Archivio per racconti

Nostra Signora degli Alieni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 ottobre 2017 by Michele Nigro

È in uscita l’antologia Nostra Signora degli Alieni contenente, tra gli altri, un mio vecchio racconto – “The Padre P.I.O. Show” – scritto durante il periodo in cui leggevo e a volte tentavo di scrivere fantascienza (o, come in questo caso, fantareligione da me ribattezzata all’epoca “rel-fi” ovvero religion fiction) e che sottotitolai ironicamente “un caso di malasantità”. Oggi non mi appartiene più questo tipo di sperimentalismo scritturale legato al genere fantascientifico, perché nel frattempo sono mutate le passioni letterarie, le ricerche e gli esperimenti che ne conseguono, ma è sempre divertente assistere a questi rigurgiti editoriali “postumi”.

La presentazione dell’antologia curata da Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo è ufficialmente confermata per DOMENICA 12 NOVEMBRE alle ore 13 alla sala Blu del Pisa Book Festival.

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“Nostra Signora degli Alieni”

Racconti di fantareligione

a cura di

Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo

 

Santi e santità, libri sacri e profani,

miracoli ultraterreni e misteri della fede.

A opera di alcuni fra i più noti autori italiani di fantascienza.

 

Il Paradiso, l’Inferno e altre ipotesi sull’Aldilà. La Chiesa come Potere Temporale che estende il suo dominio oltre la Terra e oltre il Tempo, ma anche la Chiesa come Potere Spirituale che colonizza altri pianeti affrontando nuovi problemi esistenziali. Nuove scoperte scientifiche che mettono in crisi la Fede.

Questo e altro in una antologia che coniuga fantasia, teologia, religione, riflessioni sul futuro, senza tuttavia dimenticare la giusta dose di azione e avventura.

Testi di Donato Altomare, Vincenzo Bosica, Denise Bresci, Andrea Carlo Cappi, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Vittorio Catani, Francesco Grasso, Roberto Guarnieri, Lukha B. Kremo, Alessandro Morbidelli, Michele Nigro, Pierfrancesco Prosperi, Franco Ricciardiello, Michele Tetro.

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“Cut-up” in cerca di racconti horror

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 agosto 2017 by Michele Nigro

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Bando per racconti inediti di genere horror

Possono partecipare al bando racconti di genere horror inediti (quindi mai pubblicati né in forma cartacea né in formato digitale), in lingua italiana, di lunghezza massima di venti cartelle (40000 battute, spazi compresi).

Il tema proposto per l’edizione 2017 del festival INTERIORA è quello del vaticinio, inteso come “rituale ancestrale praticato in tutto il mondo ed in tutte le epoche in molteplici forme  che nasce in relazione al bisogno atavico di conoscenza di fronte a un futuro ignoto in un presente inquieto” (vedi regolamento generale del festival, http://interiorahorror.wordpress.com/partecipa)

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Nelle ferite del tempo. Poesia e racconti per l’Italia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 21 gennaio 2017 by Michele Nigro

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I poeti Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio danno alle stampe un’opera antologica con poesie e racconti a scopo benefico: “Nelle ferite del tempo”

 

Comunicato Stampa

 

Un libro può essere breve ma profondo, come il vento che insegue la sua foglia, come la luna che illumina la notte con la sua luce argentea.

Emanuele Marcuccio

Esce il 30 Settembre 2016 Nelle ferite del tempo. Poesia e racconti per l’Italia, Antologia di poesia e racconti per la cura editoriale dei poeti Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio, ivi presenti con due liriche. L’opera si apre con una prefazione a cura del poeta Luciano Somma ed è impreziosita da un’opera xilografica del maestro Stephen Alcorn.

Il ricavato vendite andrà in primis per i terremotati del centro Italia. L’acquisto di questo testo, la cui lettura è gradevole, anche per i giovani, potrà permettere alle nuove generazioni di avvicinarsi alla solidarietà in modo attivo e diretto.

Oltre settanta gli Autori partecipanti, tra i quali il sindaco di Venarotta (Ascoli Piceno), uno dei tanti comuni colpiti dal terremoto, e il noto attore, sceneggiatore e scrittore italiano Victor Poletti.

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“Il dio elettronico” di AA. VV. – Collana Universo, Edizioni Scudo

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2016 by Michele Nigro

Presente con un mio vecchio (e ormai “stanco”) cavallo di battaglia – il racconto “Le dita di Dio” – in questa interessante collana antologica di letteratura fantastica a cura delle Edizioni Scudo

“Il dio elettronico” – speciale (Collana Universo) disponibile come eBook formato Kindle su Amazon

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Il dio elettronico di AA. VV.

La maggior parte degli scrittori di fantascienza è di solida formazione scientifica, quindi poco avvezza o amante dei misteri della spiritualità umana. Anzi, tendenzialmente, essi ritengono che tutti i misteri, prima o poi, saranno spiegati dalla scienza stessa e che ogni miracolo è solo la manifestazione di una conoscenza ancora da conquistare. Comunque la si pensi, questa visione del mondo ha generato, negli anni, moltissimi racconti, quasi un sottogenere della fantascienza, che qui è rappresentato da: Cosimo Vitiello, Fabio Calabrese, Marco Maria Sorge, Giuseppe Picciariello, Fabio Lastrucci, Andrea Viscusi, Paolo Durando, Ramón San Miguel, Adriano Muzzi, Diego di Dio, Michele Nigro.

Copertina di Luca Oleastri

UNIVERSO è una collana antologica di letteratura fantastica dal formato agile e dal costo contenuto. Ogni volume della collana è tematico. Disponibile esclusivamente in formato eBook.

NOVITÀ EDIZIONI SCUDO
(http://innovari.wix.com/edizioniscudo)

Vinicio Capossela nel paese dei coppoloni

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 gennaio 2016 by Michele Nigro

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Lo so, ora siete tutti presi dal successo ai botteghini del film di Checco Zalone e vi starete ancora piegando dalle risate per le sarcastiche sferzate che il geniale comico barese ha inflitto alle italiche debolezze, ma desidero tentare ugualmente di buttare giù alcune considerazioni riguardanti una pellicola che certamente non avrà le fortune economiche di Zalone (e come potrebbe in soli due giorni di programmazione nelle sale?) e che merita un altro tipo di analisi e di apprezzamento. E nel farlo contrapporrò alla domanda “Quo vado?” formulata da Checco Zalone, scimmiottando il titolo di un famosissimo kolossal del ’51, un’altra ben più consistente e profonda che Vinicio Capossela porge insistentemente a se stesso e agli spettatori nel corso del suo film intitolato “Vinicio Capossela – Nel paese dei coppoloni” (e ispirato al romanzo – “Il paese dei coppoloni” – scritto dall’artista di origine irpina): <<Chi siete? A chi appartenete? Cosa andate cercando?>>. Una serie di domande che non hanno un tono severo come quelle rivolte dal doganiere ai poveri Benigni e Troisi nel film “Non ci resta che piangere”, ma posseggono la delicatezza di chi semplicemente desidera riscoprire le proprie radici, e l’urgenza “filosofica” di chi vuole dare un senso meno superficiale al proprio esistere. Le risposte a questo trittico di domande saranno di volta in volta diverse per ognuno di noi: per Capossela, cantautore e musicista polistrumentista, una sarà <<vado cercando musiche e musicanti per le terre dei padri…>>, anche se indipendentemente dal tipo di risposta (e di interessi culturali ed esistenziali), si scorgerà una radice comune a motivare la ricerca: il bisogno di raggiungere gli archetipi del nostro esistere. E per farlo occorre ritornare alle origini, incontrare personaggi e visitare luoghi, ascoltare racconti, confrontarsi con simboli primordiali, riscoprire oggetti arcaici dimenticati e seppelliti dalla grande storia; riappropriarsi della tradizione non per rimanerne prigionieri ma per comprendere meglio il proprio cammino, giustificarlo nel tempo presente.

Vinicio Capossela compie questa operazione con stupore fanciullesco, assecondando una certa predisposizione al meraviglioso, immerso in quell’atmosfera onirica appartenente da sempre al “personaggio Capossela” e che già caratterizza le sue opere musicali, ma anche con la consapevolezza di chi sa perfettamente cosa cercare e dove: di tanto in tanto, tra un capitolo e l’altro del film, immerge fogli scritti nell’acqua o li getta nel fuoco, come a voler riconsegnare un significato al significante, come a voler dire che le storie raccolte e raccontate appartengono prima di tutto agli elementi, alla natura, e in secondo luogo alla parola e all’uomo che è di passaggio. Gli archetipi sono eterni: l’uomo li fa propri per il tempo che gli è concesso vivere, per poi restituirli al legittimo proprietario, a madre natura che li conserva ed elargisce a chi sa leggerli.

<<A chi appartenete?>>, perché noi non siamo liberi ma siamo legati – apparteniamo, appunto – a una storia, un territorio, un popolo, una famiglia, una tradizione. Possiamo nascere in Germania, come è capitato a Vinicio Capossela; possiamo allontanarci dall’appartenenza assecondando percorsi controculturali o per altre esigenze pratiche, ma alla fine dobbiamo dare ascolto a quei richiami ancestrali che fanno vibrare la nostra intimità genealogica. La mitologia paesana, tra un aneddoto e un canto antico, è il patrimonio ereditato da chi comincia questo viaggio: un viaggio a ritroso nel tempo “non tanto per conoscere, quanto per ri-conoscere e quindi riconoscersi”; lo stesso Capossela definisce il romanzo da cui è tratto il film come un romanzo picaresco, “un libro di cammino”: lungo la strada il viandante legge i segni abbandonati, arrugginiti, appartenenti a un insegnamento non scritto ma tramandato per altre vie, ausculta gli oggetti che hanno ancora tante storie da raccontare. Anche la descrizione di un matrimonio d’altri tempi o di un piatto da cucinare contiene istruzioni provenienti da epoche lontanissime e sagge. Il messaggio è nelle cose, nelle forme che la natura offre al viandante, nella musica ottenuta con strumenti arcaici… A confortare questa teoria c’è un punto nel film in cui Capossela afferma che il sacro ha abbandonato i luoghi deputati alla sacralità, ovvero le chiese: da lì se l’è svignata; il sacro si è trasferito in luoghi e oggetti prosaici, perché come dice lo stesso Capossela l’obiettivo (del libro e del film) è quello di far prevalere la verità dell’immaginazione sulla menzogna della realtà. Solo chi usa la propria immaginazione può cogliere la bellezza e il sacro lì dove gli altri non andrebbero mai a cercarli. E infatti grida Capossela in una scena del film, mentre cavalca una trebbiatrice volante: “Al Padreterno le cose inutili gli sono sempre venute bene!”

“La casa del Grande Fratello” su Storie Bizzarre 2.3

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 novembre 2015 by Michele Nigro

Un mio vecchio racconto – “La casa del Grande Fratello” – sul n. 2.3 di “Storie Bizzarre”, Speciale Halloween…

Per sfogliare, scaricare, leggere SB… cliccate qui!

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A prophecy

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 giugno 2015 by Michele Nigro

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Diverranno leggenda

al calare dell’impero energetico

i dispacci radiofonici sugli esodi volontari

e i rientri in fila dai non luoghi.

Barzellette intorno al fuoco

racconteranno estinti stili di vita,

scene di panico tramandate come classici

per rallegrare le notti dell’uomo nuovo.

Le parole e le cose

Letteratura e realtà

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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