Archivio per ricordi

È stato molto bello…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 febbraio 2019 by Michele Nigro

“… È stato molto bello
Finisce la tarda estate
È stato molto bello
Si prolungano le ombre oltre la sera
Non domandarmi dove porta la strada
Seguila e cammina soltanto…” (f.b.)

NIGRICANTE

blog esperienziale di Michele Nigro

11 aprile 2010 – 15 febbraio 2019

Grazie!

Da oggi in poi mi potrete leggere sul nuovo blog “Pomeriggi perduti”!

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Spiriti felini

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 dicembre 2018 by Michele Nigro

Le rivoluzioni giovanili

nascono da insoddisfazioni familiari.

 

Gli animali, invece,

quando mutano i tempi

e gli odori diventano nemici,

semplicemente

vanno via.

(Napoli, 20 gennaio 2003)

… addio Micetta, e grazie per il tuo amore! (26/12/2018)

Mi occupi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 novembre 2018 by Michele Nigro

Ignara del tuo futuro esserci

e del dolore

nel guardare altrove,

mi occupi,

posare gli occhi

sul volto simile

di chi non sei tu,

per salvarmi dall’oblio,

gesti ripetuti

sulla pelle di domani

crudele riverbero del noi,

mi occupi,

all’orizzonte, forse

nuove terre per la semina,

eppure, mi occupi sovrana

con truppe di ricordi

e presidi

di sguardi mai spenti.

(immagine:

Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant

tratta dal film Un homme et une femme

di Claude Lelouch – 1966)

Ciao!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 novembre 2018 by Michele Nigro

L’economia sul saluto

spietata e sincera

si dipana tra le strade d’inverno,

slalom tra volti del passato

guardando altrove

verso nuove speranze

lontano dal nostro vissuto

non mi fermi

non ti fermo

non ci fermiamo a divagare

risparmio energie per spiegare

e avere ragione con ritardo.

Sono il presente

solo il presente

sono il presente – mi ripeto – che

sarà il passato di domani.

 

Fuga di mezzanotte

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 novembre 2018 by Michele Nigro

Adoro arrivare

in città sconosciute

di notte o svegliando albe.

Istanbul a mezzanotte

meravigliandomi per

muezzin insonni da

minareti illuminati

come razzi a Cape Canaveral,

Palermo dal mare

incantato dalle luci di Mondello

dimenticarsi del porto.

Padova alle 5:30, passi solitari

riecheggiano sotto i portici consunti

turbando il sonno a Sant’Antonio.

 

Ma fuggire, allontanarsi da qui

come un ladro non inseguito

se non da se stesso

che interrompe schemi marci,

passeggiate senza senso

la domenica sera.

 

Con l’ausilio delle tenebre

finalmente andare, dimenticare

il ghigno del bigotto

mentre passo accanto

a processioni di provincia

credendomi devoto.

 

Le cose belle di sempre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 settembre 2018 by Michele Nigro

(La dispensa)

E prima di partire

faccio scorta

di immagini e di vento

di stelle sorgenti

di colori e ronzii

nel silenzio dell’angolo,

riempire occhi e mente

con strade deserte

foglie morenti

frutti appesi al tempo

e la voce di lei

che mi raggiunge nell’assenza.

 

Nuvole nere incombono

sulle cose che cambiano

spinte dai primi sospiri

autunnali, non ancora

decisi nel dire addio

a quest’estate maledetta.

 

Fanno bene all’anima

il suono lontano di una campana

i monti definiti dall’ultima luce

il saluto di un amico che studia la psiche

le comuni radici a cui bisogna ritornare

il vecchio e il suo cane

in cerca degli anni perduti

sotterrati chissà dove

come ossa di storie sbiadite

le zolle marroni di terra arata

che presto accoglieranno

sementi di futuro.

 

Osservando una ghianda

nel palmo della mano

rivedo il giovane

che non divenne rinomata

tavola di quercia tarlata

dagli obblighi

ma agile desco

per frugali banchetti

su cui bere vino

e fare versi.

 

Prima di partire

metto da parte

in avide dispense

le cose belle di sempre

per gli inverni

che non tarderanno.

Vox populi

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2018 by Michele Nigro

La voce di donna registrata

dell’ “è arrivato l’arrotino!”

insiste da un’auto lenta

tra le vie di quartiere,

cerca casalinghe vedette

in vestaglie macchiate di figli

senza più il filo della lama

smussato dal ripetersi

e dalla moda dei metoo.

 

Mi ricorda gli annunci spietati

ma dolcemente femminili

della compagna-operaia

alla popolazione tibetana,

da minacciosi altoparlanti

di propaganda e nuovi sol

le disposizioni dell’invasore,

inesorabili dispacci dal passato

come da un redivivo Esercito

della Repubblica Popolare Cinese.

Storia nazionale e personale su “Frequenze Poetiche”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 agosto 2018 by Michele Nigro

Foto0252

Ne preannunciavo l’uscita qui; ho finalmente tra le mani la mia copia del n.9 di “Frequenze Poetiche” contenente uno scritto a me particolarmente caro – “1978 – 2018: comunicato n.7” – in cui la cronaca nazionale s’intreccia, volutamente e a distanza di quarant’anni, con quella personale: un’ibridazione tra il rapimento e la morte di Aldo Moro e la malattia e la morte di mio padre (Nigro Ermanno), fatti avvenuti entrambi nel 1978. Una sovrapposizione forzata tra eventi separati da una differenza abissale per importanza storica; una contaminazione tra storia pubblica e storia privata, tra comunicati “rivoluzionari” diventati documenti storici e i ricordi individuali della micro-storia, seguendo una logica narrativa oscillante tra fenomeni ideologici appartenenti al passato e questioni sociali ed economiche presenti, ancora irrisolte, che si ripropongono circolarmente…

Foto0253

Lascito

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 agosto 2018 by Michele Nigro

Bisognerebbe andarsene da questa terra,

lasciando non dico chissà cosa

ma almeno,

che ne so…

… un mezzo verso riuscito che non faccia vergognare santi e navigatori,

una canzoncina inventata per far addormentare i propri figli o quelli degli altri,

una foto che emozioni gli amici… e perché no, anche i nemici,

un racconto da lasciare nel cassetto pieno di sogni sgualciti,

la prima strofa di una ballata macchiata di caffè,

un sms poetico dimenticato nelle “bozze” e mai inviato,

una collezione di film scaricati illegalmente con eMule,

una libreria piena di libri usati comprati su CVL,

una fila eterogenea di cd con la migliore musica che ha fatto da colonna sonora a questa fottuta esistenza terrena,

una bottiglia vuota di Laphroaig con sopra infilata una candela mezza consumata per scrivere cazzate facendo finta che manchi la luce (come ora!),

un diario di viaggio con descrizioni e disegnini fatti in loco,

una forte delusione data ai genitori ma che vi abbia reso più liberi,

almeno un numero di “Poesia”,

i diari di quando abitavate a Napoli (se c’avete mai abitato, sennò di un’altra città del cuore),

le scarpe consumate con cui avete percorso la Francigena,

il primo libro di favole ricevuto in dono,

lo zaino delle vostre migliori avventure,

tutte le t-shirt dei concerti rock,

la collezione di sottobicchieri di quando frequentavate i pub,

le fotografie stampate prima dell’avvento degli smartphone,

lo scheletro del vostro primo gatto (chi non ne ha uno?),

e infine

una campana tibetana, regalo di un amore passato, da far suonare durante il vostro funerale, davanti a moglie e figli.

 

Caffè Albania

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2018 by Michele Nigro

Ricordi il caffè degli albanesi,

l’angolo cieco e sicuro di Roma dove

s’intrecciavano le mani rassegnate

degli amanti

prima di un altro addio?

Quella dolce gioia dolorosa

poetica fonte di parole che

hanno scavato a lungo in noi

stanotte ha trovato conforto

non in nuove carezze di donna

come tu pensi

ma nel suono lieve di una fontana

lontana, circondata dal silenzio

del buio stellato e delle amicizie spente.

 

Attendevo da anni

di riscoprire quel rito giovanile

dell’acqua bevuta in città deserte

tornando dai goliardici viavai

che precedono l’alba

di rinnovate speranze.

Bisaccia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 luglio 2018 by Michele Nigro

Era il tranquillo fumo

di sospirati sigari lucani

che, fuggendo dalla città

mi accoglieva d’estate

disteso su balconi isolati.

Sul confine tra antiche terre

torno a respirare

un’aria filtrata dalla pietra,

all’ombra serale

del castello ducale.

 

In una casa bassa

aperta sul paese

strusciante di

anime in altura

due vecchi senza più desideri

e stanchi di vita

con le spalle rivolte al mondo

guardano la tivvù.

 

Non li scalfiscono

le letture dei poeti.

(ph M. Nigro)

 

Volto di donna

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 maggio 2018 by Michele Nigro

Rosaria Costa Schifani

Isoliamo l’audio. Per un attimo, solo per un attimo, mettiamo da parte le parole struggenti, arrabbiate, diventate “storia nazionale” e ormai parte del nostro immaginario collettivo, pronunciate da Rosaria Costa (nella foto), vedova dell’agente di Polizia Vito Schifani, uno dei componenti della scorta al giudice Giovanni Falcone, ucciso durante la strage di Capaci il 23 maggio 1992. Togliamo il sonoro, “dimentichiamo” la lettera disperata ma decisa letta a Palermo dalla vedova Schifani durante il funerale degli agenti e dei due magistrati, e concentriamoci su questo volto di donna immortalato in una suggestiva foto della giornalista Letizia Battaglia. Leggiamolo; leggiamo le parole non dette…

Quello che vediamo è il volto di una donna ferita, intimamente ferita, anche se la genuina bellezza di giovane madre ventiduenne contrasta l’affiorare di indelebili segni dolorosi: il fuoco disperato è tutto dentro, è un fuoco agitato le cui lingue si manifesteranno nelle parole che in questo caso abbiamo deciso di non riascoltare.

Un “titolo laico” potrebbe essere: Madonna con occhi chiusi, in preghiera o in procinto di leggere su un foglio alcune cose da dire agli uomini della mafia, lì presenti; occhi chiusi e senza lacrime visibili perché già tutte versate, sono finite o riassorbite dalla rabbia. La bocca è semiaperta: quelle labbra stanno per pronunciare parole di perdono ma anche di condanna e di disincanto. Labbra ancora troppo giovani per restare sole; labbra strappate a una vita di coppia appena cominciata. Sono labbra che chiedono giustizia e che sembrano domandarsi “dove è finita quella vita felice promessa ai miei ventidue anni?”. Labbra di mamma che dovrà dare risposte, un giorno, a un figlio appena nato. E ai tanti figli acquisiti che incontrerà in un doveroso cammino appena iniziato.

Ma è anche un volto costretto a dividersi tra luce e ombra, un prima e un dopo lo scoppio di Capaci. Luce e ombra simili alle molte ombre e alle conquistate luci che accompagnano ancora oggi un’esecuzione di mafia diversa da tutte le altre: eclatante, spettacolare, “esagerata”. In quel tritolo mandanti ed esecutori concentrarono tutta la rabbia di una Cupola decapitata, processata, condannata, che aveva giurato di presentare il conto.

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Pomeriggi perduti

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