Archivio per Raffaele Rago

“il Postiglione”: periodico di attualità e di studi storici

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2013 by Michele Nigro

Sul n. 25/26 (giugno 2013, anni XXIV-XXV) de “il Postiglione”, periodico annuale di attualità e di studi storici diretto da Generoso Conforti, è stato pubblicato il mio articolo intitolato “L’altra storia di Raffaele Rago”, grazie al quale ho avuto la possibilità di ricordare nuovamente una persona importante e appassionata come Raffaele e di conoscere un periodico ricco di informazioni storiche, che opera sul territorio da moltissimi anni raccogliendo preziose notizie e pubblicando opere saggistiche di notevole spessore.

Per contattare la redazione de “il Postiglione”: arcipostiglione@libero.it 

copertina Il Postiglione

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L’altra storia di Raffaele Rago

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 luglio 2013 by Michele Nigro

tmpiXvh9e001Raffaele Rago è stato un appassionato revisionista storico filo-borbonico fino a un attimo prima di essere prematuramente additato dalla grande mietitrice che passa e falcia senza considerare i nostri progetti, i nostri interessi culturali, i sentimenti vissuti e l’esperienza accumulata durante l’esistenza. A testimonianza di questa costante ricerca storica e umana, che solo la morte poteva interrompere e non certamente la mancanza di fervore o di argomenti, vi è l’ultima pubblicazione di Raffaele intitolata “Dal regno dei fiori al regno della miseria” e realizzata con l’amico Francesco Innella (edita da ilmiolibro.it e curata da Pasquale Giuliani). Anche dal letto d’ospedale, raccontano parenti e amici, Raffaele Rago ha fornito fino all’ultimo indicazioni su come migliorare un’opera che in cuor suo forse rappresentava una sorta di testamento o di invito a proseguire un discorso inesauribile su un periodo storico sovrastato da ombre e omissioni.

Le reali condizioni di vita nel tanto vituperato Regno delle Due Sicilie; le motivazioni più affaristiche che patriottiche alla base della cosiddetta “unità d’Italia” (unità che oggi, paradossalmente, viene messa in discussione da una formazione politica pseudo-federalista nata nella stessa area geografica in cui durante il Risorgimento prese vita l’idea impellente di unificare la penisola italica!); la figura sopravvalutata ed eroicizzata di Garibaldi; le bugie inventate sul fenomeno del “brigantaggio” catalogato frettolosamente come evento delinquenziale e terroristico, e mai interpretato dagli storici di stato come un legittimo (e partigiano) tentativo di ripristinare una condizione politica antecedente all’unificazione (non a caso nella suddetta pubblicazione di Rago e Innella viene evidenziata la figura del “brigante-politico” Giuseppe Tardio, nato a Piaggine); i campi di concentramento ideati dai Piemontesi in cui furono internati migliaia di meridionali; l’emigrazione post-unitaria quale sintomo della debolezza economica di una nazione acerba: questi e tanti altri argomenti rappresentavano (dati alla mano!) le “munizioni” culturali utilizzate da Raffaele Rago nel corso delle sue pacifiche battaglie revisionistiche.

Raffaele aveva insegnato nelle scuole: senza mai mettersi in cattedra, anzi scendendo da questa proprio per dialogare più comodamente e in maniera diretta con i propri studenti, cercava (uno su mille!) di insegnare quella che egli amava definire “l’altra storia”, andando al di là dei programmi ufficiali e dei testi consigliati dal ministero e scritti dai vincitori. Scrive Rago nella pubblicazione sopra citata: <<… Di certo i Piemontesi mai e poi mai diranno di aver arrecato danni e causato la nostra miseria, basta leggere un qualsiasi libro di storia in uso nelle nostre scuole… […] Quando parlavo nelle mie classi del brigantaggio, i ragazzi mi guardavano con stupore (e non solo loro!): mai avevano sentito favellare sui Borbone e sui briganti…>>

Raffaele Rago era un ricercatore meticoloso ma al momento giusto sapeva essere anche un “revisionista di pancia”, un infuocato difensore, perché è difficile rimanere freddi e scientifici quando a essere infangata non è la storia di un posto qualsiasi del mondo, bensì la storia e la dignità della terra su cui hanno vissuto e sperato i tuoi genitori e i tuoi avi, e che è fonte d’ispirazione poetica oltre che storiografica. Scrive Rago in un articolo pubblicato sulla rivista elettronica Eleaml e intitolato “La calunnia è come un venticello”: <<… Quando gli studiosi di regime si scagliano in modo selvaggio contro i Borbone, non posso che prendere la penna e cercare di difendere il mio Sud, le mie tradizioni e la mia Storia, quella che mi è stata insegnata, fin dalla tenera età, quando nonno Antonino, vicino al focone, mi parlava dei briganti, che si riunivano sul monte Polveracchio, dei Borbone, che amavano le nostre zone e che cercavano di rendere la vita nel loro regno il più vivibile possibile…>>

526827_10200210705303162_1349112562_nLa ricerca storica di Raffaele Rago non era dettata solo da motivazioni nostalgiche ma soprattutto da solide ragioni economiche e politiche. La dignità di un popolo conquistato e annesso (annessione che, imitata dall’Anschluss nazista del 1938 ai danni dell’Austria, ebbe a compimento dell’opera una becera farsa referendaria pilotata al fine di evitare la probabile deriva consultiva!) non viene minata dal fatto di imporre una nuova bandiera o un nuovo inno, ma dalla pessima qualità economica nazionale che si determina all’indomani della conquista e che inesorabilmente ricade sull’esistenza della parte debole di una popolazione. Scrive ancora Rago nel succitato articolo: <<… Dopo la parentesi predatoria napoleonica, con i Borbone si iniziò a schiudere non solo un periodo di pace, ma anche di prosperità. Si potenziò la rete stradale, infatti dalle 1505 miglia (1828) si passò alle 4587 (1855); si incrementò la marina a vapore che, dopo quella inglese, era la seconda nel Mediterraneo; si creò la prima ferrovia d’Europa; si diede la possibilità di sviluppare le fabbriche del Meridione: quella dei damaschi a Catanzaro; di S. Leucio; delle officine di Mongiana, che venivano collegate allo Ionio con una ferrovia che, tranne il tracciato, non è più visibile. Non sono da dimenticare le fabbriche di armi di Serra S. Bruno, le filande di Bagnara e tanti altri opifici sparsi in tutto il Sud e tutti funzionanti. Chi perpetrò lo scempio e la completa distruzione di tutto questo? Chi costrinse a chiudere i vari stabilimenti? Chi stroncò l’interessante esperimento produttivo di S. Leucio? Chi eliminò gli alti forni di Mongiana? Chi eliminò i binari della prima ferrovia industriale calabrese? Chi rubò i 500 milioni di ducati (più di quattromila miliardi di oggi) dalle casse Borboniche per portarli (allegramente) verso il Piemonte per pagare i debiti di guerra dei Savoiardi? Non si può nascondere che il Sud, il nostro Sud, fu trattato solamente come terra di conquista, cioè una colonia da sfruttare. I Savoia, con l’avallo di deputati meridionali approfittatori e corrotti, imposero tasse assurde; fusero, solamente per il loro utile, i due debiti pubblici, quello del Sud (500 milioni di lire su 9 milioni di abitanti) e quello del Regno sabaudo (1 miliardo di lire su quattro milioni di abitanti)…>>

Domande che nel corso degli anni hanno trovato risposte serene e non più condizionate da anacronistiche posizioni politiche o da “questioni di principio” affievolite dal tempo: forse l’appiattimento ideologico a cui stiamo assistendo e il menefreghismo culturale imperante, per assurdo che possa sembrare, stanno rendendo possibile un’operazione di ricerca della verità storica fino a qualche decennio fa impensabile. Nonostante la solita commozione istituzionale del presidente della repubblica di turno in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario dell’unità d’Italia, nonostante la passione revisionistica dei neoborbonici, la verità nuda e cruda riesce ad emergere proprio perché a nessuno o a pochissimi importa qualcosa del Risorgimento! Quando il fisiologico decadimento emotivo dei fatti storici incombe, quando la maggioranza è distratta: quello è il momento giusto per agire, per scavare, per sapere con serenità.

Chissà se Raffaele ha avuto modo di apprezzare la decostruzione degli eroi e dei patrioti risorgimentali operata dal regista Mario Martone nel film “Noi credevamo”, raro esempio di interesse storico-risorgimentale da parte di un cinema italiano stanco e in crisi d’identità; chissà se ha valutato positivamente il giudizio equidistante del regista nei confronti delle barbarie borboniche e piemontesi; se ha condiviso il disincanto dei personaggi causato da un’idea unitaria che si è rivelata fallimentare fin dai primi vagiti; se ha colto il collegamento realizzato da Martone tra quei fatti storici e il nostro presente… Non lo sapremo mai. Anche se, avendolo conosciuto, potremmo immaginare una sua reazione.

Ricercare e rinforzare la verità a volte è più faticoso che seguire romanticamente le favole idealistiche propinate da un sistema che ci governa fin nell’intimo. Raffaele Rago l’aveva capito e coltivava questa sua necessaria “fissazione” non per se stesso, per andare inutilmente controcorrente o perché s’illudesse di essere seguito e ascoltato dalle odierne masse ipnotizzate dai reality show, ma semplicemente per amore dell’oggettività, per onorare la memoria di uomini e donne vissuti 150 anni fa, che non aveva mai conosciuto e che nonostante tutto sentiva vicinissimi: fratelli nella storia più che per consanguineità; un modo per ricordare che le decisioni scellerate del passato lasciano tracce inesorabili anche nel nostro presente. Ed è per questo che leggeva e studiava, scriveva e testimoniava partecipando a incontri e seminari dedicati all’“altra storia”: un’altra storia che fa male conoscere e ricordare, ma che ha una funzione catartica, che fa rinsavire e rende politicamente e mentalmente autonomi.

“La calunnia è come un venticello…” di Raffaele Rago

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 27 novembre 2012 by Michele Nigro

Ripropongo un breve stralcio dell’articolo – tratto dalla rivista Eleaml“La calunnia è come un venticello…” di Raffaele Rago scomparso a luglio e ricordato dagli amici il 24 novembre 2012 durante una serata commemorativa presso le scuole “A. Gatto” di Battipaglia. 

La calunnia è come un venticello…

di Raffaele Rago

Quando gli studiosi di regime si scagliano in modo selvaggio contro i Borbone, non posso che prendere la penna e cercare di difendere il mio Sud, le mie tradizioni e la mia Storia, quella che mi è stata insegnata, fin dalla tenera età, quando nonno Antonino, vicino al focone, mi parlava dei briganti, che si riunivano sul monte Polveracchio, dei Borbone, che amavano le nostre zone e che cercavano di rendere la vita nel loro regno il più vivibile possibile.

Ricordo tutto questo con un senso di nostalgia e di tristezza, prima perché non c’è più il caro nonno, secondo perché sono passati tanti anni, terzo perché non si dice sempre la verità su avvenimenti che, finalmente, ai giorni nostri validissimi studiosi dell’”altra storia” stanno portando alla luce.

Aveva ragione il mio avo, quando sosteneva che, per utilità personale, molti non dicono realmente le cose come stanno. Dopo la parentesi predatoria napoleonica, con i Borbone si iniziò a schiudere non solo un periodo di pace, ma anche di prosperità.

Si potenziò la rete stradale, infatti dalle 1505 miglia (1828) si passò alle 4587 (1855); si incrementò la marina a vapore che, dopo quella inglese, era la seconda nel Mediterraneo; si creò la prima ferrovia d’Europa; si diede la possibilità di sviluppare le fabbriche del Meridione (1): quella dei damaschi a Catanzaro; di S. Leucio; delle officine di Mogiana, che venivano collegate allo Ionio con una ferrovia, che tranne il tracciato, non è più visibile.

Non sono da dimenticare le fabbriche di armi di Serra S. Bruno, le filande di Bagnara e tanti altri opifici sparsi in tutto il Sud e tutti funzionanti.

Chi perpetrò lo scempio e la completa distruzione di tutto questo?

Chi costrinse a chiudere i vari stabilimenti?

Chi stroncò l’interessante esperimento produttivo di S. Leucio?

Chi eliminò gli alti forni di Mogiana?

Chi eliminò i binari della prima ferrovia industriale calabrese?

Chi rubò i 500 milioni di ducati (più di quattromila miliardi di oggi) dalle casse Borboniche per portarli (allegramente) verso il Piemonte per pagare i debiti di guerra dei Savoiardi?

Non si può nascondere che il Sud, il nostro Sud, fu trattato solamente come terra di conquista, cioè una colonia da sfruttare. I Savoia, con l’avallo di deputati meridionali approfittatori e corrotti, imposero tasse assurde; fusero, solamente per il loro utile, i due debiti pubblici, quello del Sud (500 milioni di lire su 9 milioni di abitanti) e quello del Regno sabaudo (1 miliardo di lire su quattro milioni di abitanti).

Tra tutti quelli citati, il fatto più grave (dovrebbero tenerlo presente gli storici di regime) fu che per appropriarsi di tutto i Savoiardi diedero licenza di uccidere a Garibaldi e Bixio i partigiani di allora, dopo averli immelmati col nome di briganti.

E’ da tenere presente che il fenomeno del brigantaggio era ignoto sotto i Borbone (2) .

Non soddisfatti di aver dissanguato il Sud, i Savoiardi, unitamente agli inglesi Gladstone e Palmerston, ai “gentiluomini liberali lecca lecca” impiantarono una campagna diffamatoria, altrimenti non avrebbero potuto giustificare l’aggressione, perché fu pura aggressione, checché ne dicono gli storici di regime.

Ora la verità storica sta venendo fuori, perché non si ha più l’obbligo di incensare i Savoia e finalmente si può gridare tutto lo sdegno contro chi continua a parlar male del Sud, dopo averlo assassinato, bruciato e saccheggiato dal 1860 in poi.

E si continuano a chiamare oppressori i Borbone, i quali, nel loro Regno, ospitarono, nel 1852, inviata da Napoleone III, una commissione per studiare da vicino le leggi che già vietavano la tortura giudiziaria, la censura sulla corrispondenza privata e la prigione per debiti (3).

CONTINUA A LEGGERE QUI

Insieme a Raffaele. Una serata con gli amici del prof. Raffaele Rago

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 19 novembre 2012 by Michele Nigro

Link correlati all’evento:

SoloBattipaglia.com

TargatoSa

il blog di Mario Onesti

il blog di Mario Onesti (2)

(foto by www.solobattipaglia.com)

il Battipagliese n.9

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , on 8 agosto 2012 by Michele Nigro

Sul n.9 (Agosto 2012) de “Il Battipagliese”, quindicinale del Comune di Battipaglia a distribuzione gratuita (in uscita online e nelle edicole) condiretto da Alfonso Amato, Pietro Rocco e Luigi Viscido, e precisamente a pag. 2, è stato pubblicato un mio “pezzo” sulla scomparsa del Prof. Rago intitolato “Raffaele Rago, si raccolgano gli scritti”. Invece a pag. 6, nell’articolo “Rago, un cordiale poeta”, il giornalista Oreste Mottola cita più volte il sottoscritto, questo blog e la versione cartacea della rivista letteraria “Nugae” che ospitò anni fa alcuni scritti di Rago.

PER LEGGERE “il Battipagliese” n.9, clicca qui: il_battipagliese_9_2012

Fan Page su Facebook

https://www.facebook.com/ilbattipagliese

E-mail

ilbattipagliese@gmail.com

(Il presente articolo, a firma del sottoscritto, e pubblicato su “Il Battipagliese”, testata giornalistica donata al Comune di Battipaglia da FARINV srl, non è stato, fino a oggi, regolarmente retribuito come da accordo preliminare tra l’Autore e la Condirezione della suddetta testata. Il sottoscritto sa che la richiesta di retribuzione è stata regolarmente protocollata dalla Condirezione presso il Comune – Condirezione che non è assolutamente responsabile della mancata retribuzione degli articoli dei collaboratori – e attribuisce, ovviamente, la mancata retribuzione ai fatti di cronaca giudiziaria che hanno interessato l’ex Sindaco di Battipaglia Giovanni Santomauro e che hanno determinato lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, con conseguente interruzione di tutte le attività, comprese quelle giornalistiche, legate all’Amministrazione interessata: va da sé che anche i pagamenti degli articoli sono passati tragicamente in secondo piano! Il sottoscritto è consapevole del fatto che la mancata retribuzione di alcuni articoli giornalistici, se confrontata con lo “tsunami” di capi d’accusa formulati contro l’Amministrazione Santomauro, e che hanno determinato il successivo insediamento di ben tre commissari prefettizi, è sicuramente poca cosa. Invita tuttavia gli ex lettori de “Il Battipagliese” e i cittadini di Battipaglia a considerare questo singolo e insignificante fatto come l’ennesima occasione – se mai ce ne fosse bisogno – per inquadrare un periodo, i suoi personaggi, la provenienza politica degli stessi, i meccanismi poco chiari che hanno caratterizzato quella Amministrazione e a trarre le conclusioni che l’intelligenza suggerirà loro. Anche in vista di future scelte elettorali che riguarderanno il Comune di Battipaglia. Michele Nigro)

Adolfo Ricci: un battipagliese d’antan

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2012 by Michele Nigro

Questa del 2012 sembra essere un’inesorabile estate di dipartite. A pochi giorni dalla scomparsa del Prof. Raffaele Rago, un altro “vecchio battipagliese” termina la sua parentesi terrena per entrare finalmente, dopo un periodo di sofferenza, in quel pantheon locale e familiare abitato da uomini semplici e laboriosi. Si tratta dell’Insegnante Adolfo Ricci, classe 1927, figlio di Michele Ricci e Clementina Cera: un uomo di scuola, un paziente pedagogo ricordato da diverse generazioni di battipagliesi, un padre di famiglia. Era mio zio e lo conoscevo, è proprio il caso di dire, da una vita: ci sarebbero un milione di cose da ricordare, ma rischierei inevitabilmente di passare dalla cronaca necrologica all’amarcord sentimentalistico. Dai suoi ricordi riguardanti la seconda guerra mondiale al periodo formativo presso il Convitto di Campagna; dal suo grande impegno nel mondo della Scuola alla sua silenziosa passione religiosa per il francescanesimo. Dal suo impegno politico e civile per Battipaglia alla sua tenera fede e alla sua preghiera; dalla sua presenza dotta e discreta al ricordo dei suoi ultimi anni dolorosi e senza luce a causa di una vista traditrice… Ricordi personali e familiari che s’intrecciano con quelli comunitari. È sempre molto difficile tentare di riassumere un’esistenza in poche frasi.

Affido invece alla Grande Rete, come se fosse un elettronico fiume Gange in cui immergere le spoglie di chi lascia questa vita, i suoi brevi “Appunti di storia” pubblicati nel 2006, sul n.9 di “Nugae”.

<<… Ed ecco che alla fine del Settembre 1941, su di un calesse (a quel tempo le automobili erano pochissime perché requisite a causa degli eventi bellici o perché mancava il permesso per circolare) (2), giunsi nel cortile del Convitto “Olindo Guerrieri” di Campagna ove fui subito accolto e accompagnato, con il relativo equipaggiamento, al posto assegnatomi, e aiutato da un paio di baldi giovani che si esprimevano con un linguaggio a me ignoto (3). Ma non tardai molto a conoscere la storia di quei giovani, e degli altri loro amici lì presenti, quasi tutti laureati o universitari: li rividi la sera nel refettorio quando, indossando un camice bianco, cominciarono a servirci la non lauta cena…(4) E così venni a sapere che quei giovani, il più adulto dei quali si chiamava Abramo, erano ebrei ed erano stati “sistemati” in quel collegio con la funzione di inservienti di tavola e non solo, perché addetti anche alle varie incombenze che richiedevano le camerate e gli altri annessi dell’edificio.(5) In seguito capii che quei giovani ebrei si trovavano lì, tra i collegiali di Campagna, per sfuggire alle leggi razziali promulgate dal Fascismo (6) e col pieno assenso e consenso del proprietario del collegio, nonché Podestà (7) di Campagna, il sig. Carlino D’Ambrosio, e di altre autorità politiche ed eminenze religiose del luogo, visto che il convitto era diretto ufficialmente da un ottimo sacerdote – Mons. Alberto Gibboni – facente parte della Curia e parroco della cattedrale…>> (tratto da Campagna e gli ebrei di Monsignor Palatucci. Brevi note di un giovane studente. Nugae n.9)

Addio, Raffaele Rago!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 agosto 2012 by Michele Nigro

(il Prof. Raffaele Rago: secondo da destra)

Ho incontrato l’ultima volta Raffaele Rago per strada alcune settimane fa: cordiale come sempre, scherzoso, disponibile, umano e fraterno. Qualcuno potrebbe dire che le mie sono le classiche parole diplomatiche da utilizzare in pubblico quando viene a mancare una persona conosciuta o un amico. Ma Raffaele Rago era proprio così! Punto.

Lo conobbi anni fa grazie all’attività redazionale della versione cartacea di “Nugae” e dall’alto della sua esperienza giornalistica non lesinò consigli, proposte, critiche, incoraggiamenti… In seguito contribuì personalmente al miglioramento della rivista anche con alcuni suoi scritti (vedi “Nugae” n.8 pag. 7 e 21; n.9 pag. 15 e 37). Era uno studioso appassionato e un combattivo revisionista storico: posso dire senza ombra di dubbio che è stato grazie a lui se ho conosciuto il revisionismo risorgimentale e meridionalista. Raffaele era generoso: tra un caffè al chiosco di Piazza della Repubblica a Battipaglia e una passeggiata in centro, tra una conversazione dotta e un aneddoto divertente, non dimenticava mai di regalarmi una pubblicazione storica interessante, la copia di qualche periodico, degli appunti preziosi riguardanti la storia di Battipaglia o del Meridione, o semplicemente una risata allegra. Raffaele era un tipo giocoso. “Voi italiani…!” mi diceva spesso con piglio brigantesco, per sottolineare in maniera scherzosa ma convinta la sua disappartenenza ad un’Italia postunitaria frutto dell’avventura garibaldina – a suo dire scellerata! – e per riproporre le sue documentate nostalgie borboniche, punti fermi dei suoi numerosi articoli pubblicati su varie riviste e quindicinali. Raffaele era conosciutissimo e benvoluto: passeggiare con lui significava interrompere la conversazione ogni dieci secondi per un saluto a cui rispondere o per una calorosa stretta di mano a qualche amico di vecchia data. Indimenticabili le sue telefonate: quando ci lasciavamo in strada con qualche dubbio dopo una discussione su argomenti storici e culturali, era solito andare a casa, controllare immediatamente una data, l’etimologia di un termine, un fatto storico, e telefonarmi per continuare la conversazione e per confermare la sua meticolosità di studioso. Aveva insegnato, senza mai smettere di farlo!

Raffaele era un poeta; come ci ricorda Angelo Magliano nella sua recensione alla raccolta “Parole in fila” – vol.2 – di Rago (pubblicata sul n.9 di “Nugae” a pag. 37): <<L’autore ha saputo cogliere ed isolare, nella vasta trama delle esperienze comuni, le sensazioni e le impressioni più fuggevoli e quelle che più facilmente sfuggono ai più. Le ha fissate in parole con una sensibilità acuta e fresca. La poesia di Rago, fatta di piccole cose, esalta la visione del particolare rifiutando sia le vaste e complesse architetture sia la ricerca di un tono alto e di un linguaggio indeterminato e stilizzato. La forza della sua poesia sta tutta nell’intensità con cui è vissuto l’attimo contemplativo e non nel processo intellettuale per cui si ordinano e si compongono le intuizioni originarie. A costruire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione che il modo col quale agli altri trasmette l’uno e l’altra.>>

Battipaglia, e oserei dire l’intero Meridione, ha perduto una grande anima. Ci mancheranno il tuo amore per Campagna, la tua passione per il Sud e i suoi “briganti”, la tua ricerca storica, la tua sensibilità poetica e il tuo sapere. La tua simpatia.

Addio Raffaele! E grazie…

<<Dopo l’unità d’Italia e precisamente dal 1876 al 1901, si calcola che in tutto il “regno” ci furono 5.792.546 emigrati, nella sola Calabria 310.363 così suddivisi: Cosenza 166.815; Catanzaro 108.721; Reggio Calabria 34.827 (da Emilio Franzina, “La grande emigrazione” Ed. Marsilio – Venezia 1976). Milioni di “cafoni” parteciparono, in modo attivo, allo sviluppo delle Americhe, dell’Argentina, del Brasile, del Venezuela e dei paesi del Nord Europa (Belgio, Germania, Francia, Svizzera) ed ovviamente dell’Italia Padana. Primeggiano gli U.S.A. Il 90-95% degli italo-americani sono di origine meridionale. Non bisogna dimenticare che dei 5 milioni e più di emigrati, 3 milioni e più erano meridionali. E’ da tener presente che gli emigrati non dimenticarono mai la loro terra, infatti, dopo essersi “sistemati”, inviarono soldi (tanti!) per rendere sempre più belli i loro paesi…>> tratto da “Emigrazione” di Raffaele Rago (Nugae n.8 – n.9 / 2006)

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