Archivio per reading

Presentazione de “La Via Interiore” di Franco Innella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 5 aprile 2013 by Michele Nigro

Come già accennato qui, l’amico Franco Innella ha pubblicato un libro di poesie davvero interessante… E’ giunto il tempo della prima presentazione al pubblico che avverrà a Salerno:

Martedì 9 aprile 2013

ore 17.30

Punto Einaudi – Piazzetta Barracano

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“La Via Interiore”

di

Francesco Innella

Coordina

Elisa Cerrone – giornalista

Intervengono

Pasquale Giuliani

La poesia nella scoperta della vita interiore

Luciana Capo

La poesia ovvero l’espressione simbolica dell’emozione

Maria Rita Liliano

Il viaggio degli Dei

Elio Parisi

La recherche di Francesco Innella tra poesia e filosofia

Scelta e lettura delle poesie

a cura di

Francesco Sicilia

ingresso libero

Annunci

Preghiera laica

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 6 novembre 2011 by Michele Nigro

<<I libri come strumenti di solitudine. E’ vero, esistono i reading, le letture assembleari, i riti religiosi comunitari, gli audiolibri che danno la sensazione di stare in compagnia di un lettore in carne e ossa, ma fondamentalmente la lettura è una pratica solitaria. Quello della solitudine, però, è un falso problema: la lettura, così come la preghiera per chi è credente, è l’unica occasione offerta all’individuo per entrare in comunione con tutte le anime sensibili della storia, viventi e non, inventate o reali. La lettura come una preghiera laica.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 31)

Park Reading

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2011 by Michele Nigro

Da non confondere con il reading park, ovvero la lettura pubblica – appunto nei parchi – da parte di lettori più o meno famosi (attori, scrittori in voga…), il Park Reading è una pratica prevalentemente (ma non necessariamente) solitaria: quando le giornate cominciano ad ‘allungarsi’, le temperature sono più clementi e la primavera ritorna con il suo puntuale carico di promesse e di vitalità, ecco che il lettore incallito abbandona, da solo o in dolce compagnia, le quattro mura domestiche, il comodo divano in pelle, la giacca da camera e le pantofole, per compiere la sua stagionale ‘transumanza culturale’ verso i verdi pascoli della lettura all’aperto. La felicità del ‘lettore esterno’ è fatta di piccole cose: un luogo appartato, fresco o soleggiato (a seconda delle diverse esigenze ‘epidermiche’) e possibilmente silenzioso all’interno del parco pubblico, una panchina decente o un pezzo di prato pulito su cui distendere un plaid, una visuale evocativa da alternare alle pagine lette, uno spray contro la zanzara tigre (ogni anno sempre più sfacciata!)… Ovviamente un buon libro. E perché no: anche un panino e una bibita, se si ha intenzione di restare un bel po’ all’aria aperta e finire finalmente quel testo che trasciniamo da settimane, da una stanza all’altra della nostra abitazione. Il bello del park reading è che compiamo un’attività intellettuale – la lettura e la riflessione che si alterna alla lettura – ma al tempo stesso riabilitiamo il nostro corpo dopo mesi di clausura invernale e lo sollecitiamo con mezzi naturali gratuiti: il sole primaverile che ritorna ad agire sulla pelle in previsione di abbronzature estive; il vento che gira le pagine del libro e passa attraverso i nostri capelli prelevando idee e pensieri… I rumori lontani e vicini (un cane che abbaia, un bambino che urla, il suono di un fiume che scorre, un aereo che passa, il ronzio di un insetto, il canto di un uccello, il calpestio di un gruppo di podisti…) non ci distraggono dalla lettura ma confermano la nostra posizione nello spazio e nella società. Sappiamo che, anche mentre leggiamo e siamo mentalmente lontani dalla realtà, non siamo soli e che la nostra attività intellettuale non è fine a se stessa ma fa parte di un ‘discorso collettivo’ umanizzante, apparentemente non percepibile. La fredda e asettica lettura domiciliare cede il passo alla dinamica vitalità della lettura interattiva e ambientale: le parole lette sulla carta (o sullo schermo del lettore di eBook, se proprio non riusciamo a lasciare la tecnologia a casa) si confondono con gli sprazzi di realtà che riceviamo in diretta dal mondo circostante. Mescoliamo personaggi e persone, scene inventate e immagini del presente. Il messaggio contenuto nel libro ne esce amplificato. Si realizza, così, la vera sapienza.

Il parco pubblico, soprattutto quando è curato dagli amministratori e rispettato dai cittadini, rappresenta un’isola felice incastonata nel tessuto urbano. La ‘nostra’ panchina abituale può divenire un ‘luogo dell’anima’. Mentre il sole tramonta tra i palazzi e la luce naturale diminuisce, riponiamo il nostro libro nella tasca della giacca e progettiamo eventi presenti e futuri. Incamminandoci verso l’uscita del parco, un attimo prima di attraversare il cancello e ritornare nel caos cittadino, ci accorgiamo come per magia di essere diventati un po’ più liberi e addirittura più felici. Forse la qualità della vita è determinata anche da queste piccole, insignificanti, semplicissime cose.

16 maggio 2007: Ferlinghetti e Hirschman a Salerno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2010 by Michele Nigro

“Leggende a piede libero”

cronaca di un incontro pubblico

Parcheggiare in città diventa sempre più difficile e come se non bastasse sono già in ritardo!

Quando finalmente entro, l’auditorium è già pieno come un uovo, ma non importa: lo scopo dell’happening vale certamente qualche piccolo sacrificio e poi i posti a sedere sono per le autorità, gli accademici di una certa età e la gente puntuale.

Riesco, insieme ad altri “avventurieri della parola”, a trovare un posto per terra – come in una sorta di sit-in letterario – in un angolo del palco, quasi sotto il pianoforte del jazzista Gaspare Di Lieto che con le sue improvvisazioni accompagnerà di lì a poco il reading: così sotto, che intravedo la meccanica del piano e vibro anch’io insieme alle corde colpite dai martelletti… Ormai i canoni scenografici della serata sono stati rivoluzionati da uno squilibrato rapporto tra massa umana partecipante e capacità della struttura ospitante; il moderatore, per non deludere nessuno, non può fare nient’altro che dire al microfono: “…se ci stringiamo, c’entriamo tutti… venite avanti che c’è posto anche qui sul palco!” Un “vecchietto” in prima fila, che mi ricorda tanto il cacciatore di pelli Zeb McCaine del telefilm “Alla conquista del west”, palesemente divertito dall’inondazione di carne ascoltatrice, fa con la mano un gesto incitatore come per dire “avanti ragazzi! …avanti!” Non è un “vecchietto” qualsiasi: è Jack Hirschman, uno dei più grandi poeti statunitensi contemporanei. E al suo fianco, apparentemente disinteressato alle dinamiche di sala, “un vegliardo ancor più vegliardo” (anno di nascita 1919) che osserva serafico gli assestamenti del pubblico con in testa uno di quei berretti che usano gli agricoltori del Minnesota: si tratta, niente popò di meno, di Lawrence Ferlinghetti, uno degli ultimi bardi della beat generation, una vera e propria leggenda vivente. (Continua sul pdf: Ferlinghetti e Hirschman a Salerno)

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