Macchia – Maria Giovanna Missaggia – Roberto Morpurgo – Michele Nigro – Emma Pretti – Maria Pia Quintavalla – Marco Righetti – Antonio Spagnuolo – Rossella Tempesta – Chiara Vecchio – Giuseppe Vetromile.

Dalla valutazione finale dei testi segnalati, è emersa la seguente classifica:

AUTORI VINCITORI a pari merito:

Cristina Annino, con il racconto “Il vecchio va sano e va lontano”

Michele Nigro, con “L’uomo che non sapeva leggere”

Emma Pretti, con “Randagi”.

AUTORI FINALISTI a pari merito:

Christian De Lorenzo, con il racconto “Frammenti dalla Fine”

Arnold De Vos, con “La vita in prosa”

Lucetta Frisa con “L’incantatrice di oche”

Federica Galetto con “La torta di Madame Claudine Gallet”

Italo Ghirigato con “Un viaggio in parallelo”

Annalisa Macchia con “Posta d’amore”

Maria Giovanna Missaggia con “Il potere della scienza”

Marco Righetti con “Dodici sono le porte, Iqbal”

I racconti degli autori vincitori verranno pubblicati in una plaquette edita da Puntoacapo Editrice ed inserita nella Collana Passi narrativa.

Come da Bando di concorso, Puntoacapo Editrice si riserva inoltre di pubblicare, con regolare contratto di edizione, alcune opere di particolare interesse e rilevanza.

FONTE: http://www.puntoacapo-editrice.com/index.htm

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